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Tecniche di induzione del sogno lucido: Caratteristiche cognitive
scritto da: Tecniche di induzione del sogno lucido
Tecniche di induzione del sogno lucido (formato PDF) TECNICHE DI INDUZIONE DEL SOGNO LUCIDO
Torna Cap. II - 1: Induzione di sogni lucidi. II - 2. Caratteristiche cognitive dei sogni lucidiNon vi e' dubbio che il processo onirico abbia delle affinita' con i fenomeni e i processi della vita psichica in stato di veglia. La condizione di lucidita' esalta l'emergere di questi fenomeni e rende il sognatore straordinariamente partecipe della propria attivita' mentale onirica. Secondo LaBerge le caratteristiche cognitive variano nel sogno come nello stato di veglia:
Nel migliore dei casi i sognatori lucidi possono ragionare chiaramente, ricordare liberamente e agire come vogliono secondo la loro riflessione; tuttavia non sempre possiedono queste capacita' mentali per esteso. Vi sono infatti diversi gradi di lucidita'. E probabilmente solo i sognatori lucidi relativamente esperti agiscono a un livello paragonabile ai loro migliori momenti di veglia" (134). Una ricerca neurofisiologica condotta da LaBerge sui sognatori lucidi dimostro' che durante il sonno REM il cervello del sognatore manifesta modelli di attivazione selettiva laterizzata analoghi a quelli della veglia. Una capacita' mentale strettamente correlata alla lucidita' onirica e' l'accesso alla memoria:
Paul Tholey, dal canto suo, scende nello specifico dell'argomento esaminando i problemi connessi con gli aspetti cognitivi, riscontrabili nel sogno lucido, che investono l'ego onirico sia in rapporto all'osservatore onirico (rapporto che rappresenta il se' cosciente del sognatore) sia in rapporto all'ambientazione stessa del sogno - in pratica il suo contenuto - e ai personaggi che lo determinano con le loro azioni e le loro presenze (137). Lo studio di Tholey in particolare e' volto a esaminare e a descrivere alcune capacita' di tipo cognitivo che sembrano possedere proprio i personaggi incontrati dall'ego onirico nel sogno lucido ("dream characters" - abbrevieremo e semplificheremo con la sigla PS "personaggi del sogno"). Questi personaggi nell'esplicare le capacita' attribuitegli dall'autore, all'apparenza manifestano una sorta di coscienza indipendente da quella che si produce in rapporto all'ego onirico quale rappresentazione in cui il sognatore si riconosce e si identifica:
Parlano e si comportano logicamente, svolgono sorprendenti attivita' cognitive, ("...perform amazings cognitive feats...") ed esprimono, nel loro comportamento, scopi precisi ("distinct") e sentimenti; ma hanno davvero una coscienza propria?..." (138). Naturalmente, "nell'affermare che i PS hanno una coscienza propria non vogliamo dire che questi siano esseri indipendenti nel modo in cui gli occultisti e gli spiritisti pensano ai fantasmi..." (139). L'autore considera piuttosto la possibilita' che durante il sogno emergano elementi diversificati e distinti della personalita' e del patrimonio mnestico-esperienziale del sognatore.
Una caratteristica di questi processi del cervello e' che essi sono in relazione ai processi della memoria, affettivi e cognitivi. Il fatto che i processi del SNC diventino consci si pensa possa dipendere dalle caratteristiche dinamiche di questi stessi processi - di cui conosciamo molto poco fino ad oggi. E' quindi teoreticamente possibile che piu' di una coscienza possa svilupparsi in un cervello singolo" (140). Molto interessante appare quest'ipotesi se confrontata con il suggerimento, sempre dell'autore, di utilizzare in senso terapeutico il sogno lucido in casi di personalita' multipla, ossia nei confronti di soggetti che esprimono, specialmente nel comportamento osservabile, aspetti non integrati, contraddittori e fortemente ambivalenti della loro esperienza, come se, appunto, appartenessero a persone diverse (141). In questo senso il sogno lucido potrebbe essere pensato come un luogo ideale per un processo di reintegrazione, in senso lato. L'autore, descrivendo gli aspetti essenziali della ricerca, si sofferma su precisazioni di ordine metodologico:
In contrasto all'approccio sperimentale tradizionale, le variabili indipendente/dipendente sono di natura soggettiva. Nonostante cio' gli esperimenti fenomenologici sono intersoggettivamente validi e riproducibili... Nove soggetti maschi (7 studenti e 2 psicologi) hanno preso parte allo studio. Essi erano tutti esperti sognatori lucidi che avevano imparato come indurre i sogni lucidi attraverso i mezzi della tecnica della riflessione combinata... (vedere paragrafo precedente). Questa tecnica sottolinea principalmente l'allenamento nello sviluppo di una attitudine critico-riflessiva della mente, ma inoltre contiene elementi di intenzionalita' e di suggestione... Ai soggetti venne insegnato a porre ad altri PS (diversi, cioe', dall'ego onirico) durante il sogno lucido alcuni compiti stabiliti. I compiti posti erano disegnare o scrivere: disegnare o scrivere qualcosa che fosse capovolto rispetto alla posizione dell'ego del sogno (l'altro PS sedeva o stava di fronte all'ego onirico); nominare una parola sconosciuta: nominare una parola sconosciuta all'ego del sogno; trovare delle parole in rima: trovare delle parole in rima per una parola specifica; trovare un verso in rima; fare dell'aritmetica: risolvere sia semplici problemi aritmetici sia problemi che avrebbero richiesto una mentalita' matematica e che non potevano essere risolti prima, dall'ego del sogno" (143). La ricerca duro' alcuni mesi. L'autore inoltre sostiene che "una relazione individuale di un sogno non puo' essere considerata intersoggettiva, ma alcune regolarita', basate su relazioni indipendenti di sogni e riferite a diversi soggetti, posseggono un grado sicuro di intersoggettivita'" (146). La ricerca ebbe questa sorprendente conclusione: i vari PS, in generale, si dimostrarono capaci di svolgere con esiti positivi i compiti verbali e spaziali (nominare parole sconosciute, rimare, disegnare e scrivere) che venivano loro richiesti attraverso l'ego del sogno, mentre per quanto riguarda i compiti aritmetico-matematici o logici essi non sortirono risultati altrettanto soddisfacenti (148). L'autore prosegue descrivendo alcune curiosita' che emersero dallo studio:
I PS ricorrenti spesso si comportano come se avessero appreso qualcosa dalle loro esperienze in sogni precedenti. Se essi erano stati fissati con lo sguardo in un sogno lucido precedente, e' molto probabile che si presentino con un cappuccio all'inizio di un successivo sogno o emergano con qualche altro altro mezzo di elusione ("method of evasion")" (149). I PS rivestono altresi' un ruolo nella fase prelucida del sogno, allorche' la consapevolezza di stare sognando non e' ancora stabilizzata e le incongruenze, dovute all'incertezza circa la realta' e la non realta' della scena onirica, appaiono di regola piu' marcate.
In un articolo precedente citai l'esempio di un PS di un sogno lucido che in seguito apparve in un sogno normale e porto' la lucidita' all'ego del sogno" (150). Dalle descrizioni fenomenologiche di Tholey sembra di capire che il manifestarsi del PS nell'ambito della scena onirica sia alternativamente caratterizzato da una presenza raffigurata o soltanto da una comunicazione o un effetto verbale. A questo proposito da uno studio condotto da Michel Jouvet su 85 ricordi di sogni "uditivi" emerge che "...nel 67% dei casi esiste una dissociazione tra il riconoscimento del volto di colui che emette il messaggio e il riconoscimento del contenuto semantico di tale messaggio" (151), una percentuale, soggiunge Jouvet, che "...appare significativa..." (152). La ricerca di Tholey indica tra l'altro che le capacita' cognitive attribuite ai PS vengono esplicate, come abbiamo gia' rimarcato, all'interno di una privilegiata condizione mnestica:
In altre parole nello stato sognante si attiverebbero piu' o meno autonomamente canali di accesso alla memoria impraticabili nella condizione di veglia; possibilita' altrimenti nota come stato-dipendente. La sensazione che i PS si muovano e agiscano con una "loro coscienza" (sensazione esaltata dalla lucidita') tecnicamente potrebbe risultare dalla possibilita' che la medesima scena onirica raccolga elaborazioni sostanzialmente autonome - alcune delle quali altrimenti inaccessibili (e proprio per questo rilevanti) - dotate di proprie modalita' di emergenza "simbolico-rappresentative", non subordinate cioe' al processamento integrativo del sistema della coscienza, e per questo vissute all'interno del sogno come estranee e con caratteristiche di "alterita'" rispetto all'esperienza di identificazione che il sognatore prova nei confronti dell'ego onirico. Di fatto Tholey solleva in altri termini il problema dell'inconscio: il PS, talora, consegna alla coscienza lucida del sogno delle informazioni ignote, durante la veglia, al sognatore stesso; il PS percio' puo' essere portatore, all'interno del sistema coscienza-sogno-sognatore, di contenuti che durante la veglia sono repressi, o "rimossi" o sono completamente isolati, risultando percio' pressoche' inaccessibili. Tholey sottolinea ancora una volta che "...i PS agiscono come se avessero loro intenzioni e loro sentimenti" (155), e, "sebbene non sara' mai possibile provare questa ipotesi al di la' di ogni dubbio", suggerisce che "...per scopi pratici i PS devono essere considerati seriamente, come se avessero una loro coscienza" (156) specialmente se si manifestano con atteggiamenti ostili o minacciosi.
Un PS minaccioso e' spesso la personificazione di un sottosistema dissociato e represso o isolato dalla personalita'. L'effetto di una risoluzione pacifica del dialogo con un PS (ostile) puo' determinare ("to cause") per il sistema originariamente isolato l'entrata in comunicazione con altri sistemi e alla fine l'integrazione nella personalita' totale" (157); in altre parole, l'integrazione nella personalita' totale di cio' che Jung chiama un complesso (158). L'autore in proposito consiglia un metodo a suo dire piu' efficace del semplice interscambio verbale tra l'ego del sogno e il PS: Quest'ultimo metodo sembra evocare le parole di LaBerge quando parla di un "punto di coscienza", libero di muoversi nel panorama del sogno e, addirittura, attraverso gli stessi personaggi del sogno.
Peter vedeva il suo stesso bagliore, che era viola e bianchissimo. I due spiriti volteggiavano un poco nell'aria l'uno di fronte all'altro. E fu proprio allora che Peter seppe che cosa desiderava fare, che cosa anzi doveva fare. Fluttuo' sopra il corpo del Gatto William e rimase sospeso a mezz'aria. Il corpo era aperto come una porta, e appariva cosi' invitante e cosi' accogliente. Peter discese ed entro'. Che bella cosa, vestire i panni di un gatto. Non era affatto molliccio, come credeva che fossero tutti i corpi visti da dentro. Era caldo ed asciutto. Si sdraio' sulla schiena e infilo' le braccia dentro le zampe anteriori di William. Poi sistemo' le gambe in quelle posteriori. La testa entro' come un guanto in quella del gatto. Lancio' un'ultima occhiata al proprio corpo, appena in tempo per vederci sparire dentro lo spirito del Gatto William." (161). Leggi il Cap. III: Controllo e manipolazione dei sogni lucidi Autore: dott. Paolo Parciasepe Note
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