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Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert

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Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert

L'articolo "Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert" parla di:

  • L'affresco della vita psichica in Dune
  • Lettura psicodinamica e parallelo clinico
  • Dall'analisi personale all'empatia con il Paziente
Psico-Pratika:
Numero 81 Anno 2012

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Articolo: 'Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert'

A cura di: Giuseppe Caserta
Recensione libro: Dune di Frank Herbert<BR>Una interpretazione psicoanalitica

Scheda libro
Titolo: Dune
Autore: Frank Herbert
Editore: Sperling & Kupfer
Edizione: 1999
Pagine: 504

    INDICE: Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert
  • Introduzione
    • Personaggi principali
  • Trama
  • Analisi psicodinamica
  • Da leggere perché
  • Brani significativi
  • Possibili utilizzi nella professione
  • Bibliografia
  • Altre letture su HT
Introduzione

Il romanzo "Dune" può essere considerato senza dubbio uno dei più grandi classici della fantascienza: l'opera più importante di Frank Herbert.
Non è solo un racconto ambientato in un lontano futuro, ma un complesso intreccio di politica, ecologia, antropologia e, ovviamente, Psicologia. L'ambientazione futuristica in cui si svolge il romanzo è infatti assolutamente non fondamentale rispetto al contenuto dello stesso.
La trama potrebbe essere trasposta in qualsiasi epoca senza perdere il suo profondo fascino.

Queste caratteristiche hanno fatto sì che il romanzo, pubblicato a cavallo tra il 1963 e il 1965, sia diventato un fenomeno di culto che ha radicalmente influenzato la letteratura fantascientifica successiva. Ha vinto numerosi premi e ne sono state vendute 12 milioni di copie, inoltre ha ispirato un regista del calibro di David Lynch per una trasposizione su pellicola (film "Dune", 1984).

Essendo la trama del romanzo molto complessa, mi limiterò a fornirne per quanto possibile una descrizione sommaria, essendo assolutamente certo di non riuscire a trasmettervi tutta la magia del libro, invitandovi pertanto a leggerlo perché ne vale davvero la pena!

Personaggi principali

Duca Leto: capostipite degli Atreides
Lady Jessica: concubina del Duca Leto e madre di Paul
Paul: erede e figlio del Duca Leto e di Jessica
Padishash Shaddam IV: Imperatore della famiglia Corrino
Barone Vladimir: capo degli Harkonnen

Trama

L'ambientazione del romanzo è situata in un lontano futuro dove l'Umanità, pur viaggiando tra le stelle, ha rifiutato quasi tutta la tecnologia moderna a seguito di un violento jihad religioso antitecnologico, che ha provocato la distruzione di macchine e robot di ogni tipo. [Ndr. jihad termine arabo che significa sforzo, impegno estremo, combattimento].

I pochi dati legati al funzionamento delle macchine sono custoditi gelosamente da alcune corporazioni a cui hanno accesso pochi membri che mantengono un rigido controllo sulle loro informazioni segrete. Il resto dell'Umanità è piombato in un nuovo medioevo.

La Galassia è unita sotto lo stendardo del leone dorato, simbolo dell'Imperatore Padishash Shaddam IV della famiglia Corrino, a cui il Landsraad, ovvero il Consiglio delle Grandi Case nobiliari che governano i pianeti, obbedisce con deferenza assoluta.
Tuttavia, nell'ombra, il Consiglio tenta di manovrare le pedine per acquisire potere in un "grande gioco" che prevede non solo azioni diplomatiche, ma anche guerre e assassinii.

In questo contesto di tensione si inserisce un terzo contendente, la Gilda Spaziale: l'unica organizzazione a conoscere il segreto del viaggio nello spazio, che monopolizza gli spostamenti di persone, materiali e truppe per tutto l'Impero e alla quale persino l'Imperatore è costretto a mostrare rispetto.

Cosa mantiene stabile questa situazione conflittuale?

Una risorsa unica nel suo genere: la Spezia.
Questa sostanza commestibile permette ai navigatori della Gilda di deformare lo spazio e di viaggiare attraverso di esso senza strumentazione elettronica (a costo di orribili mutazioni fisiche), inoltre allunga la vita umana in modo esponenziale e permette anche visioni del futuro.

L'unico particolare è che la Spezia cresce su un solo pianeta, Arrakis, un mondo desertico e inospitale chiamato Dune dalla popolazione indigena, i Fremen: fieri combattenti ma schivi e sospettosi e soprattutto ostili alla dominazione imperiale.

La nostra storia inizia proprio quando il Duca Leto, capostipite della famiglia degli Atreides, riceve dall'Imperatore l'ordine di abbandonare il suo pianeta natale, il rigoglioso e verde Caladan, per trasferirsi su Arrakis.
Pur temendo le insidie del luogo, il Duca non può rifiutare di obbedire e si reca su Dune insieme alla concubina Jessica, e al loro primogenito Paul, il protagonista del romanzo.

L'arrivo sul pianeta deserto per il Duca e la sua famiglia è sconvolgente.
Essi toccano con mano la devastazione e i soprusi compiuti dalla casa nobiliare degli Harkonnen, loro nemici giurati, che avevano governato il luogo per centinaia di anni.

Gli Atreides, nobili e giusti, si adoperano in modo da lenire le sofferenze della popolazione. Cercano di limitare gli sprechi di acqua (la risorsa più preziosa del pianeta dopo la Spezia), tentano di accattivarsi la simpatia della popolazione locale, prima perseguitata e sterminata con sistematicità, e provano a tutelare nello stesso tempo gli interessi dell'Imperatore.

Purtroppo quello che molto presto gli Atreides imparano è che il loro trasferimento su Arrakis è stato in realtà un gigantesco tranello ordito dallo stesso Imperatore. Spaventato dalla crescente popolarità del Duca Leto all'interno del Landsraad, Shaddam IV entra in combutta con gli stessi Harkonnen capeggiati dal Barone Vladimir, un uomo crudele, senza scrupoli e accecato dall'odio per i suoi nemici.

Le cose su Dune iniziano a peggiorare: sabotaggi, tentativi di omicidio (persino nei confronti di Paul che si salva miracolosamente grazie al suo addestramento) sono solo l'inizio di quella che poi si manifesta come una invasione su larga scala, finalizzata all'uccisione della famiglia Atreides e alla riconquista di Arrakis da parte degli Harkonnen.

I soldati Atreides e i Fremen, che in parte hanno sposato la causa dei protagonisti, non possono nulla contro le truppe nemiche in quanto l'Imperatore stesso ha inviato varie legioni di Sardaukar, i temibili soldati al suo servizio, addestrati, feroci e fanaticamente leali, travestiti in questo caso da militari Harkonnen.

A determinare la morte del Duca Leto è comunque un traditore: il medico degli Atreides. Questi, nella speranza di riavere indietro la moglie sequestrata dagli Harkonnen, fa in modo che Leto cada in mano al nemico. Il medico però, compiendo un doppio gioco, non solo permette la fuga di Paul e di sua madre ma fa anche in modo che il duca riceva una fialetta di veleno in modo che possa uccidere il Barone Harkonnen una volta in sua presenza.

Purtroppo l'attentato non riesce e soltanto il Duca Leto muore.
Paul e Jessica, abbandonati in mezzo al deserto, vagano di nascosto cercando di sfuggire ai nemici e alle ostilità del pianeta, in special modo ai giganteschi vermi delle sabbie, enormi serpenti sotterranei che mangiano qualsiasi cosa si muova in superficie.
I due sembrano destinati alla morte, ma vengono salvati dai Fremen che li accolgono, non senza sospetto, nella loro tribù.

La vita del giovane Paul, un ragazzo un po' viziato e introverso, subisce un brusco cambiamento: per sopravvivere nel deserto è costretto a crescere.
Ben presto impara le dure regole della comunità Fremen, cerca di guadagnarsi il rispetto dei locali anche a costo di combattere all'ultimo sangue per ottenerlo e lotta ogni giorno per procurarsi il poco cibo e l'acqua necessari per vivere.

Anni di vita fra i locali temprano il giovane nobile, che si guadagna il rispetto e la stima dei Fremen e assume come nome indigeno Muad'dib ovvero topo, dalla macchia a forma di roditore presente su una delle lune di Arrakis.

Oltre alla maturazione dovuta alle condizioni di vita estreme, accade anche qualcos'altro: la dieta ricca di Spezia praticata dai Fremen causa un mutamento sia nel protagonista che nella madre.

Entrambi acquisiscono facoltà di previsione del futuro e pertanto iniziano a essere venerati come coloro che adempiranno a una profezia Fremen riguardante la loro liberazione dall'oppressore e la trasformazione di Dune in un pianeta giardino.

Paul viene quindi a scoprire che i Fremen, sotto la guida di un planetologo chiamato Liet, hanno iniziato a terraformare lentamente il pianeta, conservando acqua e semi necessari per innaffiare, un domani, le dune.

Tale piano ovviamente metterebbe fine alla crescita della Spezia, che Paul scopre essere prodotta dai vermi delle sabbie, uccisi all'istante dal contatto con l'acqua.
Nel frattempo la guerra continua.

In qualità di nuovo Duca Atreides, il ragazzo inizia a radunare i Fremen sotto il suo vessillo e a compiere atti di sabotaggio e guerriglia contro gli Harkonnen per scacciarli dal pianeta.

La popolazione locale lo segue entusiasta, facendo di lui un leader carismatico indiscusso. Nonostante abbia trovato sudditi fedeli e anche l'amore (una ragazza Fremen di nome Chani), le peripezie per Paul non sono finite.

Prima la madre, per diventare una sacerdotessa del culto Fremen, si sottopone a una pericolosa prova di iniziazione. Tale rito pur dandole la facoltà di entrare in contatto con le memorie delle sue antenate tramite l'assunzione di un infuso di spezia, la porta vicino alla morte e compromette lo sviluppo della bimba che porta in grembo (concepita col Duca Leto poco prima della sua morte); poi Paul stesso, desideroso di sottoporsi allo stesso rituale della madre, cade in coma per molti giorni.

Si scopre allora che il giovane duca è in realtà il frutto di un paziente lavoro di incroci genetici concepito dal Bene Gesserit, una sorellanza segreta con poteri psichici - di cui la madre faceva parte - che, attraverso matrimoni combinati per secoli, mirava all'ottenimento di un essere perfetto, capace con le sue facoltà di essere in grado di ottenere poteri straordinari, fino a quel momento inaccessibili persino alle più dotate della sorellanza.

Tuttavia Jessica, che secondo il piano avrebbe dovuto partorire una donna, per amore del suo Duca si ribellò e diede alla luce Paul, un maschio.
Questo sconvolse tutti i piani del Bene Gesserit, che non si aspettava che un uomo potesse avere padronanza di poteri psichici che erano stati appannaggio soltanto della segreta casta femminile per secoli.

Per questa ragione, unitamente ai continui atti di guerriglia perpetrati dai Fremen di Paul, l'intero Landsraad scende in guerra contro i ribelli di Arrakis, persino l'Imperatore in persona si muove con i suoi soldati, atterrando nella capitale del pianeta e iniziando a mettere tutto a ferro e fuoco.

Lo scontro finale a questo punto è inevitabile.
Grazie alle visioni di Paul, ormai entrato in possesso dei poteri tanto temuti dalla sorellanza Bene Gesserit, i ribelli prevedono le mosse future dei loro nemici e le truppe Fremen riescono a penetrare nell'accampamento imperiale e a sconfiggere i terribili Sardaukar.

Gli Harkonnen, i mortali nemici degli Atreides, vengono uccisi e l'Imperatore, preso prigioniero, è costretto a firmare una umiliante resa, sotto la minaccia di Paul di distruggere il pianeta con tutta la Spezia.

Paul diventa così Imperatore e vendica la morte del padre, oltre ad adempiere alla profezia Fremen che lo aveva indicato come il liberatore del popolo oppresso.

Analisi psicodinamica

La punta di diamante di questo complesso romanzo è di sicuro l'analisi psicologica dei suoi personaggi: il protagonista, Paul Atreides, compie un percorso di crescita individuale che potremmo definire, per usare un termine junghiano (1964), di Individuazione.
Infatti la maturazione come uomo dell'eroico protagonista coincide con un profondo contatto con le aree più remote della sua mente.

In base alla teoria elaborata da Carl Gustav Jung, il percorso di individuazione che la persona compie nell'arco della sua vita gli permette di raggiungere l'essenza del suo vero sé, ovvero della parte più autentica e profonda del proprio essere.

Secondo lo Psichiatra svizzero, tale cammino è essenziale per giungere a una profonda conoscenza di se stessi e per differenziarsi da ciò che lui definisce "inconscio collettivo", ovvero il contenuto non cosciente condiviso da tutta l'umanità, di simboli e di memorie ancestrali.

"Individuarsi" in questo caso vuol dire riuscire ad affrancarsi dalla massa e dalla spersonalizzazione nella quale l'uomo rischia di invischiarsi se non sostiene un valido percorso di conoscenza interiore.

Possiamo dire che il giovane e viziato Paul, all'inizio schiacciato dalla società ipercontrollante e rigida in cui è nato, si affranca poco a poco dalle convenzioni sociali e dal ruolo che il suo status nobiliare gli aveva imposto.

Sebbene cresciuto in una famiglia di vedute liberali e filantropiche, il nostro protagonista risulta in ogni caso condizionato dal clima culturale e dagli obblighi dell'etichetta di corte.
Tutto ciò contribuisce a creare in lui una Persona (Carl Gustav Jung, 1971) che lo aiuta a sostenere i rigidi addestramenti e le lezioni, a cui è sottoposto in quanto erede del Duca Leto.

La Persona di Paul, in questo senso, è da intendersi come una "maschera" caratteriale che incarna perfettamente ciò che la società si aspetta da lui: Paul è in grado di essere apprezzato dal suo ambiente e dai suoi genitori per ciò che fa, tuttavia deve sacrificare la parte più autentica e istintuale di sé sull'altare della rigida aderenza alle regole del suo mondo.

Come diceva Jung, spesso la Persona nasconde la parte più autentica di ognuno di noi.
Lo stesso padre incarna più le caratteristiche di un Io ideale - ovvero il modello verso il quale il soggetto tende - che di un Super Io - ossia una sorta di severo giudice morale interno (Sigmund Freud 1917).

Leto quindi si profila come figura genitoriale meno severa e giudicante ma pur sempre lontana anni luce dal Sé del ragazzo. Questo padre risulta essere per Paul un modello da raggiungere e dal quale contemporaneamente affrancarsi per non restare sepolto nella sua ombra quale eterno fanciullo.

La ribellione che Paul innescherà, seppur nel nome della sua famiglia, è anche una ribellione al Padre, rappresentato dal complesso sistema feudale dell'universo in cui vive e dalla figura del Barone Harkonnen, suo mortale nemico, e dall'Imperatore Shaddam IV.

La guerra che Paul muoverà contro questi "rappresentanti" riuscirà alla fine a far crollare l'intero ordine costituito: l'Imperatore sarà detronizzato e il Barone sarà ucciso.

Per capire come la lotta contro l'Impero per Paul possa essere l'occasione per "individuarsi" bisogna comprendere che la società in cui Paul vive è il riflesso degli obblighi e delle convenzioni che hanno caratterizzato la sua infanzia.

Queste, come accade spesso, contribuiscono a formare quella "Persona", di cui abbiamo parlato, che nasce sotto la spinta delle convenzioni sociali, che originano dall'educazione genitoriale.

Quasi a sottolineare questo aspetto di conflittualità di Paul con il Padre-Sistema, nel romanzo si scoprirà che l'Imperatore è cugino del Duca Leto e addirittura che il Barone è il nonno di Paul, essendo padre di lady Jessica, nata da una relazione extraconiugale clandestina orchestrata dal Bene Gesserit per i suoi scopi di ingegneria genetica.

L'Imperatore e il Barone rappresentano una vera e propria junghiana "Ombra" genitoriale contro la quale il giovane Atreides si scaglia con tutte le sue forze.

Se li immaginiamo, infatti, come la rappresentazione di varie "subpersonalità", ovvero come delle piccole molecole che gravitano attorno all'Io (Paul in questo caso) e che, avendo una carica affettiva, lo condizionano (Carl Gustav Jung, 1948), possiamo attribuire l'Ombra, ovvero la "subpersonalità" che incarna tutti i nostri lati oscuri, a questi due personaggi.

Essi sono legati al protagonista sia dagli eventi sia per un vincolo di sangue, e perciò si rendono dei perfetti contenitori per le "proiezioni" (Freud,1917) di Paul.

Il conflitto che emerge dalla ribellione di Paul permea tutto il romanzo: il giovane Duca è tormentato dalle visioni del futuro, in cui osserva se stesso guidare orde di guerrieri Fremen che portano distruzione e morte nella Galassia in suo nome, osannandolo come un dio-re.

Da un punto di vista psicoanalitico, tale conflitto si potrebbe collocare in una sfera prettamente edipica. Come teorizzato da Sigmund Freud (1905), durante il complesso di Edipo la fantasia del bambino di congiungersi con la propria madre è ostacolata dalla figura paterna, vista come minacciosa e castrante, pronta a punire il bimbo con l'evirazione per i suoi desideri peccaminosi.

L'aggressività che il bambino prova verso il padre viene spesso negata, in quanto inaccettabile, e trasformata in apprensività e preoccupazione per il genitore di sesso opposto. Attraverso tale dinamica, del tutto inconscia, si dispiega il tentativo di celare la consapevolezza distruttiva e annichilente della rabbia provata nei confronti del padre-rivale.

Le visioni di Paul sembrano essere un precursore di tale rabbia edipica che poi agirà, e il segreto desiderio di sovvertire l'Impero-Padre con i suoi fanatici Fremen (popolo istintuale e arcaico, che ben si adatterebbe all'orda primordiale parricida di cui parla Freud in "Totem e Tabù" del 1913) diventa terrore e motivo di dubbio per il protagonista.

Egli tenta in ogni modo di eludere il suo destino, cerca di sfuggire al suo più intimo desiderio di rovesciare i suoi nemici, chiedendosi spesso durante il romanzo se le sue visioni, che mostrano guerre interplanetarie, saccheggi e devastazioni compiute in suo nome, siano in qualche modo evitabili.

La figura della madre, lady Jessica, è poi una presenza costante al fianco del giovane duca, sia come consigliera sia come addestratrice (sarà lei a iniziarlo ai misteri dei poteri psichici) sia ovviamente come figura affettiva, alla quale il ragazzo rimane fortemente legato in una dinamica che non fa altro che sottolineare la tematica edipica dell'opera di Herbert.

Anche l'unione che Paul ha con Chani, la guerriera Fremen di cui si innamora, non riesce ad affrancarlo dalla figura materna. Lady Jessica difatti resta sempre, seppur nell'ombra, e diviene una presenza costante anche per la nuora e la spingerà persino ad accettare il ruolo di concubina quando Paul, per motivi politici, decide di sposare la figlia dell'Imperatore in modo da salire al trono.

Alla fine, la risoluzione del conflitto edipico del protagonista non può che avvenire con una profonda presa di consapevolezza dell'ineluttabilità del suo destino.
Ciò che le sue visioni mostravano era ciò che sarebbe accaduto, che era nel suo animo e nel suo destino fin dall'inizio, e Paul trova la pace solo quando capisce che quello è il cammino segnato per lui.

Al di là della tematica della predestinazione presente nel romanzo, da un punto di vista psicoanalitico possiamo osservare come nel giovane duca alla fine venga scardinata la difesa psichica della negazione (Nancy McWilliams 1999), che rende possibile l'accettazione profonda dei suoi desideri pulsionali fino a quel momento respinti e bollati come egodistonici.

La dolorosa consapevolezza dell'ineluttabilità del suo destino e dell'accettazione delle sue più profonde spinte istintuali avviene, metaforicamente, quando Paul si decide a compiere il rituale dell'acqua della vita.

Il protagonista decide di bere l'acqua velenosa prodotta dai vermi della sabbia (cosa mai tentata prima da un uomo) e, dopo un mese tra la vita e la morte, si risveglia con la consapevolezza di essere ciò che egli è, integrando anche il suo lato "Ombra" e ordinando l'attacco finale ai suoi nemici, minacciando persino di distruggere il pianeta in caso di sconfitta.

Tuttavia, come è auspicabile in ogni psicoterapia, l'accettazione dei propri desideri inconsci non porta a una indiscriminata soddisfazione degli stessi - in quella che si potrebbe definire una fase maniacale - ma a una sublimazione e a un più funzionale controllo dell'Io sulle richieste dell'Es (il lato più primitivo, istintuale e sede di tutte le esperienze traumatiche rimosse).

Così quando uno dei capi Fremen - Stilgar, buon amico di Paul - si vede costretto secondo le leggi tribali a sfidarlo per la supremazia sui guerrieri del deserto, il duca non accondiscende al desiderio di guidare le orde di guerriglieri uccidendo l'amico, ma lo lascia al suo posto di comando chiedendogli solo l'obbedienza in quanto suo duca.

Similmente Paul non uccide l'Imperatore, che aveva complottato per assassinare il padre, ma lo manda in esilio e ne sposa la figlia, in modo da arrestare una violenta guerra intergalattica con le altre case nobiliari assetate di vendetta.

Come può però Paul arrivare a tale consapevolezza?
Con quello che Jung (1935) definirebbe la "coniunctio oppositorum", ovvero l'unione degli opposti, l'integrazione dell'Anima con il suo Sé maschile.

Il sottoporsi alla stessa prova di iniziazione che ha sostenuto la madre quando è diventata una sacerdotessa Fremen implica che Paul affronti qualcosa che prima era stato concesso solo a esseri umani di sesso femminile.

Le droghe che assumerà, infatti, gli permetteranno di potenziare le sue capacità psichiche fino a raggiungere il grado di consapevolezza e potere di una Reverenda Madre del Bene Gesserit.

Si potrebbe dire che il protagonista entra in questa fase in profondo contatto con la sua Anima (la subpersonalità femminile che secondo Jung - 1964 - è presente in ogni Inconscio maschile) integrandola con successo nel suo Sé, facendone quindi una risorsa. Tant'è vero che egli va ben oltre gli scopi del rituale, giungendo a un livello di sviluppo psichico tale da spaventare persino le più potenti autorità della Sorellanza.

Paul riesce infatti a giungere in quello che le sacerdotesse definivano «il luogo colà dove nessuna è mai giunta prima», uno spazio psichico che terrorizzava persino le più abili e potenti tra loro.

Leggendo il romanzo in chiave psicoanalitica, questo passaggio sembrerebbe suggerire che soltanto l'integrazione funzionale delle diverse istanze (ovvero il Sé con le sue subpersonalità) può portare a una effettiva crescita dell'individuo.
Qualsiasi predominio di una sulle altre può portare a una crescita soltanto limitata, anche se apparentemente adattiva.

Credo sia utile a questo punto portare un esempio clinico, anche al di fuori del romanzo, per chiarire meglio il concetto.


Una paziente, M., di 30 anni, venne a colloquio per problemi di origine sessuale.
La sua storia di vita rivelò una estrema concentrazione sugli aspetti "pragmatici" della sua esistenza e su caratteristiche spiccatamente maschili, come l'efficienza, il successo sul lavoro, la razionalità.

Tali attitudini, che sono certamente una risorsa per ogni individuo, rischiavano in M. di farle perdere il contatto con la sua femminilità e con il suo corpo, cosa che si rifletteva, per l'appunto, nel problema sessuale per il quale era venuta a colloquio.

Tramite una analisi del suo vissuto e un lavoro sulle sue emozioni M. fu in grado di contattare, poco a poco, la sua femminilità sepolta dal desiderio di piacere a un padre rigido ed esigente, che null'altro desiderava se non una figlia "prima della classe".

M. cominciò ad avere atteggiamenti più consoni al suo sesso, partendo dall'abbigliamento e iniziando a fare uso della sua creatività (caratteristica femminile) in campo lavorativo. Dopo qualche mese, il problema per il quale era venuta si risolse felicemente e a distanza di un anno non si è più ripresentato.

Possiamo vedere in questo breve stralcio clinico che in M. vi era una subpersonalità ben definita, ovvero l'Animus (l'insieme dei tratti maschili presenti nell'inconscio femminile, Jung 1964) che aveva preso il sopravvento sull'Io della paziente, impedendole di avvicinarsi ulteriormente al suo e in qualche modo "impossessandosene".

La via per la guarigione e per una rinnovata serenità di M. fu possibile grazie al riequilibrio delle varie subpersonalità, che rese l'Io più fluido e capace di essere flessibile.

L'efficienza di M. le consentiva una vita "normale", ma a prezzo della spontaneità e dell'autenticità.


Tornando al nostro romanzo, vi è tuttavia un altro particolare interessante nell'esperienza catartica del giovane Atreides: attraverso le droghe necessarie al rituale, egli diventa pienamente cosciente delle esperienze dei suoi antenati, in quello che sembrerebbe un contatto con il proprio Sé che va oltre il vissuto individuale.

Paul "scava" così a fondo nel suo inconscio da arrivare a poter leggere le trame di quella che Siegfried Heinrich Foulkes (1991) definisce "la matrice familiare", ovvero la rete di relazioni e di comunicazioni che caratterizza un determinato gruppo e che, agendo inconsciamente, ne guida il comportamento.

Sempre secondo il Gruppoanalista tedesco, è proprio all'interno della matrice familiare che si giocano tutte le dinamiche di identificazione, proiezione e identificazione proiettiva che sono proprie anche dei fenomeni di transfert.

Volendo adottare una chiave di lettura del romanzo ancora più profonda, andando oltre persino al vissuto singolo dei protagonisti, si può leggere l'intero universo di Dune come un gigantesco affresco della vita psichica.

La rigida società imperiale cinica e spietata, di chiara matrice superegoica, è contrapposta al selvaggio Arrakis, desertico e inospitale ma sede della Spezia che permette di leggere il futuro. Questo pianeta è la rappresentazione simbolica dell'Es, con i suoi mortali pericoli e le sue grandi risorse.

In quest'ottica, il piano dei Fremen di rendere Dune un giardino - raccogliendo acqua e semi per innaffiare la sabbia - può essere visto come la rappresentazione letteraria della Psicoterapia, capace di far crescere il seme della consapevolezza persino in luoghi aridi e minacciosi, come i vissuti traumatici delle persone.

I Fremen, che in questo caso rappresentano l'Io, grazie alle risorse dell'acqua e dei semi (metaforici rappresentanti della Psicoterapia) riescono a rendere più abitabile il proprio pianeta - l'Es - e a padroneggiarne la gestione, senza essere più costretti a nascondersi e a subirne il clima ostile.

L'acqua, emblema della rinascita (Von Franz 1980), simboleggia quindi un nutrimento, il liquido amniotico con il quale il popolo del deserto di Dune dona nuova vita al proprio mondo tramite la vegetazione, così come la relazione che cura è capace di ridare speranza e forza ai nostri pazienti che non riescono a districarsi dalla morsa dei loro vissuti opprimenti.

Da leggere perché

"Dune" non è solo un romanzo epico, è una esperienza.
Seguire le vicissitudini di Paul, dei Fremen, di Lady Jessica e di tutte le figure minori che orbitano attorno ai protagonisti è osservare la danza dei nostri oggetti interni.

I pensieri e i tormenti del giovane Duca di fronte al futuro che avanza a grandi passi possono permetterci di farci delle domande sul nostro percorso di Individuazione, ricordandoci sempre che una maggiore consapevolezza dei nostri stati d'animo, delle nostre relazioni oggettuali e dell'influenza che esse hanno avuto sulle nostre scelte non può che portarci a una vita più soddisfacente.

Il giovane Paul, una volta scoperto e accettato il proprio destino, riesce ad affrontarlo anche nei suoi aspetti "Ombra" e questo secondo me è uno dei più grandi motivi per i quali vale la pena di accompagnare Paul nella sua lotta contro l'Impero.

Una vita felice non è una vita euforica, ma una esistenza che ci permette di provare tutte le emozioni senza esserne sopraffatti.

Brani significativi
«La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura.
Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò».
("Litania contro la paura")

La "Litania contro la paura" è una cantilena recitata dalle Bene Gesserit per controllare il flusso di emozioni negative di fronte al pericolo. Paul la recita quando, all'inizio del romanzo, viene sottoposto a una prova mortale al fine di valutare le sue potenzialità quali probabile Prescelto.

Penso che in questo breve cantico sia presente un concetto importante: quello di non reprimere le proprie emozioni, anche e soprattutto quelle negative, ma di lasciarle scorrere in noi, di viverle, di lasciare che ci attraversino, appunto, senza però distruggerci.

«Come affrontare lo studio della figura del padre di Muad'Dib? Un uomo dal cuore caldo e gelido insieme? E tuttavia molti fatti della sua vita ci aiutano: il devoto amore per la sua Lady Bene Gesserit; quello che sognava per suo figlio; la devozione degli uomini che lo servivano. Potete immaginarlo: un uomo intrappolato dal destino, una figura solitaria la cui luce è oscurata dalla gloria del figlio. Ma ci si chiede, tuttavia: Che cos'è il figlio, se non l'estensione del padre?».
(Principessa Irulan)

In questo brano vi è una breve ma intensa descrizione del padre di Paul, il Duca Leto.
Egli, nel romanzo, va incontro alla morte sapendo che il trasferimento su Arrakis avrebbe significato lo sterminio della sua Casata.

Nell'universo di Dune la figura di Paul sovrasterà Leto in quanto a importanza e magnificenza. Tuttavia, nell'intimo, il giovane Duca non riuscirà mai a liberare la sua mente dai pensieri riguardanti il padre e dalla sua figura, che egli vedrà sempre come un ideale molto più alto di lui.

«Dio creò Arrakis per temprare il fedele».
(Detto Fremen)
«Era guerriero e mistico, feroce e santo, astuto come una volpe e innocente, cavalleresco e spietato, meno di un dio e più di un uomo.
Non si può misurar Muad'Dib con gli standard ordinari. Nel momento del suo trionfo, indovinò la morte che gli veniva preparata e tuttavia accettò il tradimento. Possiamo dire che lo fece per un senso di giustizia?
Quale giustizia, allora? Perché, ricordate che stiamo parlando, ora, del Muad'Dib che rivestì il suo tamburo con la pelle del nemico, e che negò tutte le convenzioni del suo passato ducale con un semplice gesto della mano, dichiarando semplicemente: Io sono lo Kwisatz Haderach [Ndr. l'essere supremo che governa l'universo]. Questa è una ragione più che sufficiente».

In questo ultimo brano vi è la sintesi del raggiungimento della consapevolezza da parte di Paul riguardo al suo destino.

Le azioni che Paul intraprese, la profonda accettazione anche delle sue parti più oscure (della sua Ombra appunto), la cessazione della negazione riguardo al suo destino sono sintetizzate nella frase:


«Io sono lo Kwisatz Haderach, questa è una ragione più che sufficiente».

Ovvero, io sono me stesso, in tutto e per tutto, io sono un Individuo.

Possibili utilizzi nella professione

"Dune" è un romanzo che, più che ispirarci o darci delle dritte nell'aiuto dei nostri pazienti, può aiutarci a conoscere noi stessi.

Il confronto con la profondità della trama e con lo spessore dei personaggi, con la potenza dei simboli in esso contenuti può senza dubbio favorire la nostra introspezione.

D'altronde, come affermato anche da Nancy McWilliams (2006), una analisi personale è uno strumento insostituibile per ogni Terapeuta.

Ovviamente il romanzo di Herbert non può fungere da "Terapeuta", può tuttavia aiutare il nostro inconscio a far emergere tematiche e domande inerenti alla nostra storia personale e al nostro percorso di vita.

Inoltre empatizzare con i protagonisti ci permette di comprendere magari qualche sfumatura in più del vissuto dei nostri pazienti, che spesso si ritrovano ad affrontare temi esistenziali che simbolicamente possono essere molto affini ai tormenti dei personaggi del romanzo.

Bibliografia
  • Foulkes H.S., "Introduzione alla psicoterapia gruppoanalitica", Edizioni Universitarie Romane, Roma, 1991
  • Freud S., "Introduzione alla psicoanalisi", Bollati Boringhieri, Torino, 1917
  • Freud S., "Totem e tabù", Bollati Boringhieri, Torino, 1913
  • Freud S., "Tre saggi sulla teoria sessuale", Bollati Boringhieri, Torino, 1905
  • Jung C.G., "L'uomo e i suoi simboli", TEA, Milano, 1964
  • Jung C.G., "Psicologia e alchimia", Bollati Boringhieri, Torino, 1935
  • Jung C.G., "I tipi psicologici", Astrolabio, Roma, 1948
  • Mc Williams N., "La diagnosi psicoanalitica", Astrolabio, Roma, 1999
  • Mc Williams N., "Psicoterapia psicoanalitica", Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006
  • Von Franz M.L., "Il mondo dei sogni: il simbolismo onirico nella psicologia junghiana", intervista filmata di Fraser Boa, Red, Como, 1980
  • Winnicott D., "Gioco e realtà", Armando Editore, Roma, 1971
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Commenti: 1
1 Alessandro Elisei alle ore 23:27 del 04/07/2012

Splendida analisi che sia come psicologo che come "adoratore" della saga di dune mi sento di condividere sostanzialmente nonostante forse qualche passaggio un po' troppo suggestivo. Ad esempio a voler seguire letteralmente herbert la questione dell'integrazione funzionale alle donne bene gesserit era impedita proprio dal fatto che non riuscivano ad accedere alle altre memorie dei maschi delle precedenti generazioni. Succederà ad Alia, sorella di Paul, ma ne verrà sovrastata come è ben descritto nei libri del proseguio della saga. Herbert sembra indicarci che gli uomini possono comprendere ed integrare il femminile ma non viceversa. Una provocazione? Non lo so sta di fatto che la saga di dune, comprensiva di tutti i suoi romanzi, rimane forse la più grande incarnazione di una fantascienza "umanistica", insuperata e forse insuperabile.

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HT Psicologia - Recensione libro: "Dune" di Frank Herbert

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