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Casi di Alzheimer triplicati nel 2050

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Casi di Alzheimer triplicati nel 2050
USA. Allarmanti previsioni americane sulla diffusione del morbo

L'articolo "Casi di Alzheimer triplicati nel 2050" parla di:
  • Drammatiche previsioni sulla prevalenza
  • Aumento della pressione sulle famiglie accudenti
  • L'impegno politico e l'ombra dei tagli alla ricerca
Psico-Pratika:
Numero 96 Anno 2013

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A cura di: Redazione - Pubblicato il 8 maggio 2013

Casi di Alzheimer triplicati nel 2050
USA. Allarmanti previsioni americane sulla diffusione del morbo

La Rush University di Chicago ha condotto un'indagine per aggiornare le previsioni sull'incidenza della malattia di Alzheimer, precedentemente raccolte in un report.
Nel 2010 si contavano 4,7 milioni di casi di malattia, soprattutto nella fascia di età dai 75 e gli 84 anni.

Oggi si teme che - nei prossimi 40 anni - i casi possano triplicare, incremento per altro confermato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (*). Questo allarmante aumento riguarda soprattutto i Baby Bomers, ovvero le generazioni nate fra gli anni della ripresa, dopo il secondo conflitto mondiale (1945), e il boom economico (1964), che oggi hanno fra i 49 e i 68 anni.

«La nostra indagine attira l'attenzione sull'urgente bisogno di maggiori ricerche, trattamenti e strategie preventive per ridurre questa epidemia», ha dichiarato Jennifer Weuve, assistente professore di Medicina al Medical Center della Rush University.
E di epidemia si può parlare se si pensa che la malattia oggi affligge 5 milioni di americani e 38 milioni di persone in tutto il mondo e che - secondo la Rush – i casi di Alzheimer raggiungeranno i 13,8 milioni nel 2050 (*).

Queste preoccupanti previsioni «sono basate sul presupposto che in questo momento non abbiamo una cura e le persone andando avanti potranno vivere più a lungo», afferma Dallas Anderson del National Institute on Aging, istituto della Sanità Nazionale che ha finanziato la ricerca insieme all'Associazione Alzheimer.

Le stime sono il frutto di uno studio longitudinale che ha combinato le valutazioni cliniche di migliaia di anziani volontari e i dati statistici del Census Bureau degli Stati Uniti (mortalità, educazione etc.).

Qualcosa è stato fatto, ma molto resta da fare di fronte a quella che potrebbe diventare «la più grande crisi sanitaria del XXI secolo». La ricerca procede e così la sperimentazione con lo Solanezumab, neuroprotettore realizzato da Ali Lilly e il suo team, ma fondamentalmente «i farmaci attuali curano i sintomi, tuttavia nessun trattamento può fermare la progressione dell'Alzheimer, nonostante milioni spesi per la ricerca» (*).

I Baby Boomers stanno raggiungendo l'età pensionabile, facendo così il loro ingresso nella fascia più a rischio. Si presume quindi che aumenteranno i casi di malattia e «aumenterà anche la pressione sulle famiglie, che spesso si occupano dei parenti ammalati finché non diventa un fardello troppo grande», ma al contempo cresceranno le pressioni sul Sistema Sanitario americano, affinché adotti le misure necessarie. «Il drammatico aumento dell'Alzheimer dovrebbe obbligare i politici a prepararsi ad esso», rimarcano i ricercatori.

«Lo scorso anno l'amministrazione Obama ha finanziato il National Alzheimer Plan -
The National Alzheimer’s Project Act, NAPA - un largo impegno per trovare un modo per prevenire e curare il morbo entro il 2025 e migliorare i trattamenti per le persone già afflitte dalla malattia. Ma i sostenitori temono che gli enormi tagli alla spesa pubblica possano mettere a rischio questi investimenti» (*).

La politica di austerity economica statunitense - per dirla con le parole di George Vrandeburg (*) di "USAgainstAlzheimer's" - potrebbe infatti «suonare la campana a morto per i fondi per la ricerca sull'Alzheimer» destinati al National Institute of Health.

Che ruolo pensate possa avere la Psicologia nella prevenzione e nel trattamento dell'Alzheimer?

Commenti: 2
1 Emma alle ore 02:01 del 07/06/2013

Accompagnare pazienti e parenti nella gestione della relazione.

2 maria francesca alle ore 18:01 del 06/03/2014

L'Alzheimer a causa del lungo e maligno decorso è una malattia che finisce per coinvolgere l'intero sistema familiare e condiziona in particolare il vissuto psicologico del "caregiver", che in prima persona riveste il compito di cura e assistenza. Entrambi (pazientecaregiver) risultano le vittime della malattia ed è a entrambi che il trattamento psicologico dovrebbe essere rivolto, sia all'interno che fuori le Residenze Sanitarie Assistenziali. Lo psicologo è fondamentale per l'elaborazione e la gestione del carico emotivo lungo il processo di "caregiving"; mentre il paziente risulta efficace l'utilizzo di trattamenti aspecifici per la stimolazione della dimensione cognitiva, amnesica, relazionale e, non meno importante, quella emotiva; tenendo sempre conto della natura degenerativa della malattia e dell'importanza dell' intervento farmacologico.  

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