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Il mondo dei blog

scritto da:
Dott.ssa Anna Fata

psicologa
progettista FaD e redattrice online - milano

- HT Page Anna Fata
- anna.fata @ iol.it

articolo tratto da psico-pratika - Numero 15 Anno 2005

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Il mondo dei blog

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IL MONDO DEI BLOG

Da qualche tempo la mia attenzione e' stata catturata da cio' che Derrick De Kerckhove definisce "nuove tecnopsicologie", punto di incontro tra network sociali e network tecnologici, i weblog.

In generale, ogni tecnologia ha la funzione di mediare la realta' che essendo molto ampia, fuggevole e complessa difficilmente si riesce a conoscere in modo diretto.
Se la scrittura, la televisione, la radio hanno svolto e svolgono tali funzioni e' anche vero, pero', che comportano alcuni limiti: di spazio, di tempo, di economia, ma soprattutto difficilmente permettono repliche ed offrono delle visioni "filtrate" dei fatti.

Internet e' una tecnologia abbastanza recente: e' solo negli anni '80 che si comincia a parlare in modo esteso di cyberspazio (termine adottato a partire dal romanzo "Neuromancer" di William Gibson) e che si decida di farne parte o meno, e' inevitabile che il suo impatto sociale, culturale, politico ed economico sia in grado di modificare i modelli cognitivi degli individui.

L'alfabetizzazione informatica in Italia e' ancora oggi piuttosto scarsa e quel che e' peggio e' che l'immagine che i media tradizionali offrono della Rete e' piuttosto negativo: pedofilia, truffe monetarie, pornografia, abuso di chat sono tra i fenomeni di cui si parla e si scrive maggiormente.
E lo stesso dicasi dei weblog.

Per riprendere una definizione di De Kerckhove, i blog costituiscono la rappresentazione della maturita' delle Rete.
Non sono una mera forma di esibizione dell'io, ma rappresentano il rapporto con gli altri.

Ross Mayfield li definisce "network comunicazionali" che stabiliscono relazioni sulla base della comunicazione.
Le persone vengono conosciute grazie a cio' che scrivono e rispondere loro consente di innescare un circolo di fiducia reciproca.

I weblog hanno un enorme potenziale destabilizzante del sistema, perche' consentono a chiunque di pubblicare qualsiasi tipo di materiale senza bisogno di un editore.

Se a livello tecnologico non rappresentano una novita', in quanto sono il modello piu' semplice di sistema per la gestione dei contenuti (Content Manager System), lo sono a livello di significato e di ripercussioni che comportano.

Attualmente circa il 60% dei blog sono diari personali, ogni giorno vengono creati circa 15.000 nuovi weblog.
E' pensabile che dopo l'ondata di entusiasmo iniziale e le sempre crescenti difficolta' di attirare l'attenzione che, per forza di cose, diventa sempre piu' scarsa e frammentata, vi sara' una sorta di selezione naturale in cui si affermeranno e verranno portati avanti solo quelli in grado di condurre delle discussioni, di creare un forte senso di appartenenza, di aggregare le persone intorno ad interessi comuni, in cui ciascuno puo' esprimere il proprio punto di vista, ad alti livelli di professionalita' e utilita' sociale.

Il grande valore aggiunto dei weblog rispetto media tradizionali consiste nella possibilita' di risalire alla fonte delle informazioni che viene linkata: questo da' lustro sia a chi linka, sia a chi e' linkato e consente al lettore di trovare contenuti sempre piu' approfonditi ed interessanti.

Solo in apparenza i weblog sono un susseguirsi di post privo di regole, al contrario predominano l'autodeterminazione e lo sviluppo collaborativo.
Linkare le fonti, rispettare il tema della discussione, non essere offensivi, la moderazione collaborativa, la costruzione della propria identita' e della propria reputazione tramite il proprio comportamento sono gli elementi che contraddistinguono il buon funzionamento dei weblog.

Secondo Granieri e' possibile rappresentare la blogsfera come una piramide:

- alla base vi sono i numerosi weblog centrati su temi autobiografici e interpersonali in cui predominano la partecipazione umana, la solidarieta' e l'empatia;
- ad un livello superiore il pubblico gradualmente diminuisce, i temi si specializzano, e con essi i linguaggi, e diventano sempre meno di natura personale e sempre piu' di carattere sociale.

In realta', tale modello e' meglio applicabile ai singoli post che non agli interi weblog, in quanto sono possibili flussi dall'alto verso il basso (traduzioni, semplificazioni di argomenti), dal basso verso l'alto (ad es. traduzioni in altre lingue) oppure in senso orizzontale (arricchimento, approfondimento, modifica con creazione di nuovo sapere).

Attualmente e' possibile, tramite apposite applicazioni (ad es. SkipPop), conoscere i blog piu' popolari, ma nulla ci viene detto circa la loro reputazione.
Quest'ultima, infatti, si costruisce con forti e profonde interazioni sociali, grazie a cio' e a come si esprimono le proprie opinioni.

I weblog offrono l'opportunita' di rendere pubblico il proprio pensiero sia nel senso che esso diventa patrimonio dell'intera collettivita', sia nel senso che viene pubblicato, sia nel senso che ha il potere di influire direttamente sulla realta'.
Il veicolo di cui si avvale per la sua diffusione e' principalmente il passaparola.

Nella blogsfera regna una quasi democrazia: chiunque puo' conquistare visibilita' se osserva le regole, partecipa alle discussioni, mette liberamente a disposizione la sua esperienza, le sue conoscenze.

I blogger, nella societa' della complessita' e a rischio di sovraccarico informativo, ricoprono il ruolo di ricerca e di filtro delle informazioni.
Questo viene attuato osservando alcune regole:

- dell'interesse: si tratta di un'azione spontanea che pero' diventa collettivamente utile;
- del link alla fonte: anche quando un contenuto e' originale e' sempre possibile qualche riferimento per approfondire;
- di stabilizzazione del sistema: la competizione per l'attenzione e la reputazione motivano a rispettare tali regole.

I weblog, quindi, rispondono ad una duplice esigenza delle persone: ascoltare ed essere ascoltate (Chris Schroeder).
Non coincidono con il giornalismo, ma rappresentano un'ulteriore forma di circolazione delle informazioni che parte da una voce individuale, si basa sull'interesse e la soddisfazione personale, non ha barriere all'ingresso, il cui buon funzionamento si basa sul rispetto reciproco che se non rispettato porta al non ascolto.

I media tradizionali e la blogsfera non sono in competizione tra loro, sono differenti a livello di caratteristiche e di finalita' e l'ideale sarebbe poter realizzare quella complementarieta' di cui godono potenzialmente.
Puo' capitare, infatti, che i weblog veicolino informazioni che i media tradizionali, per motivi di spazio e/o di tempo, non riferiscono, cosi' come che discutano, modifichino e magari individuino informazioni scorrette trasmesse dai media tradizionali.
I weblog, infatti, tra le altre cose sono il risultato di una ricerca attiva delle informazioni e non di una esposizione passiva, come nel caso dei media tradizionali, cosa che comporta come diretta conseguenza una memoria piu' ricca e approfondita delle stesse, sempre a disposizione e a costi estremamente contenuti.

Ma quale potrebbe essere il futuro dei weblog?
E' evidente gia' oggi che il mondo politico, economico, sociale e culturale devono fare i conti con un nuovo soggetto dotato di un forte impatto cognitivo.
Se rimane ancor oggi e presumibilmente anche per il futuro la questione del "digital divide", cioe' del divario netto tra chi e' connesso alla Rete e chi non puo' o non vuole esserlo, e' anche vero che chi e' entrato nel mondo della Rete difficilmente riuscira' a farne a meno in quanto strumento di grande importanza per la ricerca, il dialogo, il confronto e, a volte, anche lo scontro.

C'e' e probabilmente ci sara' ancora per molto chi tentera' di opporsi a questa ondata di rinnovamento e di democratizzazione che la Rete porta con se', ma lo fara' con sempre maggiori difficolta' (esemplare e' il caso della Cina che sta facendo costruire potenti "firewall" finalizzati ad impedire l'accesso a informazioni non consentite, mentre contemporaneamente un gruppo di attivisti sta cercando di boicottare tale attivita').

Anche se, nel tempo, verosimilmente molti blog andranno esaurendosi, molti nuovi ne sorgeranno: e' il processo che e' stato avviato, credo, cio' che conta maggiormente, un nuovo modo di pensare, di vivere, di lavorare, di appassionarsi, di condividere e comunicare e tale processo ritengo che difficilmente potra' essere arrestato.
Potranno cambiare i contenuti, le modalita', ma non il processo in se' e per se'.

Anna Fata

Per approfondire

De Kerckhove D. (1998), Eccoci nell'era delle psicotecnologie, online presso: www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/d/dekerc06.htm
Granieri G. (2005), Blog generation, Laterza, Bari
Mayfield R. (2003), Sociale Networking Models online presso: radio.weblogs.com/0114726/2003/03/30.html#a376
Schroeder C. (2004), Prefazione, in Gillmor D., We the Media, O'Reilly Press, San Diego

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