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Psicologia del tradimento


Dott.ssa Anna Fata

psicologa
progettista FaD e redattrice online - milano

- HT Page Anna Fata

articolo tratto da psico-pratika - Numero 6 Anno 2003

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Articolo: 'Psicologia del tradimento'


TRADIMENTI

Il significato originale del termine tradimento deriva dal latino trâdere, che indica 'dare, affidare, consegnare'. Nelle versioni latine dei Vangeli si usa in riferimento alla consegna di Gesu' alle guardie da parte di Giuda, e, quindi, equivale a 'tradire'.

In generale, significa venir meno alla fede data. In senso piu' esteso, vuol dire rivelare inopportunamente; in senso figurato venir meno a qualcuno, mancargli.

Esistono varie forme, che possono anche coesistere, nelle quali il tradimento si puo' manifestare, quali, ad esempio, il venire meno ad un impegno, deludere la fiducia, infrangere un patto.

In ogni caso, il tradimento e' sempre un atto, un'azione, che muta l'andamento e il senso dei rapporti tra le persone, delude la fiducia, le aspettative, infrange un legame. Esso infrange una continuita', in base alla quale si tende a separare un prima e un dopo il tradimento.

Il tradimento, di per se stesso, si definisce in una dimensione relazionale, perche' presuppone il rapporto con l'Altro. Anche il tradimento di se stesso si inserisce in tale prospettiva, in quanto e' il frutto di relazioni e interazioni.

La persona tradita si trova a dover fronteggiare una nuova condizione, quella del vuoto, che si accompagna alla perdita improvvisa del senso della propria esistenza, oltre che allo smarrimento. Il tradimento, infatti, comporta la perdita di quanto, in precedenza, condiviso con il traditore, che si percepisce come sottratto da lui.

Affinche' si possa parlare di tradimento, vi devono essere delle aspettative razionali ed emotive di lealta', oltre che relazioni ed interazioni basate sulla fiducia.

Il tradimento, in questo senso, si colloca come un evento del tutto inatteso, in seguito al quale i rapporti tra traditore e tradito non potranno piu' essere gli stessi.

Sara' necessario, a quel punto, ridefinire se stessi e la relazione, in base a quell'evento.

Il tradimento ha le sue basi non solo nella condivisione, ma anche dalla condivisione, un senso di Noi collettivo, in cui uno dei soggetti si allontana. Cio' che viene tradito, tra gli altri, e' proprio il senso di appartenenza.

Le costanti del tradimento

Cio' che viene tradita e' sempre la relazione, con la fuoriuscita da essa, che deve essere ridefinita, insieme ai soggetti, dopo che questo si e' verificato.

A volte, puo' accadere che vi sia una collusione piu' o meno manifesta tra traditore e tradito, nel senso di una collaborazione piu' o meno attiva tra i due, al punto che, in alcuni casi, uno dei due puo' spingere in tale direzione e fingere di non esserne a conoscenza.

Il tradimento e' potenzialmente presente in ogni forma di comunicazione, nella misura in cui qualsiasi messaggio e' interpretabile in innumerevoli modi, a seconda dei soggetti coinvolti nella comunicazione e del tipo d'interazione che intercorre tra loro.

I malintesi, i fraintendimenti rappresentano la rivelazione della rottura di un'intesa reciproca, in cui l'altro appare nella sua alterita', come uno sconosciuto.

Affinche' si possa parlare di tradimento, esso deve essere percepito e definito come tale da chi ne e' coinvolto. Anche se non e' possibile dimostrare la fedelta', la lealta', e' possibile farlo per il tradimento. Esso viene a costituire una sorta di filtro, di chiave di ri-lettura di tutti gli eventi presenti e passati.

Nel corso di una relazione, i partecipanti mutano.

Tale mutamento, tuttavia, in alcuni casi, puo' condurre all'allontanamento dei soggetti coinvolti, oltre che all'estraneita' reciproca. Questo viene vissuto, il piu' delle volte, come un tradimento. Solo nel caso in cui si accetta il cambiamento dell'altro, o lo si coglie come stimolo per mutare anche la relazione, non viene interpretato come tale.

Il tradimento e' asimmetrico, dove per asimmetria si intende un divario tra le aspettative personali e la realta' dei fatti, tra l'immagine dell'altro attesa e quella effettiva.

Il tradimento e' asincrono.
Per il traditore, il tempo viene percepito come dilatato, per il tradito, invece, esso appare contratto, tutto si consuma in breve.

Chi tradisce, in alcuni casi, tende a collocare il proprio atto in una dimensione di atemporalita', di sospensione, di rottura della continuita', difficilmente ripristinabile.

Il dolore, per la persona tradita, nasce dal fatto che le azioni, i gesti che si pensava fossero rivolti ad un Noi, in realta', si riferivano ad un estraneo. Il traditore e' come se avesse vissuto un tempo doppio, della presenza e dell'assenza.

Il tradimento come mezzo di crescita?

Alcuni Autori, quali Hillman, sostengono il valore del tradimento subito, quale mezzo per la crescita e per la formazione dell'autonomia individuale.

E' necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, oltre che per imparare a distinguere l'Altro dal Se', e per apprendere a fidare e a diffidare. Questo, inoltre, permetterebbe di acquisire la consapevolezza non solo di poter essere traditi, ma anche di essere dei traditori potenziali.

Altri Autori, d'altro canto, prendono le distanze da tale concezione pedagogica o educativa, in quanto ritengono che un tradimento agito con intenzionalita' si definisce 'inganno' e, come tale, non puo' avere alcuna valenza positiva sul processo della crescita.
Al contrario, invece, puo' spingere irrimediabilmente verso il perpetrarsi di un circolo vizioso, in cui il tradito diventa, a sua volta, traditore.

In questo senso, sara' necessario trasmettere, piu' che la sfiducia, la fiducia, in modo da porre le condizioni per poterla trasmettere, a propria volta, alle generazioni successive.

La scoperta della possibilita' di tradire e di essere traditi fa parte di un sano processo di crescita, ma questo e' ben differente dal mettere in atto volontariamente un tradimento, nell'intenzione di favorire tale processo.

Sara' proprio la fiducia di base, costruita e veicolata grazie alle prime relazioni con le persone significative per il bambino, cio' che consentira' di stabilire delle relazioni basate sulla fiducia reciproca.

I vissuti connessi al tradimento

A livello sociale e culturale, nel tempo, e' stato costruito un profilo 'tipo' del traditore, connotato in modo estremamente negativo.

Anche la psicoanalisi tende a trattare il tradimento come una patologia, derivante da un difetto di socializzazione, come sintomo di una personalita' disturbata che, in quanto tale, deve essere trattato.

Eppure, la netta distinzione netta tra traditori e traditi, caratterizzati da elementi specifici di personalita', assolve alla funzione di voler a tutti i costi definire, incasellare e, in ultima analisi, distanziare da se' il rischio di un tradimento, almeno potenziale, che puo' riguardare qualsiasi individuo.

Il timore del tradimento, agito, o subito, implica la rottura di un legame sociale, rende consapevoli della fragilita' e dell'incertezza che accomuna ogni forma di relazione.

Il tradimento, inoltre, e' estremamente destabilizzante, in quanto mette in crisi sia la fiducia interpersonale, sia la fiducia in se stessi.

Il tradimento, con la sua imprevedibilita', rende chi lo subisce, improvvisamente consapevole della vulnerabilita' propria e dei rapporti umani che intreccia, nonche' della propria dipendenza.

La dipendenza, a sua volta, richiama l'abbandono, inteso come perdita dell'immagine di se stessi da soli, insieme all'altro e dell'altro.

Il tradimento, a sua volta, suscita vissuti di autosvalutazione, di perdita dell'autostima, e, a volte, di vera e propria depressione. Ci si sente sminuiti, disprezzati, e, talvolta, anche colpevoli.

Nello specifico, esistono tre fasi nel tradimento:
- quella in cui viene fantasticato
- quella in cui viene agito
- quella in cui viene scoperto.

In seguito alla sua scoperta, in genere, i sentimenti, si presentano nel seguente ordine:
- la rabbia che, a volte, puo' determinare la rottura definitiva della relazione;
- il desiderio di vendetta, che, tuttavia, non permette di elaborare quanto accaduto;
- la perdita dell'autostima, accompagnata al sentirsi svalutati, sminuiti, al senso di perdita della fiducia nei confronti dell'altro, cosi' come della parte di se' che gli era stata affidata.


L'imprevedibilita'

Quotidianamente, ci troviamo a dover convivere con una quota ineliminabile di imprevedibilita' insita in noi stessi, negli altri e nei loro comportamenti.

Lo stabilire delle relazioni, il fare delle promesse porta con se', inevitabilmente, anche il suo opposto, cioe' la possibilita' che queste vengano infrante.

Queste due facce della medesima medaglia fanno parte dei 'rischi' che la vita comporta. Non tutti, pero', per vari motivi, si sentono in grado di affrontarli.

A volte, si tende a vivere 'come se' si conoscesse perfettamente l'altro e se stessi, come se si potesse sapere e prevedere tutto.

Il tradimento, a quel punto, rende improvvisamente consapevoli del fatto che l'altro non vive solo ed esclusivamente in relazione a noi, ma anche ad altri, che spesso neppure conosciamo, con la loro inevitabile diversita'.

Tradire se stessi puo' rappresentare il tradimento della propria identita' e dell'immagine che ci si e' costruiti con gli altri, in quanto il nostro essere e' essenzialmente relazionale.

Nella storia.

Una delle figure emblematiche di traditore, nel tempo, e' stata rappresentata da Giuda Iscariota.

Il gesto da lui compiuto e' risultato inaccettabile, dai credenti e dai non credenti, perche' non si e' trattato solo del tradimento di una persona, ma di un'amicizia, della fiducia, della lealta', in cambio di denaro.

Il tradimento e' consistito nello svelare il segreto che univa Gesu' ai discepoli, piu' che nella consegna del Maestro, che, di fatto, si sapeva bene dove fosse.

Questa forma di tradimento e' particolarmente inquietante, perche' induce a pensare che non vi e' alcuna Comunita', alcuna forma di relazione che sia immune dal rischio del tradimento.

Il gesto estremo compiuto da Giuda, il suicidio, puo' essere dovuto non solo al senso di colpa, intollerabile, ma anche all'incapacita' di sostenere il peso della propria ambiguita' interna.
Il suicidio, in questo senso, rappresenta un gesto di lealta', di riconoscimento del rapporto vissuto con il Maestro.

Mettere a tacere le parti di se' difficilmente accettabili, sarebbe stato possibile solo tramite un ulteriore tradimento, quello di se stesso. Il suicidio diventa, cosi', una forma di assunzione di responsabilita' e mette in luce tutta la complessita' e la sofferenza di quest'uomo travagliato.

Un'altra figura che ha attuato una forma 'storica' di tradimento e' stata Simon Pietro.

Questa figura ha rappresentato quelle parti, presenti in ognuno di noi, che, spesso, non vogliamo conoscere, allontaniamo, e che sono in grado di perpetrare i piccoli tradimenti quotidiani.

Il tradimento di Pietro, al contrario di quello di Giuda, non e' premeditato e indica la possibilita', che accomuna ogni essere umano, di essere traditi e di tradire.

Ogni incontro con l'Altro, permette a parti di noi, fino a quel momento sconosciute, di emergere. Il rischio deriva dal fatto che non si e' mai uguali a se stessi e quando questo induce a compiere atti di cui, in seguito, ci si pentira', suscita dolori anche molto consistenti, quale quello emblematicamente rappresentato dalle lacrime di Pietro, in grado anche di scalfire la pietra.

Segreti e tradimenti

Condividere un segreto costituisce un modo per creare e rafforzare l'intimita'.

Coloro che sono accomunati da un segreto, fanno parte di un rapporto privilegiato, da cui sono esclusi tutti gli altri.

In questo senso, il segreto diventa uno strumento di potere nelle mani di chi ne e' affidatario. Il piacere di condividere un segreto, ma anche il peso di doverlo custodire in se', puo' indurre a svelarlo.

Il vincolo della segretezza puo' essere sancito ufficialmente, oppure essere dato per implicito, come accade per i 'piccoli' segreti che fanno parte dell'intimita' familiare.

In quest'ultimo caso, si tratta di segreti che afferiscono alla vita quotidiana, alla propria segretezza personale, a cui si ritiene che possano partecipare solo poche persone, accuratamente selezionate.

Si tratta di aspetti che coinvolgono la sacralita' del nostro se', in cui cio' che e' sacro e' la segretezza del loro significato simbolico.

Quando si viene traditi, ci si sente abbandonati, per via della rottura, almeno momentanea, della relazione con il traditore, ma, soprattutto, aggrediti nella sfera della propria intimita' e disconosciuti come persone.

D'altra parte, queste forme di tradimento sono sempre in agguato, perche' in ognuno di noi e' presenta un'ambivalenza tra desiderio di appartenenza e di estraneita', coinvolgimento e distacco, protezione ed emancipazione, per la quale, a volte, ci si trova ad affermare pubblicamente la propria indipendenza.

Tradire, in questo senso, rappresenta un modo per riaffermare la propria individualita' e la propria alterita'.

D'altra parte, uno dei requisiti fondamentali per entrare in relazione con l'altro e' proprio la sicurezza a cui ci si affida, in base alla quale l'altro non superera' i nostri confini, invalicabili, anche se non visibili concretamente.

Tali confini vengono stabiliti non solo dal soggetto, di per se stesso, ma anche in base alla costruzione sociale e storica che viene interiorizzata da lui.

Svelare un segreto costituisce un gesto di rottura, il disconoscimento di un legame, di un patto stabilito, nonche' della stessa relazione. Svelare un segreto implica il suo disconoscimento, la sua svalutazione, come qualcosa di ordinario, non piu' di sacro, ma di profano e che, come tale, puo' essere reso pubblico.

Colui che e' stato tradito reagisce con rabbia, con dolore, perche' ha visto tradita la sua fiducia, perche' ha sentito svalutato qualcosa che per lui era di grande importanza, perche' si sente improvvisamente solo ed incompreso.

Chi accoglie un segreto deve accettare non solo la confidenza, ma anche il valore che essa ha per colui che ha deciso di affidarla.

Un segreto puo' anche essere svelato perche', nel tempo, assume nuovi connotati. Ad esempio, puo' diventare irrilevante agli occhi del traditore, oppure egli non fa piu' parte del gruppo a cui aveva giurato segretezza in passato, oppure, puo' rappresentare un gesto di rabbia, di ribellione, di vendetta.

Si tratta, quindi, della relazione che, mutando nel tempo, modifica, a sua volta, la rilevanza del segreto o del patto di segretezza.

Tradire un segreto puo' anche essere connesso all'appartenenza a molteplici cerchie sociali, in base alla quale si ritiene che tutti siano 'degni' di condividerlo.

A volte, si tradisce un segreto per ottenere dei benefici, come accade, ad esempio, in campo militare, oppure per proteggere i nostri segreti personali, altre volte, rappresenta un modo per mettere in evidenza la supremazia personale, di colui che 'sa'.

L'inevitabilita' della segretezza

All'interno di ogni relazione vi sono due moti contrastanti. Da una parte, verso al condivisione assoluta, dall'altra, verso la segretezza.

Molto intenso, quindi, puo' risultare, a volte, il senso di tradimento, nel momento in cui ci si rende conto che l'altro ha celato parti di se', all'interno della relazione.
Eppure, data l'impossibilita' di conoscere pienamente l'altro, ma anche se stessi, ci si deve fidare dell'immagine che l'altro offre di se', che vale sia per il qui e ora, sia per il futuro.

Il vissuto del tradimento sorge nel momento in cui ci si rende conto che l'altro non si e' fidato pienamente di noi, oppure quando si scopre che egli possiede una vita 'altra' di cui non si era a conoscenza, prima di quel momento.

Il tradimento viene avvertito nel momento in cui si sente che l'altro ha tenuto qualcosa per se', senza condividerlo.
Tutto questo, nonostante la ben nota convinzione, valida a cominciare da se stessi, in base alla quale e' inevitabile conservare dei segreti relativi a noi stessi, che consentono di distinguere i confini tra se' e l'altro. Nel momento in cui si sente che tali confini vengono minacciati, l'interazione stessa viene messa in pericolo.

La possibilita' di conservare parti di se' segrete rappresenta un'affermazione della propria autonomia, della propria liberta'.

Il vissuto della gravita' del tradimento non e' direttamente proporzionale all'importanza di quanto celato. Spesso, al contrario, quanto piu' esso e' irrilevante, tanto piu' ci si sente traditi, perche' ci si rende conto che l'altro ha preso le distanze.

I segreti necessari

In alcuni casi, vi sono relazioni che si rafforzano grazie alla presenza di segreti.
In altri casi, all'opposto, vi sono relazioni che si basano su una sincerita' assoluta e in cui sono bandite tutte le forme di segreto.

Quest'ultima situazione e' quella che espone maggiormente al rischio di tradimento.

In alcuni casi, ci si trova di fronte ad una necessita', ad una richiesta, piu' o meno implicita o esplicita, di continuare a celare un segreto, perche' il peso del suo svelamento sarebbe eccessivamente gravoso per essere tollerato. e' il caso, ad esempio, di alcuni malati terminali, oppure di coniugi traditi che, tuttavia, desiderano mantenere lo status quo, nonostante le evidenze.

In questi casi, la sincerita' assoluta e' quella che tradisce le attese, che mette di fronte a realta' che l'altro non desiderava conoscere, almeno non in modo cosi' esplicito.

E' anche un gesto di aggressivita' nei confronti dell'altro, una manifestazione del proprio potere nei suoi confronti.

Il tradimento nel tempo …

La concezione del tradimento cambia, a seconda delle epoche storiche, oltre che dei contesti socioculturali in cui si colloca.

Il tradimento mette in discussione l'ordine prestabilito, la realta' a cui si appartiene.

Non sembra un caso che i tradimenti siano piu' frequenti nei momenti di transizione.

In ogni caso, le forme di tradimento pubblico e privato risultano sempre intrecciate.

Nel mondo moderno, il tradimento riguarda la coscienza individuale, rappresenta un'infrazione alle regole dei sentimenti e delle interazioni personali. Quelli che vengono traditi sono gli individui e le relazioni che si hanno con essi.

Nel mondo moderno la fiducia di non essere ingannati risulta fondamentale, nella misura in cui, spesso, ci si trova ad interagire con sconosciuti.

Di fronte alla complessita', al rischio, infatti, vi sono due alternative: la creazione di reti di collaborazione, di cooperazione, di sostegno, per costituire reti fiduciarie in cui inserirsi e sentirsi almeno parzialmente al sicuro, in pratica, si sceglie di non tradire, per non essere traditi, oppure di ricorre all'inganno, al tradimento, ogni volta che si presenta l'opportunita'.

Queste due forme di 'riduzione della complessita'' non si escludono a vicenda, ma possono coesistere, intrecciarsi e alternarsi nei singoli individui.

Questo, in un certo senso, e' il risultato della pluriappartenenza sociale dell'individuo che lo puo' portare a tradire alcuni contesti, ma non altri, al punto da non poter essere etichettato in toto come traditore.

Anche la due sfere, personale e pubblica, nel tempo, tendono a distanziarsi sempre piu', al punto che quanto viene messo in atto a livello personale, in molti casi, tende a non avere alcuna influenza sulla propria immagine pubblica.

L'emblema piu' rappresentativo di questa pluriappartenenza e' costruito da Internet, un mondo in cui la vita viene definita semplicemente come "un'altra finestra " (Turkle).

Bibliografia

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online presso: http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=694

Arendt H. La condizione umana - Bompiani, Milano, 1994

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Hillman J. Puer Aeternus - Adelphi, Milano, 1999

Luhman N. Trust and power - John Wiley, New York, 1979

Simmel G. Sociologia - Edizioni di Comunita', Milano, 1989

Turkle S. La vita sullo schermo - Apogeo, Milano, 1997

Turnaturi G. Tradimenti - Feltrinelli, Milano, 2003


Anna Fata

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HT Collaboratori