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Mi sento insicura. Rassicuratemi!

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Mi sento insicura. Rassicuratemi!

Libero pensiero: Mi sento insicura. Rassicuratemi!

Scritto da: Valentina Rinaldi alle ore 16:02 del 11/01/2013

Cari colleghi sono Valentina, ho 30 anni, laureata da 3 ed iscritta all'albo da Luglio. Tra tirocini ed esperienze lavorative ho accumulato eperienza anche se non ho mai avuto un contratto di lavoro come psicologa, ma bensì come educatrice la condizione lavorativa effettiva che ho avuto a diposizione mi ha dato modo di mettermi alla prova e verificare che so fare la psicologa anche se naturalmente ho ancora tanto da imparare. Le mie aree di interesse sono la famiglia, l'adulto e l'adolescente. Sto facendo un master in mediazione familiare e ho deciso che se continuo a girare intorno alla professione di psicologa continuando a fare l'educatrice non realizzerò mai quello che è il mio vero e unico obiettivo. Però ho paura di non avere abbastanza esperienza, di non avere nessuno a cui chiedere cioè un professionista come me che mi prende sotto la sua ala e mi insegna. Io non voglio rubare il lavoro a nessuo. Non so se mi sono spiegata? Vorrei quindi che mi incoraggiaste un pò...con tutti i siti che ho letto questo è l'unico in cui ho trovato riposte effettive, dirette alle mie domande. Quindi mi sono buttata nella scrittura di questo pensiero libero!

Ciao e grazie

Commenti: 5
1 luisa alle ore 21:38 del 16/01/2013

Cara Valentina non disperare e resisti.ci sono tanti psicologi,piu' di quanto sia la domanda,ma quelli che li differenzia e' saper stare con il paziente,quindi ti consiglio una buona psicoterapia e un supervisore che ti accompagni nel lavoro con i pazienti(ma non uno che ti dice cosa devi dire obcoaa devi fare perché con il pz ci sei tu in seduta e soli tu puoi sapere cosa ti sta comunicando!).sei sulla buona strada se dai già a chi rivolgerti come fascia di utenti,hai un lavoro che ti permette di vivere nel frattempo che fai esperienza e la tua umiltà nel porti con i tuoi colleghi mi fa ven sperare di avere presto una collega umile ed emoatica.quindi secondo la mia esperienza ti consiglio di studiare tanto,di avere ingegno per es.nel proporti con progetti-seminari etc e di ascoltare le esigenze che ti si presentano.in bocca al lupo e non omologarti mai.

Luisa

2 Ferruccio alle ore 09:03 del 17/01/2013

Ciao Valentina,

i passi vanno fatti quando te la senti di farli, che significa: quando senti che la paura del nuovo riesci a tollerarla senza perdere la percezione delle cose. Non quando non hai paura.

Ovviamente non c'è un passo verso il nuovo che sia indolore. Personalmente ti posso dire che ogni passo che ho fatto verso un futuro incerto mi ha portato qualche notte insonne passata a bere camomilla e, da quando sono sposato, anche qualche attrito in famiglia. E questa è la vita.

Credo sia davvero un peccato non fare un passo verso la propria aspirazione per evitare il dolore che inevitabilmente comporta, l'incertezza, la possibilità concreta di fallire (rispetto a cosa? Il tuo desiderio lo hai trasformato in obiettivo?); perché in prospettiva non c'è peggior fallimento che arrivare all'età della pensione e dirsi "ho fatto un lavoro di merda tutta la vita ma avevo la paga minima sicura", un po' come la nave che non ha mai lasciato il porto di Spoon River.

Perché gli altri dovrebbero credere in te se tu non ci credi, se non sei la prima tu a scommettere su te stessa? Se ti metti in gioco la tua esperienza matura e possono arrivare nella tua vita persone che ti aiutano; se invece per te oggi è come ieri, domani sarà come oggi.

In questo momento della mia vita (ho 43 anni) sto facendo un passo forte, simile a quello che stai facendo tu; e parlando di queste cose con un 27enne mio collega lui mi ha confessato che vorrebbe fare lo stesso mio passo e mi ha detto: "ma come faccio a sapere che posso fidarmi di me?".

Se venisse da te una persona in difficoltà nel prendere una decisione per dare una svolta alla propria vita e ti chiedesse questo, psicologa, tu cosa gli risponderesti?

Occhiolino

3 Salvatore Arcidiacono alle ore 18:16 del 18/01/2013

 Valentina,

credo che la Tua ansia è legata al fatto di ritenere che l'unico approccio sia quello psicoterapico.Questa falsa credenza sposta il problema sulla iniziazione. C'è un  ambito della psicologia che opera in ambito clinico  e che riguarda i problemi di salute e di benessere psicofisico della persona. Mi riferisco alla psicologia della salute intesa, però, non come approccio  psicosociale ma come insieme di metodi, techiche e strumenti utili a favorire la biona salute o coadiuvare il processo di autoguarigione.Nella mia pratica privata, sin dai primi anni ottanta, ho integrato i saperi  della psicologia generale con la naturologia, ovvero con tutte quelle tecniche dolci e naturali (psicorilassamento, tecniche di meditazione e visualizzazione, tecniche yoga, tecniche di psicologia energetica e psicokinesiologiche, psicoalimentazione, fiori di Bach ecc), introducendo  un approccio psiconaturologico Ho iniziato collaborando con un medico, alla ricerca di un qualcosa di nuovo e di entusiasmante, seguendo, con i mezzi allora disponibili, l'operato di colleghi spagnoli, statunitensi e indiani. La psiconaturologia richiede  solida formazione psicologica di base: solide basi psicologiche  psicobiologiche e naturologiche. Sono certo che fin quanto che la nostra profesione arriccierà il naso nei confronti del nuovo ci sranno altri officianti che a qualsiasi titolo prenderanno il posto degli psicologi e copriranno la richiesta di mercato.  Fuori dalla psicoterapia ci sono altre cose da fare. Lo psicologo è un professionista della salute psicofisica e non può restringere il proprio ambito alla psicoterapia e alla patologia psichica. Il problema è, quindi,quello di modificare il modo di pensare la nostra professione. 

4 Valentina Rinaldi alle ore 15:45 del 25/01/2013

Cari colleghi io vi ringrazio tanto! Da ognuna delle vostre risposte ho colto qualcosa di molto utile e ne farò proprio tesoro! Comunque chiarire alcune cose che non emergevano dal mio primo scritto: attualmente sono disoccupata ed è proprio questa condizione che mi ha fatto pensare che forse questo è il momento di buttarmi, di mettermi alla prova come dice Ferruccio anche xè non sono una tipa che se la fa sotto e vive di rimpianti ma a volte mi faccio troppo condizionare da quello che la gente potrebbe dire di me! Ma anche qui le vostre risposte mi hanno rassicurato e alla fine mi devo rilassare! So di essere in grado di fare bene ma al tempo stesso so anche che di lavoro c'è ne tanto da fare e quindi supervisione a manetta e poi leggere articoli, tenersi aggiornati e in contatto con chi lavora con noi, confontarsi!! Intanto che mi organizzo x l'apertura studio leggo e studio e ripasso ciò che ho studiato all'università e faccio volontariato in NPIA nell'ospedale della mia zona così faccio esperienza!! 

Grazie mille

5 Ferruccio alle ore 08:31 del 26/01/2013

Cosa potrebbe dire di te la gente? Le persone intelligenti direbbero: "hai visto Francesca che coraggiosa?! E' proprio brava!"

Se è così, non hai nulla da perdere e la tua professione da guadagnare: la condizione ideale per un successo.

Un po' di anni fa era ancora vivo un mio familiare la cui parola influenzava in negativo la stima che avevo delle mie capacità. Era solito sparare giudizi e darmi consigli su come vivere e i consigli erano sempre improntati al non rischiare. Quei giudizi e consigli hanno avuto il peso di macigni per me, finché non ho imparato a fargi la domanda magica: "ma tu che vivi una vita così, sei felice?" Non poteva guardarmi negli occhi e dirmi "sì, sono felice", perché sarebbe stata un'evidente balla. A quel punto cascava il palco e l'influenza del suo giudizio sul mio stato d'animo si dissolveva nel nulla come una bolla di sapone.

Col tempo ho imparato che rivolgere silenziosamente questa domanda alle persone per cui provavo soggezione aveva un effetto terapeutico. Non è un giudizio: puoi vedere una persona contenta di ciò che fa e dire "sì, lei è felice facendo così e cosà, ma io non sono fatta così, io sono felice in un altro modo". Spesso, quando ti poni la domanda, guardi in faccia la persona la cui opinione temevi così tanto e per la prima volta ti accorgi della pena che traspare dal suo volto; e dire "ma io ho paura del giudizio di una persona così infelice, poverina..."

Non si tratta di criticare la vita degli altri, ma di vivere la propria.

Quando hai aperto la tua attività mandami un biglietto da visita via mail, che se in zona tua sento di famiglie in difficoltà te le invio.

Allora in bocca al lupo!

Ferruccio

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