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Tecniche di induzione del sogno lucido: Fenomenologia, coscienza e paradossi

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Tecniche di induzione del sogno lucido: Fenomenologia, coscienza e paradossi

scritto da:

Dott. Paolo Parciasepe

- Psicologo Psicoterapeuta

Parla di:
- Fenomenologia, coscienza e paradossi del sogno lucido
- Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi
- Controllo e manipolazione dei sogni lucidi

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido
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TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO

Torna all'introduzione: Chi "ci" sogna? Il sogno lucido di Monsieur La Sceve.

Cap. I: Fenomenologia, coscienza e paradossi

    "Senta dottore, rispose Pereira, mio padre mi ha insegnato che i nostri sogni sono la cosa piu' privata che abbiamo e che non bisogna rivelarli a nessuno.
    Ma lei e' qui in cura e io sono il suo medico, replico' il dottor Cardoso, la sua psiche e' in rapporto con il suo corpo, e io devo sapere cosa sogna
    " (4).

Parlare di sogno lucido, ossia di un sogno sperimentato con la piena consapevolezza di stare sognando, pur nell'effettiva condizione di sonno, puo' apparire contraddittorio: se si dorme non si e' coscienti, se si sogna si dorme, quindi se si sogna non si e' coscienti.

Ex vero non sequitur nisi verum.
L'operazione logica e' corretta e il ragionamento sembra ineccepibile.
Entrambe le premesse del ragionamento, tuttavia, non sarebbero del tutto vere: la condizione "sogno", nella piu' ampia accezione, non coinciderebbe esattamente con la condizione "sonno", ma, soprattutto, la condizione "sonno" non escluderebbe completamente la condizione "coscienza", nel significato che attribuiamo a questo termine in riferimento alla vita di veglia.

Puo' accadere, infatti, che una persona pur dormendo sia cosciente, e pertanto sia cosciente dell'unica cosa di cui puo' esserlo in quel momento, cioe' di sognare, ovvero di dormire.

Stephen LaBerge cosi' presenta il paradosso:

    "l'eccezione avviene quando ci "svegliamo" entro il nostro sogno senza disturbare ne' interrompere lo stato sognante, e impariamo a riconoscere che stiamo sognando quando il sogno e' ancora in corso.
    Durante tali sogni lucidi, diventiamo e rimaniamo pienamente consapevoli del fatto di sognare, e quindi del fatto di essere addormentati.
    In questo modo siamo, in certo senso, simultaneamente "svegli" e "addormentati"...
    I sogni lucidi sono eventi molto rari per la maggior parte di noi.
    Per lo piu' abbiamo sperimentato il sogno lucido almeno una volta nella nostra vita - per alcuni puo' essere stato solo un rapido bagliore - tuttavia per tutti noi, eccetto pochi, il sogno lucido avviene cosi' di rado da mettere in questione l'utilita' di questo stato di coscienza innegabilmente interessante.
    Se questa situazione dovesse dimostrarsi non solo usuale, ma anche inalterabile, l'applicazione del sogno lucido su vasta scala rimarrebbe qualcosa d'impossibile.
    Se il sogno lucido dovesse rimanere nient'altro che un'insignificante eccezione alla regola generale dell'incoscienza del sogno, i sogni lucidi sarebbero condannati a restare una semplice curiosita' d'interesse teorico solo per gli studiosi del sogno e i filosofi
    " (5).

Benche' possa essere una condizione rara e piuttosto effimera, sembrerebbe dunque che non sia vero che sognando, pur essendo addormentati, non si possa essere coscienti di sognare.

Tuttavia sorge spontaneo un interrogativo.
Si puo' essere del tutto certi, per esempio, che la condizione in cui i fenomeni onirici non coincidono con quella di sonno non sia in realta' la stessa condizione in cui il sonno non esclude completamente la coscienza?
In tal caso l'eccezione di essere coscienti pur dormendo risulterebbe falsa, poiche' non sarebbe vero, o non sarebbe del tutto vero che si dorme.
L'effetto,allora, sarebbe anzitutto quello di essere coscienti non di dormire ma di non dormire, concludendo che i fenomeni onirici non sono strettamente legati all'effettiva condizione di sonno.

Inoltre, il termine coscienza esige quantomeno delle precisazioni.
Con questo termine, in riferimento alla vita di veglia, vengono generalmente definiti due aspetti (6):

  1. l'aspetto fenomenico e funzionale connesso con le esperienze percettivo-sensoriali, con la loro focalizzazione selettiva e con la loro rappresentazione, in un processo continuo che coinvolge le informazioni memorizzate.
    Quest'aspetto costituisce un'attivita' cognitiva costruttiva caratterizzata da uno svolgimento sempre attuale e un orientamento definito, ed e' accompagnata dal vissuto fenomenico di sentirsi come immersi nella realta' sensoriale.
  2. l'esperienza di se', nel senso di consapevolezza soggettiva.

Il primo (coscienza primaria) implica la presenza obbligata di un "oggetto" di coscienza e la direzione su tale oggetto ("essere coscienti di..."), condizione che, da Brentano in poi, si traduce nella nozione di "intenzionalita'" (concetto che alcuni autori anglosassoni traducono con il termine "aboutness") (7).

Il secondo, come in un gioco di specchi che tuttavia non risolve cio' che i filosofi chiamano scotoma cognitivo, si rivela allorche' e' la coscienza stessa, intesa nel primo aspetto, ad essere "oggetto di coscienza"; oggetto cioe' di una attivita' sovraordinata, di piu' alto livello (coscienza riflessiva).
Durante la veglia questi aspetti sono praticamente indistinguibili: la consapevolezza di se' e' implicita nell'esperienza fenomenica della coscienza primaria (8) che risulta pertanto "intenzionata", cioe' diretta verso un oggetto, e, nel contempo, riflessivamente diretta verso se stessa.
Il risultato e' quello di essere coscienti non solo dell'oggetto ma "coscienti di essere coscienti di quell'oggetto".

In altre parole questo corrisponde non soltanto all'essere semplicemente presenti alle proprie percezioni e alle proprie sensazioni relative all'oggetto, ma al "sapere" di essere ad esse presenti.
Cio' coinvolge, naturalmente, non soltanto funzioni di controllo volontario e di decisione, ma soprattutto funzioni metacognitive come quella di valutazione e di giudizio sulla natura e sullo stato di rappresentazione (9) dell'esperienza stessa, compresa la funzione di esame di realta' (10).

Nel sogno lucido si crea una coscienza molto simile a quella della vita di veglia che abbiamo appena descritto.
Sperimentare un sogno coscientemente vuole allora dire essere coscienti dell'"oggetto sogno" nel senso di esserne in completo contatto cosi' come, durante la veglia, si sente di essere in diretto contatto con l'esperienza percettiva e sensoriale (c. primaria), e nello stesso tempo "essere coscienti di essere coscienti dell'oggetto sogno", cioe' sapere che cio' che si sta vivendo e' un sogno e non e' la realta' (c. riflessiva).
E' proprio quest'aspetto metaprocedurale (11) la caratteristica che qualifica, nel nostro caso, il sogno lucido come tale.
E nel modo che segue.

LaBerge sostiene che nel peculiare vissuto fenomenologico del sogno lucido vi siano contemporaneamente due prospettive: una coincide con "l'osservatore onirico", un punto di osservazione impersonale e non figurato situato al di fuori del sogno, mentre l'altra si identifica con "l'ego onirico", o "attore del sogno", che rappresenta, in tutti i sogni, il se stesso del sognatore.
L'ego onirico e' chiamato piu' o meno propriamente "coscienza onirica", poiche' e' dentro il sogno e ne e' una sua parte, cosi' come durante la veglia si e' dentro l'esperienza sensoriale (12).

Nel sogno lucido, la contemporanea identificazione del sognatore con l'ego onirico e con un punto di osservazione esterno al sogno rappresenta l'emergere di una coscienza riflessiva analoga a quella della veglia, ma con una "doppia localizzazione" (13).
Questa nuova coscienza e' accompagnata da una constatazione di non-realta' del sogno, ovvero dal suo riconoscimento ("questo e' un sogno!") e da una deduzione sul fatto che in quel momento si sta dormendo.

    "In un sogno vi e' di solito un personaggio che il dormiente considera essere se stesso...
    Questo personaggio onirico e' solamente una rappresentazione di noi stessi.
    Io chiamo questo personaggio "l'attore del sogno" o "l'ego onirico".
    Il punto di vista dell'ego onirico e' quello di un partecipante volente o nolente, apparentemente contenuto in un mondo simile a quello con cui sperimentate la vostra esistenza in questo momento...
    In altri casi, il sognatore puo' non essere affatto presente al sogno...
    Io chiamo "osservatore onirico" questa proiezione senza corpo.
    L'osservatore onirico non e' presente nel sogno ma si trova fuori di esso.
    Ogni sogno contiene almeno un punto di vista con il quale ci identifichiamo: la parte che stiamo recitando nel teatro del nostro sogno.
    La natura della parte che recitiamo o scegliamo di recitare nel nostro sogno ci permette di variare i gradi del nostro coinvolgimento che vanno dalla completa partecipazione dell'attore al distacco dell'osservatore
    (14).
    Cosi' la risposta alla domanda "chi e' il sognatore lucido?" sembra essere una figura composita, in parte l'ego o attore onirico, e in parte l'osservatore di sogno...
    Riassumendo, possiamo dire che l'ego onirico e' sperimentalmente dentro il sogno e parte di esso, mentre l'osservatore onirico non e' ne' l'una ne' l'altra cosa.
    La combinazione di queste due prospettive e' caratteristica del sogno lucido e permette al sognatore lucido di essere "nel sogno ma non una parte di esso".
    Il sognatore lucido sembra richiedere un equilibrio tra il distacco e la partecipazione...
    Secondo la mia esperienza, la partecipazione sembra un fatto essenziale perche' avvenga un sogno lucido...
    In egual tempo un certo grado di distacco sembra necessario per tornare indietro dalla parte dell'ego onirico e dire "tutto questo e' un sogno"...
    Cosi' il divenire lucidi richiede anche la prospettiva dell'osservatore e il sognatore lucido sembra possedere almeno due distinti livelli di coscienza.
    Nei miei sogni lucidi ho trovato talora sconcertante l'emergere di questa doppia coscienza [double consciousness]
    " (15).

Il risultato onirico, finche' non sopraggiunge il risveglio, e' costituito sia dalla netta impressione di essere "nel" sogno, in virtu' dell'identificazione con l'ego onirico, sia dalla sensazione di esserne al di fuori (osservatore onirico), in un punto imprecisato dal quale vedere o percepire se stessi (16) e assistere alla scena, sorprendendosi nel constatare di stare sognando.

L'identificazione con l'ego onirico viene cosi' destituita del carattere coercitivo che ha nei comuni sogni non lucidi (dovuto all'impossibilita' di controllare o evocare volontariamente le immagini oniriche) acquistando una diversa prospettiva di immedesimazione con la quale e' possibile sentirsi protagonisti non coatti del proprio sogno.

Se questo stato, soggiunge LaBerge, viene mantenuto per un tempo ragionevolmente lungo - una durata tale da permettere lo svolgimento di una sequenza di fatti (onirici) - il sogno lucido perde il suo improvviso, confuso e fugace bagliore acquistando spessore e realismo.

La possibilita' di azione e di decisione offerta dalla paradossale consapevolezza di poter, pur dormendo, essere "svegli" dentro un vero sogno consente esperienze altrimenti impossibili, una sorta di realta' virtuale naturale.

    "La coscienza offre, negli stati di sogno, gli stessi vantaggi che offre durante la vita di veglia; di conseguenza quando ci svegliamo in sogno, siamo in una posizione unica per rispondere creativamente alle situazioni inattese che possiamo incontrare in quello stato.
    Questo controllo flessibile, caratteristico dei sogni lucidi, ci porta a raggiungere una notevole serie di possibilita'...
    " (17).

La diversa esperienza della coscienza nel sogno non lucido e nel sogno lucido, e' descritta con efficacia anche da Michel Jouvet:

  1. Ho sognato di volare.
    Ero sicuro che non stavo sognando.
    Ero sicuro di essere sveglio ed ero sorpreso di non avere mai tentato prima di volare, tanto era facile...

  2. Ho sognato di volare.
    In quel momento ero sicuro di sognare, ma non mi sono mosso.
    Ho assistito meravigliato alle mie evoluzioni in volo, senza sapere cosa sarebbe successo.
    E' una sensazione straordinaria.

Sono questi i due tipi di coscienza onirica che si possono ottenere risvegliando dei soggetti che stanno sognando.

Tutti, perlomeno coloro che ricordano i propri sogni, conservano il ricordo di un sogno di tipo A, il cui archetipo piu' celebre e' il sogno di Chuang-Tzu che sogna di essere una farfalla...
La nostra coscienza onirica reagisce come se fosse vigile.
Pensiamo che non stiamo sognando (18)...

I sogni di tipo B sono molto piu' rari (1-2% dei ricordi dei sogni) (19). Si e' convenuto di chiamarli "sogni lucidi"...

Il sogno lucido e' sicuramente un sogno autentico: alcuni sognatori lucidi sono stati sottoposti a registrazione per tutta la notte con degli elettrodi posti sullo scalpo, sulle orbite oculari e sui muscoli.
E' possibile, con queste procedure, verificare senza alcuna ambiguita' la comparsa dei segni classici del sonno paradossale (che e' impossibile da simulare).
Prima che si addormenti, si richiede al soggetto di segnalare che sta sognando muovendo per esempio un dito in modo concordato (per esempio 3 volte, 2 volte, 1 volta)
(20).
Questo segnale puo' essere registrato sul poligrafo.
E' cosi' che, grazie ai lavori di LaBerge, possediamo qualche registrazione di sogni lucidi in cui appare un segnale concordato
" (21).

Il sogno lucido e' dunque un sogno autentico.
Come tutti gli altri sogni si sperimenta e si riscontra prevalentemente nella fase REM del sonno.
Cio' risponde all'interrogativo posto inizialmente: i fenomeni onirici appaiono peculiari della condizione di sonno (gli altri costituiscono fenomeni oniro-simili che avvengono in condizioni differenti), mentre e' la coscienza (coscienza riflessiva) che sembra invece non essere prerogativa esclusiva dello stato di veglia, costituendo in vari gradi un denominatore comune (forse non continuo) tra diversi stati neurofisiologici (22).

L'irrompere nel sogno di una coscienza riflessiva quale viene esperita in stato di veglia determina due fatti: da un lato modifica in un certo senso il sogno stesso, concorrendo senz'altro alla costruzione di un impianto onirico in parte strutturalmente atipico, dall'altro trasforma il rapporto tra sognatore e sogno.

Il sogno lucido diventa cosi' fenomeno a se' stante e nel contempo strumento di esplorazione del mondo onirico in generale.

    "Il fatto che i sognatori lucidi sanno di essere addormentati, possono ricordare di compiere azioni previamente concordate e possono inviare segnali al mondo sveglio, rende possibile un approccio interamente nuovo alla ricerca sul sogno.
    Gli "onironauti" particolarmente addestrati possono condurre ogni genere di compiti sperimentali, funzionando come soggetti sperimentali in stato di sogno
    " (23).

In questo modo l'equipe di LaBerge ha potuto realizzare una serie di esperimenti riguardanti alcune relazioni tra mondo onirico e realta' fisico-fisiologica.
I parametri fisiologici dei sognatori lucidi sperimentali sono stati cosi' rilevati attraverso tracciati polisonnografici e incrociati tra loro.

Rilevazioni oggettive fondamentali come l'elettroencefalogramma (EEG), l'elettro-oculogramma (EOG), l'elettromiogramma (EMG), hanno permesso a LaBerge e ad altri ricercatori di stabilire con una certa sicurezza anzitutto che il sogno lucido avviene (prevalentemente) nella fase REM del sonno (24), in particolare durante le ultime ore di sonno, quando cioe' la fase REM e' piu' lunga (25).

In secondo luogo, non meno importante, hanno fornito la prova evidente dell'esistenza stessa del sogno lucido, grazie alle segnalazioni extraipniche - con intenzione comunicativa sull'inizio e la fine della lucidita' onirica - precedentemente concordate tra sognatore sperimentale e operatori di laboratorio ed effettuate durante il sonno (sequenze di movimenti oculari, evidentemente sotto parziale controllo del sognatore, e particolari contrazioni muscolari, soprattutto della muscolatura distale).

In terzo luogo hanno messo in evidenza, molto probabilmente in relazione al compito stesso di segnalazione extraipnica ma anche a un maggiore aumento delle funzioni cognitive coinvolte, come il passaggio alla lucidita' onirica sia contrassegnato da una particolare attivazione fisiologica, rilevabile per esempio nell'aumento di parametri quali la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la risposta elettrodermica e, naturalmente, la densita' dei movimenti oculari.

Una prima conclusione sperimentale attendibile sul vissuto onirico concerne il rapporto tra la durata presunta di un sogno e la sua durata reale: secondo LaBerge (26) il tempo onirico sembra non discostarsi molto da quello reale della vita di veglia.
I due tempi appaiono proporzionali, e un'azione sognata, percio', avrebbe una durata in ragione della durata dell'azione reale corrispondente.

Questa conclusione contraddice la classica e tuttavia controversa ipotesi di Alfred Maury, secondo il quale la durata di un sogno apparirebbe enormemente dilatata rispetto alla sua vera durata (27).

A sostegno delle osservazioni sperimentali effettuate con sognatori lucidi, LaBerge avanza a questo proposito una spiegazione, suggerendo che i sogni non possono essere istantanei o di brevissima durata per il semplice motivo che il cervello ha bisogno di tempo per sognarli (28), ossia per "rappresentarli" secondo caratteristiche e modalita' non cosi' diversamente strutturate rispetto a quelle della coscienza (di veglia), che, secondo il paradigma cognitivo-computazionale, e' un sistema che esige un'operativita' di tipo seriale (29), tale da escludere processi per l'appunto "istantanei".

Un'altra conclusione a cui e' giunto LaBerge e la sua equipe riguarda la relazione tra azioni sognate e corrispondenti variazioni fisiologico-muscolari.
In altre parole sembra che vi sia una precisa corrispondenza tra il corpo "sognato" e il corpo fisico, reale del sognatore (30).

    In particolare, per quanto riguarda la respirazione, sembra molto probabile che "il controllo volontario dell'immagine mentale del respiro durante il sogno lucido si rifletta in cambiamenti corrispondenti alla nostra effettiva respirazione" (31).

    Tuttavia LaBerge precisa che "questo non significa che ogni variazione nel respiro durante il sonno REM sia correlata al contenuto del sogno.
    Per esempio, una pausa nel respiro su di un polisonnogramma non implica necessariamente che il sognatore stia trattenendo il respiro nel sogno.
    Ma se il sognatore lo trattenesse (per esempio se sognasse di immergersi in apnea), dovremmo aspettarci di vedere una pausa del respiro nella registrazione
    " (32).

    Quanto detto si presta, sia pure cautamente, a una certa generalizzazione: "la stessa relazione si presenterebbe probabilmente vera per il camminare, il parlare o qualsiasi altra forma di comportamento se non per il fatto che la maggior parte dei nostri muscoli sono paralizzati durante il sonno REM" (33).

Sempre sulla corrispondenza tra attivita' sognate e variazioni fisiologiche, un ulteriore risultato conseguito dal gruppo di LaBerge riguarda la sessualita' femminile e maschile.
A questo scopo l'attrezzatura messa a punto dall'equipe (in particolare una speciale sonda vaginale e un estensimetro penieno) ha reso possibile un controllo accurato dei parametri corporei dei sognatori lucidi di entrambi i sessi attraverso 16 canali di dati fisiologici (34).

    Lo studio dei dati fisiologici e dei resoconti soggettivi dei sognatori lucidi ha dato conto di esiti secondo i quali, in generale, "l'attivita' sessuale e l'esperienza dell'orgasmo in sogno lucido appare associata a cambiamenti fisiologici che sono molto simili a quelli che avvengono durante le corrispondenti attivita' in stato di veglia.
    Un'importante eccezione a questa conclusione e' il fatto che solo leggeri aumenti del battito cardiaco hanno accompagnato l'attivita' sessuale in questi sogni lucidi
    " (35).

    E altresi', se "...l'impatto di certi comportamenti di sogno sul cervello e sul corpo puo' essere del tutto equivalente all'impatto prodotto dai comportamenti corrispondenti nella realta'" (36), ne segue che il sogno lucido, in particolare, costituisce un fenomeno molto interessante dal punto di vista del rapporto Mente-Corpo, con intuibili ripercussioni sul piano della ricerca clinico-terapeutica.

    Gli esperimenti di LaBerge dimostrano che "...il sogno lucido, e per estensione il sogno in generale, e' molto piu' simile al fatto reale che al fatto semplicemente immaginato" (37).

Il fatto, l'evento o l'oggetto immaginato costituiscono, in stato di veglia, percetti distinguibili (tranne le allucinazioni) da quelli determinati dalle stimolazioni sensoriali.
Il sogno lucido, che si caratterizza per la discernibilita' delle immagini oniriche rispetto alla realta' (cosa che non avviene nel sogno non-lucido), non perde tuttavia ne' consistenza fenomenica ne' vivacita' percettiva e nemmeno realismo, e si presenta pertanto come "il paradosso del sonno paradossale".

Il sognatore lucido, pur essendo consapevole che cio' che visualizza e' un sogno - ossia riuscendo ad operare una valutazione di realta' sulle immagini oniriche grazie all'intrusione di una coscienza riflessiva del tutto paragonabile a quella dello stato di veglia - vive il suo sogno con non diminuita vividezza e realistica partecipazione, quando invece questo sogno dovrebbe avere per logica una consistenza piu' vicina ad una situazione semplicemente immaginata.

Per quanto riguarda gli elementi soggettivi del sogno lucido, espressi attraverso il resoconto onirico, una mia intervista condotta su un piccolo campione di sognatori lucidi spontanei e abituali (38) ha posto in evidenza - sia pure senza alcuna pretesa scientifica - alcune caratteristiche comuni:

  1. la consapevolezza del sogno e' descritta come un fenomeno transitorio, piuttosto labile e incostante: il sognatore passa con una certa frequenza da una situazione di lucidita', in cui avverte di essere contemporaneamente dentro il sogno e fuori dal sogno, rendendosi conto che cio' che sperimenta e' un sogno e non la realta' (39), a una situazione di non-lucidita' in cui partecipa al sogno oppure lo "osserva", ma scambiandolo per la realta'.
    Secondo alcuni sognatori il mantenimento della lucidita' richiederebbe un certo impegno, descritto come analogo a quello per restare svegli quando si ha sonno (per esempio mentre si guida un'auto, per evitare pericolosi colpi di sonno), e in rapporto alla capacita' di distacco emotivo dalla scena del sogno (vedi nota 11);
  2. la durata dell'azione onirica, in accordo peraltro con le conclusioni delle ricerche di LaBerge, sembra essere direttamente proporzionale alla durata della stessa azione se venisse effettuata realmente, mentre il senso del tempo sembra essere in relazione agli spostamenti onirici effettuati (spesso in volo) e alla consequenzialita' delle situazioni vissute;
  3. un livello troppo elevato di coscienza impedisce lo svolgersi naturale del sogno procurando il risveglio del sognatore o, poco prima del risveglio, deprivando il sogno della sua "oniricita'" ("dreamlikeness"), trasformandolo cioe' in un sogno descritto come "artificiale", "finto", "di plastica";
  4. l'esperienza della propria immagine e' caratterizzata da una relativa difficolta' a vedere il proprio volto.
    I sognatori vedono se stessi di fronte ma con il loro volto poco definito.
    Si vedono spesso da tergo, ossia da un punto situato alle spalle della loro stessa figura.
    In altri casi, quando l'identificazione e' avvertita come piu' "interna" all'ego onirico (la figura che rappresenta il sognatore e che puo' avere le sue stesse caratteristiche), vi e' difficolta' anche a vedersi da tergo.
    Si e' in altre parole nella stessa situazione della cinepresa o della telecamera in soggettiva; tuttavia si avverte la sensazione di essere continuamente osservati e seguiti e contemporaneamente di seguire e osservare (se stessi).
    E' possibile che questi casi non rappresentino situazioni di lucidita' onirica, ma siano situazioni parziali definite pre-lucide;
  5. le emozioni particolarmente spiacevoli vengono evitate, mentre quelle particolarmente intense provocherebbero il risveglio.
    Vengono invece evocate e costruite situazioni che si accompagnano a una certa eccitazione, descritta come un mix di stupore, tensione, rischio, senso dell'inusualita', piacere fisico a volte accompagnato da particolari esperienze estetiche, psicocinetiche e multisensoriali.
    Il tono dell'umore e' naturalmente variabile da sognatore a sognatore, mentre sembra abbastanza comune un certo senso di benessere, di appagamento, se non di gioia, che si protrae al risveglio; momento in cui il ricordo del sogno appare persistente e dotato di una notevole chiarezza e precisione di dettagli.

Da questa brevissima indagine, svolta prevalentemente sotto forma di colloqui individuali, emerge, sia pure come impressione personale, un altro dato che a posteriori mi e' sembrato significativo: il vivo interesse introspettivo che nutrono queste persone che si dicono sognatori lucidi frequenti.
Sembrano infatti essere accomunate dalla voglia e dalla curiosita' di conoscere e capire se stesse, dall'attenzione verso il proprio mondo psicologico e da alcuni tratti di introversione.
Questo dato puo' essere associato con la buona capacita' di ricordare i sogni (alcune di queste persone tengono anche un diario dei sogni) che in generale mostrano di possedere.

Sulla base degli studi che nei sognatori frequentemente lucidi hanno infatti evidenziato alcune caratteristiche personologiche - quali ad esempio un certo orientamento intrapersonale (40), un locus of control tipicamente piu' interno (41) (cui si accompagna una particolare sensibilita' all'ansia) e una corrispondentemente maggiore campo-indipendenza (42) - mi auguro di poter svolgere in futuro una ricerca sulla storia personale e su altri aspetti cognitivi e di personalita' di coloro che posseggono naturaliter la capacita' di vivere coscientemente i propri sogni.

Sono infatti convinto che tale capacita' abbia una corrispondenza, un'eco o degli indizi anche nella vita di veglia: nei modi di pensare, costruire e valutare le proprie possibilita', nei modi di percepire e di percepirsi in rapporto all'ambiente fisico e sociale, nei modi, infine, di vivere e comunicare le proprie emozioni.

Puo' essere tuttavia un'ipotesi senza alcun fondamento; resta il fatto che i sognatori lucidi, contrariamente alla gran parte delle persone che al risveglio neppure ricordano i propri sogni, frequentemente possono durante il sonno estendere per un po' il campo della loro vita cosciente, raggiungendo momenti di vera e propria sperimentazione e integrazione psicologica (43) e di profonda comprensione emotiva (44) grazie alla loro personalissima palestra onirica nella quale compiono, contemporaneamente, processi di identificazione e di distanziamento (45).


Leggi il Cap. II - 1: Induzione di sogni lucidi

Autore:

dott. Paolo Parciasepe

Note
  1. A. TABUCCHI, "Sostiene Pereira", ed. Feltrinelli, Milano, 1994.

  2. S. LABERGE, "Lucid dreaming", tr. it. "Sogni coscienti", Armenia Editore, Milano, 1988.

  3. Escludiamo il significato di vigilanza, che e' un tono di fondo - peraltro necessario - dipendente dall'attivita' di processi sottocorticali e che mantiene viva l'attenzione e la reattivita' del soggetto nei confronti degli stimoli del mondo esterno.
    La vigilanza, com'e' ovvio che sia, non e' mai totalmente assente, tranne in casi patologici fino alla gravita' del coma, e puo' variare da un massimo ad un minimo, come nella sonnolenza.
    Nel sonno non si evidenzia, tuttavia e' potenzialmente evocabile con stimoli di risveglio.
    Se la coscienza di veglia non e' possibile senza vigilanza, al contrario possono esservi condizioni di vigilanza senza coscienza (sindrome apallica).
  4. In italiano il termine intenzionalita' e' maggiormente riconducibile al significato che assume il verbo "volere" e a tutte le sfumature che assume nel definire un'azione, un proposito, un movimento del soggetto in relazione ad un oggetto.

  5. P. CICOGNA, C. CAVALLERO, "Coscienza e sogno", estratto dalla "Rivista di Psicologia", Nuova serie (1, 2, 3), Gen.-Dic. 1993.

  6. P. CICOGNA, C. CAVALLERO, 1993, op. cit.

  7. Non si e' certi se la coscienza dipenda dal tipo di organizzazione funzionale del cervello oppure dalla sua stessa specifica architettura biologica, dinamicamente interconnessa, e allo stato attuale della ricerca non sembra possibile individuare con precisione una struttura cerebrale o una particolare funzione in grado da sola di produrre coscienza (le ricerche svolte sulla coscienza visiva hanno mostrato come di volta in volta si attivino delle coalizioni neuronali istantanee, con particolari frequenze di scarica, a seconda che l'attenzione si focalizzi su una zona piuttosto che un'altra del campo visivo o dell'oggetto percepito).
    La coscienza ha un'importanza fondamentale perche' consente soluzioni e scelte estremamente flessibili e versatili, e pertanto riesce a far fronte agli imprevisti: le risposte coscienti, che implicano cioe' consapevolezza, sembrano infatti essere quelle piu' adattive proprio per la loro connotazione aspecifica e non automatica.
    La coscienza umana, a mio parere, costituisce un processo operativo-decisionale altamente evoluto e complesso: un processo autosservante e autosenziente; che si osserva, cioe', e si sente perche' dotato di autoricorsivita' e autorganizzazione e che conseguentemente genera il soggetto dell'osservazione (ponendolo in tal modo in una particolare e forse unica interazione con l'ambiente e con l'altro-da-se').
    Questo processo crea pertanto le condizioni probabilmente piu' favorevoli per produrre il pensiero, quale esito di una sorta di dialettica tra stimoli esterni ed interni inizialmente guidata dagli scopi e fattore decisivo per dar luogo a una evoluzione che non sia semplicemente quella affidata alla selezione biologica (vedi in proposito MARK SOLMS e OLIVER TURNBULL, "Il cervello e il mondo interno. Introduzione alle neuroscienze dell'esperienza soggettiva", ed. Raffaello Cortina, Milano, 2004).
  8. In un certo senso, e' la stessa situazione di quando, per esempio, si sta pensando a qualcosa e si sa che si sta pensando.

  9. La coscienza onirica, nel sogno non lucido o sogno ordinario, ha un carattere limitato alla sola rappresentazione, in sede corticale, degli output e dei segnali endogeni provenienti molto probabilmente dall'attivita' - tipica del sonno REM - del sistema PGO.
    A causa sia dell'inibizione degli input esterni sia dell'interazione sensoriale che coinvolge gli stessi sistemi cerebrali deputati, durante la veglia, alla costruzione delle percezioni, questi segnali interni vengono interpretati come se fossero realmente provenienti dall'esterno.
    Nel sogno lucido, verosimilmente, un'attivazione corticale di ordine superiore produrrebbe quella componente mentale autoriflessiva - spesso in concomitanza con il riconoscimento critico delle incongruenze delle immagini oniriche - sufficiente a generare la consapevolezza di stare sognando senza necessariamente provocare risveglio.

  10. Un esempio di resoconto onirico riferibile a tale aspetto potrebbe essere il seguente: "...pensavo di essere sopra il terrazzo di casa mia e di cadere dal cornicione...
    mi appoggiavo al terrazzo, alla ringhiera, e cadevo giu'...
    Quando stavo cadendo avevo la sensazione come se tutto il mio corpo fosse trascinato.
    Comunque io vedevo la scena come spettatore ma anche come attore.
    Mi rendevo conto di essere qui a letto e che la scena proveniva dalla mia mente, e contemporaneamente mi sentivo nella scena mentre stavo cadendo...".
    A. ZITO, P. CICOGNA, C. CAVALLERO, "Dream Data Bank: una banca dati per la ricerca sulla fenomenologia del sogno", Giornale Italiano di Psicologia, n.5, Dicembre 1991 - DDB sogno cod. 06.

  11. Come, per esempio, nel seguente frammento di resoconto onirico: "...Io ero spettatore esterno, anche se di volta in volta mi immedesimavo in queste persone che pur avevano una fisionomia ben precisa.
    Quindi partecipavo, immedesimandomi nelle situazioni".
    A. ZITO e Al., op. cit., 1991 - DDB sogno cod. 82.
    Nei sogni ordinari l'ego onirico puo' anche avere un ruolo piu' distaccato, da semplice osservatore, e vedere pertanto la scena onirica da una posizione privilegiata: "...Io vedevo tutto come in un film: la scena si svolgeva per la strada...
    immagino che io fossi in quella strada.
    C'era quest'uomo sposato e questo tipo che assomigliava ad Alberto Sordi che gli consigliava di eliminare quella persona...".
    A. ZITO e Al., op. cit., 1991 - DDB sogno cod. 33.
    A volte l'ego onirico del sognatore puo' mantenere lo stesso grado di coinvolgimento in due differenti localizzazioni, come nel caso seguente: "Ero solo, dovevo attraversare (la strada), ma avevo paura perche' tutte le macchine non accennavano a rallentare; io avevo fretta e cercavo di attraversare perche' ormai ero in mezzo.
    L'ultima scena e' stata quella di me dentro un bar che chiedevo informazioni a una persona circa la possibilita' di riuscire ad attraversare la strada; io ero sia al bar sia per la strada che cercavo di attraversare; col corpo mi sentivo in entrambi i luoghi".
    A. ZITO e Al., op. cit., 1991 - DDB sogno cod. 94.
    Il resoconto appena riportato potrebbe essere riferibile a una condizione pre-lucida - piu' avanti nel testo - in cui una incongruenza, come quella descritta, puo' generare un certo senso critico, precursore di lucidita'.
    Nel sogno lucido l'osservatore onirico e' esterno al sogno ma il sognatore tuttavia e' contemporaneamente dentro il sogno, vissuto attraverso l'ego onirico.
    Nel S. L. la condizione "esterna" dell'osservatore onirico e' decisamente diversa da quella del sogno ordinario, proprio perche' e' legata da una parte alla contemporaneita' del vissuto dell'ego onirico (che e' dentro il sogno e lo vive) e dall'altra al "sapere che" tale vissuto non si riferisce alla realta'.
    Sembrerebbe quindi in rapporto con una sorta di "distacco" dalla scena del sogno.

  12. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  13. "...Mi vedevo cadere dalle scale, avevo la piena consapevolezza di essere a letto.
    Eravamo in due su una scala, ma e' tutto molto sfumato...
    A un certo punto mi sembrava di essere a penzoloni e poi di cadere.
    Non mi sentivo cadere, mi vedevo cadere, e mentre mi vedevo avevo la consapevolezza di essere a letto".
    A. ZITO e Al., op. cit., 1991 - DDB sogno cod. 16.

  14. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  15. Sartre tratteggia con straordinaria acutezza questa comune esperienza: "Mi e' capitato... di dire in sogno: "stavolta non sto sognando".
    Sembra che abbia compiuto qui un atto riflessivo, e che quest'atto riflessivo sia stato fallace; cio' che metterebbe in discussione il valore stesso della riflessione.
    Ma, in realta', quest'atto riflessivo non e' stato realmente compiuto: e' un atto riflessivo immaginario, effettuato dall'io-oggetto (l'ego onirico, secondo la terminologia di LaBerge), non dalla mia coscienza".
    J. P. SARTRE, "L'imaginaire. Psychologie phenomenologique de l'imagination", tr. it., "Immagine e coscienza", ed. Einaudi, Torino, 1964.

  16. Jayne Gackenbach riporta le seguenti percentuali tratte da numerose ricerche: "...circa il 58% della popolazione ha sperimentato un sogno lucido almeno una volta nella vita, mentre il 21% circa riferisce sogni lucidi con una qualche frequenza (uno o piu' al mese).
    In aggiunta, il 13% dei ricordi di sogni il mattino dopo, e registrati in diari di sogni, sono verosimilmente (riferibili a) sogni lucidi".
    J. GACKENBACH, "An Estimate of Lucid Dreaming Incidence", Tenth Anniversary Issue of Lucidity Letter, 2004, Lucidity Association 1991, (in http://www.sawka.com/spiritwatch/10year.htm).
  17. La tecnica di comunicazione extraipnica di LaBerge prevedeva inizialmente uno schema prestabilito di movimenti oculari.
    Bisogna precisare che i movimenti oculari, insieme ad alcuni brevi episodi mioclonici e a piccoli movimenti segmentali degli arti, sono normalmente gli unici fenomeni che, durante la fase REM del sonno, sfuggono alla inibizione motoria e alla conseguente atonia.
    Per questo motivo possono essere, almeno parzialmente, controllati volontariamente dai sognatori lucidi esperti, e utilizzati percio' a scopo comunicativo durante il sogno.
    Grazie agli studi di Michel Jouvet si e' scoperto che l'inibizione motoria, che interessa prevalentemente la muscolatura estensoria, e' indotta dall'attivita' che il sistema costituito dal locus coeruleus-alfa, dal fascio discendente ponto-bulbare, dal nucleo gigantocellulare bulbare e dal successivo fascio bulbo-spinale esercita a livello dei motoneuroni-alfa.

  18. M. JOUVET, "Le sommeil et le reve", tr. it., "Il sonno e il sogno", ed. Guanda, Parma, 1993b.

  19. Secondo Tart il sogno lucido e', come altre condizioni, uno stato di coscienza discreto (d-SoC, discrete State of Consciousness), non essendovi continuita' tra una l'altra.
    In particolare il S. L. costituisce una condizione, tuttavia non-contraddittoria, sospesa tra consapevolezza e capacita' di immaginare e "allucinare" (C. T. TART, "Stati di coscienza", ed. Astrolabio, Roma, 1977).
  20. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  21. S. LABERGE, 1988, op. cit.
    Tra l'altro, dalla rilevazione dei tracciati EEG dei sognatori lucidi sembrano emergere altri due dati: un elevato livello di attivita' alfa e un certo grado di sincronizzazione interemisferica, quest'ultimo rintracciabile anche nello stato di Meditazione Trascendentale (vedi anche HARRY HUNT, "Lucidity as a Meditative State", in Lucidity Letter, 6(2), 1987).
  22. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  23. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  24. Come nel famoso "sogno della ghigliottina".

  25. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  26. L'operativita' e il funzionamento "in parallelo" sembrano invece caratteristici dei processi "inconsci" - come ci ricorda P. N. Johnson-Laird - di cio' che soggiace alla "rappresentazione" e che consente di ottenerla ma con la quale non puo' essere identificato.

  27. L'esperienza del sogno lucido implica (come vedremo piu' avanti, nel testo) la precisa consapevolezza di avere due corpi: un corpo fisico, che e' quello che dorme, e un corpo di sogno che e' quello che partecipa all'esperienza onirica e vive in essa.

  28. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  29. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  30. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  31. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  32. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  33. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  34. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  35. Sognatori, cioe', definiti "frequentemente lucidi", con una frequenza minima di sogni lucidi di 1 o 2 volte in un mese.
    Il campione constava di un gruppo di 7 persone, 5 donne e 2 uomini, di eta' compresa tra i 35 e i 54 anni, di diversa occupazione ed estrazione sociale.

  36. A volte puo' capitare, pur sapendo di sognare, di stupirsi del fatto che il sogno che si sta vivendo non aderisce alle regole del mondo reale.

  37. M. J. SNYDER, J. I. GACKENBACH, "Individual Differences associated with Lucid Dreaming", in J. I. GACKENBACH, S. LABERGE, "Conscious Mind, Sleeping Brain", Plenum Press, N. Y., 1988.

  38. M. BLAGROVE, M. TUCKER, "Individual Differences in Locus of Control and Reporting of Lucid Dreaming", Personality and Individual Differences, 16, 1994.

  39. J. I. GACKENBACH, N. HEILMAN, S. BOYT, S. LABERGE, "The Relationship between Field-Indipendence and Lucid Dream Ability", Journal of Mental Imagery, 9(1), 20,1985.

  40. F. P. FELLOWS, "Working within the lucid dream", in J. I. GACKENBACH, S. LA BERGE, (eds) "Conscious mind, sleeping brain", Plenum Press, N. Y., 1988.

  41. M. J. MALAMUD, "Learning to become fully lucid. A program for inner growth", in J. I. GACKENBACH, ecc. (vedi nota precedente).
  42. "...rimanere coscienti durante il sogno lucido richiede uno sforzo considerevole perche' le emozioni provate in sogno sono reali.
    Se sei spaventato, lo sei per davvero, provi terrore, ed e' difficile combatterlo.
    Alla fine, il grande insegnamento del sogno lucido non e' tanto scoprire la magia quotidiana, quanto piuttosto l'importanza della lucidita'.
    Non dimenticare che, senza lucidita', niente e' possibile.
    Come ti ho gia' detto, dal momento in cui ti fai travolgere da un'esperienza, il sogno ti assorbe e perdi lucidita', l'unica condizione che preserva la dimensione magica.
    La magia che abbiamo evocato non opera se non nel di stanziamento; a permettere il gioco e' la lucidita' del testimone (l'osservatore onirico), mentre l'identificazione (l'ego onirico), al contrario, limita l'esistenza, restringe il campo delle possibilita'".
    A. JODOROWSKY, 2006, op. cit.



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HT Psicologia - Tecniche di induzione del sogno lucido: Fenomenologia, coscienza e paradossi

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