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Tecniche di induzione del sogno lucido: Aspetti cognitivi dei sogni lucidi
scritto da: Tecniche di induzione del sogno lucido
v (formato PDF) TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO
Torna al Cap. I: Fenomenologia, coscienza e paradossi. Cap. II: Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi"Senza i sogni, incolore campo e' il mare..." (G. Ungaretti). II - 1. INDUZIONE DI SOGNI LUCIDI La difficolta' principale nel riconoscere oggettivamente e con una certa sicurezza il momento del sogno lucido nel suo svolgersi e' data dal fatto che occorre un setting sperimentale particolare tale per cui sia possibile verificare le condizioni fisiologiche del sonno del sognatore mentre questi, contemporaneamente, comunica allo sperimentatore, attraverso segnali extraipnici precedentemente concordati ed evidentemente soggetti a un controllo volontario e quindi cosciente (come dimostrano gli esperimenti di LaBerge), l'inizio del suo sogno. Il resoconto onirico che il sognatore sperimentale potra' fornire immediatamente al suo risveglio, non sara' per molti aspetti dissimile da quello dei sogni che comunemente si fanno ogni notte; tuttavia la vividezza delle immagini che risalta nella narrazione, l'abbondanza e la chiarezza dei dettagli, precisi e minuziosi, e soprattutto la descrizione di come si sia sentito consapevole di stare sognando (46) e in grado, entro certi limiti, di agire a suo piacimento, costituiranno chiare indicazioni, oltre a quelle strumentali, per riconoscere che il suo sogno e' stato un sogno lucido. La conclusione che se ne potra' trarre sara' inequivocabile nella sua paradossalita': il sognatore stava dormendo e stava sognando e tuttavia era cosciente come in stato di veglia; pertanto la narrazione onirica fornita in seguito non puo' riferirsi, molto probabilmente, che a un sogno lucido. Dunque con la definizione di "sogno lucido" va intesa una condizione di consapevolezza del soggetto durante lo stato sognante, piu' che un riferimento al contenuto mentale, riportato posteriormente, di tale stato. Appare percio' relativamente piu' importante "come" il soggetto partecipi a quel momento che non il contenuto partecipato. A ognuno di noi sara' forse gia' capitato di aver riconosciuto un proprio sogno come un sogno cosciente, naturalmente senza averne una sufficiente certezza, non avendo potuto del tutto escludere uno stato di impercettibile, brevissimo risveglio, seguito o da un completo risveglio o dal riaddormentamento. Le tecniche di induzione del sogno lucido sono state sviluppate (cosi' come le tecniche di comunicazione extraipnica) con il preciso scopo di addestrare dei soggetti sperimentali selezionati a produrre sogni lucidi, per facilitarne cosi' lo studio (e quindi per consentire lo studio diretto del fenomeno onirico); nondimeno possono essere apprese da tutti per produrre sogni lucidi, diciamo, a proprio uso e consumo. In questo caso il criterio per riconoscere un sogno lucido resta comunque soggettivo, benche' le ricerche che sono state fatte hanno permesso di individuare aspetti ed effetti fenomenologici tipici con cui confrontare la propria esperienza onirica con altre e valutarne cosi' la lucidita'. In generale possiamo dire che gli elementi in comune a queste tecniche consistono nell'utilizzazione di un comando intenzionato, di una suggestione o di un particolare ragionamento memorizzati in stato di veglia o in prossimita' del sonno (risveglio, addormentamento) (48). Un esempio di quanto la memoria interessi il sonno e di conseguenza il sogno e' costituito dal fatto, da chiunque sperimentato almeno una volta nella vita, di svegliarsi ad un'ora prestabilita senza alcun ausilio esterno (sveglia, telefono, ecc.). Questo non significa certo l'aver fatto un sogno lucido, benche' "la capacita' di svegliarci "nei" nostri sogni puo' essere considerata come una sorta di perfezionamento della capacita' di svegliarci "dai" nostri sogni" (49). L'esempio e' utile per capire che il materiale memorizzato se da una parte puo' coinvolgere, influenzare e attraversare piu' o meno direttamente qualunque stato mentale sperimentabile nel corso delle ventiquattro ore, dall'altra puo' rispondere a gerarchie dipendenti da una decisione espressa in un certo momento e in un determinato stato mentale (50); decisione che a sua volta resta fissata nella memoria quale priorita' attiva associata a quel determinato materiale. Ritornando al nostro esempio, e' da segnalare l'elevata corrispondenza tra l'ora di risveglio desiderata e quella in cui effettivamente avviene.
Tuttavia decidere di svegliarsi in un sogno, supponendo che il deciderlo possa bastare, potrebbe essere un'intenzione per cosi' dire un po' troppo generica per il nostro cervello, se e' vero che il fenomeno onirico non e' esclusivo della fase REM. La lucidita' onirica, allora, sopraggiungerebbe nel sonno REM o verrebbe mantenuta, a partire da una condizione di coscienza di veglia, nelle prime fasi dell'addormentamento (e in questo caso darebbe luogo a un sogno lucido di tipo ipnagogico), ossia nello stadio 1 del sonno caratterizzato da movimenti oculari lenti (SEM). Secondo LaBerge (52) i sogni lucidi ipnagogici non sono veri e propri sogni lucidi per il fatto che non sono veri e propri sogni; lo stesso si potrebbe dire dei sogni fatti in sonno a onde lente. A seconda dei due casi le tecniche che aiutano a sviluppare la lucidita' onirica si suddividono in altrettanti gruppi: un gruppo di tecniche aiuta il sognatore a ottenere consapevolezza quando e' gia' in stato di sogno; l'altro gruppo prevede dei metodi di mantenimento della coscienza di veglia a partire dalle fasi iniziali dell'addormentamento (54). Sebbene questi ultimi metodi sfruttino in generale proprio la fase di addormentamento, non necessariamente inducono sogni lucidi di tipo ipnagogico. Un terzo gruppo comprende le tecniche per intervenire sui sogni lucidi e manipolarli, almeno in parte. La capacita' di sognare lucidamente implica un approccio preliminare ai propri sogni: tutti sognano, ma non tutti, infatti, riescono a fissare il ricordo dei propri sogni, nonostante che per la stragrande maggioranza delle persone vi sia una buona probabilita' di risveglio nell'ultima fase REM, quella mediamente piu' lunga; fatto che da solo potrebbe comportare una certa probabilita' di ricordare i sogni data la maggiore quantita' di immagini oniriche prodotte. Fissare immediatamente il ricordo del sogno nel momento del risveglio, tuttavia, e' soprattutto un'abitudine, che consente al soggetto un avvicinamento al proprio mondo onirico; primo passo per riuscire successivamente a sognare in modo lucido attraverso l'acquisizione di una delle tecniche che descriveremo, o una variante personalizzata di queste. La conferma del fatto che l'allenamento al ricordo del sogno sia in qualche modo anche un allenamento alla consapevolezza del sogno proviene dagli stessi sognatori lucidi, i quali riferiscono che tra le tecniche spontanee di induzione piu' comunemente utilizzate (per esempio la concentrazione e la meditazione prima dell'addormentamento) vi e' anche quella di tenere un diario personale dei sogni (55). La consapevolezza del sogno ne implica il ricordo, tant'e' vero che la frequenza di sogni lucidi costituisce una misura correlata al ricordo dei sogni (56). Se i sogni lucidi possono essere indotti per mezzo di appropriate tecniche e' d'altra parte possibile, come abbiamo detto, manipolarne almeno in parte i contenuti. II - 1.1 TECNICA DI INDUZIONE MNEMONICA
In altre parole la tecnica trasforma in un comando mnemonico, differito al momento dell'azione da compiere, l'intenzione verbalizzata e attuale di compiere quell'azione in quel dato momento, purche', soggiunge LaBerge, tale intenzione sia sostenuta da una certa motivazione. Il procedimento consta di quattro fasi e la prima e' quella del risveglio spontaneo da un sogno, possibilmente durante le ultime ore di sonno (per lo piu' nella fase REM finale). Una seconda fase prevede che venga effettuata, mentre si e' ancora a letto magari cercando di riprendere sonno, la verbalizzazione convinta della frase rituale che prima abbiamo riportato. Nella terza fase, sempre prima di riaddormentarsi, dovra' essere visualizzato il sogno fatto, ma con questa particolarita': bisognera' vedere se stessi nell'atto di essere consapevoli di sognare quel determinato sogno. L'ultima fase e' quella della fissazione mnemonica nella quale dovranno essere ripetute le fasi due e tre finche' l'intenzione di voler accorgersi, in un prossimo sogno, di stare sognando, non risulti perfettamente acquisita, oppure, soggiunge l'autore, fino a quando sopraggiunge nuovamente il sonno. LaBerge conclude sostenendo che, nel migliore dei casi, in breve tempo si sperimentera' un sogno lucido, ma la tecnica naturalmente dovra' essere ripetuta fino a quel momento e anche in seguito. Sempre secondo l'autore la MILD sembra essere molto piu' efficace se praticata subito dopo il risveglio mattutino da un sogno e prima di un possibile riaddormentamento (periodo indicato da LaBerge come "...miglior momento per trasferire le nostre intenzioni di sogno lucido dalla mente vigile alla mente sognante") (59). L'autore inoltre raccomanda che, se la maggior parte dei sogni lucidi avviene nell'ultima fase REM, per apprendere e sperimentare la tecnica e' necessaria una certa disponibilita' di tempo al mattino, oltre che una collaudata capacita' di ricordare e annotare i propri sogni. E' evidente che il sogno fatto, dal quale ci si sveglia e che viene ricordato nella prima fase della MILD, e' associato, quale sfondo esemplificativo, all'elemento di volizione e di decisione rappresentato dalla fase rituale verbalizzata nella seconda fase. La tecnica descritta puo' sembrare abbastanza semplice ma proprio nella terza fase trova una cruciale difficolta' che sembra richiedere una particolare capacita' di concentrazione. L'autore tuttavia - che ha sperimentato questa tecnica su se stesso varie volte prima di farla apprendere con successo a un certo numero di soggetti impiegati poi come sognatori lucidi sperimentali - assicura una significativa comparsa di sogni lucidi durante il sonno notturno in un periodo variabile tra due o tre settimane e due mesi circa e ribadisce i prerequisiti dell'addestramento alla MILD: una buona motivazione, necessaria a sostenere i tentativi e gli sforzi dell'apprendimento, e una buona capacita' di ricordare i propri sogni. L'autore riporta inoltre (60) la descrizione di alcuni esperimenti in cui e' stata usata con successo la tecnica ipnotica per indurre sogni lucidi e suggerisce che tale tecnica e' consigliabile per quegli individui sufficientemente suggestionabili che possono trarre utili vantaggi dalla condizione di lucidita' onirica, ma sono assolutamente incapaci di raggiungerla da soli. Una tecnica simile, peraltro ancora in fase di studio, sfrutta il non infrequente fenomeno di incorporazione onirica di uno stimolo sensoriale, in questo caso usato come segnale di lucidita', capace di indurre direttamente una esperienza di lucidita' onirica a condizione che lo stesso stimolo sia di tipo verbale e contenga l'asserzione esplicita relativa a cio' di cui il sognatore intende diventare consapevole, ossia "questo e' un sogno" (61). Un esperimento condotto presso il laboratorio del sonno e del sogno dell'Universita' di Stanford da S. LaBerge e L. Nagel "...mostro' che i sogni lucidi possono realmente essere indotti per diretta suggestione verbale durante il sonno REM" (62).
Gli esperimenti da parte dei due ricercatori continuarono:
Il nastro venne fatto scorrere a volume sempre piu' alto da cinque a dieci minuti dopo l'inizio di ogni periodo REM. I soggetti furono avvertiti di segnalare con un paio di movimenti oculari da destra a sinistra (?) ogni volta che udivano il nastro o si accorgevano di stare sognando. Il tecnico arrestava il nastro immediatamente dopo avere osservato sul poligrafo il segnale dei movimenti oculari. Se i soggetti non si svegliavano da soli entro due minuti dal segnale, il tecnico li svegliava e chiedeva la relazione del sogno. Lo stimolo del nastro venne applicato per un totale di quindici volte e produsse la lucidita' in un terzo dei casi..." (64), di cui oltre la meta' con incorporazione lucida dello stimolo. In questi casi i soggetti riferirono di aver udito nel sogno il nastro registrato e di aver effettuato la segnalazione concordata mentre stavano ancora sognando (ovviamente in modo lucido) (65). Uno studio per certi aspetti analogo, ma che non riguardava propriamente il sogno lucido quanto la possibilita' di ottenere resoconti onirici direttamente verbalizzati dal soggetto dormiente durante lo svolgimento del suo sogno, fu condotto da Mario Bertini e da alcuni suoi collaboratori presso l'Istituto di Psicologia dell'Universita' Cattolica di Roma sulla base di risultati di ricerche precedenti svolte dallo stesso Bertini presso il Downstate Medical Center di New York. Lo studio concerneva il tentativo di indurre sperimentalmente nel soggetto dormiente la verbalizzazione "in diretta" dell'eventuale contenuto onirico per mezzo di un precedente condizionamento dello stesso soggetto, il quale, in stato di rilassamento ed esposto a un campo fotocromatico omogeneo, doveva rispettare la consegna di verbalizzare per associazioni libere ogni qualvolta (e per l'intera durata) gli veniva somministrato un segnale acustico particolare, destrutturato e monotono, chiamato "white noise" o "suono bianco" (66). Il soggetto, "preparato" alcuni giorni prima attraverso un training di condizionamento, veniva cosi' sottoposto alla seduta sperimentale. I sogni, per quanto possibile, erano cosi' raccolti in tempo reale in registrazioni, senza alcuna mediazione cosciente.
L'idea di utilizzare il momento particolare in cui tutto l'organismo e' disponibile sul piano psicofisiologico alla produzione onirica per una applicazione delle tecniche fondate sull'immagine sembra altamente suggestiva. Tecnicamente e' possibile diminuire e poi gradualmente alzare il livello del white noise per comunicare con il soggetto.
Tuttavia questo non dovrebbe necessariamente pregiudicare l'effetto. Klein e Bokert (1966) applicando il T.A.T. immediatamente dopo sia la fase REM sia la fase NREM, hanno potuto riscontrare che nel primo caso la produzione fantasmatica era piu' elaborata in senso onirico-simile. Questo starebbe a dimostrare che le proprieta' istintive della fase REM, attivate da definiti processi neurofisiologici e neurochimici, possono perdurare e infiltrarsi anche nella fase immediatamente susseguente al risveglio. Se tanto si puo' avere in condizioni di esplicito risveglio, vi sarebbero buone ragioni per ritenere tecnicamente realizzabile l'intervento direttivo nell'ambito della metodologia descritta. Spingere il soggetto ad associare e ad "agire" nel contesto stesso della vicenda onirica potrebbe in effetti costituire una modalita' nuova nella tecnica psicoterapeutica il cui significato e valore pratico e' assolutamente prematuro ipotizzare" (69). Le riflessioni di Bertini sembravano preconizzare gli studi sul sogno lucido e in particolare la tecnica di induzione mnemonica e di visualizzazione messa a punto da LaBerge proprio intorno alla possibilita' di sfruttare le risorse dell'immediato periodo di risveglio dal sogno. Tra le tecniche di induzione del sogno lucido hanno una particolare e suggestiva caratterizzazione quelle messe a punto da Paul Tholey, ricercatore dell'Universita' di Francoforte. Il materiale di base su cui l'autore ha orientato la sua ricerca sperimentale e' costituito sia da circa millecinquecento sogni coscienti, riportati da persone di sesso, eta' ed occupazione diversi, sia da precedenti studi svolti da altri ricercatori universitari e da esperienze cliniche condotte da psicoterapeuti (71). L'autore distingue, tra i metodi di induzione, quelli che permettono alla lucidita' di sopraggiungere durante il sogno da quelli che permettono di "trattenerla" a partire da una condizione di addormentamento, e, a differenza di LaBerge, considera i sogni lucidi ipnagogici indotti da queste ultime tecniche solo apparentemente diversi da quelli ottenibili durante il periodo REM, e, comunque, soltanto per quanto riguarda la loro fase iniziale (72). II - 1.2 TECNICA DI RIFLESSIONE La prima e piu' importante tecnica per ottenere la lucidita' durante il sogno descritta da Tholey e' la tecnica chiamata "di riflessione".
L'effetto della domanda critica, concernente lo stato di coscienza, sull'induzione di sogni lucidi e' soggetta a tre fattori: frequenza, prossimita' temporale, somiglianza. Questo significa che per indurre i sogni lucidi il soggetto dovra' porsi ("ask himself") la domanda critica Il fattore di frequenza e' di primaria importanza per indurre il primo vero sogno lucido. Per rispondere alla domanda critica (sogno o stato di veglia), il soggetto puo' contare su un numero di criteri nessuno dei quali tuttavia e' totalmente affidabile (sono criteri di riconoscimento comunque soggettivi). Nella tecnica di riflessione l'accesso chiave al sogno lucido e' determinato da uno schema, un'abitudine, un atteggiamento "critico-riflessivo" rivolto sia verso i contenuti e i percetti che popolano e costituiscono la vita mentale nel normale stato di veglia sia verso quelli piu' simili al sogno, ovvero quelli occorrenti in condizioni di rilassamento, in stati di coscienza non proprio vigile oppure nelle esperienze particolarmente inconsuete, tali da eludere o confondere, sia pure per breve tempo, il senso di realta' connesso alla dimensione dell'ordinario e del quotidiano; o ancora nelle meno frequenti esperienze trans-sensoriali o in quelle accompagnate da fenomeni sinestesici, da fenomeni ecmnesici non patologici o da fenomeni di intensa partecipazione emotiva. Particolare rilievo viene infatti dato dall'autore alle frequenti situazioni oniriche che si presentano come insolite o bizzarre, che colpiscono cioe' per la loro stranezza e che dunque potrebbero non essere percepite dal sognatore come se fossero reali (come tipicamente accade invece nel sogno non lucido), trasformandosi cosi' in preziosi indicatori del fatto che si stia sognando (percezione di incongruenze). La capacita' di riconoscere questi elementi (che possono connotare una condizione di pre-lucidita') e', secondo l'autore, decisiva nel riconoscere il proprio stato di sogno, e dunque viene assunta quale criterio di riconoscimento in relazione allo schema critico-riflessivo acquisito in stato di veglia. Mi sembra importante sottolineare un aspetto che emerge da quanto riportato, sebbene lo avessi anticipato all'inizio di questo lavoro: un sogno lucido si caratterizza anzitutto per un riconoscimento consapevole del proprio sogno "come tale" e mentre lo si sta facendo.
Egli sottolinea l'importanza di porci spesso, almeno cinque o dieci volte al giorno, la domanda critica ("sono sveglio o no?"), in ogni situazione che sembra simile al sogno. E' buona norma porci questa domanda al momento di andare a letto e mentre ci addormentiamo. Tholey afferma che seguendo questa tecnica la maggior parte dei soggetti avra' il suo primo sogno lucido entro un mese, e alcuni vi riusciranno perfino la prima notte" (74). LaBerge conclude le sue osservazioni sulla tecnica di riflessione di Tholey accostandola ad alcune pratiche della meditazione trascendentale (75) e affermando che non c'e' ragione per non ritenere possibile un trasferimento allo stato onirico dello schema critico-riflessivo acquisito durante la veglia, aggiungendo infine che "...quanto piu' spesso consideriamo criticamente il nostro stato di coscienza da svegli, tanto piu' e' probabile che lo facciamo sognando" (76). Sostanzialmente l'acquisizione dell'atteggiamento critico-riflessivo si traduce in una sorta di autoeducazione attraverso un metodo che va a toccare il cuore stesso del problema, ossia la necessita' di perfezionare la capacita' di rendersi consapevoli dei contenuti di coscienza tanto durante la veglia quanto nello stato mentale onirico, cioe' durante il sonno; capacita' che alcune tradizioni mistiche indicano come una via di iniziazione alla vera conoscenza (77). II - 1.3 TECNICA DI INTENZIONE E DECISIONE In particolare nella tecnica cosiddetta "dell'intenzione" (78), che presenta analogie sia con la tecnica di induzione mnemonica di LaBerge sia con la tecnica di riflessione appena descritta, l'impegno mentale da parte del soggetto e' indirizzato a "immaginare di stare sognando" durante tutte quelle situazioni reali della vita di veglia nelle quali e' in qualche modo possibile riscontrare delle affinita' con l'esperienza onirica.
D'intesa con le osservazioni di LaBerge, Tholey, riprendendo alcune considerazioni di Kurt Lewin, osserva che "...i processi della memoria, specialmente le associazioni mentali, giocano solo un ruolo subordinato nelle azioni intenzionali" (81). II - 1.4 TECNICA DI AUTOSUGGESTIONE La rassegna sulle tecniche di induzione della lucidita' in stato di sogno sarebbe incompleta se, prima di descrivere la tecnica "combinata", non facesse cenno a quella "dell'autosuggestione", nella quale, semplicemente, "...il soggetto suggerisce a se stesso, se possibile immediatamente prima di addormentarsi e mentre e' in stato di rilassamento, di sperimentare un sogno lucido" (82).
Secondo l'autore "l'efficacia delle formule suggestive puo' essere migliorata impiegando speciali tecniche di rilassamento. Nella nostra ricerca", prosegue, "abbiamo trovato che il training autogeno e' una tecnica di rilassamento di successo ("we have found autogenous training to be a successful relaxation techniques")" (83). Le immagini mentali che si creano durante il training autogeno o durante una qualsiasi tecnica di rilassamento e visualizzazione non vanno tuttavia confuse, benche' possano esistere delle affinita', con il sogno lucido, che potrebbe sopraggiungere magari in forma ipnagogica. Continua a leggere il Cap. II - 1: Induzione di sogni lucidi Autore: dott. Paolo Parciasepe Note
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