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Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan

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Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan
Il rapimento sessuale, femminile

L'articolo "Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan" parla di:

  • La psicoanalisi lacaniana e l'opera di Marguerite Duras
  • Il romanzo "Il rapimento di Lol V. Stein"
  • Il rapimento sessuale e il godimento femminile
Psico-Pratika:
Numero 46 Anno 2009

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Articolo: 'Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan
Il rapimento sessuale, femminile'

    INDICE: Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan
  • Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan: il rapimento sessuale, femminile
  • Note
  • Bibliografia
Psicoanalisi, Marguerite Duras e Lacan: il rapimento sessuale, femminile

Il rapimento di cui vi parlo è quello delle donne, ma prima di presentarvi la protagonista assoluta, devo almeno dirvi due parole su i nostri due burattinai: Marguerite Duras e Jacques Lacan.

Marguerite Duras è un'importante scrittrice francese, nata nel 1914 e morta nel 1996. C'è qualcosa, oltre all'alcool, che ha saputo raccontare, e questo qualcosa è il rapimento sessuale, femminile.

Non ha avuto remore nello spingere la sua attenzione verso quello che brucia gli occhi, e non ha avuto paura di farlo con una scrittura frammentata, votata al sacrificio, al levare, una parola che rapisce anche lei, e noi lettori. Mentre ci parla del rapimento ecco che ce lo fa sperimentare.

Lacan (1901-1981) è un controverso psicoanalista francese, che ha citato Marguerite Duras. Non per giudicarla, giacché l'unica psicoanalisi che lo interessi è priva di aspirazioni normalizzanti, priva di spinte all'educazione.

Lacan si guarda bene dal dirigere una cura che riconduca il soggetto ai suoi veri bisogni. Perché non ve ne sono, di uguali, per tutti; e perché la psicoanalisi non si occupa del bisogno, ma di quello che di esso resta, una volta soddisfatta la domanda. Del desiderio.

Lacan si dice freudiano anche se finisce per chiamare l'Edipo un sogno di Freud. Il trauma fondamentale, universale, è per la psicoanalisi lacaniana l'incontro con il linguaggio. La sessualità umana ne è una delle vittime, e delle sue figlie.

Sappiamo che Freud alla fine della sua vita ancora si domandava, insoddisfatto delle risposte: che vuole una donna?

Lacan prega, nel seminario XX dedicato al godimento femminile, le donne di dirne di più. Si lamenta anche lui, che le donne tacciano, che non dicano. Trova alcune preziose eccezioni, una di queste è la scrittura di Marguerite Duras.

Lacan dice che Marguerite Duras non sa quello che scrive, se lo sapesse, si perderebbe. Ma lei stessa ammette di non saperlo:

"Io sono con Lol V. Stein e lei non sa bene ciò che fa né perché lo fa".1

Tra le storie di Marguerite Duras, "Il rapimento di Lol V. Stein" è un po' speciale, lo è per Lacan, ma anche per il successo che ha avuto.

"È curioso, però. È lei che "si vende" meglio. La mia piccola pazza".2

Inoltre ha una costruzione più articolata rispetto agli altri e si distingue per lo stile un po' diverso. Ha un andamento, forse un po' meno onirico, ma molto incisivo, vagamente poliziesco, anche psicoanalitico.

Intanto la voce del narratore è affidata a un uomo, Jacques Holt.

"Lol V. Stein è nata qui, a S. Tahla, e vi ha trascorso buona parte della giovinezza. Il padre, professore all'Università. Suo fratello nove anni più grande di lei - non l'ho mai veduto - vive, dicono, a Parigi. I genitori sono morti. Sull'infanzia di Lol V. Stein nulla ho sentito dire che m'abbia colpito, nemmeno da Tatiana Karl, la sua migliore amica negli anni del collegio".3

Ballavano insieme nel salone deserto della ricreazione, negli anni del collegio.

"Balliamo Tatiana?".4

Eccola la nostra protagonista, è trasparente e misteriosa. Imita Lol, gli altri, tutti gli altri; ma ad un tratto prende l'iniziativa e ricompone un mosaico, il rivolgimento della scena del ballo.
La scena è quella del ballo a U. Bridge: quando una donna sconosciuta, Anne-Marie Stretter, scivolò nel centro del ballo, la vita di Lol, che aveva diciannove anni e stava per sposarsi, cambiò. Michael Richardson, che era il fidanzato di Lol, balla tutta la sera con questa donna.

"Lol, immobile di colpo, guardò, come lui, farsi avanti quella grazia abbandonata, flessuosa, da uccello morto. Magra. E certo magra era stata sempre. Aveva rivestito quella magrezza, Tatiana lo ricordava chiaramente, con un abito nero (...), molto scollato. Così fatta, così vestita si voleva, ed era pari al suo desiderio, irrevocabilmente. Si indovinava l'ossatura mirabile del corpo e del viso. Quale appariva, tale sarebbe morta, col corpo che aveva desiderato. Chi era?
Lo seppero più tardi: Anne-Marie Stretter. (...) Che cosa aveva conosciuto, lei, ignorato dagli altri?".5

Questa donna non si delinea che per l'andatura da uccello morto, la magrezza, la vicinanza con la morte.
Che cosa aveva questa maledetta donna che mi ha rubato il fidanzato?
Ma Lol non può lamentarsi, non può gridare, Lol non può soffrire.

Da lì parte il racconto, dall'incapacità di Lol a soffrire, Lol non può che guardare.
Durante tutta la scena Tatiana Karl è vicina a Lol.

"Tatiana, la sua migliore amica, continuava a carezzarle una mano appoggiata su di un tavolinetto sotto i fiori".6

Allora se lei avesse parlato con Tatiana Karl? Lol non parla e quasi non parla letteralmente per anni tutta presa da quella scena, quel ballo una sera d'estate.

"In collegio, dice Tatiana, e non lo pensava lei sola, già mancava a Lol qualche cosa - dice lei: per esserci".7

Questa mancanza ad essere striscia in ogni romanzo, in ogni creatura di Marguerite Duras. Ma dalla mancanza ad essere le storie passano al possibile a succedere e la storia si compie. O meglio si avvia, senza mai compiersi.

"... non cercava forse Lol di risolvere quel suo cuore incompiuto?".8

Ma dove risolvere un cuore incompiuto? Diremmo noi, andando in analisi. Ma Lol non parla.
Lol non si arrabbia nella sala da ballo di U. Bridge quando Michael Richardson l'abbandona, non cerca neanche di fermarlo, gli sorride, li guarda ballare, è solo quando se ne vanno che ha un moto di protesta.

Lol non cerca di fermare la cattura di Michael Richardson, ma avrebbe potuto impedirla?
La voce del racconto per mano di Marguerite Duras si spinge oltre, senza di lei non sarebbe successo. Ma la voce è quella di Jacques Holt, colui che, dice, ama Lol.
Allora è lui che nell'aprés-coup attribuisce a Lol tutti i poteri? Anche lui rapito ...
Ma andiamo con ordine. All'alba la nuova coppia se ne va.

In quel momento arriva la madre di Lol che li insulta e se la porta via. Solo allora Lol si muove. Da quel giorno si chiude in camera per qualche settimana.

"Diceva sempre le stesse cose: l'ora estiva ingannava, non era tardi".9

Perché proprio quello? Perché tra le cose di cui poteva lamentarsi, è lo scadere del tempo a preoccuparla?
Mi sono chiesta a lungo il perché di quella frase. Lol ripeteva anche il suo nome: Lol V. Stein ...

Ma torniamo alla storia, anche se dobbiamo precisare che Marguerite Duras non scrive storie, ma non-storie.

"Scrivere non è raccontare storie. È il contrario del raccontare storie. È raccontare tutto insieme. Raccontare una storia e l'assenza di una storia".10

Dopo svariati anni di ritiro, una notte esce e incontra un uomo, che sposa e con lui ha tre figlie. È una perfetta donna di casa, una di quelle, direbbe Marguerite Duras, da buttare dalla finestra.
Poi un giorno incontra Tatiana Karl, anche lei sposata, ma con un amante, Jacques Holt.
Lol glielo porta via, ma gli chiede di non lasciarla. Con lui fa l'amore, con lui impazzisce.
Lol delira: la polizia li cerca.

"... ciò che riconosco nel Rapimento di Lol V. Stein, dove Marguerite Duras dimostra di sapere, senza di me, quello che io insegno".11

Come Freud, anche Lacan pensa che, nella sua materia, l'artista preceda sempre lo psicoanalista e fa nel suo lavoro generosi tributi e riconoscimenti a molti scrittori, tra cui Joyce, Carroll e la Duras.

"Che la pratica della lettera converga con l'uso dell'inconscio, è tutto quello di cui io darò testimonianza, rendendole omaggio".12

Quello che Lacan ammira è la capacità di mostrare il rapporto dei suoi personaggi con l'oggetto indescrivibile.

"Poiché il limite in cui lo sguardo si volge in bellezza (...) è la soglia dell'intermedio-tra-due-morti, luogo che ho definito e che non è semplicemente ciò che credono quelli che ne sono lontani: il luogo della disgrazia. È intorno a questo luogo che gravitano i personaggi ...".13

La Duras racconta di uomini e donne pronti a dedicarsi ad accostare quel limite.
Il limite della soggettività, dell'amore, del sesso. "Gli uomini ridono della sessualità di cui parlo, dice Marguerite Duras, perché non la capiscono".

È un sesso così lontano dalle posizioni acrobatiche e dalle perversioni multiple a cui l'immaginario collettivo maschile ci ha abituato, ma è una sessualità estrema, spesso coincidente con un amore folle.

"... Lol V. Stein: in lei, lo sguardo - da vicino si capiva che questo difetto veniva da uno scoloramento della pupilla - occupava tutta la superficie dell'occhio: difficile coglierlo".14

Anne-Marie Stretter è non-sguardo. Lol è tutto sguardo.
Così come Elisabeth è il non-sguardo e Alissa è tutto-sguardo.
Sono le protagoniste di "Distruggere, lei disse".
Elisabeth dorme. Il suo sguardo è annebbiato dai tranquillanti, è altrove, quando non è perso nel sonno. Guarda molto bene il niente.

Non c'è altro, se non questo passaggio di sguardi che si ferma nel sonno di Elisa.
Un vortice che si mette a girare con la violenza dell'intervento di Alissa, la giovane moglie di Max Thor.

Dal libro non si riceve che un effetto di verità.
Il movimento del discorso segue le oscillazioni del desiderio, dà voce alla paura.
Ma c'è qualcosa che sfugge in parte, alla parola, lo sguardo.

I personaggi ruotano all'interno di esso, come se girassero attorno ad una voragine.
La via della precipitazione ma anche della vita, della salvezza.
Questo luogo corrisponde ad un cratere come il luogo della disgrazia, come dice Lacan:

"che non è semplicemente ciò che credono quelli che ne sono lontani".15

Il desiderio si muove disperato narrando un taglio di esistenze.
Argine e padrone sembra solo il sonno di Elisa. Lei dorme. È nel vuoto del suo sguardo che nasce il desiderio di Max Thor, è nel suo sonno che si spengono gli sguardi.
Stein e Max Thor si aggrappano alla sensualità di Alissa e lei non può che sovrapporsi ad Elisa. Ma nel suo sonno, oltre ai tranquillanti, c'è la paura:

"Sono una che ha paura. Paura di essere abbandonata, paura dell'avvenire, paura d'amare, paura della violenza, della folla, paura dell'ignoto, della fame, della miseria, della verità".16

Se il sonno si interrompe è solo per avviare variazioni di percorso e aumento della tensione, arenati dalle invocazioni di soccorso.

"Senza mio marito mi sento perduta".17

Il disperato spostamento del desiderio scorge, lacerante, la mancanza.
Il vuoto incolmabile, l'impossibile dell'amore.

Marguerite Duras lascia parlare la frammentazione del periodo, la brevità.
Il silenzio ha la potenza di aprire un varco al non dicibile.
La rinuncia del linguaggio alla pretesa di arrivare ovunque, di coprire tutto, lascia, nel tempo uno spazio vuoto.

Questo varco permette di mostrare ancora un altro livello, ancora oltre lo sguardo si intuisce ciò che è velato. Un'altra dimensione si delinea come reale ma non spiegabile.
Dove c'è godimento sembra non esistere nessuno.
Le affascinanti creature di Marguerite Duras vanno scomparendo via via che godono.

Lol "c'era poco" già da bambina e sembra farsi essere solo nel campo di segale, mentre Tatiana e Jacques Holt fanno l'amore.
Lola Valérie Stein non può essere salvata dal rapimento, diventa folle.

Una sorte poco diversa è quella di colui che tenta di capirla.
Colui che la ama risponde al suo delirio, sta al suo gioco.
È anche il suo gioco, incapace anche lui di esserci.

"Poi, gridando, ha insultato, supplicato, implorato a un tempo di essere ripresa e lasciata in pace".18

Ecco che non c'è più tanta differenza tra lei e Tatiana, tranne gli occhi, liberi da rimorsi. In "Distruggere, lei disse", "Alissa semplicemente non c'è".

"Lei è di chi la vuole. Prova ciò che l'altro prova".19

Elisabeth dorme e ha paura, lo dice. "Senza mio marito mi sento perduta".
Ma non è tutta lì, qualcosa non si soddisfa di suo marito e della sua bambina.
Il pericolo viene dalla foresta, che sembra accerchiare quella specie di albergo-ospedale come i fossati di un castello.
Elisa avverte il pericolo di lasciarsi andare. La paura segna anche il punto di interruzione,
la storia rimane in sospeso.

Non accade nulla.
Elisa dorme e se non dorme ha paura.
Sembra che l'avvicinarsi al godimento porti con sé, per queste donne, qualcosa che viene meno nella soggettività, scompaiono.

Ogni godimento se non è inadeguato, sembra portarsi dietro, sotto la paura, la morte.
Quell'attimo in cui qualcosa si realizza sembra coincidere con il luogo della disgrazia.

Ne' "L'homme assis dans le couloir" sembra ancora varcato un certo limite, della scrittura e dell'esistenza.
La donna è senza corpo, senza sguardo. Appagata svariate volte, va via via annullandosi nel suo godimento.

Alla fine implora l'uomo seduto nel corridoio di picchiarla e lui lo fa.
Lui le procura dolore:

"e poi d'improvviso le grida, la paura".20

E ancora una volta è la paura a frenare la storia.

Già questo, come del resto la vista sui loro amplessi, sembra, un'operazione per dare un nome a qualcosa che è innominabile e che è inequivocabilmente legato alla morte.
Il godimento indicibile trova nell'ingiuria una prima sublimazione paradossale, come in "Moderato cantabile":

"lo sguardo di Anna Desbardes si velò lentamente sotto l'insulto, si insonnolì".21

La donna de "L'homme assis dans le couloir":

"nomina le cose, insulta, grida parole in suo aiuto ...
E non sa più molto bene ciò che fa, né ciò che dice, crede sempre possibile poter fare ancora diversamente".22

Ma allora, cosa vogliono le donne? Vogliono davvero impazzire d'amore?
E impazzire d'amore vuol dire sempre soffrire?

Afferma la Duras:

"Tutte le donne dei miei libri, qualunque sia la loro età, derivano da Lol V. Stein. Vale a dire da un certo oblio di sé. Hanno tutte gli occhi chiari. Tutte sono imprudenti, incaute. E tutte sono causa della loro infelicità".23

Tatiana Karl è anch'essa causa della sua infelicità, ma non è incauta né imprudente.
È lei che è vicina a Lol in quella lunga notte, mentre gli altri ballano e Lol è lì immobile a fissare il suo uomo e la donna in nero che danzano.
Per tutto il tempo Tatiana accarezza la mano di Lol. E forse proprio in quel gesto riusciamo a gioire del furto dell'amante che le farà anni dopo Lol.

Un'amica che sia degna di quel nome avrebbe fatto qualcosa, forse l'avrebbe portata via di lì, o almeno avrebbe detto qualcosa, avrebbe tentato almeno di fermare il rapimento.
Il rapimento, che accomuna un po' tutte le nostre protagoniste, Alissa, Elisa, Anna, i personaggi di "Occhi blu capelli neri", ha conseguenze diverse per Lol.

Una volta compiuto il rivolgimento della scena del ballo, Lol si mette a delirare:

"C'è giù la polizia".24

E perché quella frase? "L'ora estiva ingannava, non era tardi".
Cosa faceva Lol incollata dietro ai vasi, bloccata a guardare, sorridente, la coppia ballare. Cosa pensava?
Non soffriva di essere stata scartata, soffriva per lo scadere del tempo. Avrebbe fatto qualunque cosa per prolungarlo, avrebbe bloccato il sole, e forse ci ha provato.
Ma perché? A cosa le serviva ancora del tempo? E se lo avesse avuto, questo tempo supplementare.

"Che cosa sarebbe avvenuto? Lol non sa inoltrarsi nell'ignoto su cui si apre quell'istante. (...) Crede soltanto che avrebbe dovuto addentrarvisi, questo doveva fare. (...) Mi piace credere, poiché l'amo, che se Lol è silenziosa nella vita, è perché ha creduto, per la durata d'un lampo, che tale parola poteva esistere. Non esiste, e lei tace. (...) Mancando, quella parola rende vane tutte le altre, le contamina".25

Aspettate, sembra dire la piccola Lol, datemi il tempo di dire la cosa giusta, o fare la cosa giusta. Dove sono io? Chi sono io ora che il mio uomo balla nel pieno della stanza.
Qui tutti al ballo aspettano me che io dica e faccia la cosa giusta. Ma qual è?

Lo sa Lol quello che è giusto per lei, ma lei appunto non può saperlo.
Gli si chiede chi sia, pensa. Ma lei non lo sa. Intrappolata in una richiesta, che prende sul serio, basta una parola per perdersi.

Ma lì ferma dietro ai vasi Lol fa anche e soprattutto altro, incarna quell'indicibile e gode. Gode come godevano i mistici, come godono le donne quando sono donne, cioè non tutte falliche.

Lacan prega, nel Seminario Ancora dedicato al godimento femminile, le donne di dirne di più. Si lamenta anche lui che le donne tacciano, che non dicano. Poi insinua un dubbio: non ne sanno niente.

È qualcosa che non riesce a nominarsi, se non nella disgrazia, o nella maternità.
Come sempre, tutto cambia, quando cambiamo il punto da cui lo guardiamo, e qualcosa cambia di più.

Il godimento delle donne sostiene Dio e il diavolo. Il godimento delle donne è insopportabile, come il cuore della vita stessa. Come sempre non c'è che l'amore a tirarci su.

"È nel ricordo meno violento, meno eloquente, che adesso ritrovo l'evidenza dell'amore. Sono gli uomini che ingannavo di più quelli che ho più amato".26

Solo molto avanti con l'età Marguerite fa questa affermazione. La ricerca della parola giusta accomuna i folli e gli scrittori. Una parola che non esiste e che se esistesse, svelerebbe tutto. Per fortuna quella parola, la parola giusta non c'è.

Ma una volta venuti a contatto con la dimostrazione brutale di quest'assenza, non tutti sopravvivono.

Il ballo in maschera di U. Bridge ha un solo invitato senza maschera, è Lol, il pubblico aspetta la sua mossa, le basterebbe rifugiarsi nella sua vecchia maschera se ne avesse una, o fingerne una nuova, ma Lol non c'è più, rapita dall'astronave del suo inconscio, che può toccare solo fondendosi con loro, gli amanti.

Senza di loro Lol è persa, perché non ha nessun altro abito che la sostenga. Lol ha lì una specie di falsa occasione di riparare il suo cuore incompiuto, ci crede che può farlo, nasce per la prima volta, avvinghiata ai corpi di Michael Richardson e di Anne-Marie Stretter.

Ecco perché si stupisce che possano andarsene così, l'unica realtà che riesce a importarle, è quella di loro due, e lei tra di loro. Forse, come dice Jacques Holt, Lol l'ha voluto, l'ha cercato ecco perché non può staccarsi da quell'amore, perché anche lei l'ha creato, incapace d'inventarsi nulla su di sé. Le si chiede di esserci e lei non può fare che esserci, solo che si sbaglia sul posto. Là dove è finita non conta niente, solo le linee che la legano a quei due.

Crede sia una questione di tempo, ma è lo spazio che le manca, lo spazio privato per entrare e uscire dai giochi immaginari, senza perdersi.

In tanti, e non solo donne, cercano di accostarsi al limite, allo spazio tra due morti. Vogliono godere di più, bisogna farlo, lo dice anche la tivvù. A volte incontrano l'oblio, gli insulti e il sangue.
Alcuni scompaiono. I sopravvissuti sorridono con una smorfia quasi indistinguibile da quella degli altri.

Si gioca a chi ha capito meglio, qualcosa che non si capisce. Che non andava cercata la risposta negli intrecci dell'esistenza, inutile cercare un aglio da un fornaio, anche se continuiamo a caderci.

Pian piano si arriverà tutti alla saggezza dell'arte, che purtroppo non è quella dell'artista, poiché quello che scrive lo comprende decenni dopo.

"Quanti destini rimasti incompiuti, che sanguinano sulla linea dell'orizzonte,
a mucchi, e in mezzo al loro, quella parola che non esiste, eppure c'è:
ti aspetta a una svolta del linguaggio, ti sfida, inutile sollevarla, farla sorgere
fuori dal suo regno forato da ogni parte, attraverso il quale scorre via il mare,
la sabbia, l'eternità del ballo nella visione di Lol V. Stein".27
Note
  1. M. Duras, "La vie materielle", P.O.L. Èditeur, 1987; trad.it. Autore, "La vita materiale", Feltrinelli, 1988, p. 39
  2. Ibidem, p. 35
  3. M. Duras, "Le ravissement de Lol V. Stein", Editions Gallimard, 1964; trad. It. "Il rapimento di Lol V. Stein", Feltrinelli, 1989, p. 7
  4. Ibidem
  5. Ibidem, p. 10
  6. Ibidem, p. 14
  7. Ibidem, p. 8
  8. Ibidem, p. 9
  9. Ibidem, p. 17
  10. M. Duras, "La vie materielle", cit., p. 34
  11. J. Lacan, "Omaggio a Marguerite Duras. Del rapimento di Lol V. Stein", in "La Psicoanalisi" n. 8, Astrolabio, Roma, 1990
  12. Ibidem, p. 11
  13. Ibidem, p. 16
  14. M. Duras, "Le ravissement de Lol V. Stein", cit.
  15. J. Lacan, "Omaggio a Marguerite Duras", in "La Psicoanalisi" n. 8, Astrolabio, Roma, p. 16
  16. M. Duras, "Détruire, dit-elle", Minuit, Paris, 1969; "Distruggere, lei disse", Marcos y Marcos, Milano, 1990, p. 61
  17. Ibidem, p. 82
  18. M. Duras, "Le ravissement de Lol V. Stein", cit., 156
  19. M. Duras, "Dètruire, dit-elle", Minuit, Paris, 1969, cit., p. 109
  20. M. Duras, "L'homme assis dans le couloir", 1980; trad. it. Feltrinelli, 1997, p. 23
  21. M. Duras, "Moderato cantabile", 1958; trad. it. Feltrinelli, Milano, 1989, p. 71
  22. M. Duras, "L'homme assis dans le couloir", 1980; trad. it. Feltrinelli, 1997, p. 23
  23. M. Duras, "La vie materielle", cit., p. 35
  24. M. Duras, "Le ravissement de Lol V. Stein", cit., 155
  25. Ibidem, p. 37
  26. M. Duras, "La vie materielle", cit., p. 133
  27. M. Duras, "Le revissement de Lol V. Stein", 1964; trad. it. Feltrinelli, Milano, 1989, p. 38
Bibliografia
  • Marguerite Duras, "Moderato cantabile", Minuit, Paris, 1958; trad. it. "Moderato cantabile", Feltrinelli, Milano, 1986
  • Marguerite Duras, "Le ravissement de Lol V. Stein", Editions Gallimard, 1964; trad. It. "Il rapimento di Lol V. Stein", Feltrinelli, Milano, 1989
  • Marguerite Duras, "Détruire, dit-elle", Minuit, Paris, 1969; "Distruggere, lei disse", Marcos y Marcos, Milano, 1990
  • Marguerite Duras, "L'homme assis dans le couloirs", "L'homme atlantique", "La maladie de la mort", Minuit, Paris, 1980, 1982; trad.it. "Testi segreti", Feltrinelli, Milano, 1987
  • Marguerite Duras, "Les yeux blues cheveux noirs", Minuit, Paris, 1986; trad.it. "Occhi blu capelli neri", Feltrinelli, Milano, 1987
  • Marguerite Duras, "La mer écrite", Marval, Paris, 1996; trad.it." Il mare scritto", Rosellina Archinto, Milano, 1996
  • Jacques-Allain Miller, "Della natura dei sembianti", in La Psicoanalisi, n. 11/18, Astrolabio, Roma, 1992/1995
  • Jacques-Allain Miller, "Schede di lettura lacaniane", in Il mito individuale del nevrotico, Astrolabio, Roma, 1986
  • Jacques Lacan, "Écrits", 1966; trad.it "Scritti", Einaudi, Torino, 1974
  • Jacques Lacan, "Le Séminaire, Livre VIII, Le transfert", 1960-1961, Seuil, Paris, 1991; trad.it. "Il Seminario, Libro VIII, il transfert", Einaudi, Torino, 2008
  • Jacques Lacan, "Le Séminaire, Livre XX, Encore, 1975", trad.it. "Il Seminario, Libro XX, Ancora", Einaudi, Torino, 1983
  • Jacques Lacan, "Omaggio a Marguerite Duras. Del rapimento di Lol V. Stein", in "La Psicoanalisi" n. 8, Astrolabio, Roma, 1990
  • Annalisa Piergallini, "Isteria e femminilità nella teoria di Lacan", tesi di laurea in Psicologia, La Sapienza, Roma, inedita, 1998
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