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Intelligenza Evolutiva

Psicologia e talento: i bambini plusdotati

Diagnosi, relazioni, intervento genitori e insegnanti

A cura di: Dott.ssa Valentina Zappa

Premessa

Questo testo nasce più come una riflessione personale, unita alla volontà di provare ad attirare l'attenzione su un problema che spesso viene sottovalutato e/o erroneamente confuso con alcuni disturbi dell'apprendimento.

È un argomento che mi sta molto a cuore poiché ha riguardato in prima persona il figlio di un caro amico di famiglia, per il quale non è stato possibile comprendere il "problema" e quindi agire in tempo.

L'oggetto di questa riflessione sono i cosiddetti bambini "plusdotati" ai quali, come dice la parola stessa, non manca nulla, anzi, sono provvisti di un enorme potenziale sia cognitivo che creativo che però, il più delle volte, non viene riconosciuto.
Ho deciso di intervistare la mamma di uno di questi ragazzi, al fine di riuscire a sensibilizzare maggiormente riguardo a questa tematica e per far comprendere il reale bisogno di aiuto che hanno queste famiglie nel dover affrontare da sole le difficoltà connesse all'evoluzione di un bambino ad alto potenziale; la mamma in questione, illustrando i comportamenti di tali bimbi e il ruolo dei genitori nel gestire la situazione, ha definito il prendersi cura del proprio figlio come «un continuo giro sulle montagne russe», in cui non si poteva mai prevedere cosa sarebbe potuto accadere.

Chiaramente, risulta evidente fin dall'età scolare che questi bambini hanno qualcosa di diverso rispetto ai coetanei, ma la difficoltà sta nel capire "cosa"; troppo spesso, infatti, si viene ingannati e si finisce con il fare diagnosi non corrette.

La diagnosi

Come già accennato, non è affatto semplice riconoscere i "plusdotati" perché, nonostante essi abbiano una marcia in più rispetto ai loro coetanei, hanno caratteristiche differenti dai bambini considerati "brillanti", i quali prestano attenzione, hanno buone idee ed intuizioni, apprendono con estrema facilità e rapidità.

Il bambino "plusdotato" è curioso, ha idee bizzarre, molto creative, possiede un'ottima memoria e percepisce ogni dettaglio, ma spesso all'apparenza risulta poco attento o deconcentrato.
Proprio per questo motivo, il più delle volte si attribuiscono a tali comportamenti disturbi che in realtà non c'entrano nulla con i soggetti in questione.

Viene diagnosticato maggiormente il:

Relazioni con il gruppo dei pari

Mentre lo sviluppo cognitivo è più avanzato rispetto al gruppo dei pari, lo sviluppo emotivo dei bambini plusdotati risulta uguale a quello degli altri bimbi e ciò provoca dentro di loro un grande disagio, poiché non riescono ad elaborare a livello emotivo la loro "maturità cognitiva". Proprio per questa ragione tali bambini, non rendendosi ancora conto della propria superiorità, non vogliono mostrare le proprie abilità per il timore di essere derisi e di divenire vittime di episodi di bullismo da parte dei coetanei.
Per paura di essere emarginati o ridicolizzati, spesso si chiudono in se stessi e questo comportamento può portare al disadattamento che, se non riconosciuto ed affrontato, può, nei casi peggiori, sfociare nella depressione.

Intervento genitori/insegnanti

L'intervento dei genitori e della scuola è determinante, e più è precoce, più aiuta a non disperdere questo talento.
Gli adulti devono mostrarsi in grado di concentrarsi sugli aspetti positivi di tali bambini, ai quali non serve essere "curati", ma "capiti" e incoraggiati nell'esprimere se stessi.
Gli insegnanti rivestono un ruolo fondamentale; dovrebbero lanciare sfide, enigmi per poterli stimolare, ma stando sempre attenti a non innescare competizioni o gelosie negli altri alunni, che finirebbero con l'emarginarli maggiormente.

Un caso di "plusdotazione"

La mamma del bambino "plusdotato" intervistata ha raccontato di essersi resa conto che il proprio figlio, già in età scolare, aveva qualcosa di diverso rispetto agli altri bimbi.
A scuola, mentre la maestra spiegava, non riusciva a stare seduto sulla sedia, si distraeva in continuazione e gli veniva attribuita l'etichetta "bambino iperattivo".
La maestra lo lasciava sfogare, però non aveva compreso che non si trattava di una carenza, bensì di un qualcosa in più e così veniva sottovalutato.
Il bambino aveva iniziato a sentirsi inferiore agli altri, manifestando una scarsa autostima; già era particolarmente sensibile e, la mancanza di supporto psicologico, lo aveva reso di una insicurezza devastante.

La Signora in questione mi spiega come invece suo figlio si annoiasse durante le lezioni poiché apprendeva molto più velocemente degli altri e sarebbe stato fondamentale che ciò fosse stato riconosciuto dalla maestra, in modo che potesse così stimolare la sua intelligenza e creatività.

La maestra, quindi, è una figura di riferimento essenziale, dato che poi, dalla scuola media, l'alunno inizia ad esser circondato da molteplici professori e, se nel corso degli anni precedenti non è stato sostenuto e accompagnato nel comprendere e gestire il proprio talento anche in relazione agli altri (pari e/o adulti), questo cambiamento può spaventarlo molto, portandolo a chiudersi sempre più a riccio ed evitando il gruppo dei pari.

La mamma intervistata lamenta una mancanza di competenza da parte degli insegnanti e la lacuna dei professionisti, che spesso confondono tale "genio" con un disturbo che non ha nulla a che fare con il ragazzo.
In terza media erano stati fatti dei test attitudinali per l'orientamento scolastico in vista della scuola superiore e, sebbene i risultati fossero stati buoni e il ragazzo avesse espresso una preferenza per il liceo scientifico, i docenti lo consideravano non adatto per un liceo, non lo ritenevano in grado di sostenere qualcosa di così impegnativo. Purtroppo la mancanza di un supporto e di comprensione hanno condotto questo ragazzo verso la via della depressione; solo all'età di 24 anni uno Psichiatra gli aveva somministrato la WAIS (strumento per la valutazione dell'intelligenza negli adulti), rendendosi conto di avere davanti un QI pari a 135 (i valori medi si aggirano attorno ai 100), ma ormai era troppo tardi per riuscire a fargli recuperare tutta la fiducia in se stesso e la sicurezza che aveva perso negli anni precedenti, in cui avrebbe avuto l'esigenza di un supporto concreto per il proprio benessere cognitivo, emotivo, psicologico e sociale.

Considerazioni

Gli Anglosassoni definiscono i bambini plusdotati "gifted", ossia destinatari di un "dono" che, come tale, dovrebbe poter portare soddisfazioni e sicurezza nella vita di chi lo riceve; troppo spesso, invece, non è quello che succede ed essi non vengono assolutamente valorizzati.

Recentemente si è tenuto a Vicenza il primo Convegno Internazionale "Plusdotazione e talento: un investimento per il futuro", organizzato dalla Step-net Onlus (Associazione Italiana genitori di bambini plusdotati) in collaborazione con il Laboratorio Italiano di Ricerca e Intervento sullo Sviluppo del talento dell'Università di Pavia. Nato nel 2009 e riconosciuto dal MIUR come ente qualificato per la formazione scolastica, questo è l'unico laboratorio italiano che si occupa di plusdotazione con l'obiettivo di sostenere le famiglie, fare da rete tra esse e i professionisti; qui il personale effettua test di valutazione riguardo alle potenzialità dei bambini in questione, cercando di divulgare informazioni, anche attraverso articoli e riviste nazionali, circa questa tematica già conosciuta e affrontata da altri stati europei ed anche asiatici.
Perfino in Turchia e in Afghanistan essi vengono valorizzati, mentre purtroppo in Italia la Plusdotazione non è ancora ampiamente riconosciuta.

Si auspica che, in un futuro non troppo lontano, si conosca maggiormente questa attitudine, in modo da poterla coltivare nella maniera giusta, accompagnando tali soggetti nella crescita, stimolandoli e avvalorandoli, valorizzandoli come meritano.

Commenti: 5
1
Amy - ore 12:02 del 01 Marzo 2016
La psicologa che segue da un anno circa mio figlio di sei anni e mezzo per fobie, insicurezze ed una balbuzie emotiva che attualmente si è ritirata quasi completamente, qualche giorno fa nel colloquio mensile con i genitori mi ha detto che il bambino è plusdotato. Ammetto la mia ignoranza perché la parola mi faceva venire in mente il genio e i bimbi al MENSA, non certo il mio meraviglioso bimbo con una memoria eccezionale, una padronanza linguistica fuori dal comune, sempre però ad inventare mondi e luoghi e distratto...anche a scuola, dove il primo quadrimestre è stato una tragedia. Ingestibile, rabbioso, distratto, oppositivo...con un forte senso di inferiorità rispetto agli amichetti per quanto riguarda il rendimento. Grazie a questo articolo, che ho condiviso proprio oggi con le maestre, spero che mio figlio sia aiutato a sentirsi più sicuro delle proprie capacità. Grazie infinite dott.ssa Zappa per questo articolo!

2
Valentina - ore 19:12 del 01 Marzo 2016
Questa è esattamente la ragione per cui ho deciso di scrivere questo articolo: rendere consapevoli le insegnanti della possibilità di trovarsi davanti a bambini che possono essere giudicati erroneamente distratti o ingestibili, quando in realtà nascondono un enorme potenziale che ha solo bisogno di essere stimolato. Mi fa molto piacere che le sia stato utile questo testo e spero anche io che, alla luce delle nuove informazioni emerse, il suo bambino possa essere compreso e reso più sicuro di se stesso!

3
Laura - ore 21:42 del 01 Marzo 2016
Finalmente qualcuno che affronta questo argomento!! Grazie! Era ora che se ne parlasse e si rendesse nota questa "caratteristica speciale"! Grazie a nome di tutti i bambini plusdotati e delle loro mamme!

4
Dr. Francesco Giorico - ore 17:33 del 02 Marzo 2016
È indubbio che i bambini attualmente abbiano quella che è considerabile una "marcia in più" rispetto ai bambini delle precedenti generazioni. Molto spesso sono riscontrate dagli psicologi capacità e acquisizioni di competenze (motorie e percettive) precoci rispetto ai manuali forniti nelle facoltà di psicologia. Tuttavia permane il dubbio sulla autenticità dei queste acquisizioni. Potrebbe essere la mutazione culturale in atto a permettere a questi bambini di esprimersi maggiormente sviluppando competenze precoci? Oppure è merito dell'esposizione massiccia alla tecnologia attuale. Personalmente credo che l'evoluzione si sia evoluta e che questi bambini, molto rapidamente, abbiano acquistato caratterstiche genetiche e comportamentali evolute in risposta alla struttura già biologicamente progredita dei genitori. Un concetto molto interessante proviene, in questo senso, dalla bio-psicosomatica: i figlio sono la buona soluzione ai conflitti dei genitori; e ancora, la struttura dei figli è costruita sulla stuttura dei genitori in termini psicologici, comportamentali, emotivi e sessuali. Questi bambini /evoluti/ sono, per la mia interpretazione, il risultato della stessa evoluzione sociale e biologica già in atto all'interno della biologia umana e della società, in numerosi livelli. Gia molti decenni or sono all'interno di testi come "BAMBINI DEL FUTURO" e sucessimante in numerosi altri, venivano descritti scenari e modalità capaci di favorire tale evoluzione. Certo, continuare a utilizzare vecchi strumenti e vecchi approcci per sostenere ed educare questa nuova generazione di "bambini adeguati al momento attuale" è come voler utilizzare un francobollo per inviare una Email, di questo bisogna dal conto a tutti i coloro che, giustamente, si lamentano. Dr. Francesco Giorico

5
Giovanna - ore 20:19 del 03 Marzo 2016
se si prendesse ogni singolo bambino (che sia dotato in un modo o in un altro, tanto oppure poco) per ciò che è e ascoltandolo si andasse incontro ai suoi bisogni... che pace e che energia creativa circolerebbero....

I commenti sono stati chiusi.
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L'articolo «Psicologia e talento: i bambini plusdotati» è stato pubblicato nel N° 124 della Newsletter.

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