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Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?

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Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?

L'articolo "Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?", parla di:

  • Soggetti coinvolti nella seduta di coppia
  • L'importanza dell'accoglienza in studio
  • Obiettivo del primo colloquio
Psico-Pratika:
Numero 156 Anno 2019

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A domanda HT Risponde: 'Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?'

A cura di: Luisa Fossati
A domanda HT Risponde: 'Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?'
Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?
Domanda pervenuta in redazione il 24 Aprile 2019 alle 17.21
La prima volta che entra una coppia nel nostro studio siamo di fronte a una bella sfida. Non che quando entra un singolo individuo non sia una bella sfida, ma la coppia si caratterizza per un livello di complessitè notevole: c'è un partner, c'è un altro partner e c'è... la coppia, che è un'ulteriore "entità". Io dico sempre che siamo in quattro durante una seduta di coppia: il terapeuta, due partner e la coppia.

Come si gestisce il primo colloquio con la coppia?
Prima di tutto, a costo di sembrare banale, il primo ingrediente importante è l'accoglienza. Siamo in presenza di due persone che stanno soffrendo e che avrebbero fatto volentieri a meno di venire da noi! C'è la possibilità che uno dei partner abbia spinto l'altra persona a intraprendere un percorso, senza che però ci fosse una reale motivazione. Quindi, nel migliore dei casi, ci troviamo in presenza di due persone sofferenti, in conflitto e prevenute. Ottima partenza, no? Per questo motivo è necessario trasmettere accoglienza e autenticità. Ci si sente al sicuro in presenza di persone autentiche, non di persone distaccate o che ci danno l'impressione di essere artefatte.

Una volta sbrigati gli adempimenti burocratici, si entra nel vivo del colloquio. Per me questo è il momento di maggiore tensione perché, per la mia esperienza, il modo in cui diamo "il La" ha un certo impatto relazionale sulla coppia.
Personalmente ho scelto di lavorare con un divano per le coppie, perché consente di vedere con chiarezza a quale distanza i partner scelgono di sedersi. La domanda con cui apro la seduta è: "cosa vi porta qui?" guardando entrambi i partner. Chi comincia a parlare? Prendetene nota: i vari "parla te che sei voluta venire"; "inizia tu che sei più bravo..." sono già informazioni preziose.

Nel primo colloquio il vostro obiettivo è ascoltare e creare accoglienza. Stop. Dovete iniziare a capire. Pertanto, le domande chiave sono:
  • Chi sono queste due persone?
  • Come mai hanno scelto di intraprendere un percorso?
  • Come sono arrivate da noi?
  • Come ciascuno di loro vede il problema di coppia?
  • Quanto appaiono rigidi nella visione del problema?
  • Riescono a esporre il proprio punto di vista stando sui fatti o hanno una modalità prevalentemente esternalizzante e giudicante (es. "...e qualunque cosa dico lei me la rinfaccia"; "...sono voluta venire io, lui non è mai d'accordo con me, tutto quello che dico è sbagliato");
  • Vedono dei punti di forza nella loro relazione?
  • Quali sono le strategie di coping che mettono in luce per gestire i problemi di cui parlano? Quanto è alto il livello di conflitto (gridano, parlano pacatamente senza guardarsi scegliendo uno stile comunicativo passivo-aggressivo)?
Comprenderete che è necessaria una buona dose di ascolto per mettere insieme questi pezzi. Partendo dalla domanda "cosa vi porta qui", abbiamo modo di indirizzare già il colloquio nella direzione del comprendere cosa accade nella dinamica della coppia (chi ha proposto di intraprendere il percorso, chi ha esplicitato per la prima volta il problema). Quando la narrazione sfocia nel conflitto sterile, in cui ci sono solo giudizi, fermiamo la narrazione e facciamo riflettere sugli effetti che l'emozione emersa (la rabbia il più delle volte) ha su di loro.
In questo modo la coppia inizia a prendere consapevolezza di alcuni aspetti che caratterizzano il loro modo di entrate in conflitto. Chiaramente è molto importante comprendere anche da quando la crisi è iniziata, cosa è successo in quel periodo e come andassero le cose prima.

Talvolta emerge che le prime avvisaglie erano presenti già da un po' ma che nessuno dei due partner ha voluto affrontarle per "comodità", perché "ho provato a passarci sopra pensando che sarebbe passata" o perch&egacute; "con la nascita dei bambini dovevamo pensare a loro e noi siamo andati in secondo piano".
Altre volte emergono dei traumi che possono essere con la "T" maiuscola, come la morte di un figlio o un incidente grave; in altri casi, emergono i traumi con la "t" minuscola che in terapia di coppia si chiamano "traumi di attaccamento" come un tradimento o qualunque evento che rompa la connessione e alteri quindi la fiducia. Nel primo colloquio può essere pericoloso entrare subito in profondità su questi eventi, perché ancora non conosciamo la coppia, la coppia non conosce noi e si rischia di far aprire ai partner ferite che però non si riesce a richiudere.
Pertanto, per quanto difficile, durante un primo colloquio è meglio prendere nota di eventuali traumi, ma circoscriverli alla raccolta di informazioni per poi affrontarli in profondità nelle fasi successive.
Al di là delle tecniche, però, è necessario che il primo colloquio faccia sentire la coppia al sicuro e libera di aprirsi al terapeuta.
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Commenti: 1
1 Salvatore Alfio Patrizio alle ore 18:49 del 14/05/2019

Mi e' piaciuto l' approccio introduttivo descritto...Aiuta a stabilire un clima resiliente privilegiando la fiducia reciproca della triade + 1 ( terapeuta - lui - lei - coppia ). per poter avviare un percorso di  autoconsapevolzza individuale e di coppia e se la coppia e' consenziente tentare la negoziazione del conflitto...L' approccio introduttivo presenta il ruolo del terapeuta come mediatore - facilitatore che non mira ad inquinare il percorso in quanto distaccato emotivamente ed ideologicamente ( visione personale di idea di coppia del terapeuta ed autogestione di eventuale identificazione proiettiva  ). La fiducia continuera' se lui e  lei prenderanno atto che la scelta finale spetta alla coppia e che il terapeuta gestira' empaticamente la Relazione di Aiuto.

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