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Tecniche di induzione del sogno lucido: Caratteristiche cognitive

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Tecniche di induzione del sogno lucido: Caratteristiche cognitive

scritto da:

Dott. Paolo Parciasepe

- Psicologo Psicoterapeuta

Parla di:
- Fenomenologia, coscienza e paradossi del sogno lucido
- Tecniche di induzione e aspetti cognitivi dei sogni lucidi
- Controllo e manipolazione dei sogni lucidi

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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Tecniche di induzione del sogno lucido

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Tecniche di induzione del sogno lucido
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TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO

Torna Cap. II - 1: Induzione di sogni lucidi.

II - 2. Caratteristiche cognitive dei sogni lucidi

Non vi e' dubbio che il processo onirico abbia delle affinita' con i fenomeni e i processi della vita psichica in stato di veglia.
Immagini vivide e sensazioni a volte complesse, ricordi, ragionamenti e discorsi ancorche' bizzarri, azioni dotate di decisione, motivazione e scopo nonche' improvvisi e illuminanti insight compongono normalmente il caleidoscopico teatrino dei nostri sogni, rivelando la vivace attivita' che il nostro cervello svolge durante il sonno (133).

La condizione di lucidita' esalta l'emergere di questi fenomeni e rende il sognatore straordinariamente partecipe della propria attivita' mentale onirica.

Secondo LaBerge le caratteristiche cognitive variano nel sogno come nello stato di veglia:

    "come la nostra memoria, il nostro pensiero e la nostra volonta' variano nello stato di veglia, cosi' variano nello stato di sogno.
    Nel migliore dei casi i sognatori lucidi possono ragionare chiaramente, ricordare liberamente e agire come vogliono secondo la loro riflessione; tuttavia non sempre possiedono queste capacita' mentali per esteso.
    Vi sono infatti diversi gradi di lucidita'.
    E probabilmente solo i sognatori lucidi relativamente esperti agiscono a un livello paragonabile ai loro migliori momenti di veglia
    " (134).

Una ricerca neurofisiologica condotta da LaBerge sui sognatori lucidi dimostro' che durante il sonno REM il cervello del sognatore manifesta modelli di attivazione selettiva laterizzata analoghi a quelli della veglia.
Attivita' che impegnano prevalentemente l'emisfero sinistro o l'emisfero destro (compiti logici e compiti visuo-spaziali) furono svolte da sognatori lucidi sperimentali (dai loro ego-onirici, dunque) nello stato sognante, segnalando all'esterno (comunicazione extraipnica) il momento in cui avveniva un passaggio da un'attivita' ad un'altra (135).

Una capacita' mentale strettamente correlata alla lucidita' onirica e' l'accesso alla memoria:

    "...il pieno emergere della coscienza nel sogno lucido porta con se' il continuo presentarsi del ricordo; per esempio il sognatore lucido puo' ricordare dove sta dormendo in quel momento..." (136), oppure puo' attingere selettivamente dal suo archivio mnestico elementi che confluiscono nel processo di elaborazione onirica in corso.

Paul Tholey, dal canto suo, scende nello specifico dell'argomento esaminando i problemi connessi con gli aspetti cognitivi, riscontrabili nel sogno lucido, che investono l'ego onirico sia in rapporto all'osservatore onirico (rapporto che rappresenta il se' cosciente del sognatore) sia in rapporto all'ambientazione stessa del sogno - in pratica il suo contenuto - e ai personaggi che lo determinano con le loro azioni e le loro presenze (137).

Lo studio di Tholey in particolare e' volto a esaminare e a descrivere alcune capacita' di tipo cognitivo che sembrano possedere proprio i personaggi incontrati dall'ego onirico nel sogno lucido ("dream characters" - abbrevieremo e semplificheremo con la sigla PS "personaggi del sogno").

Questi personaggi nell'esplicare le capacita' attribuitegli dall'autore, all'apparenza manifestano una sorta di coscienza indipendente da quella che si produce in rapporto all'ego onirico quale rappresentazione in cui il sognatore si riconosce e si identifica:

    "nei sogni lucidi i PS danno alcune volte l'impressione di avere una loro coscienza.
    Parlano e si comportano logicamente, svolgono sorprendenti attivita' cognitive, ("...perform amazings cognitive feats...") ed esprimono, nel loro comportamento, scopi precisi ("distinct") e sentimenti; ma hanno davvero una coscienza propria?...
    " (138).

    Naturalmente, "nell'affermare che i PS hanno una coscienza propria non vogliamo dire che questi siano esseri indipendenti nel modo in cui gli occultisti e gli spiritisti pensano ai fantasmi..." (139).

L'autore considera piuttosto la possibilita' che durante il sogno emergano elementi diversificati e distinti della personalita' e del patrimonio mnestico-esperienziale del sognatore.
Questi elementi verrebbero in qualche modo personificati (assumendo cioe' una veste antropomorfa) giacche' si presenterebbero con "una loro coscienza", ossia con modalita' rappresentazionali del tutto autonome e peculiari.

    "Mentre gli input sensoriali tendono a dominare, nei contenuti e nell'organizzazione del mondo percettivo, nello stato di veglia, i processi (endogeni) del SNC ("central brain") sono largamente responsabili per gli eventi del mondo onirico.
    Una caratteristica di questi processi del cervello e' che essi sono in relazione ai processi della memoria, affettivi e cognitivi.
    Il fatto che i processi del SNC diventino consci si pensa possa dipendere dalle caratteristiche dinamiche di questi stessi processi - di cui conosciamo molto poco fino ad oggi.
    E' quindi teoreticamente possibile che piu' di una coscienza possa svilupparsi in un cervello singolo
    " (140).

Molto interessante appare quest'ipotesi se confrontata con il suggerimento, sempre dell'autore, di utilizzare in senso terapeutico il sogno lucido in casi di personalita' multipla, ossia nei confronti di soggetti che esprimono, specialmente nel comportamento osservabile, aspetti non integrati, contraddittori e fortemente ambivalenti della loro esperienza, come se, appunto, appartenessero a persone diverse (141).

In questo senso il sogno lucido potrebbe essere pensato come un luogo ideale per un processo di reintegrazione, in senso lato.
In esso, infatti, potrebbero comparire non alternativamente aspetti dissociati e conflittuali della personalita' del sognatore, i quali, in un certo senso, potrebbero riunificarsi attraverso un confronto cosciente e pacificatore operato dall'ego onirico.
La relazione dinamica che quest'ultimo sviluppa con l'osservatore onirico, quale punto di vista esterno al sogno, e' peraltro risolta da Tholey senza la finezza descrittiva di LaBerge; semplicemente la consapevolezza e la duplice prospettiva che investono l'esperienza del sogno lucido sono riferite al solo ego del sogno, il quale "...ha una sua coscienza... osserva la scena del sogno dalla sua propria posizione, dispone di un buon potere di ricordo e puo' pensare razionalmente" (142).

L'autore, descrivendo gli aspetti essenziali della ricerca, si sofferma su precisazioni di ordine metodologico:

    "nel nostro studio esplorativo, abbiamo usato dei cosiddetti "approcci sperimentali fenomenologici"...
    In contrasto all'approccio sperimentale tradizionale, le variabili indipendente/dipendente sono di natura soggettiva.
    Nonostante cio' gli esperimenti fenomenologici sono intersoggettivamente validi e riproducibili...
    Nove soggetti maschi (7 studenti e 2 psicologi) hanno preso parte allo studio.
    Essi erano tutti esperti sognatori lucidi che avevano imparato come indurre i sogni lucidi attraverso i mezzi della tecnica della riflessione combinata...
    (vedere paragrafo precedente).
    Questa tecnica sottolinea principalmente l'allenamento nello sviluppo di una attitudine critico-riflessiva della mente, ma inoltre contiene elementi di intenzionalita' e di suggestione...
    Ai soggetti venne insegnato a porre ad altri PS (diversi, cioe', dall'ego onirico) durante il sogno lucido alcuni compiti stabiliti.
    I compiti posti erano disegnare o scrivere: disegnare o scrivere qualcosa che fosse capovolto rispetto alla posizione dell'ego del sogno (l'altro PS sedeva o stava di fronte all'ego onirico); nominare una parola sconosciuta: nominare una parola sconosciuta all'ego del sogno; trovare delle parole in rima: trovare delle parole in rima per una parola specifica; trovare un verso in rima; fare dell'aritmetica: risolvere sia semplici problemi aritmetici sia problemi che avrebbero richiesto una mentalita' matematica e che non potevano essere risolti prima, dall'ego del sogno
    " (143).

La ricerca duro' alcuni mesi.
In questo periodo i soggetti non comunicavano tra loro.
Ogni relazione individuale di sogno lucido venne registrata su nastro o trascritta immediatamente dopo il risveglio del soggetto (144).
I risultati, continua l'autore, furono estrapolati sulla base di 92 relazioni di sogni lucidi; per ogni soggetto si contavano almeno 6 sogni lucidi (145).
L'autore precisa che nella valutazione dei risultati si tenne conto esclusivamente delle specifiche finalita' della ricerca, ossia il riuscire a stabilire se qualche PS, che appariva nei sogni lucidi dei soggetti dell'esperimento, potesse essere in grado di affrontare e svolgere correttamente o una parte o la totalita' dei compiti cognitivi stabiliti.

L'autore inoltre sostiene che "una relazione individuale di un sogno non puo' essere considerata intersoggettiva, ma alcune regolarita', basate su relazioni indipendenti di sogni e riferite a diversi soggetti, posseggono un grado sicuro di intersoggettivita'" (146).
In base a questa considerazione furono esaminati i resoconti onirici forniti dai soggetti.
In particolare, se almeno 3 soggetti riferivano che durante i loro sogni lucidi un PS riusciva ad ottenere un certo successo in un determinato compito, questo era visto come un risultato positivo (147).

La ricerca ebbe questa sorprendente conclusione: i vari PS, in generale, si dimostrarono capaci di svolgere con esiti positivi i compiti verbali e spaziali (nominare parole sconosciute, rimare, disegnare e scrivere) che venivano loro richiesti attraverso l'ego del sogno, mentre per quanto riguarda i compiti aritmetico-matematici o logici essi non sortirono risultati altrettanto soddisfacenti (148).

L'autore prosegue descrivendo alcune curiosita' che emersero dallo studio:

    "i PS si mostrano ingegnosi specialmente quando si tratta di superare in ingegno l'ego del sogno, se qualcuno (l'ego onirico del sognatore), per esempio, cercasse di fissarli in un luogo con lo sguardo, loro cercheranno di evitare lo sguardo dell'ego del sogno sia continuando a muovere i loro occhi, sia indossando un cappuccio o spegnendo la luce.
    I PS ricorrenti spesso si comportano come se avessero appreso qualcosa dalle loro esperienze in sogni precedenti.
    Se essi erano stati fissati con lo sguardo in un sogno lucido precedente, e' molto probabile che si presentino con un cappuccio all'inizio di un successivo sogno o emergano con qualche altro altro mezzo di elusione ("method of evasion")
    " (149).

I PS rivestono altresi' un ruolo nella fase prelucida del sogno, allorche' la consapevolezza di stare sognando non e' ancora stabilizzata e le incongruenze, dovute all'incertezza circa la realta' e la non realta' della scena onirica, appaiono di regola piu' marcate.

    "In questo contesto" soggiunge l'autore, "un altro fenomeno interessante consiste nel fatto che e' possibile decidere di incontrare un PS in un sogno futuro, sebbene cio' costituisca un caso raro.
    In un articolo precedente citai l'esempio di un PS di un sogno lucido che in seguito apparve in un sogno normale e porto' la lucidita' all'ego del sogno
    " (150).

Dalle descrizioni fenomenologiche di Tholey sembra di capire che il manifestarsi del PS nell'ambito della scena onirica sia alternativamente caratterizzato da una presenza raffigurata o soltanto da una comunicazione o un effetto verbale.
Anche un approccio piu' diretto e ravvicinato con l'ego onirico da parte del PS sembrerebbe contraddistinto dall'uso in modo alternato di una duplice modalita' sensoriale: ora un contatto visivo, ora un contatto uditivo.

A questo proposito da uno studio condotto da Michel Jouvet su 85 ricordi di sogni "uditivi" emerge che "...nel 67% dei casi esiste una dissociazione tra il riconoscimento del volto di colui che emette il messaggio e il riconoscimento del contenuto semantico di tale messaggio" (151), una percentuale, soggiunge Jouvet, che "...appare significativa..." (152).
Jouvet sostiene che tale dissociazione potrebbe dipendere, in termini neurofisiologici, da una temporanea inibizione, durante il sonno REM, dell'attivita' callosale (fenomeno osservato da Berlucchi nel 1965), il cui esito consisterebbe in una interruzione della trasmissione di dati riguardanti il riconoscimento di figure e volti (emisfero destro) e il riconoscimento della parola e della scrittura (emisfero sinistro).
L'integrazione di questi dati avverrebbe percio' soltanto in modo lacunoso e frammentario riflettendosi, nel ricordo del sogno al risveglio, in una difficolta' a "...descrivere contemporaneamente il messaggio semantico e il viso del parlante" (153).

La ricerca di Tholey indica tra l'altro che le capacita' cognitive attribuite ai PS vengono esplicate, come abbiamo gia' rimarcato, all'interno di una privilegiata condizione mnestica:

    "...alcuni PS sembra siano capaci di ricordare i sogni precedenti e di fornire all'ego del sogno delle informazioni corrette circa il passato del sognatore... che lo stesso sognatore aveva dimenticato" (154).

In altre parole nello stato sognante si attiverebbero piu' o meno autonomamente canali di accesso alla memoria impraticabili nella condizione di veglia; possibilita' altrimenti nota come stato-dipendente.
L'ipotesi riguarderebbe tuttavia non soltanto il sogno lucido, ma la generalita' del sogno, se inteso come uno svolgersi relativamente organizzato di dati mnestici e altre informazioni sensorie interne, attivate in parte casualmente e, forse, in competizione tra loro.

La sensazione che i PS si muovano e agiscano con una "loro coscienza" (sensazione esaltata dalla lucidita') tecnicamente potrebbe risultare dalla possibilita' che la medesima scena onirica raccolga elaborazioni sostanzialmente autonome - alcune delle quali altrimenti inaccessibili (e proprio per questo rilevanti) - dotate di proprie modalita' di emergenza "simbolico-rappresentative", non subordinate cioe' al processamento integrativo del sistema della coscienza, e per questo vissute all'interno del sogno come estranee e con caratteristiche di "alterita'" rispetto all'esperienza di identificazione che il sognatore prova nei confronti dell'ego onirico.

Di fatto Tholey solleva in altri termini il problema dell'inconscio: il PS, talora, consegna alla coscienza lucida del sogno delle informazioni ignote, durante la veglia, al sognatore stesso; il PS percio' puo' essere portatore, all'interno del sistema coscienza-sogno-sognatore, di contenuti che durante la veglia sono repressi, o "rimossi" o sono completamente isolati, risultando percio' pressoche' inaccessibili.

Tholey sottolinea ancora una volta che "...i PS agiscono come se avessero loro intenzioni e loro sentimenti" (155), e, "sebbene non sara' mai possibile provare questa ipotesi al di la' di ogni dubbio", suggerisce che "...per scopi pratici i PS devono essere considerati seriamente, come se avessero una loro coscienza" (156) specialmente se si manifestano con atteggiamenti ostili o minacciosi.

    "In termini basilari possiamo dire che l'apparizione di un PS ostile o minaccioso possa riflettere, in una forma simbolica, un conflitto psicologico interiore.
    Un PS minaccioso e' spesso la personificazione di un sottosistema dissociato e represso o isolato dalla personalita'.
    L'effetto di una risoluzione pacifica del dialogo con un PS (ostile) puo' determinare ("to cause") per il sistema originariamente isolato l'entrata in comunicazione con altri sistemi e alla fine l'integrazione nella personalita' totale
    " (157); in altre parole, l'integrazione nella personalita' totale di cio' che Jung chiama un complesso (158).

L'autore in proposito consiglia un metodo a suo dire piu' efficace del semplice interscambio verbale tra l'ego del sogno e il PS:
e' il metodo che coinvolge il cosiddetto "ego-core" (159), ossia il "nucleo", la parte essenziale e consapevole dell'ego onirico che abbandona "...il proprio corpo ed entra nel corpo di un altro PS. Con questo metodo si pensa che l'ego del sogno riesca a sperimentare direttamente la coscienza di un altro PS, specialmente i suoi pensieri, i suoi sentimenti, i suoi scopi..." (160), ottenendone cosi' un contatto dinamico piu' profondo.

Quest'ultimo metodo sembra evocare le parole di LaBerge quando parla di un "punto di coscienza", libero di muoversi nel panorama del sogno e, addirittura, attraverso gli stessi personaggi del sogno.
Si potrebbe forse interpretare il metodo dell'ego-core di Tholey in questo modo: una spoliazione pressoche' totale da parte dell'ego onirico di ogni identificazione figurale con il sognatore.
Resterebbe, percio', un semplice punto di coscienza che si osserva e che assume consistenza, anche esteriore, in una identificazione interpretativa con altre figure oniriche, ovvero con parti non proprio conosciute della personalita' e della mente del sognatore.

    "Era una sensazione stranissima, quella di uscire dal proprio corpo, come se niente fosse, per poi lasciarlo sdraiato per terra, come quando ci si sfila una camicia.
    Peter vedeva il suo stesso bagliore, che era viola e bianchissimo.
    I due spiriti volteggiavano un poco nell'aria l'uno di fronte all'altro.
    E fu proprio allora che Peter seppe che cosa desiderava fare, che cosa anzi doveva fare.
    Fluttuo' sopra il corpo del Gatto William e rimase sospeso a mezz'aria.
    Il corpo era aperto come una porta, e appariva cosi' invitante e cosi' accogliente.
    Peter discese ed entro'.
    Che bella cosa, vestire i panni di un gatto.
    Non era affatto molliccio, come credeva che fossero tutti i corpi visti da dentro.
    Era caldo ed asciutto.
    Si sdraio' sulla schiena e infilo' le braccia dentro le zampe anteriori di William.
    Poi sistemo' le gambe in quelle posteriori.
    La testa entro' come un guanto in quella del gatto.
    Lancio' un'ultima occhiata al proprio corpo, appena in tempo per vederci sparire dentro lo spirito del Gatto William.
    " (161).


Leggi il Cap. III: Controllo e manipolazione dei sogni lucidi

Autore:

dott. Paolo Parciasepe

Note
  1. Sono noti gli episodi, soprattutto quelli famosi, in cui una soluzione creativa di un problema e' apparsa in sogno o dopo una notte di sonno.
    In questi casi il problema e' come se fosse "in sospensione" nella mente.
    Durante il sonno, in particolare il sonno REM, le stimolazioni tronco-encefaliche e sottocorticali che coinvolgono la corteccia - e quindi le informazioni consolidate e quelle in corso di consolidamento, specialmente quelle relative al problema "in sospensione" - riorganizzerebbero il network neuronale e le connessioni associative secondo modalita' e percorsi differenti rispetto alla veglia.
    Cio' darebbe luogo sia nel sogno (che e' comunque l'esito mentale di tale processo inconscio) sia nel momento del risveglio a una diversa configurazione del problema stesso e alla rappresentazione, in forma figurale e simbolica, della sua soluzione.

  2. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  3. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  4. S. LABERGE, 1988, op. cit.

  5. P. THOLEY, "Consciousness and Abilities of dream characters observed during lucid dreaming", Perceptual and Motor Skills, n. 68, 1989.

  6. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  7. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  8. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  9. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  10. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  11. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  12. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  13. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  14. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  15. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  16. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  17. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  18. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  19. M. JOUVET, 1993b, op. cit.

  20. M. JOUVET, 1993b, op. cit.

  21. M. JOUVET, 1993b, op. cit.

  22. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  23. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  24. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  25. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  26. E' bene ricordare, di seguito alle parole di Tholey, cio' che scrive Jolande Jacobi a proposito del concetto di "complesso":
    "Secondo la definizione di Jung (i complessi) sono parti psichiche frantumate della nostra personalita', gruppi di contenuti psichici che si sono staccati dalla coscienza e funzionano in modo arbitrario e autonomo, «conducono un'esistenza a parte nelle zone oscure... donde possono in ogni momento ostacolare o favorire le prestazioni coscienti»...
    I complessi non significano necessariamente un'inferiorita' dell'individuo, ma attestano semplicemente «che esiste qualcosa di disarmonico, di non assimilato, di contrastante...».
    Indicano tuttavia sempre cio' che l'individuo non ha saputo risolvere, «in breve il punto debole nella piu' completa accezione del termine»...
    L'origine del complesso e' sovente un cosiddetto trauma, uno shock emotivo o qualcosa di simile, per il quale e' stato «incapsulato» o staccato un pezzo di psiche.
    Esso puo' fondarsi, secondo Jung, sia in avvenimenti o conflitti della prima infanzia, sia in avvenimenti o conflitti attuali".
    (J. JACOBI, "La psicologia di Carl Gustav Jung", ed. Universale Scientifica Boringhieri, Torino, 1973).
  27. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  28. P. THOLEY, 1983, op. cit.

  29. I. MC EWAN, "The Daydreamer", tr. it., "L'inventore dei sogni", ed. Einaudi, Torino, 1994.



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