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Domande di psicologia, "l'esperto" risponde. Che ne pensate?

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Domande di psicologia, "l'esperto" risponde. Che ne pensate?

Libero pensiero: Domande di psicologia, "l'esperto" risponde. Che ne pensate?

Scritto da: Paolo alle ore 08:18 del 12/11/2012

Parliamo di web.
Dunque, navigando in rete si trovano trionfi di siti nei quali è possibile trovare la sezione - più o meno - psicologica popolata dalle domande che l'utente rivolge all'esperto.
Bene, fin qui nulla da ridire, stiamo al passo con i tempi, le persone si informano, chiedono, hanno bisogno di sapere e oggi internet consente di accorciare i tempi e le distanze (in un certo senso) tra domanda e risposta.
Provo però un certo fastidio atterrando su queste pagine.

Ovviamente non sono le domande a indispormi, ma le risposte.
In particolare trovo sconvenienti e svilenti per la nostra categoria alcuni tipi di risposte.
Mi riferisco a quelle che vengono fornite a domande circa l'operato del proprio curante. Per esempio "il mio terapeuta sostiene che... ma io non so cosa pensare/non sono d'accordo", oppure "la psicologa/terapeuta di mio marito dice che..."

Spesso a queste domande colleghi (o presunti tali) rispondono criticando, quando non demolendo, l'operato del collega curante... ecco, questo mi fa proprio arrabbiare.
Risposte quali "il suo terapeuta ha impiegato il test sbagliato, dovrebbe invece somministrare questa batteria di test" o ancora "il collega non sta svolgendo bene il suo lavoro, le consiglio di cambiare terapeuta" e ancora "ritengo che il collega abbia sbagliato in pieno la diagnosi"...

Ma che ne sanno!? Con che diritto giudicano il lavoro di altri, quando non sono LORO quelli che sono nella stanza della terapia o della consultazione?!

Non credo che sia né corretto né giusto, sia nei confronti dell'utente sia nei confronti del collega, criticare arbitrariamente l'operato di quest'ultimo.
Penso che in queste occasioni i colleghi che tutto sanno perdano una buona occasione per stare zitti.

Chiaro che una risposta all'utente va data, ma è proprio necessario entrare (tra l'altro a gamba tesa) nel merito della cura e dell'operato del collega?
Siamo proprio sicuri che sia una cosa che è possibile fare?
Voi cosa ne pensate?
E se fosse un vostro paziente quello che fa la domanda e voi l'oggetto delle risposte?

Commenti: 5
1 liggen alle ore 21:51 del 21/11/2012

salve, credo di poter dire che il problema è all'origine...se diamo valenza ad un consulto x posta su giornali o rviste..li' si parla ,a mio avviso,di indicazioni di massima, direi superficiali e poco indicative..cert l'etica o deontologia deve essere rispettata sempre..se da queste considerazioni si vuole tirare fuori una problematica con contenuti specifici e allora siamo al doppio errore....come es se si vuole giocare professionisti degli scacchi o del basket con dilettanti o amatori..facendo sfoggio di tecnica e strategie..il distinguo credo sia visibile..le chiacchere ai chiacchieroni..le consulenze ai consulenti seri,professionali e ..dal vivo..cioè in rapporto diretto.grazie e saluti

2 elledi alle ore 22:07 del 21/11/2012

ehhhh, da quando si é abbandonato il concetto di formazione analitica, di transfert e controtransfert, questo é il risultato. Ma il problema non é il fatto che un professionista non dovrebbe criticare l'operato di un altro, quella é una banale questione di etica e di educazione. Il problema é perché lo fa. Perché si sente in dovere di essere (nella fattispecie dell'esempio) competitivo. E'evidente che manca di formazione personale, di analisi, di gestione del proprio privato e, in ultima corsia, anche di maturitá.  Il fatto é che sono ormai mosche bianche gli altri. D'altro canto, s'é voluto l'albo? Non era prevedibile che sul carrozzone sarebbero saliti in 200 con 300 scuole raffazzonate e americanizzate?  Non era prevedibile che, partendo la cosa da Ossicini, che in vita sua faceva il politico e mai vide un pz, uno, sarebbe esitata in questo? E come disse quello della bicicletta.....

3 Anna alle ore 12:35 del 22/11/2012

Nella mia esperienza professionale ho imparato una cosa fondamentale il cliente/paziente "interpreta" e spesso "distorce" il significato di ciò che gli viene detto. Lo fa perchè in quel momento risponde a un suo bisogno. Io e le mie colleghe operiamo in un particolarissimo reparto di ospedale, che accoglie malati terminali e loro cari. Abbiamo imparato che quando qualche paziente e/o familiare di questo viene a criticare l'operato di una collega, non la difendiamo, nè la critichiamo a nostra volta, ma lo rimandiamo alla collega stessa, spingendolo a esprimere i suoi dubbi con la diretta interessata. E poi, dalle riunioni di equipe, emerge sempre quante cose vengano travisate.

4 Giusj alle ore 13:03 del 22/11/2012

Ricorrere al web per pubblicizzare la propria attività è lecito dal mio punto di vista, ma farlo a scapito dell'altrui professionalità non lo è mai: né sul web nè tantomeno nei rapporti "diretti" con amici, parenti o sconosciuti. A domande del genere, si dovrebbe rispondere parlando dell'esperienza del cliente e solo di quella, partendo dal presupposto che il nostro lavoro di psicologi e psicoterapeuti "funziona" sulla base di una relazione di fiducia. Un utente che si pone domande sulla fiducia, probabilmente sta sperimentando una sensazione di perdita (di denaro, di tempo, di potenziale, di risorse...). Ma questo lo sappiamo noi e non possiamo spiegarlo con poche frasi di risposta su un forum di discussione o sui commenti ad un sito. Anche perchè, altro presupposto da tenere sempre ben presente sarebbe che, se quest'individuo non si fida del suo terapeuta, perchè dovrebbe fidarsi di uno sconosciuto quale io sono per lui?  E questa, a mio parere, potrebbe anche essere la domanda da porre alla persona che chiede un parere sul web sul professionista che l'ha in cura o sul tipo di terapia che sta portando avanti... magari aggiungendo anche che è nel suo diritto porre questo tipo di interrogativi direttamente al suo terapeuta (informiamo! cogliamo l'occasione, in qualità di professionisti, di far sapere alle persone che ci interrogano come funziona la nostra professione: creiamo un circolo virtuoso partendo da quello che potenzialmente potrebbe essere qualcosa che si ritorce contro la nostra stessa professione! siamo psicologi. o no? O.O).

5 Giusj alle ore 13:04 del 22/11/2012

La gente si fa un sacco di fantasie sul web e le risposte che questo strumento può dare. E gli psicologi non sono immuni: siamo persone e come tali viviamo ed agiamo nel mondo. Quello "reale" di fuori come quello virtuale del web. Ma abbiamo (o dovremmo avere!) acquisito degli strumenti in più, rispetto a chi nn ha fatto il nostro percorso di studi e di esperienze, per leggere e comprendere la realtà. La domanda è: siamo in grado di utilizzare questi strumenti?

Per favore, non torniamo a pensare (e trasferire il concetto) che la psicoanalisi sia l'unico strumento di terapia, sennò stiamo veramente a parlare di aria fritta... e la formazione personale è obbligatoria sempre, in qualsiasi scuola di formazione. Nessuno può fare psicoterapia (né medici, né psicologi) senza una specializzazione quadriennale. Ma siamo all'ABC...

Buona giornata e buon lavoro a tutti

P.S.: chiedo scusa per il doppio messaggio, ma... i limiti degli spazi sul web non permettevano l'invio di un unico messaggio (troppo lungo).

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