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Il ruolo dei genitori nel gioco d'azzardo degli adolescenti italiani Una ricerca mostra come permissività e gioco condiviso in famiglia favoriscano l'ingresso precoce nel gioco
L'articolo " Il ruolo dei genitori nel gioco d'azzardo degli adolescenti italiani" parla di:
- Diffusione del gioco tra 12-14enni
- Influenza dei comportamenti genitoriali
- Fattori personali che favoriscono il gioco
A cura di: Redazione - Pubblicato il 01 Dicembre 2025 Il ruolo dei genitori nel gioco d'azzardo degli adolescenti italiani Una ricerca mostra come permissività e gioco condiviso in famiglia favoriscano l'ingresso precoce nel gioco
Italia. Il gioco d'azzardo tra gli adolescenti italiani è un fenomeno di cui si parla spesso, ma che rimane poco indagato
nelle fasce d'età più giovani.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology nel 2025 dal nome "Parental correlates of adolescent gambling behavior: a study
on 12-14 years old students in Italy" (Autori vari), offre un quadro più documentato: tra oltre 1.800 studenti italiani di 12-14
anni, oltre la metà ha dichiarato di aver giocato d'azzardo nell'ultimo anno.
Nello studio, il comportamento di gioco d'azzardo viene valutato chiedendo agli studenti se, negli ultimi 12 mesi, abbiano partecipato ad
attività come gratta e vinci, lotterie, bingo, slot machine, scommesse sportive o su eventi, poker e altri giochi di carte.
L'indagine, condotta su ragazzi delle regioni Piemonte e Lazio, misura la diffusione del fenomeno e analizza il ruolo della famiglia,
dei comportamenti dei genitori e delle caratteristiche personali degli adolescenti, individuando un insieme di correlazioni
che aiutano a comprendere perché alcuni ragazzi inizino a giocare così presto.
Più della metà degli adolescenti ha giocato nell'ultimo anno
Uno dei risultati dello studio riguarda la prevalenza del gioco d'azzardo: il 55,7% degli adolescenti intervistati ha riferito di
aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi.
Questo dato appare particolarmente rilevante perché supera le percentuali osservate in indagini su studenti più grandi, come
quelle del progetto
ESPAD*,
che riportano tassi più bassi tra i 15-16enni e cioè del 32%.
Il dato suggerisce che l'ingresso nel mondo del gioco non è qualcosa che "arriva dopo", con il passaggio nell'età adolescenziale
più avanzata, ma può iniziare molto precocemente.
Alcuni ragazzi riferiscono di aver giocato con i genitori oppure di aver ricevuto permessi espliciti o impliciti che hanno facilitato l'accesso
al gioco.
Lo studio non si concentra solo sulle forme più complesse di gioco: include anche attività percepite come "innocue", come
gratta e vinci o scommesse di lieve entità cioè con puntate molto basse.
Ciò contribuisce a spiegare perché cosìì tanti ragazzi dichiarino esperienze di gioco.
Il comportamento genitoriale
Il cuore dello studio riguarda il ruolo dei comportamenti genitoriali.
Le analisi statistiche mostrano che alcuni atteggiamenti e pratiche dentro la famiglia hanno una correlazione molto forte con la
probabilità che un adolescente giochi.
In particolare, due elementi emergono in maniera chiara:
- Giocare insieme ai genitori
È uno dei fattori più importanti osservati nello studio. Quando gli adolescenti riferiscono di aver giocato d'azzardo con la madre
o con il padre, la probabilità di aver giocato nell'ultimo anno aumenta sensibilmente. Gli odds ratios (cioè la probabilità
che un evento avvenga) riportati nello studio sono molto elevati:
OR 4,52 per il gioco insieme alla madre
OR 3,90 per il gioco insieme al padre
Questi valori indicano che il semplice fatto di condividere un'attività di gioco crea un contesto in cui il comportamento viene normalizzato
e interiorizzato. L'esperienza del gioco diventa familiare, quotidiana, e priva di segnali di pericolo. Viceversa, l'OR degli degli adolescenti
che non condividono mai attività di gioco d'azzardo con i genitori è pari a 1.
- La permissività genitoriale
Non si tratta necessariamente di un incoraggiamento diretto: spesso la permissività riguarda frasi all'apparenza innocue, come "tanto è
per divertimento", oppure il non porre limiti quando il figlio mostra curiosità.
Anche in questo caso l'associazione è forte:
- permissività genitoriale verso il gioco d'azzardo: OR 3,67
- permissività genitoriale verso l'uso di sostanze lecite (come alcol o tabacco): OR 3,37
Lo studio si limita a osservare l'esistenza di queste correlazioni, ma i dati suggeriscono che un clima familiare in cui il gioco non è
percepito come rischioso o problematico sembra facilitare l'ingresso precoce dei ragazzi nell'esperienza del gioco.
Altri fattori familiari correlati. Oltre ai due elementi principali, emergono anche:
- il fatto che i genitori stessi giochino
- la percezione che gli amici giochino
Questi fattori non sono forti quanto i primi due, ma si inseriscono in un quadro complessivo in cui l'adolescente osserva e imita comportamenti
che percepisce come accettabili nell'ambiente a lui vicino.
Le caratteristiche personali degli adolescenti come potenziali mediatori del comportamento
Gli autori esplorano anche alcune dimensioni personali che potrebbero funzionare da mediatori, cioè fattori che spiegano
"come" il comportamento dei genitori influenzi quello dei figli.
Le analisi indicano tre mediatori significativi:
- Le credenze sul gioco d'azzardo
Alcuni adolescenti sviluppano convinzioni errate riguardo alla possibilità di controllare o prevedere l'esito del gioco cioè
credono di avere abilità particolarmente elevate nel gioco, quindi di poter vincere grazie alle proprie capacità. Gli
autori dello studio definiscono queste credenze come "credenze di rendimento" e mostrano che si sviluppano più facilmente in contesti
familiari in cui il gioco è presente o condiviso. - Gli atteggiamenti molto positivi verso il gioco
Quando in famiglia il gioco d'azzardo è considerato un'attività normale o accettabile, gli adolescenti tendono a vederlo sotto
una luce favorevole. Questo atteggiamento positivo agisce come ponte tra il comportamento dei genitori e quello dei figli.
- La ricerca di sensazioni (sensation-seeking)
Questo tratto riguarda la tendenza a cercare esperienze nuove, eccitanti o rischiose. Lo studio mostra che gli adolescenti con livelli
più alti di sensation-seeking - cioè una maggiore attrazione per esperienze nuove o rischiose - tendono a essere più
coinvolti nel gioco d'azzardo. Questo tratto sembra essere influenzato, almeno in parte, dal comportamento dei genitori: quando i genitori
giocano, aumenta la probabilità che i figli sviluppino un più alto sensation-seeking, che a sua volta accresce il rischio di gioco.
Altri fattori, come l'impulsività o la percezione del rischio, non sono risultati mediatori significativi nelle analisi.
Cosa ci dicono questi risultati: riflessioni e implicazioni
La ricerca mette in evidenza un elemento cruciale: il comportamento dei genitori, più che gli aspetti individuali dell'adolescente,
sembra avere un ruolo determinante nel modellare la propensione al gioco d'azzardo.
Il fatto che giocare con i genitori sia uno dei fattori più forti indica che la dimensione relazionale è centrale.
L'adolescente non impara solo osservando, ma attraverso la condivisione diretta dell'esperienza.
Allo stesso modo, la permissività contribuisce a costruire un ambiente in cui i confini appaiono sfumati e le attività di gioco
vengono assimilate come parte normale della quotidianità.
Lo studio sottolinea anche i limiti della ricerca: trattandosi di dati cross-sezionali cioè misurati una sola volta e in solo momento,
non è possibile stabilire relazioni causali.
Inoltre, il campione include solo due regioni italiane e scuole che hanno aderito volontariamente allo studio, elementi che possono influire
sulla generalizzabilità dei risultati.
Nonostante ciò, i dati offrono uno spaccato su cui è possibile riflettere, soprattutto in ambito educativo, familiare e
preventivo.
Altre letture su HT
- Dalila Borrelli, "Il vizio del gioco, ovvero il
gioco d'azzardo patologico", articolo pubblicato su HumanTrainer.com, Psico-Pratika nr. 14, 2005
- Adriana Leone, "Psicologia
e Ricerca: Relazione fra gioco d'azzardo patologico e impulsività", articolo pubblicato su HumanTrainer.com, Psico-Pratika nr.
126, 2016
- Redazione, "Dipendenza
da gioco d'azzardo e alterazioni cerebrali: nuova correlazione", articolo pubblicato su HumanTrainer.com, Psico-Pratika nr. 136, 2017
- Fabio Zarra, "Calcio Scommesse: una riflessione
psicologica", articolo pubblicato su HumanTrainer.com, Psico-Pratika nr. 75, 2012
- Redazione, "ICD 11: Gaming-disorder inserito nella
classificazione internazionale delle malattie", articolo pubblicato su HumanTrainer.com, Psico-Pratika nr. 143, 2018
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