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Psicologia per psicologi - Lo psicologo in ambulatorio: tutti in fila, sì, ma per andare dal medico di turno...
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Lo psicologo in ambulatorio: tutti in fila, sì, ma per andare dal medico di turno...

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Lo psicologo in ambulatorio: tutti in fila, sì, ma per andare dal medico di turno...

Libero pensiero: Lo psicologo in ambulatorio: tutti in fila, sì, ma per andare dal medico di turno...

Scritto da: Paola alle ore 10:26 del 28/05/2014

Mamma mia che desolazione...
Ieri mattina sono andata dal mio medico. Anche lui, come molti ormai, esercita in un poliambulatorio in cui più medici di base lavorano in compresenza o su turni.

Entrata in sala d'aspetto, la mia attenzione viene colpita da una grande locandina che troneggia in bacheca. Leggendola scopro con piacere che promuove il servizio di psicologia di base che è attivo presso il poliambulatorio dallo scorso mese di gennaio. Scorrendo il calendario della presenza della psicologa (una volta a settimana) mi accorgo che quella mattina la collega è presente.
Per cui, sapendo che come sempre dovrò passare molto tempo in sala di attesa, mi accingo a osservare cosa succederà in relazione a questo servizio.

Per farla breve, in tre ore che sono rimasta ad aspettare il mio turno, tanto è durata la mia attesa, nessuna della circa 25 persone che si sono alternate in sala durante la mia permanenza ha degnato di un solo sguardo la locandina o ha "osato" prendere la brochure che descrive il servizio.
Un servizio strutturato in tre colloqui tra l'altro gratuiti (sorvoliamo su questo aspetto perché anche qui ce ne sarebbe eccome da discutere....che PxxxE!! Insomma ma possibile che uno psicologo per far conoscere la propria professionalità debba per forza farlo gratuitamente?!
Non mi pare che l'oncologo/l'oculista etc... faccia altrettanto, salvo gli interventi pro bono naturalmente)

Mentre la fila si spazientiva per il proprio turno dal medico di riferimento (ieri erano in servizio due medici), nessuno era in fila per la Psicologa, forse era lei che si spazientiva per la mancanza di "toc-toc" alla sua porta (ok riconosco questa è una mia proiezione....)
La collega ieri è stata tre ore in ambulatorio e nessuno, ma proprio nessuno!, ha osato degnare di attenzione questo servizio, eh sì che di gente ne è passata.

Quindi? Cosa significa? Che c'è un errore alla base della comunicazione? La locandina non era ben fatta? Non credo proprio sia questo il punto, purtroppo...

Perché in tre ore c'è stata la calca in sala d'attesa per andare dal medico - senza contare gli abbandoni sull'uscio da parte di quanti affacciandosi hanno cambiato idea e non sono entrati - e nessuno si è invece rivolto alla psicologa, fosse solo per curiosità... fosse solo per ingannare l'attesa... e vi assicuro che c'erano persone a cui un consulto psicologico non avrebbe certo fatto male, anzi!

Cos'è che fa sì che la nostra categoria professionale, inserita tra l'altro, come in questo caso, in un contesto sanitario e di "cura", non sia considerata degna di un consulto, ma nemmeno anche solo di curiosità?
Non so, forse che la psicologia inserita nel terreno medico non può essere considerata a meno che non sia introdotta e presentata dalla stesso "dottore"? E se è così, possibile che per sdoganare la nostra professionalità e la nostra competenza abbiamo bisogno di "padrini", di "anfitrioni" che ci introducano?!
Questa difficoltà di "accessibilità" è strettamente vincolata alla professione dello psicologo?
Ma davvero la nostra professione fa ancora paura?
Cosa possiamo fare per aiutare le persone a non essere così spaventate, così recalcitranti rispetto a un servizio sanitario che può essere d'aiuto, e soprattutto di cura rispetto a quanto ci compete al pari del medico di base, piuttosto che del dermatologo, dietologo ...

Commenti: 18
1 Lia alle ore 11:42 del 04/06/2014

Cara collega/amica....mi piace pensare...ho letto con interesse e spirito critico la tua mail e con te ho vissuto il patos e l'indignazione per questa "nostra" professione così bella eppure così bistrattata. Poi ho lasciato il patos e ho cercato di dare spazio alla realtà :). Credo che il "ti piace vincere facile" sia un life motive che di continuo bombarda le nostre coscienze o meglio le nostre menti, in quanto di fondo le nostre coscienze conoscono la strada, ma si rifiutano di sentirla ed è forse per questo che in giro c'è tanta insofferenza. La pillola magica, la pozione miracolosa, il fai questo e fai quello a mò di "bambini" nelle mani dei "medici genitori", ci ingabbia di continuo. Assumersi la propria responsabilità, aprirsi ai propri mondi, far luce sulle proprie ombre, avere il coraggio di realizzare la propria vita, fà paura e soprattutto molti sembra abbiano smesso di crederci. Non è la nostra profesione che fà paura, è l'uomo che ha paura di sè stesso, con il mio più elevato rispetto e la mia più umile accettazione. Noi coninuiamo a crederci...il resto verrà da sè. Un saluto sincero

2 Elisa alle ore 14:01 del 04/06/2014

Paola, una volta non erano necessari nemmeno i medici! C erano i rimedi della nonna! Ampliare la prospettive alle persone e' il nostro lavoro, non diventiamo Psicologo-centrici!!!! 

3 Anna da Imola alle ore 14:12 del 04/06/2014

Importante sapere cosa noi psicologi possiamo e dobbiamo fare per contribuire a diffondere cultura della salute, compresa quella psicologica. Sono una di quelle psicologhe che da quest'anno ha attivato un servizio di psicologia di base presso uno studio di medici di famiglia e non mi sento affatto frustrata. Svolgo il nostro splendido mestiere da quasi 15 anni e ho intrapreso con entusiasmo anche questa nuova avventura pochi mesi fa perchè da sempre, se lavoro, credo sia (anche) perchè investo molto (non necessariamente soldi) in promozione: questa collaborazione, che in effetti prevede dei colloqui gratuiti iniziali - oltre ad essere una validissima forma promozionale appunto - serve assolutamente a fare quel che mettevo in premessa, cioè contribuire a chè le persone si avvicinino allo "strumento psicologia" con sempre minor diffidenza. Mi vien da dire che ben vengano i medici che ci aiutano a trasmettere un messaggio positivo rispetto al fatto che noi psicologi, se ben lavoriamo, siamo una risorsa preziosa; non capisco molto perchè ci dobbiamo fare malanimo a pensarli come nostri "anfitrioni" o "padrini", qual è il problema nel caso? La maggior parte dei miei pazienti arriva da me grazie a dei buoni medici che hanno compreso che c'è questo tipo di esigenza a cui dar risposta, per cui il lavoro di rete si conferma davvero fondamentale ... forse il lavoro di rete (e il lavoro in generale) va fatto con una certa propositività, quindi inutile stare ad aspettare che il paziente bussi alla nostra porta (aspettandocelo di più solo perchè ci siamo posizionati in uno studio di medici di base) e meglio uscire da quella stanza a farsi conoscere e a far conoscere le nostre competenze! 

4 Chiara alle ore 14:46 del 04/06/2014

Buongiorno, Sono una giovane collega, vorrei chiedervi quali sono le modalità per iniziare questo tipo di percorso professionale? Basta l'accordo con i medici presenti presso un ambulatorio comunale o è necessario presentare una richiesta in Comune o presso la ASL di zona? Naturalmente è una prospettiva che mi attrae in vista dei prossimi anni,attualmente ho ancora troppo poca esperienza,ma sto cercando di informarmi rispetto a tutte le possibili vie... Grazie mille a chi vorrà rispondere!

5 Anna da Imola alle ore 14:56 del 04/06/2014

Ciao Chiara, su i-s-p.org trovi molte indicazioni utili sul progetto di Roma e su come fare per portarlo nella tua zona eventualmente. 

6 Simone alle ore 18:07 del 04/06/2014

Ciao a tutti; trovo molto interessanti gli interventi proposti. Anche io ci provo quotidianamente a fare promozione, ma la verità è che anche per quanto riguarda gli stessi medici di base, forse non sempre c'è comprensione (o forse fanno finta di non sapere) delle potenzialità in termini di risorse che uno psicologo può offrire loro con lo scopo di snellire anche il loro carico di lavoro. Parlo da Psicologo che ha appeso una locandina in uno studio medico ormai da tempo, ma ahimè senza alcun riscontro. E nonostante tutto non mi arrendo e continuo con la promozione della mia attività giorno dopo giorno.

7 Roberto alle ore 08:35 del 05/06/2014

Ho letto con molta attenzione sia il "pensiero" iniziale che le successive reazioni. Svolgo varie attività come psicologo e tra queste anche la libera professione. Ho partecipato per diversi anni al "mese dell'informazione psicologica" e svolgo spesso attività di divulgazione tramite conferenze pubbliche. Dopo quasi 30 anni di attività posso dire che "non sono diventato ricco", cerco faticosamente di provvedere alla famiglia e sono talvolta un pò sfiduciato ma non arreso. Dalla nascita del nostro Ordine abbiamo fatto molto poco per fare conoscere alle persone le ampie e molteplici potenzialità del nostro lavoro e i nostri rappresentanti tramite l'Ordine hanno privilegiato solo alcuni sbocchi (quelli di loro interesse???) Non abbiamo tentato se non in ordine sparso di intavolare un dialogo con l'Ordine dei Medici o ancor meglio di sviluppare strategie di reale e concreta collaborazione quindi c'è ancora molto lavoro da fare e mi auguro che siano proprio le nuove generazioni a farlo. Dopo aver partecipato lo scorso anno alla Commissione per gli Esami di Stato credo che sia urgente rivedere alcuni aspetti della formazione.

Buon lavoro a tutti.

Roberto

8 Giovanna alle ore 23:48 del 05/06/2014

Quasi tutte le persone che incontro, per risolvere problemi e affrontare sofferenze nell'area emotiva e/o del comportamento e/o del pensiero, pur sapendo che esistono gli psicologi, scelgono: - sostanze da assumere (pillola-pastiglia-gocce o di sintesi o naturali a seconda dell'orientamento scelto: allopatico, erboristico, omeopatico) -sostanze o energie con cui entrare in contatto (rocce di vario tipo, acqua, calore, luci, ecc) -vie spirituali (religiose, metafisiche, ecc..) Viene cioè preferito qualcosa di più facile, sbrigativo, tangibile e/o percepibile con i sensi (sostanze, energie termiche o visibili) o qualcosa di più sottile e profondo (cura dell'anima o della propria parte spirituale) della psicologia. Il concetto di "psicologo" ci sta un po' come i cavoli a merenda nella nostra cultura.

9 Giovanna alle ore 23:57 del 05/06/2014

Aggiungo che in sostanza è come dire:"perché devo rivolgermi allo psicologo quando ho qualcosa di più veloce e tangibile che mi può aiutare?" o:"perché devo rivolgermi allo psicologo se ho qualcosa a cui attingere che mi può aiutare più in profondità?"

10 STEFANIA alle ore 13:56 del 03/07/2014

BUONGIORNO, ANCHE IO SONO DELUSA ABBASTANZA DALLO SCARSO CHE LA NOSTRA PROFESSIONE RICEVE, MI SONO SPOSTATA DOPO PIù DI DIECI ANNI IN ALTRA REGIONE E DA ALLORA RICOMINCIARE E' STATO PRESSOCHE' IMPOSSIBILE, NESSUNO CERCA UNO PSICOLOGO SE NON GRATIS! E PARLO DI COOPERATIVE O CLINICHE... IL PUBBLICO NEANCHE A NOMINARLO. INSOMMA UNO SPAZIO RETRIBUITO PER NOI DIGNITOSO NON C'E'

L'AFFIANCAMENTO AL MEDICO DI BASE, VALIDO , MA ANDREBBE LEGGITTIMATO, LA CASTA PRENDE FIOR DI QUATTRINI PER OGNI ASSISTITO ANCHE SE NON CHIEDE NULLA PER ANNI AL MEDICO E NOI INVECE CI PROPONIAMO GRATIS PERCHE' L'ORDINE NON HA IL POTERE DI CHIEDERE UN PROGETTO AD HOC RETRIBUITO QUANDO LE RICERCHE DEL PROF. SOLDANO MOSTRANO I VANTAGGI PER IL SSN DEL CONTRIBUTO DELLO PSICOLOGO AD AFFRONTARE MALATTIE PSICOSOMATICHE, ANSIA E DEPRESSIONE, EVITANDO ANCHE L'ABUSO DI FARMACI!!!

11 STEFANIA alle ore 13:58 del 03/07/2014

SCUASATE...LO SCARSO INTERESSE E RISCONTRO CHE LA NOSTRA PROFESIIONE RICEVE......

12 Giovanna alle ore 00:47 del 04/07/2014

Che cambio di rotta! C'è chi ha investito tempo e denaro progettando un futuro economicamente legato alla psicologia e invece gli tocca sganciarla dai soldi. Vorrà dire che cercheremo denaro in altro modo e spenderemo le nostre le competenze portandole nella nostra vita quotidiana per stare meglio con noi stessi e con gli altri e portando aiuto per quanto possibile intorno a noi, così: di cuore. E' un bel banco di prova esistenziale questa situazione...

13 Anna da Imola alle ore 05:35 del 04/07/2014

Bah?! A nessuno è chiaro cosa significhi investimento continuo in promozione!?per quanto mi riguarda col mio mestiere di psicologa - anche investendo tempo e energie in iniziative di questo tipo ma non solo - mantengo me e famiglia più che dignitosamente da quasi 15 anni...lo scrivo xché continuo a leggere commenti lamentosi e sterili che nn tengono conto del fatto che si sta svalorizzando una bella esperienza di pubblica utilità che dà buonissimi ritorni anche economici a noi professionisti (i pazienti arrivano in studio numerosi dopo le consulenze gratuite...certo bisogna esser bravi!)

14 Giovanna alle ore 14:06 del 06/07/2014

L'importante per me è, credendoci, accettare il proprio "destino" o "percorso di vita" (come lo si voglia chiamare)... Ho visto e vissuto, in vari aspetti dell'esistenza, situazioni razionalmente e logicamente ben impostate, programmate, coltivate e curate che non hanno funzionato e altre addirittura nemmeno cercate che sono fiorite....

15 alberto alle ore 21:19 del 21/07/2014

Credo che il problema fondamentale sia che, una volta laureati-abilitati-specializzati, sentiamo quasi come un obbligo il fatto che il lavoro arrivi. Ci può stare, visti i soldi spesi in formazione, gli anni passati a studiare e perseguire una passione... purtroppo però ci sono molte altre professioni più importanti ed essenziali della nostra, siamo in tantissimi, c'è disinformazione, c'è molto ciarlatanesimo, dopo i primi incontri costiamo abbastanza e non diamo nessuna certezza del risultato.
Banalmente: certo, lo psicologo può risolvere "definitivamente" alcuni problemi senza grossi effetti collaterali e in modo decisamente più sano che le pillole, la droga, l'alcool, i santoni ecc... Ma, visto il lavoro che facciamo, dovremmo proprio essere noi a comprendere che è assolutamente fisiologica la "scarsità" di pazienti osservando la società in cui viviamo... io non ci trovo nulla di strano. E' piuttosto ovvio che lo psicologo non sia la prima scelta.

16 STEFANIA alle ore 14:04 del 22/07/2014

Ad Alberto vorrei dire...intervento equilibrato e di cui condivido la riflessione, direi sociologica, tutto questo ci sta, ma la disinformazione, il fatto che siamo troppi (i trentenni molto di più dei colleghi over 40 come me) sono scelte o orientamenti politici che però la nostra categoria non fa neanche abbastanza per modificare, orientare o combattere!

Se ti offri gratis, il tuo lavoro vale poco, esiste il volontariato per dare assistenza non un professionista della salute mentale; eppoi perchè sfornare tanti laureati che non lavoreranno mai??Perchè si permette ai medici di abbondare in antidepressivi e ansionlitici senza sapere neanche di cosa trattano??

Ci sarebbero tante questioni da affrontare per dare dignità alla professione del terapeuta, qualcosa i nostri rappresentanti degli ordini potrebbero fare in più.

Alla collega di Imola mi permetto di dire che sei fortunata oltre che brava. Ho poche colleghe che si mantengono facendo le psicologhe, io l'ho fatto a fatica per anni circa 10, lavorando da matti e raccogliendo alla fine del mese la paga di un banale impiegato (comunità terapeutiche, cooperative e studio etc etc...) poi spostarmi in altra regione per mio marito è stato un disastro, non sei spendibile e basta! Nessun ingegnere, medico, o altro professionista ha così scarsa spendibilità.

17 Giovanna alle ore 14:37 del 22/07/2014

Stefania, rispondo sul punto "Perchè si permette ai medici di abbondare in antidepressivi e ansiolitici senza sapere neanche di cosa trattano??": ci sono fortissimi interessi economici sui farmaci. La grossa disinformazione fatta prima di tutto ai medici sulla possibilità di salute senza medicine (l'Igiene Naturale sulla quale ha aperto una splendida finestra Shelton) e il via-libera che hanno sull'uso degli stessi è funzionale a questi interessi. Su libri e articoli sul consumo consapevole viene spiegato come enormi aziende o gruppi di aziende attraverso il loro potere economico controllino i governi. Aggiungo che l'uso del farmaco aumenta la probabilità di uso di altri farmaci per cercare di ovviare agli effetti collaterali prodotti dal farmaco stesso in una reazione a catena che fa ingrassare esponenzialmente le case farmaceutiche.... penso che sia un' area "intoccabile"...

18 STEFANIA alle ore 18:27 del 22/07/2014

Bene Giovanna... so di che parli, ma io sono combattiva e questi argomenti li espongo ovunque, anche a tavola con gli amici! Però noi come categoria potremmo essere più uniti con più fiducia nel cambiamento che proponiamo agli altri.... e con dei rappresentanti che prendano più potere .

Forse potremmo fare qualcosa in più per osteggiare i "fortissimi interessi economici" che danneggiano la vita di molti, iniziando dal piccolo, intorno a noi, col potere della parola, della cultura, della spiegazione convincente...

E grazie a tutti per questo scambio!

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