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Deontologia o lealtà: questo è il dilemma!

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Deontologia o lealtà: questo è il dilemma!

Libero pensiero: Deontologia o lealtà: questo è il dilemma!

Scritto da: Cassandra alle ore 18:01 del 23/04/2014

Mi trovo in un guado professionale e personale parecchio limaccioso, in cui mi pare che qualunque passo faccia, in qualunque direzione io vada, lo scivolone è assicurato.

Tramite un paziente - ignaro e inconsapevole delatore - sono a conoscenza di fatti personali che riguardano una mia carissima amica.

Il mio paziente non conosce la mia amica, né sa che lei è mia amica appunto, ma tramite conoscenze ponte, che in qualche modo li collegano, seppur abitino in città diverse, sa qualcosa su di lei che lei stessa ignora.

Un giorno, durante una seduta ha raccontato il fatto che vede la mia amica protagonista sua malgrado. Ascoltando il racconto del paziente e le risposte che lo stesso mi dava - lo ammetto, colpita da alcune somiglianze ho posto domande orientate - ho riconosciuto la mia amica.

In poche parole dal mio paziente sono venuta a conoscenza che il marito della mia amica ha una relazione parallela che dura ormai da diverso tempo con tanto di figli.

Ecco, ora io non so bene come gestire la cosa perché comunque io mi muova mi sembra di mancare ad un patto, anzi è sicuro che io manchi ad un patto!.
Se informo la mia amica dei fatti di cui sono a conoscenza (che ho poi potuto verificare come veri purtroppo, tramite altre fonti), o magari ne parlo con suo marito, tradisco il patto del segreto professionale che ho con il mio paziente e commetto un illecito disciplinare; se rispetto questo patto, tradisco però quello di lealtà che mi lega alla mia amica ormai da alcuni decenni.

Cosa fareste voi al mio posto?
È possibile secondo voi trovare una soluzione a questo dilemma?

Grazie
Cassandra

Commenti: 8
1 rossy ann alle ore 11:23 del 07/05/2014

Attieniti al codice deontologico. La tua amica deve essere in grado di riconoscere ed accorgersi da sola dei suoi problemi.

2 Francesca alle ore 11:43 del 07/05/2014

Ciao Cassandra,

Anche ad una mia amica è capitata una situazione affine, in cui secondo me ha agito molto professionalmente, parlando con sincerità alla sua paziente e interrompendo la terapia (in questo caso la paziente era l'amante del marito di una sua amica).

Una volta chiarita la trasparenza con il tuo paziente nella terapia, le tue scelte personali riguardano poi solo te.

Secondo me la leltà va quindi innanzitutto al tuo paziente. Se ritieni questo fatto che ha riportato è rilevante nell'esperienza del tuo paziente, o comunque che lo sia per poter lavorare bene con lui in franchezza, gli va detta la verità ed, eventualmente, andrebbe rimandato ad un altro collega (se tu valuti, o insieme valutate che ci sia un immischiamento eccessivo per continuare un buon lavoro insieme).

Se poi desideri parlarne con la tua amica, forse anche questa decisione dovrebbe coinvolgere prima il tuo paziente, il quale potrebbe trovarsi suo malgrado ad essere la "spia" (è possibile in questo caso dare una notizia certa senza però risalire alle fonti?)

Infine, hai provato a considerare la possibilità che la tua amica lo sappia già o lo sospetti? Tieni conto del fatto che il rischio di perdere l'amicizia potrebbe anche esserci non solo tacendo, ma anche rivelando qualcosa che lei sospetta già e che non vorrebbe sentire confermato, o non vorrebbe fosse conosciuto dalle amiche. Non è una situazione così rara.

Spero di esserti stata utile,

Francesca.

3 Susanna alle ore 13:47 del 07/05/2014

Deontologia. Il segreto e' uno dei cardini della nostra professione regolato solo dai limiti imposti dalla legislazione. La situazione pero' presenta buoni spunti di riflessione e Le suggerisco di discuterne con il Suo supervisore. Ha forse posto domande in terapia volte non al benessere del paziente, ma a soddisfare la Sua curiosita'? Mi chiederei inoltre se ho forse abusato della mia posizione nella relazione, se sono stata onesta con il mio paziente, se ho in qualche modo compromesso la terapia?

4 Paolo alle ore 14:15 del 07/05/2014

Io credo che il problema stia in te.... Devi essere tu a saper gestire la distanza emotiva. Il fatto che tu la conosca ed abbia indirizzato domande e addirittura indagato personalmente che tutto fosse vero mostra che non riesci a gestire tue condizioni relazionali quindi la risposta è semplice: Non è l'avvenimento in se che ti doveva aprire la domanda deontologica, ma la tua condizione di partenza che doveva apporti una questione introspettiva .

5 Maria Gabriella alle ore 10:40 del 08/05/2014

La mia passioen era laurearmi in medicina e specializzarmi in psichiatria. Non sono quindi un'addetta ai lavori ma ho un talento naturale che mi ha portato e mi porta a coltivare la comprensione dell'animo umano,  i suoi misteri emotivi, il nostro agire che in realtà è sempre inconscio. Ci rimane il libero arbitrio ma anche lì spesso è la pancia a farla da padrona e non la mente. Ho fatto numerose psicoterapie, sono stata un clown del sorriso in corsia. Da 10 anni seguo la pratica meditativa del monaco buddhista Thay.

Il mio punto di vista è che, nel momento in cui ha posto al paziente domande a proprio fine, si è rotto il patto terapeutivo. Il passo successivo è parlarne con il paziente e decidere insieme se possibile continuare la terapia. Della sua amica invece non sta lei ad occuparsene e non può dire nel caso lo volesse. Lei ha aspauto come un prete nel confessionale, quindi non sa.

Decida tra se e se se può rimanerle amica tenendosi quanto ha scopero o se meglio allontanarsi in un sano e gentile distacco.

Ha non solo la mia comprensione. Molti anni fa mi trovai nella stessa condizione ma non sono terapeuta. Posso solo dirle che come si fa si sbaglia, anche a non fare. Non le scrivo poi com'è andata a finire. So soltanto che non ero io a dover fare nè a chiedermi.

Auguri

Maria Gabriella

6 Paolo alle ore 11:23 del 08/05/2014

Proprio chi non è collega ha offerto lo spunto più adeguato e congruo... Riflettiamo

7 Cassandra alle ore 10:11 del 13/05/2014

Ringrazio tutti,

il contributo di ciascuno è stato prezioso... indubbiamente in questa situazione sono andata fuori setting e la persona ha preso il sopravvento sulla terapeuta... per tutta una serie di frammenti che appartengono alla mia storia personale che sono stati richiamati magneticamente da questo "caso", di cui mi sto prendendo cura in supervisione.

Detto questo ringrazio particolarmente Maria Gabriella, a non fare si fa male comunque, ha proprio ragione, in questa vicenda scelgo ovviamente il mio paziente per cui non mi "occuperò" della mia amica e quindi io "non so".

Ho condiviso con il mio paziente il mio "agito" e stiamo usando tutto il materiale per lavorare con e per lui....il tema della "incosapevole delazione" tratteggia la sua storia....

Grazie a tutti davvero

Cassandra

8 Maria Gabriella alle ore 11:16 del 15/05/2014

Grazie a Lei Cassandra.

Siamo umani e quindi fallibili, solo questa la difficoltà che dobbiamo sentire quando ci appare di cadere o di sbagliare, non dandoci la possibilità di chiederci cosa questo vuole insegnarci, e stare poi a viverne gli aspetti postivi.

Questa esperienza, credo, fosse nel setting. Accettarla e affrontarla con serenità porta solo sani e buoni frutti che in qualche modo, tra le righe, mi appare stiate già assaporando.

Maria Gabriella

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