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La Psicoanalisi e la "riscoperta" del sogno

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La Psicoanalisi e la "riscoperta" del sogno
Freud e il lavoro sui sogni

L'articolo "La Psicoanalisi e la "riscoperta" del sogno" parla di:

  • Le tipologie del sogno
  • Traduzione e valutazione del sogno
  • Conscio e inconscio, morale e immorale
Psico-Pratika:
Numero 84 Anno 2012

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Articolo: 'La Psicoanalisi e la "riscoperta" del sogno
Freud e il lavoro sui sogni'

A cura di: Valentina Sbrescia
    INDICE: La Psicoanalisi e la "riscoperta" del sogno
  • Natura e funzione dei sogni
  • Lavoro onirico e tipologie di sogni
  • Quali tipi di sogni?
  • Lavoro psicoanalitico sui sogni
  • La questione morale
  • Conclusioni
  • Bibliografia
  • Altre letture su HT
Natura e funzione dei sogni

Nell'età moderna il merito di aver ripreso il sogno come esperienza umana significativa viene attribuito, all'inizio del secolo scorso, a Sigmund Freud, il quale tratta l'argomento da un punto di vista scientifico.

Freud considera il sogno come lo strumento più efficace per osservare le fantasie rimosse dalla coscienza sia proprie che dei propri pazienti.
Scrive infatti nella Sua "Introduzione alla Psicoanalisi":

«Nell'epoca che potremmo dire prescientifica, gli uomini non provavano difficoltà nel trovare una spiegazione del sogno.
Quando lo ricordavano al risveglio, appariva loro una manifestazione benigna o maligna di potenze superiori, demoniache e divine.
Con il fiorire del pensiero naturalistico tutta questa ingegnosa mitologia si trasformò in psicologia, e oggi soltanto una minoranza delle persone colte pone in dubbio che il sogno sia la peculiare operazione psichica del sognatore».
(S. Freud, "Introduzione alla psicoanalisi", 1915-1917)

In quanto tale infatti egli la definisce come la "via regia" alla conoscenza dell'inconscio.
Si tratta quindi della specifica operazione psichica del sognatore, la cui unica finalità e utilità è, da un punto di vista del funzionamento biologico dell'organismo uomo, di impedire che il sonno venga disturbato.

Infatti il mutamento psichico che porta allo stato di sonno viene innescato dalla decisione di dormire e aiutato dall'allontanamento di tutti quei potenziali stimoli che potrebbero indurre l'apparato psichico a risposte diverse da quelle del sonno.

Ma come possiamo far tacere invece gli stimoli interni?
Come possiamo non continuare a elaborare gli eventi del giorno o evitare ricordi, emozioni, desideri e pensieri disturbanti?

Freud ritiene che il sogno - mostrando appagati i desideri del sognatore e la sua necessità di processare gli eventi del giorno appena passato - ci permetta di continuare a dormire. Questo appagamento però non può essere evidente e palese in quanto l'adulto ha imparato a rimandare le sue aspirazioni fino al momento in cui possa effettivamente soddisfarle.

Si è creata cioè, durante lo sviluppo individuale, un'istanza psichica (Super-Io) dotata di forte energia, in grado di rimuovere dalla coscienza quei "moti puerili" giudicati inutili per la vita e di relegare questi contenuti in una parte inaccessibile dell'inconscio, tramite il meccanismo psichico della rimozione.

Nella pratica psicoanalitica, Freud rileva come la maggior parte dei sogni adulti venga ricondotta a desideri erotici.
Ecco quindi come, durante l'addormentamento, si verifichi una redistribuzione dell'energia psichica, favorita dalla diminuzione delle stimolazioni sia interne che esterne alla persona, che consente un allentamento dello sbarramento esistente tra conscio e inconscio:

«Durante l'isolamento del dormiente si verifica anche un'alterazione della distribuzione della sua energia psichica: una parte del dispendio per la rimozione, solitamente utilizzata per tenere a freno l'inconscio, può essere risparmiata. Infatti anche se l'inconscio approfitta della sua relativa libertà per agire, trova tuttavia sbarrata la via della motilità e aperta solo quella, inoffensiva, del soddisfacimento allucinatorio. Ora può dunque formarsi un sogno; la presenza della censura onirica mostra però che anche durante il sonno si è conservato quanto basta della resistenza della rimozione».
(S. Freud, Revisione della teoria del sogno, in "Introduzione alla psicoanalisi", 1915-1917)

Quindi il processo di formazione dei sogni fa in modo che l'interazione tra stimoli esterni e interni, e il loro collegamento con fonti pulsionali inconsce, sfoci in un'innocua esperienza allucinatoria assicurando così il perdurare del sonno.
Rimozione, allentamento della censura e formazione di compromesso costituiscono quindi lo schema base dell'instaurazione del sogno.

Lavoro onirico e tipologie di sogni

Freud descrive il processo di formazione del sogno come complesso e articolato.
Tutto inizia con il desiderio di dormire e il distacco intenzionale dal mondo esterno.

A questo punto sono due le conseguenze per l'apparato psichico:

  1. la prima è un effetto regressivo che facilita l'emergere di modalità primitive di funzionamento da cui discende la possibilità di abbandonarsi al sonno e di addormentarsi;
  2. la seconda è l'allentamento della resistenza della rimozione, da cui deriva la possibilità della "produzione onirica" ossia di sognare.

Da questa "distensione" discende, di per sé, la possibilità di formazione del sogno, inoltre questo particolare stato di coscienza viene sfruttato come occasione di espressione anche da tutta la varietà di stimoli interni ed esterni che abbiamo già considerato.

A questo punto il sogno è già una formazione di compromesso in quanto in parte collabora con l'Io mantenendo lo stato di sonno, in parte permette a una spinta pulsionale rimossa il soddisfacimento, sotto forma di un appagamento allucinatorio di desiderio.

Tuttavia la rimozione non è del tutto eliminata e quella parte di energia rimasta viene utilizzata sotto forma di censura. Succede infatti che la modalità primitiva di pensiero, che si attiva durante il sonno, produca una somma di immagini sensoriali e di scene visive, le quali però non si esprimono secondo le forme e le connessioni logiche e linguistiche tipiche della veglia.

È come se mancassero tutti i segni grammaticali, quelli cioè che permettono di esprimere le relazioni tra i concetti, riducendo tutto il pensiero ai suoi elementi concreti.
A questo errore sintattico, effetto dell'azione censoria, è dovuto quindi l'aspetto illogico e incomprensibile del sogno, e quindi anche l'uso dei simboli sia come espressione della regressione arcaica all'interno dell'apparato psichico che della censura stessa.

In ogni modo i pensieri onirici vengono elaborati anche tramite altre "strategie", che ne modificano i singoli elementi. Quelli che presentano punti di contatto, anche molto ridotti, vengono condensati in nuove unità di significato e, nel momento in cui i pensieri vengono trasformati in immagini, vengono scelti proprio i pensieri più adatti a questa modificazione.

Freud suggerisce che si tratta di un processo per cui è come se il materiale originario fosse sottoposto a una forte pressione, a una concentrazione.

Altro processo di elaborazione dei pensieri onirici è lo spostamento o dislocazione dell'accento:

«Le singole rappresentazioni di pensieri onirici non sono infatti equivalenti: sono investite da importi d'affetto di grandezza diversa e, conseguentemente, sono giudicate più o meno importanti, più o meno degne di interesse.
Nel lavoro onirico queste rappresentazioni vengono separate dagli affetti ad esse inerenti; gli affetti vengono risolti indipendentemente, possono essere spostati su qualcos'altro, essere conservati, subire trasformazioni, non apparire affatto nel sogno. L'importanza delle rappresentazioni spogliate dell'affetto ritorna nel sogno come forza sensoriale delle immagini oniriche, ma noi notiamo che questo accento è passato da elementi importanti a elementi indifferenti, così che nel sogno sembra messo in primo piano come cosa principale ciò che nei pensieri onirici aveva solo una parte secondaria, e, viceversa, l'essenziale dei pensieri onirici trova nel sogno solo una descrizione incidentale e poco chiara».
(S. Freud, Revisione della teoria del sogno, in "Introduzione alla psicoanalisi", 1915-1917)

Ora il sogno è quasi ultimato. Sebbene a questo punto si sia già presentato al sognatore come oggetto di percezione, va ancora elaborato - così come siamo soliti fare con qualunque altro elemento percettivo si imponga alla nostra attenzione -, e cioè viene sottoposto alla cosiddetta elaborazione secondaria.

In altri termini, il materiale onirico già formato da immagini è come un testo in cui sono già elencati i concetti e disposti in ordine, ma a cui deve essere aggiunta la punteggiatura perché i concetti possano acquisire senso per i lettori.

Perché il sogno quindi acquisti un aspetto coerente e completo, vengono colmate le lacune e inserite le connessioni necessarie alla struttura narrativa, rendendoci però così responsabili di ulteriori manipolazioni e deformazioni del materiale onirico.

Quali tipi di sogni?

Nel tentativo di considerare una classificazione dei tipi di sogni, Sigmund Freud distingue tra sogni dall'alto e sogni dal basso. I sogni dal basso sono quelli provocati dalla forza di un desiderio inconscio (rimosso), che ha fatto in modo di farsi rappresentare da un qualche residuo diurno; i sogni dall'alto corrispondono invece a pensieri o propositi diurni che sono riusciti a trovare un rafforzamento nel materiale rimosso e inaccessibile all'Io.

Quindi nel primo caso la "causa" del sogno è l'elemento inconscio, per esempio il desiderio censurabile di uccidere il padre viene tradotto nel sogno attraverso situazioni eticamente accettabili; mentre nel secondo caso è un elemento conscio a dare il via al sogno.
È questo il caso in cui nella vita diurna si desidera raggiungere un determinato traguardo lavorativo e questo obiettivo viene trasposto nel sogno attraverso le sue immagini specifiche.

Un'altra distinzione è possibile in riferimento all'appagamento del desiderio.

In questo caso sono tre le categorie possibili.

  1. Nella prima troviamo i sogni che rappresentano esplicitamente un desiderio non rimosso: si tratta dei sogni di tipo infantile che negli adulti sono sempre più rari.
  2. Nella seconda categoria troviamo i sogni che esprimono velatamente un desiderio rimosso: sono di sicuro la grande maggioranza dei sogni adulti il cui significato è rintracciabile attraverso l'analisi.
  3. Infine i sogni che rappresentano un desiderio rimosso, ma senza oppure con insufficiente copertura. Questi ultimi sono regolarmente accompagnati da angoscia, che interrompe il sogno. In questi casi l'angoscia non è altro che il sostituto della deformazione onirica.

Vengono citati poi i sogni con chiaro contenuto "penoso", che però non vengono vissuti come tali dal sognatore. Questi non possono essere perciò inseriti tra i sogni angosciosi.

L'analisi di questo tipo di sogni rivela che si tratta di appagamenti ben velati di desideri rimossi, appartenenti cioè alla seconda categoria, esempi dell'efficacia del lavoro di spostamento.

Altro tipo di sogni - al limite della presente catalogazione - sono quelli che Freud chiama "sogni di punizione": tenuto conto dell'istanza critica e auto-osservatrice (il censore o coscienza morale o ideale dell'Io), questi sogni possono essere inseriti nella teoria dell'appagamento del desiderio. Essi infatti rappresentano l'appagamento di un desiderio proprio di questa istanza critica.

È quindi un appagamento positivo di un'istanza psichica, e non invece una soddisfazione "negativa" dell'esigenza di espiazione a seguito di sensi di colpa.
Questi infatti appartengono al regno della coscienza e non a quello dell'inconscio - regista unico dei sogni - che Freud ritiene perverso e privo di moralità.

Per terminare la classificazione, Freud esamina quelle tipologie di sogni che possono mettere in discussione la funzione dei sogni come appagamento allucinatorio di desideri rimossi

Un tipo di sogni che, per la sua natura, può rappresentare un problema teorico è quello dei "sogni traumatici", quelli cioè che capitano ai pazienti vittime di infortuni subiti in età precoce. Tali sogni possono comparire diverso tempo dopo l'incidente ma anche durante il trattamento psicoanalitico, riportando i pazienti a traumi ormai dimenticati della loro infanzia.

Egli riconosce come a volte il sogno possa raggiungere il suo scopo solo in modo incompleto o addirittura fallire. È questo il caso dei sogni delle vittime di trauma, in cui la fissazione sembra essere la causa del fallimento: il lavoro onirico non riesce a trasformare in appagamento di desiderio le tracce mnestiche di un evento traumatico.
Può capitare allora che sopraggiunga l'insonnia e cioè che si rinunci al sonno per paura del fallimento della funzione onirica.

Altra tipologia è quella dei sogni apertamente erotici.
Anche questo tipo di sogni può essere citato come elemento a discredito della teoria freudiana, in quanto sembrerebbe soddisfare apertamente la pulsione sessuale, non tenendo in alcun conto le censure etiche.

Freud osserva infatti come la maggior parte dei desideri rimossi sottostanti ai sogni siano di tipo erotico e, in quanto tali, inaccettabili nella comunità.
Allora come è possibile che siano "sognabili" sogni che riportano esplicitamente ciò che la coscienza morale reputa non accettabile?

Spiega Freud:

«Se il sogno che esprime desideri erotici riesce ad apparire, nel suo contenuto manifesto, innocentemente asessuale, ciò può avvenire soltanto in un modo. Il materiale delle rappresentazioni sessuali non può venir raffigurato come tale, ma dev'essere sostituito nel contenuto del sogno da accenni, allusioni e simili mezzi di raffigurazione indiretta; ma, a differenza di altri casi analoghi, la raffigurazione indiretta usata nel sogno non dev'essere immediatamente intellegibile. I mezzi figurativi che rispondono a questa condizione sono abitualmente definiti come simboli delle cose che raffigurano».
(S. Freud, Il sogno, in "Introduzione alla psicoanalisi", 1915-1917)

Questo ci introduce quindi alla questione del simbolismo onirico: in quanto il simbolo per sua natura di significante rimanda direttamente a un suo significato.

Freud ritiene possa essere possibile catalogare anche questi contenuti con i relativi significati, utilizzando quindi una sorta di "guida" anche nell'analisi. Anche se, come vedremo poi, l'analisi dei sogni viene comunque considerata inalienabile da una cura psicoanalitica completa.

Lavoro psicoanalitico sui sogni

Freud - nel tentativo di rendere la disciplina da lui creata il più scientifica possibile, e quindi riproducibile - fornisce nei suoi numerosi scritti anche le indicazioni circa le modalità del lavoro interpretativo.

Intanto separa il lavoro sui sogni in due fasi:

  1. quella in cui viene "tradotto",
  2. quella in cui viene "giudicato e valutato".

Sebbene nel corso di un'interpretazione si possa scegliere tra vari procedimenti tecnici meticolosamente indicati, Freud riporta come sia estremamente più importante capire se il lavoro interpretativo si svolga sotto la pressione di una resistenza "alta" o "bassa".

Nel primo caso infatti sarà possibile comprendere il messaggio generale del sogno, ma difficilmente si arriverà a indovinare ciò che il sogno dice di quel determinato argomento; quando la pressione è estremamente elevata, addirittura, si assisterà a un fenomeno per cui le associazioni del paziente si estenderanno moltissimo in larghezza e varietà, anziché in profondità, e tutti questi nuovi frammenti di ricordi rimarranno a loro volta privi di associazioni valide.

Nel caso invece di una bassa pressione della resistenza sulla formazione del sogno, si assiste a una produzione normalmente analizzabile e intellegibile. In questo caso il lavoro interpretativo procede da associazioni largamente divergenti dagli elementi onirici fino a che, poi, si manifesta un secondo livello associativo, ben più profondo del precedente, che si riferisce ai pensieri onirici da cui il sogno si è originato.

Esiste comunque una certa quota di sogni, che si verifica durante l'analisi, che è intraducibile, anche se in questi sogni la resistenza non è particolarmente elevata; in questo caso si rivelano utili in terapia per introdurre determinati pensieri e ricordi del sognatore, senza tuttavia che sia rilevante il contenuto specifico del sogno.

Quindi il successo dell'interpretazione dei sogni, sempre che sia condotta secondo "l'unico procedimento tecnico legittimo" - cioè quello elaborato e così definito dallo stesso Freud - dipende esclusivamente dalla tensione della resistenza opposta dall'Io al materiale inconscio rimosso.

In ogni caso Freud, seppure assolutamente convinto della validità del proprio metodo, e sempre per spirito scientifico, si pone nella condizione di conservare un atteggiamento di cautela e di "dubbio":

«Non c'è dunque da meravigliarsi che si riesca a tradurre e a utilizzare solo una parte delle produzioni oniriche del paziente, e perlopiù fra l'altro in modo incompleto. Anche quando, grazie alla nostra lunga esperienza, siamo in grado di comprendere molti segni alla cui interpretazione il sognatore ha contribuito ben poco, non dobbiamo dimenticare che l'esattezza di queste interpretazioni è sempre dubbia per cui è meglio pensarci su un bel po' prima di imporre al paziente le nostre congetture».
(S. Freud, "Alcune giunte d'insieme alla interpretazione dei sogni", 1924)

Freud mette dunque in guardia da un certo genere di interpretazioni, le quali - pur partendo dalla consapevolezza che il paziente quasi non partecipa alla creazione delle proprie produzioni oniriche - non considerano il potere suggestivo che un'interpretazione, inappropriata o data nel momento sbagliato, può avere sul paziente stesso.

Aggiunge infatti che deve essere considerata valida l'interpretazione direttamente derivante dalle associazioni del paziente, ma che questo non giustifica il rifiuto di tutti gli altri significati possibili, in quanto rimangono comunque tali, cioè possibili, in quanto gli stessi pensieri onirici possono essere polivalenti.

La questione morale

Alcuni sogni, come già si è visto in relazione all'attività censoria, pongono un problema rispetto alla coscienza morale del sognatore, e cioè il divario a volte esistente fra il contenuto immorale di molti sogni e il senso morale della persona che sogna.

Rispetto a questo problema Freud fa notare come l'aspetto manifesto del sogno sia privo di importanza, in quanto costituisce un mero inganno, e in quanto tale non vale un esame etico.

In ogni caso la facciata immorale del sogno pone un altro tipo di problema: se è vero che la censura fa in modo che al contenuto manifesto del sogno non siano ammessi determinati elementi, come può accadere che questa censura venga completamente meno in questi sogni manifestamente immorali?

Freud sottolinea come sottoponendo questi sogni all'interpretazione si scopra che essi non hanno dato nessun appiglio alla censura perché, in fondo, non significano nulla di cattivo, cioè non sono stati censurati perché non dicono la verità.

Tuttavia altri sogni significano esattamente quello che dicono, essendo inesistente in questi alcuna deformazione censoria; a molti di questi sogni però il soggetto reagisce svegliandosi nel sonno con angoscia, che non è altro che il surrogato della censura.

In altri casi invece manca perfino questa forte risposta emotiva, ma anzi il contenuto immorale viene sostenuto - dice Freud - dall'intenso eccitamento sessuale raggiunto durante il sonno. In questi casi si osserva come il contenuto del sogno approfitti della normale tolleranza diurna che generalmente si ha, per esempio, per gli eccessi d'ira o i comportamenti un po' sopra le righe.

Altro elemento da considerare è il fatto che non sempre i sogni offrono l'appagamento di un desiderio immorale ma anzi, in quelli che si possono chiamare "sogni di punizione", mostrano un'energica reazione contro un desiderio del genere.

Per concludere Freud afferma con forza la responsabilità di ciascuno di fronte ai propri contenuti psichici dicendo che, comunque, i contenuti espressi nel sogno, non provengono da altri se non da noi, e quindi comunque ci appartengono, e ne siamo responsabili come lo siamo di un cattivo comportamento:

«Ma il problema della responsabilità per il contenuto immorale dei sogni non esiste comunque più per noi [...] È ovvio che certamente bisogna considerarsi responsabili per i cattivi impulsi che si manifestano nei nostri sogni [...]
Se il contenuto del sogno, rettamente inteso, non è un'ispirazione di menti estranee, il sogno è senz'altro una parte del mio essere».
(S. Freud, "La responsabilità morale per il contenuto dei sogni", 1925)
Conclusioni

Considero il lavoro freudiano un punto di svolta nel percorso dei sogni verso l'obiettivo di rendere intellegibile l'intento comunicativo che ritengo essi abbiano.
Freud infatti recupera e in qualche modo "reinterpreta" le concezioni circa il sogno elaborate nella storia dell'umanità, consegnandole poi a un mondo profondamente cambiato e popolato di uomini "moderni" e quindi poco inclini alla superstizione.

Tra queste assume una particolare rilevanza, naturalmente, la tradizione ebraica.
Come già esposto nell'articolo "I sogni e il loro significato nella storia dell'umanità" [Ndr. pubblicato su www.humantrainer.com] infatti, il sogno viene considerato nella Bibbia la manifestazione di un fatto da interpretare che, in quanto tale, non può prescindere dall'intento e dalla capacità umana di farlo, capacità considerata tradizionalmente specifica di alcune persone e non alla portata di tutti.

Sebbene quindi l'esame psicoanalitico esuli da ogni forma di religiosità, l'intuizione stessa di Freud non può che ricondursi alla sua cultura d'origine, entro cui si è radicata.
Il modo stesso di elaborazione e disvelamento del sogno deriva direttamente dall'abitudine ebraica di ragionare e disquisire intorno alle Scritture.

Freud stesso afferma ne' "L'interpretazione dei sogni" di aver ragionato intorno al fenomeno del sogno come avrebbe fatto su un testo sacro.
Sempre alla tradizione talmudica può riferirsi l'importanza attribuita ai simboli sessuali nei sogni, rilevanza che troviamo anche nell'opera freudiana.

Per queste ragioni non posso non ritenere che - sebbene Freud abbia utilizzato un "metodo scientifico" nelle proprie ricerche - non può considerarsi completamente obiettivo e neutro di fronte all'oggetto di studio: è ormai noto infatti che, per quanto l'ambiente di ricerca possa essere asettico, l'avanzare stesso di ipotesi di ricerca da parte dello sperimentatore è espressione della personale visione del mondo che egli porta con sé.

Nemmeno Freud quindi può tirarsi fuori da questa legge psicologica e tutta la sua teoria risulta, a mio vedere, viziata da una cultura sedimentata per secoli, sebbene si sia dimostrato aperto a raccogliere lo spirito innovatore del tempo in cui è vissuto.

In altre parole ritengo che la teoria psicoanalitica, e in particolare la teoria sui sogni, sia palesemente condizionata da un pregiudizio iniziale, cioè dall'esperienza psichica ed emotiva di Freud stesso, nonché dalla sua appartenenza culturale, che la rende poco aderente ai fatti osservati da cui pretende invece di prendere le mosse.

Inoltre, essendo questa teoria nata a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, risulta viziata da un eccessivo riduzionismo: per questa ragione tutta la teoria è stata costruita su un numero ridotto di elementi causali, e cioè il desiderio rimosso, quasi sempre di tipo erotico.

A questa causa vengono poi riferiti una serie di fenomeni troppo disparati e a loro volta condizionati da altre circostanze, le quali non possono essere ricondotte tutte, contemporaneamente, sotto il controllo dello sperimentatore. Tutto questo rende il processo non replicabile in laboratorio, e quindi poco significativo qualunque risultato sperimentale.

Risulta in altre parole ingenuo il paradigma riduzionista, soprattutto in un'epoca come questa, in cui invece la teoria della complessità diventa il nuovo paradigma di riferimento.

Trovo interessante invece lo spunto circa la questione morale e la responsabilità della propria vita inconscia, e quindi dei sogni come suoi prodotti, ma ritengo che Freud sottovaluti il sistema cosciente di credenze dei suoi pazienti, ritenendo in ogni caso che non interessi le produzioni inconsce e che si debba comunque sempre arrivare al disvelamento del significato latente.

Dalla seppur poca esperienza che ho, credo infatti che il rispetto della personalità del paziente sia imprescindibile, e quindi anche il rispetto dei suoi tempi e della sua concezione del mondo che, per quanto possa essere non condivisibile, è comunque quella che gli permette di continuare a essere e a camminare nel mondo.

Se infatti alcuni elementi non rimangono in qualche modo censurati e resistenti, è probabile che l'intera struttura di personalità del paziente non sia ancora pronta ad accoglierli, e forzarli significherebbe ledere al paziente stesso.

La questione morale dunque la imposterei nei termini di un'azione terapeutica non solo priva di preconcetti su ciò che è buono o no, socialmente accettato o no, ma soprattutto nei termini di un'azione terapeutica che non si arroghi il diritto di forzare e violare i territori interni dei pazienti.

Bibliografia
  • Freud S., Alcune giunte d'insieme alla interpretazione dei sogni, 1924, in "Opere", Vol. 10, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Complementi alla teoria del sogno, 1917-1923, in "Opere", Vol. 9, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Il sogno, 1900-1905, in "Opere", Vol. 4, Bollati Boringhieri,Torino, 2002
  • Freud S., Il sogno, 1915-1917, in "Introduzione alla psicoanalisi", parte seconda, Vol. 8, "Opere", Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Josef Popper-Lynkeus e la teoria del sogno, 1917-1923, in "Scritti brevi", Vol. 9, "Opere", Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., La relazione del motto con il sogno e con l'inconscio, 1905-1908, in "Opere", Vol. 5, Bollati Boringhieri, Torino, 1989
  • Freud S., La responsabilità morale per il contenuto dei sogni, 1925, in "Opere", Vol. 10, Bollati Boringhieri, Torino, 2003
  • Freud S., L'interpretazione dei sogni, 1900, in "Opere", Vol. 3, Bollati Boringhieri,Torino, 2002
  • Freud S., Materiale fiabesco nei sogni, 1912-1914, in "Opere", Vol. 7, Bollati Boringhieri,Torino, 2003
  • Freud S., Osservazioni sulla teoria e pratica dell'interpretazione dei sogni, 1917-1923, in "Opere", Vol. 9, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Revisione della teoria del sogno, 1915-1917, in "Introduzione alla psicoanalisi", parte seconda, Vol. 8, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Sogno e occultismo, 1915-1917, in "Introduzione alla psicoanalisi", parte seconda, Vol. 8, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Sogno e telepatia, 1917-1923, in "Opere", Vol. 9, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Spiegazione in base all'interpretazione dei sogni, 1938, in "Compendio di psicoanalisi", Vol. 11, "Opere", Bollati Boringhieri, Torino, 2003
  • Freud S., Supplemento metapsicologico alla teoria del sogno, 1915-1917, in "Opere", Vol. 8, Bollati Boringhieri, Torino, 2000
  • Freud S., Un sogno come mezzo di prova, 1912-1914, in "Opere", Vol. 7, Bollati Boringhieri, Torino, 2003
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