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Psicologia, chatbot e realtà virtuale: vantaggi, limiti, perplessità

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Psicologia, chatbot e realtà virtuale: vantaggi, limiti, perplessità
Italia. Innovazioni tecnologiche nella salute mentale: intelligenza artificiale, realtà virtuale e chatbot. Il connubio psicologia-tecnologia

L'articolo "Psicologia, chatbot e realtà virtuale: vantaggi, limiti, perplessità" parla di:

  • Intelligenza artificiale e salute mentale
  • Software di supporto, chatbot e realtà virtuale
  • Utilizzo dei nuovi strumenti digitali: vantaggi e perplessità
Psico-Pratika:
Numero 183 Anno 2022

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 30 Gennaio 2022

Psicologia, chatbot e realtà virtuale: vantaggi, limiti, perplessità
Italia. Innovazioni tecnologiche nella salute mentale: intelligenza artificiale, realtà virtuale e chatbot. Il connubio psicologia-tecnologia

Italia. Le innovazioni tecnologiche nel mondo della salute mentale possono migliorare efficacia ed efficienza del lavoro terapeutico, a patto che se ne faccia un uso etico e che il loro utilizzo non porti ad assecondare aspetti di un disturbo, come per esempio la tendenza ad isolarsi di una persona.
A discutere delle tappe evolutive del connubio psicologia-tecnologia, degli studi sul campo e di vantaggi e svantaggi dell'utilizzo di strumenti digitali nel settore della salute mentale, due articoli, pubblicati rispettivamente dal Dott. Marco Lazzeri - Psicologo e Innovative Educational Trainer - e dal Dott. Fausto Petrini - Psicologo sociale e di comunità - sulla rivista online "Agenda Digitale".

Intelligenza artificiale e salute mentale: i sistemi esperti.

Con il termine "Intelligenza Artificiale" (IA), coniato per la prima volta nel 1956 dall'informatico statunitense John McCarty, si indica la disciplina del settore informatico che studia teorie, tecniche e metodologie per realizzare strumenti in grado di compiere operazioni come fossero esseri umani (ragionare, imparare, eseguire compiti, trovare soluzioni ai problemi, ecc.) e la tecnologia utilizzata in questo campo.

Molti software sono nati con l'obiettivo principale di supportare il professionista della salute mentale durante il suo lavoro. Tra i tanti, il Dott. Lazzeri ricorda per esempio Mser-Diagno, progettato nel 1974 e in grado di valutare lo stato psicologico di un paziente e dare indicazioni diagnostiche basate su 75 categorie prese dal DSM, e Sciroppo, sistema del 1986 capace di dialogare sulle informazioni raccolte, esaminarle e restituire al terapeuta possibili conseguenze, obiettivi, interventi mirati.
In uno studio del 20041 fu presentato un prototipo di sistema esperto nato con lo scopo di aiutare gli psicologi a formulare diagnosi. Questo sistema era dotato di un database chiamato Postgres, contenente tutte le informazioni sui disturbi - inseriti seguendo gli stessi criteri di DSM IV E ICD 10 - e sintomi suddivisi per categorie: cliccandone una, lo psicologo vedeva sullo schermo del computer una lista di sintomi, selezionava quelli di suo interesse, li inviava al database. Il database restituiva a questo punto una diagnosi, che in realtà non era definitiva, bensì solo un'indicazione sui possibili rischi.

Intelligenza artificiale e salute mentale: le chatbot.

Un particolare tipo di Intelligenza Artificiale è la "chatbot" (o "chatterbot"), un software che simula un comportamento prettamente umano, ossia un conversazione tra persone.
Secondo il Dott. Fausto Petrini, a differenza dei software di supporto alla diagnosi di cui abbiamo parlato fino ad ora, obiettivo principale delle chatbot nel campo della Salute Mentale è quello di simulare l'empatia nel lavoro con il paziente.

Le prime chatbot furono testate intorno agli anni Settanta.
Tra queste, la più famosa fu "Eliza", software ideato nel 1966 dall'informatico tedesco Joseph Weizenbaum.

Il successo di "Eliza"

Lo scopo iniziale della nascita di Eliza era dimostrare come una conversazione tra macchina ed essere umano non potesse che essere superficiale. Invece le persone che se ne servirono dichiararono di aver avuto con il software uno scambio così coinvolgente da credere che fosse dotato di sentimenti umani.

Il successo di Eliza derivò dalle sue caratteristiche.
Il software, all'interno di una conversazione unicamente testuale, simulava un terapeuta rogersiano - dunque un professionista che aveva un approccio centrato sul paziente - e rispondeva alle domande riformulando le stesse affermazioni di chi gliele poneva, si serviva di parole chiave trovate nelle frasi scritte dal paziente per crearne altre, faceva osservazioni fuori contesto. Chi interagiva con Eliza, quindi, aveva la sensazione di parlare con qualcuno in grado di comprendere come si sentiva.

Nel 2013 uno studio pubblicato sul Journal of Cognitive and Behavioral Psychotherapies2 mise a confronto il funzionamento di Eliza con un terapeuta cognitivo-comportamentale durante una seduta con una paziente, una ragazza di 23 anni che non aveva problemi di salute mentale, ma era intenzionata a cominciare un percorso terapeutico per migliorare il suo sviluppo personale.
Alla ragazza fu detto che avrebbe parlato con due professionisti, uno dei quali, però, raggiungibile solo tramite chat in quanto lontano dal luogo del colloquio. L'argomento delle sedute era un problema psicologico di lieve entità scelto dalla paziente: il suo essere eccessivamente autocritica.
In un primo momento la ragazza affrontò un colloquio di 15 minuti con Eliza tramite PC; dopo fu la volta del colloquio faccia a faccia con il professionista, anch'esso della durata di 15 minuti. I dialoghi di questi incontri furono trascritti, tradotti in inglese ed inviati a 138 terapisti stranieri, che procedettero a valutarli attraverso un sondaggio a scala Likert, rispondendo a domande sull'approccio al problema, l'efficienza della discussione, la qualità della relazione terapeutica. Gran parte di questi terapisti fu d'accordo nel considerare sia Eliza che il professionista coinvolto nello studio come entrambi esseri umani, solo dotati di differenti competenze.

Dopo Eliza videro la luce ulteriori chatterbot. Tra queste spicca soprattutto Simsensei, creata nel 2011.

SimSensei: l'importanza del linguaggio non verbale

SimSensei è una chatbot dotata di sensori e hardware capaci di rilevare e tener conto anche di caratteristiche tipiche del linguaggio non verbale: espressione facciale, movimenti, gesti, mimica, variazioni nel tono della voce, ecc.
Progettata come un VH ("Virtual Human", un essere umano digitale), è composta da un terapeuta virtuale chiamato Ellie e da un sistema di percezione multimodale, in grado di tener conto di tutto quello che accade durante la seduta. In modo particolare, il sistema registra e monitora informazioni come movimenti e inclinazioni del capo, cambiamenti nel tono della voce, postura, frequenza delle espressioni facciali collegate a specifiche emozioni (per es. rabbia), ecc.

Da uno studio americano pubblicato nel 20163 è emerso come le persone che interagiscono con questa chatbot abbiano meno paura di sentirsi giudicate e siano maggiormente propense a dare al terapista virtuale più informazioni personali di quelle che darebbero ad un avatar gestito da un terapista in carne ed ossa.

La ricerca si è svolta con 2 gruppi:

  • 29 persone (di cui 2 donne) di età media 41,46 anni, facenti parte della Guardia Nazionale del Colorado e stanziati 9 mesi in Afghanistan;
  • 132 persone (di cui 16 donne) di età media 44,12 anni, composte da membri attivi e veterani, appena tornati da una missione.

I soggetti del primo gruppo, appena tornati dall'Afghanistan, sono stati sottoposti prima al PDHA (Post-Deployment Health Assessment) ufficiale, poi alla sua versione anonima ed infine ad un colloquio di 20 minuti con Ellie.
I soggetti del secondo gruppo, invece, solo alla versione anonima del PDHA ed al colloquio con Ellie.
I risultati ottenuti con questa ricerca hanno mostrato come tutti i soldati abbiano parlato più facilmente dei propri sintomi con Ellie piuttosto che con gli strumenti di test.
Secondo gli autori, ciò evidenzia come le interviste fatte tramite VH rassicurino in un certo senso l'intervistato, che ha meno paura di ricevere giudizi negativi o uno stigma e, di conseguenza, è più propenso a fornire notizie intime su di sé.

Il contributo della realtà virtuale alla salute mentale

Oltre a software di supporto ed a chatbot, il Dott. Petrini affronta nel suo articolo anche un altro argomento molto attuale: lo sviluppo della "realtà virtuale" e l'avvento del "metaverso".

Per realtà virtuale si intende una realtà simulata, fatta di ambienti digitali creati al pc ed in cui vengono riprodotti vari aspetti e caratteristiche della vita vera. In altre parole, si tratta di un mondo completamente ricreato al pc, che è possibile "vivere" anche attraverso l'utilizzo delle cosiddette tecnologie immersive *, come i visori VR*.

Nel settore della salute mentale si sta facendo sempre più strada l'idea di servirsi della realtà virtuale anche a fini terapeutici, in modo particolare per ricreare quegli ambienti o quelle situazioni che per alcune persone affette da determinate problematiche – per esempio chi soffre di ansia sociale o di agorafobia - può essere difficile affrontare realmente.

Tra i progetti in via di sviluppo, Petrini nomina "REY", una start-up che si serve di tecnologie immersive e realtà virtuale per scopi puramente terapeutici. Offre, infatti, percorsi di training in ambienti simulati, servendosi di un coach virtuale e, come dichiarano sul sito web i fondatori4, adottando un approccio di terapia cognitiva.
Attraverso questi percorsi, per esempio, le persone possono affrontare le proprie fobie virtualmente in specifici ambienti/situazioni, come per esempio in un centro commerciale, sull'autobus, a scuola durante un'interrogazione, ecc.
Sempre secondo i suoi realizzatori, questo modo di far terapia offre molteplici vantaggi, tra cui soprattutto costi inferiori alla norma e possibilità di ricevere il trattamento da casa, in base alla propria pianificazione.

Chatbot e realtà virtuale: vantaggi, limiti, perplessità

Abbiamo fin qui visto come, nel corso del tempo, le nuove tecnologie digitali abbiano sempre più coinvolto anche il settore della salute mentale, cercando sia di facilitare il lavoro dei professionisti, sia di aiutare in qualche modo i pazienti stessi.
Secondo il Dott. Petrini, le chatbot possono essere utili soprattutto ai più giovani o a chi soffre di disturbi come la depressione e la fobia sociale, perché offrono un senso di privacy maggiore rispetto ad un colloquio faccia a faccia con un terapista reale. I pazienti, sentendosi a proprio agio in una sessione con la chatbot, si sentono anche meno giudicati e sono quindi maggiormente disposti ad aprirsi e a parlare più tranquillamente di ogni aspetto di sé e dei sintomi della patologia.
Le chatbot, inoltre, possono portare ad una riduzione del tempo che intercorre tra la comparsa di un sintomo e la richiesta di aiuto da parte di una persona.
La realtà virtuale, con i suoi ambienti simulati e la possibilità di ricreare situazioni che per alcuni risultano normalmente inaccessibili e stressanti, può aiutare una persona a riadattarsi a qualcosa prima di doverlo fare nel mondo vero, ad essere consapevole del suo problema e ad affrontarlo in quella che l'autore dell'articolo definisce come una "tappa virtuale intermedia".

Tuttavia, per il Dott. Petrini non mancano anche svantaggi e soprattutto perplessità nell'utilizzo di questi strumenti.
Pur essendo vero ad esempio che le chatbot sono in grado di restituire ad un paziente ciò che fornirebbe anche un terapeuta umano (per es. insegnare strategie di problem solving), non sono però capaci di ricreare elementi considerati centrali in terapia e nel rapporto che si instaura tra paziente e professionista, come l'empatia, l'interpretazione, l'attribuzione di senso e significato all'esperienza soggettiva.
La realtà virtuale, da parte sua, può anche assecondare certi aspetti di un disturbo ed offrire alla persona un alibi per non affrontare sul serio un problema. Quando si inizia una cura, infatti, la fase più problematica è quella iniziale, tra inerzia del paziente, paura di dover raccontare ad un estraneo questioni personali, paura di essere giudicati. Affrontare queste cose e superarle è per lo psicologo un buon segnale: significa che il paziente è motivato a sufficienza.
Nel momento in cui, invece, la realtà virtuale offre l'illusione di essere effettivamente in pieno trattamento anche se a casa propria e senza incontrare il terapeuta, il suo utilizzo può essere ritenuto controproducente.
Alcune iniziative, inoltre, sembrano nascere proprio con l'obiettivo di sostituire almeno in parte l'interazione con professionisti umani con quella dove protagonisti sono entità virtuali, considerate più rassicuranti. E questo è un po' come uno "strizzare l'occhio" alla tendenza all'isolamento della persona.

Probabilmente - conclude Petrini - alla base di tutto vi è la speranza che, ricorrendo a certi strumenti, sia possibile in qualche modo standardizzare i percorsi, ridurre gli imprevisti ed eliminare l'errore umano presente anche nel campo della salute mentale. Ma questo obiettivo secondo l'autore resta lontano anche se si utilizza la tecnologia.

Note
  1. R. Spiegel & Y.P. Nenh, An expert system supporting diagnosis in clinical psychology, The Human Perspectives in Health Sciences and Technology, 2004
    www.witpress.com/Secure/elibrary/papers/CI04/CI04015FU.pdf
  2. Cristea, I. A.; Sucala, M.; David, D., "Can you tell the difference? comparing face-to-face versus computer-based interventions. The "Eliza" effect in psychotherapy", Journal of Cognitive and Behavioral Psychotherapies, 2013
    www.researchgate.net/publication/257254396_Can_you_tell_the_difference
  3. Rizzo, AA, Lucas, G, Gratch, J, Stratou, G, Morency, L-P, Shilling, R, Hartholt, A and Scherer, S., Clinical interviewing by a virtual human agent with automatic behavior analysis
    multicomp.cs.cmu.edu/wp-content/uploads/2017/09/2016_ICDVRAT_Rizzo_Clinical.pdf
  4. "How it works", pubblicato su ovrhealth.com
    ovrhealth.com/how-it-works/
Fonti
  • Marco Lazzeri, "Intelligenza artificiale e psicologia, un binomio possibile: il punto sulle ricerche", articolo pubblicato su Agendadigitale.eu, 20 Ottobre 2021
    www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/intelligenza-artificiale-e-psicologia-un-binomio-possibile-il-punto-sulle-ricerche/
  • Fausto Petrini, "Il mio psicologo è una chatbot: vantaggi e rischi dell'IA per la terapia", articolo pubblicato su Agendadigitale.eu, 9 Dicembre 2021
    www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/il-mio-psicologo-e-una-chatbot-vantaggi-e-rischi-dellia-per-la-terapia/
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