Parte 2: Mancanza di Unita' - Gli Ostacoli - Conoscenza ed Essere - Personalita' ed Essenza - Il Presente
I FONDAMENTI ANTROPO-FILOSOFICI DELLA PSICOTERAPIA BASATA SULL'ENNEAGRAMMA
Se incominciamo a studiarci ci imbattiamo prima di tutto in una parola che usiamo piu' di ogni altra: la parola "io".
Diciamo "io sto facendo", "io sto seduto", "io sento", "io amo", "io non amo", e cosi di seguito.
Questa e' la nostra principale illusione, in quanto il maggior errore che facciamo riguardo a noi stessi e' quello di considerarci come uno; parliamo di noi stessi come "io", e supponiamo di riferirci sempre alla stessa cosa, mentre in realta' siamo divisi in centinaia e centinaia di "io" differenti.
In un certo momento, quando dico "io", sta parlando una parte di me; e in un altro momento, quando dico "io", e' completamente un altro "io" che parla.
Non sappiamo di non avere soltanto un "io", ma parecchi "io" differenti, collegati con i nostri sentimenti e desideri, i quali non hanno un "io" che li controlla.
Questi "io" cambiano continuamente; uno soffoca l'altro, uno rimpiazza l'altro, e tutta questa lotta forma la nostra vita interiore. Ouspensky
D: La creazione di unita' e' indispensabilmente preceduta da conflitti interiori?
R: Dalla percezione di conflitti interiori.
I conflitti interiori sono costanti.
Nessuno vive senza contrasti interiori, essi sono normali e stanno sempre la'.
Quando pero' cominciamo a lavorare, il conflitto aumenta.
Quando non lavoriamo, fuggiamo, non lottiamo.
Cosa significa lavoro?
Significa lotta con cose contrastanti.
Abbiamo un certo scopo, ma parecchi nostri "io" non vogliono andare in quella direzione, quindi naturalmente il conflitto cresce.
Ma creazione di unita' non e' il risultato di conflitto: e' il risultato della lotta col conflitto.
Noi siamo molti e vogliamo essere uno: questa e' una formulazione del nostro scopo.
Ci rendiamo conto che e' un inconveniente, che e' scomodo e pericoloso essere parecchi.
Decidiamo di essere almeno meno divisi, di divenire cinque invece di cinquecento.
Sento di dover far qualcosa e non voglio farla: questo e' conflitto, ed esso, ricorrendo costantemente, crea resistenza e produce
unificazione. Ouspensky
Obbligare se stessi a vedere questo e' molto doloroso.
Questo non significa che io soffro, ma che qualcosa che desidera nascondersi non puo' sostenere di trovarsi sotto la luce.
Essere in grado di vedere se stessi in maniera che qualcuno rimanga sotto i nostri occhi, sotto osservazione, questo e' una punizione per l'eternita' (riferimento alla parabola della divisione delle pecore e capre nei vangeli).
Una cosa e' se non abbiamo completamente tradito la ragione della nostra esistenza o completamente sprecato i "talenti" (parabola dei talenti nei vangeli) nelle nostre mani, ma figuratevi in voi stessi qualcuno che ha, e che sempre ha rifiutato di vedere cio' che ha, ma che un giorno si trovera' "avendo rifiutato di vedere" costretto a vedere la realta'. J.G. Bennett
Quando agiamo nel mondo siamo convinti di "essere uno" ed in genere riteniamo che le nostre scelte siano il frutto di un ragionamento coerente e consapevole.
Spesso, tuttavia, quando ci rivolgiamo ad un terapeuta, ci accorgiamo che in realta' le cose non stanno proprio cosi'.
I nostri conflitti ed il disagio psichico non si risolvono per il solo fatto che lo desideriamo o che disponiamo di informazioni utili sul nostro disturbo.
Se cominciamo a ragionare su di esso, ci rendiamo conto che la nostra mente sembra andare in una direzione, mentre le emozioni o il corpo agiscono in direzione opposta.
Nel sistema della Quarta Via questo e' un classico esempio della nostra mancanza di unita'.
Piu' nello specifico, in ognuno di noi albergano parti emozionali, intellettuali, motorie e istintive che sono in grado di operare separatamente e quindi anche in conflitto tra di loro.
Ognuna di queste parti, o funzioni, possiede una propria memoria e dispone di un proprio "magazzino" di informazioni che si sono accumulate nel corso della nostra vita, senza che noi facessimo il minimo sforzo in tal senso.
Alla stessa maniera, noi siamo in grado di recuperare le informazioni in modo meccanico e di rispondere in modo stereotipato non appena uno stimolo adeguato le attivi.
Le risposte cosi' prodotte sono la manifestazione dei nostri diversi "Io", maschere che indossiamo con una tale naturalezza da non rendercene nemmeno conto, perlomeno finche' non insorgono in noi un conflitto o un disturbo manifesto.
Sino al momento in cui insorge un evidente disagio psichico in realta' ci e' impossibile vedere come funziona la macchina umana, in quanto questa e' dotata di meccanismi, detti "respingenti", che ci impediscono di vedere le nostre contraddizioni e che, attraverso una serie di giustificazioni, ci permettono di vivere condizioni completamente opposte senza scontro e danno.
Lo scopo dei respingenti e' quello di prevenire il disagio che verrebbe a crearsi dall'osservazione della nostra mancanza di unita' e coscienza.
Scopo della psicoterapia e' allora quello di lottare contro i respingenti, di sollevare la maschera della personalita' per svelare la natura originaria dell'essenza.
Tale opera deve pero' essere intrapresa nei tempi e nei modi giusti in modo da evitare che, una volta eliminati i respingenti, la persona resti indifesa, si ripieghi su stessa e crolli definitivamente.
E' nella sensibilita' del terapeuta e nella dinamica della relazione che instaura con il paziente che si gioca la possibilita' di uno sviluppo virtuoso del Lavoro.
Ognuno di noi, dicevamo, ritiene di compiere scelte autonome e non riducibili ad un modello mentre in realta' siamo tutti molto prevedibili e poco liberi di scegliere.
E' per questo motivo che l'approccio all'Enneagramma si sviluppa in genere dal riconoscimento del proprio enneatipo, cioe' da quell'insieme di caratteristiche intellettuali, emotive, istintive e motorie che ci rendono, appunto, molto simili gli uni agli altri.
Il riconoscimento della configurazione enneatipica ci dimostra come tutto in noi si compia in modo automatico ed acritico, senza alcuna partecipazione consapevole della nostra volonta' e come tutto congiuri affinche' essa ci paia assolutamente coerente.
Le nostre difese - i respingenti - sono infatti organizzate in uno schema coerente di tre funzioni specifiche:
il Meccanismo di Difesa
l'Idealizzazione o Immagine di se'
La cosa di cui abbiamo piu' paura e che tendiamo ad evitare.
Esse lavorano insieme in una sorta di triumvirato per mantenere intatta la personalita' di ciascun enneatipo e non renderci consapevoli delle sue distorsioni/disfunzioni.
Prendere coscienza della propria prevedibilita' e' spesso un'esperienza disarmante ed irritante, a cui in genere cerchiamo di resistere con tutte le nostre forze... almeno finche' la nostra mancanza di unita' non comincia a crearci piu' problemi che soluzioni.
Gli Ostacoli
Ma l'uomo che dorme non puo' "fare".
In esso tutto si fa nel sonno... Innanzitutto, l'uomo deve svegliarsi.
Una volta sveglio, si accorgera' che, cosi com'e', non puo' "fare". Dovra' morire volontariamente. Se muore, potra' rinascere.
Ma l'essere appena nato dovra' crescere e imparare.
Quando sara' cresciuto e avra' imparato, allora potra' "fare". Gurdjieff
Ognuno di noi, come abbiamo visto, tende a mantenere la propria visione del mondo attraverso una sorta di omeostasi inconsapevole che fondamentalmente ci permette di non percepirci - o essere percepiti - come esseri devianti nell'ambito della nostra cultura di riferimento e dei precetti che abbiamo introiettato.
Proprio per questo motivo il Lavoro proposto dal sistema della Quarta Via richiede tenacia e grande motivazione: abbiamo deciso di incamminarci lungo un sentiero impervio e sconosciuto ai piu', sapendo quello che lasciamo ma non quello che troveremo sul nostro percorso e molti cercheranno di farci desistere dal nostro proposito, facendoci sentire non conformi al sapere ed al sentire comune. E' per questo che prima di rinascere, l'uomo deve morire volontariamente.
La maggior parte degli ostacoli, tuttavia, non proverranno dal mondo esterno ma dal nostro mondo interno.
Ogni malattia in fondo, dice la psicoanalisi, porta con se' un beneficio secondario ed e' in questo senso che possiamo interpretare concetti psicoanalitici quali la "resistenza al cambiamento" e la "coazione a ripetere".
Dobbiamo innanzitutto iniziare a studiare gli ostacoli che ci tengono addormentati, riconoscere i momenti e le situazioni in cui emergono.
Abbiamo inoltre anticipato come ognuno di noi, a seconda del proprio Tipo di appartenenza e della propria configurazione enneagrammatica, reagisca in modo diverso a certi stimoli, per cui lo studio degli ostacoli non puo' che essere un lavoro individuale di osservazione.
I principali ostacoli al risveglio sono:
Immaginazione
L'immaginazione si basa su un'assenza di confronto reale con il mondo che ci circonda ed e' rappresentato dal sognare ad occhi aperti senza esserne minimamente consapevoli.
A differenza del pensiero creativo, che e' frutto dell'intenzionalita', il processo meccanico associativo dei pensieri, ricordi e proiezioni, portato avanti senza controllo cosciente, semplicemente accade.
Un semplice esempio della sua manifestazione e' rappresentato da tutti quei momenti in cui ci troviamo a dialogare nella nostra mente con una persona, anticipando quello che vorremmo dirle o sentirci dire in assenza della stessa.
In altri casi, amplifichiamo le nostre paure immaginando cosa potrebbe accaderci ad esempio, se dovessimo sostenere un esame o effettuare un viaggio in aereo, con il solo risultato di attirare un probabile attacco di panico.
In questi frangenti e' molto utile imparare a fermare il processo associativo meccanico attraverso l'"esercizio dello stop" o del "taglio del film", cosi come sviluppare quella che nel sistema della Quarta Via si chiama "attenzione divisa" e che illustreremo piu' avanti.
Il Mentire
Per dire la verita' bisogna essere capaci di conoscere cosa e' la verita' e cos'e' una menzogna, prima di tutto in se stessi. Gurdjieff
Distruggere gli ammortizzatori deve andare di pari passo allo sviluppo della volonta'.
Questa idea ci fa comprendere l'importanza del lavoro di gruppo strutturato secondo precise regole, la scuola serve nel momento di passaggio
quando non ci sono gli ammortizzatori ma non e' ancora sviluppata la volonta'. Gurdjieff
Nella prospettiva della Quarta Via l'uomo ordinario e' un essere davvero poco affidabile, anche se non sa di esserlo.
Le menzogne che raccontiamo a noi stessi o agli altri sono prodotte dai nostri ammortizzatori interni e servono, come abbiamo visto, a mantenere la coerenza del nostro sistema.
Ogni individuo, a prescindere dal proprio Tipo di appartenenza, tende ad utilizzarle ma lo fa in modo del tutto inconsapevole.
Chi mente e' convinto di cio' che afferma, per questo motivo non possiamo stupirci o lamentarci se veniamo "raggirati".
Occorre lavorare molto su di se' prima di poter dire la verita', anche se questo probabilmente ci rendera' meno interessante agli occhi degli altri.
Il concetto di verita' nella cultura moderna ha perso il proprio carattere oggettivo e si e' trasformato in qualcosa di puramente soggettivo e meccanico, che dipende fondamentalmente dai gruppi di Io che, di volta in volta, vengono attivati.
Mentire o meno, in una parola, e' un fatto puramente accidentale e, poiche' non possediamo un centro di gravita' permanente, diventa davvero difficile capire quando stiamo mentendo o dicendo la verita'.
Solo chi ha distrutto i propri ammortizzatori puo' recuperare l'oggettivita' delle proprie affermazioni ma, come abbiamo visto, solo l'uomo evoluto e dotato di coscienza e di una grande volonta' puo' vivere senza ammortizzatori senza perdere il controllo di se'.
Emozioni negative
Cosa sono le emozioni negative? Secondo il sistema della Quarta Via le emozioni negative sono un apparato artificiale
dell'uomo sviluppato e nutrito sin dall'infanzia attraverso l'educazione all'espressione delle emozioni in modo errato.
Se osserviamo con attenzione, ognuno esprime, durante la giornata, differenti tipi di emozioni negative come i cattivi umori, le
preoccupazioni, l'attesa di qualcosa di sgradevole, il dubbio, la paura, un sentimento di offesa o l'irritazione.
Alla base delle emozioni negative vi e' un atteggiamento che le nutre e permette il loro mantenimento ed esistenza.
Ogni qualvolta qualcosa non ci torna o qualcuno fa qualcosa di sbagliato nei nostri confronti, evochiamo e nutriamo un gruppo di Io che
giustifica la nostra negativita'.
Molto difficilmente ci rendiamo conto che cio' che riceviamo e' collegato a quello che siamo e, poiche' non conosciamo noi stessi, pensiamo
che sia solo una responsabilita' del mondo esterno se le cose non sono come le immaginiamo o desideriamo.
Dietro ad un'espressione di negativita' si trova sempre un'indulgenza nei confronti di una nostra debolezza, data da una difficolta' a
vedere e compiere uno sforzo per migliorare. Tratto dal sito "Vivereilmiracoloso"
L'odierna medicina energetica, la PNEI e la fisica quantistica si spingono ancora oltre e sostengono, oramai da quasi un secolo, che non esistono "osservatori" neutrali di una realta' esterna all'atto stesso dell'osservazione ma che l'intero universo si modifica e si ricrea in sua funzione.
Siamo tutti immersi in quella che Max Planck, il padre della fisica moderna, chiamava "Matrix", una sorta di universo energetico ologrammatico in cui ogni parte e' immediatamente connessa all'altra e in cui ogni piu' piccola particella contiene tutte le informazioni contenute nell'intero universo.
Le nostre emozioni negative non solo deprimono il nostro sistema immunitario, non ci permettono di vederci per quello che siamo, di evolverci e di sviluppare le nostre potenzialita', ma non permettono all'intero sistema di evolvere.
Finche' proveremo paura, odio, angoscia, depressione, nel mondo ci saranno paura, odio, angoscia e depressione.
Non c'e' "buonismo" in questa affermazione ma logica, puramente logica...
Identificazione
D: Tutto cio' che facciamo non subirebbe un danno se impegnassimo la nostra mente nel tenerci svegli invece di portare
attenzione a cio' che stiamo facendo?
R: Vi ho gia' spiegato che e' esattamente l'opposto.
Possiamo fare bene tutto cio' che stiamo facendo soltanto quando siamo svegli.
Piu' siamo addormentati, peggio facciamo le cose che stiamo facendo: non ci sono eccezioni.
Voi lo prendete accademicamente, semplicemente come una parola, ma tra sonno profondo e completo risveglio esistono gradi e voi passate
da un grado all'altro. Ouspensky
L'identificazione e' uno stato in cui siamo affascinati e soggiogati al potere delle cose dimenticando chi siamo veramente.
E' una condizione molto diffusa nel mondo odierno e tra gli uomini ordinari e quando agisce allontana l'uomo dalla coscienza di se' e dalla conoscenza delle leggi universali.
Anche in questo caso, tutto avviene in base alla meccanicita', senza che ci venga richiesto di compiere un qualche sforzo di comprensione. Uno stimolo attira la nostra attenzione, scatta un vissuto di tipo emotivo e si attivano le risposte stereotipate e precostituite.
Il meccanismo tende a ripetersi sempre uguale a se stesso e spesso non ce ne rendiamo neppure conto, almeno finche' non si raggiunge un certo limite.
Se, ad esempio, abbiamo imparato a rispondere ai vari eventi della vita con una sorta di ansia anticipatoria, magari respirata ed appresa nel corso degli anni trascorsi in famiglia, tenderemo a riproporre ovunque la stessa risposta e ad utilizzarla ritenendola comunque l'unica possibile.
Solo un attacco di panico probabilmente ci permettera' di comprendere che stiamo utilizzando il segnale sano dell'ansia in modo abnorme e disfunzionale.
L'uomo che comincia ad interrogarsi sul potere che le cose hanno su di lui, e' gia' all'inizio della strada che porta al cambiamento. Esistono tuttavia diversi livelli di identificazione, alcuni piu' superficiali di cui e' relativamente semplice liberarsi, altri piu' profondi ed inconsci.
La cultura contemporanea dominante, attraverso i modelli che propone e meccanismi di omologazione piu' o meno manifesti, tende purtroppo a favorire il processo di identificazione e a sfavorire l'autonomia del pensiero, delle emozioni e del comportamento.
Una recente ricerca dell'ISTAT dimostra, ad esempio, come continui a sopravvivere la falsa credenza secondo cui la creativita' si accompagna necessariamente o al genio o alla follia e non possa essere piu' di tanto sviluppata attraverso un processo educativo o formativo adeguato.
Come si puo', allora, arrestare il potere dell'identificazione? Il sistema della Quarta Via propone una serie di esercizi utili in tal senso e tesi ad introdurre il "Ricordo di se'", primo tra tutti lo sviluppo dell'Attenzione divisa, di cui parleremo piu' avanti.
Considerazione
La considerazione interna e' uno stato particolare di identificazione che si manifesta in relazione alle persone e a noi stessi.
Quando siamo totalmente concentrati su di noi, sui nostri sentimenti, sul nostro mondo interno, ogni altro avvenimento viene valutato solo in funzione di cio' che, sprofondati nell'egocentrismo, proviamo.
Molti conflitti o fraintendimenti nascono proprio dall'incontro/scontro tra stati di alta considerazione interna che cercano di prevalere l'uno sull'altro, facendo perdere alle persone la visione d'insieme e la capacita' di comunicare su un piu' elevato livello logico.
E' interessante notare come molte persone si trovino in un perenne stato di considerazione interna.
In alcuni casi la considerazione interna si manifesta anche in forma inversa, cioe' sotto forma di bassa autostima e scarsa considerazione di se'.
In contrapposizione alla prima, la considerazione esterna e' quello stato in cui noi, pur valutando le nostre posizioni, possiamo accogliere le informazioni che ci giungono dall'esterno come un mezzo per crescere e capire meglio noi stessi e gli altri.
Con il linguaggio della cibernetica e della pragmatica della comunicazione umana, questo e' lo stato in cui rendiamo circolare la comunicazione e ci apriamo alla possibilita' di ricevere e fornire feedback dai nostri interlocutori.
Parlare Inutile
Il parlare inutile rappresenta una sorta di eliminazione meccanica delle esperienze emotive, motorie o istintive che non abbiamo elaborato coscientemente.
Sovente parliamo senza un reale scopo e senza conoscere davvero le cose di cui parliamo: e' sufficiente trovare un interlocutore, interno o esterno, disposto ad ascoltarci.
Spesso non ci rendiamo nemmeno conto del fatto che chi ci ascolta non e' interessato a quanto stiamo dicendo, semplicemente non gli lasciamo possibilita' di scelta.
Il nostro discorso salta da un argomento all'altro per semplice associazione, una sorta di sbobinatura delle impressioni che abbiamo immagazzinato, nel corso degli anni, nei nostri centri inferiori.
In genere tendiamo inoltre ad identificarci emotivamente con cio' che diciamo, rinforzando il contenuto della nostra conversazione e dandole un'enfasi eccessiva. Solo un atto di consapevolezza ci permette di comprendere questo meccanismo e di emanciparci da esso, risparmiando le nostre energie.
Conoscenza ed Essere
Allorche' il sapere predomina sull'essere, l'uomo sa, ma non ha il potere di fare.
E' un sapere inutile.
Al contrario, quando l'essere predomina sul sapere, l'uomo ha il potere di fare, ma non sa che cosa deve fare.
Cosi l'essere che egli ha acquisito non puo' servirgli a nulla e tutti i suoi sforzi saranno stati inutili. Gurdjieff
La possibilita' di sviluppo dell'essere umano e' collegata allo sviluppo contemporaneo della Conoscenza e dell'Essere.
In mancanza di queste condizioni il Lavoro prima o poi si arresta.
Se la Conoscenza prevale sull'Essere il nostro sapere sara' teorico e non saremo in grado di applicarlo concretamente; se l'Essere prevale sulla Conoscenza saremo potenzialmente in grado di fare molte cose, ma senza possederne una reale comprensione.
La Conoscenza e' funzione del centro intellettuale, ma nel sistema della Quarta Via questo termine ha un'accezione particolare.
La conoscenza di cui oggi disponiamo, caratterizzata dalla specializzazione e della frammentazione, viene considerata come una conoscenza di tipo ordinario, in cui e' andato perso il legame tra i singoli elementi ed il Tutto.
La Conoscenza reale e' invece quella in cui vengono rispettati i principi di unita' ologrammatica con il Sistema e in cui si comprendono le leggi dell'universo.
Curiosamente questi principi, affermati in epoche passate da tutti i grandi sistemi filosofici, e che oggi trovano conferma nelle scoperte della fisica quantistica e della medicina energetica, continuano a rimanere appannaggio di pochi eletti, mentre nelle nostre scuole si continua a spacciare per corretto un modello scientifico positivista ormai superato da cento anni.
Per quanto riguarda il Lavoro individuale, la Conoscenza reale puo' essere perseguita superando la meccanicita' con i suoi ostacoli, in favore della consapevolezza e del "Ricordo di se'".
L'Essere e' descritto come cio' che un uomo e' in un dato momento, tutto quello che egli ha raggiunto ed esprime.
Come abbiamo visto, l'Essere di un uomo che vive nel secondo stato di coscienza e' caratterizzato dalla meccanicita', dall'identificazione, dalla considerazione interna, dalla menzogna e dal predominio della personalita' sull'essenza.
E' un uomo-macchina, che dorme, non possiede consapevolezza e che quindi non puo' realmente fare.
Talvolta abbiamo la sensazione che in noi esistano differenti livelli di essere, alcuni migliori o peggiori di altri ma solo chi ha sviluppato il terzo stato di coscienza riesce a lavorare affinche' il suo livello di essere si sviluppi in modo armonioso e costante.
La relazione tra l'Essere e la Conoscenza e' comunque sempre di tipo dinamico, il che significa che talvolta il primo traina la seconda, talaltra accade il contrario.
Lo scopo del Lavoro e' che la Conoscenza e l'Essere crescano di pari passo, vale a dire che le idee prendano forma concreta e l'esperienza trovi la sua controparte nelle idee che la costituiscono.
Questo e' il significato delle parole Io sono il Verbo.
Personalita' ed Essenza
L'essenza e' cio' che e' suo.
La personalita' e' cio' che non e' suo... cio' che gli e' venuto dall'esterno, quello che ha appreso.
Nel lavoro su di se' vi e' un momento molto importante: quello in cui l'uomo incomincia a distinguere tra la sua personalita' e la sua essenza.
Il vero "Io" di un uomo, la sua individualita', puo' crescere solo a partire dalla sua essenza.
Si puo' dire che l'individualita' di un uomo, e' la sua essenza divenuta adulta, matura.
Ma per consentire all'essenza di crescere e' innanzitutto indispensabile attenuare la pressione costante che la personalita' esercita su di essa, perche' gli ostacoli alla crescita dell'essenza sono contenuti nella personalita'.
Ma per essere capaci di giungervi o perlomeno di intraprendere questa via, l'uomo deve morire; questo vuoi dire che deve liberarsi da una moltitudine di attaccamenti e identificazioni che lo mantengono nella situazione in cui e'.
Nella sua vita egli e' attaccato a tutto, attaccato alla sua immaginazione, attaccato alla sua stupidita', attaccato persino alle sue sofferenze, forse piu' alle sue sofferenze che ad ogni altra cosa.
Egli deve liberarsi da questo attaccamento.
L'attaccamento alle cose, l'identificazione con le cose, tengono vivi nell'uomo migliaia di "io" inutili.
Questi "io" devono morire, perche' il grande Io possa nascere.
Ma come si possono far morire? Essi non lo vogliono.
E' qui che la possibilita' di svegliarsi viene in nostro aiuto. Svegliarsi significa realizzare la propria nullita', cioe' realizzare la propria meccanicita', completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta.
E non e' sufficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole.
Bisogna rendersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono.
Quando un uomo comincia a conoscersi un po', vede in se stesso delle cose che lo fanno inorridire.
Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso.
Un uomo ha visto in se stesso qualcosa che lo inorridisce; decide di respingerlo, di ostacolarlo, di liberarsene.
Tuttavia, per quanti sforzi faccia, sente che non lo puo', che tutto rimane come prima.
Vede cosi la sua impotenza, la sua miseria, la sua nullita'; o ancora, quando comincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente,
tutto cio' che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse
colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si e' formato per imitazione, oppure e' stato copiato da qualche parte,
tale e quale.
L'uomo che sente tutto cio', sente la sua nullita'; sentendo la sua nullita', l'uomo si vedra' come egli e' in realta', non per un secondo,
non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai piu'. Gurdjieff
Nel sistema si dice che l'uomo e' composto di due parti: la personalita' e l'essenza.
L'essenza e' cio' che appartiene all'uomo, che gli e' proprio, la personalita' e' cio' che ha acquisito ed imparato nel corso della sua vita.
La personalita' viene qui intesa nel senso latino del termine, quello di "persona" o "maschera" indossata dall'attore.
Essa esiste per filtrare cio' che proviene dal mondo esterno a favore dell'essenza e si sviluppa attraverso l'educazione e l'acculturazione.
Tutto cio' che non abbiamo elaborato ed integrato nell'essenza sara' riflesso al nostro esterno.
La condizione dell'essere umano contemporaneo e' spesso caratterizzata dalla divergenza tra essenza e personalita' e dallo sviluppo della falsa personalita', una sorta di corazza caratteriale con funzione difensiva che si sviluppa molto precocemente e che impedisce all'essenza di emergere e di crescere.
Le nostre scuole non ci insegnano a conoscere noi stessi e spesso persino ci impongono ruoli non collegati alla nostra essenza.
Piu' ci allontaniamo dall'essenza, piu' scivoliamo nel mondo della meccanicita' e maggiore e' il numero delle leggi a cui siamo sottoposti.
In realta' la personalita' dovrebbe servire l'essenza e non il contrario: quando le leggi si sovvertono la crescita dell'essenza si arresta.
E' per questo che nel sistema della Quarta Via si afferma che l'anima non e' innata ma va acquisita attraverso il lavoro su di se'.
Alcuni individui hanno personalita' troppo sviluppate e piccole, nascoste essenze.
Spesso sono cresciuti cosi a stretto contatto con la civilta' contemporanea da ritenere che sia l'unico mondo possibile, rinforzati nella loro credenza dai continui rimandi positivi che ricevono da coloro che li circondano.
Altre persone, cresciute piu' a contatto con la natura e con livelli di istruzione piu' bassi, hanno maggiori probabilita' di aver preservato la loro essenza ma, ciononostante, non avranno maggiori possibilita' di lavoro dei primi.
Per sostenere lo sviluppo dell'essenza e' necessario che la personalita' si sviluppi in una certa misura, che essa sia in grado di sostenere il lavoro intrapreso e di favorire la sostituzione della falsa personalita' con quella vera.
Ogni tentativo di cambiamento in tal senso, che non provenga al momento giusto e da una consapevole intenzionalita', e' destinato a fallire e, nel caso della psicoterapia, ad allontanare le persone che a noi si rivolgono.
Il Presente
Il passato parla di noi, e' il contenitore delle nostre esperienze ma spesso ci rifugiamo in esso ed in esso troviamo giustificazioni per cio' che nel presente non riusciamo a fare.
Carichi di emozioni negative e di risentimento, tendiamo cosi, ad esempio, ad attribuire i nostri fallimenti attuali ai nostri genitori o all'ambiente in cui siamo cresciuti, non rendendoci conto che questa e' solo una costruzione della nostra mente meccanica e che esiste la reale possibilita' di agire, qui e subito: basta solo volerlo davvero.
Il presente e' l'unica realta' che esiste, esiste solo il qui ed ora e solo cio' che viviamo nella presenza ha veramente un senso per il nostro sviluppo.
Tuttavia molti di noi vivono nel ricordo del passato che e' gia' stato o nell'attesa carica di aspettative di un futuro che non e' ancora.
E' in questa tensione che spesso si sviluppa il disagio psichico: da un lato cerchiamo di risolvere i nostri problemi con risposte gia' sperimentate ma che contribuiscono ad alimentare il problema; dall'altro immaginiamo un futuro magicamente libero da conflitti, di cui pero' non ci assumiamo la responsabilita' e che deleghiamo al lavoro del medico o dello psicologo.
Ma l'uomo che puo' "fare" e' solo quello che sta nel presente, che non si affida a risposte precostituite del passato e che non rimanda a domani cio' che potrebbe fare oggi.
La realta' ed il nostro futuro, dicono i fisici quantistici, sono costruiti e modificati in ogni istante dalla nostra volonta'.
Leggi la parte 3: Psicoterapia basata sull'enneagramma - ... Il Ricordo di Se'
(Articolo: I fondamenti antropo-filosofici della psicoterapia basata sull'enneagramma)