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OPG. Chiuderanno il 31 marzo 2015?

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OPG. Chiuderanno il 31 marzo 2015?
Italia. Ministro della Giustizia, forze politiche e comitati non concedono proroghe. OPG: "illegittimi" dal 2003

L'articolo "OPG. Chiuderanno il 31 marzo 2015?" parla di:
  • Imminente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
  • Motivazioni delle proroghe e timori di nuovi slittamenti
  • Urgono misure di riabilitazione e prevenzione del suicidio
Psico-Pratika:
Numero 113 Anno 2015

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 3 febbraio 2015

OPG. Chiuderanno il 31 marzo 2015?
Italia. Ministro della Giustizia, forze politiche e comitati non concedono proroghe. OPG: "illegittimi" dal 2003

Entro il 31 marzo prossimo, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari di tutto il territorio nazionale dovranno chiudere i battenti, per essere sostituiti dalle REMS, Residenze per l'esecuzione della Misura di Sicurezza Sanitaria: strutture residenziali alternative gestite dalle Asl regionali (*).
Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando garantisce che non ci saranno proroghe ma, considerati i pregressi, intorno agli OPG di nuovo si annidano timori e incertezze.

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari - nati negli anni settanta in sostituzione dei manicomi criminali - hanno dimostrato nel tempo tutti i limiti nell'assolvere alle funzioni per cui sono nati: curare, riabilitare e reinserire la persona, oltre naturalmente agli scopi di sicurezza e detenzione. Sono stati riconosciuti come luoghi «fatiscenti, caratterizzati da condizioni umane e igieniche al limite della decenza» (*) e dichiarati "illegittimi" dalla Corte Costituzionale nel 2003 (*).

Eppure, proroga dopo proroga, sono ancora una realtà.
La Legge n. 9 del 17 febbraio 2012 ("Legge Marino") aveva fissato il termine per completare il superamento degli OPG (*) al 1 febbraio 2013 ma, poi, la data è prorogata al 31 marzo 2013. Il Decreto legge 24 del 25 marzo 2013 ("Disposizioni in materia sanitaria") rimanda nuovamente la chiusura al 1 aprile 2014.
Infine, l'ultimo provvedimento di proroga, disposto con il Decreto legge n. 52 del 31 marzo 2014 (*), che fa slittare la data al 31 marzo 2015.

La chiusura - chiarisce il Ministro della Giustizia Andrea Orlando - ha «purtroppo, subito una proroga, per la complessità delle procedure necessarie alle Regioni per realizzare le strutture sanitarie sostitutive» (*).
Di fronte alla Camera dei Deputati, il 19 gennaio 2015, il Ministro ha aggiunto che la chiusura definitiva avverrà entro i termini stabiliti e che saranno evitati ulteriori ritardi (*).

Ma - se alcune strutture sono ormai pronte ad accogliere gli ex "internati" – c'è il timore che alcune regioni non riusciranno a rispettare i tempi. Un comunicato del Consiglio Regionale della Toscana infatti riporta che – nonostante la volontà di superare gli OPG – «la scadenza del 31 marzo potrebbe non essere rispettata» (*).

Al contrario, alcune Asl hanno informato che saranno necessarie nuove assunzioni.
È il caso di Benevento che, per il nuovo padiglione della Casa Circondariale di contrada Capodimonte (istituito il 11.11.2014) prevede l'assunzione a tempo indeterminato, tramite concorso, di uno Psichiatra, uno Psicologo, due Tecnici di riabilitazione psichiatrica e un Assistente sociale (*).

Il timore che il superamento definitivo degli OPG sia ancora lontano è comunque diffuso e palpabile. «Il 31 marzo 2015 è la scadenza fissata dalla legge. Vogliamo essere sicuri che sarà rispettata. E che al loro posto non si apriranno nuove strutture manicomiali» (*).

Questo il monito di StopOPG, movimento per l'abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari che, per scongiurare altri ritardi, lo scorso gennaio ha chiesto un incontro urgente con il sottosegretario del Ministero della Salute Vito De Filippo, in quanto presidente dell'Organismo di coordinamento per il superamento degli OPG (Roma, 22 gennaio 2015).

Di fronte a questo impasse - che riunisce in sé aspetti giuridici, tecnici, organizzativi ed economici - non mancano considerazioni positive e riflessioni sulla dimensione di cura e riabilitazione delle nuove strutture.

Secondo il Deputato Vanna Iori, membro della commissione Giustizia (*), «Il decreto del Ministero della Salute disciplina in modo corretto e funzionale il superamento dell'opg, prevedendo la creazione di residenze dove l'internato può usufruire di un'assistenza psicologica degna di questo nome» (*).

La Iori ribadisce inoltre la «necessità di considerare l'internato come una persona da riabilitare, fisicamente e psicologicamente».

La tutela della salute delle persone, secondo il Ministro della Giustizia Orlando, deve inoltre comprendere anche «misure di prevenzione del suicidio e dell'autolesionismo» (*).

Commenti: 2
1 Caterina alle ore 16:39 del 04/02/2015

Quando hanno chiuso i manicomi a Trieste, grazie alla legge Basaglia, io ero piccola, abitavo a Trieste e si era instaurato un clima di terrore, malati che correvano appresso alle ragaszzine, entravano nei negozi e gridavano, si gettavano sopra le macchine..... come sempre in Italia si fa la legge ma mancano i supporti specializzati. All'epoca chiusi i manicomi si formarono dei piccolo centri di accoglimenti con addetti alla sorveglianza di queste persone, ma non si pens alla necessità di accompagnarli in una nuova ipotesi di confronto con il mondo esterno senza creare traumi nella popolazione civile. Oggi, mi sembra siamo punto a capo, chi assisterà queste persone? Chi le monitorerà assicurandosi che prendano i farmaci loro prescritti? Chi li accompagnerà in un percorso di riabilitazione? Credo nessuno, ci saranno alcuni infermieri ma saranno liberi di scorazzare per le strade, vittime loro delle loro sindromi e vittime le persone di eventuali aggressioni.....La solita mediocre inconsistenza dell'operato della sinistra, che proclama, declama ma perf incompetenza lavorativa non sa mettere insieme un percorso adeguato di riabilitazione......

2 Giovanni alle ore 10:15 del 10/02/2015

La questione non sono ne gli OPG ne le REMS. la quesitone è che nell'uno o nell'altro caso, è necessario lavorare sulle finalità dei servizi, sugli interventi da effettuare e sugli operatori che dovrebbero essere presenti all'interno delle strutture. Le attuali strutture oltre che dal punto di vista strutturale, necessitano di una nuova organizzazione del personale e degli interventi. Servono nuove attività per gli assistiti, nuove opportunità di integrazione con i servizi territoriali, serve apertura con il territorio. spesso questi servizi rimangono esclusi dal mondo esterno e con loro le persone che sono ospitate.

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