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Cambio dello studio

Libero pensiero: Cambio dello studio

Scritto da: Roberta alle ore 11:01 del 16/10/2015

Approfitto di questo spazio per condividere un'esperienza professionale e personale inaspettata.

Molto banalmente per una serie di questioni sono costretta a lasciare lo studio in cui lavoro da oltre 5 anni.
Ho già trovato un nuovo studio, ma quello con cui mi sono ritrovata inaspettatamente a fare i conti è la tristezza di dover lasciare il mio primo studio che indubbiamente dentro di me ho eletto a luogo natio del mio sé professionale.

Guardo queste pareti e rivedo, come fossero uno schermo, i volti dei pazienti che qui ho incontrato e seguito, i lineamenti delle relazioni che tra noi si sono create.
Rivedo me piccola che muovo i primi passi professionali tra queste 4 mura, e provo tenerezza.
Guardo gli oggetti che negli anni ho comprato e messo qui.
Ricordo il momento di ogni aqcquisto e ogni spinta a farlo, spesso mossa da una particolare situazione di vita personale ma anche professionale.
Sento il dispiacere profondo di dover lasciare questo luogo che, oltre ad essere stato lugo di lavoro, è stato anche un rifugio e una cuccia per me.
Qui mi è capitato più volte nel corso degli anni di venire anche se non avevo appuntamenti perchè sentivo che era il mio luogo, che qui avevo uno spazio tutto per me.

Non so, non credevo che fosse così difficile per me questo trasloco, laciare questo luogo.
La tristezza che mi ha colto mi ha sorpresa, non mi aspettavo che avrei provato così tanto dispiacere e commozione nell'attraversare questo trasloco.

Indubbiamente ciascuno vive le cose in maniera personale.

Grazie

Roberta

Commenti: 19
1 Marinella alle ore 12:09 del 03/11/2015

L'elaborazione del distacco è necessaria anche rispetto ai luoghi in cui abbiamo vissuto e operato... E come per le persone, maggiore è stato l'investimento, maggiore è il carico emotivo legato ai momenti trascorsi in un certo posto, maggiore sarà il lavoro da fare, la difficoltà.

Il bagaglio di esperienze e ricordi, però, lo porterai con te... E questi si riveleranno ancora preziosi nel guidare il tuo lavoro nel nuovo studio, di qui in poi.

Auguri collega!

Marinella

2 antonella zampella alle ore 16:30 del 03/11/2015

Mentre leggo le tue parole , mi immedesimo nella stessa situazione e forse provo anche io quello che provi tu.Il distacco e le"separazioni" sono sempre dolorose, ma fanno parte della vita,probabilmente puo' essere utile anche pensare ai motivi per cui è accaduto, qualora ci fosseroPertanto ,forza e coraggio! si riparte ,e poi a volte si perdono delle cose per acquisirne delle altre...buon lavoro.Antonella ,una collega.

3 Battista alle ore 04:08 del 04/11/2015

Cara Roberta è giusto così, in termini professionali una Psicologa non può permettersi il lusso di legarsi ai pazienti ai luoghi o alle cose, è un atteggiamento un pò infantile che devi rimuovere, i rimpianti fanno parte di una non crescita.

E chiaro da come parli che in quella struttura forse da tempo non c'era più l'energia necessaria della quale ogni individuo si nutre per crescere spesso anche inconsapevolmente, e il fato ha deciso per te, devi solo essere contenta di aver avuto la possibilità per certi aspetti di ricominciare con nuove situazioni e nuove energie. Se puoi fra 5 anni cambia ancora, visto che hai scoperto il tuo periodo di assuefazione. ( Detto: L'acqua che scorre non avrà mai un cattivo odore).

Ti sembrerò forse cinico e insensibile anche perchè non mi chiamo ne Antonella ne Marinella ma Battista (sei autorizzata a mandarmi a quel paese se pensi che il mio consiglio sia sterile e insensato, ma rifletti.(Detto: Spesso si chide una porta e si apre un portone).

Battista

4 antonella zampella alle ore 10:46 del 04/11/2015

voglio rispondere a Battista" meno male che l'hai riconosciuto anche tu che sei u cinico e insensibile" ... MI AUGURO CHE TU NON SIA UN COLLEGA, ALTRIMENTI poveri pazienti proprio una presa in carico!

5 BATTISTA alle ore 04:44 del 05/11/2015

rispondo ad Antonella: Si Antonella sono un collega, opero da 32 anni e ringraziando Dio anche con successo soprattutto nella neurologia e psichiatria. Non desidero farmi trascinare dai tuoi commenti un pò affrettati, rileggiti con più attenzione il mio commento su Roberta e scoprirarai che non c'è nulla di inriverente ma era solo un'ulteriore possibilità di analizzare quanto gli era accaduto.

Mi dispiace scoprirti diversamente da quanto il tuo bel commento di solidarietà contiene per  Roberta. Mi auguro per te che abbia solo malinterpretato il mio commento. Diversamente sarebbe grave. In ogni caso grazie di avermi letto.

6 Marinella alle ore 14:57 del 05/11/2015

Caro collega Battista, a dirla tutta ti inviterei a fare un po' di autoriflessione in merito alle malinterpretazioni ed alle parole "un po' affrettate", prima di definire tali quelle altrui. Per quanto il tuo commento possa pur sempre essere fonte di stimoli, lo trovo personalmente piuttosto giudicante e calato dall'alto, e ciò mi appare fuori luogo rispetto al desiderio di condivisione della collega.

Saluti,

Marinella

7 Battista alle ore 17:49 del 05/11/2015

Cara Marinella, non era nelle mie intenzioni giudicare nessuno e se questa è stata la tua interpretazione mi scuso di non aver saputo utilizzare i giusti vocaboli per manifestarti la mia solidarietà.

Reputo in ogni caso la risposta della collega Antonella un pò sopra le righe. Io non volevo offendere nessuno, posso capire la solidarietà fennile, non la maleducazione.

cordialmente

Battista

8 Battista alle ore 17:56 del 05/11/2015

Scusa il refuso è la " Solidarietà femminile"

Buona serata

Battista

9 Marinella alle ore 18:22 del 05/11/2015

Sai, non so se si tratti di solidarietà femminile... Personalmente, avessi visto (letto, in questo caso) la definizione "infantile" rivolta ad un collega di sesso maschile l'avrei comunque interpretata (visto anche il tono generale del commento) come un giudizio piuttosto tranchant. Del resto... Perché mai dovrebbe essere segno di "infantilismo" essere affezionati ad un luogo per noi significativo? Poi qui si sta discutendo semplicemente di un po' di difficoltà nel distaccarsi dal luogo stesso, e in casi come questo non ci vedo proprio nulla di anomalo. Ho vissuto la stessa esperienza alla fine del tirocinio post laurea, l'anno forse per me più prezioso del mio percorso formativo, speso in una realtà difficilmente rintracciabile altrove per le sue tante qualità. Quindi avevo le mie ragioni per trovar difficile il distacco. Poi l'ho comunque elaborato... Ma credo che si tratti solo di essere consapevoli delle proprie emozioni.

Marinella

10 BATTISTA alle ore 19:14 del 05/11/2015

Volevo solo darti una carica per reagire con forza. rinnovo le scuse

Ciao

Battista

11 antonella alle ore 19:23 del 05/11/2015

Vorrei rispondere a Battista : forse dovresti rileggere tu con attenzione le parole che ho scritto alla collega Rooberta, e forse interpretarle meglio,ma probabilmente questo può essere incomprensibile per te.Non penso di essere stata maleducata (ti sei voluto giustificare con marinella) ma solo rinforzato quello che tu stesso temevi  di essere parso nei riguardi della collega Roberta. in ogni caso buon lavoro! e grazie mille di avermi letto, soprattutto a Marinella .

12 BATTISTA alle ore 19:55 del 05/11/2015

Si Antonella forse ad avere a che fare con matti si riscchia di superati. Sotterro l'ascea di guerra e mi ritiro mesto e sconfitto.

Buona serata

Battista

13 Roberta alle ore 09:52 del 06/11/2015

Buongiorno, ringrazio tutti per gli incoraggiamenti e i diversi spunti che ciascuno ha offerto.

In riferimento alle prime parole di Battista ovvero "una Psicologa non può permettersi il lusso di legarsi ai pazienti" credo riflettano i nostri diversi percorsi formativi, probabilmente hai ragione tu, ma io sono stata formata a lavorare attraverso il legame con il paziente. Mi pare di aver capito che tu abbia una formazione di base medica, io no, sono psicologa e i miei  strumenti di lavoro sono io (quello che sento, quello che so) e la relazione (quello che passa e gira tra me e il pz), quindi il legame, che creo con ed insieme al paziente.

Fuori dal lavoro sono cmque una persona che investe: nel legame, con le persone, i luoghi e le cose.

Questo trasloco, qto cambiamento, è necessario ma cm tutti i cambiamenti per quanto necessari non è facile, e come tutti i cambiamenti mi condurrà ad una crescita che per quanto desiderata un po' intimorisce (non so voi ma è quello che vedo di continuo nel lavoro con i miei pazienti). Indubbiamente quello che il mio primo studio mi ha dato lo porto con me al di là delle sue 4 mura, ma il dispiacere di questa separazione, come di quella dai miei pz alla fine del percorso, non lo posso negare altrimenti l'elaborazione e il cambiamento restano solo parole. credo che anche condividere questo post con voi faccia parte della mia elaborazione, e vi ringrazio per esserne stati partecipi.

Tanta strada ho già fatto e tanta ne farò ancora (spero Sorridente ).

Buona strada e buon cammino a tutti voi

Roberta

14 Battista alle ore 13:58 del 06/11/2015

Ti ringrazio di aver voluto valutare un'eventuale punto di vista diverso da quello che la vostra professione vi induce. facendo una piccola analisi grammaticale delle tue espressioni nel primo post dici: "sono costretta a lasciare lo studio" (non si sa se per propria volonta o per volonta imposta). Poi dici: "il mio primo studio che indubbiamente dentro di me ho eletto a luogo natio del mio sé professionale". (penso che il nostro sè dimori solo nel cosmo, ma è un mio pensiero). Poi: "Guardo queste pareti e rivedo, come fossero uno schermo, i volti dei pazienti". Poi:"Rivedo me piccola che muovo i primi passi professionali". Poi ancora: "dover lasciare questo luogo che, oltre ad essere stato lugo di lavoro, è stato anche un rifugio e una cuccia per me". (Tutte queste tenere aspressioni per certi aspetti invidiabili, mi sono sembrate come se venissero vissute in forma molto drammatica). Io l'ho percepito in tal senso, e anche se in modo poco ortodosso desideravo squoterti un po al fine di farti allontare da quei nensieri che se persistevano potevano danneggiarti. Non ti conosco ma sicuramente dopo la tua ultima risposta ho percepito che sicuramente sei una bellissima Anima e beati i tuoi pazienti.

Grazie

battista

15 Maria Gabriella alle ore 20:42 del 07/11/2015

Grazie a Roberta per aver postato questa sua emozione (non un problema).

Non sono collega anche se la mia passione per il comportamento umano mi porta ad una sempre maggiore consapevolezza, comprensione e com-passione.

Grazie a tutti e al simpatico Battista perchè avete fatto onore alla vostra professione partecipando i vostri sentimenti. Il necessario distacco non è cinismo,

Roberta mi sento di dirti di portare con te il bello e la fortuna di quanto questo inizio ti ha dato piuttosto che la sua fine. Molti "principianti o iniziandi" che si voglia dire, non l'hanno.

Soprattutto complimenti a te. Ci vuole energia e anima per partecipare e costruire relazioni, soprattutto nel tuo campo ma è solo così che ti tornerà più di quanto dai e avranno successo le tue terapie a prescindere che non si può "salvare" che non vuol essere salvato (cioè il narcisista).

Un sorriso e un inchino, M.Gabriella

16 Battista alle ore 10:23 del 08/11/2015

Grazie Maria Gabriella, per la simpatia e per aver colto nel segno.

Battista

17 Elli alle ore 15:42 del 19/01/2016

Cari tutti quanti hanno scritto, approfitto di questo nuovo spazio in cui si affronta il tema "del nuovo studio" in quanto io mi trovo in questa situazione, ma sono alla prima esperienza. Ho uno studio, lo sto iniziando ad avviare...ma a volte mi viene un timore: non so mai chi si presenterà al primo colloquio...di questi tempi la cosa talvolta mi spaventa...qualcuno di voi condivide questotimore? come posso affrontare la questione? mi consigliate? grazie

Elli

18 Battista alle ore 16:36 del 19/01/2016

Vai Elli, se qualcuno si presenterà dietro la tua porta è perchè ha bisogno di te, non temere le giuste parole si presenteranno come per magia.

Un piccolo consiglio, stai calma, rilassati e respira. Ripetiti: sono la migliore.

Ciao

19 Enzo alle ore 09:43 del 16/03/2016

Il lavoro di uno psicologo è intriso di caldissima umanità, anche nelle sue sfumature più crude e sofferte. Un luogo, una stanza, dove questa umanità si è rivelata non è un luogo qualsiasi. Comprendo il sentimento di Roberta, la sua sofferenza per un distacco che non è solo fisico, ma anche pieno di valori emozionali che quella stanza ha trattenuto per cosi tanto tempo. Il ragionamento di Battista però ha un suo sostanziale fondamento, oltre il modo in cui ha espresso il suo punto di vista. Ha indicato una strada che credo anche sia l'unica percorribile. Altrimenti Roberta non avrebbe ritenuto (per sue ragioni sulle quali non dobbiamo entrare) di cambiare. Gli faccio i miei auguri. Un saluto a tutti. Enzo

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