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Quanto è importante che uno psicoterapeuta racconti di sè, cioè racconti la propria storia.....

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Quanto è importante che uno psicoterapeuta racconti di sè, cioè racconti la propria storia.....

Libero pensiero: Quanto è importante che uno psicoterapeuta racconti di sè, cioè racconti la propria storia.....

Scritto da: Lucia alle ore 14:29 del 07/12/2011

Scriviamo molto sulle storie e biografie dei nostri pazienti... molto meno noi psicoterapeuti

scriviamo e raccontiamo la nostra biografia. Cosa ne pensate?

Commenti: 12
1 Francesca alle ore 09:52 del 04/01/2012

Si anche i terapeuti parlano di se stessi, a tale proposito suggerisco bellissimo libro dal titolo:Terapeuti ed Franco Angeli a cura de "Il Ruolo Terapeutico"!!Buona lettura e...scriviamo!

2 Dott.ssa Lina Robertiello alle ore 16:03 del 01/02/2012

Credo che dare parti di noi stessi possa aiutare la relazione terapeutica. leggerò sicuramente il libro 

3 Dott.ssa Antonia Arcuri alle ore 16:24 del 01/02/2012

Si può parlare di sé in tanti modi: io lo faccio scrivendo poesie.

4 Marcella alle ore 16:58 del 01/02/2012

"ogni vita merita un romanzo" (Polster)...ogni vita...si, sia quella del paziente che quella del terapeuta!!

5 Dott.ssa Elena Pianosi alle ore 18:29 del 01/02/2012

self-disclosure del terapeuta come atto di condivisione autentica, non solo lecita ma necessaria...parole di Bromberg, consiglio anche io un bellissimo testo: "Destare il sognatore" di Philip M. Bromberg, Raffaello Cortina Editore (anno 2009).

E andrò sicuramente a leggermi il testo consigliato da Francesca!

6 lia pallone alle ore 09:15 del 02/02/2012

Io vi propongo il mio libro: "Ritratti e atmosfere nei sentieri della psicoterapia" ed. Città del Sole di RC, nel quale parlo delle esperienze cliniche vissute parlando di me, del vissuto emozionale che la relazione col paziente consente. Chi lo ha letto ha riferito di sentire la psicoterapia come pratica clinica più vicina e fruibile alle diverse condizioni psicologiche diversamente dall'idea che aveva nata dalla visione di film e altro. Il mio priimo obiettivo, nello scrivere, era proprio quello. Grazie a tutti

7 Dott..sa Lina Robertiello alle ore 09:43 del 02/02/2012

Sulla self - disclosure  propongo di leggere un libro molto interessante di Darlene Ehrenberg dal titolo "Il limite dell'intimità".   

8 Dott.ssa Elisa Speranza alle ore 11:20 del 02/02/2012

Si, per me è importante che il terapeuta si proponga anche con la propria storia nel momento in cui può essere funzionale al percorso terapeutico strutturato con il proprio paziente. Il terapeuta deve essere "visto" anche come un essere umano con le proprie  gioie e sofferenze, purchè capite e sostanziate dall'oggettività dei fatti ,al fine di un arricchimento personale, fondamento di tutti gli esseri umani, "sani" o "malati" che siano.

9 Francesca Tosetti alle ore 17:35 del 02/02/2012

concordo pienamente con la collega elisa speranza!E' finita l'era dell'analista in grigio' 

le terapie sono "vere" tanto quanto "il terapeuta è vero" nella relazione di cura. (Il vero e il falso" Codignola). Non bisogna temere di esporsi, certo però la rivelazione non deve portare via spazio al paziente, nel senso di rispettare "il limite" definito dai ruoli.

10 Elena Beltramo alle ore 21:45 del 04/02/2012

Ho constatato che quando ho raccontato ciò che mi è successo e del come l'ho superato, i miei interlocutori hanno acquistato maggiore fiducia in me e in se stessi; si sono affidati maggiormente alle mie cure e hanno reagito positivamente al loro disagio. Credo che il segreto stia nella soluzione dei problemi, più che nel raccontare di se stessi... Il metodo che uso sta conquistando il cuore di tutti per i risultati che offre, a me e agli altri!

11 Margherita caruso alle ore 18:53 del 28/08/2014

Ne ho sentito parlare la prima volta dal dr.Giancarlo Dimaggio del terzo centro di Roma e l'ho trovato subito in sintonia con il mio modo di  fare, qualcosa che già facevo in psicoterapia ma che funziona di più da quando ne ho acquisito consapevolezza e maggiore padronanza.

12 Marco alle ore 17:54 del 20/06/2015

Salve, io sono dall'altra parte, un paziente... E credo che nella fase di forte sentimento (voi definireste transfert) che non riesco a superare, avere qualche informazione di concreto su chi sia realmente la mia terapeuta potrebbe aiutarmi a superare la cosa. Non capisco questo voler a tutti i costi non dare nessuna informazione di sé ai pazienti. Certe volte sapere la realtà potrebbe eliminare alcuni pensieri fantasiosi che si creano nel paziente. Es. Se la mia terapeuta mi dicesse che è sposata, che ha dei figlj ecc ecc, magari io smetterei di pensarla come una donna che possa avere. Chiedo pareri anche a voi esperti. Grazie.  Cordiali Saluti 

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