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Attaccamento e Configurazione del Se'

scritto da:

Dott.ssa Monica Vivona

- Psicologa
- Riceve in studio a Roma, Ancona, Senigallia (AN)
- HT Page Monica Vivona


Parla di:
- Stili di Attaccamento e Introiezioni (Modelli Operativi Interni)
- Psicopatologia nell'infanzia e nell'eta' adulta
- Psicoterapia della Gestalt

articolo tratto da psico-pratika - Guarda tutti gli articoli


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Attaccamento e Configurazione del Se'

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Attaccamento e Configurazione del Se'
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Attaccamento e Configurazione del Se'

Compito dei genitori e' donare due cose ai figli:
le radici e le ali
(Proverbio del Quèbec)

1. Attaccamento

Dalle attuali ricerche condotte in ambito psicosociale, emerge l'immagine di un bambino attivo e protagonista del suo sviluppo.

Il bambino fin dalla nascita e' capace di instaurare relazioni (seppur asimmetriche, rispetto all'adulto caregiver).
Fin dalla nascita il bambino svolge un ruolo attivo nel definire la sua relazione con il caregiver: e' coinvolto in uno scambio interattivo e si dimostra capace di autoregolare i suoi comportamenti attraverso meccanismi di feedback con coloro che interagiscono con lui.

I neonati sono dotati di requisiti percettivi e di strutture temporali (ritmi nell'alimentazione, ritmo sonno-veglia) deputati a consentire loro il contatto con l'adulto di riferimento.

Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie, il comportamento di attaccamento e' quel comportamento che il bambino manifesta verso un adulto di riferimento, che ritiene in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.
Questo comportamento diviene evidente ogni volta che il bambino e' spaventato, stanco, malato, e si attenua quando riceve conforto e cure.

Se l'obiettivo esterno del sistema di attaccamento e' quello di garantire la vicinanza con il caregiver, quello interno e' di motivare il bambino alla ricerca di una sicurezza interna.

Il compito biologico e psicosociale dell'adulto caregiver e' quello di essere una base sicura per il bambino, da cui il bambino si possa affacciare verso il mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sara' accolto, nutrito, rassicurato, confortato.
Quindi il ruolo del caregiver e' quello di essere disponibile e responsivo quando chiamato in causa, intervenendo solo quando e' necessario.

2. Attaccamento e Sicurezza interiore

"L'attaccamento originario svolge la funzione di prototipo della sicurezza interiore per l'intera vita della persona, di un bisogno che persiste nel tempo di una base sicura dalla quale la persona parte per vivere con fiducia la vita in modo autonomo"1.

La bidirezionalita' di questo primo scambio consente al bambino lo sviluppo di un senso di sicurezza e di fiducia in se', nonche' un rafforzamento della relazione tra lui e l'adulto.

Se l'adulto sara' responsivo e competente, il bambino si sentira' parte della famiglia, anche nei momenti piu' critici del suo ciclo di vita.
Si instaura cosi' un circolo virtuoso in cui il bambino accrescera' la sua autostima e la capacita' di gestione delle situazioni in cui dovra' confrontarsi.

Se qualcosa non funziona in questo primo prezioso scambio relazionale, il bambino potra' mettere in atto comportamenti che possono aiutarlo a difendersi, anche se in modo disfunzionale per la sua crescita e il suo benessere futuro.
L'indisponibilita' dell'adulto di riferimento, da cui il bambino dipende per la sua protezione e sopravvivenza, creera' nel bambino una vulnerabilita' verso la paura della perdita dell'altro.

Questo primo scambio relazionale e la conseguente sicurezza (o insicurezza) interiore che il bambino sviluppa sono connessi alla futura capacita' di autorealizzazione.
La capacita' di affrontare gli eventi in momenti critici o di cambiamento, dipendera' proprio dal senso di se' che si e' potuto sviluppare in questa fase della vita.
Il senso di se' e l'autostima si forma e si costruisce in funzione di tale relazione primaria.

Inoltre il legame che il bambino sperimenta in questa relazione con il caregiver, modellera' i successivi legami, poiche' l'individuo, nel momento del contatto con l'altro, porta con se' tutto il bagaglio delle esperienze precedenti.

L'immagine di se' che sviluppa un individuo che ha avuto un attaccamento sicuro e' di essere una persona amabile, degna di essere amata, con buona autostima, che ha fiducia negli altri (ma non in modo indiscriminato).
Sara' un individuo amabile con le persone amichevoli, difeso con chi percepisce come ostile, si prendera' cura di se e delle persone che ama, non si affidera' alle persone che non conosce, sara' selettivo nei comportamenti empatici e nel rivelare se stesso, sapra' appoggiarsi agli altri.

La sicurezza interiore e il senso di autostima richiedono la capacita' di integrare 2 bisogni: il bisogno di autorealizzazione (essere se stessi) e il bisogno di appartenere.
Il modo in cui l'individuo coniughera' questi bisogni dipendera' anche dalle relazioni primarie che ha vissuto.

L'essere autonomo nella relazione, il divenire in grado di allontanarsi dalla famiglia sono strettamente connessi al senso di fiducia in se', e cio' e' piu' facile se si ha avuto una madre responsiva e non invasiva o invischiante.

Da una buona esperienza di appartenenza si sviluppa una funzionale capacita' di autonomia.

3. Stili di attaccamento e Introiezioni

Ainsworth (1969), Lorenzini e Sassaroli (1995) individuano 4 stili di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente, insicuro disorganizzato.

Nell'attaccamento sicuro, la sicurezza dell'accessibilita' materna rende il bambino tranquillo nello spingersi ad esplorare le novita'.
Le persone con attaccamento sicuro sono ragionevolmente sicure delle proprie capacita' di risolvere i problemi e per questo tendono a testare le proprie ipotesi per eliminare quelle errate.
Lo stile e' quindi quello della ricerca attiva: la persona cerca di ottenere nuove informazioni e quindi di sottoporre costantemente alla prova le proprie ipotesi.
L'atteggiamento e' tipicamente esplorativo.
Si puo' ipotizzare che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "sono una persona capace e attiva, l'ambiente e' accogliente".

I bambini con attaccamento insicuro-evitante hanno sperimentato piu' volte la difficolta' ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato progressivamente a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone.
Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero.
Sul piano cognitivo instaurano una sorta di autarchia per cui non tengono conto delle invalidazioni fornite dagli altri.
Lo stile cognitivo e' quello dell'immunizzazione: minimizzano, fino ad annullarli, gli effetti dell'invalidazione.
Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo essere autosufficiente, l'ambiente e' inaccessibile".

I bambini con attaccamento insicuro-ambivalente, avendo sperimentato l'imprevedibilita' della figura di attaccamento, tentano di mantenere con lei una vicinanza strettissima, rinunciando a qualsiasi movimento esplorativo autonomo.
A livello cognitivo, per evitare l'imprevedibilita', si muovono soltanto nel conosciuto, da cui sia bandita ogni novita'.
Lo stile cognitivo corrispondente e' quello dell'evitamento: queste persone tentano di evitare le invalidazioni, non mettendo alla prova le proprie ipotesi.
Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo farmi accettare dall'ambiente".

L'attaccamento disorganizzato-disorientato si realizza quando la figura di attaccamento e' sperimentata come minacciosa.
Il caregiver e' spaventato/spaventante.
Il bambino e' portato a leggere sul volto della figura di attaccamento se nell'ambiente esistano pericoli oppure no; nel caso della madre spaventata/spaventante egli riceve costantemente un messaggio di pericolo, e poiche' non trova nell'ambiente alcun motivo che lo confermi, la madre diventa fonte di minaccia.
Lo stile cognitivo e' quello dell'ostilita': un modo di reagire alle invalidazioni consistente nel riproporre una costruzione della realta' che si e' gia rivelata fallimentare, l'altro e' da ignorare o sopraffare.
Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "l'ambiente e' minaccioso".

4. Modelli Operativi Interni e livello cognitivo-verbale

La teoria dell'attaccamento sostiene che il bambino costruisce delle rappresentazioni di se' e della figura di attaccamento chiamate Modelli Operativi Interni (MOI).
I MOI contengono la rappresentazione di se' e del caregiver nelle relazioni di attaccamento, organizzano pensieri e ricordi e guidano i comportamenti futuri di attaccamento.

Le esperienze di attaccamento nell'infanzia influenzano lo stile di personalita' e di relazione nell'eta' adulta, regolano l'adattamento all'ambiente e alle persone.

I MOI filtrano l'informazione in entrata, l'elaborazione delle informazioni in uscita, innescando processi di attenzione selettiva, percezione selettiva, memoria selettiva, questo in modo inconsapevole per l'individuo.

Questo avviene per un bisogno di coerenza da parte dell'individuo, che seleziona le informazioni congruenti con le proprie aspettative.
Inoltre questo e' un sistema per evitare e escludere in modo difensivo le informazioni che potrebbero far riattivare il sistema di attaccamento.
L'individuo vuole evitare il dolore, mentre potrebbe essere molto doloroso l'affrontare la propria paura e il proprio bisogno di essere confortato e il non ricevere conforto e sostegno dalla propria figura di attaccamento, come e' accaduto nell'infanzia.

La sicurezza dell'attaccamento, che favorisce la sicurezza interiore e il senso di se', e' caratterizzata dalla capacita' di chiedere conforto, oppure dalla capacita' di esprimere il piacere di non essere in una situazione di pericolo.
Gi individui con un attaccamento insicuro elaborano le informazioni in modo pregiudiziale, escludono dall'elaborazione le informazioni che potrebbero far attivare il sistema di attaccamento, poiche' si aspettano, in base alle loro prime esperienze, di non poter essere confortati.

La Tabella che segue delinea lo stile di attaccamento, il comportamento del bambino, del caregiver, i MOI (Modelli Operativi Interni)che si sviluppano dall'attaccamento, distinguendo le aspettative dell'individuo rispetto all'esito delle relazioni, rispetto al Se' e l'Altro, rispetto alle strategie che mettera' in atto in risposta alle proprie credenze.

Modello di attaccamento Comportamento bambino Comportamento caregiver Modello Operativo Interno (MOI)
Esito della relazione Il Se' e l'altro Strategie
Insicuro-evitante Scarso disagio alla separazione, ignora il caregiver nella riunione Rifiutante, non responsivo, controllante e interferente Si attende un rifiuto, l'altro e' svalutato Se': variabile
Altro: inaccessibile
Allontanamento e distacco
Sicuro Protesta all'allontanamento del caregiver, si calma al ritorno Interazione attiva e reciproca, sensibile, accogliente, disponibile emotivamente Certo e positivo Se': positivo
Altro: tendenzialmente positivo
Alternanza fra vicinanza e allontanamento
Insicuro-ambivalente Angoscia all'allontanamento del caregiver, ma non si lascia confortare al rientro Imprevedibile, incostante, poco responsivo Incerto Se': saro' accettato se sapro' farmi amare
Altro: imprevedibile
Vicinanza serrata o manipolazione
Disorientato/disorganizzato Comportamenti disorganizzati, congelamento, stereotipie, iperallerta Traumatizzato, immerso nel dolore interiore, maltrattante L'incontro e' minaccioso Se': asse forte/debole
Altro: asse spaventato/spaventante
Fuga, attacco, congelamento


Possiamo collocare i MOI nel livello cognitivo-verbale, il livello che ci connette con il mondo attraverso la cognizione, ovvero il nostro modo di pensare, le nostre idee, il nostro linguaggio, la nostra cultura.

"La nostra capacita' di "riflettere" di volgerci indietro verso la nostra storia personale, crea il concetto che abbiamo di noi stessi, rinsalda la nostra identita' e i ruoli che ci siamo assunti. (...). Il livello cognitivo-verbale rappresenta il livello dell'esperienza con il quale il bambino, per creare una teoria del se' e del mondo, lavora in modo attivo attraverso le proprie introiezioni, inizia a verificarle, ne sperimenta la validita' o meno con l'azione"2.

5. Gestalt incompiute e ground

L'esperienza di attaccamento, di appartenenza, e' parte significativa del ground dell'individuo e costituisce lo sfondo, che puo' essere uno sfondo che sostiene oppure essere instabile.

L'esperienza di attaccamento insicuro che un bambino vive, puo' rimamene nella sua vita come una situazione incompiuta.
La storia di una persona e le sue situazioni incompiute fanno parte del suo ground, del suo sfondo, ma possono emergere in figura, in alcuni momenti di vita, se il bisogno legato ad esse diventa pressante.
L'esperienza di un attaccamento insicuro e' un fattore di rischio per la costruzione di un solido ground della personalita', poiche' i bisogni primari insoddisfatti, vengono relegati nello sfondo, creando una trappola, poiche' i bisogni non riconosciuti e non soddisfatti rappresentano delle zone d'ombra che bloccano e limitano il proprio potere personale.

6. Adattamento creativo e modalita' di resistenza al contatto

"Nella ricerca di un adattamento creativo all'altro, o a un ambiente non sempre favorevole, l'individuo trova modalita' di contatto e di relazione con le proprie figure di attaccamento sia soddisfacenti che insoddisfacenti (...). Soddisfacenti allorquando l'individuo le realizza in modo flessibile, mediando in modo costruttivo fra i propri e altrui bisogni (...). Le modalita' possono prendere una forma rigida, a volte cronicizzata, per essere piu' rispondenti al contesto"3.

Il bambino ha bisogno di essere approvato dagli adulti di riferimento, e sviluppare un senso di appartenenza, cosi' mettera' in atto comportamenti che gli permettono di adattarsi all'ambiente.

Quando il caregiver non e' responsivo, non e' disponibile, e' incostante, i comportamenti di attaccamento (pianto, richiamo...) del bambino falliscono costantemente, il bambino e' costretto a sviluppare strategie difensive che escludano queste dolorose informazioni dalla consapevolezza.

Dobbiamo ritenere normale la variabilita' delle modalita' di resistenza al contatto dell'individuo, ma la sua rigidita', che si esprime in un impoverimento del funzionamento cognitivo, affettivo, interpersonale e del controllo degli impulsi, e' patologica.
Le modalita' di resistenza al contatto, sono state attivate utilmamente e in maniera funzionale in epoche evolutive precedenti, quando il soggetto, vuoi per l'eta' e per lo sviluppo, vuoi per la pressione rappresentata dalla carenza e/o dal trauma, non aveva altre risorse a cui attingere.

Piu' queste modalita' di resistenza al contatto saranno rigide, inappropriate all'eta' e alla situazione, tanto piu' procureranno ulteriore disagio soggettivo ed interpersonale.
Sostanzialmente, la rigidita' fa fallire lo scopo originario di tipo funzionale, per cui erano state attivate nel passato: se ad esempio e' protettivo per un bambino piccolo stare vicino al caregiver, e' meno praticabile per lui, diventato adulto, non poter recarsi al lavoro, se non accompagnato dalla propria madre! Dunque, una condotta adattiva e funzionale (la dipendenza) puo' divenire disfunzionale in un'altra circostanza.
In questo esempio "la modalita' di resistenza al contatto e' una modalita' con cui l'individuo interrompe la naturale tendenza a incidere e esplorare l'ambiente, per salvaguardare il suo senso di attaccamento e di dipendenza nella relazione"4.

Le modalita' di resistenza al contatto sono:
  • Introiezione: e' emerso un bisogno, con cui l'individuo non puo' identificarsi (perche' immaturo, o riprovevole), ne' allontanarlo, egli assume come propri bisogni e desideri dell'ambiente, rinunciando alle capacita' personali.
    L'individuo impiega la propria energia per minimizzare le differenze dall'altro.
  • Proiezione: e' emerso il bisogno, l'individuo si dirige verso l'ambiente carico di eccitazione, ma non si sente in grado di sostenerla.
    L'emozione non e' riconosciuta dall'individuo come propria e la sposta sull'ambiente e attribuisce all'altro cio' che egli sente.
    L'individuo impiega la propria energia per mantenere al di fuori di se' cio' che e' minaccioso per la propria autostima.
  • Retroflessione: l'individuo si blocca nel suo agire per paura di un contatto distruttivo o conflittuale e ritorce verso se' e il proprio corpo l'energia.
    Ha la convinzione di essere poco interessante per l'altro e non reclama nulla per se'.
  • Confluenza: stato di non differenziazione, caratterizzato dall'assenza della percezione del confine, dalla mancanza di contatto e consapevolezza.
    Tutto rimane nello sfondo, poiche' non c'e' differenziazione tra l'individuo e l'ambiente, necessaria per l'emergere di una figura dallo sfondo.
    L'individuo non riconosce la novita' o l'eccitazione, sta con il conosciuto.
  • Deflessione: distoglie dal contatto diretto, toglie calore al contatto.
    L'individuo impiega la propria energia per evitare o smorzare il calore del contatto.

7. Attaccamento e Psicopatologia nell'infanzia

I bambini con attaccamento sicuro risolvono i problemi evolutivi in modo adattivo.
Al contrario, quelli con attaccamento insicuro mostrano difficolta' nella tarda infanzia, che includono eccessiva dipendenza, competenza sociale limitata e una minor forza dell'io.

Alcuni studi suggeriscono che l'attaccamento insicuro sia un fattore di rischio per lo sviluppo di una psicopatologia nell'infanzia.
Pur suggerendo che la psicopatologia possa instaurarsi attraverso percorsi multipli, mostrano l'esistenza di un'associazione tra attaccamento insicuro infantile e vulnerabilita' a sintomi psichiatrici in epoche successive della vita, quando le prime esperienze di vita e le rappresentazioni dell'esperienza di attaccamento influenzano l'autostima, l'autoregolazione delle emozioni e del comportamento e la qualita' delle relazioni.

In linea di massima, si puo' affermare che un attaccamento sicuro predispone alla salute mentale ed alla presenza di relazioni stabili e gratificanti, cio' e' dovuto alla fondamentale funzione di rendere l'individuo capace di "appoggiarsi al Se' per evocare l'Altro in un periodo di assenza, per colmare il vuoto prima della riunione o prima che l'attaccamento si ristabilisca"5.

Uno stile di attaccamento insicuro tende ad interferire con lo sviluppo nell'ordine in cui costituisce un fattore di vulnerabilita' generale, che puo' sfociare in varie costellazioni psicopatologiche, anche se ci sono altri fattori significativi: temperamento del bambino, capacita' di resilienza, supporto socio-ambientale, le altre e successive relazioni di attaccamento significative familiari ed extrafamiliari.

In particolare, e' stato rilevato un legame tra l'attaccamento evitante e i disturbi della condotta, mentre l'attaccamento ambivalente e' risultato associato all'evitamento sociale nei bambini piccoli e alla solitudine.
L'attaccamento insicuro e' un fattore di rischio rispetto all'emergere di difficolta' emotive e di problemi del comportamento nei bambini che sono vittime di maltrattamenti o di abuso, e in quelli che hanno genitori che presentano psicopatologie o fanno uso di sostanze.

Anche l'attaccamento disorganizzato-disorientato si e' rivelato un fattore di rischio per successivi comportamenti disorganizzati e problematici nell'infanzia.

Per quanto riguarda la regolazione degli affetti, nell'infanzia i disturbi sono caratterizzati da ansia, confusione, disorientamento, conflitto e disforia, e sono dovuti alla disgregazione del funzionamento delle relazioni di attaccamento primario del bambino.
Questa disgregazione lascia il bambino privo di una strategia che sia in grado di regolare il suo bisogno di sicurezza.

L'eccessiva focalizzazione sul genitore depresso sembra essere il fattore eziologico piu' importante della depressione infantile.
A motivo di questa focalizzazione, il bambino non impara a regolare l'affetto negativo.
Inoltre, dal momento che la madre depressa si rivolge al bambino per soddisfare i propri bisogni di attaccamento e per alleviare il proprio stress, questo perpetua da una generazione all'altra gli stili di attaccamento e di difesa.

Molti altri studi hanno rilevato le relazioni che intercorrono tra l'attaccamento evitante e la rabbia repressa per la mancanza di contatto fisico o di tenerezza, per l'invadenza insensibile o il rifiuto di comportamenti di attaccamento da parte del caregiver.
La strategia dei bambini con attaccamento evitante consisterebbe in un reprimere l'espressione della rabbia, spostando l'attenzione all'ambiente inanimato e allontanandola cosi' dagli stimoli che potrebbero intensificare il desiderio di cercare conforto nel genitore che rifiuta comportamenti di attaccamento.

8. Attaccamento e Psicopatologia nell'eta' adulta

Pochi studi hanno studiato direttamente il legame tra tipo di attaccamento e psicopatologia nell'eta' adulta.

Le ricerche forniscono evidenza che l'attaccamento insicuro e' uno dei fattori di rischio di psicopatologia.

Radici relazionali dei Disturbi di Personalita'
I disturbi di personalita' sono raggruppati, nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM IV, in 3 cluster:
- Cluster A: Bizzarro/Eccentrico (Disturbo Paranoie di Personalita'. Disturbo Schizoide di Personalita', Disturbo Schizotipico di Personalita').
- Cluster B: Drammatico/Emotivo/Incostante (Disturbo Antisociale di Personalita', Disturbo Borderline di Personalita', Disturbo Istrionico di Personalita', Disturbo Narcisistico di Personalita').
- Cluster C: Ansioso/Pauroso (Disturbo Evitante di Personalita', Disturbo Dipendente di Personalita', Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalita').
  • Cluster A: Bizzarro/Eccentrico
    I soggetti di questo cluster hanno avuto un attaccamento spesso trascurante da parte del caregiver, la madre appare stranamente incompetente a sintonizzarsi con i bisogni profondi dei figli, e questi, anche se formalmente accuditi, sembrano incapaci di cogliere i propri ed altrui stati psichici, di empatizzare con essi.
    Il padre puo' apparire spesso una figura distruttiva, non contenuto dalla moglie.
    Questi individui, per sfuggire dall'esperienza angosciante di essere soli di fronte alla propria/altrui rabbia, potrebbero ritirarsi in un mondo di pensieri propri, difendendosi dalla frustrazione con una sorta di anestesia psichica e convertano la rabbia in freddezza e disprezzo.

    Questi pazienti sembrano dipendere piu' dalle cose e dalla loro costanza che dalle persone, quasi si difendessero dal piu' instabile mondo relazionale attraverso la prevedibilita' del mondo inanimato (computer, la propria stanza, le proprie abitudini...).
    Dipendono cioe' dalla costanza dell'ambiente e reagiscono con disagio, rabbia o persecutorieta' in tutti i casi in cui le loro aspettative o previsioni vengono alterate.
    Raramente hanno legami affettivi e prediligono la solitudine.

    In questo clima di deprivazione affettiva caratterizzata dall'evitamento, il bambino, spesso dotato intellettivamente, e' allevato con schemi rigidi ("devi", "non devi"), da caregiver presi dalle proprie priorita' e non responsivi.

    Poggiandosi sull'attivita' di autostimolazione con attivita' ripetitive/sedative, il bambino impara a difendersi controllando l'ambiente e ritirandosi nei suoi pensieri, nel tentativo di fabbricare un mondo in cui gli eventi dolorosi non esistano o possano essere dimenticati.

  • Cluster B: Drammatico/Emotivo/Incostante
    Questo cluster e' caratterizzato dall'uso dell'emotivita' come modalita' di espressione di se' e di influenza delle relazioni interpersonali.
    E' il raggruppamento del "Non Controllo Emotivo", manifestato sotto vari aspetti.

    Il tema del non controllo rimanda all'epoca in cui il controllo viene proposto nello sviluppo (fase del NO) e fa ipotizzare una manovra inconscia di un bambino di due anni che, arrabbiato, fa scenate e si oppone, un bambino fragile, insicuro, angosciabile.
    Se appare piu' lagnoso che combattivo diventera' forse un istrionico, se appare piu' prepotente, che non vuol sentir ragioni potrebbe diventare antisociale, se viene fatto sentire superiore e speciale potrebbe sviluppare aspetti narcisistici.
    Se e' eccitabile ed angosciabile ad un tempo potrebbe avere un futuro tratto borderline.
    L'insicurezza sottostante a queste risposte rimanda ad un legame di attaccamento ambivalente.

    Acquisire controllo sui propri impulsi e' un'operazione che richiede:
    1. uno stato di relativo benessere (se non hai benessere e quiete, ma sei pressato dall'urgenza del bisogno non riesci/non vuoi controllarti e vivi il controllo esterno come violento e ingiusto)
    2. una persona che ha l'autorita' di imporlo ed e' interessata a farlo, cosa che raramente hanno avuto le madri di questo cluster sia perche' fragili (quindi poco autoritarie), sia perche' depresse (quindi non hanno la forza o la voglia di farlo).
    La persona che insegna controllo deve avere fiducia in se stessa, avere a cuore il bambino, farlo stare bene, rendendolo cosi' collaborante.
    Cio' per questo cluster non avviene.
    Su questa base le reazioni del bambino oscillano dal panico, perche' si accorge di essere affidato ad una persona che non sa/non vuole occuparsi di lui, a vissuti compensatori di potenza sul saper fare a proprio modo, saper provvedere a se stesso, al saper sostenere e sopportare la figura di riferimento, saper fare a meno di un'adulto di riferimento, saper sedurre una figura sostitutiva con le proprie qualita'.
    L'effetto di eccitamento di queste manovre compensatorie e' proporzionale al panico che il soggetto sperimenterebbe se non riuscisse ad attivarle e rappresenta l'euforia di essere riuscito a sfuggire ad un vissuto di vuoto e di privazione grazie alle proprie risorse.

    Risorse che purtroppo spesso risultano insufficienti ai compiti eccessivi di auto-allevamento o di supporto dei genitori con cui l'individuo si misura.
    Tutto cio' da' vita a modelli operativi interni che deflagrano quando i vissuti di autonomia della vita adulta richiedono adattamento come espressione di sicurezza interna e di equilibrata regolazione.

  • Cluster C: Ansioso/Pauroso
    Questo cluster e' caratterizzato dal vissuto di preoccupazione dei soggetti e dal dubbio su di se'.

    In questo cluster appaiono frequentemente tratti dell'attaccamento ansioso ambivalente o evitante.

    Sembra esistere un collegamento tra la dimensione relazionale dell'ipercontrollo e tutto il cluster C.
    Volendo distinguere, da questo punto di vista, le 3 categorie del cluster C, si potrebbe parlare di controllo iperprotettivo per i dipendenti, controllo basato sulla vergogna per gli evitanti, controllo basato sull'eccesso di regole e disciplina per gli ossessivi.

    Il cronico sentimento d'inadeguatezza che caratterizza i pazienti di questo cluster puo' provenire dalla sproporzione tra lo sviluppo e i compiti di inversione dei ruoli che i genitori chiedono ai figli.
    Le madri spesso si comportano da sorelle dei figli, chiedono loro di riempire le loro solitudini, di sedare le loro ansie, di dar loro soddisfazione con i loro successi necessari a migliorare la loro autostima.
    I padri appaiono insicuri, insensibili, chiedono ai figli di non dare problemi.

    La sproporzione del compito rispetto alle forze possedute da questi individui li rende ansiosi.

    L'individuo puo' reagire all'ansia:
    1. il dipendente sperimentando la propria insicurezza, incapace di affermare un proprio obiettivo;
    2. l'evitante rifiutando di farsene carico e nello stesso tempo temendo il giudizio;
    3. l'ossessivo cercando in una rigida regola esterna un giusto ancoraggio.

9. Psicoterapia della Gestalt

Le precoci esperienze di attaccamento determinano modelli non acquisiti definitivamente.
I modelli di un'esperienza precoce di attaccamento insicuro possono essere riorganizzati.

Questo e' cio' che accade nella psicoterapia: nel rapporto con il terapeuta il paziente ha l'occasione di ricevere una risposta alle sue esigenze di attaccamento diversa da quella ricevuta prima dai genitori e poi da eventuali partner affettivi.

Percepire nel paziente una capacita' di entrare in relazione, vuoi con noi, vuoi con altri, rimanda ad un attaccamento ambivalente o sicuro.
Al contrario la distanza, l'irraggiungibilita', la mancanza di empatia ci parleranno di un attaccamento evitante.
Situazioni meno nette, con aspetti di polarizzazione contrastanti, ci fanno ipotizzare un attaccamento disorganizzato.

Nella relazione psicoterapeutica, l'individuo puo' cambiare le proprie aspettative sull'ambiente e sugli altri, quindi cambiano i suoi MOI.
Il terapeuta si pone come base sicura, offre disponibilita' emotiva, empatia e sostegno, conforta, aiuta a regolare le emozioni, e questo fa si che il paziente possa dipendere e poi andare verso l'autonomia.

"La cura e' un co-costruire lo sfondo dell'esperienza di relazione"6.

Il terapeuta proporra' al paziente modalita' diverse da quelle che ha appreso nel suo originario ambiente: per il paziente che non e' stato visto, accolto, protetto, vivere la relazione terapeutica, reale e significativa, fa nascere la fiducia e riattiva le energie nella direzione dell'autorealizzazione.

Bibliografia

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  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino, 2002
  • Menditto M., Autostima al femminile, Erikson. 2004
  • Menditto M., Realizzazione di se' e sicurezza interiore, Erickson, 2006
  • Menditto M., Rametta F., Livelli dell'esperienza e Modalita' di contatto, Signature
  • Paris J., Contesto sociale e disturbi di personalita'. Diagnosi e trattamento in una prospettiva bio-psicosociale, Cortina, 1997
  • Polster E., Polster M., Terapia della gestalt intergrata, Giuffre' editore, 1986
  • Polster E., Psicoterapia del quotidiano, Erickson, 2006
  • Rapaport J. L., Ismond D. R., Guida alla disnosi dei disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza, Masson, 2000
  • Selvini M., Sorrentino A. M., Tratto disfunzionale di personalita', costellazioni di tratti e diagnosi di personalita' come giuda del trattamento psicoterapeutico, Articolo da www.scuolamaraselvini.it
  • Sogari G., Attaccamento gestalt, Signature, 2002

Note

  1. Poster E., Psicoterapia del quotidiano, Erickson, 2006, pag.67
  2. Menditto M., Rametta F., Livelli dell'esperienza e modalita' di contatto, Signature, pag.76-77
  3. Menditto M., Realizzazione di se' e sicurezza interiore. Erickson, 2006, pag.130
  4. Menditto M., Realizzazione di se' e sicurezza interiore. Erickson, 2006, pag.154
  5. Lichtenberg J. D., Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Cortina, 1995
  6. Francesetti G., Attacchi di panico e postmodernita'. FrancoAngeli, 2005, pag.29

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Attaccamento e Configurazione del Se'
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