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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido

L'articolo "Tecniche di induzione del sogno lucido" parla di:

  • Fenomenologia, coscienza e paradossi
  • Tecniche di induzione del sogno lucido e aspetti cognitivi
  • Il controllo e la manipolazione dei sogni lucidi
Psico-Pratika:
Numero 45 Anno 2009

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Articolo: 'Tecniche di induzione del sogno lucido'

A cura di: Paolo Parciasepe
Tecniche di induzione del sogno lucido
CHI "CI" SOGNA? IL SOGNO LUCIDO DI MONSIEUR LA SCEVE.

«Notte molto calma.
Tu vivi sempre nei miei sogni.
Stanotte volavamo via insieme.
Ti tiravo tenendoti per la mano sinistra.
D'improvviso, hai lasciato la mia mano
e sei volata altissima in aria.

Un sogno assai diverso da tutti
quelli che ho fatto finora...
Fino a stanotte, durante
tutti i miei sogni di volo,
ero convinto di essere sveglio
e mi stupivo di quanto fosse facile volare.

Durante il sogno di stanotte,
ero al contrario sicuro
che stavo sognando,
e assistevo al nostro volo
e alla tua fuga in aria
da spettatore meravigliato.

D'improvviso, un'ondata
più forte delle altre mi ha costretto a sorreggermi alla cuccetta,
e il sogno è svanito.

perché questa
nuova classe di sogni?».
(Jouvet, "Il castello dei sogni")1

[Dall'ultima lettera di Hugues La Sceve, inviata tramite il Conte di Lesseps a Beatrix Monthieu dalla fregata "Boussole", in navigazione nell'arcipelago delle isole Sakishima, Aprile 1787]


Non si sa se il gentiluomo Hugues La Sceve, medico militare, naturalista, viaggiatore e "onirologo" per vocazione e diletto sia mai esistito in quel di Bouligneux - nella Dombes lionese - o sia piuttosto il frutto di una brillante invenzione letteraria di Michel Jouvet.
Ma lo stralcio dell'ultima lettera di monsieur La Sceve alla sua amante descrive con esattezza ciò che a noi interessa maggiormente e che oggi, grazie a una fortunata espressione dello psichiatra olandese Frederik Willems Van Eeden, chiameremmo "sogno lucido".

Ma che cos'è un sogno lucido?

Conosciuto fin dall'antichità e indicato dai maestri di varie tradizioni mistiche ed esoteriche - quali il sufismo e il buddismo tibetano - come una pratica di iniziazione alla conoscenza, il fenomeno del sogno lucido transitò nella consapevolezza e nella conoscenza occidentale più recente attraverso i lavori pionieristici del marchese d'Hervey De Saint-Denis e dello stesso Van Eeden, fino a ottenere, negli ultimi vent'anni, un posto privilegiato nelle ricerche sulla Neurofisiologia degli stati di coscienza grazie ai lavori iniziati da Stephen LaBerge e dal suo gruppo dell'Università di Stanford.

Il sogno lucido è un "sogno cosciente", ossia un sogno vissuto con l'affascinante particolarità, piuttosto rara e fugace come evento spontaneo, della consapevolezza.
Si è cioè consapevoli di stare sognando.

Com'è immaginabile, il sogno lucido, per le sue caratteristiche, si presenta non solo come un promettente strumento di comprensione fenomenologica del fenomeno onirico nella sua generalità e come un modo costruttivo e creativo di vivere una propria personale dimensione mentale, ma anche come un'occasione particolarmente adatta alla sperimentazione terapeutica, alla quale offre spunti di un certo interesse.

Ma per rispondere più esattamente alla domanda su che cos'è un sogno lucido bisogna anzitutto sapere cos'è un sogno. I sogni costituiscono gli esiti rappresentazionali mentali di particolari stimolazioni bioelettrochimiche endogene sottocorticali - in particolare i potenziali ponto-genicolo occipitali - che, a partire dal tronco encefalico, coinvolgono: la corteccia visiva e i depositi mnestici delle aree associative ed elaborative da cui viene tratto il materiale rappresentato.

Questo processo avviene per lo più in una fase del sonno detta REM in cui, in concomitanza con una tipica risposta oculomotrice (i cosiddetti movimenti oculari rapidi, da cui Rapid Eye Movement), vi è, in virtù della natura stessa del processo, una particolare attivazione corticale con tracciato elettroencefalografico simile a quello della veglia, un aumento generale dell'attività metabolica del cervello, un'inibizione attiva del tono muscolare (che di fatto, e per fortuna, impedisce la partecipazione muscolare e corporea all'evento onirico) e una paradossale disattivazione temporanea del meccanismo omeotermico.

Quale sia la finalità di questa fase del sonno in cui vengono prodotti la maggior parte dei sogni - una quantità di gran lunga superiore a quella dei sogni che riusciamo a ricordare al risveglio - non è dato saperlo con certezza.

Le ipotesi più accreditate, come quella di Michel Jouvet, dicono che essa sia il residuo di un momento necessario al processamento ricorrente di informazioni filogeneticamente rilevanti - come quelle sensoriali e motorie - destinate, a partire dall'evoluzione dei mammiferi, all'adattamento e alle strategie di sopravvivenza; informazioni che nella specie umana, in particolare, nel corso del tempo hanno subito una sostanziale "complessificazione" in rapporto alla sorprendente evoluzione del cervello.

Il sonno REM-sogno ha nell'essere umano molto probabilmente un ruolo nell'attivazione e nel mantenimento dei circuiti neurali delle memorie e nell'elaborazione, perciò di tutte le informazioni in rapporto alle stimolazioni della vita di veglia.
In effetti c'è da chiedersi come una massa organica piuttosto piccola come il cervello riesca a contenere così tanta informazione.

Una risposta affascinante viene dal Neurofisiologo Karl Pribram secondo il quale il cervello agisce come una macchina olografica che decodifica il "campo di frequenze" energetiche costitutivo, in ultima analisi, della struttura della materia e della realtà percepibile, ricodificandolo all'interno della rete neurale secondo modelli di interferenza; proprio come gli ologrammi creati dal laser, che ricostruiscono l'immagine dell'oggetto trasferendovi, secondo un ordine frattale, un'enorme quantità di informazione.

La teoria olografica trova una spiegazione piuttosto semplice anche per il sogno lucido, che altro non sarebbe che un ologramma onirico il quale contiene al suo interno il punto di vista dell'osservatore.

Fenomenologicamente il sogno lucido è proprio questo: un'esperienza sensoriale - per lo più visiva - in cui si è contenuti e si sa di esserlo, come nella veglia.

Per questa ragione intrinseca viene in un certo senso a cadere la sensazione di una soluzione di continuità tra la veglia e il sonno, tra l'esperienza mentale e la percezione dello stato di veglia e l'esperienza onirica, tra due mondi considerati incompatibili in mezzo ai quali comunemente si interpone la frattura del risveglio, la quale sembrerebbe richiedere necessariamente un lavoro ricucitura, ovvero di traduzione, di collegamento e di interpretazione.

I risultati delle ricerche sul sogno lucido - insieme alle acquisizioni più recenti della Neurofisiologia degli stati di coscienza, entro le quali questi risultati vanno peraltro contestualizzati - suggeriscono almeno un critico ripensamento dell'ermeneutica, in generale, del sogno. Non tanto delle finalità che questa si propone, e che sono giustamente collocabili entro un progetto psicologico di comprensione delle esperienze e dei vissuti del singolo individuo, quanto piuttosto della convinzione che sia un fatto dovuto e della consuetudine nell'applicarla, in rapporto ai contenuti figurali e iconici attraverso i quali i sogni si manifestano, secondo modalità tradizionalmente piuttosto rigide. Per tale motivo, in questo breve lavoro redatto sulla base di uno precedente, ho cercato di indugiare il meno possibile su questioni riguardanti l'interpretazione dei sogni2.

È vero infatti che chi ha la fortuna di vivere lucidamente in modo spontaneo i propri sogni non si pone particolari domande su un loro presunto "significato", ma si immerge nella qualità e nella vicenda emotiva che li accompagna e che determina la cifra e la misura innanzitutto del loro essere esperienza e solo secondariamente della loro possibile utilità in termini interpretativi ed epistemici.

In ciò il sogno lucido sembra piuttosto essere una produzione che una rappresentazione.
Una produzione vitale e creativa della macchina desiderante dell'inconscio, come avrebbero detto Gilles Deleuze e Félix Guattari nel loro indimenticabile "Anti-Edipo"3.

La lucidità onirica - sebbene sia una capacità che sembra essere più un fine che un mezzo (soprattutto se si pensa alle difficoltà connesse al suo apprendimento) - rivela tuttavia risvolti applicativi di un certo rilievo, non come fenomeno da interpretare, lo ripeto, ma come esperienza da vivere.

Su questo versante ho condiviso l'ottimismo di due autori che della lucidità onirica, del suo apprendimento e delle sue implicazioni pratiche e terapeutiche mi sono sembrati i principali fautori: Stephen La Berge e Paul Tholey, quest'ultimo prematuramente scomparso anni fa (1937-1998).

Non ritengo particolarmente riduttivo l'essermi (ampiamente) riferito soprattutto a loro: le ricerche di questi due Autori, benché non siano le uniche sul sogno lucido, appaiono infatti tra le più significative e complete.
D'altronde questo lavoro - ed è un mio auspicio - è certamente suscettibile fin d'ora di ulteriori ampliamenti e miglioramenti, non solo per ciò che riguarda il carattere di semplice compendio di alcune riflessioni e di alcune ricerche nel campo delle Neuroscienze e della Neurofisiologia degli stati di coscienza, ma anche per ciò che concerne l'approfondimento degli specifici temi e dei contributi sul sogno lucido in esso espressi

Mi scuso per la quantità di note e osservazioni che ho ritenuto di inserire.

Leggi la parte 2: I. Fenomenologia, coscienza e paradossi
(Tecniche di induzione del sogno lucido )
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