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Quale abito per lo psicologo?

Libero pensiero: Quale abito per lo psicologo?

Scritto da: Francesca alle ore 08:30 del 03/04/2011

Sono una giovane psicologa, non certo per età, ma per esperienza lavorativa, e alle soglie dell'esordio professionale mi pongo una serie di interrogativi che ovviamente riguardano il mio relazionarmi al mestiere...

Tra questi mi piacerebbe confrontarmi con voi sul tema dell'abbigliamento, cioè vi siete mai chiesti se il modo in cui ci vestiamo e quindi ci presentiamo ai pazienti ha una qualche ricaduta sul rapporto con gli stessi?

Beh io lo sto facendo, e non solo nei termini del poter dare una buona immagine di sé, per cui ovviamente curati e puliti, ma penso a dinamiche più sottili che inevitabilmente entrano in gioco.
Semplificando a puro scopo chiarificatorio penso ad esempio alla seduzione, nell'incontro tra uomo e donna, e alla competizione, nell'incontro donna e donna ma anche tra uomo e uomo (posto che la competizione tra maschi sì gioca prevalentemente su altri livelli, a volte però anche su quello che qui propongo).

Come donna nella vita di tutti i giorni curo il mio aspetto, ovviamente secondo i mie "dettami" personali per cui mi trucco, spesso uso il rossetto, a volte mi adorno con monili (orecchini & Co) e adoro i tacchi possiedo pertanto un corredo calzaturiero che si caratterizza per la totale assenza di scarpe basse.

Ecco proprio considerando il mio abituale modo di vestirmi, pensando ad es alle scarpe che indosso (anche in questo momento), se come donna le adoro, e mi diverto a giocare nell'abbinamento scarpe-borsa-cintura (come molte donne, immagino), mi chiedo però se le stesse siano adeguate per "una psicologa".
è per dirla in breve, si possono indossare i tacchi durante il lavoro? E quanto possono essere alti? Oppure le gonne, di che lunghezza? E il trucco? O ancora, pensando ad alcuni colleghi, anfibi si o no? Etc....
Finora personalmente mi sono data risposte che attengono all'area del buon senso e del buon gusto, mi chiedo però se ci sia altro da considerare....

Ovviamente so che il mio essere psicologa si fonda sul mio essere persona, in questo caso donna, per cui non posso negarmi mistificandomi di fronte ai futuri pazienti, mi chiedo però se ci siano accortezze particolari da seguire che tengano conto della fisicità e dell'impatto che la stessa, la nostra fisicità di persone-psicologi, ha sugli altri, persone-pazienti.

Ho cercato quindi di trovare risposte a questi interrogativi confrontandomi con altri colleghi più navigati di me e con i miei docenti.
Beh posto che ognuno mi ha dato delle risposte, mi piacerebbe sapere se anche voi vi ponete questa domanda e che risposte vi siete o vi hanno dato, indipendente dall'orientamento di appartenenza.

Come donna mi piacerebbe sapere che risposte vi siete date colleghe donne, ma sono anche curiosa di sapere l'opinione o la posizione in merito dei colleghi maschi. Sarei curiosa di sapere tanto l'opinione di chi come me si approccia ora alla professione quanto di chi invece la svolge già da tempo.

Tra le risposte che fin qui mi sono state date voglio condividere con voi due posizioni espresse da colleghi di lunga esperienza, una psicoterapeuta donna ed uno psicoterapeuta uomo, perchè trovo siano molto interessanti le due prospettive.....

La terapeuta donna mi ha detto che spesso la seduzione nell'incontro (consultazione, consulenza, terapia) è promossa dai professionisti maschi (più o meno consapevolmente)ma sono le colleghe donne che si pongono il problema di non essere seduttive o di fare quanto meno i conti con la propria seduttività.

Il terapeuta uomo mi ha invece detto che i terapeuti maschi non hanno particolari problemi/difficoltà nell'aera della seduttività con le pazienti donne così come invece possono avere le colleghe donne con pazienti maschi. Inoltre il collega sottolinea un altro aspetto a cui le terapeute/psicologhe donne devono prestare attenzione nel lavoro con gli uomini, ossia il tema della conquista. Secondo la sua esperienza, per un uomo è difficile affidarsi alle cure di una "femmina", e sull'onda dello stereotipo di ruolo di genere - il maschio conquista e la donna è la preda - facilmente in particolari momenti della terapia (soprattutto all'inizio, e/o in fasi di criticità), il paziente potrà "agire" dinamiche "predatorie" (come difesa) che si traducono in franchi apprezzamenti e corteggiamenti nei confronti della psicologa.

Ecco queste sono, molto succintamente, le risposte che mi hanno maggiormente colpita, sicuramente nel riportare quanto espresso da altri ci sarà stato un certo grado di involontaria distorsione da parte mia per cui sicuramente i colleghi non mi hanno detto esattamente quanto ho scritto ma è ciò che a me è rimasto.

Per cui colleghi vi domando quali sono le vostre opinioni in merito al corpo del terapeuta/psicologo (sia donne che uomini, naturalmente) nello spazio professionale, come va "trattato" o considerato nel lavoro con i pazienti? Vi siete mai posti questo interrogativo, o quanto meno avete mai riflettuto al riguardo?

Francesca psicologa 'debuttante' :).

Commenti: 17
1 Tina alle ore 10:42 del 07/04/2011

Io sono ancora lontanissima dall'esercizio della professione visto che ho appena concluso solo la laurea triennale ma mi viene da pensare che il problema da porsi non sia tanto come vestirsi quanto piuttosto come gestire le dinamiche che di volta in volta si creano col paziente a prescindere dall'elemento contingente che le innesca. Se il/la terapeuta ha una tendenza alla competitività o alla seduttività o il paziente tende a leggere i comportamenti altrui come competitivi o seduttivi non c'è abito monacale che tenga, queste caratteristiche si esprimeranno comunque. Quindi lavorare molto per conoscerle fino in fondo e se ti piace il tacco alto, tacco alto sia.

2 Ale alle ore 13:19 del 07/04/2011

Esercito la professione da 20 anni, sono una donna giovanile e naturalmente sensuale, ma mi sono sempre acorta che i miei pazienti cercano la dolce espressione dei miei occhi e la mia capacità di accogliergli come essere umani, sensa pregiudizi.

Il primo paso di una psicologa è essere in pace con sè stessa e non pregiudicarsi per prima.In bocca al lupo...

3 Donatella alle ore 13:57 del 07/04/2011

Svolgo la libera professione da qualche anno, e sono una persona che veste in modo molto semplice. Questo non ha impedito ad alcuni pazienti maschi di tentare l'approccio, anche se è stato canalizzato e inserito nel fiume di input che fanno parte della terapia. Penso quindi che comunque tu ti vesta, andrai a colpire le dinamiche di una persona o piuttosto di un'altra. Per qualcuno quindi potresti non andare bene, o per altri andare"troppo bene". Quindi sii te stessa, magari rifletti sul come mai ti poni molto questo problema; durante la terapia ne troverai molti altri..devi lavorare anche su te stessa. Un saluto e in bocca al lupo. Donatella

4 Stella alle ore 14:35 del 07/04/2011

Sono psicologa 31enne e frequento spesso altri corsi e seminari di psicologi. Quello che ricordo, se ripenso ai vari corsi e seminari, non è l'abbigliamento, ma il volto, che è la parte del corpo si cui, incosapevolmente, concentro l'attenzione (me ne sono accorta ora che ci rifletto, grazie al suo stimolo). In particolare, l'espressione del volto e il linguaggio paraverbale, cioè tutte le caratteristiche intonazioni e cadenze. Quindi non mi interessa come si vestono, purché non troppo formali, tipo giacca e cravatta in stile matrimonio! Riguardo a me, sono in genere abbastanza formale, mentre quando ho gruppi di giovani o adolescenti, faccio spesso un compromesso: jeans, per richiamare il loro mondo, e giacca, per porre un limite e ricordare la diversità di ruolo.

5 Valeria alle ore 15:09 del 07/04/2011

sono anche io una psicologa in formazione e, talvolta, mi sono fatta le tue stesse domande, seppure da un punto di vista diverso. Pur curando il mio aspetto, io sono, diversamente da te, piuttosto informale, odio i tacchi, e difficilmente metto la gonna: mi sono chiesta anche io se nell'ottica di una maggiore professionalità non avrei dovuto "adeguarmi" ad un abbigliamento più formale. Quando ho iniziato la specializzazione ho iniziato ad incontrare colleghi e colleghe, anche in situazioni professionali e, sarà un caso, ma ho trovato che molte delle colleghe sono informali e sportive anche in situazioni professionali (certo, non in tuta!). La risposta che mi sono data è che ognuno di noi debba semplicemente essere se stesso, altrimenti il paziente sarà il primo a cogliere la maschera, indipendentemente dalle dinamiche di seduzione... e poi, come ha sottolineato già qualcuno, la seduzione non naviga solo sul tacco a spillo o sull'attrattività in generale della persona... e quello che può attrarre me non necessariamente attrae l'altro.

buon lavoro

6 silvia goi alle ore 11:59 del 08/04/2011

Seguo molti corsi di formazione per psicologi, e ho avuto modo di osservarli sporadicamente.

Se devo dare un'opinione spassionata, penso che il vestito non dovrebbe spostare l'attenzione del discorso in un'altra direzione. Tuttavia è anche un input positivo il mostrare che una donna

'forte', che domina comunque la situazione dal punto di vista emotivo ed accetta l'ascoltatore,

possa scegliere modelli più moderni di riferimento, cosa che può risultare di qualche complicità liberante per i più giovani. Ecco,penseranno, è una dottoressa, è qui e sta parlando con altri, e però ha il piercing all'orecchio, ha scelto lei di farlo, etc.

 Dipende un po' dall'ambiente e dal modo di porsi che prevale, ma scegliere liberamente è un segno di forza, di professionalità, non di debolezza. 

Vero invece che per un'audience d'età ,sempre  nel caso che lo psicologo sia donna, ciò lo fa un po' rientrare, per l'occhio, in quest'ultima categoria, facendone scordare per un attimo la dimensione professionale. Ma anche questo può servire, a seconda della finalità che ci si propone in quel caso. Nel proporre il proprio intervento la prima volta, è naturalmente meglio un impatto di tipo neutro.Occhiolino

7 Marcella alle ore 11:28 del 09/04/2011

Tanti anni fa pensavo che la psicologa indossasse il tailleur.....

ora che inizio a essere e fare la psicologa e mi confronto con vari colleghi e colleghe vedo che ognuno ha il suo look, ma c'è in effetti un qualcosa in comune. Questo qualcosa a mio parere è la cura di sè nel vestire. Se poi per te sono tacchi alti, e per me è l'uso di vestiti non importa. E' quasi come se il prenderci cura di noi poi trasmettesse un "saperci prendere cura di" un utente.

In linea di massima quindi penso che ognuno adotterò il suo stile nel vestire, così come nel tempo svilupperà un certo stile terapeutico pesonale, fermo restando che siamo professionisti, quindi, metaforicamente, se mi piace in bikini......non me lo metterò certo per lavoro, ma lo riserverò ad altri ambiti! così come magari una mini troppo mini....o una trasparenza troppo nuda.

un abbraccio!

8 Nives leonardi alle ore 17:11 del 13/04/2011

Non sono una spicologa ma un'utente, termine orribile, da tanti anni di un spicologo.Che si veste in modo orrendo, indossa cravatte assurde disperatamente colorate. La cosa mi ha sempre infastidito e continua ad infastidirmi, i primi 5 minuti sono sempre difficili, vuoi perche' x me gli inizi della sessione sono difficoltosi x se stessi  che poi sommati alla sua cravatta, camicia ecc.ecc.il tutto sembra insopportabile.  Ovviamente ho manifestato il mio sentimento e gli ho chiesto di togliersi la cravatta quando ci vado Voglio dire con questo che il buon gusto prima di tutto non sarebbe male  armonia nei colori....magari non troppo chiassosi. Poi ke i tacchi siano a spillo o no poco importaImbarazzato

9 silviagoi alle ore 08:03 del 14/04/2011

Risposta a Nives.

Mi pare letteralmente impossibile che non faccia apposta. Forse per farsi ricordare meglio, ha iniziato ad indossarla. Poi è divenuto un suo contrassegno. Se c'è un altro significato, è

emerso nei vostri colloqui ed è certo coperto dalla privacy - una finalità professionale può essere quella di creare un appiglio con altre abitudini non volute, che si vogliono modificare. Per dire: c'è un aspetto 'di disturbo' nella

comunicazione...evidente allusione alla situazione terapeutica...e poi c'è molto di una generazione che rifiutò il camice bianco, naturalmente.

Una cravatta ( accessorio maschile per eccellenza) da sfidare?

                                                    S. G.

 

 

 

10 silviagoi alle ore 12:43 del 15/04/2011

L'importante è ricordare che lo psi non si veste solo per noi, per provocare o sorprendere solo noi,

ma che ha contatto con tutta l'utenza e con i colleghi...Quindi l'aspetto di provocazione tende ad essere attenuato.

 

                                          SGBocca sigillata

11 Campione alle ore 19:18 del 03/05/2011

Carissima  collega,

Anche  io  tante  volte  mi  sono  posta  tale  domanda.Io  provo  a  farmi  guidare  dal  buon  gusto nel  vestirmi, non  precludendomi i  tacchi  a priori.

E  se  dovesse  capitarmi  una  situazione   particolare,mi  auguro  di  gestila  in  maniera  consona  alla  mia  professione .

12 silviagoi alle ore 07:42 del 04/05/2011

...e poi dev'essere bello poter agire (QUASI) spontaneamente, lasciandosi 'guidare dal buon gusto'...ma mi chiedevo: cassare i tacchi il più delle volte è una scelta obbligata, in ambienti dove si deve fendere la folla... ma dico così perché la questione mi sembra interessante e neanche tanto disimpegnata, non certo per costruire una legge al riguardo... 

13 campione alle ore 12:13 del 04/05/2011

Allora....dove  eravamo   rimasti? Se  la  scelta  è  obbligata, di  certo  cercherei  di  non  calzare  i  tacchi  troppo  alti..Penso  che  noi  dovremmo  avere  un  intelligenza  tale  di  poter  addatarci  alle  nuove  situazione,di  esere  flessibili  cognitivamente.

Inoltre,  ci  sono  certi  capi  di  abbigliamento  per   i  quali  una  scarpa più  bassa "calza  a  pennello".

14 silvia alle ore 13:14 del 04/05/2011

Io ho sempre  sentito una certa necessità di 'fuga dal medicale'...ma capisco che

la scelta di abbigliarsi 'da bellone' possa urtare, perché sposta il discorso su di un piano

eccentrico rispetto alla finalità, e certo a qualcuno fa cattivo effetto, pregiudizialmente. Davvero non è per

maschilismo o minore libertà, una volta tanto, che alcuni si sentivano urtati.

Forse piuttosto è perché appariva un segno di sfoggio di maggiore ricchezza, in un luogo pubblico di accettazione di qualsiasi persona. Ma in fondo spero che sia una polemica datata. 

15 YoungJung alle ore 02:58 del 02/11/2012

Sono un giovane psicologo maschio e mi sono posto anch'io il problema del look. Penso che soprattutto per i giovani (professionalmente) sia un tema importante, perché siamo ancora alla ricerca della nostra "identità professionale" nei termini di "chi sono io in relazione al paziente" e "che idea ho di me" e "che idea vorrei che il paziente avesse di me". Vestirmi come e per comunicare cosa...? se mi metto in giacca e cravatta il paziente penserà che sono professionale? O che sono spocchioso? Se mi vesto in jeans e felpa il paziente penserà che sono sciatto o poco professionale? Probabilmente qualcuno valuta il nostro abbigliamento, a qualcuno piacerà, a qualcun altro no...

Credo che il giovane psicologo/a possa utilizzare questi interrogativi su diversi livelli:

1) quanto importantè è per me l'aspetto del look e perché? (ad es. visto che non mi sento ancora uno psicologo, ritengo di dover aderire ad un'immagine particolare o viceversa, visto che mi ci sento eccome psicologo, forse non pongo attenzione al mio aspetto al punto da presentarmi vestito contro ogni regola di buonsenso?)

2) quanto mi sento a mio agio nel mio look?

3) come il mio look influisce nel lavoro clinico? cioè come il paziente vive il mio modo di pormi anche dal punto di vista del look?

4) come il mio pensare il mio look influisce nel mio lavoro clinico? cioè il fatto di preoccuparmi o vivere serenamente il mio modo di vestire e di pormi come influisce nella relazione con il paziente? 

Ringrazio la giovane collega che ha posto il problema, perché ho letto molte riflessioni interessanti e ho avuto modo a mia volta di articolare le mie...

Buon lavoro a tutte e a tutti!

16 silviagoi alle ore 09:14 del 02/11/2012

Penso che la riflessione strutturata sia una novità (buona) del Net, e persino delle chat-lines.

Tuttavia quel che conta davvero è il gradi d'immersione nella realtà in cui c'è anche il paziente,

ed è questo che determina la nostra scelta anche vestiaria, cosciente o no. Con tutti i viraggi fantasmatici che si possono concedere.... 

Quanto all'autotest somministrato da YoungJung (azzeccato, lo pseudonimo) si potrebbero

suggerire due altre domande: x) Quale età suggerisce il mio look? Quale fase 'storica' d'approccio?                             y) E' medicale o informale?

Certo...poi conta quale effetto sortisce, non escluse grandi sorprese....

 

 

17 Mara alle ore 18:35 del 03/06/2019

Ciao cara, grazie per la questione che hai sollevato. Per me la questione del vestito è un punto da non trascurare. Ho visto che le i miei pazienti apprezzavano vederemi vestita sempre con uno stesso stile. Io avevo scelto il completo  maschile con pantaloni e giacca, la camicia e le scarpe stringate. 

Quando poi, repentinamente, ho cambiato il mio look, utilizzando le gonne tubino e giacca, scarpe con il tacco, alcune persone hanno reagito non bene. Ho perso diversi pazienti, altri invece sono rimasti e altri ancora sono arrivati. 

Credo di sì, che il modo di vestire sia un livello della comunicazione e rientri nel setting delle aspettative dei nostri pazienti.

Sono anche d'accordo con le collgehe che dicono che qualunque cosa scelgi, quella il tuo paziente accetta, ad alcuni va bene, ad altri non va bene.

Comunque ha un effetto.

Io sento che la mia professione è un servizio per gli altri. Cerco di non fare la prima donna e ho capito che è meglio non cabiare continuamente, ma cerco e cercherò in futuro (perché anch'io ci sto lavorando) di mantenere un abbigliamento elegante, sobrio, più o meno lo stesso sempre. La seduta è lo spazio del paziente e della sua espressione anche nel vestito. Ciao e grazie

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