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Esiste un ombrello per ripararsi dalla pioggia di sms?

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Esiste un ombrello per ripararsi dalla pioggia di sms?

Libero pensiero: Esiste un ombrello per ripararsi dalla pioggia di sms?

Scritto da: Francesca alle ore 00:13 del 16/10/2011

Salve a tutti, ho bisogno di un consiglio.
Qualche tempo fa una collega mi ha inviato un suo paziente per somministrargli un test.

La collega ha fornito al paziente il mio numero di telefono personale.

Ho visto la persona due volte, una in occasione della somministrazione, l'altra al momento della restituzione, avvenuta più o meno un mesetto fa.

Tra la somministrazione e la restituzione è passato un po' di tempo, circa un paio di mesi.

Nel periodo compreso tra il primo contatto telefonico, per fissare l'appuntamento, a tutt'oggi (circa 6 mesi dopo), nonostante la mia "funzione" sia esaurita, succede che questo paziente della collega mi sommerge di sms, a qualunque ora del giorno e della notte, sì ho ricevuto sms anche nel cuore delle notte... e io non so più come gestire la cosa.

Ho sempre tenuta informata la collega, sua terapeuta, del comportamento del paziente.
Fino ad ora ho risposto ad alcuni messaggi, in particolare a quelli che mi parevano maggiormente gravidi di angoscia, invitando sempre la persona a parlarne in seduta con la sua terapeuta.

Ultimamente non sto più rispondendo, semplicemente inoltro gli sms che ricevo alla sua terapeuta.

Onestamente mi sento molto a disagio, in parte sono infastidita da questa invadenza, dall'altra mi dispiace perché la persona è veramente gravemente sofferente.

La collega purtroppo non mi è di grande supporto. La comunicazione via sms è una modalità più o meno abituale per lei ed il paziente.

Il punto quindi è: questa persona non è mio paziente ma continua ad inviarmi sms e io comincio a tollerare poco la situazione, non nego di essere anche vagamente arrabbiata con la collega perché ha fornito (senza chiedermelo prima) il mio cellulare personale, e io... come posso ripararmi dalla pioggia di sms che ricevo?

C'è qualcuno che ha vissuto un'esperienza simile e quindi che possa fornirmi consigli o indicazioni in merito a come gestire questa situazione?

Conto su di voi, per quanto vi sarà possibile dirmi/indicarmi.
Grazie, Francesca

Commenti: 13
1 silviagoi alle ore 08:44 del 20/10/2011

E' imbarazzante a dirsi, ma l'appello di F. si legge come un vero giallo, l'inizio di un romanzo,

e ne emerge perfino un certo tratto narrativo...anche per la sorpresa di prender coscienza della femminilità della dimensione solo dopo molte righe.La comunicazione che aveva la collega comprendeva anche chiamate notturne?! Desumo di no, dal contesto. E' con la collega che si deve comunicare, perché il paziente sembra dominato da pulsioni che magari poco riguardano la relazione terapeutica. Siamo sicuri che non ci sia una motivazione più 'primitiva', più adolescenziale nella ricerca di un'altra terapeuta, per di più donna? Talvolta la motivazione

è più semplice, di quel che si pensa professionalmente. E il rifiuto della collega di riassumersi in carico il caso, a parte la poca solidarietà che ne emerge, sembra un modo per liberarsi del 'pacco'. Forse il paziente ha avuto paura ( aggiuntiva ad altri aspetti di disturbo) di essere

lasciato solo a fronteggiare le crisi, che si saranno acuite, e si è voluto 'vendicare' infittendole.

Dico così congetturalmente, perché né viene indicata la patologia scatenante, né ci viene detto ( preziosa informazione) qual è il motivo del 'passaggio di mano' e chi è stato ad attuarlo davvero.

 

2 Antonella Crestani alle ore 08:50 del 20/10/2011

Gentilissima collega,

mi sembra che le strategie che hai attuato siano state le migliori in tale situazione.

Ora forse occorre tagliare anche l'ultimo cordone ombelicale, magari informando questa persona che non tu puoi più fare da tramite tra lei e la tua collega poichè il rapporto tra voi due è terminato e perciò che gli sms non verranno da questo momento più letti e soprattutto nemmeno inoltrati alla collega.

Ovviamente tu cara Francesca, poi, appena arrivano gli sms li cancelli (senza nemmeno leggerli!). Penso che così la cosa dovrebbe scemarsi piano piano.

E' un po' drastica questa strategia, ma la propongo poichè mi sembri enormemente infastidita!

Fammi sapere.

Antonella Crestani

3 sylvia alle ore 08:53 del 20/10/2011

Mi è venuta un'altra idea sulla motivazione che può aver spinto il paziente ad insistere...ora, non vorrei imitarlo! Però può aver pensato, alla somministrazione del test, di aver trovato un modo

poco costoso di farsi erogare lo stesso servizio...Non è infatti subito ovvio, nell'immaginario diffuso, che l'erogazione del test sia fatta da uno psicologo 'uguale agli altri': forse gli è parso di sfruttare una buona occasione che aveva còlto solo lui...sta di fatto che è la prima referente a doverne rispondere, perché l'ha avuto in cura più a lungo.

4 Giovanna alle ore 09:26 del 20/10/2011

non serve a parer mio interpretare le motivazioni che si presuppone ci siano alla base della pioggia di sms, non abbiamo contezza di nulla...non sappiamo e non possiamo aggiungere altro. mi permetto di dire che la pratica degli sms tra paziente e terapeuta è una delle dimensioni più ambigue, meno gestibili e direi più antiterapeutiche che possa esistere, semplicemente perchè sottrae il paziente al racconto della sua storia in presenza di un'altra persona e ciò lo rende libero/anarcoide...ovvero libero persino della sua storia...non so come dire: è facile vivere la vita tramite sms o chat o fb...ai nostri pazienti il messaggio che va dato, a parer mio, è che se la vita è pesante serve solo lasciarsi irrobustire dalla stessa non scappare o delegare o nascondersi. alla collega consiglio vivamente di non rispondere a nessun sms.

buon lavoro a tutti

Giovanna

5 Silvia alle ore 11:11 del 20/10/2011

Esiste un'opzione in quasi tutti i telefoni dove è possibile inibire la ricezione di sms o telefonate da un numero specifico. Puo' provare ad utilizzare tale funzione.

Saluti

Silvia

6 silviag alle ore 11:18 del 20/10/2011

Non mi sembra tanto una questione tecnica da risolvere; da secoli si può semplicemente alzare la cornetta e non ricevere la telefonata...mi pare una questione di scambio minimale tra colleghi con stile di approccio totalmente diverso. Io parlerei con la collega, senza caricare di altri significati la cosa.

7 Giovanni alle ore 11:44 del 20/10/2011

Sono un Assistente Sociale e anche per noi si presenta questo problema.

per quanto mi riguarda non ho mai dato il numero telefonico privato a nessun asssistito per il semplice motivo che per un mio benessere psico-fisico tendo a separare il lavoro con la vita privata. quando smetto di lavorare inizia la mia giornata personale (interessi, hobby e tutto il resto). In questo modo Sto bene io e do all'assistito la possibilità di acquisire l'autonomia e di comprendere che esiste un tempo per parlare con me e un tempo in cui non ci sono. in conclusione godo da morire quando vedo le colleghe stressate perchè continuano a dare il proprio cellulare. Come dice il detto: "chi è causa del suo male pianga sè stesso"

8 Giovanna alle ore 11:54 del 20/10/2011

Condivido lo stile di Giovanni. mai il numero privato e personale, neanche ai colleghi spesso. non siamo di certo cardiologi! e cmq è vero, è terapeutico non farsi rintracciare in ogni momento.

9 Francesco alle ore 23:57 del 20/10/2011

Non sono d'accordo sul fatto che il pz stia cercando un modo per fruire di un sevizio a poco prezzo, alla fine esistono gli ospedali dove il ticket non costa poi così tanto. Forse non ci hai detto proprio tutto di questa storia. Dico che tra terapeuta e pz non debba esiste un rapporto del tipo Genitore-Bambino alla maniera di Berne. Noi psicologi dobbiamo essere Adulti per cui non devi caricarti della sofferenza del pz, d'altronde tu non hai nessun ruolo nella terapia che ha già iniziato con la sua collega. Rispondere significa "giocare" con lui e credo che il suo "gioco" stia funzionando visto che ha creato un bel trio di giocatori: Lei, la sua collega e il pz. Non risponda ai suoi messaggi e non farsi carico di cose che a lei non "appartengono".

10 patrizia f. alle ore 08:33 del 22/10/2011

Cara Francesca, ti inviterei a  prendere in considerazione dentro di te la possibilità di offrire un ultimo spazio al paziente invitandolo nel tuo studio per chiarirgli una volta per tutte come la pensi. Se non riesci ad ignorare la tempesta - più che pioggia- di sms che ti invia, prendi in mano la cornetta, fissagli un appuntamento, senti cosa ha da dirti e forniscigli il numero di telefono dell'SPDC più vicino a casa sua. In tal modo non lo accogli ma neppure lo rifiuti (magari rompi il giochino che ha messo su) ma gli fai capire che comprendi la sua sofferenza per la quale tu non hai alcun mandato visto che è in terapia con altri. Mi chiedo poi se la tua collega ha mai fatto un pensiero sull'invio ad uno psichiatra..... 

Non mi sentirei, nel procedere in questo modo, nè scorrertta nei confronti della collega, nè troppo dura verso la persona, semplicemente devi forse prendere più dimestichezza tu stessa con i tuoi confini professionali e farli rispettare. cordialmente. Patrizia                             

11 Francesca alle ore 13:17 del 24/10/2011

Salve a tutti colleghi,

grazie per i preziosi spunti che mi avete fornito. Al di là di come si concluderà la vicenda indubbiamente ne ho ho tratto grande insegnamento e alcuni tra i vostri suggerimenti sono stati particolarmente illuminanti. In particolare credo seguirò il consiglio di Patrizia F., visto che l'utente continua ad inviarmi sms. Prima mi confronterò con la sua terapeuta, seppur tenda a rimbalzarmi, e magari si potrebbe pensare di svolgere un colloquio insieme io e lei, con questa persona, vedremo un po' cosa mi dirà la collega.Una precisazione per Giovanni non sono stata io a fornire il mio nr di telefono personale all'utente, ma gliel'ha dato direttamente la sua terapeuta senza chiedere/dire nulla prima a me...per cui questa cosa mi è "piovuta" addosso...

12 patrizia f alle ore 23:08 del 24/10/2011

Cara Francesca, siono contenta che tu abbia apprezzato il mio intervento. Ti invito però a pensare molto attentamente alla eventuale possibilità di fare un colloquio a tre: questa persona ha già nfin troppa attenzione. Mi piacerebbe contattarti su Linkedin. Ci sei anche tu? Come possiamo fare? Patrizia F.

13 silviagoi alle ore 07:53 del 25/10/2011

Mi chiedo se questo sia un link che i pz possano raggiungere con facilità - tanto da leggere

sms ed e-mail. E' un problema che si è presentato fin dagli esordi della psicologia in rete,

e si è deciso di accantonarlo, ogni volta che un nuovo sito veniva organizzato - convinti che

la diffusione debba essere capillare e non chiusa in un ristretto ambito. Penso che con queste tendenze all'espansione della 'notizia psicologica' dobbiamo ogni volta fare i conti, come con la ricaduta sociale delle azioni. Si PUO' 'tagliare senza informarne il paziente? fino a che punto è corretto?

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