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Come posso aiutare un cliente a sbloccarsi fin dalle prime sedute?

L'articolo "Come posso aiutare un cliente a sbloccarsi fin dalle prime sedute?", parla di:

  • Facilitare il racconto del cliente
  • Blocchi e meccanismi di difesa
  • Vantaggi del blocco
Psico-Pratika:
Numero 196 Anno 2023

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Come posso aiutare un cliente a sbloccarsi fin dalle prime sedute?

A cura di: Luisa Fossati
Come posso aiutare un cliente a sbloccarsi fin dalle prime sedute?
Quando un cliente arriva da noi portando un blocco specifico che non gli consente di andare avanti in un determinato ambito della vita, è possibile che si possa correre il rischio, specie quando si è alle prime armi, di orientare il nostro sguardo subito verso la potenziale soluzione, perdendo però di vista il quadro di insieme. I rischi sono due: perdere parti importanti e sostituirci al cliente nella presa di decisione.

Nella mia esperienza di supervisore vedo che questo è un errore che viene talvolta commesso in ambiti diversi: in ambito aziendale si può pensare subito alla strategia di intervento, perdendo qualche pezzo nel quadro di insieme iniziale; in ambito formativo si può pensare subito ai temi del percorso, dimenticando però alcune premesse iniziali sullo status quo, come ad esempio ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato nei percorsi formativi precedenti. In ambito clinico, l'ansia che la persona ci porta parlandoci di qualcosa che la blocca può contagiarci e, se non prestiamo attenzione, spingerci a spostare troppo presto il nostro focus sul "fare", lasciando però indietro alcuni passaggi fondamentali utili per comprendere come esattamente funzioni quel problema. In questo articolo il focus è proprio orientato a questo ultimo ambito di lavoro ma, spero, di dare spunti generalizzabili anche ad altri ambiti di intervento.

L'obiettivo di questo articolo è quello di portare strumenti pratici per co-costruire, insieme al cliente, il libretto delle istruzioni del suo blocco, in modo da dargli già un primo spunto concreto di cambiamento: prendere in mano con consapevolezza i meccanismi interni che lo bloccano e pensare a delle alternative su come affrontarlo.
Primo passo: facilitare il racconto di un episodio specifico
Al di là di tutte le domande che possiamo fare in fase di primo colloquio, l'obiettivo principale deve essere quello di comprendere in che modo il blocco arriva e come ostacola, in concreto, la vita del nostro cliente.

Se, ad esempio, una persona non riesce a dire di no alle richieste che le vengono fatte, occorre comprendere in quali contesti questa cosa succede, cosa accade esattamente in termini di pensieri, emozioni e comportamenti e quali sono gli effetti tangibili di questo suo modo di agire. Un modo che trovo efficace per riuscire a fare questo, è quello di far raccontare un episodio specifico, possibilmente recente, in cui questa cosa è accaduta.

La cosa importante è essere concreti e guidare la persona ad esserlo nella narrazione. Vediamo nella pratica.

- Cliente: Mi è capitato ieri a lavoro con una mia collega. Avevo scelto un libro di testo che mi piaceva per la mia classe. Lei me lo ha bocciato e mi ha imposto un altro libro. A me quella proposta non piaceva ma non sono riuscita ad affermare la mia posizione, così ho ceduto e ho finito con il dire di sì.

- Psicologo/a: Quindi, se ho capito bene, lei aveva chiaro quale libro di testo le piacesse. Quando però la sua collega glielo ha bocciato imponendole un altro libro ha fatto marcia indietro. Ho compreso bene?

La riformulazione è uno strumento chiave che ha due vantaggi: consente di rimettere in fila le cose aiutando il cliente a fare chiarezza e di verificare la corretta comprensione del problema.

- Cliente: Esattamente. Mi prende sempre male quando propongo qualcosa a qualcuno e mi viene bocciata.

In questo caso si possono fare due cose: cogliere la generalizzazione del meccanismo oppure rimanere sull'esempio. In fase iniziale, io trovo più efficace rimanere nell'episodio e passare, in un secondo momento, a comprendere meglio come si concretizza nella vita della persona quel "mi prende sempre male".

- Psicologo/a: Capisco, poi mi aiuterà a capire in quali altri momenti accade. Restando sull'esempio che mi ha portato, mi aiuta a capire meglio come il comportamento della sua collega, bocciare la sua scelta, ha impattato su di lei?

- Cliente: Non sapevo cosa rispondere. Avevo paura che se avessi riproposto la mia scelta, lei si sarebbe arrabbiata e io nelle litigate non ci so stare. Quando mi ha bocciato il libro aveva un tono seccato.

- Psicologo/a: Aveva un tono seccato e ha avuto paura di litigare.

Il riflesso specchio trovo che sia uno strumento molto efficace quando emerge un'emozione, perché consente di porci l'accento senza però influenzare la riflessione del cliente.

- Cliente: Sì, ho paura che se litighiamo poi i rapporti sul lavoro diventino tesi e io non riesca a lavorare sotto stress. Inoltre, sono un'insegnante precaria e ho paura che se litighiamo poi questo possa influenzare la mia permanenza a scuola il prossimo anno.

- Psicologo/a: Vediamo se ho capito; lei aveva scelto il libro di testo per la sua classe, quando però la collega, con tono seccato, ha disapprovato la sua scelta ha avuto paura di un litigio e che questo litigio potesse compromettere la sua permanenza a scuola. Corretto?

- Cliente: Sì, è così.

In questo passaggio aiutiamo la persona a mettere in relazione i fatti con le emozioni (paura), i pensieri (se affermo la mia posizione litighiamo e se litighiamo avrò problemi a lavoro) e i comportamenti (cedo).

La funzionalità di questo step sta nel fatto che mettiamo il cliente nella condizione di acquisire maggior controllo sul suo blocco, comprendendo bene quello che gli succede. Questo può favorire, a sua volta, un maggior controllo da parte sua.
Secondo passo: psicoeducazione sui meccanismi di difesa
La psicoeducazione è uno strumento di lavoro molto efficace se non assume le caratteristiche dello "spiegone" ma viene utilizzato come un input utile a comprendere meglio "come funzionano" gli esseri umani.

Quando c'è un blocco, la psicoeducazione può essere utile per aiutare la persona a prendere consapevolezza di come il blocco, in realtà, sia qualcosa che arriva con l'obiettivo di proteggerlo da qualcosa. Questo è un passaggio fondamentale, perché le persone che arrivano da noi incastrate in qualche dinamica bloccante tendono, comprensibilmente, a provare vissuti di frustrazione e irritazione verso quel blocco, come se fosse una parte di sé di intralcio alla vita che va rimossa il prima possibile.

Ovviamente è importante essere empatici con questo vissuto; provate a pensare a come può sentirsi una persona che, magari da anni, non riesce ad affermare la sua posizione e si ritrova sempre ostaggio delle scelte degli altri.

Tuttavia, è fondamentale aiutare le persone a comprendere che fare la guerra a un blocco è un po' fare la guerra a sé stessi perché il blocco è parte di loro.

Per questo motivo è necessario mettere in evidenza che quando una parte di noi ci porta a leggere la realtà in un determinato modo è perché quella parte di noi sta cercando di proteggerci da qualcosa. Io uso spesso la metafora della vecchia zia ansiosa, quella che anche a luglio ti fa mettere la giacca perché teme che tu abbia freddo. Allo stesso modo i blocchi hanno a che fare con meccanismi di difesa, ossia parti di noi che, sulla base di esperienze passate, cercano di proteggerci da qualcosa anche quando non ci sarebbe bisogno.
Terzo passo: facilitare la presa di consapevolezza dei "vantaggi" che porta il blocco
A questo punto può essere utile aiutare la persona a mettere a fuoco in che modo quel blocco stia cercando di aiutarla, anche se, apparentemente, potrebbe sembrare che non sia di nessun aiuto.

- Psicologo/a: Quindi, in questo episodio, sembra che per lei non affermare la sua posizione sia un modo per proteggersi dal rischio di conflitti che potrebbero compromettere la sua carriera.

- Cliente: Esattamente. Mi capita spessissimo.

A questo punto possiamo aprire alla generalizzazione della dinamica.

- Psicologo/a: Le capita spessissimo di fare un passo indietro per evitare il conflitto?

- Cliente: Sì, io cerco sempre di non litigare.

- Psicologo/a: Il suo non affermare la posizione in che modo ritiene che sia funzionale ad evitare il conflitto?

- Cliente: Se faccio un passo indietro la persona si calma ed evito un caos.

- Psicologo/a: Mi fa alcuni esempi di caos?

- Cliente: Ma sì, perdo il lavoro, le persone care perdono la stima di me, il mio compagno mi mette il muso e diventa freddo.

- Psicologo/a: Quindi, mi pare di capire che non affermare la sua posizione sia per lei funzionale per mantenere un equilibrio ed evitare che le persone in qualche modo si allontanino.

- Cliente: È così, è proprio così.

In questo modo facilitiamo la persona ad accogliere la funzione difensiva del blocco e ad iniziare a mettere a fuoco che i legami di causa (affermo ma mia posizione) ed effetto (le persone si allontanano) sono frutto di una sua idea, ma che non è necessariamente la verità assoluta.
Quarto passo: aiutare la persona a capire cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato dei tentativi che ha fatto per risolvere il blocco
Una volta compreso:
  • come funziona il blocco in termini di pensieri, emozioni e comportamenti
  • la funzione difensiva dei blocchi
  • i vantaggi che portano
si può iniziare con il procedere con un piano di azione partendo dall'esame delle soluzioni che hanno funzionato e di quelle che non hanno funzionato, per comprendere l'illusione dei vantaggi percepiti.

- Psicologo/a: Quindi evita di affermarsi per evitare di rompere equilibri e di far allontanare le persone. E questa strategia di non affermazione funziona?

- Cliente: Da un certo punto di vista sì perché non litighiamo, però poi le persone mi mettono i piedi in testa, si approfittano di me, io man mano che il tempo passa sto sempre peggio e non sopporto più nessuno.

- Psicologo/a: E cosa succede quando sta sempre peggio?

- Cliente: Mi invento scuse per non vedere la persona, dico bugie e a volte tiro le frecciatine.

- Psicologo/a: In pratica non afferma la sua posizione per evitare conflitti e di compromettere le relazioni, ma agisce comportamenti che forse possono mettere a rischio le relazioni. Cosa ne pensa?

- Cliente: Non la avevo mai vista in questi termini, ma è vero.

In questo modo aiutiamo la persona a prendere consapevolezza che lo schema relazionale che agisce costantemente sembra funzionale (ad evitare conflitti) ma in realtà non lo è (dice bugie e tira frecciatine oltre a stare male, perché accumula frustrazione).

Da qui si può partire, quindi, a definire il primo obiettivo. Io personalmente mi trovo bene con la formulazione dell'obiettivo SMART: SPECIFIC (specifico), MEASURABLE (misurabile), ACHIEVABLE (raggiungibile), RELEVANT (rilevante), TIME-BASED (basato sul tempo).

Ad esempio, un obiettivo SMART può essere: giovedì prossimo dirò alla collega che non posso essere presente ogni lunedì alle 08,00, come lei mi chiede, per rivedere insieme la lezione.
Conclusioni
Capita spesso di relazionarsi con clienti che ci portano dei blocchi o degli ostacoli che vengono presentati come enormi o irrisolvibili. Impariamo a evitare di cadere nella trappola del "fare" immediatamente.
Prendersi il tempo per capire come funziona un blocco può essere già di per sé una prima svolta per una persona che è sempre stata abituata a cadere ostaggio dei suoi automatismi.

Inoltre, non dimentichiamo che il cambiamento avviene per piccoli passi. L'obiettivo SMART, non a caso, richiede di essere raggiungibile. Evitiamo, quindi, di lasciare che i nostri clienti si approccino ai loro blocchi con i "devo" (es. "devo in tutti i modi dire alla mia collega che non si deve permettere di impormi le sue scelte"); per quanto il proposito sia buono, il rischio è quello di doversi confrontare con qualcosa di troppo grande che il meccanismo di difesa blocca sul nascere. Andiamo con calma.
Bibliografia
  • Greenberg, L. (2017). Lavorare con le emozioni in psicoterapia integrata. Sovera edizioni
  • Nardone, G. (2018). Il dialogo strategico. Ponte alle grazie
  • Nardone, G. (2009). Problem solving strategico. L'arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle grazie.
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