A cura di: Dott.ssa Rebecca Farsi
Il termine "giftedness" definisce un insieme di competenze intellettive "eccezionali", mostrate attraverso qualità prestazionali superiori alla norma, considerato il grado di istruzione e l'età cronologica (Keating, 2009).
La non ordinarietà è identificabile prima di tutto sotto un punto di vista psicometrico: il quoziente intellettivo di un plusdotato non è generalmente inferiore a 125-130, in confronto con dati di normalità che si aggirano attorno a 85-115.
Sarebbe tuttavia imprudente affidarsi a una valutazione meramente quantitativa, laddove la stessa non risulta supportata neppure da un dato identificativo costante (Bronfenbrenner & Ceci, 1994; Ceci & Williams, 1997).
Di fatto, la varietà di dimensioni coinvolte nella plusodtazione - cognitiva, emotiva, sociale, prestazionale - descrive un'esperienza talmente pervasiva da assumere connotazioni identitarie e per questo indissolubilmente collegate alla singola individualità (Dabrowskyi e Piechowski, 1977).
Anziché stilare un vero e proprio identikit del superdotato sembra dunque più opportuno procedere per fattori parziali,
elencando una serie di caratteristiche funzionali che, nel sistema cognitivo dei gifted, si mostrano con una certa frequenza.
Tra queste:
Tenendo conto che nel cervello umano sono presenti 28 aree destinate al ragionamento e alla produzione di pensiero logico, è
significativo che il plusdotato presenti in ciascuna di esse competenze e specializzazioni superiori: questo garantisce la maturazione di uno
stile di pensiero intuitivo nei più vari contesti e una capacità di apprendimento flessibile e adattivo favorito
da una plasticità neuronale che consente, nella corteccia cerebrale, modifiche progressive e potenzianti (Ceci e Williams, 1997;
Savater, 2021).
In particolare, la superiorità delle funzioni logiche ed esecutive è favorito da un maggiore funzionamento della corteccia
frontale superiore, da una maggiore plasticità sinaptica, da una più marcata velocità dell'elaborazione informativa a
livello neuronale e da una maggiore estensione delle aree bilaterali prefrontali, che comportano vantaggi nell'acquisizione di competenze
astratte e di simbolizzazione.
Una corteccia cerebrale più sottile e flessibile determina inoltre più elevate quantità di materia grigia - deputata
all'elaborazione delle informazioni in senso produttivo - e di materia bianca, coinvolta nella velocità neuronale con cui queste
informazioni vengono trasferite alle singole connessioni sinaptiche (Savater, 2021; Siaud-Facchin, 2019).
Se una così intensa attività cerebrale costituisce un indubbio vantaggio intellettivo, il settore emotivo appare
piuttosto debilitato dal flusso di informazioni/stimolazioni letteralmente debordante che spesso invade il pensiero del gifted,
rendendolo stressante e difficile da gestire.
Specie ove si consideri che a questo fenomeno si associa una vertiginosa attività sinaptica, i cui effetti, riflettendosi anche sul
sistema limbico e sull'amigdala, contribuiscono all'insorgenza di uno stato di intensa eccitazione motoria (ad esempio iper reattività),
spesso di difficile gestione (Fornia e Frame, 2001).
Ne consegue un'ovvia condizione di disagio.
Si parla di doppia eccezionalità - proprio in riferimento al duplice effetto - emotivo e cognitivo - che un'iperdotazione
può suscitare nei soggetti coinvolti (Cornoldi, 2023).
Non comprendendo a pieno la propria condizione, l'iperdotato non è in grado di utilizzare al meglio le potenzialità dalla
stessa derivanti.
In special modo la mente emotiva non tiene il passo con quella razionale, e ciò crea una de sincronizzazione tra aspetti emotivi
e cognitivi a volte di notevole impatto (Agosta, 2021).
Il livello di attivazione è talvolta così elevato che è necessaria una diagnosi differenziale con l'ADHD o con altri
disturbi del comportamento.
Gli effetti della giftedness non sono migliori in ambito relazionale, dove non è infrequente che queste competenze straordinarie si mostrino un limite all'accettazione nel gruppo, danneggiando l'inserimento e l'autostima.
Il bambino iperdotato si sente a disagio in classe, spesso viene isolato. Si reputa un "diverso".
Non è infrequente che possa arrivare a nascondere la propria condizione, magari lavorando al di sotto delle possibilità solo
per stare al passo con i compagni, evitando vissuti di competizione e di rifiuti da parte loro (Siaud-Facchin, 2019; Agosta et al., 2021).
L'errore nel quale è più facile incorrere è identificare il plusdotato con il suo quoziente intellettivo, rendendolo l'elemento saliente dell'intera identità: l'ovvia conseguenza è che, con il tempo, il ragazzo non si sentirà apprezzato per ciò che è ma solamente per ciò che riesce a fare, donde la creazione di un contesto esistenziale che lo spinge a tenere in considerazione soltanto le proprie potenzialità, rendendole salienti rispetto ad ogni altro aspetto del Sé.
L'intelligenza e le capacità di rendimento diventano l'unico criterio di valutazione, e gli obiettivi prestazionali sono spesso
inseriti in un contesto competitivo che costringe a un risultato non solo positivo, ma migliore degli altri.
Eccellente.
Deve studiare, deve riuscire, deve dimostrare.
Deve e basta.
Non importa cosa davvero desideri o di cosa abbia bisogno.
Oggetto di uno stile educativo improntato sulla competizione, il soggetto iperdotato collude con un'ottica di valutazione esclusivamente
prestazionale che non tollera l'errore.
In questo contesto di doverizzazione anche la motivazione allo studio perde il proprio valore intrinseco per venir colonizzata da un perfezionismo intransigente che mira solo all'eccellenza del risultato.
In genere si ottiene l'effetto contrario.
Paradossalmente il bambino superdotato si trasforma in un soggetto ipostimolato, il cui nucleo poietico viene invaso da un dato saturante che lo spinge a potenziare soltanto il Sé intellettivo, silenziando tutti quegli aspetti della personalità che, a seguito di questo iperinvestimento disfunzionale, perdono preziose opportunità di sviluppo.
Avere un'intelligenza superiore alla norma costituisce indubbiamente una dote.
Ma perché ciò non si tramuti in un ostacolo alla crescita e ad una corretta costruzione del Sé, gli adulti che popolano
il contesto esistenziale dell'iperdotato dovranno adottare una serie di imprescindibili precauzioni.
Una sorta di "libretto di istruzioni" per gestire al meglio la sua eccezionalità intellettiva:
La segnalazione di un plusdotato viene generalmente effettuata da parte degli insegnanti i quali, dopo aver rilevato in un allievo una superiorità prestazionale stabile, continuata e non in linea con lo stadio evolutivo, comunicano ai genitori la possibilità di una valutazione specifica da parte di un esperto.
Il processo diagnostico - effettuato da un equipe multidisciplinare di cui dovranno far parte anche psicologo e neuropsichiatra - sarà fondato sulla somministrazione di strumenti osservativi, psicometrici e reattivi specifici, colloqui anamnestici condotti con i genitori e con il bambino, incontri con gli insegnanti.
In primo luogo sarà indispensabile somministrare un test intellettivo per accertare l'entità del QI.
Per soggetti aventi un'età compresa tra i 6 e i 16 anni e undici mesi, il più utilizzato e attendibile è la WISC-IV;
la WPPSI, con proprietà e obiettivi analoghi, viene invece utilizzata con soggetti di età inferiore (Morroni, Renati, 2012).
Si precisa che, in riferimento alla WISC-IV, l'iperdotato mostra punteggi rilevanti soprattutto nella dimensione IAG (indice di Comprensione
verbale e Indice di ragionamento visuo percettivo) rispetto a quanto avvenga nella dimensione ICC (memoria di lavoro e velocità di
elaborazione).
Ovviamente, in sede di valutazione, sono possibili misurazioni diagnostiche ulteriori aventi ad oggetto la valutazione di memoria,
attenzione, linguaggio e funzioni esecutive, soprattutto al fine di escludere che la presunta giftedness sia riconducibile a una diversa
condizione clinica (falsi positivi).
La letteratura mostra infatti come sia possibile riscontrare elevati punteggi ai test intellettivi anche in soggetti autistici, e, come alti
livelli di eccitabilità possano essere presenti anche negli ADHD (Baron-Cohen, O'Riordan, Stone, Jones, Plaisted, 1999).
A tal proposito è opportuno che l'indagine clinica venga condotta nel rispetto delle apposite Linee Guida dettate dall'Istituto Superiore della Sanità nel 2018, rivolte specificamente a Psicologi e pediatri coinvolti nell'iter diagnostico.
La dimensione emotiva potrà essere valutata attraverso la somministrazione SAFA - utile ad identificare la presenza di
eventuali disturbi dell'umore o ansia - e del SAT, finalizzata a valutare la dimensione relazionale e l'attaccamento al genitore.
Frequente l'impiego di proiettivi (Wartegg e CAT), e di test grafici, (Figura Umana e test della Famiglia), integrabili anche tramite l'impiego
di un'attività grafica libera, utile soprattutto in presenza di soggetti in età prescolare.
I colloqui con i genitori sono finalizzati a comprendere le connotazioni del processo evolutivo del bambino (raggiungimento della capacità motoria e della competenza verbale, svezzamento, difficoltà evolutive di varia natura, eventuali patologie sofferte, pattern di comportamento al di fuori dell'ambito scolastico) e ad identificare l'eventuale grado di frustrazione determinata dall'iperdotazione, spesso valutato tramite il Parenting Stress Index, PSI-4.
In caso di valutazione positiva l'allievo verrà inserito, previa certificazione formale, all'interno della categoria BES, e soggetto
ad un trattamento didattico individualizzato, grazie alla strutturazione di un PDP (piano didattico personalizzato) organizzato dal collegio
docenti all'inizio di ogni anno scolastico.
Questo in ottemperanza alla delibera n. 562 del 3 aprile 2019 che, in presenza di studenti iperdotati, autorizza gli insegnanti ad
utilizzare tecniche di insegnamento alternative attraverso le quali potenziare non solo le componenti intellettive ma anche quelle creative,
intuitive e motivazionali, cercando di mantenere elevato l'interesse allo studio e alla conoscenza.
Gli insegnanti sono chiamati a predisporre un contesto di apprendimento stimolante e diversificato, che consenta allo studente di lavorare su argomenti di proprio interesse, sviluppando metodi di studio intuitivi e multidimensionali, da sfruttare nei più vari contesti operativi (Zanetti, 2017; Morrone e Renati, 2012).
A tal fine è già piuttosto diffuso l'utilizzo di tecniche come:
Molto utilizzato il SEM, (Renzulli e Reis, 1994), un modello di didattica inclusiva appositamente pensata per lo sviluppo del talento,
della creatività e del potenziale intuitivo di tutti gli studenti, con particolare rifermento a quelli plusdotati.
Obiettivo specifico del SEM è quello di coniugare obiettivi di conoscenza nozionistica con approcci che promuovano l'abilità di
pensiero, la capacità rielaborativa, l'apprendimento hands-on e la produttività creativa, riducendo al minimo il rischio di noia,
demotivazione e dispersione scolastica.
Per rendere più agevole il lavoro di individuazione e presa in carico, a livello didattico è prevista la possibilità di svolgere attività di screening mediante l'impiego, da parte dei docenti, della GRS-S, Gifted rating Scales-School Form (Pfeiffer e Jarosewich, 2003) una scala che indaga sei aree specifiche - abilità intellettiva, scolastica, creatività, talento artistico, leadership e motivazione - e somministrabile a partire dal primo anno della scuola primaria fino all'ultimo anno della secondaria di primo grado.
Grazie a questo strumento di indagine primaria, fino ad oggi è stato possibile individuare 1100 studenti gifted - 160 nella scuola dell'infanzia e 940 nella scuola primaria e secondaria di primo grado - e, a seguito della segnalazione da parte dei docenti, inserirli in un percorso di approfondimento diagnostico specifico tramite somministrazione di WISC-IV e WPPSI.
Si calcola che i bambini gifted siano circa il 5% della popolazione, ma si sta lavorando per affinare la sensibilità e la
validità di costrutto degli strumenti di indagine, al fine di rendere più immediata l'individuazione dei gifted, e consentire
l'adeguamento didattico.
È per questo fondamentale la costruzione di una didattica che sia ad un tempo individualizzata - costruita sulla base di un
timing rispettoso delle risorse cognitive ed emotive - e inclusiva - in grado di inserire pienamente il soggetto all'interno del
contesto classe, valorizzando le sue potenzialità in armonia con quelle dei compagni, senza inopportuni sbilanciamenti.
La vera impresa "geniale" sta nel rendere normale la gestione di un contenuto intellettivo che, pur nella sua eccezionalità, non può ostacolare le varie fasi del processo evolutivo.
L'iperdotato è il custode di un tesoro non comune, che potrà essere utilmente impiegato nei più vari contesti di vita; ma affinché questa eccezionalità non diventi una sorta di arma a doppio taglio dovrà imparare a gestirne i vari aspetti, cercando di coniugarne le discrasie, le contraddizioni, i lati critici.
Agli adulti il compito di aiutarlo in questa impresa non meno straordinaria.
L'articolo «La Giftedness: una eccezionalità tra luci e ombre» è stato pubblicato nel N° 223 della Newsletter.
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