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Mediazione, Counseling, Coaching

Libero pensiero: Mediazione, Counseling, Coaching

Scritto da: Francesco alle ore 18:48 del 11/05/2011

Vorrei condividere con voi una mail cheho inviato un paio di settimane fa a tutti gli ordini Di Psicologi di tutte le regioni. Ad oggi non ho avuto nessuna risposta.

"Scrivo per porre all'attenzione di tutti gli ordini degli psicologi di tutte le regioni italiane e della stessa Facoltà di Psicologia, una questione che effettivamente sta iniziando ad avere proporzioni allarmanti e sta creando moltissima confusione, secondo me, anche tra le persone e i potenziali clienti della nostra categoria. Le migliaia di corsi di Couseling, Mediazione Familiare, Coaching e chi piu' ne ha piu' ne metta, alimentano ormai un business notevole. Io non nutro dubbi sulla legittimita' di questi corsi, anche perche', se esistono, sicuramente hanno le carte in regola per "esistere". La mia considerazione è un'altra! E' possibile che, se avvio una ricerca su google e cerco, per esempio, corsi di counseling, in tutte le scuole che vengono fuori, questi corsi sono aperti ai diplomati? Forse sono davvero uno all'antica, ma allora un laureato triennale in Psicologia per quanto mi riguarda potrebbe fare direttamente lo Psicoterapeuta!?!?!? (sono evidentemente ironico). Inoltre tutti questi corsi sono aperti anche a laureati di altre facoltà. Quindi, vediamo se ho capito bene: un laureato in Economia e Commercio che dovesse decidere di fare un corso di Counseling, o di Coaching, puo', dopo soli 2 o 3 anni esercitare questo tipo di lavoro che, con tutto il rispetto è semmai da considerare come una eventuale specializzazione della laurea in Psicologia? Parlo evidentemente della laurea in Psicologia di 5 anni !!!!! Mi sto soffermando sul counseling, ma il discorso non cambia per coaching o mediazione familiare o altre cose. Nella migliore delle ipotesi, in questi siti, i corsi di counseling vengono consigliati a laureati in certe materie! In alcuni siti sono addirittura consigliati ai VOLONTARI! Ma come pensiamo di farci rispettare, di avere credibilità tra le persone, se esistono mille sotto - professioni che non fanno altro che fare quello che dovrebbe essere appannaggio della nostra, ma con anni di studio e formazione in meno?Secondo me tutti questi corsi, di tutte queste discipline, dovrebbero essere aperti solo ai laureati in Psicologia iscritti all'albo A. Si parla tanto di crisi e carenza di lavoro. Almeno iniziamo a difendere il nostro ambiente. Io, personalmente, faro' l'EDS a Novembre, e poi inizero' una Scuola di Psicoterapia. Credo che questa dovrebbe essere la prassi. Chi vuole fare dei colloqui con dei pazienti deve essere laureato in Psicologia e iscritto all'Albo A. E poi decidere la formazione che preferisce per sè. Altrimenti, forse, devo ancora ben capire cosa ho studiato per tanti anni, visto che un diplomato, un volontario, un NATUROPATA, o un laureato in Fisica, dopo un corso di 3 anni possono fare quello che io ancora non posso fare. Invio quelli che sono i testi che si trovano sui siti di molte scuole di counseling in merito ai Destinatari di queste scuole di Scuole di Counseling e che ho trovato semplicemente digitando su  Google : corsi di counseling (ma se avessi cercato mediazione familiare o coaching sarebbe stata la stessa identica cosa): DESTINATARILa scuola è rivolta a tutti quelli che desiderano migliorare la propria capacità di comunicare con se stessi e con gli altri in tutti gli ambiti della vita, non solo quello professionale. È adatta a genitori, insegnanti, assistenti sociali, educatori e tutti quei professionisti che nel loro lavoro interagiscono con bambini, adolescenti, giovani e famiglie in contesti educativi e di sostegno. È rivolta, inoltre, a coloro che operano nell’ambito psico-socio-sanitario e nei settori professionali nei quali è richiesta una competenza comunicativa avanzata per interventi di sostegno: assistenti sociali - educatori - insegnanti - psicopedagogisti - formatori - consulenti - infermieri - animatori - leader - manager - selezionatori e formatori del personale - direttori e assistenti di comunità infantili - fisioterapisti - volontari - laureandi in scienze umanistiche e tutti gli operatori front-line in contatto con il pubblico.
oppure:Tutti coloro che sono interessati alla relazione d'aiuto da svolgere in ambito familiare, scolastico, aziendale, ospedaliero, socio-sanitario, pubblico.
La formazione in counselling per il suo taglio esperienziale atto a fornire competenze concrete e realmente spendibili nelle relazioni di aiuto, e' altamente consigliata a studenti e neo-laureati in Psicologia, Scienze Sociali, Scienze della Formazione e dell'Educazione, lauree Umanistiche ed Economiche per la gestione del personale. Riportiamo un breve elenco delle categorie professionali che possono approfittare di una specifica formazione di counselling: - Psicologi, Psicoterapeuti e Arte-Terapisti- Assistenti Sociali- Medici e Personale Sanitario- Insegnanti ed Educatori- Consulenti, Formatori e Responsabili del Personale- Mediatori familiari e Avvocati- Promotori Sociali- Volontari

oppure:

L'accesso alla Scuola è riservato a chi possiede alcuni requisiti di base:
Viene richiesto, come titolo minimo di ammissione, il diploma di scuola secondaria superiore.
Possono accedere alla scuola i laureati in materie sanitare, sociali, educative, psicologiche e umanistiche (laurea di base o specialistica).
Possono accedere alla scuola i laureati in altre discipline o i diplomati, purchè abbiano maturato un significativo curriculum professionale nel campo delle relazioni di aiuto

oppure:Il corso si rivolge a persone che vogliono intraprendere la professione di counselor e/o che vogliono sviluppare e ottimizzare abilità e competenze relazionali nell'ambito della loro vita professionale - azienda, scuola, servizio sanitario, pubbliche relazioni, ecc. - e privata. Si focalizza su diversi orientamenti psicologici: Approccio centrato sulla persona (rogersiano) Psicosintesi Analisi Transazionale ....e potrei continuare! Sono sicuro che sono tutti ottimi corsi, ma credo anche di aver spiegato bene i termini della questione! Come è possibile che, per legge, questi corsi non prevedano la laurea in Psicologia e accettino diplomati, laureati triennali e anche laureati di altre facoltà?!?!?! Lei sara' sicuramente al corrente dei nuovi sviluppi in ambito di Mediazione Civile! Il Mediatore Civile è ormai una figura professionale a tutti gli effetti e, con un Corso riconosciuto, si puo' diventare Mediatore Civile. Ha idea di cosa stanno facendo gli Avvocati per farsi riconoscere il diritto di poter essere gli unici a poter avere tale vantaggio? Eppure, rispetto a quanto gia' detto sopra, il Mediatore Civile di sicuro non arrecherebbe e non arrechera' danni ingenti al avoro degli Avvocati. Nonostante tutto si stanno mobilitando. Noi, per cose molto piu' gravi, perchè non ci stiamo muovendo?
E' dell'altro giorno la notizia di questa sentenza della Cassazione che ho avuto modo di leggere su un blog: "Importante posizione della Cassazione: la psicanalisi viene equiparata alla psicoterapia e richiede quindi regolare iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti. Ma andiamo per ordine…Che la Psicoterapia sia un’attività riservata a Psicologi o Medici che abbiano completato una Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR e che siano iscritti all’albo degli Psicoterapeuti del proprio Ordine professionale è fatto noto e risaputo.
La Psicoanalisi è invece da sempre sfuggita a questo vincolo, smarcandosi dalla Psicoterapia e quindi potendo essere svolta al di là dell’iscrizione in tale Albo. Ovviamente è impossibile comprimere tutto il confronto culturale e politico-professionale di psicanalisi-psicoterapia-psicologia in poche righe, così come non è possible ricondurre la questione ad elementi o aspetti stereotipati. E’ questione complessa. Tuttavia possiamo affermare – ai fini del presente post – che la gran parte delle Scuole di Speciliazzazione in Psicoanalisi ha poi ottenuto l’accreditamento MIUR e quindi abilita lo specializzando a poter divenire Psicoterapeuta “a norma di legge”. Così come possiamo affermare che alcuni “pseudo-professionisti improvvisati”, quando colti con le mani nella marmellata, si appellano al fatto di essere psicoanalisti e così aggirano il problema del rischio di denuncia per abuso di professione. In pratica questa DEREGOLAMENTAZIONE della psicoanalisi permette zone franche di potenziale abuso della professione di Psicologo e Psicoterapeuta.
Veniamo quindi alla posizione della Cassazione ed alla sua importanza in ottica di tutela della professione.
Nel 2008 l’Ordine Psicologi Emilia Romagna denunciò per abuso una persona per pratica abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta. In un primo momento il Tribunale di Ravenna assolse la persona, successivamente – nel 2010 – la Corte di Appello di Bologna dichiarò invece l’imputata colpevole del reato ascrittole.
La persona decise di ricorrere quindi in Cassazione affermando in sintesi che la psicoanalisi non ha nulla a che fare con psicologia o psicoterapia, e che quindi non ha motivo di sussistere nessun reato. Ed è proprio su questo ultimo passaggio che la Cassazione si esprime:“ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali. ”Ed ancora:“Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica”Quindi non solo la psicanalisi è pur sempre una psicoterapia, ma anche il “colloquio” può rientrare in una vera e propria forma di terapia che, se declinata e diretta alla guarigione, è da inquadrarsi nell’ambito regolamentato da legge!Cari colleghi, a mio avviso è una sentenza di rilievo ed importante strumento di tutela!Da oggi, per scendere nel pratico, ove si ravvisi attività terapeutica svolta da soggetti che si propongono come psicoanalisti, ma sprovvisti di regolare iscrizione all’ALbo Psicoterapeuti, sarebbe possibile effettuare una segnalazione al proprio Ordine regionale per abuso di professione, allegando la presente sentenza della Cassazione.
È ulteriormente importante in quanto sentenzia su una dinamica molto simile a quella che avviene con il counseling ed i counselor, o comunque tutte queste professioni affini.
Di fatto – ad oggi – se non sei psicologo non puoi dire di fare “counseling psicologico”, ma se parli esclusivamente di “counseling” aggiri il problema e – nella sostanza – scimmiotti la nostra professione.
Purtroppo in questo ambito la terminologia sostanzia la differenza. Servirebbe dunque una giurisprudenza che riconduca il termine “counseling” alla professione di Psicologo, alla 56/89".
Ritengo che questo sia un problema molto rilevante.
Francesco.

Commenti: 55
1 Ale alle ore 01:23 del 16/05/2011

Spiacente, Francesco...stanno diventando Libera Università, non più Scuola di counseling, ma anche lì essiste la sanzione per chi fa psicoterapia, perchè deve essercitare la funzione di training o accompagnatore nella risoluzione di problemi prattici e sviluppo personale. Un amico molto stretto come quelli che non si trovano più, che ti stà vicino a pagamento finchè hai concretizzato.

Dubbito che tra le nostre mansioni si trovi aiutare al cliente a pulire casa sua o accompagnarlo a pagare le bollete.

C'è per tutti. 

Su un'altro forum si parlava dell'importanza di unirci per dare a conoscere la nostra professioni e ciò che offriamo. Loro lo fanno, noi, perchè lavoriamo nell'individualità??

A presto!

Sorridente

2 Ale alle ore 01:24 del 16/05/2011

Ah! probabilmente ci sarà un loro Albo.

3 Annalisa alle ore 09:51 del 20/05/2011

Ciao Francesco,

la cosa è ben più preoccupante di quanto possa sembrare, condivido con te la necessità di un movimento che tuteli la nostra professionalità, ma i counselor sono evidentemente ben più motivati di noi (o forse corrispondono ad un importante mercato economico) visto che recentemente alcuni rappresentanti del mercato formativo dei counselor hanno denunciato l'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Mi rammarico che anzichè tutelare la nostra professionalità gli stessi enti formativi si schierino in questo modo... lo stesso blog di cui parlavi tu riporta anche questo evento!

4 Dania alle ore 12:31 del 08/06/2011

Io sto frequentando un corso di Counseling e il codice deontologico vieta assolutamente ai counselor di intraprendere rapporti con i clienti che vadano al di là della risoluzione di problemi legati al qui e ora. Gli ambiti sono totalmente diversi, il counselor non ha niente a che fare con la psicologia o la psicoterapia. Sono obbligatori per i counselor un percorso di analisi, un numero determinato di ore di tirocinio con supervisione, alla fine dei corsi minimo triennali i conselor devono superare un esame tenuto da un docente FAIP. I corsi per conciliatore/mediatore sono tutta un'altra cosa intanto e quelli di coaching anche, non si può generalizzare. Penso che chi si arrabbia dovrebbe informarsi meglio prima di straparlare. Manca molta informazione al riguardo.

5 Annalisa alle ore 13:54 del 08/06/2011

Cara Dania,

 

quello che secondo me manca è un pò di chiarezza e dei limiti ben definibili relativi alle professionalità di ognuno. Relativamente a quanto da te riportato riguardo la "risoluzione di problemi legati al qui e ora", mi spiace ma credo che la terminologia sia vaga e fuorviante. A che tipo di "problemi" ci si riferisce? Con la terminologia "qui ed ora" si delimita uno spazio temporale relativo alla situazione presente, che a mio parere è pure scarsamente definibile. Se ho delle difficoltà emotive (es. ansia) che si esprimono in concomitanza a degli accadimenti presenti (es. cambiamento lavorativo) dovrei rivolgermi ad un counselor? Inoltre, seguendo la definizione da te proposta degli ambiti di intervento: una terapia strategica breve dovrebbe essere considerata un tipo di counseling, poichè definisce il proprio ambito di intervento nella risoluzione dei problemi nell'"hic et nunc"? Personalmente non sono contraria ai corsi di counseling, ma alla professione di counselor. Credo che un professionista in ambito sanitario (medico, infermiere, dietista, etc.) potrebbe utilizzare tali metodiche per costruire una relazione positiva con il paziente, non ritengo però opportuno il proliferare di figure professionali con ambiti di intervento scarsamente definibili e definiti.

6 Agnese alle ore 14:54 del 08/06/2011

Cari Francesco ed Annalisa,

non solo mi ritrovo d'accordo con quanto da voi detto, ma proprio perchè ho toccato con mano la situazione, essendo io stessa counselor di media-comunic-azione con un corso triennale, ho deciso di iscrivermi a psicologia poichè nauseata da tanta arroganza e mistificazione! Dopo aver preso il diploma di specializzazione quadriennale in musicoterapia presi la decisione di frequentare un triennale di counseling in quanto convinta che sarebbe potuto essere un valido aiuto comunicativo per esprimere i vissuti della relazione musicoterapeutica. Con mia grande sorpresa ho visto di tutto! Le tecniche che venivano apprese prendevano in maniera indifferenziata tutti gli approcci possibili, dalla psicoanalitica alla transazionale, alla rogersiana, alla PNL, alla comunicazione pragmatica, alla terapia breve, alle artiterapie e quant'altro andando nel passato nel futuro e nel presente a seconda del dinamismo comunicativo. Io sono una counselor e sono stata testimone di tutto questo, compresa la denigrazione celata o manifesta verso gli spicologi in generale, tanto che la supervisione veniva considerata solo se fatta da un counselor iscritto all'albo(?), ma non se fatta con uno psicoterpeuta! Questo per me è stato il massimo, infatti mi sono iscritta subito dopo a psicologia e il prossimo anno dovrei prendere la laurea triennale, con l'intento naturalmente di proseguire. Sarà il senso della giustizia, o l'educazione ricevuta o entrambe le cose che mi rendono avversa alle scorciatoie furbe che oltretutto, se attuate per imbrogliare la gente, ritengo siano da bloccare con fermezza e sollecitudine!!

E i soldi che chiedono? Se volete possiamo continuare a parlarne! 

7 matilde alle ore 16:17 del 08/06/2011

Sono una coach laureata, secondo il vecchio ordinamento (quattro anni Università La Sapienza Roma), in psicologia indirizzo applicativo.

Appena laureata ho dovuto "ritagliare" un pezzo di credibilità tra psichiatri e neurologi che gestivano indisturbati il campo del disagio psichico e della malattia mentale. Erano i tempi di Basaglia e di Irvin Goffman. Dopo un pò i manicomi vennero aperti e sul territorio si riversarono ombre che per lungo tempo erano state dimenticate. Altri tempi...

Non sono una nostalgica nè vivo di posizioni di rendita, ritengo che l'interesse per le professioni "ascolto" interpreti bene il disagio di questo nostro tempo. Sono una coach e il mio obiettivo è facilitare le persone verso un cammino di maggiore felicità e soddisfazione. Lo strumento principe è l'arte di porre domande in una cornice di ascolto autentico e comunicazione diretta.

Sono inoltre una esploratrice e acquisisco tecniche e strumenti che possano rendere più agevole il cammino verso la propria meta.

Non mi sono sentita spodestata nè tanto meno invasa da nuove professioni. Semplicemte non sono rimasta a guardare e pur non essendo più giovanissima, ho partecipato a più di un master  per incrementare la mia formazione personale e professionale.

Più che di proclami e di editti all'ingiustizia tipici del pensiero problematico, imboccherei la strada del pensiero potenziante chiedendomi: perchè no? Aprendomi al nuovo e selezionando quello che più mi è congeniale ed utile nella mia professione.

Auguro a tutti una vita esploratrice.

8 Francesco alle ore 16:18 del 08/06/2011

Cara Dania,

se ho scritto quello che ho scritto è proprio perchè mi sono informato bene! Le chiacchiere stanno a zero, credo. Per diventare Dottore in Psicologia devi fare 5 anni di Universita', scrivere una tesi di Laurea piu' o meno di 200 pagine, discuterla, fare 1000 ore di Tirocinio post-lauream e un esaame di Stato che ti abilita alla professione. Nella preparazione dell'EDS è previsto lo studio del DSM-IV, un testo vagamente fondamentale per l'implementazione delle conoscenze in materia. Solo dopo aver fatto tutto cio' puoi, se vuoi diventare  Psicoterapeuta, iscriverti ad una SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA che dura 4 anni, soldi, tempo, fatica e un Tirocinio obbligatorio, nonchè, ovviamente, una psicoterapia obbligatoria. Il fatto che oggi, con un Diploma di Scuola Superiore e un Corso Triennale si sia abilitati a risolvere i problemi di qualcuno, nel qui ed ora, nel lì e dopo, mettila come ti pare è ASSURDO! Io sarei, tra l'altro (posso essere ironico), assolutamente d'accordo a che cio' sia possibile. Allora mi devono spiegare perche' esiste la Facolta' di Psicologia. Inoltre, ad oggi, per quanto ne sappia io, non esiste un albo dei Counselor, anche se so che ci stanno lavorando. Ognuno porta acqua al suo mulino, lo capisco! Ma non si può cambiare il corso dei fiumi.... perche' il rischio è di fare molti danni. Ascoltare attivamente è un LAVORO! Non un corso di specializzazione!

9 Francesco alle ore 17:18 del 08/06/2011

Agnese, sono assolutamente d'accordo con te!!! Sempre aperti al nuovo .... magari con una buona base sopra? Che il nuovo sia da incremento ad una base necessaria, e non sostitutivo di una base inesistente! Il senso del mio discorso era questo!

Saluti

10 Dania alle ore 17:51 del 08/06/2011

Personalmente so benissimo quant'è impegnativo terminare un corso di laurea, la mia tesi era di oltre 300 pagine. Ma il punto secondo me non è questo, adesso viviamo in una società dinamica, dove tutto muta a grande velocità, le problematiche esistenziali cambiano e trovo autarchico aggrapparsi agli ordini e agli albi per avere certezze di lavoro, che nessuno ha più ormai, anche se comunque esiste pure un elenco dei couselor diplomati a tutela degli utenti. La differenza viene fatta dalle persone, dalle capacità e dalle competenze, di sicuro chi ne ha di più avrà più pazienti, per psicologi e psicoterapeuti, o più clienti, per i counselor e i coach, non è da poco la netta differenza nella tipologia dei destinatari dell'aiuto.

11 Francesco alle ore 18:13 del 08/06/2011

Esistono svariati indirizzi Psicoterapautici che parlano di Clienti e non di Pazienti. Il Counseling trae le sue origini da Carl Rogers (psicoterapeuta) che ha dato vita a questa "tecnica" psicoterapeutica, da utilizzare insieme ad altre tecniche. Il Counseling si rifa' anche molto alla Psicoterapia Transazionale (Berne e compagni) e molto frequentemente fa riferimento alla Psicoterapia di Maslow (piramide dei bisogni, etc,), e appozza spesso a concetti come Ridefinizione del Copione, Autostima, Motivazione, Contratto Terapeutico .... insomma.... tutti concetti che hanno a che fare con la Matematica ; ) .....

Dania sono d'accordo con te .... la differenza la fanno le persone..... pero' esistono le facoltà. E' assurdo che un laureato in Matematica si fa un corso di Counseling e viene a fare il mio lavoro pretendendo di avere ragione .... poi per carità ... ognuno la pensa come vuole! Io pero' non ho la pretesa di insegnare la matematica a nessuno ...pero' ho fatto lo scientifico ; ) ....

12 Marzia alle ore 19:31 del 08/06/2011

Non ho molto tempo per rispondere. UNa cosa veloce. I Master in mediazione familiare durano quasi 2 anni e per essere ammessi devi possedere una laurea.Implicano poi un tirocinio e una tesi finale, oltre ad un esame, scritto, orale e pratico di simulazione di una mediazione. In genere i partecipanti hanno una laurea in psicologia oppure in giurisprudenza. Ma potrebbero anche essere laureati in scienze della Comunicazione, lettere o altro.

Per "fare" un buon psicologo o un buon piscoterapeuta, oltre alla laurea in psicologia e a costosi corsi occorre predisposizione e empatia con il cliente. Nei paesi anglosassoni si chiamono clienti e non pazienti perchè con il termine paziente si da già per scontato che la persona abbia una patologia. E sono le università che si occupano dei corsi post laurea in psicoterapia. L'argomento necessita comunque di un ampio dibattito e poi, si sa l'Italia è la patria degli "albi". Se non sei iscritto ad un albo non sei nessuno anche se la tua preparazione, le tue competenze e le tue LAUREE sono superiori....Discutiamone e, come scriveva qualcuno prima, invece di "chiuderci" sarebbe meglio aprirci, anche perchè i DANNI li fanno anche gli psicologi iscritti all'albo!!! E discutiamo anche del DSM IV o del V che sta per uscire. Non è il vangelo e le polemiche, anche in America, si sprecano sul fatto che sia considerato la BIBBIA degli psicoterapeuti.

13 Agnese alle ore 22:59 del 08/06/2011

Sì, aprirsi al nuovo, come non simpatizzare con questa frase? Anche il mio vicino di casa che fa l'onorevole professione del sarto possiede tanta saggezza e sa ritagliare l’abito giusto a seconda del cliente con cui ha a che fare. Noi suoi clienti ci sentiamo perlopiù pienamente soddisfatti, senza che ci venga chiesto quando è stata l'ultima volta che la mamma ci ha vestito o criticato per un abito troppo scollato! E’ questo il punto. Il suo mestiere ha un oggetto ben definito. 

Il Counseling è nato in America in un periodo storico alquanto critico. Si trattava di recupeare socialmente, ovvero di riorientare al lavoro tanti militari e lo stato non aveva sufficienti soldi per fornire gratuitamente la psicoterapia, così come sono stati ideati i test collettivi per i quali si pensa non siano necessarie persone formate per la somministrazione. Ma contrariamente a quanto accade per i provvedimenti d'urgenza legislativi, passato il fenomeno essi decadono, per il counseling invece la situazione ha fatto gola, tant'è che da orientativo è passato a tutti i livelli già citati da Francesco, sbarcando in occidente nelle più svariate forme, perchè, diciamocelo francamente, l'idea di essere qualcuno che sa aiutare gli altri, soddisfa non poco il narcisismo umano, soprattutto con una spesa minima in termini di messa in gioco, di preparazione e di filtro sociale! 

14 Agnese alle ore 22:59 del 08/06/2011

Apriamoci al nuovo sì, ma con titoli alla mano, in quanto ritengo che i percorsi vadano fatti seriamente e non pressapoco. Poi è vero, ognuno ha anche i clienti che si merita e avviene per così dire una selezione naturale. Scusate, però non mi basta! E' sufficiente guardarci attorno e mantenere per fortuna un pensiero critico per notare che  ancora l'aria è inquinata e che non stiamo mantenendo gli accordi di Kioto. Le regole vanno viste e riviste cara Matilde, propio in maniera problematica come ci insegnano gli antichi greci ed io non ho nessuna intenzione, sia chiaro sempre in una dimensione pacifica, di tacitare le mie convinzioni. Tu dici, perchè no? e non trovando risposta acccogli per motivi certamente tuoi che io non so, il "pensiero potenziante". Io invece alla domanda perchè no, ho una serie di risposte, alcune delle quali già espresse che potrebbero essere sintetizzate dalla domande: ma una professione e la professionalità da cosa sono fatte? Se è vero che l'evoluzione presuppone una maggiore e continua formazione specialistica in tutti i campi, per quale ragione qualcuno deve indebitamente giocare al ribasso? Vi ricordate gli odontotecnici per quanti anni hanno tolto denti e fatto impianti? Ci sono voluti 20 anni di indebito lavoro, con tanto loro arricchimento, prima di rimettere le cose a posto, in un senso di giustizia cara Matilde che che ha un fondamento etico di equità verso il quale occorrerebbe mantenere un solido collegamento per potere così criticamente accogliere il nuovo. 

15 Marzia alle ore 00:28 del 09/06/2011

Mi sono dimenticata di aggiungere che fino alla fine degli anni settanta esistevano in Italia solo 2 facoltà di psicologia: quella di Padova e quella di Roma. (Io infatti, pur abitando in provincia di Milano mi ero iscritta alla facoltà di Padova nel '78, dopo la mia prima laurea). La maggior parte degli psicologi praticanti ed alcuni tuttora praticanti avevano una laurea in Filosofia più una specializzazione di 2 anni. Ripeto: hanno praticato, ed alcuni praticano tuttora la professione di psicologi e sono iscritti all'albo. Stiamo dicendo che non avendo una laurea in psicologia non hanno avuto e non hanno una preparazione adeguata? Oppure l'iscrizione all'albo fornisce una garanzia sufficiente?

16 Ale alle ore 00:29 del 09/06/2011

Vorrei solo aggiungere un elemento al commento di Marzia, in Argentina dove il livello di formazione è molto ricco e i nostri colleghi molto competenti, sono iscritti al Ministero de la Sanità della provincia dove essercitano la professione, l'iscrizione scade dopo cinque anni e costa 5 euro, poi l'iscrizione all'albo è un opzional. L'ente che controlla è il menzionato Ministero...poche storie e non voglio i comandanti che mi mettono le mani in tasca e decidono formazioni e leggi sensa consultarme con l'unico fine di arrichirsi. E l'università che deve formare e non permettere ai professori di vendere i loro libri con obbligo di essere consultati o di rimandare la formazione a quando ci saremo laureati e frequenteremo le loro scuole private.

17 Marzia alle ore 00:36 del 09/06/2011

Ale...mi trovi d'accordo. Anche perchè io posso affermare di essere una psicologa inglese, iscritta alla BPS.(Avevo mollato Padova e presa poi una laurea inglese). Non ho mai chiesto la riconversione perchè non ho tempo di tradurre tutti i documenti, compresi i programmi degli esami sotenuti. Oltretutto perchè trovo ridicolo dover tradurre dall'inglese che è la lingua ufficiale della Comunità europea. Così, non mi fregio del titolo di "psicologa" ma mi considero una counsellor, anzi una ipnocounsellor, visto che mi occupo principalmente di ipnosi.

18 Ale alle ore 00:48 del 09/06/2011

Marzia...io ho preso la mia laurea in Argentina, che data la formazione mi autorizza a fare psicoterapia con l'obbligo di due anni di un percorso personale e supporto di un collega per revisione dei casi, ma in Italia ho l'obbligo di pagare una scuola di specializzazione anche se ha solo un indirizzo e io sono stata formata in tutti, dato che ogni caso è a sè e ci vorrebbe più di uno per rispondere in modo competente a tutti.

Anch'io studio counseling e lo considero una tecnica vàlida, ma sicuramente molto meglio utilizzata da uno psicologo. Credo que più di preocuparci per loro dovremo migliorarci noi e imparare a difenderci da questi albi che a volte mi sembrano associazioni a delinquere.

Che ne dite di una richiesta al Ministero della sanità come unico ente a gestire la professione??? Dura, eh? ma non impossibile...

19 Francesco alle ore 10:49 del 09/06/2011

Ma infatti non è la Bibbia il DSM, ma solo un importante testo di riferimento. Pero' vedete, credo ci sia una importante differenza. Esiste, per esempio, tutta una importante scuola di pensiero che sostiene non solo l'inutilità di formulare una diagnosi e di comunicarla al CLIENTE/PAZIENTE (fate voi), ma addirittura che sia dannoso e controproducente ai fini della terapia. Mi trovo tra l'altro d'accordo con questo modo di procedere. Pero', e qui c'è un pero', se come Psicologo o come Psicoterapeuta io decido di non fare diagnosi perche' non lo ritengo opportuno ai fini della terapia sto solo decidendo di non fare una cosa che posso fare. Se come Counselor (parlo di Counselor che non sono laureati in Psicologia e che non hanno fatto l'esame di stato) invece, dico al mio CLIENTE/PAZIENTE (fate voi) che per me è assolutamente dannoso fare diagnosi e quindi io non le faccio, li sto mentendo perche' io non POSSO fare diagnosi. La differenza è evidente. E ci sono passato sulla mia pelle. La prima è una scelta del professionista. La seconda è una manipolazione dell'informazione. Questo è solo un esempio (ma ne potrei fare altri) per dire che poi, quello che succede dentro gli studi nessuno lo sa e di Couselor che fanno Terapie che durano anni ne è pieno il mondo. I fatti sono questi. Poi possiamo stare a parlare anni dell'utilità o meno degli albi professionali. Esiste un percorso, esistono delle Facolta' (che nel corso dei decenni hanno migliorato la possibilità di formazione) e i discorsi relativi all'aprirsi, al rapporto col paziente, all'empatia ....beh.... scusate, ma li sento fare solo a quelli che hanno scelto scorciatoie. Chi fa quello che deve fare non ha bisogno di sottolineare queste cose perche' sono OVVIE!

20 Agnese alle ore 14:48 del 09/06/2011

 

Il ricercatore psicologo del lavoro Dott. Marco Depolo, docente di psicologia del lavoro all’università di Cesena, ci informa:

 

 

 

Il Pirellone usò un falso psicologo per la selezione del personale, ora dovrà pagare 50 mila euro.

 

"La Regione risarcisca i dipendenti" La Repubblica – Cronaca di Milano (30.1.2002)

 

 

 

La vicenda risale al dicembre '99, quando la Regione affidò a XY l'incarico di valutare, grazie a "test psicologici" e "profili individuali", i destini professionali di circa 80 dipendenti. La selezione fu impietosa, tanto che solo 25 di loro superarono l'esame.

 

La Regione aveva deciso di sottoporre i funzionari del consiglio ad alcuni test che avrebbero dovuto disegnare profili precisi, sulla base di criteri come «il controllo dell'ansia», «le capacità intellettive» e «il potenziale psicologico». E incaricò il professor XY di mettere a punto una metodologia adatta alla circostanza. XY, almeno

 

all'apparenza, aveva tutta l'esperienza necessaria per poter svolgere un così difficile compito. «Laureato in medicina e chirurgia ‐ recitava il suo curriculum ‐ specializzato in psicologia e percorso formativo in psicanalisi», aveva lavorato per anni all'interno di numerose aziende private.

 

Il verdetto dello psicologo fu però contestato dai candidati che nel febbraio 2000 presentarono una prima denuncia, seguita (nel maggio) dai ricorsi. Un'indagine parallela, ad opera degli stessi dipendenti, portò alla scoperta che lo psicologo, anzi, il «professore in psicologia», come si presentò ai vertici del Pirellone, in realtà non era neppure laureato.

 

21 Agnese alle ore 14:50 del 09/06/2011

Prosegue

Due sentenze (primo grado nel 2003 e appello nel 2004) hanno sancito la

 

condanna di XY per esercizio abusivo della professione psicologica

 

E’ il primo caso in Italia

 

 

 

Un possibile criterio operativo Quando viene chiesto:

 

Come si sente quando…

 

Come si comporta di solito in situazioni …

 

Che tipo di persona pensa di essere…

 

Immagini di essere in questa situazione e mi dica

 

come si comporterebbe…

 

si può alzare la mano e chiedere, dov'è lo psicologo professionista che deve seguire questa valutazione?

 

 

 

22 Agnese alle ore 15:04 del 09/06/2011

Per finire

Tutta la mia solidarietà verso coloro che hanno conseguito lauree all'estero, che a mio parere sono sottoposti ad una grave ingiustizia sociale, politica ideologica ed economica. Questo sebbene sia un problema anch'esso urgente da risolvere e verso il quale mi sentirei portata ad una concreta solidarietà, ritengo non debba essere confuso con le nuove veloci e costose professioni delle relazioni di aiuto-setting. Sono due cose diverse e il pericolo della manipolazione si alzerebbe notevolmente se venissero trattate allo stesso modo.

23 mariagrazia alle ore 16:02 del 09/06/2011

Leggo con interesse quanto sopra. condivido. c'è tanta confusione. sono laureata in psicologia e sono anche un counselor sicool con specializzazione in lavoro sul corpo su base  Mtc (medicina tradizionale cinese).La mia scelta personale è stata quella di poter lavorare sul corpo individualmente aiutando le persone a prendere consapevolezza dei propri disagi attraverso la percezione del corpo. possiamo dire che lavoro sul somato psichico. uso poco la parola, anzi, quasi niente. però il cliente è libero di farlo. il mio interesse è portare la sua attenzione al corpo e imparare a conoscerlo modificando schemi corporei e respiro pian piano. La figura professionale di counselor per me è stata fondamentaleperchè mi ha permesso di lavorare sul corpo (cosa che uno psicologo non può fare) con conoscenze serie e professionali sulla psiche. questo mi aiuta a capire chi ho davanti nei limiti del possibile, ma il mio lavoro è sul corpo.Secondo me il problema è il confine tra le due professioni, ma la realtà è che il confine non è chiaro perchè la psicologia stessa non presenta un campo di intervento chiaro. Non si può invadere ciò che è chiaramente circoscritto. La psicologia non lo è purtroppo ed è evidente proprio da questa situazione.

24 Francesco alle ore 16:31 del 09/06/2011

Ma infatti qui nessuno sta dicendo che se uno si spaccia per quello che non è non deve pagare.... davvero non capisco il discorso. Se uno dice di essere un Chirurgo è non lo è deve pagare. Se uno dice di essere uno Psicologo e non lo è deve pagare. Ma la questione qui è ben diversa ...chi non vuole intendere non intenda .....

25 Agnese alle ore 17:48 del 09/06/2011

...infatti il discorso è anche rovesciato. I counselor sanno benissimo che non possono definirsi psicologi e affermano di non fare "lavoro psicologico"...in realtà trattano qualsiasi caso compresi i disturbi alimentari depressioni e quant'altro, come io stessa ho visto fare e questo lo sanno benissimo quelli che ci sono dentro. Il punto è che il counseling è indebitamente svolto da persone che, non avendo titolo accademico vigente per la professione della relazione d'aiuto specifica, si avvantaggiano dell'ambiguità tipicamente italiana praticando e organizzandosi per ottenere il riconoscimento e mantenere il ricco mercato da cui mangiano anche molti docenti universitari che hanno realizzato registri di accreditamento frofessionale( vedi università di Siena ). Se è vero che uno che si spaccia psicologo e non lo è deve essere fermato, è altrettanto vero che colui che afferma di non esserlo e poi lo fa coattamente debba avere lo stesso trattamento. La differenza sta su dove ha inizio la menzogna. La mia è una critica dall'interno...non dall'esterno.

26 Francesco alle ore 18:09 del 09/06/2011

Agnese mi dispiace che ti stia scaldando cosi. La mia posizione è molto chiara ed evidentemente non la pensiamo nello stesso modo.Tutto qui. Per me il Counseling è una tecnica. Per me il Counseling non dovrebbe essere insegnato a persone che non abbiano una laurea in Psicologia. Per me, il Counseling non dovrebbe essere insegnato a persone che non hanno nemmeno una Laurea. Per me il Counseling dovrebbe semplicemente essere una specializzazione ad uso e consumo di chi si laurea in Psicologia. Per altri evidentemente non è cosi'. So molto bene che alimenta un giro di affari milionario. Trovo assurdo e poco professionale (ma è solo il mio punto di vista), che un diplomato al tecnico industriale, o un laureato in Fisica, possano fare un corso di Counseling e curare i disturbi alimentari. Per te evidentemente non è cosi'! Va bene. Certo non capisco perche' io non posso frequentare una scuola di Psicoterapia con una Laurea Triennale in Psicologia allora. Cioè, quello che voglio dire, e lo dico davvero senza ironie, e che il cretino sono io che sono anni che studio e me ne bastavano due! Dammi retta.... ti darebbe molto fastidio se stessi in altri panni. Giustamente non ci stai e ti fa comodo non capire.

27 Agnese alle ore 19:17 del 09/06/2011

Sono contenta che tu abbia ribadito questi pensieri. Non so dove si possa essere capito che io la pensi in altro modo....ma va bene lo stesso, l'importante è la discussione di questo tema. L'equivoco c'è stato dovuto forse ad una mia comunicazione non chiara, ma una cosa è sicura, appartengo alla stessa categoria di cretini che passano la vita a studiare mettendosi molto spesso in discussione.

28 Ale alle ore 22:26 del 09/06/2011

La cosa più brutta di questa discussione è arrivare al punto de che facendo la cosa giusta ci sentiamo dei cretini. Yo no creo che sea così e mi sento orgogliosa di avere dei colleghi che si sapcchino in due per migliorare, crescer e portare avanti la professione con onestà e serietà, Grazie!!! Mi fate sentire in compagnia! Non sono l'unica in un mondo aparentemente distrutto, mi raccomando guardate anche voi la parte bella, tanto quella brutta ha essistito sempre e continuerà per sempre...Auguri a tutti!!! E ricordate perchè avete studiato psicologia e cosa volevate fare...Occhiolino

29 stefano alle ore 10:30 del 28/06/2011

Queste discussioni se pur giuste quale scopo hanno? Giusto Ale! Viva chi si spacca in due per migliorare! Molto spesso gli psicologi sono come la Chiesa, arroccati al passato senza nè la voglia nè l'intenzione di adeguarsi ai tempi che cambiano (sto generalizzando, ma molti sono così). Se negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche molto più efficaci e veloci di quelle studiate all'università di psicologia, perchè non farle proprie? E' controproducente non migliorarsi! Quello che conta sono I RISULTATI e, più i risultati sono veloci e duraturi, più il professionista è capace! Se sono nati tanti coach e consuelor una domanda lo psicologo se la deve porre... forse il lavoro che sta portando avanti non soddisfa più la richiesta di aiuto del paziente? Oppure i tempi e le spese per lui sono inaffrontabili?

Le discussioni sono inutili se lo psicologo non si chiede: come posso fare per...(stare al passo con i tempi, dare un aiuto CONCRETO al mio paziente il più velocemente possibile, migliorare la mia comunicazione per arrivare subito al cuore del suo problema, ecc...)

30 mariagrazia alle ore 10:42 del 28/06/2011

Stefano, credo tu abbia toccato uno dei punti fondamentali. Se son nati tanti counselor, una domanda lo psicologo se la deve fare: "perchè?" E mi sembra semplicistico rispondere che son i soldi facili. Potenzialmente, ciò che un cliente può spendere per una sessione di counseling lo può spendere per una di psicologia. Fatto sta che i più gettonati sono i counselor..un motivo ci sarà. O i clienti son tutti masochisti e ignoranti e incapaci di volere il bene per sè?

31 Francesco alle ore 14:34 del 28/06/2011

Oppure ci stanno un sacco di counselor che col cavolo che ti dicono che sono counselor e si spacciano per psicoterapeuti o psicologi ....fidati! Esperienza vissuta!

32 stefano alle ore 14:49 del 28/06/2011

certo francesco! come ci sono non medici che si spacciano per medici, psicologi che si spacciano per medici e chi più ne ha più ne metta, per fortuna sono una minoranza anche se vanno a creare problemi alla categoria! prima o poi vengono scoperti e spero che, se come hai detto, hai avuto esperienze di questo tipo, ti sia comportato di conseguenza...

sta di fatto che se lo psicologo non corre ai ripari restando al passo con i tempi, si vedrà sorpassato e umiliato dai vari consuelor e coach di livello.

33 Francesco alle ore 14:55 del 28/06/2011

Ma si Stefano, è chiaro! Il discorso è sui tempi e lo studio. Tutto qui. Io non lo trovo giusto che si possa diventare Counselor in due anni e Psicoterapeuta in 5 + 1 + 4 e sentir pure dire la gente che le persone vanno dai counselor perche' pagano di meno. Beh...vorrei vedere .... forse pero' non parliamo proprio della stessa cosa non credi? E questo i counselor sono molto bravi a inbastirla bene ... !!! Non ce  l'ho con la categoria dei Counselor ... Io stesso probabilemente faro' un corso forse in futuro. Ma se vogliono farsi rispettare, beh, non aprissero i corsi a tutti.... proprio a tutti!!!!

34 stefano alle ore 15:12 del 28/06/2011

non possiamo dire se chi opera come consuelor sia di valore inferiore. parlano i risultati. ci sono consuelor e coach che fanno stare bene le persone con risultati duraturi ed in tempi velocissimi. forse è questo che la gente chiede. ovviamente la selezione naturale farà in modo che solo i migliori e quelli sempre al passo con i itempi sopravviveranno. chi non sente il lavoro come missione e non da tutto se stesso per quello che fa, al giorno d'oggi è destinato a scomparire. il fatto che chi ha investito anni a studiare come psicologo si avveleni l'anima e si senta in concorrenza con consuelor e coach la dice lunga sulla necessità di riformare un'università vecchia con corsi che non servono a niente e messi lì solo per coprire mesi di studio vani! l'80% delle nozioni impartite sono anacronistiche ed inutili! 2 anni di studio per consuelor probabilmente valgono di più di 5 di psicologia, perchè vengono condensate le nozioni più importanti ed operative. comunque senza addentrarci nei particolari, ciò che misura il successo di una persona non sono gli studi fatti, ma quello che ci fa con quegli studi. se ho nozioni da 100 e applico 10, avrò ovviamente meno successo di una persona che sa 50 ma applica tutto! lo psicologo sa 100, ma non gli vengono dati gli strumenti per applicare più di 10. non è colpa di nessuno, è responsabilità del singolo crearsi le competenze di applicare almeno 80 per fare sì di non sentirsi minacciati dal consuelor o coach come succede ora!

35 Francesco alle ore 15:19 del 28/06/2011

Stefano d'accordo su tutto! Abolissero la facolta' di Psicologia, l'anno di tirocinio e i 4 di specializzazione! In due si condensi tutto e amen! Ma sai quanto lavoro in piu' per tutti! Davvero dico! Io ormai sono al settimo dei dieci anni che mi vengono richiesti per diventare psicoterapeuta e per me è tardi! Ma se davvero in due anni si riesce a condensare tutto perche' no? Abolissero la facolta' di Psicologia e mettessero quella di Counseling. Tempo, soldi e illusioni in meno!

36 mariagrazia alle ore 16:23 del 28/06/2011

il bello di questa professione è che dovrebbe tutelarsi da sè. Intendo che i risultati raggiunti parlano da soli. Non si può mentire. uno entra che sta male ed esce che sta meglio. Può succedere con uno psicologo o con un counselor. Se succede con un counselor non me la posso prendere con lui perchè ha studiato solo 2 anni e non 9! Evidentemente son ufficienti meno anni, o no? Il punto è, lo ripeto, i confini di intervento. ciò vale anche per la psicologia che ultimamente, con tutte le scuole aperte sembra una "tuttologia". Francesco, hai ragione quando ti arrabbi per chi si spaccia per psicologo. Studiare costa fatica e impegno e serietà. ma la categoria non fa il vero professionista, in nessun ambito. Ci son counselor molto seri, preparati, studiati che han fatto questa scelta perchè non condividono i metodi di intervento ufficiali di psicologia. Io sono una di questi.laureata in psicologia.

37 stefano alle ore 16:32 del 28/06/2011

complimenti mariagrazia non deve essere stato facile fare convivere gli studi classici con quelli di counselor, hai tutta la mia stima come anche francesco. mi dispiace che ti arrabbi per queste cose. non serve a niente! se la situazione la puoi cambiare, fallo! a cosa serve arrabbiarsi. se la situazione non la puoi cambiare, a maggior ragione non te la prendere ci stai solo male tu! uno psicologo deve avere una perfetta gestione delle emozioni, sono anche queste le cose che servono e non vengono insegnate!

38 Francesco alle ore 16:32 del 28/06/2011

Si, si ma io lo so bene! A me una counselor mi ha cambiato la vita sai? Certo, devo ancora capire perche' diceva di essere terapeuta e di aver fatto 3 (e dico 3) Scuoledi Psicoterpia, ma sulla sua bravura nulla da dire, a parte qualche clamorosa defaiance nella gestione del gruppo (lei faceva anche terapia di gruppo) e una gestione del rapporto che a volte trascendeva i limiti professionali e diventava di nautura troppo amicale. Per il resto, che dire, brava! Credo sia importante pero' dire chi sei al paziente! Quando ho scoperto la verità sincermente.... tutti i bei discorsi sulla fiducia, il rispetto, la stima. Argomentoni che in terapia si affrontano. E poi scopro che per anni mi hai nascosto chi sei. Saro' stato sfortunato io.

Non metto in dubbio che chi si prepara bene possa diventare molto bravo e io non sono uno che ragiona necessariamente per titoli. Ma allora leviamo i titoli perche' io mi sento vagamente presto per il culo! ; ) ..... Perdonate il francesismo ; ).

Io non ce l'ho con i counselor! Ma oggi, spesso, si gioca sulle parole per dire o non dire quello che si è, o come si opera, o cosa si fa, ....troppa confusione che non fa bene a nessuno.... tutto qui!

39 Francesco alle ore 16:37 del 28/06/2011

......non sono arrabbiato, ma deluso .... credo che chi lavora con le emozioni la differenza la conosca bene! ; )

40 mariagrazia alle ore 17:09 del 28/06/2011

io trovo che sia giusto arrabbiarsi quando ci si sente imbrogliati, eccome! ed è giusto arrabbiarsi anche quando dopo tante fatiche ci si sente in qualche modo spodestati da chi non ha la stessa preparazione. quindi francesco, io spero che tu non perda mai questa voglia di combattere e farti sentire quando ci sono ingiustizie, ci vorrebbe più coraggio da parte di tutti. Trovo utile che ci sia un confronto diretto proprio tra due professioni così poco definite. i confini potrebbero cominciare a farsi vedere.... il punto è: se chi non ha gli stessi anni di studio è in grado di risolvere dei disagi, ripeto, o ci fanno credere che ci voglia una preparazione infinita e non è così,oppure, lo psicologo vuole intervenire in disagi lievi che sono di appartenenza di un'altra figura professionale, ad es.il counselor. Può uno psicologo sentirsi valorizzato per l'intervento in una crisi da storia d'amore finita che porta tristezza e dolore e niente di più?  oppure per sostenere un adolescente che in un momento non ha voglia di studiare?ed in entrambi in casi non viene messa in discussione l'autostima, ci vogliono veramente 9 anni di studio? non è ironica la mia domanda, vuole essere solo un punto di riflessione.

41 Francesco alle ore 17:32 del 28/06/2011

E qui ti blocco MariaGrazia ; ) .... la mia aveva nel gruppo tre Borderline e una Schizofrenica e una che soffriva di Depressione Maggiore ..... Capito dove voglio arrivare? Non se stava a chiacchiere! .... da denuncia a piede libero, altro che storia d'amore finita!

42 mariagrazia alle ore 17:35 del 28/06/2011

sì, ho capito dove vuoi arrivare e condivido in pieno. Ma la mia domanda di riflessione era un'altra...;)

43 Francesco alle ore 17:57 del 28/06/2011

La tua domanda di rilfessione l'ho capita ; ) .... no, per gli esempi che hai fatto tu non ci vogliono nove anni di studio.....

Basta molto, molto meno.....

44 mariagrazia alle ore 18:04 del 28/06/2011

ecco....... già abbiamo un confine.....poi si può discutere sul meno, molto meno o sul tipo di intervento diverso che non ha niente a che vedere con gli anni di studio...nel senso che a volte sono ben più di 9.....a presto

45 Francesco alle ore 18:23 del 28/06/2011

A presto MariaGrazia

46 emanuele giacobazzi alle ore 00:41 del 21/09/2014

buona sera ,sapete qual'è la verità ??? che molti psicoterapeuti ci marciano sulla loro professione, considerando che il prodotto del loro lavoro non è possibile poterlo definire ... o comunque non in tempi umani ... e quindi tra di loro ci sono molti furboni ... che all'idea che qualcun'altro possa fare grana senza sudare e approfittando della povera gente si sente di merda ! 

47 emanuele alle ore 00:42 del 21/09/2014

 

poi ci sono terapeuti bravi che hanno una preparazione importante , e ci sono counselor altrettanto bravi , perche' magari il corso che dura di solito 3 anni e non due è tenuto da docenti non meno preparati di quelli delle scuole ( malavita pura) di psicoterapia , a volte sono gli stessi mi pare.

48 emanuele alle ore 00:42 del 21/09/2014

 

secondo me bisogna avere delle doti che in pochi hanno per fare bene questo lavoro , di certo io sono dell'opinione che almeno una triennale in campo socio-umanistico , bisognerebbe possederla , dovrebbe essere un vincolo ! e se una persona con una laurea triennale e poi un corso triennale da counselor tenuto da ottimi docenti dovessere riusciure a dare pace a persone che stanno male .... dal punto di vista del paziente questa è l'unica cosa importante !

49 emanuele alle ore 00:43 del 21/09/2014

io penso che se un gruppo di professionisti si ritiene migliore di un altro non dovrebbe rompere le scatole , perchè in fin dei conti se gli altri che ritengono non sufficentemente preparati fossero in effetti meno competenti allora i pazienti prima o poi capirebbero e i counselors finirebbero per cambiare lavor ! quando questo avverrà potrete dire di essere i migliori ...

50 emanuele alle ore 00:44 del 21/09/2014

diciamoci la verità psichitria psicoterapia ecc... sono tutte professioni , non molto spesso nessuno può provare niente a nessun altro ... e quindi se la vostra professione è così poco chiara non rompete le scatole ... non è detto che neanche il vostro lavoro sia qualcosa di concreto , e non solo una maniera per occupare persone con il piacere della masturbazione cerebrale ... io penso che troppa gente abbia fatto decenni di terapia senza risultato e questi poi ad un certo punto si rassegnano al loro malessere e voi avete già trovato altri disperati , ecco allora vogliamo iniziare ad essere onesti ? facciamo si che i pazienti possano in qualche maniera divenire un indicatore di quanto bravo sia un terapeuta , ... avete capito cosa intendo vero ??? anche se il rischio truffe è sempre alto però qualcosa si può fare ! non e' possibile farla passare sempre liscia , sapete quanta gente nel mondo si suicida ogni giorno e stà seguendo psicoterapie , assume psicofarmaci o anche tutte e due ... non voglio mescolare le differenti professioni psichiatra e psicoterapeuta , ma è ormai opinione comune che le due terapie associate siano il meglio per molti pazienti ,,, e allora io dico che vorrei che i professionisti della cura dell'anime  della mente della testa  dovrebbero consentire che si possa conoscere la percentuale di morti che hanno fatto , soprattuo i farmaci fanno strage..

ma anche il terapeuta che su 10 persone che segue non ne " salva " neanche una , deve andare a lavorare e che cacchio !

51 Francesco alle ore 09:15 del 21/09/2014

Caro Emanuele, prima di dire certe cose forse dovresti informarti. Proprio in questi giorni a Roma si è tenuto un importante Congresso nel quale sono state date evidenze scientifiche e dimostrazioni pratiche di come la terapia agisce sull'attività del cervello. Sono stati resi noti i risultati di studi su pazienti seguiti per anni  e monitorati. Sono state mostrate lastre e tac che evidenziano chiaramente il migliore funzionamento, dopo la terapia, del cervello di un paziente traumatizzato. Puoi tranquillamente informarti, ma per farlo devi leggere molto e soprattutto avere voglia di iniziare a pensare che non sia affatto vero quello che dici. Diciamo la verità . . . . non ti va e non ti conviene. 

52 emanuele alle ore 13:28 del 21/09/2014

divertente ! " non ti va e non ti conviene " spero che lei non abbia alcuna abilitazione in psicologia e co. in quanto ad intuito sta messo male , molto male , perchè non dovrebbe convenirmi ??? l'idea di se stesso che lei ha è imbarazzante ! io faccio un altro mestiere quindi .... 

comunque , io ho conosciuto tantissima gente che ha avuto bisogno di aiuto ha speso somme con le quali avrebbe potuto comperare un piccolo appartamento, e non ha avuto nessun vantaggio , alcuni invece hanno speso meno e dal piccolo problemino che avevano si sono ritrovati impossibilitati al lavoro ecc... cioè in pratica vita distrutte , le loro e quelle dei loro parenti in alcuni casi parenti che economicamente dipendevano da queste persone , quindi in casi come questi è più opportuno parlare di tragedie familiari che personali , e il tutto in alcuni casi solo perchè ( parlo della psichiatria) cera un disturbo del sonno e lo psichiatra ha ritenuto opportuno dare alucni farmaci che hanno totalmente aggravato la situazione , e quello psichiatraq lì ha una vita agiatissima , mentre i suoi pazienti distrutta , per non parlare di chi si è suicidato ! ho conosciuto una persona che è stata in cura per 7 anni : psicoterapia e psichiatra, ad un certo punto lo psichiatra le ha prescritto un nuovo farmaco "ultima generazione" antipsicotico , sa' che fine ha fatto il mio amico ?? suicidato nel giro di due settimane ! 

53 emanuele alle ore 13:33 del 21/09/2014

la psichiatria in alcuni casi uccide oppure rende disabili mentali persone che non lo erano prima delle cure !

mentre la psicoterapia in alcuni casi è  una soluzione  non per il paziente ma per il terapeuta ! che gadagna danari a go go e se il suo operato non è adeguato non c'e' nessun problema , tanto sanno tutti che "i risultati non sono immediati" quindi per 2 o 3 anni ti rapina mensilmente e quando il paziente più disperato di prima e con più problemi di prima ( anche queli economici) abbandona , ce ne già un altro dietro la porta ! un pò come certi ristoranti delle grandi città che se anche lavorano male c'e' così tanta gente di passaggio che avrà sempre nuovi clienti !!

54 emanuele alle ore 13:36 del 21/09/2014

la psicoterapia in USA è deducibile ... viene rimborsata ... ci pensano le assicurazioni ...

mentre qui da noi è solo roba da ricchi ! 

e voi mercenari della sofferenza rompete anche il cacchio ad altri professionisti che cercano di entrare nel mercato , tali e quali ai cartelli messicani della droga !

secondo me più di 30 euro a seduta è una truffa ! 

55 :-) alle ore 00:01 del 13/05/2015

Lancio tre pensieri che non sto, almeno per ora, ad approfondire e a spiegare sia perché ho poco tempo sia perché ho molto sonno...1) Credo che ci siano pesanti contraddizioni nel sistema di regolamentazione delle professioni. 2) Credo che la situazione per gli utenti non peggiorerebbe se addirittura si deregolamentassero le professioni di psicologo, psicoterapeuta, mediatore famigliare, counselor. 3) Adesso dico una cosa impopolare, fuori dal "sistema", pertanto da molti considerabile una follia...credo che (contrariamente a quanto si sostiene) il denaro (il farsi pagare) possa essere un pesante inquinante della relazione d'aiuto e che toglierlo di mezzo in queste attività porterebbe una scrematura, un po' di pulizia a beneficio dell'utente...ma questa è un'altra storia.

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