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Transgender e gender nonconforming: tradotte le linee-guida dell'APA

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Transgender e gender nonconforming: tradotte le linee-guida dell'APA
Italia. L'Ordine degli Psicologi della Campania ha reso disponibili in italiano le linee guida americane per la pratica psicologica con persone TGNC

L'articolo "Transgender e gender nonconforming: tradotte le linee-guida dell'APA" parla di:

  • Definizione di transgender e gender nonconforming
  • Premesse e obiettivi
  • Sunto delle linee-guida
Psico-Pratika:
Numero 147 Anno 2018

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 04 Giugno 2018

Transgender e gender nonconforming: tradotte le linee-guida dell'APA
Italia. L'Ordine degli Psicologi della Campania ha reso disponibili in italiano le linee guida americane per la pratica psicologica con persone TGNC

Napoli. In occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia celebrata il 17 Maggio 2018, l'Ordine degli Psicologi della regione Campania ha pubblicato online l'adattamento italiano delle Guidelines for Psichological Practice with Transgender and Gender Nonconforming People, ovvero le "Linee Guida per la pratica psicologica con persone transgender e gender nonconforming" (TGNC) redatte nel 2015 per volere dell'APA (American Psychological Association).

Traduzione e riadattamento sono stati realizzati in Italia da un team di studiosi guidati dal Dr. Paolo Valerio, docente di Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II".

Con questo documento gli psicologi vengono invitati ad un atteggiamento non discriminatorio nella pratica clinica, nonché a rielaborare e adattare il proprio modo di intendere il genere sessuale di una persona, considerando le variazioni identitarie come sane e normative.

Presentazione delle linee guida

Come affermano gli autori della traduzione italiana, per lavorare con persone transgender e gender nonconforming sono necessarie competenze specifiche di carattere psicologico-clinico.
Le conoscenze in questo campo, però, risultano ancora scarse, in quanto spesso non viene fornita agli studenti un'adeguata formazione da parte dei vari istituti formativi.

Proprio per questo, il Dr. Valerio e i suoi collaboratori hanno deciso di tradurre le linee-guida realizzate dall'APA, adattandole al nostro contesto nazionale: nonostante vi siano delle differenze tra Italia e Usa per quanto riguarda le prestazioni sanitarie riservate alle persone TGNC, i vari centri che nel nostro Paese ruotano intorno all'ONIG*, si rifanno comunque alle linee guida della World Professional Association for Transgender Health, l'organizzazione internazionale che si occupa di comprensione e trattamento delle identità di genere.

Premesse, obiettivi e sviluppo delle linee-guida

Nell'introduzione del documento viene fornita come prima cosa una definizione di TGNC.

Con "Transgender e gender nonconforming" si intendono quelle persone che hanno un'identità di genere non allineata completamente al sesso che è stato loro attribuito alla nascita.
Alcune stime risalenti al 2013 parlano di un numero che va dallo 0,17 a 1,333 ogni 100.000 persone.

In realtà - affermano gli autori del documento - il numero potrebbe essere maggiore rispetto ai dati conosciuti, se si tiene conto delle difficoltà riscontrate nella raccolta di informazioni demografiche.

Negli ultimi 2 decenni sono aumentate le ricerche ed è emerso come queste persone vivano numerose esperienze di stigma e discriminazione sociale che provocano conseguenze negative per la salute mentale: elevati, infatti, sono i tassi di depressione e di suicidio.
Nonostante l'aumento delle ricerche, le competenze e conoscenze in questo settore da parte dei professionisti sono ancora oggi piuttosto scarse: un sondaggio del 2009 dell'APA ha mostrato come ad avere familiarità con le problematiche relative all'identità e all'espressione di genere siano meno del 30% tra psicologi e studenti.

Obiettivo principale delle linee-guida è, dunque, quello di assistere gli psicologi nel momento in cui devono occuparsi professionalmente di questi casi, in maniera tale da permetter loro di operare in modo competente ed appropriato e soprattutto nel pieno rispetto delle identità e delle esperienze di ogni persona.
In realtà il documento non si rivolge solo ai professionisti che operano in ambito clinico, ma anche a quanti svolgono attività nel settore educativo, formativo, di ricerca.

Le linee-guida attualmente si concentrano soprattutto sugli adulti transgender, dal momento che per bambini e adolescenti appartenenti a questa popolazione e per i "gender-questioning" (coloro che si pongono ancora domande al riguardo) le difficoltà di trattamento sono maggiori. Sono previste, però, revisioni future che punteranno l'attenzione sui minori.

Per la realizzazione del documento la Task Force on Psychological Practice Guidelines with Transgender and Gender Nonconforming People dell'APA ha esaminato studi internazionali vari e incontrato gruppi della comunità TGNC.
Le linee-guida sono state redatte tenendo conto anche di interventi avvenuti nel corso di convegni professionali e osservazioni provenienti da dibattiti pubblici durante i quali si discuteva sulle loro prime bozze.

Il documento contiene in tutto 16 linee-guida per la pratica psicologica con persone transgender e gender nonconforming, ciascuna delle quali formata da una premessa teorica ("fondamento logico") incentrata sugli studi e una sezione applicativa ("applicazione").

Le 16 Linee-guida sono state suddivide in 5 raggruppamenti:

  1. conoscenze e cautele fondamentali;
  2. stigma, discriminazione e barriere alla cura;
  3. sviluppo nel ciclo di vita;
  4. valutazione, terapia, intervento;
  5. ricerca, educazione, formazione.

Riportiamo di seguito un sunto dei punti più salienti di ciascuna linea-guida.

Le Linee-guida

1. Conoscenze di base e consapevolezza

Linea-guida 1

Viene spiegato cosa si intende per "identità di genere": si tratta di una sensazione profonda, intima e soggettiva, quella che fa sì che ciascuno di noi si identifichi con una categoria, per esempio femmina/donna/ragazza o maschio/uomo/ragazzo.
Gli psicologi vengono subito invitati a superare questo modo di vedere le cose: non esiste, infatti, solo questo costrutto tradizionale e binario, non esistono solo le categorie uomo/donna; molte persone, per esempio, sentono di avere un'identità di genere che unisce entrambe le categorie e che è indipendente dal sesso che è stato loro attribuito alla nascita.
La loro identità di genere non corrisponde al sesso biologico.

Mentre in passato presso alcune civiltà questa particolarità era pienamente accettata dalla società, con il passare del tempo è stata via via intesa sempre più come una sorta di anomalia.

Negli ultimi vent'anni numerose ricerche hanno dimostrato l'esistenza di molteplici identità di genere. Nonostante ciò, molte persone tuttora possono vivere male la discordanza tra ciò che sentono di essere e ciò che è stato attribuito loro alla nascita.

Per poter aiutare nel miglior modo possibile queste persone, lo psicologo deve comprendere che esiste un'ampia gamma di identità di genere nel mondo e che ciò che un individuo sente di essere può non corrispondere a quello che biologicamente gli è stato attribuito. Le variazioni identitarie esistenti devono essere viste dal professionista come qualcosa di sano e normativo.

Linea-guida 2

Qui viene messo in evidenza come identità di genere ed orientamento sessuale di una persona siano in realtà due cose diverse tra loro, che maturano anche in tempi diversi.
L'identità di genere, come detto, riguarda il sentimento intimo di appartenere ad un genere e nasce di solito nella prima infanzia; l'orientamento sessuale, invece, riguarda l'attrazione verso un altro individuo e si manifesta verso la prima adolescenza.

Anche se l'identità di genere si forma da piccoli, può accadere che si manifesti da adolescenti o in età adulta. Questa eventualità - unita ad una maggiore attenzione prestata proprio all'orientamento sessuale - può portare alla confusione: la persona infatti, può credere erroneamente di essere gay o bisessuale.
Compito dello psicologo, allora, è quello di aiutarla ad esplorare la propria identità e a considerarla come qualcosa di diverso dalle proprie preferenze sessuali, chiarendo i suoi vissuti interiori.
Lo psicologo, inoltre, può dar vita anche a programmi educativi rivolti a famiglie e/o sistemi comunitari come scuole e istituti sanitari, al fine di promuovere una migliore comprensione delle differenze e delle relazioni esistenti tra identità di genere e orientamento sessuale.

Linea-guida 3

Oltre all'identità di genere, per ogni individuo possono intervenire anche altri aspetti identitari: si parla, per esempio, di etnia, livello di istruzione, condizione socio-economica, credenze religiose, ecc. Alcuni di questi aspetti portano vantaggi per una persona, mentre altri, invece, possono essere stigmatizzati: pensiamo, per esempio, alle discriminazioni dovute al colore della pelle.

Le persone che stanno vivendo una fase di transizione (sono in attesa di intervento chirurgico o terapia ormonale) potrebbero non sentirsi pronte a rinunciare a certi privilegi e a vedere anche cambiare l'atteggiamento della società circostante nei propri confronti: per esempio, una persona TGNC africana il cui sesso assegnato alla nascita è maschile, gode dei vantaggi di esser vista biologicamente uomo, ma può sperimentare col tempo forme di razzismo per la sua etnia e stigma e discriminazione a seguito della transizione chirurgica.

Chi vede convivere in sé identità multiple stigmatizzate può vivere uno stress maggiore rispetto ad altri individui. Compito dello psicologo, allora, è riconoscere tutti i vari aspetti identitari presenti, in quanto sono quelli che possono influenzare la cura stessa, la resilienza, le strategie di coping. Deve evitare di dar troppo peso a identità di genere ed espressione di genere se non sono aspetti direttamente coinvolti nella cura; qualora invece lo fossero, deve pensare al fatto che il modo in cui una persona può percepire la sua identità può essere anche influenzato da altri aspetti identitari (per esempio dalle sue credenze religiose, con le quali può esserci un conflitto).
In sostanza, lo psicologo potrebbe aiutare ad imparare a gestire al meglio l'intersezione tra le sue varie identità stigmatizzate.

Linea-guida 4

Le differenze umane possono essere comprese ed accettate grazie ad un processo di socializzazione e questo vale anche per uno psicologo: se ha conoscenze scarse o non ha la giusta formazione sul trattamento di persone transgender, difficilmente vedrà nascere un'alleanza terapeutica con il suo paziente.
Le competenze per lavorare possono essere sviluppate in vari modi, per esempio attraverso attività di training, educazione, consultazione, esperienze con supervisori, ecc.
È importante, allora, che lo psicologo come prima cosa riconosca le sue eventuali lacune per quanto riguarda conoscenza, comprensione e accettazione delle identità, si liberi di eventuali stereotipi di genere e segua costantemente programmi di aggiornamento, al fine di fornire alle persone ed alle loro famiglie il miglior sostegno possibile.

2. Stigma, discriminazione e barriere alle cure

Linea-guida 5

Le persone che hanno un'identità sessuale non allineata con il sesso di nascita possono essere vittime di numerosi episodi di discriminazione nei contesti più disparati: in famiglia, in ambito sanitario, lavorativo, formativo, ecc. Questa discriminazione viene provocata spesso dalla teoria secondo la quale il sesso assegnato alla nascita deve obbligatoriamente corrispondere all'identità di genere.

Le persone con più identità stigmatizzate sono maggiormente esposte ad episodi di discriminazione e violenza ed è stato stimato che, in generale, tutte loro corrano un rischio 4 volte maggiore di avere problemi economici rispetto a chiunque altro. I problemi in ambito lavorativo possono essere dovuti per esempio a molestie ma anche a discrepanze che possono emergere dai documenti di identità nel periodo precedente la transizione chirurgica.
Coloro che svolgono attività (o vorrebbero farlo) nel settore militare possono riscontrare numerose difficoltà: in America, per esempio, ancora oggi le persone dichiaratamente TGNC non possono prestare servizio nelle forze armate.

Compito di uno psicologo è quello di riconoscere il peso che stigma, pregiudizio, violenza e discriminazione esercitano su queste persone, riversandosi poi nella loro salute mentale. Deve tener conto di questi fattori in tutte le fasi della sua attività, dalla valutazione al trattamento al sostegno offerto.
Lo psicologo, inoltre, può facilitare il processo di elaborazione emotiva delle esperienze negative vissute. Può aiutarle ad individuare le risorse supportive migliori e le possibili linee di azione, ad imparare a muoversi in spazi pubblici o a gestire l'avvio di azioni legali contro eventuali molestie, può offrir loro supporto terapeutico per superare i traumi provocati da violenze fisiche ed emotive.

Linea-guida 6

È importante che uno psicologo si renda conto delle barriere istituzionali che esistono nella vita di queste persone e si impegni, quindi, a sviluppare per loro un ambiente che sia affermativo, dunque positivo.
Come detto, sono spesso vittime di discriminazioni in molteplici contesti e molte tra loro provano diffidenza anche nei confronti degli operatori sanitari, dal momento che in passato questo settore ha patologizzato la loro condizione.
La figura dello psicologo è però importante nel loro caso, in quanto è questo professionista a rilasciare il certificato che attesta la stabilità di genere, prerequisito necessario per l'accesso a vari trattamenti (per esempio endocrinologico, chirurgico, ecc.). Ciò può influenzare la relazione che si viene ad instaurare tra loro.

Lo psicologo deve allora esser pronto non solo ad accogliere e comprendere l'eventuale diffidenza iniziale, ma anche a garantire un ambiente accogliente e rispettoso. Già la sala d'aspetto dovrebbe presentare un clima che sia affermativo, libero da pregiudizi, ed è importante anche prestare attenzione al linguaggio utilizzato (uso appropriato di pronomi e nomi).

Linea-guida 7

Le persone transgender possono subire numerosi danni anche a causa della mancanza di politiche pubbliche che soddisfino le loro esigenze. Sono scarsamente protette dalle discriminazioni e non si vedono riconosciuti gli stessi diritti degli altri. Tra le tante difficoltà, possono trovare ostacoli nel momento in cui hanno bisogno di ottenere documenti che attestino la propria identità sessuale, come il certificato di nascita, il passaporto, ecc.
La discriminazione subita, lo stigma e le difficoltà riscontrate anche dal punto di vista burocratico possono compromettere il loro benessere psicologico e sociale.

Tra i compiti dello psicologo può quindi rientrare anche quello di promuovere un cambiamento positivo a livello sociale. Il professionista deve in sostanza identificare e migliorare quei sistemi che potrebbero favorire violenze e/o discriminazioni in contesti educativi, abitativi e occupazionali.
Può entrare anche a far parte degli enti che si preoccupano di revisionare le leggi e le politiche pubbliche per ottenere una maggiore tutela dei loro diritti e della dignità. A livello locale o nazionale può impegnarsi per sostenere diritti umani nelle strutture che prevedono segregazioni in base al sesso biologico di appartenenza e/o per ottenere una revisione delle politiche che riguardano la documentazione sull'identità di genere.

3. Lo sviluppo nel ciclo di vita

Linea-guida 8

Con bambini e adolescenti TGNC o "gender-questioning" (coloro che si pongono domande sulla propria identità di genere) le difficoltà riscontrate sono maggiori, soprattutto quando bisogna decidere quale sia il miglior trattamento da applicare.
Questi, infatti, hanno diversi bisogni evolutivi e non tutti tra loro mantengono poi un'identità transgender anche in età adulta.

Lo sviluppo di un'identità di genere si verifica normalmente tra i 3 ed i 4 anni, mentre la "coerenza di genere" (cioè il riconoscimento dell'identità che resta invariato in ogni situazione) si manifesta dopo, verso i 7 anni.
Esistono due teorie su quale sia il miglior approccio psicologico in questi casi:

  1. il primo approccio si preoccupa di incoraggiare l'affermazione e l'accettazione dell'identità di genere espressa dal bambino. Il minore viene assistito nella transizione sociale e, una volta cresciuto fisicamente, viene avviata anche la transizione fisica. Questo approccio è sostenuto da quanti ritengono che l'esplorazione aperta e l'affermazione aiuterà il bambino a sviluppare strategie di coping e competenze emotive che porteranno ad un'identità positiva;
  2. il secondo approccio, invece, spinge il bambino ad accettare il proprio corpo così com'è e quindi a conformarlo al genere che gli è stato assegnato alla nascita. Questo approccio è sostenuto da quanti ritengono che sia più difficile sottoporsi a interventi chirurgici e vivere come transgender o gender nonconforming piuttosto che accettare il sesso biologico.

Per quanto riguarda gli adolescenti, le opzioni di trattamento per loro non riguardano solo l'approccio sociale, ma anche medico. Esistono, infatti, procedure ed interventi per i quali vengono spesso consultati gli psicologi, per comprendere se è il caso di sottoporre un ragazzo agli stessi o meno. Tra questi vi è la "soppressione della pubertà", un intervento reversibile che serve a far tardare lo sviluppo puberale.

In tutto questo, compito principale dello psicologo è essere ben informato, tenendo comunque conto che le varie ricerche su bambini e adolescenti e possibili conseguenze sono ancora piuttosto scarse.
Lo psicologo deve essere capace di fornire a genitori e tutori informazioni chiare su tutti gli approcci esistenti, indipendentemente da quello che predilige lui stesso: l'interesse e il benessere del minore hanno sempre la priorità rispetto alle stesse decisioni cliniche o preferenze del professionista.

Linea-guida 9

Per quanto riguarda la popolazione anziana, le ricerche sono ancora scarse.
In molti casi gli anziani mostrano ancora un'aderenza a quei ruoli di genere che avevano il predominio nel periodo della loro transizione, quindi continuano ad adattarsi al sesso di nascita. Spesso sono riluttanti nello svelare la propria identità di genere.
Per queste ragioni, gli anziani corrono un rischio maggiore di soffrire di depressione, solitudine, idee di suicidio. Possono vivere nel timore che la propria identità venga scoperta e questo crea loro degli ostacoli nel momento in cui devono chiedere sussidi per la sicurezza sociale o hanno bisogno di assistenza medica.

Gli psicologi devono essere ben informati sulla realtà degli anziani TGNC e sui loro bisogni psicosociali, al fine di dar vita a piani d'intervento efficaci per risolvere le problematiche di carattere psicologico, sociale e medico di queste persone.
Gli anziani soffrono spesso l'isolamento sociale: lo psicologo può aiutarli a ristrutturare le proprie reti sociali in modo tale che le stesse supportino e valorizzino la loro l'identità.
Lo psicologo può offrire sostegno anche a quegli anziani che hanno scelto di non rivelarsi, aiutandoli ad affrontare i propri vissuti di colpa, vergogna, transfobia interiorizzata.
Anche i luoghi di assistenza o i centri destinati agli anziani possono avvalersi del supporto dello psicologo, in modo tale da riuscire ad andare incontro ai loro bisogni adottando una comunicazione rispettosa che riconosca l'identità e l'espressione di genere.

4. Valutazione, terapia e intervento

Linea-guida 10

Una persona può aver bisogno di un supporto di tipo psicologico per questioni legate alla sua identità, per problematiche di natura mentale del tutto indipendenti dalla stessa oppure per entrambe le cose.
In alcuni casi non ci sono relazioni tra l'identità di genere e disturbi come stress, abuso di sostanze, depressione, ecc.; in altri, invece, l'identità di una persona ha un ruolo determinante o comunque contribuisce ad una certa condizione di salute mentale accusata.
Proprio per questo è importante che lo psicologo dia vita ad un'attenta valutazione diagnostica che comprenda una diagnosi differenziale. Non deve trascurare i disturbi riguardanti la salute mentale accusati dalla persona, né automaticamente collegarli alla sua identità di genere, bensì deve procedere con cautela in ogni caso, in modo tale da comprendere se vi è sul serio un collegamento e in quale modo si manifesta.

Linea-guida 11

È possibile ottenere un miglioramento della qualità della vita e l'attenuazione della disforia di genere e dei sintomi psicologici negativi nel momento in cui una persona riceve servizi medici e psicologici positivi.

Da questo punto di vista è importante in primo luogo l'accettazione in famiglia: è stato dimostrato, infatti, che l'essere accettati dai propri cari riduce le conseguenze negative per la salute mentale (depressione, comportamenti sessuali a rischio, suicidio, ecc.).
Il contesto familiare viene considerato un fattore protettivo forte. Se nella propria famiglia si vivono esperienze di pregiudizio, discriminazione, violenza, il rifiuto da parte dei cari è associato ad alti tassi di suicidio, infezioni come l'hiv, condizioni di senza fissa dimora, depressione, ecc.

Molte persone, inoltre, cercano sostegno nelle relazioni con altri, nelle famiglie scelte e nelle comunità in cui hanno la possibilità di sentirsi accettate, alcune anche all'interno di quelle religiose e spirituali.

Lo psicologo deve essere consapevole dell'importanza che assumono il supporto sociale e le cure positive offerte alle persone TGNC e deve essere in grado di sostenere adulti e adolescenti nella costruzione di reti sociali di supporto. Può guidare la persona nelle dinamiche familiari, aiutandola ad affrontare le varie problematiche con setting individuali o sessioni congiunte, terapia familiare o di gruppo.
La famiglia intera può essere aiutata dal professionista ad adattarsi ai cambiamenti relazionali, nonché a gestire la comunicazione con parenti, amici ed altri membri della rete della persona.

Linea-guida 12

Dal punto di vista delle relazioni sentimentali, il rivelare la propria identità può avere ovviamente conseguenze all'interno di una coppia. Questa conseguenze possono essere differenti a seconda del momento in cui si verifica lo svelamento: tendenzialmente, infatti, esiti migliori si hanno quando uno dei due dichiara la propria identità all'inizio della relazione; se la dichiarazione avviene, invece, dopo molti anni, ciò può essere vissuto dal partner come un tradimento.
Il cosiddetto coming out di uno dei due provoca una ridefinizione dei ruoli nella coppia, in quanto può cambiare il modo di vedere e di intendere l'essere marito e/o moglie. Può anche capitare di soffrire della perdita di alcuni aspetti del partner che ha fatto coming out e della relazione così come era prima della dichiarazione.
Ad ogni modo, il riconoscere la propria identità di genere e dichiararla al proprio partner non sempre influenza anche l'attrazione sessuale: l'attrazione può restare comunque stabile o addirittura evolversi e migliorare, dal momento che a questo punto la persona può aprirsi maggiormente all'esplorazione del proprio orientamento sessuale e ridefinirlo meglio, sentendosi più a suo agio con il proprio corpo e la propria identità.

Lo psicologo deve sforzarsi di comprendere gli effetti che il cambiamento dell'identità e dell'espressione di genere provoca nelle relazioni sentimentali e sessuali. Può fornire supporto a entrambi i partner per affrontare al meglio tutte le difficoltà legate al cambiamento di identità di genere ed alla transizione.
Se la relazione dura da molti anni, il professionista può aiutare la coppia a comprendere quali dinamiche relazionali intende preservare e quali cambiare. In questi casi risultano molto utili i gruppi di supporto tra pari, l'intervento ed il sostegno di altre coppie con partner che si è rivelato e che sono riuscite ad affrontare con successo tutto il percorso.

Linea-guida 13

Molte tra le persone transgender vorrebbero avere figli ma, per via delle terapie ormonali che provocano una riduzione della fertilità, il campo delle scelte riproduttive per loro è ristretto.
In caso di difficoltà a concepire attraverso rapporti sessuali, possono ricorrere a soluzioni alternative, come adozione o affido, tecniche di procreazione assistita, maternità surrogata, ecc. In queste situazioni i problemi riscontrati non sono solo di carattere burocratico: possono riguardare anche il servizio sanitario stesso (dal momento che non sempre riescono a trovare medici disponibili ad assisterle) oppure la sfera economica, non avendo le risorse necessarie per sostenere tutte le spese.
Possono esserci, quindi, numerose preoccupazioni per quanto riguarda questioni come la genitorialità e la possibilità di creare una famiglia, per cui possono chiedere un supporto psicologico per riuscire ad affrontare il tutto.

Compito dello psicologo è quello di comprendere le molteplici forme di genitorialità e formazione di una famiglia.
Deve ricordare che alcune opzioni di genitorialità possono non essere accessibili per tutti proprio dal punto di vista economico: in questi casi il suo intervento può essere utile per aiutare ad affrontare sentimenti di perdita, rabbia, dolore, risentimento.
Lo psicologo può anche indirizzare e supportare le persone che hanno già una famiglia verso consulenti legali che si occupano di diritti dei genitori per questioni come l'adozione e la custodia.

Inoltre, spesso la persona può decidere di tardare la transizione se non proprio interrompere la terapia ormonale per poter concepire un bambino: in questo caso è compito dello psicologo spiegare quali sono le conseguenze dal punto di vista psicologico di un'interruzione (sbalzi d'umore, depressione, ecc.), quindi deve parlar loro di tutte le implicazioni fisiche, emotive e sociali che una decisione di questo tipo comporta.

Linea-guida 14

Quando si parla di identità di genere e transizioni è importante che, durante le fasi di diagnosi e trattamento, vi sia una collaborazione tra più figure professionali. Possono, infatti, essere coinvolti psicologi, medici, assistenti sociali, endocrinologi, psichiatri, ecc.
La collaborazione tra queste figure può assumere forme diverse e avvenire in modo tempestivo: per esempio, lo psicologo che ha in cura un uomo trans con diagnosi di disturbo bipolare, potrebbe aver bisogno di coordinare il suo intervento con l'operato del medico di base e dello psichiatra.
La collaborazione è richiesta soprattutto quando vengono realizzati i documenti che le persone devono presentare ai medici in vista di un intervento di transizione e affermazione di genere.
Lo psicologo, inoltre, può dare informazioni ai professionisti di altri settori che hanno scarsa conoscenza nelle questioni legate all'identità di genere, in modo tale da far sì che le cure fornite alla persona risultino soddisfacenti.

5. Ricerca, istruzione e formazione

Linea-guida 15

Fino ad ora, i vari questionari demografici utilizzati nella ricerca psicologica hanno incluso di solito solo un item sul sesso o uno sul genere, presentando come opzione di risposta il binarismo "maschio-femmina": in altre parole, tra i vari partecipanti ai questionari, le persone TGNC sono state di fatto escluse, dal momento che la loro identità di genere non rientra nella classica distinzione "uomo-donna".

Secondo la linea-guida, è importante che tutte le attività di ricerca psicologica prevedano opzioni che permettano di capire quando una persona ha un'identità non allineata con il sesso di nascita, anche quando non sono loro stesse il focus d'interesse della ricerca. Lo psicologo deve rispettare diritti e benessere di tutti nel momento in cui partecipa alla ricerca e deve impegnarsi a rappresentarne in modo corretto i risultati, evitando travisamento o usi impropri.

Linea-guida 16

Secondo l'APA, la maggior parte degli psicologi e dei laureati in questo campo avrà a che fare nel corso della propria carriera con persone transgender.
Tuttora, però, sono ancora molto diffusi impreparazione e incompetenza su questi argomenti, dal momento che sia la formazione professionale che i tirocini in psicologia forniscono una scarsa preparazione al lavoro con queste persone e spesso non la prevedono affatto. La formazione sull'identità di genere in ambito psicologico, infatti, è stata fino ad ora al massimo accorpata all'ambito dell'orientamento sessuale.
È importante, invece, che gli psicologi si impegnino in una formazione continua sulle questioni relative all'identità e all'espressione di genere, perché ciò costituisce la base di una pratica psicologica affermativa. Dovrebbero essere incluse nel piano educativo di base dei servizi di salute di psicologia e sarebbe utile anche che alcuni programmi offrissero corsi e training per gli studenti interessati a sviluppare competenze più avanzate in questo campo.

Fonte:
  • Ordine degli Psicologi della Campania, "Linee Guida per la pratica psicologica con persone transgender e gender nonconforming", pubblicato su psicamp.it, 17 Maggio 2018
    www.psicamp.it/public/opere/6105-adattamento%20delle%20linee%20guida.pdf
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