Adolescenza Evolutiva Psicodiagnosi
A cura di: Dott.ssa Valentina Zappa
La Psicodiagnostica è la disciplina che si occupa della valutazione Psicologica (separata e distinta dalla Psicoterapia) in cui vi è la ricerca e il riconoscimento di alcuni segni che permettono di codificare il quadro globale di personalità del bambino in oggetto, attraverso i colloqui clinici, l'uso di reattivi e valutazioni osservative.
Il tipo di tecniche e strumenti usati variano di volta in volta, in base al contesto e allo scopo della valutazione, all'età e al
tipo di eventuali difficoltà dei soggetti valutati.
I risultati di tale indagine permetteranno di esplicitare il funzionamento psicodinamico del soggetto in questione e, quindi, di indicare
possibili strategie risolutive al disagio portato.
La valutazione psicodiagnostica, in via generale, si svolge in due incontri.
Poiché è buona prassi non tenere impegnato il bambino per più di un paio d'ore dal momento che, a causa della stanchezza, potrebbe eseguire i test in modo non accurato, è possibile somministrare i reattivi non tutti lo stesso giorno ma suddivisi in più giorni.
In questo articolo sarà presentata una modalità di conduzione della valutazione psicodiagnostica a orientamento psicodinamico (Sigmund Freud, Anna Freud, Melanie Klein, Donald Winnicott, Margaret Mahler).
Nella Psicodiagnosi infantile, per la definizione della sofferenza psichica riportata dal bambino, e l'individuazione del trattamento più adeguato, è necessario innanzitutto instaurare un'alleanza sia con il bambino che con i suoi genitori.
Nel corso della valutazione psicodinamicamente orientata occorre indagare quattro macro-aree fondamentali, domandandosi a che punto il bambino si trova nella sua linea evolutiva rispetto a:
Tuttavia, oltre all'indagine relativa a tali aree, è fondamentale ricordarsi che per una completa indagine psicodiagnostica sono necessarie tre fasi:
Ognuna di queste, seguite rigorosamente in gerarchia, necessita di una riflessione in termini sia qualitativi (ossia quali aspetti presentano criticità e risorse) che quantitativi (ossia quanti aspetti presentano criticità e risorse): è l'integrazione tra loro che permette di evidenziare una patologia piuttosto che un'altra, espletando una diagnosi differenziale.
Per potersi approcciare alla Psicologia e patologia infantile, è indispensabile sapere quali sono le conquiste evolutive che impegnano il bimbo nelle specifiche fasce d'età.
Qui di seguito elenco l'età cronologica di riferimento con i registri della corporeità, affettività, alimentazione, controllo sfinterico, capacità di socializzazione e di gioco per poter avere un quadro generale inerente lo sviluppo del bambino in esame.
Per anamnesi si intende la raccolta dei dati cronologici e fattuali riferibili al modo in cui il minore ha saputo affrontare le
principali tappe evolutive della sua crescita, per provare a conoscerlo e a comprenderne lo specifico stile di vita.
I genitori sono attivamente coinvolti in questa fase della valutazione in quanto le informazioni anamnestiche sono raccolte nel corso del
colloquio con gli stessi (uno o entrambi).
Per la rilevazione della storia anamnestica del bambino (o dell'adolescente), si indagano i dati di crescita fisiologica (gravidanza desiderata o meno, sintomi somatici, movimenti fetali, modalità parto, peso neonatale, allattamento, svezzamento etc.) e psicologica (reazione al buio, separazione da madre, sviluppo linguaggio, comportamento verso fratelli e genitori, socializzazione, etc.).
Come è evidente - indagando a partire dal rapporto prenatale con la genitrice, fino alla presenza o meno dell'oggetto transazionale, all'accettazione del terzo all'infuori della simbiosi materna e alla modalità di relazione e socializzazione del piccolo - si vuole valutare la sua capacità e qualità di essere nel mondo, prima in forma dipendente per poi raggiungere l'autonomia.
Lo Psicologo, una volta posseduti dati concreti, deve aver la capacità di trovare un filo conduttore, di collegare fatti ed emozioni per renderli funzionali e raggiungere una corretta e completa psicodiagnosi.
Nel colloquio con i genitori, è importante che il clinico presti attenzione a utilizzare un linguaggio identificatorio che non
accentui difese eccessive (ad esempio, invece di chiedere se la gravidanza fosse o meno desiderata, è preferibile chiedere in che periodo
si trovava la coppia quando avevano scoperto di aspettare un bambino).
Inoltre è sempre bene chiedere anche ciò che i genitori apprezzano maggiormente del figlio, nonché le somiglianze
caratteriali tra lui e gli altri componenti della famiglia allargata.
Fondamentale per una valutazione psicodiagnostica è il setting, ossia il luogo in cui si effettuerà la consultazione.
Sono molto importanti sia l'arredo che la scelta dei giochi da tenere in studio, per permettere allo specialista di osservare al meglio
i comportamenti del bambino e comprendere come questi interagisca con la realtà che lo circonda.
Si consiglia la presenza di alcuni oggetti particolari, che potrebbero catalizzare l'interesse di minori di differenti fasce di età, come questi:
È auspicabile non esagerare con i giocattoli esposti perché potrebbero disorientare il bambino, rendendogli difficile concentrarsi su un autentico gioco spontaneo e sfavorendo di conseguenza il clinico che deve svolgere la valutazione.
Nell'arco della seduta, è bene lasciare l'ultima parte del tempo al bambino per vedere come occupa uno spazio di gioco libero e come è capace di organizzarsi.
Il gioco assume quindi, all'interno di una valutazione psicodiagnostica, un ruolo davvero importante per quanto riguarda la lettura e sua interpretazione, in quanto consente di rilevare fattori quali:
Osservando attentamente questi parametri, si può giungere a definire quando una modalità di gioco è normale e quando questa risulta patologica.
Ripercorrendo gli studi di Paulina Kernberg, Psichiatra infantile americana, possiamo distinguere specifiche categorie diagnostiche rispetto alla modalità di gioco agìta dal bambino.
Anche il disegno assume una sua precisa connotazione all'interno della relazione tra Psicologo e bambino, configurandosi come ulteriore e prezioso strumento diagnostico.
Scopo prioritario è comprendere le reali possibilità del minore, secondo il grado di maturazione percettiva, visiva e intellettiva raggiunta, prima di effettuare un'interpretazione del disegno da lui prodotto. La maturazione è indicata dal tipo di segno e dalla "intenzionalità comunicativa" del disegno.
Di seguito vediamo brevemente i principali step evolutivo-grafici.
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All'età di 2/3 anni si ha una fase di pregrafismo. A 3 anni il bambino inizia a chiudere le linee che prima erano solo aperte. A 4 anni compare l'intenzionalità rappresentativa e inizia a distinguere somiglianze e differenze. A 5 anni il disegno inizia a essere un segno di comunicazione. A 6 anni il bambino anni inizia a disegnare non quello che sa ma quello che vuole, ossia non copia la realtà ma la rappresenta, riportando quello che per lui ha più importanza e significato, inserendo i particolari. |
Attraverso l'analisi del tratto - più o meno calcato -, dell'area del foglio usata, del colore, del simbolismo del disegno (analisi formale e di contenuto) e l'interpretazione degli stessi, si possono estrapolare alcuni tratti di personalità. A questo scopo, nel campo della Psicodiagnosi infantile, vengono somministrati proiettivi carta matita quali:
Spesso gli adolescenti rifiutano di fare un disegno vivendolo come una infantilizzazione, perciò si può chiedere al ragazzo di raccontare e mettere in parole ciò che gli avremmo chiesto attraverso il segno grafico.
Nella mia esperienza di tirocinante presso il COSPES (Centro Orientamento Scolastico, Professionale e Salesiano, che si occupa di Psicologia clinica ed educativa), per indagare i rapporti familiari e sociali, l'autostima, il grado di maturità e l'immaginario dei ragazzi adolescenti, abbiamo utilizzato due test proiettivi:
Il primo reattivo citato si basa sul completamento spontaneo di frasi lasciate in sospeso, per indagare: l'atteggiamento del ragazzo
verso il proprio nucleo familiare («Se mio padre solamente volesse...»); la sessualità («Mi riesce
molto bene...»); le relazioni interpersonali («Quando io non sono presente, i miei amici...»); il concetto
di Sé, ossia le risorse personali, i propri ideali di vita, il proprio futuro, passato, paure, sensi di colpa
(«I miei timori talvolta mi obbligano a...», «Se io fossi ancora giovane...»).
Il secondo reattivo, quello di Rogers, si basa su domande particolari come ad esempio: «Se avessi tre desideri da esprimere,
cosa chiederesti?», «Se potessi essere qualsiasi persona chi vorresti essere?», «Ti piace
giocare in gruppo con altri/e ragazzi/e?».
Sulla base delle risposte fornite è possibile osservare il grado di adattamento sia familiare che al gruppo di compagni e analizzare
i modi con cui l'adolescente affronta le proprie difficoltà.
Grazie a questi strumenti, particolarmente utili con i ragazzi timidi, chiusi e con difficoltà a comunicare, è possibile individuare i soggetti disadattati e bisognosi di un aiuto clinico.
Anni di clinica hanno dimostrato che è opportuno somministrare almeno un test proiettivo e uno cognitivo per avere una visione globale del soggetto.
Nell'ambito della Psicodiagnosi dell'età evolutiva i test principalmente impiegati sono:
La restituzione psicodiagnostica è il lavoro più delicato dell'intera consultazione e presuppone la capacità di tradurre in parole ed empatia ciò di cui si è venuto a conoscenza attraverso i colloqui, l'anamnesi, i disegni, le sedute di gioco e i reattivi somministrati.
Prima di incontrare i genitori occorre organizzare in modo coerente i dati rilevati e riportare quanto emerso nel percorso valutativo
all'interno del referto diagnostico.
Tutto il materiale raccolto è privo di senso di per sé, ma acquisisce grande importanza se messo insieme per evidenziare il profilo
di funzionamento del bambino con le sue risorse e fatiche, così che si possa inquadrare la sintomatologia in un'area maggiormente
definita come ad esempio la difficoltà a gestire l'aggressività, problematiche di individuazione-separazione, disarmonie
evolutive, disturbi cognitivi o comportamentali, etc.
A tale scopo, per redigere una relazione in merito ai contenuti che si sono rilevati nel percorso effettuato, è utile seguire una traccia affinché sia possibile strutturare in modo ordinato il frutto del lavoro svolto. In questa andranno indicati:
Una volta che lo Psicologo ha raggiunto una visione globale della situazione, vi sarà l'ultimo incontro che prevede la restituzione psicodiagnostica ai genitori e al bambino.
In questo incontro conclusivo il Professionista esporrà le difficoltà e le risorse del bambino rilevate, indicherà gli interventi individuati per la/le specifica/che difficoltà riscontrate in base alla gravità della situazione e proporrà un progetto mirato alla risoluzione del disagio.
La restituzione viene fatta prima al bambino, utilizzando termini appropriati alla sua età, e deve vertere sul modo di migliorare la sua vita di bambino, stante le difficoltà incontrate, senza dimenticare la sua non coscienza di "malattia".
Successivamente viene riformulata la restituzione ai genitori.
È fondamentale sottolineare che si comunicano a essi solo gli elementi che servono per migliorare la loro relazione con il figlio e
dar loro degli spunti per conoscerlo più a fondo e poterlo così sostenere e aiutare.
Inoltre, chiedere ai genitori che tipo di esperienza è stata per loro e per il bimbo il percorso valutativo permette al clinico di capire quali alleanze e vissuti particolari lo stesso ha prodotto in loro.
La valutazione psicodiagnostica implica l'incontro tra una persona (e in generale una famiglia) che soffre e cerca aiuto con una che si suppone capace non solo di fornire l'aiuto richiesto, ma di offrire oltre all'ascolto una diagnosi e un intervento in grado di ridurre la problematica.
Poiché abbiamo parlato di Psicodiagnosi in età evolutiva, è chiaro che i committenti o invianti siano per lo più i genitori, gli insegnanti o uno specialista (es. Medico di base), nel momento in cui si accorgono di non riuscire a fronteggiare una particolare situazione.
Si arriva a chiedere una consultazione per i più svariati motivi come il continuo balbettare del bambino, l'enuresi notturna (pipì a letto) in età avanzata, il rifiuto di andare a scuola o per disturbi di condotta quali il bullismo, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività o per manifestazioni che inducono a sospettare la presenza di disturbi della personalità.
La famiglia, più o meno spontaneamente, si rivolge a uno specialista per cercare di trovare una soluzione per poter comprendere e gestire il problema.
La conduzione del colloquio con il bambino va organizzata in relazione alla sua età e alla pervasività del disturbo manifestato; più il bambino è piccolo e il disagio manifestato è grave, maggiore sarà la necessità di affiancare al colloquio altri strumenti più idonei alle sue capacità, quali l'espressione ludica e grafica.
Anche nelle consultazioni più difficili è opportuno che il Clinico sappia infondere nel bimbo sicurezza e senso di affidabilità, perseguendo con lui un'alleanza che gli riconosca il diritto di essere informato, ovviamente in maniera non traumatica, delle ragioni della consultazione richiesta.
Le aree da indagare terranno conto delle impressioni generali suscitate dal bambino (l'aspetto fisico, il modo di presentarsi, le sue
aspettative, etc.) così come della sua capacità di dialogare, di esporre il problema e il livello cognitivo raggiunto.
In base alle caratteristiche del soggetto, lo Psicologo sceglierà e proporrà i reattivi più idonei.
I proiettivi grafici, come il disegno della figura umana, i disegni dei sentimenti e della famiglia, sono proposte ordinarie durante una Psicodiagnosi, anche se - a seconda della situazione - sarà compito dello specialista scegliere se somministrare il disegno della famiglia o il disegno della famiglia di animali. Ad esempio, con un bambino a cui si sa essere appena mancato un genitore, sarebbe più opportuno e meno intrusivo, per indagare le relazioni familiari, la somministrazione della famiglia di animali.
Il Blacky viene utilizzato per sondare fasi e relativi vissuti psicosessuali nel bambino; il clinico dovrebbe focalizzarsi soprattutto sulle tavole che potrebbero essere di significativa lettura e interpretazione in merito alla sintomatologia riportata (ad esempio, una sintomatologia sul fronte dell'aggressività, porterà a concentrarsi sulle risposte date alle tavole II, IV, VI e VIII).
Mentre il Blacky è più adatto a bambini in età scolare, le Favole della Düss sono preferibili per un infante, stante la minor complessità.
La WISC è lo strumento principe, invece, per meglio individuare il livello cognitivo del soggetto, ad esempio se ha problemi in ambito scolastico (dopo i 6 anni di età).
Lo Scenotest, soprattutto se l'età del minore è particolarmente giovane, è sempre un valido spazio di conoscenza del bambino. La scelta del materiale ludico, il suo uso, la ripetitività di alcune sequenze può essere alquanto delucidante per lo Psicologo.
Tra i reattivi utilizzabili è stato prima citato anche il FAT, tale test è prezioso per sondare eventuali situazioni post traumatiche; l'eventuale somministrazione, però, presuppone la conoscenza degli specifici indicatori legati alla tematica del maltrattamento e dell'abuso sessuale.
In generale una batteria di test ottimale, tanto per i bambini quanto per gli adolescenti, si compone di due/tre reattivi scelti di volta in volta sulla base della specificità della situazione (età minore, disturbo manifestato, disturbo sospettato, gravità disagio, etc.).
Nel colloquio con l'adolescente, il ragazzo va accolto empaticamente in tutte le manifestazioni di disagio denunciate, affinché si possa instaurare con lo stesso un'alleanza di lavoro.
In una fase della vita così esposta a repentini cambiamenti e a pressanti compiti evolutivi, che possono indurre stress e forte disagio, il Clinico deve essere in grado di accettare e riconoscere le problematiche evolutive più frequenti così come le più probabili fonti di conflittualità.
Le aree da indagare sono molto simili a quelle precedentemente descritte, alle quali si aggiungono naturalmente quelle più pertinenti all'attualità del cambiamento che investe questa fascia di età: immagine di sé e del proprio corpo, aspetti problematici e conflittuali nel rapporto con i coetanei dello stesso e dell'altro sesso, i timori legati alla propria mascolinità e femminilità, ansie e preoccupazioni sulla propria salute e normalità.
Il colloquio con i genitori di tali bambini e adolescenti costituisce un contributo essenziale, poiché i genitori sono in grado di ricostruire la storia relazionale del rapporto con il figlio, che quest'ultimo può non essere ancora in grado di fare sia per l'età che per il disagio manifestato.
Le aree da indagare faranno riferimento alla situazione familiare, alla storia precedente la nascita del bambino così come
gli eventuali eventi problematici intercorsi (lutti, separazioni, trasferimenti).
Andranno comprese le qualità relazionali, in modo da valutare l'adeguatezza evolutiva dell'ambiente di vita del minore e i possibili
rischi.
Infine, meriterà particolare attenzione la comprensione del livello di aderenza, rispetto alle aspettative dei genitori, tra il bambino reale (ossia quello nato) e quello fantasmatico (ossia immaginato o desiderato dai familiari); potrebbe essere infatti proprio imputato al "gap" tra questi due livelli il disturbo relazionale manifestato.
Adolescenza Evolutiva Psicodiagnosi
L'articolo «La valutazione psicodiagnostica in età evolutiva» è stato pubblicato nel N° 100 della Newsletter.
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