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Calcio Scommesse: una riflessione psicologica

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Calcio Scommesse: una riflessione psicologica

L'articolo "Calcio Scommesse: una riflessione psicologica" parla di:

  • "Inciuci" e scandali nel mondo del Calcio
  • Il calciatore-scommettitore: giocatore d'azzardo antisociale?
  • Il fenomeno visto attraverso la lente della Psicologia Sociale
Psico-Pratika:
Numero 75 Anno 2012

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Articolo: 'Calcio Scommesse: una riflessione psicologica'

A cura di: Fabio Zarra
    INDICE: Calcio Scommesse: una riflessione psicologica
  • Premessa
  • I risvolti psicologici
  • Calciatore "d'azzardo": quale profilo
  • La dissonanza e il calciatore
  • Conclusioni
  • Note
  • Bibliografia
  • Altre letture su HT
Premessa

1 Giugno 2011, il mondo del calcio subisce un nuovo scossone.
Dopo Calciopoli, e soprattutto dopo gli scandali del Calcio Scommesse avvenuti nel 1980, l'Italia del pallone si ritrova a fare i conti con gli "inciuci".
Si parla del coinvolgimento di alcuni nomi illustri del calcio nostrano, come quelli di Giuseppe Signori, Stefano Bettarini e Cristiano Doni, e di alcune persone estranee a questo mondo, addirittura di una vera e propria associazione a delinquere chiamata con l'appellativo di "Zingari".

Il primo filone di indagini porta gli inquirenti a interrogare diversi tesserati per cercare di far luce su diverse intercettazioni telefoniche, che hanno evidenziato dei tentativi di manipolazione di alcune partite. In sostanza ci si metteva d'accordo sul risultato!

Dopo le varie sentenze emesse dal tribunale di Cremona (l'indagine è in continua evoluzione e ha coinvolto anche la procura di Bari), nella seconda tranche dell'inchiesta, è diventato protagonista in positivo un "anonimo" calciatore del Gubbio, tale Simone Farina.

In occasione della partita di Coppa Italia fra Cesena e Gubbio Alessandro Zamperini, un calciatore con il quale Farina aveva militato nella squadra delle giovanili della Roma, ha provato a offrire al calciatore del Gubbio un'ingente somma di denaro per truccare la partita.

Il difensore del Gubbio, forse inaspettatamente, ha rifiutato il cospicuo compenso proposto evitando che il match venisse truccato e denunciando, successivamente, il fatto alle autorità competenti.

Rifiutare un tentativo di corruzione - di 200 mila euro circa - al giorno d'oggi, dal mio punto di vista, non è assolutamente facile, anche se lo stesso giocatore e il presidente del Gubbio hanno avuto l'accortezza di precisare che si trattava di un gesto assolutamente normale e professionale.

Di sicuro non l'ha pensata così il mondo del calcio, visto che il calciatore in questione è stato omaggiato di un gagliardetto dal presidente della FIFA [Fédération Internationale de Football Association] Joseph Blatter, durante la cerimonia di premiazione del Pallone d'oro (premio assegnato al miglior giocatore Europeo secondo i giornalisti), facendo così omaggio all'onestà del giocatore.

Anche l'allenatore della Nazionale di calcio italiana, Cesare Prandelli, ha voluto omaggiare Farina invitandolo al raduno che la Nazionale che si è tenuto lo scorso 27 febbraio, in occasione dell'amichevole con gli Stati Uniti.

La vicenda del Calcio Scommesse, però, non ha ancora visto la luce fuori dal tunnel.

In questo articolo si analizzeranno alcune ipotesi psicologiche:

  • il senso di falsa sicurezza - teorizzato in Psicologia Sociale,
  • le categorie psicologiche del giocatore d'azzardo - analizzate dallo Psichiatra americano Robert L. Custer (1984), un pioniere nel campo del gambling1,
  • la dissonanza cognitiva - studiata dallo Psicologo statunitense Leon Festiger (1957).

Sulla base di queste ipotesi si proverà a rispondere alla seguente domanda:
"Perché giovani già divenuti ricchi rischiano la propria carriera e la propria immagine - su cui pone le fondamenta il proprio benessere - per ottenere del denaro razionalmente superfluo?"

I risvolti psicologici

Ma allora - ci si chiede - dietro queste macchine potenti, dietro questi orologi costosissimi, dietro questi vestiti super griffati, viene mal celata una debolezza e un'insicurezza a cui mai avremmo pensato?

Di solito l'uomo è portato ad attribuire agli altri difetti o devianze ritenendo se stesso privo di tali imperfezioni. Questo senso di onnipotenza - che in Psicologia Sociale è chiamato senso di falsa sicurezza - potrebbe, a mio avviso, aver avuto un ruolo determinante nella vicenda appena illustrata.

Affermare che il conto in banca generi sicurezza penso che non sia un'eresia.
Difatti attraverso i soldi viene resa palese l'appartenenza a un determinato status sociale, ma il denaro non è certo antidoto sufficiente a contrastare timori radicati nell'uomo.

Nell'immagine che creiamo e che diamo di noi stessi, nell'identità sociale, investiamo tutto, e desideriamo, vogliamo, che abbia un riscontro positivo nella società.

È dunque possibile che loro, i Super-Uomini2 di stampo nietzschiano siano fragili, abbiano delle crepe nella propria immagine riflessa nello specchio?

Credo che si venga a creare una sorta di schiavitù nei confronti della propria "figura".

È possibile quindi pensare, a questo punto, che il calciatore - per lo meno il "tipo" di cui si sta trattando - venga influenzato dalla propria immagine che allo stesso modo influenza anche i membri più giovani della società.

Difatti essendo dei punti di riferimento per una fetta della generazione giovanile, questi superuomini moderni si elevano a modelli di nuovi valori per i ragazzi, i quali sono portati a imitarli.

Il giocare, il rischiare o il voler arricchirsi ancora di più, a tutti i costi, anche illegalmente, non fanno altro che alimentare quel senso di onnipotenza e di falsa sicurezza connessi alla propria identità "sociale".

Ma dunque, chi è il calciatore-scommettitore e qual è il suo "profilo"?
Vi potrebbe essere un legame fra il calciatore e il giocatore d'azzardo nel momento in cui il calciatore smette di giocare "sportivamente" e si dedica all'azzardo, al gioco illegale?

Calciatore "d'azzardo": quale profilo

Diversi studiosi hanno cercato di identificare le varie tipologie di giocatori d'azzardo, lo Psichiatra Robert L. Custer (1984) ne identifica sei:

  1. Giocatori Professionisti
    Per queste persone il gioco d'azzardo è un vero e proprio lavoro.
    Non sono dipendenti dal gioco e riescono così a controllare abbastanza facilmente sia il denaro scommesso che il tempo speso nel gioco.
  2. Giocatori Antisociali
    A differenze dei giocatori professionisti utilizzano il gioco per ottenere risorse economiche - in maniera del tutto illegale - e mettono in pratica delle vere e proprie strategie per riuscire ad assicurarsi la vincita. Usano carte segnate, scommettono su corse truccate o utilizzano dadi truccati.
  3. Giocatori Sociali Occasionali
    Definiti anche Giocatori Sociali Adeguati, questo tipo di giocatori prende il gioco come un divertimento, utile per la socializzazione senza che interferisca nella loro vita.
  4. Giocatori Sociali "Seri" o Costanti
    Investono diverso tempo nel gioco che rappresenta una vera e propria forma di relax e di divertimento. Sono comunque in grado di mantenere il controllo sulla loro attività di gioco senza trascurare il lavoro e/o la famiglia.
  5. Giocatori per "fuga" e per "alleviamento" senza Sindrome da Dipendenza
    Utilizzano il gioco come una sorta di analgesico, che funge inoltre da fattore distraente dalle difficoltà quotidiane. Giocando riescono difatti ad alleviare sensazioni di ansia, depressione, solitudine e noia.
  6. Giocatori Compulsivi
    In questo caso il giocatore ha perso totalmente il controllo sul gioco, che è diventato la cosa più importante. Il soggetto diventa dipendente dal gioco, non riesce più a smettere di giocare, ormai è il gioco a essere diventato il fulcro della vita; la famiglia, gli amici e il lavoro sono passati in secondo piano e subiscono negativamente i cambiamenti avvenuti nel giocatore.

Il quadro che dipinge Custer (e che viene descritto nel DSM-IV) è quello quindi di un uomo, nella maggior parte dei casi, che tenta la sorte per lo più affidandosi al caso senza avere la certezza dell'esito di quella determinata giocata.

In questo si differenziano i calciatori coinvolti nello scandalo Calcio Scommesse che imperversa in questi mesi, i quali - sebbene non siano riusciti in tutti i casi a ottenere quell'obiettivo di combine3 prefissato - erano loro stessi i manipolatori della situazione, erano loro ad avere il controllo, erano loro artefici del proprio destino: non si affidavano all'imprevedibilità della sorte.

Quindi, dal mio punto di vista, si potrebbe ipotizzare per i calciatori coinvolti nel gioco illegale, l'appartenenza a una categoria specifica come quella dei giocatori antisociali.
Il loro fine diventa vincere denaro, non importa come, ciò che conta veramente è riuscire a trarre profitto dalle scommesse attraverso l'uso di strategie del tutto illegali.
Si viene a creare una situazione di stampo macchiavellico... "il fine giustifica i mezzi".

La dissonanza e il calciatore

Altro riferimento teorico - appartenente alla branca della Psicologia Sociale - a cui rivolgerci per analizzare il comportamento degli "sportivi" protagonisti del calcio scommesse, può essere quello della dissonanza cognitiva.

Teorizzato dallo Psicologo statunitense Leon Festinger (1957), tale concetto pone in evidenza la necessità di ripristinare una sorta di coerenza fra due comportamenti contrastanti al fine di evitare l'insorgere o il perdurare di un disagio psichico.

Un esempio di facile comprensione, relativo a un comportamento dissonante, è quello in cui un soggetto con una esigua capacità economica si indebita per acquistare una macchina fuori dalla propria "portata".

In questo caso egli risolverà la dissonanza cognitiva giustificando l'acquisto di quel modello di auto come indispensabile.
Se non si riesce a ripristinare la coerenza si creano degli scompensi che portano il soggetto a prendere coscienza dell'immoralità del proprio comportamento.

Nei calciatori coinvolti si è venuta a creare, a mio avviso, una situazione del genere.
Difatti i due comportamenti contrastanti evidenziati potrebbero essere:

  1. da una parte il giocare e quindi cercare di vincere per la propria squadra;
  2. dall'altra il tentativo di perdere per ottenere delle ingenti somme di denaro.

In alcuni casi il calciatore decide di mandare a monte la combine, spinto dal tentativo di ripristinare il comportamento iniziale e quindi non giungere alla condizione di dissonanza.

Nei casi in cui, invece, viene messo in atto il comportamento deviante, è probabile che il calciatore risolva la propria dissonanza cognitiva, creando una giustificazione appropriata alla scelta dissonante, compiendo così la costruzione psicologica teorizzata da Festinger.

Conclusioni

Dall'analisi fatta, si potrebbe ipotizzare che lo scommettitore-calciatore sia un individuo dalla personalità debole e insicura.
Egli cela se stesso dietro una maschera di apparente sicurezza, è capace di utilizzare diverse strategie non regolari per ottenere i propri scopi e colmare lo stato di insicurezza da cui è pervaso.

Infine è un soggetto che probabilmente manifesterà gli atteggiamenti tipici di colui che ha risolto, in qualche modo, la propria condizione di dissonanza cognitiva e che, in questo caso, non prende coscienza dell'immoralità del proprio gesto.

Coloro i quali riescono a risolvere la dissonanza credono che il loro comportamento non sia sbagliato e mettono in pratica diverse strategie per giustificarlo. Potrebbe essere questo il caso dei calciatori coinvolti nello scandalo ivi trattato, i quali ritenendo il loro comportamento in nessun modo nocivo, hanno continuato a truccare le partite.

Non c'è dunque un vaccino per questo tipo di influenza.
Toccherebbe all'individuo stesso far crollare questo castello costruito, apparentemente, con solide fondamenta basate su una "sicurezza" di sabbia.

In fondo diventare consapevoli della propria insicurezza potrebbe, in alcuni casi, risultare il giusto stimolo per far cadere questa maschera e superare in modo adeguato i propri ostacoli psicologici.

Ciò che veniva posto come punto di domanda all'inizio dell'articolo - "Perché giovani ricchi decidono di rischiare tutto quello che hanno finora costruito, mettendo a rischio irrazionalmente il loro benessere?" - potrebbe ora avere una risposta, magari celata in una nuova domanda.

Potrebbero farlo semplicemente perché mossi dalla voglia di colmare un'insicurezza che, molto probabilmente, li ha portati a giocare illegalmente e a giustificarsi per provare a mantenere intatta la propria immagine del Sé?

Note
  1. Dall'inglese to gamble: azzardare, scommettere.
  2. Il Super-Uomo, per il filosofo Friederich Nietzsche, è colui che si lascia guidare dalle proprie pulsioni e si propone di perseguire nuovi valori differenti da quelli della massa, elevandosi, così, dalla "società".
  3. La combine è un accordo, in ambito sportivo, che porta ad accordarsi in maniera illecita (di solito dietro pagamento di una somma di denaro) prima dello svolgimento di un incontro, in modo da alterarne il risultato.
Bibliografia
  • Abbagnano N., Fornero G., Protagonisti e testi della filosofia, "Da Nietzsche all'esistenzialismo", Vol. D/1, Paravia, Torino, 1999
  • Aronson E., Wilson T., Akert R., "Psicologia Sociale", Il Mulino, Bologna, 2006
  • Custer R.L., Profile of the pathological gambler, in "Journal of Clinical Psychiatry", Vol. 45, 1984, 35-38
  • Frances A., Ross R., "DSM IV-TR - Case Studies", Masson Elsevier, Milano, 2001
Altre letture su HT
Commenti: 1
1 Carmela alle ore 21:55 del 04/04/2012

congratulazioni questo momento di riflessione è stato molto interessante e condivisibile sotto molti aspetti. Spero che anche i calciatori abbiano la possibilità non solo di leggere questo articolo ma anche di non perdere l'occasione di riflettere su se stessi per ripensare ad alcuni comportamenti veramente deplorevoli!!RisatonaRisatona

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