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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido

L'articolo "Tecniche di induzione del sogno lucido" parla di:

  • Fenomenologia, coscienza e paradossi
  • Tecniche di induzione del sogno lucido e aspetti cognitivi
  • Il controllo e la manipolazione dei sogni lucidi
Psico-Pratika:
Numero 45 Anno 2009

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Articolo: 'Tecniche di induzione del sogno lucido: II. Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi'

A cura di: Paolo Parciasepe
Tecniche di induzione del sogno lucido
II. TECNICHE DI INDUZIONE E ASPETTI COGNITIVI DEI SOGNI LUCIDI

«Senza i sogni,
incolore campo è il mare...».
(G. Ungaretti)

La difficoltà principale nel riconoscere oggettivamente e con una certa sicurezza il momento del sogno lucido nel suo svolgersi è data dal fatto che occorre un setting sperimentale particolare tale per cui sia possibile verificare le condizioni fisiologiche del sonno del sognatore mentre questi contemporaneamente comunica allo sperimentatore, attraverso segnali extraipnici precedentemente concordati ed evidentemente soggetti a un controllo volontario e quindi cosciente (come dimostrano gli esperimenti di LaBerge), l'inizio del suo sogno.

Il resoconto onirico che il sognatore sperimentale potrà fornire immediatamente al suo risveglio, non sarà per molti aspetti dissimile da quello dei sogni che comunemente si fanno ogni notte; tuttavia la vividezza delle immagini che risalta nella narrazione, l'abbondanza e la chiarezza dei dettagli, precisi e minuziosi- e soprattutto la descrizione di come si sia sentito consapevole di stare sognando46 e in grado, entro certi limiti, di agire a suo piacimento - costituiranno chiare indicazioni, oltre a quelle strumentali, per riconoscere che il suo sogno è stato un sogno lucido.

La conclusione che se ne potrà trarre sarà inequivocabile nella sua paradossalità: il sognatore stava dormendo e stava sognando e tuttavia era cosciente come in stato di veglia; pertanto la narrazione onirica fornita in seguito non può riferirsi, molto probabilmente, che a un sogno lucido.

1. INDUZIONE DI SOGNI LUCIDI

Con la definizione di "sogno lucido" va intesa una condizione di consapevolezza del soggetto durante lo stato sognante, più che un riferimento al contenuto mentale, riportato posteriormente, di tale stato.

In altre parole il sogno lucido pone in rilievo il momento in cui il sogno viene "prodotto" piuttosto che il momento in cui viene ricordato e analizzato47 e quindi il suo essere esperienza.

Appare perciò relativamente più importante "come" il soggetto partecipi a quel momento che non il contenuto partecipato. A ognuno di noi sarà forse già capitato di aver riconosciuto un proprio sogno come un sogno cosciente, naturalmente senza averne una sufficiente certezza, non avendo potuto del tutto escludere uno stato di impercettibile, brevissimo risveglio, seguito o da un completo risveglio o dal riaddormentamento.

Le tecniche di induzione del sogno lucido sono state sviluppate (così come le tecniche di comunicazione extraipnica) con il preciso scopo di addestrare dei soggetti sperimentali selezionati a produrre sogni lucidi, per facilitarne così lo studio (e quindi per consentire lo studio diretto del fenomeno onirico).

Nondimeno possono essere apprese da tutti per produrre sogni lucidi, diciamo, a proprio uso e consumo. In questo caso il criterio per riconoscere un sogno lucido resta comunque soggettivo, benché le ricerche che sono state fatte hanno permesso di individuare aspetti ed effetti fenomenologici tipici con cui confrontare la propria esperienza onirica con altre e valutarne così la lucidità.

In generale possiamo dire che gli elementi in comune a queste tecniche consistono nell'utilizzazione di un comando intenzionato, di una suggestione o di un particolare ragionamento memorizzati in stato di veglia o in prossimità del sonno (risveglio, addormentamento)48.

Un esempio di quanto la memoria interessi il sonno e di conseguenza il sogno è costituito dal fatto - da chiunque sperimentato almeno una volta nella vita - di svegliarsi a un'ora prestabilita senza alcun ausilio esterno (sveglia, telefono, etc.).

Al di là di fattori che in qualche modo creano una certa tensione che investe e influenza sia la qualità del sonno e della veglia precedente sia la qualità del successivo risveglio (la vigilia di un esame, di un concorso, di un viaggio desiderato, di un appuntamento importante, etc.) - resta appunto il fatto, apparentemente sorprendente, che l'elemento memorizzato - ossia il desiderio o la necessità, ribaditi mentalmente a se stessi, di svegliarsi a una certa ora - faccia la sua comparsa puntualmente (è il caso di dirlo), procurando così il risveglio.

Questo non significa certo l'aver fatto un sogno lucido, benché la capacità di svegliarci nei nostri sogni può essere considerata come una sorta di perfezionamento della capacità di svegliarci dai nostri sogni49.

L'esempio è utile per capire che il materiale memorizzato se da una parte può coinvolgere, influenzare e attraversare più o meno direttamente qualunque stato mentale sperimentabile nel corso delle ventiquattro ore, dall'altra può rispondere a gerarchie dipendenti da una decisione espressa in un certo momento e in un determinato stato mentale50 - decisione che a sua volta resta fissata nella memoria quale priorità attiva associata a quel determinato materiale.

Ritornando al nostro esempio, è da segnalare l'elevata corrispondenza tra l'ora di risveglio desiderata e quella in cui effettivamente avviene. Probabilmente il SNC, che controlla automaticamente i ritmi fisiologici dell'organismo soprattutto in rapporto alle variazioni climatico-ambientali (in base alle quali, è bene ribadirlo, stabiliamo razionalmente la misura e la scansione del tempo), crea una associazione tra questi ritmi e il contenuto mentale intenzionale-intenzionato, costituito dal desiderio di svegliarsi a un'ora determinata e dalla corrispondente rappresentazione della situazione di risveglio.

Svegliarsi "in" un sogno potrebbe davvero essere una capacità analoga alla capacità di svegliarsi "da" un sogno, cioè dal sonno, dal momento che esisterebbe una periodicità ultradiana propria del sogno (del sonno REM) durante tutta la durata globale del sonno; periodicità che è caratteristica della specie ed è:

«...collegata abbastanza strettamente al logaritmo del peso corporeo, e quindi al metabolismo dell'organismo. Il periodo del "sogno" di un topo è di 10 minuti, quello del gatto è di 25 minuti, dell'uomo di 90 minuti e dell'elefante di 180 minuti. D'altro canto anche la durata media di ogni episodio di "sogno" è correlata con la specie, 2 minuti nel topo, 6 minuti nel gatto, 20 minuti nell'uomo.
Così il generatore periodico del sogno nel corso del sonno obbedisce a una legge relativamente semplice. Nella maggioranza delle specie il sogno occupa all'incirca un quarto del suo periodo (6/24 nel gatto, 20/90 nell'uomo)».
(Jouvet M., "Il sonno e il sogno")51

Tuttavia decidere di svegliarsi in un sogno, supponendo che il deciderlo possa bastare, potrebbe essere un'intenzione per così dire un po' troppo generica per il nostro cervello, se è vero che il fenomeno onirico non è esclusivo della fase REM.

In questo caso tale intenzione potrebbe non risultare vincolata alla periodicità ultradiana del sonno REM, e pertanto non si potrebbe escludere la comparsa di lucidità in fase di sonno a onde lente (NREM), in cui resterebbe associata a fenomeni onirici in corso in quella fase.

È bene comunque attenersi alle ricerche che sono state fatte e che hanno individuato la possibilità di sviluppare coscienza nel sogno della fase REM, oppure nei fenomeni onirici dell'addormentamento (ipnagogismo).

La lucidità onirica, allora, sopraggiungerebbe nel sonno REM o verrebbe mantenuta a partire da una condizione di coscienza di veglia, nelle prime fasi dell'addormentamento (e in questo caso darebbe luogo a un sogno lucido di tipo ipnagogico), ossia nello stadio 1 del sonno caratterizzato da movimenti oculari lenti (SEM).

Secondo LaBerge52 i sogni lucidi ipnagogici non sono veri e propri sogni lucidi per il fatto che non sono veri e propri sogni; lo stesso si potrebbe dire dei sogni fatti in sonno a onde lente.

Secondo alcuni autori questi ultimi sarebbero più simili ai pensieri, quantunque altre ricerche non abbiano evidenziato in modo significativo delle differenze qualitative tra produzione REM e NREM53.

Questa puntualizzazione è utile per capire innanzitutto la difficoltà ad attribuire categorie e definizioni a fenomeni molto complessi quali i sogni.

A seconda dei due casi le tecniche che aiutano a sviluppare la lucidità onirica si suddividono in altrettanti gruppi:

  • Un gruppo di tecniche aiuta il sognatore a ottenere consapevolezza quando è già in stato di sogno.
  • L'altro gruppo prevede dei metodi di mantenimento della coscienza di veglia a partire dalle fasi iniziali dell'addormentamento54.
    Sebbene questi ultimi metodi sfruttino in generale proprio la fase di addormentamento, non necessariamente inducono sogni lucidi di tipo ipnagogico.
  • Un terzo gruppo comprende le tecniche per intervenire sui sogni lucidi e manipolarli, almeno in parte.

La capacità di sognare lucidamente implica un approccio preliminare ai propri sogni.
Tutti sognano, ma non tutti infatti riescono a fissare il ricordo dei propri sogni, nonostante che per la stragrande maggioranza delle persone vi sia una buona probabilità di risveglio nell'ultima fase REM, quella mediamente più lunga; fatto che da solo potrebbe comportare una certa probabilità di ricordare i sogni data la maggiore quantità di immagini oniriche prodotte.

Fissare immediatamente il ricordo del sogno nel momento del risveglio tuttavia è soprattutto un'abitudine, che consente al soggetto un avvicinamento al proprio mondo onirico; primo passo per riuscire successivamente a sognare in modo lucido attraverso l'acquisizione di una delle tecniche che descriveremo, o una variante personalizzata di queste.

La conferma del fatto che l'allenamento al ricordo del sogno sia in qualche modo anche un allenamento alla consapevolezza del sogno proviene dagli stessi sognatori lucidi, i quali riferiscono che tra le tecniche spontanee di induzione più comunemente utilizzate - per esempio la concentrazione e la meditazione prima dell'addormentamento - vi è anche quella di tenere un diario personale dei sogni55.

La consapevolezza del sogno ne implica il ricordo, tant'è vero che la frequenza di sogni lucidi costituisce una misura correlata al ricordo dei sogni56.

Se i sogni lucidi possono essere indotti per mezzo di appropriate tecniche è d'altra parte possibile, come abbiamo detto, manipolarne almeno in parte i contenuti.

Questa possibilità ha senz'altro un'applicazione terapeutica, benché l'argomento sia controverso e tutt'ora dibattuto. Verrà comunque sviluppato nel corso della trattazione proprio in relazione alle implicazioni soggettive del vissuto della lucidità onirica e delle tecniche per indurla e controllarla.

1.1 TECNICA DI INDUZIONE MNEMONICA

La prima che mi accingo a esaminare è la tecnica elaborata da Stephen LaBerge detta di "induzione mnemonica dei sogni lucidi" o MILD (Mnemonic Induction of Lucid Dreams) la quale:

«... è fondata su niente di più complesso o esoterico della nostra capacità di ricordare che vi sono azioni che desideriamo compiere in futuro.
Oltre a scrivere dei promemoria (...) noi riusciamo a farlo formando una connessione mentale fra ciò che vogliamo fare e le circostanze future in cui vogliamo farlo.
Questa connessione è molto facilitata dall'accorgimento mnemonico di visualizzarci nell'atto di fare quello che intendiamo ricordare.
È anche utile verbalizzare l'intenzione...».
(LaBerge S., "Sogni coscienti")57

In altre parole la tecnica trasforma in un comando mnemonico, differito al momento dell'azione da compiere, l'intenzione verbalizzata e attuale di compiere quell'azione in quel dato momento purché, soggiunge LaBerge, tale intenzione sia sostenuta da una certa motivazione.

Nel nostro caso l'azione che si ha intenzione di compiere è precisamente quella di "rendersi consapevoli o accorgersi di stare sognando", e il momento è proprio quello in cui si entrerà in uno stato sognante, sicché la frase rituale che riassumerebbe questa intenzione affidata alla propria memoria è, secondo LaBerge: «la prossima volta che sognerò voglio ricordarmi di accorgermi di stare sognando»58.


Il procedimento consta di quattro fasi.

  1. La prima è quella del risveglio spontaneo da un sogno, possibilmente durante le ultime ore di sonno (per lo più nella fase REM finale).
    L'autore suggerisce, immediatamente dopo il risveglio, di ripensare varie volte al sogno fatto finché non lo si è definitivamente memorizzato.
  2. Una seconda fase prevede che venga effettuata, mentre si è ancora a letto magari cercando di riprendere sonno, la verbalizzazione convinta della frase rituale che prima abbiamo riportato.
  3. Nella terza fase, sempre prima di riaddormentarsi, dovrà essere visualizzato il sogno fatto, ma con questa particolarità: bisognerà vedere se stessi nell'atto di essere consapevoli di sognare quel determinato sogno.

  4. L'ultima fase è quella della fissazione mnemonica nella quale dovranno essere ripetute le fasi due e tre finché l'intenzione di voler accorgersi, in un prossimo sogno, di stare sognando, non risulti perfettamente acquisita oppure, soggiunge l'autore, fino a quando sopraggiunge nuovamente il sonno.

LaBerge conclude sostenendo che, nel migliore dei casi, in breve tempo si sperimenterà un sogno lucido, ma la tecnica naturalmente dovrà essere ripetuta fino a quel momento e anche in seguito.

Sempre secondo l'Autore la MILD sembra essere molto più efficace se praticata subito dopo il risveglio mattutino da un sogno e prima di un possibile riaddormentamento, periodo indicato da LaBerge come «... miglior momento per trasferire le nostre intenzioni di sogno lucido dalla mente vigile alla mente sognante»59.

L'autore inoltre raccomanda che, se la maggior parte dei sogni lucidi avviene nell'ultima fase REM, per apprendere e sperimentare la tecnica è necessaria una certa disponibilità di tempo al mattino, oltre che una collaudata capacità di ricordare e annotare i propri sogni.

È evidente che il sogno fatto, dal quale ci si sveglia e che viene ricordato nella prima fase della MILD, è associato quale sfondo esemplificativo all'elemento di volizione e di decisione rappresentato dalla fase rituale verbalizzata nella seconda fase.

Il risultato di questa associazione è la terza fase della MILD, ossia la ri-visualizzazione del sogno fatto, ma reinterpretato come modello condizionante di circostanza futura, entro la quale sperimentare la ricordata condizione di consapevolezza onirica, quale scopo del proprio intendimento.

La tecnica descritta può sembrare abbastanza semplice ma proprio nella terza fase trova una cruciale difficoltà che sembra richiedere una particolare capacità di concentrazione.

Non è molto facile, infatti, riuscire a visualizzare le immagini di un sogno fatto anche poco prima come se si trattasse di un sogno cosciente, riuscendo cioè in modo abbastanza realistico a vedervisi sia come parte integrante sia come spettatori di se stessi.
E tutto ciò da svegli, ossia in una condizione che già discrimina, in un certo senso "dall'esterno", tra il sogno visualizzato (il ricordo che se ne può avere), quale elemento prettamente mentalizzato, e la condizione data dal soggetto sveglio che si percepisce mentre pensa e visualizza il suo sogno.

L'autore tuttavia - che ha sperimentato questa tecnica su se stesso varie volte prima di farla apprendere con successo a un certo numero di soggetti impiegati poi come sognatori lucidi sperimentali - assicura una significativa comparsa di sogni lucidi durante il sonno notturno in un periodo variabile tra due o tre settimane e due mesi circa e ribadisce i prerequisiti dell'addestramento alla MILD:


  • una buona motivazione necessaria a sostenere i tentativi e gli sforzi dell'apprendimento,
  • una buona capacità di ricordare i propri sogni.

L'autore riporta inoltre60 la descrizione di alcuni esperimenti in cui è stata usata con successo la tecnica ipnotica per indurre sogni lucidi e suggerisce che tale tecnica è consigliabile per quegli individui sufficientemente suggestionabili che possono trarre utili vantaggi dalla condizione di lucidità onirica, ma sono assolutamente incapaci di raggiungerla da soli.

Una tecnica simile, peraltro ancora in fase di studio, sfrutta il non infrequente fenomeno di incorporazione onirica di uno stimolo sensoriale, in questo caso usato come segnale di lucidità, capace di indurre direttamente una esperienza di lucidità onirica a condizione che lo stesso stimolo sia di tipo verbale e contenga l'asserzione esplicita relativa a ciò di cui il sognatore intende diventare consapevole, ossia «questo è un sogno». (LaBerge)61

Un esperimento condotto presso il laboratorio del sonno e del sogno dell'Università di Stanford da LaBerge e Nagel «... mostrò che i sogni lucidi possono realmente essere indotti per diretta suggestione verbale durante il sonno REM». (LaBerge)62

I due ricercatori usarono un messaggio registrato con la stessa voce del sognatore, in quanto pensavano che «... l'essere avvertito dalla propria voce sarebbe stato più simile a un ricordo naturale e, secondariamente, perché in uno studio precedente era stato riscontrato che quando i soggetti sentono la propria voce registrata, durante il sonno REM, ne conseguono sogni in cui essi sono più attivi, più assertivi e indipendenti di quanto sentono registrazioni di altre voci». (LaBerge)63

Gli esperimenti da parte dei due ricercatori continuarono:
«Chiedemmo a quattro persone interessate al sogno lucido di passare una o due notti nel laboratorio del sonno. Ciascuna registrò la frase "questo è un sogno" che veniva ripetuta ogni quattro o otto secondi. Il nastro venne fatto scorrere a volume sempre più alto da cinque a dieci minuti dopo l'inizio di ogni periodo REM.
I soggetti furono avvertiti di segnalare con un paio di movimenti oculari da destra a sinistra (?) ogni volta che udivano il nastro o si accorgevano di stare sognando. Il tecnico arrestava il nastro immediatamente dopo avere osservato sul poligrafo il segnale dei movimenti oculari. Se i soggetti non si svegliavano da soli entro due minuti dal segnale, il tecnico li svegliava e chiedeva la relazione del sogno. Lo stimolo del nastro venne applicato per un totale di quindici volte e produsse la lucidità in un terzo dei casi...»
64 di cui oltre la metà con incorporazione lucida dello stimolo. (LaBerge)

In questi casi i soggetti riferirono di aver udito nel sogno il nastro registrato e di aver effettuato la segnalazione concordata mentre stavano ancora sognando, ovviamente in modo lucido. (LaBerge)65

In tutti i restanti casi i ricercatori ottennero risultati di risveglio, di incorporazione dello stimolo senza lucidità e di lucidità senza incorporazione dello stimolo.
Queste e altre ricerche posero perlomeno degli interrogativi sul momento più opportuno per somministrare lo stimolo, sulla forma dello stimolo verbale e sulla possibilità e il modo di utilizzare stimoli differenti.

Uno studio per certi aspetti analogo, ma che non riguardava propriamente il sogno lucido quanto la possibilità di ottenere resoconti onirici direttamente verbalizzati dal soggetto dormiente durante lo svolgimento del suo sogno, fu condotto da Mario Bertini e da alcuni suoi collaboratori presso l'Istituto di Psicologia dell'Università Cattolica di Roma sulla base di risultati di ricerche precedenti svolte dallo stesso Bertini presso il Downstate Medical Center di New York.

Lo studio concerneva il tentativo di indurre sperimentalmente nel soggetto dormiente la verbalizzazione "in diretta" dell'eventuale contenuto onirico per mezzo di un precedente condizionamento dello stesso soggetto, il quale, in stato di rilassamento ed esposto a un campo fotocromatico omogeneo, doveva rispettare la consegna di verbalizzare per associazioni libere ogni qualvolta (e per l'intera durata) gli veniva somministrato un segnale acustico particolare, destrutturato e monotono, chiamato "white noise" o "suono bianco". (M. Bertini)66

Il soggetto, "preparato" alcuni giorni prima attraverso un training di condizionamento, veniva così sottoposto alla seduta sperimentale. Tramite l'elettropoligrafo i ricercatori potevano controllare le varie fasi di sonno e ogni volta che il soggetto presentava una fase di sonno REM veniva diffuso, nella camera sperimentale dove il soggetto dormiva, il "suono bianco", che udiva e al quale era stato condizionato.

Il soggetto allora iniziava a verbalizzare i contenuti mentali che, evidentemente, in quel momento sognava:

«Di fatto ottenni delle verbalizzazioni chiaramente onirico-simili, in alcuni casi con contenuti drammaticamente bizzarri e allucinatori, espresse spesso al tempo presente».
(M. Bertini)67

I sogni, per quanto possibile, erano così raccolti in tempo reale in registrazioni, senza alcuna mediazione cosciente.

Questi risultati però non trovarono in seguito l'interesse che inizialmente sembravano suscitare per il fatto che le verbalizzazioni oniro-simili - che indubbiamente rappresentavano l'espressione quantomeno di un certo prodotto mentale soggettivo non spurio - si accompagnavano ad ambigui tracciati elettropoligrafici relativamente alle fasi di sonno REM.

Bertini sostenne, a fronte dell'utilizzazione a posteriori del materiale raccolto68 una prospettiva di studio tesa a intravvedere la «... possibilità di intervenire direttamente nel corso di svolgimento del sogno stesso... L'idea di utilizzare il momento particolare in cui tutto l'organismo è disponibile sul piano psicofisiologico alla produzione onirica per una applicazione delle tecniche fondate sull'immagine sembra altamente suggestiva. Tecnicamente è possibile diminuire e poi gradualmente alzare il livello del white noise per comunicare con il soggetto. L'intervento dello psicoterapeuta potrebbe richiedere od evocare uno stato di risveglio più o meno parziale. Tuttavia questo non dovrebbe necessariamente pregiudicare l'effetto. Klein e Bokert (1966) applicando il T.A.T. immediatamente dopo sia la fase REM sia la fase NREM, hanno potuto riscontrare che nel primo caso la produzione fantasmatica era più elaborata in senso onirico-simile. Questo starebbe a dimostrare che le proprietà istintive della fase REM, attivate da definiti processi neurofisiologici e neurochimici, possono perdurare e infiltrarsi anche nella fase immediatamente susseguente al risveglio. Se tanto si può avere in condizioni di esplicito risveglio, vi sarebbero buone ragioni per ritenere tecnicamente realizzabile l'intervento direttivo nell'ambito della metodologia descritta. Spingere il soggetto ad associare e ad "agire" nel contesto stesso della vicenda onirica potrebbe in effetti costituire una modalità nuova nella tecnica psicoterapeutica il cui significato e valore pratico è assolutamente prematuro ipotizzare»69.

Le riflessioni di Bertini sembravano preconizzare gli studi sul sogno lucido e in particolare la tecnica di induzione mnemonica e di visualizzazione messa a punto da LaBerge proprio intorno alla possibilità di sfruttare le risorse dell'immediato periodo di risveglio dal sogno.

Tra le tecniche di induzione del sogno lucido hanno una particolare e suggestiva caratterizzazione quelle messe a punto da Paul Tholey, ricercatore dell'Università di Francoforte. Questo autore ha riassunto i risultati delle sue ricerche70, condotte per alcuni anni con più di duecento soggetti, in una serie di circostanziate conclusioni.

Il materiale di base su cui l'Autore ha orientato la sua ricerca sperimentale è costituito sia da circa millecinquecento sogni coscienti - riportati da persone di sesso, età e occupazione diversi - sia da precedenti studi svolti da altri ricercatori universitari e da esperienze cliniche condotte da Psicoterapeuti. ("Techniques for Inducing and Manipulating Lucid Dreams", 1983.71

L'autore distingue, tra i metodi di induzione, quelli che permettono alla lucidità di sopraggiungere durante il sogno da quelli che permettono di "trattenerla" a partire da una condizione di addormentamento e, a differenza di LaBerge, considera i sogni lucidi ipnagogici indotti da queste ultime tecniche solo apparentemente diversi da quelli ottenibili durante il periodo REM e, comunque, soltanto per quanto riguarda la loro fase iniziale. (Paul Tholey)72

1.2 TECNICA DI RIFLESSIONE

La prima e più importante tecnica per ottenere la lucidità durante il sogno descritta da Tholey è la tecnica chiamata "di riflessione".

«Questa tecnica si basa sui seguenti assunti di base: se un soggetto sviluppa, mentre è ancora sveglio, un'attitudine critico-riflessiva verso il suo momentaneo (attuale) stato di coscienza chiedendo a se stesso se sta sognando o no, allora tale attitudine può essere trasferita allo stato di sogno... L'effetto della domanda critica, concernente lo stato di coscienza, sull'induzione di sogni lucidi è soggetta a tre fattori: frequenza, prossimità temporale, somiglianza.
Questo significa che per indurre i sogni lucidi il soggetto dovrà porsi ("ask himself") la domanda critica:

  1. il più frequentemente possibile
  2. nel momento più vicino a quello in cui si sta addormentando
  3. il più spesso possibile in situazioni o condizioni che siano molto simili a un'esperienza di sogno.
Il fattore di frequenza è di primaria importanza per indurre il primo vero sogno lucido. All'inizio la domanda critica dovrebbe essere posta dalle cinque alle dieci volte al giorno... Il fattore della prossimità temporale è prevalentemente significativo per sognatori lucidi esperti che vogliono avere sogni lucidi in notti specifiche. Applicando la tecnica di riflessione il soggetto può rendersi conto che sta sognando sia dopo un periodo di dubbio, in cui pone a se stesso la domanda critica ("sto sognando o no"), sia immediatamente dopo un'esperienza insolita, o, alcune volte, per nessuna ragione apparente.
Per rispondere alla domanda critica (sogno o stato di veglia), il soggetto può contare su un numero di criteri nessuno dei quali tuttavia è totalmente affidabile (sono criteri di riconoscimento comunque soggettivi).
Poiché le esperienze oniriche nella fase riflessiva (nella quale il soggetto si pone la domanda critica) sono di regola meno bizzarre che nella precedente fase del sogno, è importante, per riconoscere lo stato onirico, che il soggetto cerchi di ricapitolare ("recollect") gli eventi (gli eventi onirici precedenti) immediatamente prima di porsi la domanda.
Il soggetto in questa maniera avrà più probabilità di incontrare esperienze insolite... Inoltre (un soggetto) sperimenta delle discontinuità della memoria durante tale processo; questo lo aiuta a rendersi conto di stare sognando».
(Tholey P., "Techniques for Inducing and Manipulating Lucid Dreams")73

Nella tecnica di riflessione l'accesso chiave al sogno lucido è determinato da uno schema, un'abitudine, un atteggiamento "critico-riflessivo" rivolto sia verso i contenuti e i percetti che popolano e costituiscono la vita mentale nel normale stato di veglia sia verso quelli più simili al sogno, ovvero quelli occorrenti in condizioni di rilassamento, in stati di coscienza non proprio vigile oppure nelle esperienze particolarmente inconsuete, tali da eludere o confondere, sia pure per breve tempo, il senso di realtà connesso alla dimensione dell'ordinario e del quotidiano; o ancora nelle meno frequenti esperienze trans-sensoriali o in quelle accompagnate da fenomeni sinestesici, da fenomeni ecmnesici non patologici o da fenomeni di intensa partecipazione emotiva.

Particolare rilievo viene infatti dato dall'autore alle frequenti situazioni oniriche che si presentano come insolite o bizzarre, che colpiscono cioè per la loro stranezza e che dunque potrebbero non essere percepite dal sognatore come se fossero reali (come tipicamente accade invece nel sogno non lucido), trasformandosi così in preziosi indicatori del fatto che si stia sognando (percezione di incongruenze).

La capacità di riconoscere questi elementi (che possono connotare una condizione di pre-lucidità) è, secondo l'autore, decisiva nel riconoscere il proprio stato di sogno, e dunque viene assunta quale criterio di riconoscimento in relazione allo schema critico-riflessivo acquisito in stato di veglia.

Mi sembra importante sottolineare un aspetto che emerge da quanto riportato, sebbene lo avessi anticipato all'inizio di questo lavoro: un sogno lucido si caratterizza anzitutto per un riconoscimento consapevole del proprio sogno "come tale" e mentre lo si sta facendo. Questo riconoscimento è una attività che dipende dalla relazione tra la coscienza e se stessa (riflessività).

Come lo stato di veglia ha quale normale correlato l'essere coscienti di essere coscienti dei propri percetti (condizione in cui è implicita l'esperienza di sé), analogamente lo stato sognante in lucidità ha come caratteristica fondamentale, exceptis excipiendis, l'essere consapevoli del proprio sogno, quale "oggetto" di coscienza.

La tecnica di riflessione viene citata anche da LaBerge che così sintetizza:

«Secondo Tholey il metodo più efficace per raggiungere la lucidità è di sviluppare un "atteggiamento critico-riflessivo" riguardo al nostro stato di coscienza chiedendoci da svegli se stiamo o no sognando. Egli sottolinea l'importanza di porci spesso, almeno cinque o dieci volte al giorno, la domanda critica ("sono sveglio o no?"), in ogni situazione che sembra simile al sogno.
È buona norma porci questa domanda al momento di andare a letto e mentre ci addormentiamo. Tholey afferma che seguendo questa tecnica la maggior parte dei soggetti avrà il suo primo sogno lucido entro un mese, e alcuni vi riusciranno perfino la prima notte».
(LaBerge S., "Sogni coscienti")74

LaBerge conclude le sue osservazioni sulla tecnica di riflessione di Tholey accostandola ad alcune pratiche della meditazione trascendentale75 e affermando che non c'è ragione per non ritenere possibile un trasferimento allo stato onirico dello schema critico-riflessivo acquisito durante la veglia, aggiungendo infine che:

«Quanto più spesso consideriamo criticamente il nostro stato di coscienza da svegli, tanto più è probabile che lo facciamo sognando».
(LaBerge S., "Sogni coscienti")76

Sostanzialmente l'acquisizione dell'atteggiamento critico-riflessivo si traduce in una sorta di autoeducazione attraverso un metodo che va a toccare il cuore stesso del problema, ossia la necessità di perfezionare la capacità di rendersi consapevoli dei contenuti di coscienza tanto durante la veglia quanto nello stato mentale onirico, cioè durante il sonno; capacità che alcune tradizioni mistiche indicano come una via di iniziazione alla vera conoscenza77.

Questo porterebbe a sviluppare una certa consapevolezza di non-stare-sognando allorché si è tentati, in alcune particolari situazioni della vita di veglia, a credere il contrario e a concludere, viceversa, di stare sognando teoricamente tutte le volte che durante il sonno si crede di vivere in una situazione reale. Come tutte le altre tecniche di induzione anche questa richiede un certo impegno sostenuto da una forte motivazione.

1.3 TECNICA DI INTENZIONE E DECISIONE

In particolare nella tecnica cosiddetta "dell'intenzione" (Tholey)78 che presenta analogie sia con la tecnica di induzione mnemonica di LaBerge sia con la tecnica di riflessione appena descritta, l'impegno mentale da parte del soggetto è indirizzato a "immaginare di stare sognando" durante tutte quelle situazioni reali della vita di veglia nelle quali è in qualche modo possibile riscontrare delle affinità con l'esperienza onirica.

A detta dell'Autore, «la tecnica dell'intenzione è particolarmente adatta per indurre un sogno lucido durante un periodo di tempo specifico»79 e inoltre si rivela efficace, «specialmente quando uno si sveglia nelle prime ore del mattino», (Tholey)80 un momento che sembra essere molto adatto a questo tipo di esercizi, come rileva anche LaBerge.

D'intesa con le osservazioni di LaBerge, Tholey - riprendendo alcune considerazioni di Kurt Lewin - osserva che:

«i processi della memoria, specialmente le associazioni mentali, giocano solo un ruolo subordinato nelle azioni intenzionali».
(Tholey, "Techniques for Inducing and Manipulating Lucid Dreams")81

Tuttavia noi siamo convinti che i fattori dovuti ai processi di memorizzazione e quelli dipendenti dalla decisione e dalla motivazione, in queste tecniche quantomeno interagiscano continuamente, reciprocamente rinforzandosi.

1.4 TECNICA DI AUTOSUGGESTIONE

La rassegna sulle tecniche di induzione della lucidità in stato di sogno sarebbe incompleta se, prima di descrivere la tecnica "combinata", non facesse cenno a quella "dell'autosuggestione", nella quale, semplicemente:

«...il soggetto suggerisce a se stesso, se possibile immediatamente prima di addormentarsi e mentre è in stato di rilassamento, di sperimentare un sogno lucido».
(Tholey, "Techniques for Inducing and Manipulating Lucid Dreams")82

Questa tecnica si avvicina a una sorta di autoipnosi. Secondo l'autore:

«l'efficacia delle formule suggestive può essere migliorata impiegando speciali tecniche di rilassamento. Nella nostra ricerca - prosegue - abbiamo trovato che il training autogeno è una tecnica di rilassamento di successo ("we have found autogenous training to be a successful relaxation techniques")».
(Tholey, "Techniques for Inducing and Manipulating Lucid Dreams")83

Le immagini mentali che si creano durante il training autogeno o durante una qualsiasi tecnica di rilassamento e visualizzazione non vanno tuttavia confuse, benché possano esistere delle affinità, con il sogno lucido, che potrebbe sopraggiungere magari in forma ipnagogica.

Leggi la parte 4: 1.5 Tecnica combinata
(Tecniche di induzione del sogno lucido )
Commenti: 3
1 Margherita alle ore 17:22 del 24/05/2015

Salve. Dall'età di 25 anni (oggi ne ho 57) la mia attività onirica è andata via via aumentando in modo del tutto naturale, con ciò intendo che non ho mai eseguito alcuna tecnica; forse la mia capacità di ricordarmi tantissimi sogni dipende dal fatto che sono molto riflessiva. L'attività onirica mi affascina da quando ho avuto il mio primo grande sogno premonitore. Da allora ho avuto grandi sogni di vari tipi: sogni premonitori, lucidi, brevissime apparizioni, sogni lunghissimi come romanzi (gialli) a puntate. Parlo di sogni a puntate perchè mi è capitato di svegliarmi ricordando perfettamente ciò che avevo sognato e di essermi poi riaddormenta riprendendo a sognare lo stesso sogno. Una volta mi è capitato di riprendere un sogno per ben due volte, ma dato che non era un sogno piacevole, al terso risveglio ho deciso di non riaddormentarmi più. Cosa ne pensate? Proprio questa notte mi sono risvegliata ricordandomi perfettamente un sogno. Mi sono riaddormentata una prima volta e mi sono risvegliata senza ricordarmi alcun sogno, dopo di che mi sono riaddormentata una seconda volta ed ho ripreso ha sognare la continuazione del sogno precedente. Che ne pensate? Questa peculiarità è comune, capita di frequente? Grazie. Un cordiale saluto.

2 Giorgio alle ore 11:28 del 26/05/2015

Buon giorno Margherita

Il tuo post stimola molti aspetti trattabili a vari livelli e con diverse implicazioni (un po' difficile affrontarli il un post ed in maniera sintetica), ci provo.

Questa "peculiarità" fa in qualche modo riferimento a quell'aspetto riflessivo, cui accenni. Il termine in se descrive implicitamente, una immagine riflessa: c'è un soggetto osservante ed un oggetto osservato. La mancanza di identificazione con l'evento è determinata da distacco; la coscienza osservante diviene testimone dello "spettacolo" che viene proiettato.

Questo processo è conosciuto lnelle pratiche di meditazione e nella stessa psicologia (psicosintesi- Assagioli); una tecnica che ritroviamo nella parte applicativa della metafisica tradizionale. Nella filosofia indiana tra i sei (originali e ricunosciuti tradizionalmente) indirizzi yoga, il sesto, l'Asparsha (Advaita Vedanta) ne fa strumento pratico

Lo stesso dott. Parciasepe in uno dei suoi dettagliati ed interessanti articoli fa appunto riferimento anche all'aspetto esoterico, oltre che alla consapevolezza, coscienza, osservazione.

Il sonno cosciente è un effetto di questa "presenza"; non significa però che rappresenti necessariamente una qualità spirituale, o l'esito di un percorso interiore; comunque questa capacità risulta utile e determinante ne "Post Mortem" (Bardo Todhol).

A conclusione: continua a coltivare questo aspetto, che a seconda dei tuoi interessi, potrebbe essere orientato con letture mirate (argomenti a te cari: filosofia, religionel od altro) a sera prima di addormentarti; "l'impressione" che un argomento, evento o situazione, traccia, tende ad essere riportato nel successivo sonno....

Buon tuttoSorridente

3 Giulio alle ore 23:44 del 10/10/2016

Buongiorno, ho in parte letto l'articolo e anche se sono del tutto profano penso di aveci capito qualcosa.

Vorrei un aiuto se possibile o un consiglio per risolvere quello che per me è un disturbo: i sogni lucidi!

Navigando trovo solo di tecniche per indurli, di benefici vari, di aspetti che li rendono desiderabili, a me invece capitano e vorrei disfarmene.

Provo a descrivere la dinamica: nel bel mezzo di un sogno, la mia razionalità si accende come un campanello suggerendomi che ciò che sto vivendo non può essere reale, questa realizzazione innesca lo stato di coscienza che però ha effetti solo sulla mente e non sul corpo.

Ovvero, d'improvviso mi sveglio mentalmente, mi accorgo di essere a letto, la parte motoria però è del tutto inibita (occhi e palpebre compresi), anche quella sensibile quasi completamente, la propriocezione invece funziona.

Lo stato non è piacevole, è angosciante e soffocante, spesso l'attività onirica tenta di reinainuarsi, su di essa non ho alcun controllo e comunque è di breve durata poiché basta un minimo viraggio in situazioni inverosimili che la sentinella razionalità risveglia immediatamente la coscienza.

Vi assicuro però che ridestare il corpo per essere finalmente completamente svegli è uno sforzo quasi sempre sovrumano!

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