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Emozioni ed internet: utilizzo degli emoji e regole di visualizzazione

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Emozioni ed internet: utilizzo degli emoji e regole di visualizzazione
Giappone. Uno studio mostra come nella comunicazione online scegliamo gli emoji a seconda del contesto, della situazione, del nostro interlocutore

L'articolo "Emozioni ed internet: utilizzo degli emoji e regole di visualizzazione" parla di:

  • Emozioni e regole di visualizzazione
  • Funzione degli emoji nella comunicazione digitale
  • Sondaggio online e risultati dello studio
Psico-Pratika:
Numero 195 Anno 2023

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 03 Aprile 2023

Emozioni ed internet: utilizzo degli emoji e regole di visualizzazione
Giappone. Uno studio mostra come nella comunicazione online scegliamo gli emoji a seconda del contesto, della situazione, del nostro interlocutore

Tokyo. Per esprimere le proprie emozioni online le persone si servono degli emoji1, adattandone l'utilizzo a contesto, situazione e interlocutore e servendosene anche per de-intensificare o mascherare sentimenti negativi.
A rivelarlo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology il 3 Marzo 2023, condotto dalla Dottoressa Moyu Liu, PhD presso l'Università di Tokio impegnata nello studio della gestione delle emozioni e dei comportamenti emotivi nel cyberspazio.

Premesse
Lo studio si apre parlando come prima cosa delle "regole di visualizzazione".
Si tratta di un concetto - ideato negli anni Settanta dallo psicologo statunitense Paul Ekman - secondo il quale esistono norme presenti in ogni società che suggeriscono quale espressione facciale è socialmente appropriata in una data situazione e quale no. Man mano che cresciamo le regole di visualizzazione ci dicono in sostanza quale emozione possiamo mostrare, a chi ed in quale momento2. Siamo guidati da queste regole per esempio quando riceviamo un brutto regalo ma ci mostriamo comunque contenti, oppure quando siamo gentili con un cliente scortese.
Le regole di visualizzazione variano a seconda della cultura di appartenenza. Per esempio i giapponesi - afferma la Dott.ssa Liu nello studio - in situazioni negative sono soliti mascherare le emozioni negative di fronte a qualcuno di status superiore al loro, mentre sono più disponibili ad esprimerle davanti a persone di status inferiore.

Nella comunicazione faccia a faccia adattiamo le nostre espressioni emotive ai contesti, seguendo le regole di visualizzazione facciale che abbiamo appreso.
Negli ultimi anni, tuttavia, la comunicazione faccia a faccia è stata via via sostituita da quella digitale, grazie all'evoluzione delle nuove tecnologie che ci permettono di comunicare in tempo reale con qualunque parte del mondo.
Inizialmente la cosiddetta "Computer-mediated communication"* era stava vista come un qualcosa di impersonale e priva di emozioni, non essendoci segnali non verbali sui quali poter contare. Vari studi, però, hanno dimostrato come in realtà anche nella comunicazione digitale le emozioni sono abbondanti e in grossa parte espresse da elementi che hanno assunto online la stessa funzione delle espressioni facciali: gli emoji.
Queste immagini sarebbero in grado di esprimere le emozioni sul web in modo simile a quello del viso. In modo particolare, riuscirebbero ad accentuare il tono emotivo, esprimere stati d'animo sottili, chiarire un'intenzione. Addirittura, secondo vari studi per alcune emozioni specifiche sono addirittura più espressive del viso.

Il primo obiettivo di questo studio, dunque, è stato verificare se anche per la comunicazione tramite emoji esistano delle regole di visualizzazione, ovvero se le espressioni emotive online si adattano al contesto sociale esattamente come le espressioni facciali.

Un altro aspetto di cui si è tenuto particolarmente conto nello studio è stato quello del benessere psicologico.
Come afferma la Dott.ssa Liu, molti studi nell'ultimo ventennio si sono concentrati sugli effetti psicologi della gestione delle emozioni ed in vari casi è emerso come le espressioni emotive portino benefici e, in generale, una migliore salute mentale: per esempio, chi è emotivamente più espressivo ha più possibilità di essere apprezzato, entrare in connessione con gli altri, instaurare relazioni soddisfacenti, ottenere supporto sociale.
Tuttavia, gestire emozioni tra loro discordanti (emozioni provate ed emozioni mostrate) può anche avere esiti malsani. Quando i sentimenti vengono subordinati alle aspettative sociali, infatti, nasce una dissonanza emotiva e il dover affrontare emozioni negative e contemporaneamente essere sensibili a quelle altrui può portare ad esaurimento emotivo.
Anche queste caratteristiche, tuttavia, variano a seconda della cultura di appartenenza: nei paesi orientali, per esempio, il sopprimere le proprie emozioni è molto diffuso e provoca meno effetti dannosi per la salute mentale di quanto accade in Occidente.

Il secondo obiettivo è stato quello di capire quali effetti la gestione delle emozioni tramite l'utilizzo degli emoji può avere sul benessere psicologico delle persone.

La ricerca.
Lo studio è stato sviluppato attraverso un sondaggio condotto in Giappone tra persone di età compresa tra i 10 ed i 29 anni, ossia appartenenti a quella fascia di età che ricorre maggiormente alla comunicazione digitale. Nello specifico, è stato promosso un questionario online sul sito web della società che detiene l'applicazione "Simeji", la tastiera più scaricata in Giappone.
In tutto sono stati coinvolti 1289 partecipanti, di età media pari a 15,9 anni (1085 adolescenti 12-18 anni; 204 adulti 19-29 anni) e prevalentemente di sesso femminile(1211 donne; 78 uomini), che hanno fornito dati demografici e valutato con quale frequenza utilizzano emoji.

Durante il sondaggio, sono state presentate 12 brevi sessioni di chat le cui ambientazioni variavano a seconda del target, del valore emozionale del contesto sociale a cui facevano riferimento, degli ambienti pubblici o privati in cui venivano avviate.
I partecipanti hanno risposto alle chat utilizzando o meno gli emoji, esattamente come avrebbero fatto nelle normali comunicazioni quotidiane, rispondendo anche a domande sull'intensità con cui esprimevano emozioni tramite quelle immagini e sullo stato della propria salute mentale.

I risultati.
Lo studio della Dott.ssa Liu ha dimostrato come anche per l'utilizzo degli emoji nella comunicazione online le persone seguano delle regole di visualizzazione.
Dall'analisi dei dati è emerso, infatti, come il loro utilizzo rifletta le norme emotive coinvolte nelle comunicazione faccia a faccia, adattandosi ai contesti sociali. Al pari di ciò che accade nella comunicazione dal vivo, anche online le persone manifestano le proprie emozioni adattando le espressioni al contesto e cercando di esprimersi nel modo più appropriato a seconda della situazione. In modo particolare, utilizzano emoji differenti a seconda della relazione che hanno con il proprio interlocutore, preferendo amici intimi a sconosciuti o persone di alto rango. Prediligono, inoltre, i contesti privati a quelli pubblici e le situazioni positive a quelle negative.
Inoltre, di fronte ad espressioni emotive intense, le persone utilizzano emoji coerenti con il valore emotivo del contesto, mentre nel momento in cui sentono il bisogno di attenuare ciò che provavano, ricorrono ad emoji eufemistiche ed inviano immagini sorridenti in situazioni negative per de-intensificare e mascherare i loro veri sentimenti.
Durante il sondaggio solo in caso di sentimenti negativi molto forti i partecipanti avevano usato un emoji negativo.

Dal punto di vista psicologico, la ricerca ha mostrato come esprimere emozioni attraverso gli emoji sia associato ad un benessere soggettivo più elevato rispetto a ciò che accade quando le emozioni vengono mascherate, mentre la gestione delle emozioni tramite emoji è stata in generale debolmente associata a sintomi depressivi.

Secondo la Dottoressa Liu è importante ampliare nel futuro questo studio, coinvolgendo un campione più ampio di popolazione ed esplorando le potenziali differenze di genere esistenti nelle regole di visualizzazione. Il limite di questa ricerca, infatti, è stato quello di aver coinvolto con il sondaggio più donne che uomini - dal momento che la tastiera Simeji è diffusa soprattutto tra le giovani donne - e di essersi concentrato soprattutto sulla cultura giapponese, cosa che potrebbe averne influenzato i risultati.

Note
  1. Inventati sul finire degli anni Novanta del secolo scorso, gli emoji sono un'evoluzione delle emoticon, quelle "faccine" (smiles) che nascono dalla combinazione di caratteri alfanumerici e di punteggiatura sulla tastiera: si tratta, infatti, di pittogrammi, simboli e disegni grafici utilizzati per rappresentare online per esempio emozioni, concetti, oggetti, espressioni facciali, ecc.
  2. Per ulteriori approfondimenti sulle regole di visualizzazione si veda l'articolo "Display Rules" in "A look at cultural expressions in public and private", estratti tratti dall'autobiografia "Nonverbal Messages: Cracking the Code" di Paul Ekman, pubblicato su PaulEkman.com il 22 Gennaio 2018
    www.paulekman.com/blog/facial-expressions-universal-culturally-specific/
Fonte
  • Moyu Liu, "Are you really smiling? Display rules for emojis and the relationship between emotion management and psychological well-being", pubblicato su Frontiers in Psychology, 3 marzo 2023
    www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2023.1035742/full
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