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Ouspensky ed Enneagramma:
I fondamenti antropo-filosofici della psicoterapia basata sull'enneagramma

scritto da:

Dott.ssa Barbara Castiglione

- Psicologa Psicoterapeuta Antropologa

- HT page Barbara Castiglione

Parla di:
- La Quarta Via
- Conoscenza di Se' e Cambiamento
- Il Ricordo si Se' e l'Attenzione Divisa

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli

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I fondamenti antropo-filosofici della psicoterapia basata sull'enneagramma

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I fondamenti antropo-filosofici della psicoterapia basata sull'enneagramma
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Parte 3: Ricordo di Se' - La Frizione - Attenzione Divisa - Gli Scopi - Gli aforismi di Gurdjieff
I FONDAMENTI ANTROPO-FILOSOFICI DELLA PSICOTERAPIA BASATA SULL'ENNEAGRAMMA

Ricordo di Se'

D: Il ricordare se stessi e' il processo iniziale di questo sistema?
R: E' il centro del processo iniziale, e deve procedere, deve entrare in ogni cosa.
Da principio vi sembra improbabile, in quanto potete provare a ricordare voi stessi e poi accorgervi che per lunghi periodi di tempo cio' non vi viene a mente; poi di nuovo cominciate a ricordarlo.
Ma sforzi di questo genere non sono mai perduti; qualcosa si accumula e ad un certo momento, allorche' nello stato ordinario sareste stati completamente identificati con le cose e sommersi in esse, scoprite di poter tenervi a parte e controllare voi stessi.
Non sapete mai quando cio' sara' e come accade.
Dovete fare soltanto cio' che potete: osservare voi stessi, studiare e principalmente cercare di ricordare voi stessi; poi, a un certo momento, vedrete i risultati.
Ma il problema e': come ricordare se stessi, come rendere se stessi piu' consapevoli? Il primo passo sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli.
Quando ci rendiamo conto di cio' e l'osserviamo per un po' di tempo, dobbiamo cercare di cogliere noi stessi in momenti in cui non siamo consapevoli e, poco a poco, cio' ci rendera' piu' consapevoli.
Questo sforzo ci mostrera' quanto siamo poco consapevoli, perche' nelle condizioni di vita ordinaria e' difficilissimo essere consapevoli.
Ricordare se stessi non e' in realta' collegato con la memoria; e' semplicemente un'espressione.
Significa essere presenti a se stessi, cioe' consapevolezza di se'.
Bisogna essere consapevoli di se stessi.
Cio' comincia con il processo mentale del cercare di ricordare se' stessi.
Tale capacita' di ricordare se' stessi va sviluppata, perche' nell'osservazione di noi stessi dobbiamo cercare di studiare le nostre funzioni separatamente l'una dall'altra: la funzione intellettuale separatamente da quella emozionale, l'istintiva separatamente dalla motoria.
E' importantissimo ma non facile.
Vi ho dato un metodo pratico, semplicissimo.
Cercate di arrestare i pensieri, e tuttavia non dimenticate il vostro scopo: che lo fate al fine di ricordare voi stessi.
Cio' puo' essere di aiuto.
Cosa impedisce il ricordare se stessi?
Questo costante turbinio di pensieri. Arrestate quel turbinio e forse ne avrete un saggio.
D: Il proprio lavoro e' piu' accurato se si ricorda se stessi e il lavoro che si sta facendo?
R: Si, quando siete desti potete fare qualsiasi cosa meglio, ma per arrivare a cio' occorre molto tempo.
Quando vi siete abituati a ricordare voi stessi non sarete capaci di comprendere come mai abbiate potuto lavorare prima.
Ma da principio e' difficile lavorare e contemporaneamente ricordare se stessi.
Tuttavia sforzi in questa direzione danno risultati interessantissimi: non c'e' alcun dubbio.
Tutta l'esperienza di ogni tempo mostra che questi sforzi vengono sempre ricompensati.
Per giunta, se fate questi sforzi, comprendete che determinate cose uno le puo' fare soltanto nel sonno e non quando e' sveglio, perche' alcune cose possono essere soltanto meccaniche.
Supponete per esempio che dimenticate o perdete delle cose: non potete perderle di proposito, le potete perdere soltanto meccanicamente.

D: Mentre stavo suonando il piano, allorche' ho pensato "io sono qui", non sapevo cosa stessi facendo.
R: Perche' questo non e' essere consapevole; e' pensare al ricordare se stesso.
Allora cio' interferisce con quello che state facendo; esattamente come quando state scrivendo e all'improvviso pensate: "Come si compita questa parola?" e non potete ricordarlo.
Questo e' il caso di una funzione che interferisce con un'altra.
Il vero ricordare se stessi non sta nei centri, ma sopra i centri.
Esso non puo' interferire col lavoro dei centri; soltanto che uno vedra' di piu', vedra' i propri errori.

Dobbiamo renderci conto che la capacita' di ricordare noi stessi e' un nostro diritto.
Noi non l'abbiamo, ma possiamo averla; abbiamo tutti gli organi necessari per essa, per cosi dire, ma non siamo allenati, non siamo abituati ad usarli.
E' necessario creare una determinata energia particolare o punto, usando questa parola in senso ordinario, e questo puo' essere creato soltanto in un momento di seria tensione emotiva.
Ogni cosa prima di questa e' soltanto preparazione del metodo.
Ma se vi trovate in un momento di forte tensione emotiva, e allora cercate di ricordare voi stessi, essa rimarra' dopo che la tensione e' passata e allora sarete capaci di ricordare voi stessi.
Solamente quindi con emozione intensissima e' possibile creare questo fondamento del ricordare se' stessi.
Ma non puo' essere fatto se non vi preparate in anticipo.
Possono arrivare momenti, ma non otterrete nulla da essi.
Questi momenti emotivi giungono di tanto in tanto, ma noi non li usiamo perche' non sappiamo come usarli.
Se provate con sufficiente energia a ricordare voi stessi durante un momento di intensa emozione, e se la tensione emotiva e' sufficientemente forte, essa lascera' una certa traccia e cio' vi aiutera' a ricordare voi stessi in futuro.
Ouspensky

Il primo passo verso l'acquisizione della liberazione consiste in un accurato lavoro di "risveglio"; l'individuo deve cioe' rendersi pienamente conto che allo stato attuale sta dormendo.
Come abbiamo gia' osservato, lo stato che normalmente definiamo di coscienza e' in realta' uno stato di sonno in cui operiamo in modo meccanico.
Abbiamo anche visto come il piu' grande ostacolo al risveglio consista nel fatto che noi pensiamo gia' di essere coscienti, proprio come i protagonisti di Matrix.
Lo sforzo di ricordarci di noi stessi nell'arco della giornata ci permette di vedere come siamo fatti e in quale stato viviamo tutti i giorni; serve a farci comprendere che durante il giorno "dormiamo" e di conseguenza non siamo mai coscienti di noi.
Il "ricordo di noi stessi" ci permette di evitare di lasciar scorrere nell'inconsapevolezza la nostra esistenza quotidiana, ci permette di vivere in salute ed in sintonia con il resto dell'universo e di riconoscerlo dentro di noi.

E' difficile spiegare a parole in cosa consista, anche perche' si sviluppa attraverso l'esercizio pratico e non e' limitato ad uno stato mentale, bensi' si espande, attraverso l'attivazione del centro emotivo superiore, a tutto il nostro essere.
E' l'Ars Regia di cui parlano gli alchimisti, il processo di "cottura a fuoco lento" a cui deve essere sottoposta la materia per ottenere la sua trasformazione in oro.
E' il processo di individuazione di cui parla Jung e che e' caratterizzato dallo sviluppo pieno delle proprie predisposizioni individuali e dell'essenza.
L'uomo che raggiunge questo stato e che riesce a mantenerlo costantemente attivo e' dotato di poteri immensi perche' agisce in conformita' alle leggi dell'universo.

Gli esercizi proposti dalla Quarta Via possono sembrare all'inizio laboriosi ed impegnativi: spesso potranno verificarsi degli insuccessi o dei cali di energia e ci accorgeremo rapidamente di come sia difficile mantenere attiva la nostra coscienza mentre agiamo nel mondo ma cio' che conta, almeno inizialmente, non e' il risultato bensi' l'intenzione.
Durante gli esercizi impariamo intanto ad esercitare l'attenzione divisa, cioe' la capacita' di prestare attenzione a cio' che stiamo facendo e contemporaneamente a noi stessi.
L'attenzione prende cosi due direzioni: una verso l'esterno e una verso l'interno.
Sviluppare il nostro osservatore interno o, come viene definito in Oriente, il "Testimone", ci aiuta a liberarci dalla meccanicita', ci permette di accedere al terzo stato di coscienza, di modificare la chimica del nostro corpo e dell'intero sistema in cui viviamo.
L'energia cosi' liberata aumenta la frequenza vibratoria del nostro essere: se non siamo seguiti da qualcuno che e' piu' avanti di noi nel percorso potremmo rischiare di utilizzare malamente le nostre energie, ad esempio, facendole risucchiare dalla personalita', rendendola ipertrofica e rendendo inutile, se non dannoso, il lavoro svolto fino a quel momento.
Se opportunamente supportati, potremmo invece scoprire quanto e' semplice liberarci dai pregiudizi che abbiamo introiettato circa noi stessi e il mondo che ci circonda; potremmo intimamente realizzare la connessione (l'entanglement di cui parla la fisica contemporanea) di tutte le cose del creato ed agire con coscienza ed efficacia.

E' importante sottolineare che il ricordo di se' puo' operare solo attraverso lo stare nel mondo e l'esperienza quotidiana concreta e diretta: il ricordo di se' non e' una memoria depositata nel nostro cervello, un semplice gioco intellettuale fine a se stesso ma l'accesso ad una nuova funzione che apre le porte ad una piu' elevata forma di consapevolezza.
Come dice Jung, il percorso di individuazione e' un percorso che non ha mai fine.

La Frizione

"Fusione, unita' interiore, sono ottenute nell'uomo per "frizione" per mezzo della lotta tra il Si e il No.
Se un uomo vive senza lotta interiore, se in lui tutto accade senza opposizione, se va sempre seguendo la corrente o come il vento lo spinge, allora restera' com'e'.
Ma se una lotta interiore ha inizio in lui e soprattutto se questa lotta ha una linea definita, allora gradualmente certe caratteristiche permanenti cominciano a formarsi in lui, egli comincia a "cristallizzare".
Ma se la cristallizzazione e' possibile su una base giusta lo e' anche su una base sbagliata."
Gurdjieff

Quello che in psicologia viene normalmente descritto come "conflitto", nel sistema della Quarta Via trova la propria definizione nel concetto di "frizione".
In fisica la frizione e' l'energia che si genera attraverso un'azione di sfregamento tra due parti che generano attrito.

Questo effetto, che sprigiona energia, e' causato dal fatto che una delle due parti si oppone al movimento.
Anche la vita dell'essere umano e' spesso caratterizzata dall'attrito tra le sue parti interne, oppure si sviluppa nella sua relazione con il mondo esterno.

La frizione si genera in modo automatico quando i nostri gruppi di Io entrano in contraddizione tra di loro o con quelli dei nostri interlocutori.
Nell'uomo-macchina tanto le frizioni quanto le risposte ad esse associate nascono in modo meccanico ed accidentale e l'energia che si sviluppa durante il fenomeno viene sprecata inutilmente.
Molte delle persone che si rivolgono ad uno psicoterapeuta si trovano proprio in questa condizione e necessitano di capire cosa in loro generi un conflitto e perche', nonostante i loro sforzi, questo non venga superato ma, casomai, rinforzato.

Dispongono, in sostanza, di una discreta quantita' di energia che pero' non sanno come utilizzare.
In genere questa condizione e' inoltre accompagnata da un vissuto emotivo negativo che non permette di prendere in considerazione gli elementi positivi che ogni crisi porta con se'.

Il termine "crisi", che trova la propria radice etimologica nel greco krinein=distinguere, separare, parla infatti delle potenzialita' evolutive dell'essere umano e contiene in se' il germe del cambiamento.
E' proprio nel conflitto che possiamo imparare qualcosa di nuovo su noi stessi e sulla nostra relazione con il mondo esterno e, se riusciamo a comprendere tutto cio', allora saremo in grado di dare una nuova direzione alle nostre energie e di utilizzarle in modo da accrescere il livello del nostro essere.

Ogni volta che rispondiamo ad un conflitto in modo meccanico, pescando nel repertorio delle risposte stereotipate immagazzinate nei nostri centri inferiori non facciamo che peggiorare la situazione.
Quando impariamo a mettere una distanza tra la frizione e la nostra reazione, quando utilizziamo l'attenzione divisa e non ci identifichiamo con cio' che ci accade possiamo allargare il repertorio delle nostre risposte e scoprire cosa si intende per falsa personalita'.
Le difficolta' del momento si trasformano allora in opportunita' di crescita della consapevolezza e, quindi, nello sviluppo dell'essenza e della corretta personalita'.

Ad un livello piu' evoluto, la frizione non e' semplicemente qualcosa che accade e che cerchiamo di combattere ma una condizione che l'uomo puo' ricercare attivamente.
L'induzione intenzionale della frizione ci aiuta non solo a non identificarci ma anche a sviluppare i "corpi sottili" e ad essere soggetti attivi dell'esperimento a cui, di volta in volta, ci sottoponiamo.

Attenzione Divisa

Quasi tutte le persone pensano al cambiamento in termini di inclusione ma solo coloro che sono saggi sanno che l'Insegnamento opera anche per esclusione: l'esclusione degli elementi che rendono l'uomo cieco e sordo.

Quando osservo qualcosa, la mia attenzione e' diretta su cio' che osservo:

IO --------------------> il fenomeno osservato

Quando, sempre osservando, tento di ricordarmi di me, la mia attenzione e' diretta contemporaneamente verso l'oggetto osservato e verso me stesso:

IO <-------------------> il fenomeno osservato
Ouspensky

Dallo sviluppo dell'attenzione divisa traiamo la materia necessaria per portare avanti il lavoro su noi stessi.
Nel sistema della Quarta Via si intende con questo termine non solo la capacita' di osservare un dato fenomeno ma anche la capacita' di osservare contemporaneamente se stessi.
In particolare, osservare noi stessi ci permette, ad esempio, di capire quali gruppi di Io agiscono in noi, quale centro e quale sua parte sono in gioco quando forniamo una data risposta.

Come abbiamo visto in precedenza, ogni centro e' infatti suddiviso al suo interno in parti motorio-istintive, parti emotive e parti intellettuali.
Nel sistema si utilizza spesso l'analogia con le figure delle carte per spiegare questo concetto: usare il fante significa allora rispondere con la parte istintivo-motoria del centro; la regina corrisponde alle risposte reattivo-emotive, mentre il re e' coinvolto in tutte quelle azioni che richiedono l'attenzione focalizzata.

Riflettere sulle parti che agiscono in noi e' un esercizio di comprensione molto utile e ci apre alla possibilita' di utilizzare in modo corretto i centri e le loro funzioni e di combattere la meccanicita' delle risposte stereotipate.
Questo non significa che ogni nostra azione debba essere compiuta con il re, cioe' con la parte intellettuale: alcune azioni, come ad esempio guidare l'automobile, sono efficaci solo se eseguite con il fante, mentre altre, come l'apprendimento di un nuovo concetto, richiedono uno sforzo di attenzione supplementare e l'utilizzo del re del centro intellettuale.

Riconoscere il luogo in cui si formano le nostre risposte ci permette di scegliere la risposta di volta in volta piu' adeguata, di essere piu' efficaci nelle nostre azioni e di risparmiare energia utile alla prosecuzione del Lavoro e del Ricordo di se'.

E' importante far notare che l'uso dell'attenzione divisa e' un espediente utilizzato per differenziare e comprendere il proprio funzionamento ma l'obiettivo non e' separare, dividere, bensi' riunire il tutto all'interno di un contenitore piu' ampio attraverso l'espansione della nostra consapevolezza.

Gli Scopi

Lo scopo fondamentale del Lavoro e' connesso al Ricordo di se'.
Come abbiamo visto, il Ricordo di se' ci permette di risvegliarci, di agire intenzionalmente, di modificare noi stessi e il mondo in cui viviamo.
La formulazione dello scopo agisce un magnete che orienta le nostre azioni, permettendoci di discriminare cio' che ci avvicina o ci allontana da esso.
La definizione dello scopo funziona contemporaneamente come mappa e come guida e la motivazione che accompagna il suo raggiungimento ci permette di superare le difficolta' che incontriamo lungo la via.

Perseguire lo scopo significa allora utilizzare al meglio le nostre energie senza sprecarle in azioni inutili o dannose.
A tal fine e' sempre utile confrontarsi con altre persone di cui ci fidiamo che sono gia' in cammino, che ci possano sostenere, guidare e che, eventualmente, ci aiutino a non perdere l'orientamento nei momenti di scoraggiamento.
Percorrere la via in vista dello scopo significa attraversare il deserto e diventare cio' che siamo.

Gli aforismi di Gurdjieff

  • Ama quello che non ti piace
  • La piu' grande conquista per un uomo e' quella di essere capace di fare
  • Piu' sono difficili le condizioni di vita, piu' sono buoni i risultati del lavoro, sempre ammesso che ti ricordi il lavoro
  • Ricorda sempre e ovunque te stesso
  • Ricordati che sei venuto qui perche' hai capito la necessita' di lottare contro te stesso, soltanto contro te stesso.
    Sii grato dunque e tutti coloro che te ne forniscono l'occasione
  • Qui noi possiamo soltanto dare una direzione e creare alcune condizioni, ma non aiutare
  • Sappi che questa casa puo' essere utile solo a coloro che hanno riconosciuto la propria nullita' e credono nella possibilita' di cambiare
  • Se sai gia' che e' male e lo fai ugualmente, commetti un peccato a cui e' difficile rimediare
  • Il sistema migliore per essere felici in questa vita consiste nella capacita' di considerare esteriormente sempre, e interiormente mai
  • Non apprezzare l'arte con il sentimento
  • Il vero indizio di un uomo buono e' che ama suo padre e sua madre
  • Giudica gli altri in base a te stesso e raramente sbaglierai
  • Aiuta solo chi non e' ozioso
  • Rispetta ogni religione
  • Io amo chi ama il lavoro
  • Noi possiamo soltanto sforzarci di diventare capaci di essere cristiani
  • Non giudicare un uomo dalle parole altrui
  • Tieni conto di cio' che la gente pensa di te e non di cio' che dice
  • Prendi la comprensione dell'Oriente e la scienza dell'Occidente e poi cerca
  • Soltanto chi puo' vegliare sul bene degli altri meritera' il proprio bene
  • Solo la sofferenza cosciente ha significato
  • E' meglio essere temporaneamente egoista che non essere mai giusto
  • Se vuoi imparare ad amare, comincia con gli animali, perche' sono piu' sensibili
  • Insegnando agli altri, imparerai su te stesso
  • Tieni presente che qui il lavoro non e' fine a se stesso, ma e' solo un mezzo
  • Puo' essere giusto solo colui che sa mettersi al posto degli altri
  • Se non sei dotato di uno spirito critico, la tua presenza qui e' inutile
  • Chi si e' liberato dalla malattia del "domani", ha qualche speranza di trovare cio' che e' venuto a cercare qui
  • Beato colui che ha un'anima. Beato chi non l'ha. Ma sventura e dolore per chi ne ha solo l'embrione
  • Il riposo non dipende dalla quantita' ma dalla qualita' del sonno
  • Dormi poco senza rimpianti
  • L'energia spesa nel lavoro interiore attivo si trasforma immediatamente in una nuova riserva, ma quella spesa nel lavoro passivo e' perduta per sempre
  • Uno dei mezzi migliori per risvegliare il desiderio di lavorare su di se' e' quello di rendersi conto che si puo' morire da un momento all'altro.
    Ma bisogna imparare a non dimenticarselo
  • L'amore cosciente risveglia l'amore cosciente. L'amore emozionale evoca l'opposto. L'amore fisico dipende dal tipo e dalla polarita'
  • La fede cosciente e' liberta'. La fede emozionale e' schiavitu'. La fede meccanica e' stupidita'
  • La speranza incrollabile e' forza. La speranza piena di dubbi e' vigliaccheria. La speranza piena di paura e' debolezza
  • All'uomo e' concesso un numero limitato di esperienze: risparmiandole, l'uomo si prolunga la vita
  • Qui non ci sono ne' russi, ne' ebrei, ne' cristiani, ma soltanto uomini che perseguono un solo scopo: diventare capaci di essere


Leggi la parte 1: Psicoterapia basata sull'enneagramma - ... I fondamenti antropo-filosofici
(Articolo: I fondamenti antropo-filosofici della psicoterapia basata sull'enneagramma)

Dott.ssa Barbara Castiglione

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