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Tecniche di induzione del sogno lucido: Tecniche per la manipolazione dei sogni lucidi

scritto da:

Dott. Paolo Parciasepe

- Psicologo Psicoterapeuta

Parla di:
- Fenomenologia, coscienza e paradossi del sogno lucido
- Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi
- Controllo e manipolazione dei sogni lucidi

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido
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TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO

Torna Cap. III: Controllo e manipolazione dei sogni lucidi.

III - 2. Tecniche per la manipolazione dei sogni lucidi

III - 2.1 MANIPOLAZIONE PER MEZZO DELLE ASPETTATIVE DI LUCIDITA'

Un primo metodo di manipolazione proposto da Paul Tholey sfrutta i medesimi fattori che possono indurre la lucidita' onirica: allenamento della volonta' cosciente e autosuggestione, sia durante l'addormentamento sia nelle fasi di veglia immediatamente precedenti (169).

Questa semplice tecnica tuttavia non prevede come oggetto della propria intenzione cosciente l'essere consapevole in quanto tale - cioe' il suo mantenimento a partire dallo stato, ancora vigile, di preaddormentamento - ma trasferisce al sogno lo stesso rapporto riflessivo tra coscienza e azione presente nello stato di veglia.

I sognatori lucidi che sperimentano questa tecnica evidentemente imparano a gestire le loro aspettative riguardo alla consapevolezza che potrebbero raggiungere durante il sogno, trasformandole direttamente in modalita' attive di intervento sul contenuto stesso del sogno; modalita' che a loro volta rafforzano la condizione di lucidita'.

La consapevolezza onirica e' cosi' raggiunta soprattutto perche' il sognatore puo' rendersi conto di agire nel sogno nel modo che si era prefissato.
Questa tecnica, sostiene Tholey, ha prodotto alcuni notevoli risultati dal punto di vista terapeutico:

    "i pazienti che si addormentavano con l'intenzione di imparare qualcosa sui loro problemi psicologici attraverso i sogni lucidi, venivano veramente confrontati con i loro conflitti durante lo stato di lucidita'. Questo confronto portava spesso a importanti introspezioni verso la risoluzione dei loro problemi.
    Le introspezioni erano direttamente espresse da figure del sogno o erano indirettamente ottenute attraverso un'interpretazione degli eventi del sogno
    " (170).

Di seguito l'autore afferma che la manipolazione del sogno puo' anche dipendere in alcuni casi dal solo desiderio evocato dal sognatore lucido all'interno del suo sogno:

    "nel corso della nostra ricerca i sognatori lucidi esperti hanno avuto successo nell'alterare uno scenario del sogno semplicemente desiderandolo.
    Erano capaci di cambiare l'ambiente del sogno o perfino la propria persona cosi' come erano capaci di trasportare se stessi in altri luoghi...
    " (171).

Molto interessanti le considerazioni circa l'atto stesso del desiderare:

    "i sognatori non potevano tuttavia essere mai sicuri se e quando e in quale maniera i loro desideri sarebbero stati realizzati.
    Se i cambiamenti desiderati avvenivano negli eventi del sogno, essi sembravano indipendenti e non immediatamente influenzati dall'atto del desiderarli
    " (172).

Il sogno lucido, cioe', anche quando rispecchia le decisioni consce del sognatore non sembra essere un tutt'uno con queste ultime.

Piu' avanti l'autore descrive alcune modalita' attraverso le quali puo' avvenire un cambiamento desiderato nel contenuto del sogno:

    "i desideri piu' semplici da soddisfare in un sogno lucido sono quelli che non richiedono alcun miracolo.
    Per esempio i soggetti che volevano incontrare una persona particolare in un sogno lucido, avevano raramente successo se cercavano semplicemente di rievocare la persona.
    D'altra parte essi avevano spesso successo quando chiamavano la persona in questione (nominandola), o quando andavano in un locale particolare dove volevano incontrare questa persona (sapendo di poterla incontrare)
    " (173).

Alla luce di queste considerazioni sembrerebbe talora necessario, per modificare il sogno, utilizzare circostanze molto simili, e peraltro poco sorprendenti, a quelle che avvengono o si determinano nella vita reale.
Altrettanto poco sorprendente ma nondimeno suggestiva appare la tecnica di "chiamare" o nominare una determinata persona che si desidera incontrare nel proprio sogno.
Questa tecnica viene in seguito riproposta come "tecnica di manipolazione attraverso i mezzi di espressione verbale", particolarmente utile, a detta dell'autore, per definire e rendere familiari figure dall'aspetto vago che potrebbero, per questo motivo, suscitare inquietudine o addirittura un senso di minaccia.


III - 2.2 MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO LO STATO EMOZIONALE

La tecnica detta di "manipolazione attraverso lo stato interiore" ("inner state") si basa su un'importante regola onirica: come abbiamo accennato prima, il contenuto del sogno, nelle sue qualita' formali e nei suoi elementi di ambientazione, si costituisce e puo' modificarsi soprattutto in rapporto alla tonalita' emotiva (lo stato interiore momentaneo o una condizione emotiva piu' costante) che il sognatore esprime attraverso l'ego onirico.

I personaggi e gli oggetti rappresentati acquistano forme e assumono minore o maggiore rilievo e consistenza principalmente in relazione all'investimento emozionale trasferito loro dall'ego del sogno.

E' in questo senso che avviene la genesi e la costruzione simbolica di un elemento onirico, ma sempre, come avverte Jung, all'interno dei significati della vicenda soggettiva, esclusiva e unica, del sognatore.

    "L'ambiente del sogno e' fortemente condizionato dallo stato interiore del sognatore.
    E' stato dimostrato che lo scenario di un sogno, e in particolare l'aspetto e il comportamento delle altre figure del sogno, dipendono in grado elevato dalla attitudine emotiva del sognatore.
    Se il sognatore affronta con coraggio una figura minacciosa, la sua natura minacciosa in generale diminuisce gradualmente e la figura stessa spesso inizia a ridursi.
    Se il sognatore d'altronde permette a se stesso di essere pervaso dalla paura ("if the dreamer on the other hand allowed himself to be filled with fear..."), la natura minacciosa della figura del sogno aumenta, e la figura stessa inizia a crescere.
    La manipolazione del contenuto del sogno attraverso i mezzi dello stato emozionale interno e' stata impiegata con successo per eliminare i sogni spiacevoli
    " (174).

Il controllo del disturbo da incubi o il superamento di una particolare angoscia (175) rappresenta non solo una delle motivazioni piu' comuni per iniziare a "voler" sognare in modo lucido (176), ma costituisce sovente anche l'innesco stesso della lucidita' durante il sogno (177).

Dal punto di vista terapeutico questa tecnica offre uno spunto molto interessante risultante dall'utilita' del feed-back che viene a crearsi nel rapporto tra l'ego del sogno e la figura onirica in quel momento focalizzata.

Il sognatore lucido impara cosi' a esprimere e a controllare diversi stati emozionali non solo perche' ne e' consapevole ma perche' puo' averne un riscontro immediato attraverso i cambiamenti quali-quantitativi dei personaggi del sogno.


III - 2.3 MANIPOLAZIONE PER MEZZO DELLO SGUARDO

Per quanto riguarda la "manipolazione effettuata attraverso la vista" ("...by means of looking...") - di cui abbiamo fatto cenno nel precedente capitolo a proposito del mantenimento e del prolungamento della condizione di lucidita' - l'autore sostiene che "...se una figura ostile del sogno viene guardata direttamente negli occhi, questi vengono privati della loro natura minacciosa" (178).

Se, come suggeriva l'autore, il mantenimento della condizione di lucidita' e il conseguente evitamento del risveglio attraverso la stabilizzazione di un nuovo ambiente onirico possono essere realizzati per mezzo di un appropriato cambiamento della direzione dello sguardo nel sogno, qui viene al contrario sostenuto che la modificazione di un aspetto del contenuto onirico puo' essere raggiunta per mezzo della fissazione dello sguardo.

    L'autore pero' precisa che "il metodo di pacificare figure ostili del sogno guardandole, tuttavia puo' condurre a delle difficolta'.
    Per un verso era impossibile (per i sognatori) guardare troppo a lungo in una (sola) direzione; per altro verso le figure del sogno cercavano di evitare lo sguardo in varie maniere.
    Alcuni soggetti hanno raccontato che le figure ostili del sogno erano capaci di fuggire dai loro sguardi ("dagli sguardi dei sognatori") scrollando la testa o indossando una cappa ("cowl") o attaccandoli "attaccando i sognatori") da tergo
    " (179).

La contraddizione e' dunque apparente.
La fissazione dello sguardo nel sogno puo' portare, anche rapidamente, al dissolvimento del sogno stesso e all'inevitabile risveglio.
Forse e' questo il motivo per cui alcuni sognatori lucidi non riescono a vedere il proprio volto come fosse riflesso in uno specchio.
Secondo l'autore questo fatto e' da imputarsi a un processo di saturazione del SNC (180).

Tuttavia, sognatori lucidi esperti possono sfruttare quest'effetto, restando sempre al di sotto della soglia di risveglio, per modificare rapidamente lo scenario onirico, nel senso che la fissazione dello sguardo del loro ego onirico su una precisa figura del sogno condurrebbe al progressivo dissolvimento di alcune caratteristiche formali di quest'ultima, ovvero le modificherebbe.

Sembra comunque piu' un'eccezione che una regola.
La sostanziale modificazione di aspetti del contenuto onirico attraverso i "mezzi della vista" avviene per lo piu' grazie a un accentuato spostamento dello sguardo onirico nonostante che tale modificazione possa essere inizialmente facilitata, come una gomma che cancella un disegno, da una prima fase di dissolvimento prodotta da una fissazione visiva.

E' curioso notare che le figure oniriche si servono dei piu' banali e comuni accorgimenti per evitare questo sguardo (la cappa o un cappuccio sulla testa), quasi per impedire il dissolvimento del sogno di cui sono personaggi ma anche artefici.


III - 2.4 MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO I MEZZI DI ESPRESSIONE VERBALE

    Una tecnica molto suggestiva appare quella cosiddetta di "manipolazione attraverso i mezzi di espressione verbale" ("verbal utterances") (181), secondo cui un sognatore "...puo' influenzare considerevolmente l'aspetto e il comportamento delle figure del sogno rivolgendosi loro in maniera appropriata.
    La semplice domanda "chi sei tu?" comporta un cambiamento notevole nelle figure del sogno alle quali cosi' ci si rivolge ("...so addressed").
    Le figure di estranei si trasformano in individui conosciuti e familiari
    " (182).

L'autore considera "...le conversazioni con altre figure del sogno molto interessanti e di grande effetto terapeutico nei sognatori lucidi" (183).

Secondo l'autore con questa tecnica, che potremmo definire di tipo "conversazionalista", il sognatore puo' ottenere non solo un effetto di modificazione ma anche un piu' elevato livello di lucidita' onirica (184), naturalmente in relazione a cio' che il sogno stesso sembra comunicare attraverso la mediazione verbale dei personaggi che in esso compaiono.

La conversazione onirica con le figure del sogno viene infatti dall'autore esaltata come l'esperienza piu' vicina a una condizione di illuminata e profonda autoconsapevolezza: una sorta di conversazione con dei Virgilio-Se', in grado di gettar luce nei meandri psicologici personali piu' reconditi.

Le qualita' formali del sogno vengono in questo caso subordinate al contenuto semantico, talora emblematico e risolutivo, della conversazione, alla sua stessa forma colloquiale - indicata e auspicata altrove dall'autore (185) - e alle modalita' allocutivo-collocutivo-denotative che in generale ne caratterizzano la struttura.

Diversa e' la manipolazione del sogno attraverso specifiche azioni o gesti particolari.
Dice in proposito Tholey:

    "i nostri soggetti di ricerca hanno sviluppato numerose tecniche (molte intese come azioni rituali) per suscitare esperienze straordinarie..." (186).

Tra queste ultime l'autore annovera le esperienze extracorporee (argomento che abbiamo esaminato nel precedente capitolo), le esperienze di volo, le sensazioni psichedeliche e le esperienze di viaggio e di spostamento.
Inoltre precisa:

    "poiche' tali tecniche erano diverse da persona a persona si puo' presupporre che determinati elementi di suggestione avessero importanza nel produrre tali esperienze" (187).

E soggiunge che in ricerche precedenti "...furono anche sviluppate parecchie tecniche comuni: per esempio, la maggior parte dei soggetti usava un balzo, un salto da una grande altezza come la piu' efficace tecnica per produrre esperienze di volo o di galleggiamento" (188).


III - 2.5 MANIPOLAZIONE ASSISTITA DAI PERSONAGGI DEL SOGNO

Per cio' che concerne la "manipolazione con l'assistenza di altre figure del sogno" non possiamo non rimandare il lettore alle considerazioni sviluppate nel precedente capitolo a proposito dei "dream characters" (PS) e delle capacita' che sorprendentemente sembrano manifestare.

Per "altre figure del sogno" Tholey, come abbiamo visto, intende tutti i personaggi - o propriamente parti del sogno - che pur differenziandosi dal ruolo principale dell'ego onirico assumono un notevole rilievo nella struttura costitutiva e nell'economia del sogno (lucido).

Il ruolo dei personaggi onirici diventa per Tholey un costante riferimento: qui troviamo che la loro specifica azione e' determinante nell'intervento e nella modificazione di alcuni aspetti del contenuto onirico, compreso lo stesso ego onirico del sognatore:

    "nei sogni lucidi diversi soggetti cercavano l'assistenza di altre figure del sogno per intraprendere alcune esperienze: per esempio ad una studentessa veniva insegnato a volare da un fantasma...
    Altri soggetti avevano trasformato il loro aspetto
    ("...metamorphized...") o erano trasportati in altri luoghi grazie all'intervento di maghi" (189).

E' interessante notare che questi personaggi attuano degli interventi connaturati e coerenti con gli aspetti sotto i quali si presentano all'ego onirico: l'esperienza di volo e' affidata a un... fantasma, mentre la traslocazione o l'alchimistica metamorfosi del proprio aspetto esteriore non possono essere meglio realizzati se non da un mago.

In altre parole, per introdurre modificazioni essenziali nelle qualita' formali del contenuto onirico o per provare esperienze particolari il sognatore (il suo ego-onirico) talora ricorre all'intervento diretto di figure del sogno alle quali vengono attribuite capacita', funzioni o proprieta' assolutamente determinanti.

C'e' da chiedersi perche', per esempio, un mago debba essere meglio di un chirurgo plastico, ma e' evidente che in tal caso intervengono suggestioni risalenti, molto probabilmente, a immagini pittoresche e a fantasie dell'eta' infantile radicate nella memoria.

Quello che stupisce e' che nel sogno lucido il ricorso a queste figure e' di fatto intenzionale.
Dunque la persistenza e la forza esercitate da queste immagini tratte dal proprio repertorio fantastico e' tale che esse riescono a sopravvivere nell'eta' adulta, rivelando cosi', sotto un'esteriorita' verosimilmente transculturale, la loro vera, profonda natura archetipica e intersoggettiva: chi meglio di un mago puo' infatti trasformare un principe in un rospo?

Tholey aggiunge alcune osservazioni:

    "al momento troviamo che i risultati straordinari ottenuti dalle figure del sogno sono (anche) i piu' complessi ("...to be most puzzling").
    Abbiamo sviluppato un certo numero di raffinate ("substle") procedure sperimentali
    (vedere capitolo precedente) per provare le loro capacita'.
    I nostri risultati fino ad oggi hanno dimostrato che alcune figure del sogno si comportano come se possedessero una loro prospettiva percettiva, una loro abilita' cognitiva (pensiero, memoria, ecc.) e perfino delle motivazioni proprie (...)
    " (190).


Leggi il Cap. III - 3: Limiti della manipolazione e possibilita' applicative


Autore:

dott. Paolo Parciasepe

Note
  1. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  2. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  3. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  4. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  5. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  6. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  7. "...il sogno lucido mi ha insegnato a confrontarmi con il mostro. Si puo' fuggire finche' non ci si sente sufficientemente forti per affrontarlo; ma arriva il momento in cui bisogna guardarlo negli occhi. Perche' accade spesso che la sfida faccia si che il mostro si trasformi in un alleato.
    La nostra paura aumenta l'animosita' dell'avversario, mentre la volonta' di affrontarlo con amore lo disarma...".
    A. JODOROWSKY, 2006, op. cit.

  8. M. WOLPIN e Al.,1992, op. cit.

  9. E' il caso, emblematico, di una mia paziente, A. G. di 38 anni, che riferisce di un suo incubo ricorrente in cui puo' accaderle che sopraggiunga la lucidita' onirica indotta da una figura di donna.
    Questa donna ha le sue sembianze e l'avverte che quello che sta vivendo e' solo un sogno:
    "Ho frequentemente un incubo: sto soccorrendo mio padre che sta morendo. Mi inginocchio accanto a lui, lo prendo tra le mie braccia. Piango. Provo una grandissima sofferenza, un dolore immenso...
    A quel punto compare una figura di donna. E' vestita come me, ha le mie sembianze, e anche se non riesco a vedere bene il suo volto so che e' un'altra me stessa.
    E' una donna dura, forte, decisa. Con voce perentoria mi dice, anzi mi ordina di svegliarmi: "Anna! Svegliati! Questo e' un sogno, e' solo un sogno. Basta soffrire!".
    Provo rabbia per quella donna, per quell'altra me stessa tuttavia cosi diversa da me, ma le sono grata perche' in quel preciso istante so che sto sognando. Mi rendo conto che cio' che vivo e' un sogno perche' lo sperimento anche attraverso quell'altra me stessa.
    Non soffro piu'. Il dolore scompare. Mio padre non muore. La scena allora si modifica in un'altra scena di cui non ho mai ricordo, oppure mi sveglio, ma senza angoscia e senza pena".
    Il trattamento dei disturbi da incubo viene peraltro descritto da altri autori come l'area elettiva di applicazione del sogno lucido (per es. B. A. BRYLOWSKI in "Nightmares in crisis: clinical application of the lucid dreaming technique", Psychiatric Journal of the University of Ottawa, 15, 2, 1990).
  10. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  11. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  12. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  13. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  14. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  15. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  16. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  17. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  18. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  19. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  20. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  21. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  22. P. THOLEY, 1983, op. cit.



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