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Tecniche di induzione del sogno lucido. Tecniche: immagine; corpo; punto-ego ...

scritto da:

Dott. Paolo Parciasepe

- Psicologo Psicoterapeuta

Parla di:
- Fenomenologia, coscienza e paradossi del sogno lucido
- Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi
- Controllo e manipolazione dei sogni lucidi

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido
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TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO

Torna Cap. II - 1: Induzione di sogni lucidi.

II - 1.5 TECNICA COMBINATA

La tecnica "combinata" rappresenta la sintesi delle precedenti e viene illustrata con una certa chiarezza dall'autore attraverso una serie di punti esplicativi, i piu' significativi ed essenziali dei quali esporro' qui di seguito.

Perno del metodo combinato e' la tecnica di riflessione che, secondo l'autore, ha mostrato di essere quella piu' efficace per indurre i sogni lucidi, in particolare nel caso di soggetti che non avevano mai avuto una simile esperienza (84).

Oltre all'esercizio mentale per acquisire uno schema critico-riflessivo, la tecnica combinata integra elementi di autosuggestione e di intenzione (85).
La base imprescindibile di questa tecnica consiste dunque nell'apprendere il modo giusto di porsi la domanda critica ("sto sognando o no") numerose volte durante il giorno, ossia nell'acquisire un atteggiamento critico-riflessivo verso i propri stati di coscienza e i propri contenuti mentali.
Il soggetto nel contempo, e forse in un modo che puo' sembrare paradossale, "...dovrebbe cercare di immaginare intensamente di trovarsi in uno stato di sogno, e che tutto quello che lui percepisce, includendo il proprio corpo, e' soltanto un sogno" (86).

    Il terzo punto della descrizione della tecnica combinata prevede che "mentre pone a se stesso la domanda critica, il soggetto dovrebbe concentrarsi non solo su avvenimenti contemporanei ma anche su eventi che sono gia' avvenuti" (87).

    Inoltre il soggetto in questa fase preliminare dovrebbe comprendere, come l'autore ha gia' sottolineato nelle precedenti tecniche, che la domanda critica deve essere assunta quale "...regola in tutte le situazioni che sono caratteristiche di un sogno, cioe' quando avviene qualcosa di sorprendente o di improbabile, oppure ogni volta che sperimenta forti emozioni ("...or whenever he experiences powerful emotions")" (88).

    Il quinto punto e' particolarmente interessante: "e' di grande aiuto per poter sognare lucidamente avere un sogno ricorrente. Per esempio, se il soggetto ha frequentemente sentimenti di paura o vede spesso dei cani nei suoi sogni ("...or often sees dogs in his dreams..."), egli dovrebbe porre a se stesso la domanda critica che riguarda il suo stato di coscienza tutte le volte che si trova in una situazione di paura o che vede un cane durante il giorno" (89).

Appare chiaro che il sogno ricorrente, ben presente nella memoria del soggetto e periodicamente reiterato, offra una notevole facilitazione all'acquisizione dello schema critico-riflessivo e al trasferimento di quest'ultimo dallo stato di veglia allo stato onirico.
L'esercizio risulta maggiormente semplificato se il sogno ricorrente contiene elementi normalmente riscontrabili durante le esperienze del giorno.
La descrizione prosegue con il suggerimento di provare a immaginare intensamente delle esperienze certamente insolite come "volare" o semplicemente meno frequenti come "galleggiare". Queste esperienze sembrano invece abbastanza comuni nei sogni.
L'esercizio di immaginazione che viene proposto dovrebbe cercare di recuperare dal patrimonio di esperienze reali del soggetto - naturalmente qualora esistano - quelle sensazioni connesse al galleggiamento, alla sospensione nel vuoto e simili per trasferirle allo stato di sogno.

Successivamente l'autore si sofferma sulla necessita' di sviluppare una buona memoria dei propri sogni, necessita' che si comprende intuitivamente e che viene sottolineata da LaBerge e da altri e qui ribadita: l'accesso ai sogni e' infatti determinato inizialmente dal loro ricordo.

    Percio' "se il soggetto ha delle difficolta' nel ricordarsi i suoi sogni dovrebbe impiegare dei metodi per migliorarne la memoria, cosi' come descritto nella recente letteratura sul sogno.
    In molti casi tuttavia la pratica dell'ottenere uno schema critico-riflessivo della mente migliorera' la capacita' del soggetto a ricordare i suoi sogni
    " (90).

L'autore inoltre raccomanda che nel momento in cui si va a dormire pensando di poter ottenere una condizione di consapevolezza durante lo stato di sogno, tale pensiero non venga, a questo punto, vanificato da un accanimento (fin troppo razionale) della volonta'.
Forse appare sufficiente un'intenzione ferma, motivata e stabile ma priva di insistenza, utile specialmente "...quando il soggetto si e' appena svegliato al mattino e ha la sensazione che stara' per riaddormentarsi" (91); momento, lo ricordiamo, indicato da LaBerge per mettere in pratica la tecnica di induzione mnemonica.

L'autore conclude affermando che in base alle ricerche e ai risultati sperimentali raggiunti chiunque segua o metta in pratica questa serie di suggerimenti potra' imparare a sognare in modo lucido.
Precisa altresi' che "i soggetti che non hanno mai avuto esperienze di sogno lucido avranno il primo dopo un tempo medio di quattro o cinque settimane con una grande deviazione interindividuale..." (92).
In seguito i sogni lucidi potranno avvenire anche senza una preparazione adeguata: la tecnica a quel punto dovrebbe ormai appartenere alle modalita' di esperienza del soggetto e al suo modo di pensare.

Anche le tecniche fondamentali elaborate da Tholey per "trattenere" la lucidita' vengono riportate da LaBerge e giudicate efficaci specialmente per chi e' incline all'ipnagogismo.

    "Tholey ha descritto tre tecniche simili per mantenere la lucidita' mentre dormiamo.
    I metodi sono fondati sulla generale procedura di addormentarsi pur rimanendo svegli, con varianti dipendenti dall'oggetto dell'attenzione
    " (93).

I tre metodi si sviluppano in varianti e combinazioni per un totale di sette tecniche che conducono il soggetto alla conservazione della consapevolezza attraverso il sonno.

"Per quanto riguarda la capacita' di apprendere queste tecniche cio' avviene con grosse differenze interindividuali" (94), specialmente per quanto riguarda il tempo di apprendimento e il momento della comparsa della prima esperienza di sogno lucido.
Tholey soggiunge che anche queste tecniche "...per trattenere la lucidita' possono essere usate con successo nelle prime ore del mattino, sia immediatamente dopo essersi svegliati da un sogno sia dopo un periodo di piena veglia" (95), e comunque prima di riaddormentarsi.


II - 1.6 TECNICA DELL'IMMAGINE

La prima tecnica di mantenimento della lucidita' e' quella detta "dell'immagine".

    "In questa tecnica il soggetto si concentra, mentre si sta addormentando, solo su immagini visive ("...only on visual images").
    Sebbene esistano considerevoli differenze tra gli individui, la seguente sequenza di immagini e' stata spesso osservata.
    Inizialmente il soggetto vede dei lampi di luce che rapidamente cambiano in forme geometriche. In seguito giungono le immagini di oggetti e di volti finche' sopraggiungono scenari completi che inizialmente appaiono e scompaiono, ma poi si stabilizzano
    " (96).

I fenomeni ipnagogici descritti, soggiunge l'autore, appartengono a un flusso di immagini di natura piuttosto indistinta, sicche' "...e' necessaria una notevole pratica per seguirli con attenzione" (97).

L'autore prosegue affrontando il problema di come "entrare" nelle immagini e nelle scene ipnagogiche focalizzando nel contempo l'attenzione su di esse per trattenere la lucidita' del proprio stato mentale.
L' autore suggerisce innanzitutto di "mantenere una certa passivita' che possa permettere al sognatore di spostarsi gradualmente e quasi inavvertitamente all'interno della scena onirica; parallelamente consiglia di svolgere una semplice ma particolare azione" (98), che, suggeriamo noi, puo' essere, per esempio, il contare con le dita delle mani.

Questo accorgimento a suo dire si e' rivelato molto utile per sostenere una certa attenzione e conservare cosi' la condizione di lucidita' onirica per un periodo di tempo relativamente lungo.


II - 1.7 TECNICA DEL CORPO E DEL DOPPIO CORPO. LE ESPERIENZE EXTRACORPOREE

"Il secondo metodo di Tholey, la "tecnica del corpo" e' collegato alle procedure che mirano a produrre una OBE..." (99), ossia una esperienza extracorporea (Out of the Body Experience), connessa con una esperienza di movimento.
La tecnica ha intrinsecamente due varianti e nasce da una osservazione effettuata durante gli esperimenti condotti con la tecnica dell'immagine:

    "e il soggetto si concentrava, mentre stava per addormentarsi, sul suo corpo, spesso accadeva che il suo corpo iniziava a diventare immobile ("...it often happens that the body begins to become immobile").
    A seconda del metodo con cui il soggetto supera questa immobilita', possiamo distinguere una tecnica "a corpo unico" e una tecnica "a doppio corpo"
    " (100).

    Secondo Tholey "la tecnica a corpo unico e' piu' semplice; un soggetto semplicemente rende il corpo immobile un corpo che si muove nuovamente.
    Il soggetto cerca di immaginare di trovarsi in una situazione differente dal corpo fisico quale e' quello che dorme nel letto... Se il soggetto si rende conto che il suo corpo non si trova piu' nel letto allora la sua immobilita' svanisce dopo un breve periodo di tempo.
    Un altro metodo per rendere il corpo immobile un corpo nuovamente mobile consiste nel dissolverlo apparentemente in una forma aerea e poi solidificarlo in un corpo mobile
    " (101).

L'autore sostiene che i sognatori lucidi esperti sono capaci di creare questa esperienza extracorporea prima della comparsa della condizione di immobilita' (102). Inoltre descrive un dato interessante per il riconoscimento, in generale, dell'esperienza extracorporea:

    "quando si applica la tecnica del corpo, l'ambiente circostante ("surroundings") dapprima appare scuro, poi diventa piu' chiaro allorche' ci si sposta dalla locazione iniziale" (103).

Per quanto riguarda la variante del "doppio corpo" si puo' dire che questa tecnica introduca, appunto, uno sdoppiamento:

    "il soggetto si stacca da se stesso, dal corpo immobile, attraverso un secondo corpo..." (104) con il quale compie determinate azioni.

    L'autore avverte che di questa tecnica "l'unica cosa importante e' cercare di immaginare intensamente di avere un secondo corpo che si muove e col quale si puo' uscire (attraverso il letto) ("through the bed..."), rigirarsi o in altro modo staccare se stessi dal corpo immobile.
    Dopo la separazione dal corpo immobile, il secondo corpo, che inizialmente e' aereo o etereo, si solidifica fino a quando appare completamente identico al solito corpo che si ha quando ci si risveglia
    " (105).

Sia ben chiaro che queste esperienze sono puramente mentali, per quanto molto vivide e realistiche. Il problema sembra piuttosto quello di collocarle entro la definizione di sogno lucido.
Su questo punto l'opinione di LaBerge sembra condurre alle conclusioni di Tholey.
La descrizione fornita da LaBerge circa le esperienze extracorporee e' sostanzialmente concorde con le osservazioni sulla tecnica "del corpo".

    "La OBE assume una varieta' di forme che confonde. Una persona che ha una OBE, puo' trovare il suo senso di indentita' associato con un secondo corpo non fisico...
    In stato extracorporeo si puo' anche fare a meno di qualsiasi sorta di corpo e sperimentarci come un punto luminoso o un centro di coscienza che si muove liberamente.
    In alcune OBE si puo' avere l'impressione di vedere il nostro corpo fisico addormentato, mentre in altri casi si vede un letto vuoto o con dentro qualcuno di completamente diverso
    " (106).

Tuttavia LaBerge afferma che l'esperienza extracorporea (meglio sarebbe chiamarla "sensazione extracorporea") non e' necessariamente accompagnata da una condizione di chiara lucidita', avvicinandosi in questo senso all'esperienza del sogno pre-lucido che e' piuttosto il risultato di un'osservazione critica parziale o inadeguata della realta' onirica (107), ossia un sogno lucido incompleto, non sufficientemente accompagnato dalla consapevolezza che sia un sogno e contenente elementi di incoerenza e contraddizione, dei quali il sognatore non riesce a fornire un'interpretazione corretta in termini di realta' o di non-realta' (108).

Secondo LaBerge non e' vero infatti che il sogno lucido sia talora considerato come una forma inferiore di OBE, piuttosto e' vero il contrario. La lucidita' incompleta nel sogno e' una condizione che e' caratterizzata "...da un'amnesia parziale, da un'inadeguata osservazione della realta' [onirica] e dall'interpretazione dell'esperienza come un fenomeno extracorporeo (creduto reale) invece che un sogno" (109).

Molte persone inizialmente si spaventano per questo fenomeno e provano molta angoscia, ritenendolo una manifestazione anticipata del momento della propria morte, e in seguito, riacquistando fiducia, una prova della propria trascendenza. Niente di tutto questo in termini strettamente scientifici.

    LaBerge continua spiegando che "una delle ragioni per cui si e' indotti a considerare queste esperienze come delle OBE (reali) invece che sogni e' che esse sembrano avvenire mentre si e' svegli.
    Ovviamente, se si e' svegli non si puo' sognare e se non sogniamo dobbiamo fare realmente quello che ci "sembra" di fare: viaggiare "fuori del corpo".
    Tutto questo sembra abbastanza semplice, eccettuato uno strano fatto: in molte circostanze puo' essere estremamente difficile decidere se si e' addormentati o svegli, se sogniamo o vediamo realmente.
    Questi stati di confusione avvengono specialmente durante la paralisi da sonno, che talora si presenta quando una persona si sveglia parzialmente dal sonno REM e si trova incapace di muoversi
    " (110).

LaBerge ipotizza che il sistema motoinibitore (111), situato nel tronco encefalico come i centri regolatori del sonno, per qualche ragione continui a funzionare nonostante che il soggetto sia in un certo senso gia' sveglio (112).
Questo breve risveglio e' sufficiente affinche' il cervello del soggetto registri la posizione esatta assunta dal suo corpo.
Il soggetto si riaddormenta rapidamente e inconsapevolmente, credendo cioe' di essere ancora sveglio in virtu' dell'informazione sensoriale (reale) che riceve.
Invece i suoi sistemi sensoriali sono gia' inibiti e la sensazione di immobilita' che conserva e' dunque un ricordo che interferisce con la sua conseguente decisione, a questo punto onirica, di superare tale immobilita' attraverso un movimento corporeo (113).

L'esito, spesso, e' esattamente quello descritto a proposito delle OBE: il cervello del sognatore crea un'immagine onirica del suo corpo, sovrapposta e in contraddizione al ricordo della sensazione di immobilita' connessa invece con l'esatta informazione circa l'orientamento spaziale assunto realmente dal suo corpo (114).

Al sognatore, il quale non sa o non sa ancora che sta sognando, solitamente sembra percio' di muoversi davvero in un altro corpo che "esce fuori dal suo corpo", steso immobile nel letto.
Quest'ultima anomalia (indicativa della condizione di pre-lucidita'), spiega LaBerge, potrebbe di per se' risvegliare la consapevolezza di stare sognando dando cosi' luogo, nel proseguimento dell'esperienza, a un sogno lucido.

LaBerge continua infatti dicendo che molti degli "onironauti" che partecipano ai suoi esperimenti "...descrivono sogni lucidi, iniziati durante un breve risveglio da periodi di REM, come la sensazione di "lasciare il corpo"..." (115).
Allo stesso risultato condurrebbe la tecnica di Tholey, sebbene in fase ipnagogica.

Convincenti alcune osservazioni finali di LaBerge che si adattano molto bene a quanto dicevamo a proposito dello schema "critico-riflessivo" suggerito da Tholey in relazione alla capacita' di riconoscere in ogni condizione i propri percetti e i propri stati mentali:

    "da tutto questo si puo' imparare che non e' sempre facile stabilire in quale modo si stia vivendo in un dato momento: distinguere i sogni dalla realta' non e' una cosa da nulla. Ne' l'evoluzione biologica ne' quella culturale ci hanno preparato in modo considerevole a questo compito.
    Distinguere uno stato di coscienza da un altro e' una capacita' cognitiva imparata esattamente nello stesso modo in cui abbiamo imparato da bambini a capire i suoni confusi che sono diventati il nostro linguaggio: per pratica.
    Quanta piu' pratica abbiamo del sogno lucido, tanto piu' facilmente troveremo che non bisogna confonderlo pensando di essere svegli mentre stiamo sognando.
    Quanta piu' esperienza avremo avuto nel riconoscere i falsi risvegli, la paralisi da sonno e altri fenomeni associati con il sonno REM, tanto piu' e' probabile che, quando "lasciamo il nostro corpo", ci rendiamo conto che si tratta di un sogno lucido
    " (116), e non di un fenomeno di spiritismo.


II - 1.8 TECNICA DELL'IMMAGINE CORPOREA

    La tecnica che combina la tecnica dell'immagine con quella del corpo e' chiamata "dell'immagine corporea", nella quale "il soggetto si concentra non solo sulle immagini visive, ma egualmente sul suo corpo. Se il soggetto suggerisce a se stesso in uno stato di rilassamento che il suo corpo e' leggero e puo' muoversi liberamente, allora puo' accadere che questo "corpo fenomenico" ("phenomenal body") inizi a muoversi.
    Sembra quasi che possa scivolare nella scena del sogno o perfino guidare o cavalcare... se viene immaginato anche un appropriato veicolo.
    Il corpo avra' piu' probabilita' di entrare in (questo) stato di scivolamento (dentro il sogno) se precedentemente appare nel campo visivo l'impressione di un moto uniforme ("unified motion"), come frequentemente osservato durante il processo di addormentamento.

    Nello stato iniziale il soggetto osserva dei punti che si muovono; piu' tardi si stabilizza una scena, egli vede per esempio un gregge di pecore, uno stormo di uccelli o qualcosa di simile.
    Se il campo visivo e' riempito a questo modo, con oggetti che si muovono uniformemente, allora il movimento degli oggetti puo' trasformarsi nel movimento del corpo che si muove nella direzione opposta, cosi' che (a quel punto) gli oggetti o stanno fermi o si muovono con una velocita' ridotta.
    I soggetti esperti possono intenzionalmente influenzare il movimento del corpo entro certi limiti, controllando la direzione dei loro sguardi.
    Lo stato di scivolamento alcune volte finisce con un rapido cambio di scena
    " (117).

Con questa tecnica, nella quale come rileva l'autore si ha una sensazione di lievitazione corporea connessa con quella di galleggiamento e sospensione nel vuoto (considerate in precedenza), l'aspetto principale e' costituito dal "movimento uniforme" immaginato nella scena onirica.
Questo movimento, rappresentato da una serie di oggetti che si spostano nella stessa direzione, facilita il movimento stesso del corpo, svincolato e reso leggero, e favorisce cosi' la sua "entrata" nel sogno (sensazione di scivolamento).
Il corpo e' chiaramente il punto di focalizzazione cosciente del sognatore, sicche' la sua entrata o il suo scivolamento nella scena onirica, che fa invece da sfondo, produce quella commistione necessaria affinche' compaia la lucidita' onirica.

Curiosamente il corpo, rispetto al sistema di riferimento costituito dal movimento degli oggetti che occupa la scena onirica, si comporta coerentemente con il principio galileiano della reciprocita' del moto.
Infatti il moto uniforme degli oggetti in una direzione (vettore V), rispetto allo stato di quiete del corpo, si trasforma rapidamente e indifferentemente nel movimento del corpo in direzione opposta (vettore - V) rispetto allo scenario onirico rappresentato dagli oggetti che ora risultano praticamente in quiete.
In altre parole ego onirico e osservatore inerziale praticamente coincidono, con la particolarita' che l'ego onirico-inerziale vede e "sente" se stesso anche all'esterno di se stesso (oss. onirico); particolarita' tipica dello sdoppiamento della coscienza ("double consciousness") nel sogno lucido.


II - 1.9 TECNICA DEL PUNTO-EGO

L'ultima tecnica e' detta "del punto ego" e "...implica il concentrarci mentre ci addormentiamo sull'idea che presto non percepiremo piu' il nostro corpo. Appena ci addormentiamo ci sara' possibile fluttuare liberamente come un punto di coscienza in uno spazio che sembra essere identico alla stanza in cui siamo andati a dormire" (118).

Questa tecnica ha una sua variante nella tecnica del "punto-ego dell'immagine" la quale "...differisce dalla precedente soltanto nel fatto che il soggetto si concentra anche sulle immagini mentre si addormenta. Se si e' stabilizzata una scena visiva del sogno, allora e' possibile viaggiare dentro lo scenario. Il punto-ego puo' in certe circostanze entrare nel corpo di un'altra figura del sogno e assume il suo sistema motorio" (119).

Tholey riporta in aggiunta alcune osservazioni:

    "sebbene tutti i dettagli e le varieta' delle tecniche per trattenere la lucidita' non possano essere qui descritti, si spera che questi riferimenti siano sufficienti. Soprattutto e' importante inizialmente raccogliere una vasta gamma delle proprie esperienze mentre ci si addormenta per scoprire quali delle varieta' descritte sopra siano le piu' adatte.
    Le tecniche per trattenere la lucidita' richiedono una notevole pratica, ma danno il grande vantaggio di permettere di indurre i sogni lucidi in un momento deciso da se stessi, aumentando cosi' considerevolmente la loro frequenza
    " (120).

L'autore tuttavia precisa che il risultato, costituito dal raggiunto stato di lucidita' onirica, puo' essere ostacolato da una situazione ingannevole di "falsa permanenza in stato di veglia ("false remaining awake") paragonabile al "falso risveglio"" (121) che secondo LaBerge puo' caratterizzare proprio il termine della stessa lucidita' onirica, specialmente in sognatori esperti.

Capita anche che "...i falsi risvegli avvengano ripetutamente, e il sognatore lucido abbia l'impressione di svegliarsi piu' volte, scoprendo ogni volta di stare ancora sognando.
In alcuni casi sognatori lucidi hanno riferito di avere addirittura dozzine di falsi risvegli prima di svegliarsi, infine, realmente
" (122).

Il falso risveglio puo' essere dapprima vissuto come una situazione piuttosto divertente, ma poi puo' trasformarsi in una circostanza piuttosto angosciosa, dalla quale non si riesce a uscire.

Il fatto che avvengano piu' spesso in sognatori lucidi esperti, per i quali il termine della lucidita' e' comunque rappresentato dal risveglio dal sonno, e' giustificabile per un effetto di aspettativa legato alla frequenza:

    "... quanti piu' sogni lucidi abbiamo avuto, tanto piu' associamo il risveglio con lo svanire del sogno lucido e cosi' ci "aspettiamo" piu' fortemente di svegliarci quando il sogno svanisce" (123).

Durante la fase terminale della lucidita', che puo' essere caratterizzata come abbiamo visto dal falso risveglio, LaBerge suggerisce di utilizzare un metodo da lui ideato per conservare la lucidita' onirica e produrre nuovi scenari.
Il metodo consiste nella produzione di una forte sensazione di movimento:

    "la tecnica e' molto semplice.
    Appena la mia visione comincia a svanire nel sogno lucido, io cado all'indietro o giro come una trottola (nel sogno, naturalmente)
    (124).
    Perche' il metodo funzioni e' importante sperimentare un vivace senso di movimento.
    Di solito questo processo genera una nuova scena di sogno che spesso rappresenta la stanza da letto in cui sto dormendo.
    Ripetendomi continuamente che in questo passaggio sto dormendo posso continuare a sognare lucidamente nella nuova scena.
    Senza questo particolare sforzo di attenzione, di solito scambio il nuovo sogno per un risveglio, e questo nonostante le assurdita' spesso evidenti nel contenuto del sogno
    " (125).

In base ai risultati raggiunti con un campione di sognatori lucidi, LaBerge sostiene che tale metodo puo' anche essere utilizzato ogni qualvolta si desideri una modificazione dello scenario onirico (126).

Il movimento sembra dunque essere una componente fondamentale che influenza e stabilizza la produzione onirica.
L'autore offre in proposito una ipotesi neurofisiologica:

    "le informazioni sui movimenti della testa e del corpo, quali sono registrate dall'apparato vestibolare (che ci permette di tenerci in equilibrio), sono strettamente integrate dal cervello con le informazioni visive per produrre una visione stabile del mondo: cosicche', per esempio, sappiamo che il mondo non si e' mosso quando capovolgiamo la testa.
    Poiche' le sensazioni di movimento durante il girare in sogno sono completamente vivide come quelle che si hanno durante i movimenti effettivi, e' molto probabile che gli stessi sistemi del cervello siano attivati nello stesso modo nei due casi.
    Un'interessante possibilita' e' che la tecnica girante stimoli il sistema vestibolare del cervello
    (127), e faciliti cosi' l'attivita' delle vicine componenti del sonno REM.
    Poiche' i neurologi hanno ottenuto la prova indiretta dell'intervento del sistema vestibolare nella produzione dei rapidi movimenti oculari
    (128) del sonno REM, il collegamento proposto non e' interamente privo di fondamento" (129).

L'autore fa riferimento, nella conclusione del brano, agli esperimenti effettuati da Pompeiano e Morrison (130), i quali "...ottennero la eliminazione dei "bursts" dei REM mediante lesione elettrolitica bilaterale dei nuclei vestibolari mediali e spinali" (131).

Il sistema vestibolare, in virtu' del collegamento con il sistema oculomotore sembra quindi essere coinvolto anche nella regolazione dei movimenti oculari rapidi che avvengono durante il sonno REM, peraltro dietro influenza dei generatori ipnici della formazione reticolare pontina.
Sarebbe molto interessante riuscire a verificare se la tecnica di rotazione onirica suggerita da LaBerge, parallelamente all'ipotesi di una retroazione di tale rotazione sull'apparato vestibolare, sia in grado di produrre degli effetti di nistagmo rotazionale e postrotazionale.
In tal caso tra il movimento coscientemente sognato e la sensazione dovuta al movimento effettivo, potrebbe esistere, come sostiene LaBerge, soltanto una virtuale differenza.

    Di avviso analogo allo osservazioni di LaBerge sembrano essere quelle di Paul Tholey, il quale sostiene che "un controllo appropriato della direzione della visione puo' finire, prolungare o alterare i sogni lucidi.
    Fissare un punto stazionario in un ambiente del sogno causa al sognatore il risveglio dopo 4-12 secondi.
    In questo processo il punto fisso inizia a sbiadirsi e l'intera scena del sogno comincia a dissolversi.
    Soggetti esperti possono usare questo stadio di dissolvimento per formare l'ambiente del sogno in accordo coi propri desideri.
    Ristabilire il sogno attraverso movimenti rapidi degli occhi puo' impedire il risveglio
    " (132).

Sembrerebbe che i movimenti oculari intenzionali, effettuati dal soggetto durante il sogno, abbiano anch'essi una retroazione sul sistema vestibolare che indurrebbe a sua volta sia una sensazione di movimento, tale per cui avverrebbe un cambiamento della prospettiva onirica (o dello scenario del sogno), sia una stimolazione diretta dei generatori pontini del sonno REM.

E' probabile che i due Autori si riferiscano a fenomeni simili o forse ad un unico fenomeno, il quale potrebbe essere collegato a complessi meccanismi di feedback regolati, in un certo qual modo, dall'intenzionalita' cosciente del sognatore lucido.
L'effetto e' comunque il prolungamento del sogno (e quindi della lucidita') attraverso la modifica diretta dello scenario o la variazione del proprio punto di osservazione
.


Leggi il Cap. II - 2: Caratteristiche cognitive dei sogni lucidi

Autore:

dott. Paolo Parciasepe

Note
  1. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  2. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  3. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  4. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  5. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  6. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  7. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  8. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  9. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  10. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  11. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  12. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  13. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  14. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  15. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  16. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  17. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  18. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  19. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  20. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  21. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  22. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  23. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  24. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  25. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  26. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  27. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  28. Vedi nota n. 13.

  29. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  30. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  31. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  32. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  33. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  34. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  35. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  36. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  37. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  38. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  39. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  40. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  41. Vedi anche la tecnica di "looping" decritta da Alejandro Jodorowsky.
    In A. JODOROWSKY, 2006, op. cit.

  42. S. LABERGE, 1988, op. cit., La tecnica rotazionale - altrove chiamata "spinning" - descritta da LaBerge per conservare la lucidita' modificando lo scenario di un falso risveglio, e' analoga alla tecnica descritta da Godwin (cfr. M. GODWIN, 1999, op. cit.).
  43. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  44. Controlli effettuati attraverso le risposte elettronistagmografiche hanno permesso di stabilire un'intensa attivazione vestibolare durante il sogno lucido, riflessa in specifiche esperienze mentali come quelle di volo, di galleggiamento o di sospensione nel vuoto.
    Se e' possibile che il sistema vestibolare venga autonomamente sollecitato (dall'attivita' PGO) producendo, come nell'ipotesi di Allan Hobson, esperienze di volo, e' altrettanto possibile che queste ultime, consapevolmente evocate nel sogno lucido quali esperienze inusuali particolarmente desiderate, inducano una risposta di attivazione vestibolare.
    E' stata anche riscontrata una correlazione positiva tra stimolazioni vestibolari esterne (per esempio l'essere "cullati" in una amaca) e la frequenza di sogni lucidi, e fra questa e la capacita' di equilibrio statico (in stato di veglia) dei sognatori.

  45. Dai nuclei vestibolari di Schwalbe, di Deiters e di Bechterew si diramano delle fibre ascendenti, lungo il fascicolo longitudinale mediale, che raggiungono i nervi cranici oculomotori.

  46. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  47. O. POMPEIANO, A. R. MORRISON, "Vestibular influences during sleep, I. Abolition of the rapid eye movements of desynchronized sleep following vestibular lesions" arch. It. di Biol., 103, 1965.

  48. G. PESCETTO, D. DETTORE, "Fondamenti neurobiologici del sonno e del sogno", Giardini Editori, Pisa, 1982.

  49. P. THOLEY, 1983, op. cit.
    L'effetto di fissazione dello sguardo nel sogno verra' considerato nel paragrafo dedicato alle tecniche di manipolazione onirica.



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Tecniche di induzione del sogno lucido
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