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Mediazione Evolutiva Genitorialità

Psicologia e tutela minori: l'Incontro Protetto

Lo Spazio Neutro per l'incontro tra figli e genitori in situazioni altamente problematiche

A cura di: Dott.ssa Francesca Emili

Premessa

Nel testo che segue sarà presentato il contesto in cui l'incontro protetto è stato pensato e sviluppato.
Verrà descritto in cosa consiste tale "dispositivo", quale la metodologia operativa-osservativa, i ruoli e le funzioni delle diverse professionalità coinvolte. Saranno descritte la modalità di attivazione del servizio e la gestione delle diversi fasi che lo compongono.

La conoscenza dello Spazio Neutro deriva da un'esperienza professionale che ho svolto in qualità di Psicologa qualche tempo fa.

L'incontro protetto: uno Spazio Neutro a sostegno della bi-genitorialità

Lo "Spazio Neutro", ovvero il luogo in cui si svolge l'incontro protetto, nasce dalla necessità sempre più pressante - a seguito dell'aumento delle separazioni coniugali degli ultimi anni - di creare uno spazio in cui i genitori non conviventi possano incontrarsi con i propri figli in uno spazio appunto esterno, estraneo al conflitto ed equidistante tra le parti.

Nelle separazioni altamente conflittuali spesso si assiste all'acuirsi del conflitto, quando non a una vera e propria degenerazione, e alla conseguente nascita di complicazioni o impedimenti alle visite con il genitore non affidatario/convivente.
Da questo presupposto sono stati pensati gli "Spazi Neutri", luoghi in cui i figli possono incontrare il genitore non convivente, secondo i tempi e le modalità definiti dal Decreto che disciplina la separazione dei genitori e i tempi del diritto di visita, nel tentativo di assicurare a entrambe le parti la massima sicurezza e tranquillità.

Questo servizio poi ha visto un ampliamento dei suoi confini aprendosi anche ai nuclei familiari multiproblematici, per garantire il mantenimento della relazione con il genitore a rischio o con la famiglia d'origine, nei casi di bambini in affido eterofamiliare o ospiti di comunità. Viene quindi pensato come un luogo «...dove esercitare il diritto di visita, o meglio il diritto alla relazione (...) un ambito terzo esterno alle vicende conflittuali...» (Dallanegra-Marranca, 2001).

L'obiettivo alla base di questo intervento è - e rimane - sempre quello di sostenere la genitorialità come aspetto su cui lavorare e da proporre anche agli adulti che sono in difficoltà per rendere l'esperienza di genitori più positiva e costruttiva (Cigoli, 1998).
Il primo obiettivo è quindi quello di offrire soprattutto un «... contenitore qualificato per riconoscere il bisogno del bambino di vedere salvaguardata e garantita il più possibile la sua relazione con entrambi i genitori ed i legami che da essi ne derivano, salvo, ovviamente quando ciò è contrario al suo maggior interesse» (art. 9, Convenzione Onu di New York sui diritti del fanciullo del 1989).

Inoltre il lavoro degli operatori è volto a sostenere la relazione con il genitore non affidatario/convivente in un luogo accogliente e rassicurante per il bambino, in un contesto di neutralità e di assenza del conflitto tra genitori.
Genitori che, con il supporto di un terzo, possono più facilmente essere aiutati a riconoscere i vissuti e le emozioni del figlio e ad assumersi adeguatamente la responsabilità genitoriale (Dallanegra-Marranca-Pardini, 2000).

I destinatari a cui questo servizio è rivolto sono:

Lo Spazio Neutro: un'esperienza diretta

Per alcuni anni ho lavorato presso una Fondazione che si occupava di Tutela dei Minori e prevenzione e trattamento dell'abuso.
Ho gestito gli incontri protetti tra genitori e figli all'interno dello Spazio Neutro.
La Fondazione applicava un protocollo, a lungo discusso e sperimentato, che permetteva di osservare gli incontri e favorire le relazioni cercando di essere il più possibile "neutri".

In una prima fase degli incontri era necessario unicamente osservare le relazioni, senza intervenire se non quando strettamente necessario (ad esempio nei casi in cui l'atteggiamento del genitore era aggressivo o manipolatorio o comunque metteva il bambino in difficoltà), in modo da poter riflettere successivamente, in équipe e con i Servizi sociali incaricati, sul tipo di intervento necessario per favorire le relazioni e i legami tra genitore e figlio.

Al termine di ogni incontro stendevo un sintetico verbale facendo soprattutto attenzione a non esprimere giudizi, ma limitandomi a descrivere oggettivamente le relazioni osservate.
Periodicamente, all'incirca ogni sei mesi, inviavo anche una relazione sintetica, che seguiva uno schema ben preciso, che tirava le fila di tutti gli incontri.

Incontro protetto: obbiettivi, modalità attivazione, ruoli e funzioni

L'équipe nella quale lavoravo come psicologa era formata da me e da due educatrici.
Le professionalità diverse permettevano un confronto più ricco e articolato e aprivano alla possibilità di una riflessione sia rispetto ai contenuti degli incontri sia rispetto alle dinamiche relazionali tra bambino, famiglia e operatore.
I tempi e le modalità di partecipazione diretta/indiretta dell'operatore agli incontri variavano in base all'obiettivo dell'intervento.

Nel caso in cui obiettivo dell'intervento era quello di tutelare e proteggere il minore (come ad esempio in situazioni di maltrattamento anche psicologico o dubbio sulle capacità genitoriali), in un primo momento (2-3 incontri) gli incontri venivano videoregistrati e non vi era intervento dell'operatore, che osservava da dietro lo specchio unidirezionale.
Successivamente a questi primi incontri l'operatore entrava nella stanza e presenziava all'incontro intervenendo qualora fosse opportuno, magari come facilitatore della comunicazione o aiutando a sbloccare momenti di impasse del genitore.

Se l'obiettivo era invece quello di sostenere un rapporto interrotto o compromesso - come ad esempio in situazioni di separazioni prolungate dal figlio o alienazioni genitoriali - (facilitando le interazioni e aiutando il genitore a interagire in modo adeguato con il figlio), le visite non venivano videoregistrate; l'operatore, presente nella stanza, aiutava il genitore a recuperare la sua capacità di "ascolto" e accoglienza del figlio e successivamente a gestire autonomamente gli incontri.

Gli incontri protetti venivano attivati a partire da una richiesta telefonica del Servizio Sociale che, il più delle volte, aveva ricevuto mandato dal Tribunale dei Minorenni.
Durante la telefonata si raccoglievano le prime informazioni relativamente alla storia familiare, al minore e ai parenti che lo avrebbero incontrato. Comunicata ai Servizi Territoriali la disponibilità, il servizio predisponeva una UVMD (équipe multidisciplinare), alla quale partecipava anche il professionista che poi avrebbe seguito le visite.

Durante il primo incontro con l'Assistente Sociale e gli eventuali altri operatori coinvolti nel caso (a volte Neuropsichiatra o Psicologo se la famiglia era seguita anche sotto altri aspetti), venivano stabilite le modalità precise degli incontri (giorni, orari, obiettivi, necessità della videoregistrazione o meno) e precisati i ruoli: chi avrebbe seguito gli incontri, a chi inviare i verbali, con chi rivedere i calendari periodicamente o fare comunicazioni urgenti.
Inoltre in questo incontro si stabiliva la durata dell'intervento, nonché la rivalutazione in itinere dello stesso da parte dell'équipe e dei Servizi finalizzata a riconfermarlo nel tempo con modalità simili o differenti a seconda dei casi.

Essendo un tipo di intervento coatto, caratterizzato da una dose di artificiosità, in teoria non dovrebbe essere protratto troppo a lungo (secondo me al massimo 6-8 mesi) per non cronicizzate le dinamiche relazionali. Ma di fatto, nella mia esperienza, ho potuto osservare situazioni che si protraevano per anni a causa della lentezza dei Servizi a rivedere la situazione o del Tribunale a disporre modalità differenti.

Prima degli incontri veri e propri le operatrici incontravano il minore, in genere accompagnato dal genitore collocatario o affidatario e, successivamente, il solo genitore (o parente) incontrante.
Gli incontri introduttivi permettono al minore, ma anche al parente incontrante, di conoscere gli operatori, lo spazio e le regole che strutturano la frequentazione.

La stanza degli incontri era arredata a misura di bambino e corredata di giochi per ogni fascia d'età. Il luogo, molto accogliente, permetteva sia giochi di movimento che strutturati, con un angolo morbido per favorire situazioni più rilassate.

La presenza di alcune minime regole ("non si urla, non si dicono parolacce, non si rompono le cose, non si gira per la struttura, si chiede per andare in bagno...") e la possibilità di avere uno spazio "strutturato" aiutano genitori e bambini a contenere le ansie. A volte si può utilizzare anche un libretto illustrato, una sorta di "guida al servizio", (distinto per bambini e per adolescenti), che aiuti a chiarire quali sono gli obiettivi e i confini di questo spazio.

Questo primo incontro è fondamentale per stabilire un rapporto di fiducia e per creare un clima favorevole agli incontri successivi.

Incontro protetto: le fasi

Di seguito riporto le tre fasi in cui in genere si articola ciascun incontro adulto-minore per l'intera durata dell'intervento:

  1. Pre-visita
  2. Incontro
  3. Congedo dalla struttura
Pre-visita

L'incontro viene preceduto da un breve colloquio di pre-visita tra l'operatrice, che "presidierà" l'incontro (dentro o fuori dalla stanza), e il genitore. Questo momento è di estrema importanza in quanto permette al genitore di avvicinarsi all'incontro con la giusta disposizione, condividendo con l'operatrice ansie e preoccupazioni insorte durante il periodo di assenza in modo da evitare di riversarle sul figlio.

In questa fase l'operatrice quindi assume una funzione di accoglimento e contenimento, attraverso un ascolto partecipato e la comprensione dei sentimenti vissuti dai genitori o dai parenti; a volte vengono proposti alcuni spunti di riflessione su quanto avvenuto negli incontri precedenti, provando insieme a instaurare relazioni più adeguate.

Incontro

È di fondamentale importanza prestare particolare attenzione alle modalità del saluto iniziale: come bambino e genitore/parente si esprimono dal punto di vista verbale, ma soprattutto da quello non verbale e della prossemica, i sentimenti che mettono in relazione.
Durante l'incontro l'operatrice, se è presente nella stanza, si tiene ai margini della stanza, permettendo alla relazione di esprimersi secondo modalità individuate dai presenti.

Nei primi incontri, soprattutto se sono in fase di valutazione, il comportamento di tutti non sarà spontaneo, ma successivamente anche in presenza della video-registrazione, le interazioni si fanno più naturali e spesso vengono toccati anche argomenti particolarmente significativi.

Lo spazio protetto permette di chiarire e fare osservazioni, in quanto i bambini si sentono supportati dalla presenza dell'operatrice e più liberi di esprimersi.
L'operatrice ha modo di dare qualche indicazione o consiglio e permette di approfondire anche assieme ai genitori questioni importanti (come ci si è sentiti rispetto all'intimità, alla spontaneità, argomenti di conversazione, emozioni percepite e osservate...).

Congedo dalla struttura

Il momento dei saluti diventa un momento significativo perchè permette di osservare lo stato emotivo del bambino, attraverso il suo modo di gestire il distacco dal genitore e dal Servizio stesso.

L'operatrice si pone nei confronti del genitore o parente come "contenitore del contenente", svolgendo nei suoi confronti una funzione a sua volta genitoriale, paterna, e quindi rassicurante e incoraggiante.

Verbale e relazione periodica

Al termine di ogni incontro viene compilata una scheda di osservazione (per il Servizio sociale e per l'équipe interna), con l'obiettivo di riassumere quanto avvenuto in visita e a riportare nel modo più oggettivo possibile i contenuti relazionali presenti.
Particolare attenzione viene posta nell'osservazione delle interazioni che si sviluppano nel momento iniziale e finale dell'incontro.

Periodicamente, circa ogni sei mesi, viene poi stesa una relazione che tira un po' le fila degli incontri da tutti i punti di vista (i saluti iniziali e finali, le attività svolte, i contenuti emersi, le dinamiche abituali...) e riporta anche alcune osservazioni personali dell'operatrice che non erano presenti nei verbali.

Conclusioni

Ho iniziato a occuparmi di Spazio Neutro e incontri protetti con una formazione soprattutto nell'osservazione, nell'ascolto empatico e nel colloquio clinico relazionale.
Nel corso del primo periodo ho sentito il bisogno di avere strumenti più specifici nella gestione del conflitto e la formazione in Mediazione Familiare mi ha permesso di gestire soprattutto le fasi di accoglienza della famiglia, nel contenere il conflitto.

Uno degli obiettivi degli incontri protetti è quello di recuperare una comunicazione adeguata e funzionale tra bambino e genitore, che vada al di là del conflitto genitoriale e che permetta al genitore di tenere "a mente" il bambino, cioè di focalizzarsi sui suoi bisogni tenendolo fuori dal conflitto e dalle questioni di coppia.

L'operatore deve avere la capacità di mantenersi più o meno a margine della relazione a seconda che si trovi in una situazione di valutazione, monitoraggio o facilitazione delle relazioni. Deve comunque tutelare il benessere del bambino senza esprimere giudizi sul genitore. Purtroppo nell'ultimo periodo assistiamo a un impoverimento del significato di questo "spazio" che viene affidato, o abbandonato - a mio avviso - al primo operatore libero, indipendentemente dalla sua formazione o dal suo ruolo, facendogli perdere quel valore che era in grado di offrire: un grande margine di aiuto alle famiglie e una grande fonte di materiale clinico per il professionista.

Bibliografia
Commenti: 1
1
mariangela de luca - ore 12:55 del 27 Febbraio 2018
cè un approffitarsi da tutti di conflitto di interessi questo penso non servanno a nulla a non distruggere i raporti solo chi a esercitato violenza sia fisica e verbale e chi a problematiche da pmettere in pericolo i figli puo' fare questo tipo di incontri altrimenti e violenza di genere e peggio ancora della violenza famigliare e privacy e ostruzionismo ecc . chi e in carcere e de un genitori negativi , non madri che amano i propri figli io ci sono caduta per abuso di un pm su una situazione che non mi appartiene o dennunicato tutto e tutti .

I commenti sono stati chiusi.
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L'articolo «Psicologia e tutela minori: l'Incontro Protetto» è stato pubblicato nel N° 115 della Newsletter.

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