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Psicoanalisi Individuazione, Relazione Analitica

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Psicoanalisi Individuazione, Relazione Analitica

L'articolo "Psicoanalisi Individuazione, Relazione Analitica" é tratto dalla rubrica Spazio Psicoanalisi.

Nell'articolo si parla di:

  • Introduzione
  • Centralita' del concetto di processo di individuazione
Psico-Pratika:
Numero 27 Anno 2007

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Articolo: 'Psicoanalisi Individuazione, Relazione Analitica' (Pag 1)

A cura di: Romano Biancoli

Introduzione

Mi propongo di esaminare alcuni aspetti del rapporto tra processo di individuazione e lavoro analitico.
Assumo come punto fermo l'importanza del concetto di processo di individuazione.
Il punto di vista da cui mi pongo e' quello dell'umanesimo radicale di Erich Fromm.

Nel corso della mia indagine incontro vari problemi.
Alcuni di questi, riguardanti il transfert, il controtransfert, il relativismo vs. aspetti umani universali, li assumo come temi a loro volta da indagare nella prospettiva umanista.
Per chiarire il punto di vista qui adottato non sempre basta esporre il pensiero di Fromm ma occorre a volte esplicitarlo, se non proprio interpretarlo.

Credo di dover qui porre in via preliminare una questione teorica riguardante l'inquadramento generale del pensiero psicoanalitico frommiano.
Fromm presenta se stesso "like a pupil and translator of Freud" (Evans, 1966, p. 59).
Quel che Fromm dice di se stesso e' rispettato da Daniel Burston nel suo libro "The Legacy of Erich Fromm" (1991).
Burston classifica gli psicoanalisti in tre gruppi, a seconda del loro rapporto con Freud: "loyal opposition", "dissident fringe", e "cryptorevisionists".
Egli colloca Fromm nel gruppo degli oppositori leali, assieme a Groddeck, Ferenczi, Karen Horney nei suoi primi scritti, Fairbairn, Guntrip, e altri.

Nella intervista rilasciata a Evans (1966), come anche in "The Crisis of Psychoanalysis" (1970), Fromm dichiara i suoi legami di amicizia e collaborazione con Karen Horney, Clara Thompson e Sullivan, pero' ci tiene a distinguere le sue posizioni teoriche da quelle dei suoi amici.
Eppure molte altre sue dichiarazioni sia in campo teorico che in campo clinico sono di chiara ispirazione interpersonale.
Per esempio la seguente:

"There is nothing in the patient which I do not have in me.
And only inasmuch as I can muster within myself those experiences which the patient is telling me about, either explicitly or implicitly, only if they arouse and echo within myself can I know what the patient is talking about.
Then something very strange happens: The patient will not have the feeling I am talking about him or her, nor that I talk down to him or her, but the patient will feel that I am talking about something which we both share" (1994, p.100).

In queste poche righe sono esposti insieme un programma umanistico e una visione interpersonale della psicoanalisi.

Concordo nella sostanza con l'affermazione di Kwawer (1991, p. 611), secondo cui "Fromm's is an interpersonal theory which is at one and the same time about drives and about relations between people".
Va pero' sottolineato che mentre il concetto di "drive" secondo Freud viene da un contesto positivista, quello secondo Fromm deriva da Spinoza e dai "Manoscritti economico-filosofici" di Marx (1844).
Anzi, Fromm sostituisce la parola "drive" con la parola "passion" suggerita da questi due autori.
Marx in particolare si sofferma sulla natura relazionale delle passioni e in questo Fromm lo segue e puntualizza (1973, pp. 4-5) che esse sorgono dalla situazione umana, dalle condizioni esistenziali dell'essere umano, a differenza degli istinti basati sulle esigenze fisiologiche.

Fromm non si e' mai lasciato inquadrare in nessuna scuola di pensiero.
A vent'anni dalla sua morte, ancora non riusciamo ad assegnarlo completamente a questa o quella corrente definita.
Ne' si puo' dire che sia un eclettico, anzi, al contrario, lui esprime una posizione complessiva molto personale, caratterizzata e unitaria.
Dell'eclettico ha l'attingere a molte fonti, ma poi stringe sue proprie sintesi che superano spesso le fonti da cui prendono e si formulano in modo autonomo e originale.
Fin dai suoi primi lavori Fromm dimostra grande capacita' di annodare teorie diverse e di farle sfociare in un risultato nuovo.
Un esempio importante di questa sua attitudine a produrre sintesi teoriche e' la sua elaborazione di una psicologia sociale come combinazione di psicoanalisi e materialismo storico.
Il concetto principale di questa impostazione e' quello di "social character" (1932, 1941, 1947, 1955, 1962).
Le esigenze di funzionamento della societa' si impongono sugli individui attraverso la famiglia.
Il carattere sociale si forma in rispondenza a esigenze economico-sociali, in modo che le persone desiderino fare cio' che per l'assetto della societa' e' necessario che facciano.
Il carattere degli individui viene modellato inconsciamente, dentro la famiglia, in tendenziale conformita' al carattere sociale.

Centralita' del concetto di processo di individuazione

Il sistema di pensiero di Fromm si impernia sull'idea che esista una natura umana, intesa come caratteristica di base che appartiene a tutti gli esseri umani al di la' delle diverse razze e culture.
Egli accetta la distinzione di Marx tra "natura umana in generale" e "natura umana storicamente modificata".
La natura umana in generale non si puo' scorgere in quanto tale e la sua esistenza e' dedotta dalle sue diverse manifestazioni.
E' nella "human situation" che si manifesta la natura umana.

Dai testi di Fromm, si puo' riassumere come segue il suo concetto di situazione umana, nel quale secondo me (Biancoli, 2000) si intrecciano accenti di evoluzionismo e di esistenzialismo.
Nell'evoluzione dei primati risultano due tendenze: la determinazione sempre meno istintiva del comportamento e la crescita del cervello, particolarmente della neocorteccia.
Cioe', l'uomo e' il primate fornito della minima dotazione istintiva e del massimo sviluppo cerebrale (Fromm, 1973, p. 201).
La singolare emersione biologica diventa un dato, intrinsecamente contraddittorio, della situazione umana: far parte della natura e insieme trascenderla, proprio per la debolezza degli istinti e la consapevolezza di se', estranea ad ogni altro animale.

L'armonia dello stato naturale e' rotta, il mondo dell'uomo e' il mondo del conflitto (Fromm, 1947, pp. 29 e sgg.).

Dalla frattura che vive dentro l'uomo deriva una fondamentale "existential dichotomy": progredire, cioe' individuarsi, o regredire (Fromm, 1941, 1955).
Il processo di individuazione e' caratterizzato da autonomia e solitudine.
Procedendo lungo questa via l'essere umano arriva a conseguire quei gradi di liberta' che gli consentono di amare.
In alternativa, la "escape from freedom" (Fromm, 1941) e' la risposta regressiva alla paura della solitudine, inevitabile costo dell'individuazione.
Tornare indietro e' ricerca di un impossibile rifugio ad uno stadio preumano, o anche di un impossibile ritorno all'utero.
Queste mete regressive estreme, che non e' dato raggiungere, vengono surrogate dalla permanenza nella simbiosi incestuosa, dal rapporto sadomasochista, dall'indifferenza del distacco emotivo, dalla distruttivita'.

La dicotomia individuarsi-regredire e' la radice conflittuale permanente dell'esistenza umana, l'interrogativo drammatico che sostanzia la natura umana (Fromm, 1941, 1947, 1955, 1973).
In termini frommiani la potremmo chiamare la "dicotomia esistenziale".
La storia della civilta' occidentale documenta varie fasi del conflittuale emergere del valore da attribuire all'individuo.
Il valore dell'individuo trova un culmine nel Rinascimento: la creativita' promuove l'individuo e favorisce il riconoscimento del valore della vita umana.

Il processo di individuazione e' descritto da Fromm (1941, p. 235) nel seguente modo:

"The child becomes more free to develop and express its own individual self unhampered by those ties which were limiting it.
But the child also becomes more free from a world which gave security and reassurance.
The process of individuation is one of growing strength and integration of its individual personality, but it is at the same time a process in which the original identity with others is lost and in which the child becomes more separate from them".

Con questa impostazione, la "basic anxiety" o la "primari anxiety" e' quella di separazione (Fromm 1959, p. 16), che puo' presentarsi in vari modi.
L'angoscia di separazione puo' manifestarsi come una specifica paura umana, la paura di vivere, di affrontare il movimento che e' nella vita, di accettarne il rischio, con la consapevolezza della propria unicita', che si fa sentire come solitudine che spaventa.
La paura della solitudine, inevitabile prezzo dell'individuazione e' radicata nella situazione umana.
La paura di vivere si puo' vedere come la paura di individuarsi nella propria unicita'.

Poiche' la nascita e' un processo continuo, "I feel we are 'born' every moment" (Evans, 1966, p. 24), "every moment we are confronted with a question: Should we return, or should we develop?" (Ibid., pp. 24-5).
Un punto fermo di Fromm riguarda l'idea dell'individuo e della sua unicita'.
A differenza di Sullivan, per il quale "the self may be said to be made up of reflected appraisals" (1953, p. 22), per Fromm l'unicita' dell'individuo e' una realta' a base genetica.

"From my own experience I have come to the conclusion that genetic dispositions play a much greater role in the formation of a specific character than most analysts credit it with doing.
I believe that one aim of the analyst should be to reconstruct a picture of the character of the child when it was born in order to study which of the traits he finds in the analysand are part of the original nature and which are acquired through influential circumstances..." (1979, p. 310).

Fromm e' convinto che esista un volto originario della persona alla nascita.
"In other words, I think a person, in the lottery of the chromosomes, is already conceived as a very definite being" (1991, p. 594).
Questo e' un punto che egli ribadisce ricorrentemente e che contribuisce a renderlo una figura a se' nel panorama della psicoanalisi interpersonale.

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