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Adolescenza Evolutiva Psicodiagnosi

La valutazione psicodiagnostica in età evolutiva

Le fasi e gli strumenti: dal primo incontro alla restituzione

A cura di: Dott.ssa Valentina Zappa

La Psicodiagnostica

La Psicodiagnostica è la disciplina che si occupa della valutazione Psicologica (separata e distinta dalla Psicoterapia) in cui vi è la ricerca e il riconoscimento di alcuni segni che permettono di codificare il quadro globale di personalità del bambino in oggetto, attraverso i colloqui clinici, l'uso di reattivi e valutazioni osservative.

Il tipo di tecniche e strumenti usati variano di volta in volta, in base al contesto e allo scopo della valutazione, all'età e al tipo di eventuali difficoltà dei soggetti valutati.
I risultati di tale indagine permetteranno di esplicitare il funzionamento psicodinamico del soggetto in questione e, quindi, di indicare possibili strategie risolutive al disagio portato.

La valutazione psicodiagnostica, in via generale, si svolge in due incontri.

  1. Il primo incontro prevede un colloquio introduttivo tra lo Psicologo e il/i genitore/i in cui vengono raccolti i principali dati anamnestici del bambino e viene esposta la modalità di esecuzione della valutazione. Nello stesso incontro avviene l'osservazione del bambino e, successivamente, la somministrazione dei test.
  2. Il secondo incontro prevede, in seguito all'organizzazione dei dati raccolti nel corso della valutazione (inclusa la codifica dei test somministrati), la restituzione di un referto psicodiagnostico, cioè la comprensione e "traduzione" di ciò che il bambino sta dicendo ai genitori attraverso le manifestazioni patologiche.

Poiché è buona prassi non tenere impegnato il bambino per più di un paio d'ore dal momento che, a causa della stanchezza, potrebbe eseguire i test in modo non accurato, è possibile somministrare i reattivi non tutti lo stesso giorno ma suddivisi in più giorni.

In questo articolo sarà presentata una modalità di conduzione della valutazione psicodiagnostica a orientamento psicodinamico (Sigmund Freud, Anna Freud, Melanie Klein, Donald Winnicott, Margaret Mahler).

La valutazione psicodiagnostica

Nella Psicodiagnosi infantile, per la definizione della sofferenza psichica riportata dal bambino, e l'individuazione del trattamento più adeguato, è necessario innanzitutto instaurare un'alleanza sia con il bambino che con i suoi genitori.

Nel corso della valutazione psicodinamicamente orientata occorre indagare quattro macro-aree fondamentali, domandandosi a che punto il bambino si trova nella sua linea evolutiva rispetto a:

  1. Sviluppo pulsionale: in questa area vengono valutate le capacità del bambino di relazionarsi con il mondo circostante con una modalità prevalentemente orale, anale o fallica, sapendo cogliere la qualità di tali rapporti secondo parametri ludici, libidici o aggressivi.
  2. Sviluppo dell'Io: in questa area si indaga come il bambino funzioni cognitivamente, di quali risorse operative disponga per poter affrontare il mondo.
    È importante porre attenzione sullo sviluppo cognitivo, considerando parametri come l'intelligenza, il linguaggio, la motricità e il gioco.
  3. Sviluppo del Super Io: in questa area occorre concentrarsi sull'aspetto proibitorio del Super Io (aspetto più sadico) e su quello ideale (aspetto più libidico); sul tipo di difese utilizzate dalla psiche del bambino - allo scopo di tener lontani dalla coscienza contenuti psicologici spiacevoli - e sulle fantasie, le quali diventano significative per cogliere il funzionamento più o meno armonico del bimbo.
  4. Sviluppo delle relazioni oggettuali: in questa area si cerca di comprendere la capacità del bambino di mettersi in relazione con se stesso, con le figure parentali, nonché con il mondo sociale più allargato, attraverso la valutazione del comportamento, delle azioni e del linguaggio.

Tuttavia, oltre all'indagine relativa a tali aree, è fondamentale ricordarsi che per una completa indagine psicodiagnostica sono necessarie tre fasi:

  1. Fase osservativa, che consta nell'ascolto e nell'analisi delle problematiche più rilevanti per il piccolo paziente.
  2. Fase valutativa, che comporta una valutazione della situazione psicodinamica del paziente, in riferimento alle funzioni e alle capacità dell'Io.
  3. Fase esplicativa, in cui vi è un'interpretazione delle informazioni ottenute, secondo il modello psicodinamico di riferimento.

Ognuna di queste, seguite rigorosamente in gerarchia, necessita di una riflessione in termini sia qualitativi (ossia quali aspetti presentano criticità e risorse) che quantitativi (ossia quanti aspetti presentano criticità e risorse): è l'integrazione tra loro che permette di evidenziare una patologia piuttosto che un'altra, espletando una diagnosi differenziale.

Compiti evolutivi nelle diverse età

Per potersi approcciare alla Psicologia e patologia infantile, è indispensabile sapere quali sono le conquiste evolutive che impegnano il bimbo nelle specifiche fasce d'età.

Qui di seguito elenco l'età cronologica di riferimento con i registri della corporeità, affettività, alimentazione, controllo sfinterico, capacità di socializzazione e di gioco per poter avere un quadro generale inerente lo sviluppo del bambino in esame.

1° anno
Corporeità: delega totale della cura del proprio corpo alla figura di riferimento.
Affettività: superamento della fase autistica e simbiotica e raggiungimento della costanza dell'oggetto.
Alimentazione: passaggio dall'allattamento allo svezzamento.
Controllo sfinterico: dipendenza dalla madre che decide quando dare inizio a tale educazione.
Socievolezza: visione del mondo in senso egocentrico.
Gioco: prevalentemente autoerotico.
2° anno
Corporeità: il bambino comincia a proteggersi dai pericoli esterni grazie ai progressi dell'Io per quanto riguarda il principio di realtà.
Affettività: rapporto ambivalente con gli oggetti d'amore, in quanto il bambino vorrebbe dominarli e controllarli.
Alimentazione: introduzione dell'utilizzo di posate e bicchieri.
Controllo sfinterico: intenso investimento sui prodotti del corpo.
Socievolezza: gli altri bambini sono ancora considerati quasi come oggetti inanimati.
Gioco: oggetto transizionale.
A questo livello è inoltre importante considerare, ai fini diagnostici, lo sviluppo del linguaggio verbale.
3° anno
Corporeità: adesione volontaria all'igiene e alle necessità di cure mediche.
Affettività: inizio della fase fallico-edipica, con conseguente consolidamento dell'identità sessuale.
Alimentazione: il cibo viene sessualizzato, per cui diventa fonte di piacere e soddisfacimento.
Controllo sfinterico: raggiungimento totale.
Socievolezza: gli altri bambini sono considerati come elementi utili per i propri scopi.
Gioco: giocattoli. A questo livello, oltre alla figura materna, assumono una rilevante importanza il padre e le altre figure significative circostanti.
Scuola materna
Corporeità: pieno possesso funzionale del corpo.
Affettività e socievolezza: capacità di separarsi dalla figura materna e di provare piacere nello stare con gli altri, sperimentando sentimenti come la gelosia, la rivalità, etc.
Il pensiero è ancora caratterizzato da deboli confini tra realtà e fantasia.
Scuola elementare
Il pensiero diviene sempre più logico, iniziando a porre paragoni, confronti e scelte.
Il linguaggio si arricchisce permettendo al bambino di utilizzare in modo autonomo i dati che il mondo esterno gli fornisce.
Scuola media
Pieno possesso del ragazzo degli strumenti cognitivi che gli permettono di operare deduzioni e induzioni. È importante considerare se è già presente un distacco emotivo dalle figure genitoriali o se è ancora ancorato al mondo infantile.
La valutazione attraverso i genitori: la raccolta anamnestica

Per anamnesi si intende la raccolta dei dati cronologici e fattuali riferibili al modo in cui il minore ha saputo affrontare le principali tappe evolutive della sua crescita, per provare a conoscerlo e a comprenderne lo specifico stile di vita.
I genitori sono attivamente coinvolti in questa fase della valutazione in quanto le informazioni anamnestiche sono raccolte nel corso del colloquio con gli stessi (uno o entrambi).

Per la rilevazione della storia anamnestica del bambino (o dell'adolescente), si indagano i dati di crescita fisiologica (gravidanza desiderata o meno, sintomi somatici, movimenti fetali, modalità parto, peso neonatale, allattamento, svezzamento etc.) e psicologica (reazione al buio, separazione da madre, sviluppo linguaggio, comportamento verso fratelli e genitori, socializzazione, etc.).

Come è evidente - indagando a partire dal rapporto prenatale con la genitrice, fino alla presenza o meno dell'oggetto transazionale, all'accettazione del terzo all'infuori della simbiosi materna e alla modalità di relazione e socializzazione del piccolo - si vuole valutare la sua capacità e qualità di essere nel mondo, prima in forma dipendente per poi raggiungere l'autonomia.

Lo Psicologo, una volta posseduti dati concreti, deve aver la capacità di trovare un filo conduttore, di collegare fatti ed emozioni per renderli funzionali e raggiungere una corretta e completa psicodiagnosi.

Nel colloquio con i genitori, è importante che il clinico presti attenzione a utilizzare un linguaggio identificatorio che non accentui difese eccessive (ad esempio, invece di chiedere se la gravidanza fosse o meno desiderata, è preferibile chiedere in che periodo si trovava la coppia quando avevano scoperto di aspettare un bambino).
Inoltre è sempre bene chiedere anche ciò che i genitori apprezzano maggiormente del figlio, nonché le somiglianze caratteriali tra lui e gli altri componenti della famiglia allargata.

Il Setting e il gioco

Fondamentale per una valutazione psicodiagnostica è il setting, ossia il luogo in cui si effettuerà la consultazione.
Sono molto importanti sia l'arredo che la scelta dei giochi da tenere in studio, per permettere allo specialista di osservare al meglio i comportamenti del bambino e comprendere come questi interagisca con la realtà che lo circonda.

Si consiglia la presenza di alcuni oggetti particolari, che potrebbero catalizzare l'interesse di minori di differenti fasce di età, come questi:

È auspicabile non esagerare con i giocattoli esposti perché potrebbero disorientare il bambino, rendendogli difficile concentrarsi su un autentico gioco spontaneo e sfavorendo di conseguenza il clinico che deve svolgere la valutazione.

Nell'arco della seduta, è bene lasciare l'ultima parte del tempo al bambino per vedere come occupa uno spazio di gioco libero e come è capace di organizzarsi.

Il gioco assume quindi, all'interno di una valutazione psicodiagnostica, un ruolo davvero importante per quanto riguarda la lettura e sua interpretazione, in quanto consente di rilevare fattori quali:

Osservando attentamente questi parametri, si può giungere a definire quando una modalità di gioco è normale e quando questa risulta patologica.

Ripercorrendo gli studi di Paulina Kernberg, Psichiatra infantile americana, possiamo distinguere specifiche categorie diagnostiche rispetto alla modalità di gioco agìta dal bambino.

Il disegno

Anche il disegno assume una sua precisa connotazione all'interno della relazione tra Psicologo e bambino, configurandosi come ulteriore e prezioso strumento diagnostico.

Scopo prioritario è comprendere le reali possibilità del minore, secondo il grado di maturazione percettiva, visiva e intellettiva raggiunta, prima di effettuare un'interpretazione del disegno da lui prodotto. La maturazione è indicata dal tipo di segno e dalla "intenzionalità comunicativa" del disegno.

Di seguito vediamo brevemente i principali step evolutivo-grafici.

All'età di 2/3 anni si ha una fase di pregrafismo.

A 3 anni il bambino inizia a chiudere le linee che prima erano solo aperte.

A 4 anni compare l'intenzionalità rappresentativa e inizia a distinguere somiglianze e differenze.

A 5 anni il disegno inizia a essere un segno di comunicazione.

A 6 anni il bambino anni inizia a disegnare non quello che sa ma quello che vuole, ossia non copia la realtà ma la rappresenta, riportando quello che per lui ha più importanza e significato, inserendo i particolari.

Attraverso l'analisi del tratto - più o meno calcato -, dell'area del foglio usata, del colore, del simbolismo del disegno (analisi formale e di contenuto) e l'interpretazione degli stessi, si possono estrapolare alcuni tratti di personalità. A questo scopo, nel campo della Psicodiagnosi infantile, vengono somministrati proiettivi carta matita quali:

I disegni in adolescenza

Spesso gli adolescenti rifiutano di fare un disegno vivendolo come una infantilizzazione, perciò si può chiedere al ragazzo di raccontare e mettere in parole ciò che gli avremmo chiesto attraverso il segno grafico.

Nella mia esperienza di tirocinante presso il COSPES (Centro Orientamento Scolastico, Professionale e Salesiano, che si occupa di Psicologia clinica ed educativa), per indagare i rapporti familiari e sociali, l'autostima, il grado di maturità e l'immaginario dei ragazzi adolescenti, abbiamo utilizzato due test proiettivi:

Il primo reattivo citato si basa sul completamento spontaneo di frasi lasciate in sospeso, per indagare: l'atteggiamento del ragazzo verso il proprio nucleo familiare («Se mio padre solamente volesse...»); la sessualità («Mi riesce molto bene...»); le relazioni interpersonali («Quando io non sono presente, i miei amici...»); il concetto di Sé, ossia le risorse personali, i propri ideali di vita, il proprio futuro, passato, paure, sensi di colpa
(«I miei timori talvolta mi obbligano a...», «Se io fossi ancora giovane...»).

Il secondo reattivo, quello di Rogers, si basa su domande particolari come ad esempio: «Se avessi tre desideri da esprimere, cosa chiederesti?», «Se potessi essere qualsiasi persona chi vorresti essere?», «Ti piace giocare in gruppo con altri/e ragazzi/e?».
Sulla base delle risposte fornite è possibile osservare il grado di adattamento sia familiare che al gruppo di compagni e analizzare i modi con cui l'adolescente affronta le proprie difficoltà.

Grazie a questi strumenti, particolarmente utili con i ragazzi timidi, chiusi e con difficoltà a comunicare, è possibile individuare i soggetti disadattati e bisognosi di un aiuto clinico.

I test

Anni di clinica hanno dimostrato che è opportuno somministrare almeno un test proiettivo e uno cognitivo per avere una visione globale del soggetto.

Nell'ambito della Psicodiagnosi dell'età evolutiva i test principalmente impiegati sono:

La fine della consultazione: referto psicodiagnostico e restituzione

La restituzione psicodiagnostica è il lavoro più delicato dell'intera consultazione e presuppone la capacità di tradurre in parole ed empatia ciò di cui si è venuto a conoscenza attraverso i colloqui, l'anamnesi, i disegni, le sedute di gioco e i reattivi somministrati.

Prima di incontrare i genitori occorre organizzare in modo coerente i dati rilevati e riportare quanto emerso nel percorso valutativo all'interno del referto diagnostico.
Tutto il materiale raccolto è privo di senso di per sé, ma acquisisce grande importanza se messo insieme per evidenziare il profilo di funzionamento del bambino con le sue risorse e fatiche, così che si possa inquadrare la sintomatologia in un'area maggiormente definita come ad esempio la difficoltà a gestire l'aggressività, problematiche di individuazione-separazione, disarmonie evolutive, disturbi cognitivi o comportamentali, etc.

A tale scopo, per redigere una relazione in merito ai contenuti che si sono rilevati nel percorso effettuato, è utile seguire una traccia affinché sia possibile strutturare in modo ordinato il frutto del lavoro svolto. In questa andranno indicati:

Una volta che lo Psicologo ha raggiunto una visione globale della situazione, vi sarà l'ultimo incontro che prevede la restituzione psicodiagnostica ai genitori e al bambino.

In questo incontro conclusivo il Professionista esporrà le difficoltà e le risorse del bambino rilevate, indicherà gli interventi individuati per la/le specifica/che difficoltà riscontrate in base alla gravità della situazione e proporrà un progetto mirato alla risoluzione del disagio.

La restituzione viene fatta prima al bambino, utilizzando termini appropriati alla sua età, e deve vertere sul modo di migliorare la sua vita di bambino, stante le difficoltà incontrate, senza dimenticare la sua non coscienza di "malattia".

Successivamente viene riformulata la restituzione ai genitori.
È fondamentale sottolineare che si comunicano a essi solo gli elementi che servono per migliorare la loro relazione con il figlio e dar loro degli spunti per conoscerlo più a fondo e poterlo così sostenere e aiutare.

Inoltre, chiedere ai genitori che tipo di esperienza è stata per loro e per il bimbo il percorso valutativo permette al clinico di capire quali alleanze e vissuti particolari lo stesso ha prodotto in loro.

Conclusioni

La valutazione psicodiagnostica implica l'incontro tra una persona (e in generale una famiglia) che soffre e cerca aiuto con una che si suppone capace non solo di fornire l'aiuto richiesto, ma di offrire oltre all'ascolto una diagnosi e un intervento in grado di ridurre la problematica.

Poiché abbiamo parlato di Psicodiagnosi in età evolutiva, è chiaro che i committenti o invianti siano per lo più i genitori, gli insegnanti o uno specialista (es. Medico di base), nel momento in cui si accorgono di non riuscire a fronteggiare una particolare situazione.

Si arriva a chiedere una consultazione per i più svariati motivi come il continuo balbettare del bambino, l'enuresi notturna (pipì a letto) in età avanzata, il rifiuto di andare a scuola o per disturbi di condotta quali il bullismo, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività o per manifestazioni che inducono a sospettare la presenza di disturbi della personalità.

La famiglia, più o meno spontaneamente, si rivolge a uno specialista per cercare di trovare una soluzione per poter comprendere e gestire il problema.

La conduzione del colloquio con il bambino va organizzata in relazione alla sua età e alla pervasività del disturbo manifestato; più il bambino è piccolo e il disagio manifestato è grave, maggiore sarà la necessità di affiancare al colloquio altri strumenti più idonei alle sue capacità, quali l'espressione ludica e grafica.

Anche nelle consultazioni più difficili è opportuno che il Clinico sappia infondere nel bimbo sicurezza e senso di affidabilità, perseguendo con lui un'alleanza che gli riconosca il diritto di essere informato, ovviamente in maniera non traumatica, delle ragioni della consultazione richiesta.

Le aree da indagare terranno conto delle impressioni generali suscitate dal bambino (l'aspetto fisico, il modo di presentarsi, le sue aspettative, etc.) così come della sua capacità di dialogare, di esporre il problema e il livello cognitivo raggiunto.
In base alle caratteristiche del soggetto, lo Psicologo sceglierà e proporrà i reattivi più idonei.

I proiettivi grafici, come il disegno della figura umana, i disegni dei sentimenti e della famiglia, sono proposte ordinarie durante una Psicodiagnosi, anche se - a seconda della situazione - sarà compito dello specialista scegliere se somministrare il disegno della famiglia o il disegno della famiglia di animali. Ad esempio, con un bambino a cui si sa essere appena mancato un genitore, sarebbe più opportuno e meno intrusivo, per indagare le relazioni familiari, la somministrazione della famiglia di animali.

Il Blacky viene utilizzato per sondare fasi e relativi vissuti psicosessuali nel bambino; il clinico dovrebbe focalizzarsi soprattutto sulle tavole che potrebbero essere di significativa lettura e interpretazione in merito alla sintomatologia riportata (ad esempio, una sintomatologia sul fronte dell'aggressività, porterà a concentrarsi sulle risposte date alle tavole II, IV, VI e VIII).

Mentre il Blacky è più adatto a bambini in età scolare, le Favole della Düss sono preferibili per un infante, stante la minor complessità.

La WISC è lo strumento principe, invece, per meglio individuare il livello cognitivo del soggetto, ad esempio se ha problemi in ambito scolastico (dopo i 6 anni di età).

Lo Scenotest, soprattutto se l'età del minore è particolarmente giovane, è sempre un valido spazio di conoscenza del bambino. La scelta del materiale ludico, il suo uso, la ripetitività di alcune sequenze può essere alquanto delucidante per lo Psicologo.

Tra i reattivi utilizzabili è stato prima citato anche il FAT, tale test è prezioso per sondare eventuali situazioni post traumatiche; l'eventuale somministrazione, però, presuppone la conoscenza degli specifici indicatori legati alla tematica del maltrattamento e dell'abuso sessuale.

In generale una batteria di test ottimale, tanto per i bambini quanto per gli adolescenti, si compone di due/tre reattivi scelti di volta in volta sulla base della specificità della situazione (età minore, disturbo manifestato, disturbo sospettato, gravità disagio, etc.).

Nel colloquio con l'adolescente, il ragazzo va accolto empaticamente in tutte le manifestazioni di disagio denunciate, affinché si possa instaurare con lo stesso un'alleanza di lavoro.

In una fase della vita così esposta a repentini cambiamenti e a pressanti compiti evolutivi, che possono indurre stress e forte disagio, il Clinico deve essere in grado di accettare e riconoscere le problematiche evolutive più frequenti così come le più probabili fonti di conflittualità.

Le aree da indagare sono molto simili a quelle precedentemente descritte, alle quali si aggiungono naturalmente quelle più pertinenti all'attualità del cambiamento che investe questa fascia di età: immagine di sé e del proprio corpo, aspetti problematici e conflittuali nel rapporto con i coetanei dello stesso e dell'altro sesso, i timori legati alla propria mascolinità e femminilità, ansie e preoccupazioni sulla propria salute e normalità.

Il colloquio con i genitori di tali bambini e adolescenti costituisce un contributo essenziale, poiché i genitori sono in grado di ricostruire la storia relazionale del rapporto con il figlio, che quest'ultimo può non essere ancora in grado di fare sia per l'età che per il disagio manifestato.

Le aree da indagare faranno riferimento alla situazione familiare, alla storia precedente la nascita del bambino così come gli eventuali eventi problematici intercorsi (lutti, separazioni, trasferimenti).
Andranno comprese le qualità relazionali, in modo da valutare l'adeguatezza evolutiva dell'ambiente di vita del minore e i possibili rischi.

Infine, meriterà particolare attenzione la comprensione del livello di aderenza, rispetto alle aspettative dei genitori, tra il bambino reale (ossia quello nato) e quello fantasmatico (ossia immaginato o desiderato dai familiari); potrebbe essere infatti proprio imputato al "gap" tra questi due livelli il disturbo relazionale manifestato.

Bibliografia
Commenti: 16
1
rospetta - ore 14:53 del 03 Ottobre 2013
davvero utile per farsi un'idea prima di affrontare un simile percorso professionale! grazie!

2
Valentina - ore 23:05 del 03 Ottobre 2013
Mi fa molto piacere! grazie a te

3
Georgeta - ore 18:59 del 25 Ottobre 2013
trovo davvero interessante come genitore e come operatore di migliorare e avere degli strumenti necesari .grazie mille.

4
Marina - ore 18:55 del 01 Novembre 2013
Grazie per averci regalato questo tuo articolo, e' stato molto utile leggerlo. Non conoscevo almeno due dei test proiettivi sopra elencati. Sono una psicologa, lavoro all'estero e mi manca un confronto e un aggiornamento.

grazie!!!

5
Valentina - ore 21:12 del 02 Novembre 2013
Grazie a voi! Sono contenta che l'articolo vi possa essere utile ;)

6
Elisabetta - ore 17:21 del 25 Aprile 2014
Molto ben fatto l'articolo! io sto facendo un'esercitazione per l'università in cui ho intervistato genitori di diversi bambini ma non ho ancora capito come fare un confronto critico se i bambini hanno età diverse!! sapresti darmi un aiuto? Grazie :)

7
Giovanna - ore 08:03 del 01 Agosto 2015
"I bambini costituiscono la miglior dimostrazione pratica di una psicologia della provvidenza.
E non mi riferisco tanto a quegli interventi miracolosi [...]
Mi riferisco piuttosto al banalissimo miracolo in cui si rivela il marchio del carattere: tutto a un tratto, come dal nulla, il bambino o la bambina mostrano chi sono, la cosa che devono fare.
Queste urgenze del destino sono spesso frenate da percezioni distorte e da un ambiente poco ricettivo, sicché la vocazione si manifesta nella miriade di sintomi del bambino difficile, del bambino autodistruttivo, portato agli incidenti, del bambino «iper», tutte espressioni inventate dagli adulti in difesa della propria incapacità a comprendere. Ebbene,la teoria della ghianda offre un modo completamente nuovo di guardare ai disturbi infantili, considerandoli dal punto di vista non tanto delle cause quanto delle vocazioni, non tanto delle influenze passate, quanto delle rivelazioni di un futuro intuito.
Riguardo ai bambini e alla loro psicologia, voglio che ci togliamo i paraocchi dell'abitudine (con l'odio mascherato che l'abitudine porta con sé).
Voglio che riusciamo a vedere come ciò che fanno e che patiscono i bambini abbia a che fare con la necessità di trovare un posto alla propria specifica vocazione in questo mondo.
I bambini cercano di vivere due vite contemporaneamente, la vita con la quale sono nati e quella del luogo e delle persone in mezzo a cui sono nati.
L'immagine di un intero destino sta tutta stipata in una minuscola ghianda, seme di una quercia enorme su esili spalle.
E la sua voce che chiama è forte e insistente e altrettanto imperiosa delle voci repressive dell'ambiente.
La vocazione si esprime nei capricci e nelle ostinazioni, nelle timidezze e nelle ritrosie che sembrano volgere il bambino contro il nostro mondo, mentre servono forse a proteggere il mondo che egli porta con sé e dal quale proviene."

James Hillman, da "Il codice dell'anima"

8
Jessica - ore 22:00 del 24 Novembre 2015
Un articolo completo e ricco di validi spunti!

9
Valentina - ore 11:16 del 26 Novembre 2015
Mi fa molto piacere che possa risultare utile!

10
Manu - ore 18:38 del 26 Novembre 2015
...e quando lo psicologo fa il narciso si capisce da ...

11
Alessandro - ore 18:38 del 06 Dicembre 2015
..e quando il terapeuta è particolarmente bello, scatena particolari reazioni... Quanto è interessante la psicologia della bellezza!!

12
Laura - ore 23:04 del 21 Gennaio 2016
Ottimo articolo, anzi, ottime dispense per approcciarsi al lavoro con i minori! Davvero utile ed esaustivo...complimenti

13
manu - ore 00:13 del 22 Gennaio 2016
Auspico per i bambini e le loro famiglie un sempre minore bisogno di psicologi.

14
Redazione Centro HT - ore 12:42 del 07 Agosto 2016
Messaggio elimitato.

15
Giovanna - ore 16:20 del 07 Agosto 2016
che razza di link è? Un virus?

16
Elena - ore 11:11 del 03 Luglio 2024
Ciao, articolo molto interessante. Dove posso trovare il Reattivo per lo studio dell'adattamento della personalità di Carl Rogers?

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L'articolo «La valutazione psicodiagnostica in età evolutiva» è stato pubblicato nel N° 100 della Newsletter.

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