HT Psicologia
Psicologia per psicologi - Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga
HT: La Psicologia per Professionisti

Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga

Gratis
Lascia vuoto questo campo:
Iscriviti alla Newsletter di HT
HT Psicologia Network
Psicologia-Psicoterapia.it
Change - Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale
Scuola di specializzazione in Psicoterapia - Bari
IACP - Istituto dell'Approccio Centrato sulla Persona
Scuola di specializzazione in Psicoterapia - Roma, Milano, Firenze e Messina
PsicoCitta.it
Dott.ssa Ilaria Rossi
Psicologo Psicoterapeuta
Riceve a: Roma e Albano Laziale (RM)
Dott.ssa Alessandra Bosio
Psicologo Psicoterapeuta
Riceve a: Trescore Balneario (BG)
Ultimi siti realizzati
- Giancarlo-Psicologo.it
Presenta i servizi di Psicoterapia al singolo ed alla Coppia. Riceve a Forlì e San Mauro Pascoli (FC).
- Psicologo-Strizzacervelli.it
Presenta i servizi di psicoterapia, test psicologici e sessuologia. Riceve a Treviso, Vicenza e Padova.

Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga

L'articolo "Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga" parla di:

  • L'abbandono (Winnicott)
  • I tratti caratteriali (enneagramma)
  • L'animismo dei bambini e le favole
Psico-Pratika:
Numero 64 Anno 2011

Tutti gli articoli
Iscriviti alla newsletter

Articolo: 'Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga'

A cura di: Paola Dei
Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga

Scheda film
Anno: 2010
Durata: 103 minuti
Regia: Lee Unkrich
Doppiatori: Tom Hanks, Gerry Scotti, Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Claudia Gerini, Giorgio Faletti, ecc.

    INDICE: Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga
  • Sinossi
  • La storia
  • L'abbandono
  • I tratti caratteriali
  • L'animismo dei bambini
  • La favola
  • Il bambino che sei stato
  • Il narcisismo
  • La pellicola
Sinossi

Andy, un bambino ormai cresciuto, si prepara alla partenza per il college, ma i suoi fedeli amici giocattoli si ritroveranno in un asilo, dove diverranno prede di bambini indomabili, comandati da una banda della quale è capo Lotso Grandi Abbracci, un orsacchiotto di peluche che profuma di fragola.
Ecco che spinti dal motto tutti per uno-uno per tutti, insieme pianificano la grande fuga.
All'avventura si uniranno molti nuovi personaggi, alcuni di plastica, altri di peluche, tra cui lo scapolo amico di Barbie, Ken, l'istrice con i caratteristici pantaloncini lederhosen di nome Prickles e molti altri.

La storia

Irriverente, sarcastico, delicato, rassicurante e denso di significato, il film mostra tutte le storture dell'essere umano trasferite su pupazzi, bambole e giocattoli elettronici che hanno la funzione di "oggetti transizionali" a ricordarci quanto le vicende negative esperite nel primo periodo della vita possano condizionare il comportamento incidendo segni, simboli e sintomi che condizionano la quotidianità in maniera indelebile.
Un esperimento che ripercorre le orme di quanto già aveva tentato di fare Hayao Miyazaki, autore di fumetti, regista e sceneggiatore, noto accanto al padre per le sue pellicole dedicate ai ragazzi.
In un suo film dal titolo "Il castello errante di Howl", tratteggia l'importanza delle relazioni interpersonali introducendoci nelle dinamiche relazionali in maniera leggera e giocosa.

L'abbandono

Nella pellicola "Toy Story 3" il regista tenta di mettere in luce le conseguenze di un abbandono precoce e lo fa uscendo dagli stereotipi che vorrebbero l'orsacchiotto di peluche buono e morbido o il bambolotto grassottino dolce e tenero.
L'orsacchiotto Lotso Grandi Abbracci infatti è autoritario e terribile e il bambolotto cicciotto è il braccio destro tiranno pur con la voce da bambino indifeso e le guance grassottine.
L'abbandono è raccontato teneramente alla maniera di Winnicott in quello spazio che funge da ponte fra realtà esterna e realtà interna e che lui definisce "transizionale" dove la fantasia non è più totalmente fantasia e dove la realtà non è totalmente realtà o non lo è ancora.
La parte psicologica si abbina ad una sceneggiatura dai tempi perfetti che rispetta i ruoli e che pone come ultimo obiettivo il raggiungimento del bene.
Ottimo per una esperienza catartica mentre si fanno quattro risate.

I tratti caratteriali

Il regista ci stupisce in ogni sequenza per la grazia con la quale scruta la psiche dei protagonisti lasciando emergere il tratto caratteriale e la tipologia di ogni personaggio permettendoci di riconoscere: il leader, l'integrato, il solitario, ecc.
Un bel viaggio all'interno delle teorie di personalità, non ultima quella fornitaci dall'enneagramma, del quale Claudio Naranjo, che è stato mio maestro si è fatto portavoce evidenziandone gli aspetti clinici accanto a quelli più popolari.
Brevemente ed in maniera di certo non esaustiva, possiamo definire l'enneagramma come uno strumento per identificare la struttura caratteriale che sembra trarre le sue origini dalla cabala ebraica e dall'idea che la base ed il fondamento di ogni tipo di vita sia da ricercare nei numeri.
Questa affascinante teoria di personalità suddivide i tratti caratteriali in 9 tipi ognuno dei quali presenta peculiari caratteristiche.
I 9 tipi sono raggruppati in 3 grandi categorie (sulla scia della sacralità del numero 3) per ciò che riguarda l'aspetto primigenio attraverso il quale viene percepita la vita (istinto-azione, emozione-cuore e razionalità-testa).
Da tenere presente che in ognuno di noi sta tutto ma ognuno di noi sviluppa nel momento della sofferenza le difese che vanno a far parte di un determinato gruppo e che fungono da scheletro della struttura psichica.
L'1, l'8 e il 9 sono prevalentemente dominati dall'istinto, il 2, il 3 e il 4 dalle emozioni, mentre il 5, il 6 ed il 7 dalla razionalità.
Gli enneatipi sono rappresentati in una figura a 9 punte all'interno della quale è stato costruito uno schema dove è possibile vedere attraverso la disposizione delle frecce, verso quale enneatipo si sposta il proprio, sia che ci si trovi in una situazione di stress sia in una di integrazione.
Ogni enneatipo "risente" inoltre, a volte anche in maniera forte, delle caratteristiche dei tipi a lui vicini, definiti ali.

Durante la visione della pellicola è possibile scoprire gli aspetti fondamentali dei personaggi, e attraverso un gioco di specchi anche di noi stessi si possono individuare le molteplici parti della nostra personalità.
In base alle teorie forniteci da questo magico strumento, Lotso Grandi Abbracci potrebbe possedere dei tratti che ci rimandano al tipo 2 di personalità, morbido, tenero con una apparenza affidabile e fidata ma con un cuore di pietra quando non è integrato.
Da tenere presente che non esistono tratti migliori o peggiori ma esistono tratti integrati e tratti che per sofferenze di varia natura che hanno intaccato la psiche nei primi anni di vita, hanno maggiori caratteristiche di nevrosi e/o di psicosi da individuare all'interno del DSM IV (che sta per cedere il posto al DSM V).
Lotso presumibilmente appartiene alla categoria dei tipi emozione e su queste fa leva per incidere nei cuori degli altri.
Anche lo sceriffo Woody possiede i tratti da leader ma sembra più ascrivibile nella categoria dei tipi azione.
I due hanno caratteristiche comuni sotto l'aspetto della gestione e del potere ma mentre lo sceriffo lotta per un fine nobile e mette le sue qualità al servizio della giustizia e dell'etica, l'altro esercita un mero meccanismo di potere per avere il controllo sul gruppo.
Il bambino abbandonato potrebbe appartenere ai tipi definiti Testa, più precisamente al tratto 6 di personalità che aggredisce per paura di dover rivivere le sensazioni sgradevoli che ha dovuto attraversare.
Obbdisce ma disprezza il leader, dinamica fondamentale per questo tratto caratteriale.
Mister Potato e signora potrebbero invece essere ascrivibili nella tipologia del 7, giocoso e sempre alla ricerca di cose piacevoli per dimenticare le negatività della vita.
Mozart tra l'altro è un grande rappresentante di questa categoria.

L'animismo dei bambini

Il film offre anche spunti notevoli per lavorare con i bambini attraverso qualcosa che è insito nel loro percorso evolutivo: la fase dell'animismo.
L'animismo e' un tipo di religione, una credenza attraverso la quale si attribuiscono proprietà spirituali a realtà materiali, e secondo un concetto antropologico permette di comunicare con Dio attraverso il creato.
In questo i bambini sono veicoli di estrema spiritualità con la loro capacità di attribuire un'anima a tutti gli oggetti presenti sulla terra.
Il regista si muove in uno spazio che inneggia all'animismo dei bambini capaci di dare sentimenti e corpo anche agli oggetti meno significativi.
Mister Potato e signora divengono qui ironici, giocosi e capaci di vedere il mondo persino con un occhio dall'altra parte della città...

La favola

La pellicola attraverso la favola permette una catarsi con un messaggio di grande vitalità.
Chi non ha provato tenerezza, rabbia e non ha fatto il tifo per uno dei personaggi delle favole trepidando perché la giustizia e l'amore trionfino?
Chi non ha immaginato la magia di un incontro che possa cambiare la vita o una piccola fata che ci venga in soccorso nei momenti difficili della vita?
Capita di incontrare fate, maghi buoni che ci sostengono, ma accade anche di incontrare streghe o rospi cattivi che non si trasformano in Principi.
Attraverso le favole è possibile dare un volto a questi archetipi che ci riconducono alla Psicoanalisi Junghiana e in mezzo ai quali è possibile scoprire ancora una volta tutti quelli correlati al bene e quelli correlati al raggiungimento del potere e del controllo.
Si può acquisire quella sicurezza che scaturisce dalla conoscenza per effettuare un percorso catartico, all'interno del quale tutte le metaforiche barche che arricchiscono di contenuti il nostro sapere si incontrano in un grande fiume chiamato "bellezza" della vita, popolato da giustizia e amore.
All'interno di questo fiume-storia, il regista ci ha cullato e trasportato dolcemente permettendoci di attraversare situazioni diverse e di conoscerne i vari aspetti arricchendoci non solo culturalmente ma anche interiormente.
Emerge l'archetipo della guerra, l'amore, significati e significanti universali che condiscono simpaticamente e senza noiosità la pellicola.

Il bambino che sei stato

Tratto da un testo di Hugh Missildine, il titolo del paragrafo ci porta in contatto con gli aspetti psicopatologici che si innescano fin dall'infanzia come uniche possibilità per sopravvivere in quel momento ed in quel nucleo familiare per sostenere l'esperienza di dolore.
Lotso Grandi abbracci ed il bambolotto grassottino sono un esempio di cosa può accadere dopo esperienze traumatiche e abbandoniche.
Ecco allora alla luce di queste teorie il bambino che esercita un potere o ancora colui che segue il leader disprezzandolo e temendolo, di cui già abbiamo avuto modo di parlare a proposito dell'enneagramma.
Ognuno di essi con i propri significati acquista senso alla luce di ciò che ha subito nell'infanzia mentre la malattia diviene un campanello d'allarme per ripristinare comunicazioni precedentemente interrotte.

Il narcisismo

Osservando il tratto caratteriale di Lotso Grandi Abbracci che sembra possedere aspetti narcisistici, la pellicola offre anche l'opportunità per citare alcune righe di un testo di A. Lowen psicoterapeuta bioenergetico che recitano più o meno così "... è difficile resistere alla seduzione del potere quando da bambini si è stati feriti e traditi da chi ci amava... ma vendere il Regno dei Cieli per il potere è come fare un patto con il Demonio, il narcisista lo accetta...".
Dopo l'abbandono Lotso sembra fare proprio questo, rincorrere il potere ed il controllo sugli altri... a chi non piace sentirsi importanti, amati, apprezzati, ammirati... ma non va dimenticato che il piacere è una esperienza positiva e semplice e che il migliore dei cocktail quando non si ha sete non uguaglierà mai il piacere che dà un bicchiere d'acqua quando si ha sete...
Il film è anche questo, un bicchiere d'acqua fresca per tutti coloro che hanno sete di giustizia, di amore e di semplicità.

La pellicola

La pellicola è un piccolo capolavoro e scrigno di tesori dei quali abbiamo tratteggiato gli aspetti fondamentali da utilizzare con i bambini.
La visione è consigliata anche dagli adulti per salutari risate, sempre curative perché permettono di muovere quasi il doppio dei muscoli di quando piangiamo, allargano i polmoni, fanno bene agli asmatici e alleggeriscono le giornate negative.
La pellicola mi offre lo spunto per citare un grande pittore di nome Francisco Goya Y Lucientes ed una sua opera, che Pinin Carpi con un testo edito dal Battello a Vapore trasforma in una fiaba intensa dal titolo: "Goya. Il gioco dei giganti - L'arte per i bambini".
La magia di questa opera assomiglia in parte a quanto realizzato dal regista, dove si racconta senza alcun intento didascalico, per mezzo di personaggi o dipinti a volte cupi, una storia brillante e sorprendente che affascina grandi e piccini e che ci aiuta a trasformare e far trasformare ai nostri pazienti la loro realtà.

Cosa ne pensi? Lascia un commento
Nome:
Mail (La mail non viene pubblicata):
Testo:



HT Psicologia - Recensione Film: Toy Story 3 - La grande fuga

HT Staff
HT Collaboratori