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Depressione e Insonnia: sperimentazione sugli effetti del sonno interrotto

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Depressione e Insonnia: sperimentazione sugli effetti del sonno interrotto
USA. Il ruolo dell'insonnia nell'architettura del sonno e nella regolazione delle emozioni in adulti sani

L'articolo "Depressione e Insonnia: sperimentazione sugli effetti del sonno interrotto" parla di:

  • Studio preliminare randomizzato della Johns Hopkins
  • Ripercussioni delle interruzioni del sonno sull'umore
  • Il ruolo del sonno profondo e del sonno a onde lente
Psico-Pratika:
Numero 122 Anno 2015

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 30 novembre 2015

Depressione e Insonnia: sperimentazione sugli effetti del sonno interrotto
USA. Il ruolo dell'insonnia nell'architettura del sonno e nella regolazione delle emozioni in adulti sani

Che la deprivazione di sonno sia nociva per la salute psicofisica e l'equilibrio dell'individuo è cosa risaputa, meno note sono le connessioni fra insonnia e umore depresso - sintomo molto comune nelle Dissonnie - e le relative origini biologiche.

Alcuni Ricercatori della Johns Hopkins Medicine (*) hanno voluto approfondire proprio questo aspetto, conducendo una ricerca sull'architettura del sonno con persone adulte sane e, in particolare, sugli effetti del sonno interrotto.
Un problema che - secondo i Ricercatori - riguarda circa il 10% della popolazione sana americana, come ad esempio i neo genitori o i Professionisti della Salute con reperibilità.

Lo studio Effects of sleep continuity disruption on positive mood - pubblicato sul numero di novembre di "SLEEP" (*) - nasce dalla collaborazione fra Patrick H. Finan e Michael T. Smith - Ricercatori della Scuola di Medicina alla Johns Hopkins University (*) - e Phillip J. Quartana, Ricercatore del Walter Reed Army Institute of Research (*).
I tre hanno testato un modello sperimentale sugli effetti che il sonno disturbato nella sua continuità può avere sull'architettura del sonno e sull'umore, allo scopo di comprendere il meccanismo che collega Insonnia e Depressione.

Architettura del sonno e impatto delle interruzioni del sonno

Secondo la National Sleep Foundation (*) il riposo, se sufficiente, garantisce il buon funzionamento del sistema immunitario, della produttività e del buon umore: gli adulti fra i 18 e i 64 anni dovrebbero dormire 7/9 ore per notte; oltre ai 65 anni 7/8 ore.
Di diverso avviso alcuni Ricercatori del Center for Sleep Research dell'Università della California (*) che, in un recente studio guidato dal Dottor Jerome Siegel, hanno stimato che un sonno ristoratore può essere di 6.5 ore (*).

Al di là della quantità di riposo occorre guardare anche alla qualità del sonno.
I Ricercatori della Johns Hopkins hanno infatti dedotto che le interruzioni del sonno (o come lo definisce Finan il sonno "a singhiozzo") sono molto più nocive della carenza di riposo, e questo potrebbe fare luce sull'associazione insonnia-depressione.

Patrick Finan (*) e colleghi hanno coinvolto nella sperimentazione 62 persone adulte sane, senza problemi del sonno ("good sleepers"), assegnate con metodo casuale a tre condizioni sperimentali diverse - tramite ricovero ospedaliero in un istituto di ricerca del circuito JHM - per tre sere consecutive:

  1. risvegli forzati durante il riposo notturno
    o Forced nocturnal Awakenings = FA
  2. riduzione delle ore di sonno posticipando l'orario del riposo
    o Restricted Sleep Opportunity = RSO
  3. sonno normale senza interruzioni
    o Uninterrupted Sleep = US

Il gruppo sperimentale FA - assegnato al protocollo di parziale deprivazione del sonno con risvegli forzati per tre notti consecutive - ha potuto riposare 280 minuti per notte, poco più di 4 ore e mezza.

Ogni giorno - prima di coricarsi - ai partecipanti è stato somministrato un questionario standard self-report per valutare il tono dell'umore e l'intensità delle emozioni positive o negative, come buonumore e rabbia.

Il riposo notturno è stato monitorato ogni notte attraverso il Polisonnigrafo, strumento che permette di osservare le fasi del sonno e diversi parametri fisiologici:

  • onde e attività cerebrali;
  • livelli di ossigeno nel sangue;
  • respirazione;
  • battito cardiaco;
  • movimenti oculari e delle gambe.

Dopo la prima notte non venivano osservate variazioni sostanziali fra le persone "costrette" a frequenti risvegli notturni, rispetto ai due gruppi di controllo; ma dalla seconda notte si notava una riduzione della positività dell'umore.

Condizione sperimentale Frequenti risvegli notturni (8) Riduzione delle ore di sonno Sonno non interrotto per 8 ore consecutive
Assegnazione random FA – 21 persone RSO – 17 persone US – 24 persone
Riduzione del sonno a onde lente (I notte) P < 0,05 -- --
Riduzione del tono dell'umore (II notte) 31% 12% --

La riduzione nel tono dell'umore dei partecipanti trovava conferma anche dopo la terza notte.
Dall'analisi con Polisonnografia, risultava inoltre che le persone risvegliate più volte durante la notte - rispetto a coloro che erano andati a letto tardi - avevano fasi di sonno profondo e di sonno a onde lente più brevi, ovvero una contrazione di quelle fasi giudicate fondamentali per la loro funzione riparatrice.

«Quando durante la notte il sonno è interrotto, non si ha l'opportunità di progredire attraverso le fasi del sonno e raggiungere la fase del sonno a onde lente, vale a dire il fattore fondamentale per il senso di ristoro» (*) spiega Finan.

La mancanza di sonno a onde lente ha una connessione statisticamente rilevante con l'abbassamento del tono dell'umore.
Oltre a ridurre l'energia della persona, incide sui suoi sentimenti di condivisione e partecipazione, a detrimento della vita sociale e affettiva, e tali effetti - come riscontrato nei tre giorni di sperimentazione - possono essere cumulativi.

«Con questi dati, abbiamo fornito una prova preliminare a sostegno dell'ipotetico meccanismo biologico - il deficit di sonno a onde lente - che potrebbe spiegare la comorbidità di Insonnia e Depressione» (*).

Dai dati emersi nella sperimentazione, Finan ritiene possa essere applicata anche a coloro che soffrono di insonnia, tuttavia sono necessari ulteriori studi per apprendere qualcosa di più sulle fasi del sonno delle persone che ne soffrono e per verificare il ruolo che può giocare il recupero del sonno (*).

The Effects of Sleep Continuity Disruption on Positive Mood and Sleep Architecture in Healthy Adults

Studio della Johns Hopkins Medicine, finanziato da National Institute on Drug Abuse, National Institute of Nursing Research e National Institute of Neurological Disorders and Stroke.

SLEEP, Vol. 38, Issue 11, Novembre 2015
www.journalsleep.org/ViewAbstract.aspx?pid=30292
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