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Questione di... "sentire" l'altro o suggestionabilità? Riflessioni dall'apnea

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Questione di... "sentire" l'altro o suggestionabilità? Riflessioni dall'apnea

Libero pensiero: Questione di... "sentire" l'altro o suggestionabilità? Riflessioni dall'apnea

Scritto da: Carlotta alle ore 14:51 del 01/10/2011

Mi è successa una cosa strana... sono una "giovane" terapeuta in formazione, per cui la mia esperienza clinica non è certamente ancora cospicua, quindi quando mi relaziono agli utenti un po' tutto per me è "singolare", nuovo e mi pongo una serie di interrogativi che riguardano tanto l'utente ma soprattutto il mio imparare ad essere e a stare nella "dimensione" di terapeuta.

In questi primi passi "professionali" ho incontrato un utente e quanto successo tra noi in primo colloquio mi ha colpito particolarmente.

Mi stava raccontando della sua profonda sofferenza legata alla morte di una persona molto amata, scomparsa circa due anni fa in seguito a complicazioni polmonari. Mi descrive la "dinamica" della morte, a cui ha assistito impotente.

Nel fluire del suo racconto sento il suo sguardo inchiodato addosso me, mentre descrive minuziosamente la sua esperienza io comincio ad avvertire un'intensa sensazione fisica di freddo. Sento il disagio crescere in me, e all'improvviso sento che non sto più respirando, non riesco a respirare né a muovermi.Il cuore mi rimbalza in gola. Mi sento spaventata.

Non sono in grado di dire quanto è durato questo momento. È come se fossimo stati immersi, o forse è meglio dire, fossi stata immersa in una dimensione a-temporale, in un tempo sospeso...non so se si è trattato di una manciata di secondi o di qualche minuto.

So solo che era tutto sorprendentemente reale.

Con un "colpo di reni" riemergo dall'apnea aggrappandomi saldamente alla sedia e cambiando posizione su di essa, non distolgo lo sguardo dall'utente, o forse così mi sembra, e sposto il discorso su altro. Piano piano il mio battito si regolarizza, sento il sangue fluire nuovamente e il gelo di prima sciogliersi per lasciare posto ad un nuovo tepore.

Il colloquio si è concluso. Ho congedato la persona, ma stento a fare altrettanto con quanto vissuto insieme a lei.

L'immobilità provata, l'apnea esperita, la paura raggelante vissuta... mi chiedo le ho provate in quanto "ho sentito" il dolore dell'utente oppure perché mi sono lasciata suggestionare dal suo raccontato ricco di vividi dettagli?

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