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Compito dei genitori e' donare due cose ai figli: 1. AttaccamentoDalle attuali ricerche condotte in ambito psicosociale, emerge l'immagine di un bambino attivo e protagonista del suo sviluppo.Il bambino fin dalla nascita e' capace di instaurare relazioni (seppur asimmetriche, rispetto all'adulto caregiver). Fin dalla nascita il bambino svolge un ruolo attivo nel definire la sua relazione con il caregiver: e' coinvolto in uno scambio interattivo e si dimostra capace di autoregolare i suoi comportamenti attraverso meccanismi di feedback con coloro che interagiscono con lui. I neonati sono dotati di requisiti percettivi e di strutture temporali (ritmi nell'alimentazione, ritmo sonno-veglia) deputati a consentire loro il contatto con l'adulto di riferimento. Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipenda da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie, il comportamento di attaccamento e' quel comportamento che il bambino manifesta verso un adulto di riferimento, che ritiene in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diviene evidente ogni volta che il bambino e' spaventato, stanco, malato, e si attenua quando riceve conforto e cure. Se l'obiettivo esterno del sistema di attaccamento e' quello di garantire la vicinanza con il caregiver, quello interno e' di motivare il bambino alla ricerca di una sicurezza interna. Il compito biologico e psicosociale dell'adulto caregiver e' quello di essere una base sicura per il bambino, da cui il bambino si possa affacciare verso il mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sara' accolto, nutrito, rassicurato, confortato. Quindi il ruolo del caregiver e' quello di essere disponibile e responsivo quando chiamato in causa, intervenendo solo quando e' necessario. 2. Attaccamento e Sicurezza interiore"L'attaccamento originario svolge la funzione di prototipo della sicurezza interiore per l'intera vita della persona, di un bisogno che persiste nel tempo di una base sicura dalla quale la persona parte per vivere con fiducia la vita in modo autonomo"1.La bidirezionalita' di questo primo scambio consente al bambino lo sviluppo di un senso di sicurezza e di fiducia in se', nonche' un rafforzamento della relazione tra lui e l'adulto. Se l'adulto sara' responsivo e competente, il bambino si sentira' parte della famiglia, anche nei momenti piu' critici del suo ciclo di vita. Si instaura cosi' un circolo virtuoso in cui il bambino accrescera' la sua autostima e la capacita' di gestione delle situazioni in cui dovra' confrontarsi. Se qualcosa non funziona in questo primo prezioso scambio relazionale, il bambino potra' mettere in atto comportamenti che possono aiutarlo a difendersi, anche se in modo disfunzionale per la sua crescita e il suo benessere futuro. L'indisponibilita' dell'adulto di riferimento, da cui il bambino dipende per la sua protezione e sopravvivenza, creera' nel bambino una vulnerabilita' verso la paura della perdita dell'altro. Questo primo scambio relazionale e la conseguente sicurezza (o insicurezza) interiore che il bambino sviluppa sono connessi alla futura capacita' di autorealizzazione. La capacita' di affrontare gli eventi in momenti critici o di cambiamento, dipendera' proprio dal senso di se' che si e' potuto sviluppare in questa fase della vita. Il senso di se' e l'autostima si forma e si costruisce in funzione di tale relazione primaria. Inoltre il legame che il bambino sperimenta in questa relazione con il caregiver, modellera' i successivi legami, poiche' l'individuo, nel momento del contatto con l'altro, porta con se' tutto il bagaglio delle esperienze precedenti. L'immagine di se' che sviluppa un individuo che ha avuto un attaccamento sicuro e' di essere una persona amabile, degna di essere amata, con buona autostima, che ha fiducia negli altri (ma non in modo indiscriminato). Sara' un individuo amabile con le persone amichevoli, difeso con chi percepisce come ostile, si prendera' cura di se e delle persone che ama, non si affidera' alle persone che non conosce, sara' selettivo nei comportamenti empatici e nel rivelare se stesso, sapra' appoggiarsi agli altri. La sicurezza interiore e il senso di autostima richiedono la capacita' di integrare 2 bisogni: il bisogno di autorealizzazione (essere se stessi) e il bisogno di appartenere. Il modo in cui l'individuo coniughera' questi bisogni dipendera' anche dalle relazioni primarie che ha vissuto. L'essere autonomo nella relazione, il divenire in grado di allontanarsi dalla famiglia sono strettamente connessi al senso di fiducia in se', e cio' e' piu' facile se si ha avuto una madre responsiva e non invasiva o invischiante. Da una buona esperienza di appartenenza si sviluppa una funzionale capacita' di autonomia. 3. Stili di attaccamento e IntroiezioniAinsworth (1969), Lorenzini e Sassaroli (1995) individuano 4 stili di attaccamento: sicuro, insicuro evitante, insicuro ambivalente, insicuro disorganizzato.Nell'attaccamento sicuro, la sicurezza dell'accessibilita' materna rende il bambino tranquillo nello spingersi ad esplorare le novita'. Le persone con attaccamento sicuro sono ragionevolmente sicure delle proprie capacita' di risolvere i problemi e per questo tendono a testare le proprie ipotesi per eliminare quelle errate. Lo stile e' quindi quello della ricerca attiva: la persona cerca di ottenere nuove informazioni e quindi di sottoporre costantemente alla prova le proprie ipotesi. L'atteggiamento e' tipicamente esplorativo. Si puo' ipotizzare che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "sono una persona capace e attiva, l'ambiente e' accogliente". I bambini con attaccamento insicuro-evitante hanno sperimentato piu' volte la difficolta' ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato progressivamente a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone. Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero. Sul piano cognitivo instaurano una sorta di autarchia per cui non tengono conto delle invalidazioni fornite dagli altri. Lo stile cognitivo e' quello dell'immunizzazione: minimizzano, fino ad annullarli, gli effetti dell'invalidazione. Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo essere autosufficiente, l'ambiente e' inaccessibile". I bambini con attaccamento insicuro-ambivalente, avendo sperimentato l'imprevedibilita' della figura di attaccamento, tentano di mantenere con lei una vicinanza strettissima, rinunciando a qualsiasi movimento esplorativo autonomo. A livello cognitivo, per evitare l'imprevedibilita', si muovono soltanto nel conosciuto, da cui sia bandita ogni novita'. Lo stile cognitivo corrispondente e' quello dell'evitamento: queste persone tentano di evitare le invalidazioni, non mettendo alla prova le proprie ipotesi. Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "devo farmi accettare dall'ambiente". L'attaccamento disorganizzato-disorientato si realizza quando la figura di attaccamento e' sperimentata come minacciosa. Il caregiver e' spaventato/spaventante. Il bambino e' portato a leggere sul volto della figura di attaccamento se nell'ambiente esistano pericoli oppure no; nel caso della madre spaventata/spaventante egli riceve costantemente un messaggio di pericolo, e poiche' non trova nell'ambiente alcun motivo che lo confermi, la madre diventa fonte di minaccia. Lo stile cognitivo e' quello dell'ostilita': un modo di reagire alle invalidazioni consistente nel riproporre una costruzione della realta' che si e' gia rivelata fallimentare, l'altro e' da ignorare o sopraffare. Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un introietto nel bambino: "l'ambiente e' minaccioso". 4. Modelli Operativi Interni e livello cognitivo-verbaleLa teoria dell'attaccamento sostiene che il bambino costruisce delle rappresentazioni di se' e della figura di attaccamento chiamate Modelli Operativi Interni (MOI).I MOI contengono la rappresentazione di se' e del caregiver nelle relazioni di attaccamento, organizzano pensieri e ricordi e guidano i comportamenti futuri di attaccamento. Le esperienze di attaccamento nell'infanzia influenzano lo stile di personalita' e di relazione nell'eta' adulta, regolano l'adattamento all'ambiente e alle persone. I MOI filtrano l'informazione in entrata, l'elaborazione delle informazioni in uscita, innescando processi di attenzione selettiva, percezione selettiva, memoria selettiva, questo in modo inconsapevole per l'individuo. Questo avviene per un bisogno di coerenza da parte dell'individuo, che seleziona le informazioni congruenti con le proprie aspettative. Inoltre questo e' un sistema per evitare e escludere in modo difensivo le informazioni che potrebbero far riattivare il sistema di attaccamento. L'individuo vuole evitare il dolore, mentre potrebbe essere molto doloroso l'affrontare la propria paura e il proprio bisogno di essere confortato e il non ricevere conforto e sostegno dalla propria figura di attaccamento, come e' accaduto nell'infanzia. La sicurezza dell'attaccamento, che favorisce la sicurezza interiore e il senso di se', e' caratterizzata dalla capacita' di chiedere conforto, oppure dalla capacita' di esprimere il piacere di non essere in una situazione di pericolo. Gi individui con un attaccamento insicuro elaborano le informazioni in modo pregiudiziale, escludono dall'elaborazione le informazioni che potrebbero far attivare il sistema di attaccamento, poiche' si aspettano, in base alle loro prime esperienze, di non poter essere confortati. La Tabella che segue delinea lo stile di attaccamento, il comportamento del bambino, del caregiver, i MOI (Modelli Operativi Interni)che si sviluppano dall'attaccamento, distinguendo le aspettative dell'individuo rispetto all'esito delle relazioni, rispetto al Se' e l'Altro, rispetto alle strategie che mettera' in atto in risposta alle proprie credenze.
Possiamo collocare i MOI nel livello cognitivo-verbale, il livello che ci connette con il mondo attraverso la cognizione, ovvero il nostro modo di pensare, le nostre idee, il nostro linguaggio, la nostra cultura. "La nostra capacita' di "riflettere" di volgerci indietro verso la nostra storia personale, crea il concetto che abbiamo di noi stessi, rinsalda la nostra identita' e i ruoli che ci siamo assunti. (...). Il livello cognitivo-verbale rappresenta il livello dell'esperienza con il quale il bambino, per creare una teoria del se' e del mondo, lavora in modo attivo attraverso le proprie introiezioni, inizia a verificarle, ne sperimenta la validita' o meno con l'azione"2. 5. Gestalt incompiute e groundL'esperienza di attaccamento, di appartenenza, e' parte significativa del ground dell'individuo e costituisce lo sfondo, che puo' essere uno sfondo che sostiene oppure essere instabile.L'esperienza di attaccamento insicuro che un bambino vive, puo' rimamene nella sua vita come una situazione incompiuta. La storia di una persona e le sue situazioni incompiute fanno parte del suo ground, del suo sfondo, ma possono emergere in figura, in alcuni momenti di vita, se il bisogno legato ad esse diventa pressante. L'esperienza di un attaccamento insicuro e' un fattore di rischio per la costruzione di un solido ground della personalita', poiche' i bisogni primari insoddisfatti, vengono relegati nello sfondo, creando una trappola, poiche' i bisogni non riconosciuti e non soddisfatti rappresentano delle zone d'ombra che bloccano e limitano il proprio potere personale. 6. Adattamento creativo e modalita' di resistenza al contatto"Nella ricerca di un adattamento creativo all'altro, o a un ambiente non sempre favorevole, l'individuo trova modalita' di contatto e di relazione con le proprie figure di attaccamento sia soddisfacenti che insoddisfacenti (...). Soddisfacenti allorquando l'individuo le realizza in modo flessibile, mediando in modo costruttivo fra i propri e altrui bisogni (...). Le modalita' possono prendere una forma rigida, a volte cronicizzata, per essere piu' rispondenti al contesto"3.Il bambino ha bisogno di essere approvato dagli adulti di riferimento, e sviluppare un senso di appartenenza, cosi' mettera' in atto comportamenti che gli permettono di adattarsi all'ambiente. Quando il caregiver non e' responsivo, non e' disponibile, e' incostante, i comportamenti di attaccamento (pianto, richiamo...) del bambino falliscono costantemente, il bambino e' costretto a sviluppare strategie difensive che escludano queste dolorose informazioni dalla consapevolezza. Dobbiamo ritenere normale la variabilita' delle modalita' di resistenza al contatto dell'individuo, ma la sua rigidita', che si esprime in un impoverimento del funzionamento cognitivo, affettivo, interpersonale e del controllo degli impulsi, e' patologica. Le modalita' di resistenza al contatto, sono state attivate utilmamente e in maniera funzionale in epoche evolutive precedenti, quando il soggetto, vuoi per l'eta' e per lo sviluppo, vuoi per la pressione rappresentata dalla carenza e/o dal trauma, non aveva altre risorse a cui attingere. Piu' queste modalita' di resistenza al contatto saranno rigide, inappropriate all'eta' e alla situazione, tanto piu' procureranno ulteriore disagio soggettivo ed interpersonale. Sostanzialmente, la rigidita' fa fallire lo scopo originario di tipo funzionale, per cui erano state attivate nel passato: se ad esempio e' protettivo per un bambino piccolo stare vicino al caregiver, e' meno praticabile per lui, diventato adulto, non poter recarsi al lavoro, se non accompagnato dalla propria madre! Dunque, una condotta adattiva e funzionale (la dipendenza) puo' divenire disfunzionale in un'altra circostanza. In questo esempio "la modalita' di resistenza al contatto e' una modalita' con cui l'individuo interrompe la naturale tendenza a incidere e esplorare l'ambiente, per salvaguardare il suo senso di attaccamento e di dipendenza nella relazione"4. Le modalita' di resistenza al contatto sono:
7. Attaccamento e Psicopatologia nell'infanziaI bambini con attaccamento sicuro risolvono i problemi evolutivi in modo adattivo.Al contrario, quelli con attaccamento insicuro mostrano difficolta' nella tarda infanzia, che includono eccessiva dipendenza, competenza sociale limitata e una minor forza dell'io. Alcuni studi suggeriscono che l'attaccamento insicuro sia un fattore di rischio per lo sviluppo di una psicopatologia nell'infanzia. Pur suggerendo che la psicopatologia possa instaurarsi attraverso percorsi multipli, mostrano l'esistenza di un'associazione tra attaccamento insicuro infantile e vulnerabilita' a sintomi psichiatrici in epoche successive della vita, quando le prime esperienze di vita e le rappresentazioni dell'esperienza di attaccamento influenzano l'autostima, l'autoregolazione delle emozioni e del comportamento e la qualita' delle relazioni. In linea di massima, si puo' affermare che un attaccamento sicuro predispone alla salute mentale ed alla presenza di relazioni stabili e gratificanti, cio' e' dovuto alla fondamentale funzione di rendere l'individuo capace di "appoggiarsi al Se' per evocare l'Altro in un periodo di assenza, per colmare il vuoto prima della riunione o prima che l'attaccamento si ristabilisca"5. Uno stile di attaccamento insicuro tende ad interferire con lo sviluppo nell'ordine in cui costituisce un fattore di vulnerabilita' generale, che puo' sfociare in varie costellazioni psicopatologiche, anche se ci sono altri fattori significativi: temperamento del bambino, capacita' di resilienza, supporto socio-ambientale, le altre e successive relazioni di attaccamento significative familiari ed extrafamiliari. In particolare, e' stato rilevato un legame tra l'attaccamento evitante e i disturbi della condotta, mentre l'attaccamento ambivalente e' risultato associato all'evitamento sociale nei bambini piccoli e alla solitudine. L'attaccamento insicuro e' un fattore di rischio rispetto all'emergere di difficolta' emotive e di problemi del comportamento nei bambini che sono vittime di maltrattamenti o di abuso, e in quelli che hanno genitori che presentano psicopatologie o fanno uso di sostanze. Anche l'attaccamento disorganizzato-disorientato si e' rivelato un fattore di rischio per successivi comportamenti disorganizzati e problematici nell'infanzia. Per quanto riguarda la regolazione degli affetti, nell'infanzia i disturbi sono caratterizzati da ansia, confusione, disorientamento, conflitto e disforia, e sono dovuti alla disgregazione del funzionamento delle relazioni di attaccamento primario del bambino. Questa disgregazione lascia il bambino privo di una strategia che sia in grado di regolare il suo bisogno di sicurezza. L'eccessiva focalizzazione sul genitore depresso sembra essere il fattore eziologico piu' importante della depressione infantile. A motivo di questa focalizzazione, il bambino non impara a regolare l'affetto negativo. Inoltre, dal momento che la madre depressa si rivolge al bambino per soddisfare i propri bisogni di attaccamento e per alleviare il proprio stress, questo perpetua da una generazione all'altra gli stili di attaccamento e di difesa. Molti altri studi hanno rilevato le relazioni che intercorrono tra l'attaccamento evitante e la rabbia repressa per la mancanza di contatto fisico o di tenerezza, per l'invadenza insensibile o il rifiuto di comportamenti di attaccamento da parte del caregiver. La strategia dei bambini con attaccamento evitante consisterebbe in un reprimere l'espressione della rabbia, spostando l'attenzione all'ambiente inanimato e allontanandola cosi' dagli stimoli che potrebbero intensificare il desiderio di cercare conforto nel genitore che rifiuta comportamenti di attaccamento. 8. Attaccamento e Psicopatologia nell'eta' adultaPochi studi hanno studiato direttamente il legame tra tipo di attaccamento e psicopatologia nell'eta' adulta.Le ricerche forniscono evidenza che l'attaccamento insicuro e' uno dei fattori di rischio di psicopatologia. Radici relazionali dei Disturbi di Personalita' I disturbi di personalita' sono raggruppati, nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM IV, in 3 cluster: - Cluster A: Bizzarro/Eccentrico (Disturbo Paranoie di Personalita'. Disturbo Schizoide di Personalita', Disturbo Schizotipico di Personalita'). - Cluster B: Drammatico/Emotivo/Incostante (Disturbo Antisociale di Personalita', Disturbo Borderline di Personalita', Disturbo Istrionico di Personalita', Disturbo Narcisistico di Personalita'). - Cluster C: Ansioso/Pauroso (Disturbo Evitante di Personalita', Disturbo Dipendente di Personalita', Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalita').
9. Psicoterapia della GestaltLe precoci esperienze di attaccamento determinano modelli non acquisiti definitivamente.I modelli di un'esperienza precoce di attaccamento insicuro possono essere riorganizzati. Questo e' cio' che accade nella psicoterapia: nel rapporto con il terapeuta il paziente ha l'occasione di ricevere una risposta alle sue esigenze di attaccamento diversa da quella ricevuta prima dai genitori e poi da eventuali partner affettivi. Percepire nel paziente una capacita' di entrare in relazione, vuoi con noi, vuoi con altri, rimanda ad un attaccamento ambivalente o sicuro. Al contrario la distanza, l'irraggiungibilita', la mancanza di empatia ci parleranno di un attaccamento evitante. Situazioni meno nette, con aspetti di polarizzazione contrastanti, ci fanno ipotizzare un attaccamento disorganizzato. Nella relazione psicoterapeutica, l'individuo puo' cambiare le proprie aspettative sull'ambiente e sugli altri, quindi cambiano i suoi MOI. Il terapeuta si pone come base sicura, offre disponibilita' emotiva, empatia e sostegno, conforta, aiuta a regolare le emozioni, e questo fa si che il paziente possa dipendere e poi andare verso l'autonomia. "La cura e' un co-costruire lo sfondo dell'esperienza di relazione"6. Il terapeuta proporra' al paziente modalita' diverse da quelle che ha appreso nel suo originario ambiente: per il paziente che non e' stato visto, accolto, protetto, vivere la relazione terapeutica, reale e significativa, fa nascere la fiducia e riattiva le energie nella direzione dell'autorealizzazione. Bibliografia
Note
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