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Archetico, integrazione del femminile, sviluppo della personalita', Jung

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Archetico, integrazione del femminile, sviluppo della personalita', Jung

scritto da:
Dott. Enrico Palumbo

psicologo
Analisi personale di orientamento junghiano - Roma

- HT Page Enrico Palumbo

articolo tratto da psico-pratika - Numero 21 Anno 2006

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Articolo: 'Archetico, integrazione del femminile, sviluppo della personalita', Jung'


L'INTEGRAZIONE DEL FEMMINILE NELLO SVILUPPO DELL'IO OVVERO LA CONQUISTA DELL'ANIMA DA PARTE DELL'EROE

Cosa si intenda e che ruolo abbia il nostro lato controsessuale nello sviluppo della nostra personalita' e nella nostra vita, e' un argomento di grande interesse, attualita' e complessita'. In questo articolo trattero' nello specifico del lato femminile che appartiene all'uomo. Questa precisazione e' necessaria in quanto l'analogo processo di integrazione dei caratteri maschili posseduti dalla donna, anche se per certi aspetti e' analogo, non puo' essere considerato simmetrico.
L'immagine che piu' spesso viene evocata in questi casi e' quella del mito Platonico dell'Androgino che raffigura la condizione originaria dell'uomo prima della separazione inflitta dagli Dei, con la conseguente costituzione di una parte (symbolon) che cerca, mediante Amore, l'altra parte di se'.
Solo trovandosi, le due meta' daranno vita ad un individuo completo.
E' un'immagine molto bella che merita di essere ampliata e approfondita.
Si tratta di quelle tematiche che, molto sentite dall'uomo, vengono esposte e raccontate in tutta la mitologia poiche', come Neumann sostiene: "... l'umanita' colloca al di fuori di se stessa, nei suoi miti, qualcosa del cui significato essa stessa e' inconsapevole."1.
Mi pare quindi legittimo affrontare l'argomento partendo dal mito e, in particolare, dal mito dell'Eroe, il cui destino rappresenta, in quest'ottica, il destino e lo sviluppo dell'Io e della Coscienza.

Il giovane, per diventare adulto, deve liberarsi dalle immagini parentali del mondo infantile. La prima vera grande battaglia che l'Io si trova ad affrontare avviene dunque in questa travagliata eta', ed e' combattuta per la propria identita' e per la propria autonomia, per conciliare il desiderio di un esistenza indipendente, autonoma, libera, con una spinta altrettanto potente a re-immergersi nello stato di fusione da cui e' venuto.
La progressiva individualizzazione dell'individuo, il suo allontanarsi dallo stato psicologicamente indifferenziato dell'infanzia, l'evoluzione del proprio Io, richiedono all'individuo di assumere su di se' il mito simbolico del combattimento col Drago, di diventare lui l'Eroe. L'archetipo dell'Eroe puo' aiutare l'Io in questa vera e propria battaglia di liberazione, di liberazione dalle immagini parentali infantili, mostrando che essa e' possibile e che grazie a essa l'Io puo' ampliare ed estendere la Coscienza.

L'immagine dell'Eroe non deve pero' essere considerata identica all'Io vero e proprio, e' piuttosto il mezzo simbolico attraverso il quale l'Io si va separando dai vecchi Archetipi evocati dalle immagini parentali nella prima infanzia, l'Uroboro e la Grande Madre.
Il simbolo dell'Uroboro (dal gr. ura', coda, e borò's, divorante) descrive perfettamente lo stato iniziale della Coscienza, il serpente che si morde la coda esprime lo stato di totale indifferenziazione in cui ogni cosa sfocia in qualsiasi altra, perche' tutto e' in relazione con tutto e dipende da tutto, e il tempo scorre eterno e circolare. In questo stato l'Io embrionale vive nella pienezza, nell'onnipotenza, nell'assenza della morte, nella condizione beata del paradiso terrestre. Questo stato avra' in seguito per l'Io il valore di beatitudine originaria, dato che li', in assenza di un Io capace di avere un esperienza propria, non c'e' vera sofferenza. E' da questo primitivo stato inconscio che l'Io e' attratto e dove tende a ridissolversi, e in questa fase anche la dissoluzione e' vissuta come piacevole, poiche' l'elemento da dissolvere, l'Io, e' molto debole, mentre quello dissolvente, per il quale la dissoluzione e' piacevole, e' forte.
L'Io poi, lentamente si differenzia dall'Inconscio uroborico e diventa via via piu' conscio, cioe' assume il ruolo di consapevole centro di riferimento del soggetto. E' opportuno precisare che l'Io puo' procedere a questa differenziazione in quanto e' dotato di un'energia sua propria fin dall'inizio, quell'energia che Hartmann chiama "energia primaria dell'Io"2 quell'energia che "non e' energia pulsionale primaria, ma appartiene, fin dall'inizio, all'Io".3

l'Io fa cosi' esperienza soggettiva degli stimoli provenienti sia dal proprio corpo che dall'ambiente, e conosce il mondo come coppie di opposti, piacevole-non piacevole, conosciuto-sconosciuto, prima-dopo, presente-assente, Io-non Io.
E' un Io ormai sviluppato che, superato lo stadio uroborico, percepisce adesso l'Inconscio come Grande Madre, come origine propria e di tutto cio' che e' e che potra' essere, in quanto essa rappresenta le piu' profonde sorgenti del suo essere e la feconda creativita' del grembo materno.
La Grande Madre quindi, ha sull'Io un potere attrattivo fortissimo, che si puo' tradurre nella tendenza a rimanere al sicuro in uno stadio infantile, filiale, non autonomo, dipendente da impulsi interni, istintivi.

A questo punto e' chiaro come questa separazione dalla condizione psicologica infantile sia un evento di grande importanza e proporzioni, un evento che puo' essere fortemente esaltante e altamente drammatico. Ecco come Nietzsche lo illustra in modo toccante e magistrale:
"Si puo' presumere che uno spirito, nel quale il tipo dello «spirito libero» sia destinato a maturare fino all'ultima dolcezza e perfezione, abbia avuto il suo evento decisivo in una grande separazione, e che egli sia stato prima uno spirito tanto piu' legato e sia apparso tanto piu' incatenato per sempre alla sua colonna nel suo angolo. Cos'e' che lega piu' saldamente? Quali lacci sono quasi impossibili da spezzare? Per gli uomini di specie alta ed eletta saranno i doveri: quel rispetto che e' proprio della gioventu', quella soggezione e delicatezza di fronte a tutto cio' che e' degno e venerato dall'antichita', quella riconoscenza per il suolo sul quale crebbero, per la mano che li guido', per il santuario dove impararono a pregare, - i loro stessi piu' elevati momenti li legheranno nel modo piu' saldo, li obbligheranno nel modo piu' durevole. La grande separazione giunge per simili incatenati improvvisa, ecc.

«Piuttosto morire che vivere qui», cosi' parla la voce imperiosa della seduzione: e questo «qui», questo «a casa» e' tutto cio' che fino ad allora la giovane anima aveva amato! Un subitaneo orrore e sospetto verso cio' che amava, un lampo di disprezzo verso cio' che per essa significava «dovere», una smania ribelle, capricciosa, vulcanicamente impetuosa, di peregrinare, espatriare, estraniarsi, raffreddarsi, disincantarsi, gelarsi, un odio per l'amore, forse uno sguardo e un gesto sacrileghi all'indietro, la' dove aveva finora pregato e amato, forse un rossore di vergogna per cio' che ha appena fatto, e nello stesso tempo un'esultanza per averlo fatto, un ebbro, profondo, esultante brivido, in cui si rivela una vittoria - una vittoria? su che? su chi? Una vittoria enigmatica, piena di interrogativi, problematica, ma comunque la prima vittoria: - simili cose tristi e dolorose appartengono alla storia della grande separazione. E' in pari tempo una malattia che puo' distruggere l'uomo, questo primo scoppio di forza e di volonta' di autodeterminarsi."
4
Una delle esperienze fondamentali per la crescita e' proprio di sentire, prima o poi, l'elemento materno, col quale originariamente era in simbiosi, come un Tu, un non-Io, un diverso ed estraneo, "la natura e l'universo simbolico del femminile appaiono come la terra oscura, che si deve negare, combattere, limitare. La coscienza si costruisce in tal modo come selezione del senso nel mare caotico dell'elementare, [...] progressivo incremento di potenza di contro al legame fisico con la madre."5

La proiezione nel mito di questi processi psichici, dell'opposizione dell'Io alla Grande Madre, si puo' leggere nell'avventura dell'Eroe mitologico e dal suo combattimento contro il Drago.
Il mitologema dell'Eroe e' quello piu' comune e meglio conosciuto. Lo troviamo nella mitologia classica della Grecia e di Roma, nel Medioevo, nell'estremo oriente e fra le tribu' primitive contemporanee.
Puo' comparire nei nostri sogni come in molte opere d'arte, esercitando una immediata attrattiva drammatica.

Questi miti eroici variano enormemente nei particolari, eppure sono strutturalmente molto simili.
Essi posseggono una struttura universale anche se di fatto si sono venuti sviluppando in gruppi o in individui estranei a ogni possibile contatto reciproco, come, per esempio, le tribu' africane, quelle degli Indiani del Nordamerica, i Greci o gli Incas del Peru'. Il tracciato convenzionale dell'avventura dell'Eroe ricorda la formula dei riti di passaggio: separazione – iniziazione – ritorno (si veda in proposito l'interessantissimo J. Campbell, l'Eroe dai mille volti, Feltrinelli, Milano, 1958).
L'appello all'avventura, la "chiamata del Daimon" (A. Carotenuto), cui l'Eroe risponde, e' costantemente collegato a immagini quali l'oscura foresta, il grande albero, la fonte zampillante, che eserciteranno su di lui un fascino irresistibile, il fascino di cio' che, rappresentando le zone segrete del nostro Inconscio, e' profondamente familiare eppure ignoto.
Il destino ha dunque chiamato l'Eroe e trasferito il suo centro di gravita' e quello del racconto in una zona sconosciuta a tutti.
Questa regione fatale, piena di tesori e di pericoli viene rappresentata cosi' in vari modi: una terra lontana, una foresta, un regno sotterraneo, sottomarino o celeste, un'isola ignota, la vetta di un'alta montagna, un profondo sonno, il ventre della balena, la stalla, la caverna uterina della terra ecc.
Tutte immagini che vengono spesso utilizzate anche dal sogno.

Quando la libido si immerge in questa propria profondita' vi trova, nell'oscurita' dell'Inconscio, il surrogato del mondo reale, il mondo dei ricordi, e fra questi i piu' forti e attraenti sono quelli della prima infanzia, quello stato incantato dal quale ci separo' un tempo la legge della vita.
In questo territorio, magico e senza tempo, giacciono addormentati dolci sentimenti domestici e infinite speranze di avvenire.
Cedere a queste nostalgie sara' per l'Io una sconfitta duplice: nella realta' interna sara' un regresso a uno stadio psicologico piu' infantile, nella realta' esterna l'adesione ad una condizione insoddisfacente e dolorosa.
Resistere a questa tentazione, contrastare la propria situazione dolorosa e insoddisfacente e seguire la voce interiore che reclama una trasformazione, un cambiamento nella propria vita, necessita e comporta la conquista di uno stadio di maturita' psicologica superiore.
Questa resistenza, questo combattimento, rappresentano la lotta dell'Io contro gli aspetti castranti della Grande Madre, contro la potenza negativa dell'Inconscio, a cui l'Eroe puo' facilmente soccombere se non riuscira' a riemergere dal regno oscuro in cui si era addentrato.
L'impresa dell'Io e' riuscire ad appropriarsi degli aspetti positivi, fecondi e benefici della Grande Madre.
In termini piu' stretti, l'Io deve riuscire a rendere coscienti immagini e affetti che affollano l'Inconscio, e questo divenire cosciente deve passare attraverso la capacita' "eroica" di accoglimento ed elaborazione degli stessi.
La conquista del tesoro da parte dell'Eroe e', dal punto di vista dell'Io, l'esperienza che esso fa dell'archetipo, questo perde in parte la sua natura noumenica, inconoscibile, che come tale e' imponderabile e inesperibile, e che condiziona un Io inconsapevole, e si manifesta alla Coscienza in forma simbolica.
L'assimilazione di contenuti inconsci, sotto qualsiasi forma, di immagine, di sogno, di fantasia, di idea, di illuminazione, o altro, arricchisce la Coscienza non solo di contenuti, ma anche di energia, di libido; questo e' percepito come un eccitazione, una gioia, un'esultanza, e puo' tradursi in un aumento dell'interesse, un'intensificazione delle capacita' lavorative, dell'attenzione, ecc.

Dal punto di vista energetico, il "piacere" dell'Eroe vincitore nasce dalla combinazione della libido della Coscienza con quella del contenuto conquistato che essa va ad incorporare.
Cogliere un contenuto e assimilarlo sono espressione di questo arricchimento libidico della Coscienza e dell'Io.
E' importante, va sottolineato, che ci sia una sana elaborazione dei contenuti di cui l'Io si appropria, infatti, poiche' il divenire cosciente di un contenuto inconscio produce inevitabilmente una modificazione dell'Io, in mancanza di tale capacita' di accoglimento ed elaborazione, o se questa e' troppo carente, il rischio e' che l'Io risulti solo l'oggetto passivo dell'irruzione dell'Inconscio che invaderebbe il campo della Coscienza senza che si sia realizzato un processo di attiva presa di coscienza:
"Se questa materia prima puo' venire assimilata dalla coscienza, produrra' una riattivazione e un nuovo assetto dei suoi contenuti. Per contro, se la coscienza si dimostra incapace di assimilare i contenuti che in essa si riversano ad opera dell'Inconscio, ne nasce una situazione gravida di pericoli, in quanto i nuovi contenuti conservano in questo caso la loro forma originaria caotica e arcaica, e spezzano di conseguenza l'unita' della coscienza"6
Se per contro l'Io resta chiuso all'Inconscio e quindi le immagini archetipiche non trovano accoglienza, cioe' non vengono affatto portate alla Coscienza, allora si avra' un tragico restringimento dell'Io e della sua Coscienza.
Il fine ultimo del combattimento contro il Drago e' quasi sempre la liberazione della prigioniera, della vergine, o, piu' in generale, la conquista del tesoro.
Poiche' nell'antichita' da cui sorge il mito, non esisteva il problema del partner nei termini in cui esiste per l'uomo moderno, la lotta per la prigioniera e la sua liberazione ha un significato che supera l'evento oggettivo.
E' l'incontro del maschile con il femminile.

La prigioniera e' un elemento "interno", e' la stessa "Anima", il femminile transpersonale, cioe' un elemento psichico collettivo dell'umanita'.
Nel mito si parla proprio del rapporto tra quest'Anima e l'Io.
Quasi sempre la prigioniera e' in balia di un creatura orribile, un drago, o una strega, o un mago, oppure un padre cattivo o una madre cattiva, e lo scopo del combattimento dell'Eroe e', come detto, la sua liberazione.
Questa liberazione della prigioniera si puo' considerare psicologicamente come uno stadio dell'evoluzione della Coscienza successivo al superamento della Grande Madre.
Nel combattimento contro il Drago, l'Io si trasforma anche nel suo rapporto con il femminile, e questa trasformazione e' appunto rappresentata dalla liberazione della prigioniera dal potere del Drago, si tratta cioe' della disgiunzione dell'immagine della femminilita' da quella della Madre, ossia della separazione dell'Anima dall'Archetipo Materno.
La paura primordiale del maschile di fronte al femminile, compare quando il maschile vuole abbandonare la sua dipendenza dalla madre. Questa separazione e' un fatto naturale, la spinta alla differenziazione e all'autonomia e' una tendenza spontanea interna piu' che la risposta a spinte esterne.
Ciononostante la paura per il femminile, per il non-Io, per il diverso, pervade la vita dell'uomo immaturo che proietta su cio' che e' altro da se', tutti i suoi mostri, i suoi complessi, le sue paure, e anche, paradossalmente, tutte le sue aspettative di salvezza e benessere, disseminando cosi' il suo cammino di streghe e di fate.

E' cosi' che, di fronte al femminile, il maschile puo' instaurare due forme di rapporto che possono essere o di diffidenza e paura o di totale abbandono.
Se pero' si vuole arrivare a un rapporto uomo-donna autentico, si devono trovare altre forme di relazione.
Fintantoche' l'uomo ama nella donna solo la madre dispensatrice, rimane infantile, se invece teme la donna come grembo originario castrante, non si puo' unire a lei e procreare.
L'Eroe uccidendo il lato terribile del femminile, libera il suo lato fecondo, benefico e creativo, il lato che puo' congiungersi al maschile.
Ecco quindi che l'uccisione del Drago guardiano della prigioniera e la liberazione di questa, significano la liberazione del femminile positivo e la sua separazione dall'immagine terrificante della Grande Madre. Cioe' il superamento della sola forma in cui il femminile fino allora era stato vissuto, quello appunto della Grande Madre onnipotente.

Nella prigioniera, il femminile non appare come una travolgente potenza dell'Inconscio, e' invece un elemento umano, una partner con cui congiungersi in un rapporto personale. Ma se la prigioniera e' sempre personale, cioe' una possibile partner per l'Eroe, gli ostacoli che vanno superati sono potenze sovrapersonali che trattengono oggettivamente la prigioniera o impediscono soggettivamente all'Eroe di entrare in rapporto col femminile. E la prigioniera vuole che l'Eroe si dimostri tale, cioe' il portatore non solo del fallo fecondante, ma anche della potenza spirituale, del senso delle cose e dell'essere.
Si aspetta forza, intelligenza, impegno, coraggio, protezione, disponibilita' a combattere, perche' il liberatore deve riuscire a infrangere le porte della prigione, neutralizzare forze magiche e mortali, abbattere le barriere che rappresentano l'inibizione e l'angoscia, risvegliare la femminilita', vincere una battaglia di intelligenza risolvendo enigmi.

La vittoria dell'Eroe e' strettamente collegata ad aiuti magici e inaspettati e all'alleanza con il padre spirituale (una delle caratteristiche dell'Eroe mitologico e' di avere una doppia nascita o comunque una doppia parentela, una delle quali di natura divina). L'Io deve riconoscere e accogliere il padre transpersonale e, identificandosi con esso, trovare la forza e la convinzione necessarie per sconfiggere il Drago.
Nel mito, la figura femminile puo' anche essere amica e alleata dell'Eroe e aiutarlo attivamente a sconfiggere il Drago. Qui la donna gia' si contrappone al Drago, all'archetipo materno divorante, presenta il suo lato sororale, soccorrevole e spirituale, puo' stare accanto all'Eroe come amata, come aiuto, come guida, che lo conduce alla vittoria. Segno che lo stadio dell'Io e' gia' ad un livello di maturazione superiore.
Dal punto di vista psicologico, anche se puo' sembrare contro intuitivo, anche il padre terrestre malvagio appartiene all'ambito della Grande Madre, questo il piu' delle volte si manifesta come un'aggressivita' fallica, istintiva e incontrollabile, o come un mostro distruttivo, e, poiche' ogni qual volta l'Io e' sopraffatto dagli istinti sessuali, o aggressivi, o di potenza, o di qualsiasi altro tipo, si puo' riconoscere la dominanza della Grande Madre, dato che e' lei che governa gli istinti dell'Inconscio, il padre terrestre e fallico e' solo un suo satellite, una sua manifestazione.
La prigioniera liberata non rappresenta solo il rapporto erotico puro e semplice col femminile, cio' che l'Eroe libera con la prigioniera e' anche il rapporto con il tu, con l'altro, con il mondo in generale.
L'Eroe liberando la prigioniera, conquistando la donna in terra straniera, libera anche se stesso dai legami parentali, si protende verso l'esterno.

Venendo a conoscere la figura femminile benevola, il mondo mostruoso e minaccioso dell'Inconscio governato dalle "Madri" lascia libero uno spazio in cui l'Anima puo' stabilmente costituirsi come elemento femminile complementare dell'Eroe e della Coscienza.
Cosi' la figura femminile che stimola il lato spirituale dell'Eroe, l'eterno femminino, la femminilita' "superiore", che lo attira verso l'esterno, affianca la prigioniera-principessa che lo attira dentro di se', che lo rende capace di procreare e di regnare, cioe' lo rende uomo.
Percio' la prigioniera-principessa e' la donna amata, la donna che l'Eroe sposera'.
Questa conquista della prigioniera corrisponde alla scoperta di un nuovo mondo psichico.
E' il mondo dell'eros nel senso piu' vasto del termine, che comprende tutto cio' che l'uomo ha fatto per una donna, che ha creato per amor suo.
E' il mondo che si apre come un continente vergine strappato al mondo dei genitori primordiali.
Con la liberazione della prigioniera, con l'alleanza del femminile, una parte del mondo inconscio che era sentita estranea e ostile, ora e' sentita come amichevole, come propria.

La liberazione dell'Anima, della principessa nella torre, libera l'energia psichica associata al rapporto madre-figlio, consentendo l'espressione di quella componente interiore della psiche, che e' necessaria per ogni vera operazione creativa.
Che sia la fanciulla delle innumerevoli uccisioni di draghi, o la sposa rapita al padre geloso, o la vergine salvata dall'empio amante, si tratta sempre dell'altra parte dell'Eroe stesso, poiche' "ciascuno e' entrambi".
Il "premio" per l'Io, il tesoro conquistato dall'Eroe, consiste dunque nel raggiungimento di un rapporto piu' profondo con l'Inconscio, nella capacita' di ricevere e assimilare l'influenza benefica e creativa dei contenuti archetipici che gli si sono presentati.
E' un processo dialettico, un dialogo fecondo tra Coscienza e Inconscio, e' la coniucto oppositorum di due elementi reciprocamente bisognosi l'uno dell'altro, che consente all'individuo di accedere a quella dimensione creativa che Jung postula come istinto quintessenziale dell'uomo, accanto a fame, sessualita', pulsione all'attivita' e riflessione.

Dunque, come i sogni e le fantasie ci danno informazioni sulla condizione psichica del sognatore, cosi' lo stadio evolutivo dell'Io di un individuo ci puo' venire descritto dalla qualita' dell'Eroe archetipico che agisce nella sua psiche (la maturita' del suo Io), dal Drago contro il quale combatte (il rapporto con le immagini parentali), dalla posizione e il ruolo che ha la prigioniera-tesoro (la sua creativita' e il rapporto con l'altro).
L'avventura dell'Eroe e' cosi' la matrice dello sviluppo del rapporto tra "mondo di sotto", via via meno oscuro, ignoto e minaccioso, e "mondo di sopra", via via meno sterile, appiattito e chiuso in se stesso, tra Inconscio e Conscio. Descrive il rafforzamento di quella istanza, l'Io, che, poggiando i piedi in entrambi questi due aspetti della psiche, li lega, cercando di rendere gli elementi fondanti dell'Inconscio, le immagini archetipiche, accessibili e usufruibili dalla parte conscia.
La tensione dialettica che si crea tra queste due dimensioni, puo' essere utilizzata e dare i suoi frutti, puo' rafforzare l'Io e aumentare il suo controllo e la sua capacita' di dominare i conflitti interiori, puo' espandere la capacita' creativa dell'Io e la sua capacita' di comprensione e assimilazione di quell'Altro che, pur appartenendogli, fino a quel momento era stato ignorato o negato o proiettato all'esterno.
L'Inconscio, lungi dall'essere il mero ripostiglio dei desideri repressi dell'uomo, costituisce un mondo vero e proprio, vitale e reale nella nostra vita, e ben ricco ed esteso. Il suo linguaggio ci appare sempre in forma simbolica e per questo la natura, la qualita', la forma dei simboli che si manifestano nella vita psichica dell'uomo, sono strettamente legati al suo rapporto con il proprio inconscio, e quindi con gli archetipi, tanto che modificandosi questo rapporto, cambieranno i simboli che lo rappresentano e lo descrivono.

Un grado di maggiore maturita' dell'Io consente di personalizzare le forze oscure della psiche.
Ad esempio, l'elemento femminile non apparira piu' nei sogni sotto le spoglie di un drago, di una megera, ma in quelle di una donna.
Dunque la Grande Madre, quale simbolo di cio' che e' non solo generativo e creativo, ma anche distruttivo e castrante, antico, primordiale, originario, istintivo, indifferenziato, proprio della specie, del collettivo, non mediato dalla funzione raziocinante ed individuante dell'Io, determina l'emergenza dell'Eroe che soddisfi la necessita' di un'integrazione graduale nella coscienza, di un riconoscimento, di un'elaborazione, dei propri moti inconsci, per poi procedere a ristrutturare la consapevolezza di se' e diventare infine "individuo".
La Grande Madre, riconosciuta ed integrata, perde cosi' il carattere patologico e diviene materia per la realizzazione di se', non e' piu' nemica ma contenuto riemerso ed elaborato.
Per riuscire a realizzarsi l'individuo attinge a quella sorgente di energia che e' custodita nella psiche inconscia, quella "profonda sorgente di forza che e' rappresentata dall'archetipo dell'Eroe" (Henderson), a tale risorsa si affida subito l'Io infantile o adolescente per liberarsi dall'oppressione delle speranze parentali e diventare cosi' individuale, nondimeno la battaglia fra Eroe e Drago puo' dover essere combattuta piu' volte, e di fatto in genere lo e', allo scopo di liberare l'energia necessaria per tutte quelle imprese umane che la vita presenta nel suo corso.

Note
1 E. Neumann, Le origini della coscienza, Astrolabio, Roma, 1978, p.233
2 H. Hartmann, Note sulla teoria della sublimazione, cit. in J.R. Greenberg e S.A. Mitchell Le relazioni oggettuali nella teoria psicanalitica, Il Mulino, Bologna, 1986, p.259
3 Ibidem, p.258
4 F. Nietzsche, Umano, Troppo Umano, Prefazione, Piccola Biblioteca Adelphi, Milano, 1998, Vol. I, pp.5 segg.
5 M. Pezzella, Temi filosofici nell'opera di C.G. Jung, in Trattato di Psicologia Analitica, diretto da A. Carotenuto, Vol. I, UTET, Torino, 1992, p.25
6 C.G. Jung, Simboli della Trasformazione, in Opere, Vol. V, Boringhieri, Torino, 1970, p.397
Enrico Palumbo

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