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Un 'pezzo di futuro' per la psicologia

scritto da:
Dott. Stefano Sirri

Direttore del Centro HT

- HT Page Stefano Sirri

articolo tratto da psico-pratika - Numero 10 Anno 2004

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Articolo: 'Un 'pezzo di futuro' per la psicologia'


UN "PEZZO DI FUTURO" PER LA PSICOLOGIA


Che io sappia non esistono in italia grossi studi di psicologi e/o psicoterapeuti, e questo e' un male, soprattutto per i neo-colleghi.

Noi siamo una professione giovane, istituita ufficialmente solo 15 anni fa, e con un elevatissimo fattore di crescita (si calcola che il numero degli psicologi in italia raddoppi ogni 5 anni).
Questi indici farebbero pensare ad un settore in piena crescita ed evoluzione, ad un settore altamente in espansione e quindi con grosse possibilita' lavorative e di sviluppo.

Al che riporto i pensieri e le sensazioni comuni, probabilmente di molti colleghi, soprattutto se giovani: "La realta' che io vivo e' molto diversa: c'e' una grossa precarieta' di lavoro, vi sono tanti problemi che sembrano insuperabili ... per noi giovani psicologi sembra che tutto sia difficilissimo. Trovare lavoro come educatore e' gia' una fortuna".

Tutto questo e' superabile, esistono diverse strategie per farlo, e per alcune di queste ho gia' sviluppato e diffuso compiutamente diverse strategie, a Rimini, Roma, Milano, Bologna e Firenze:
  1. Un giovane collega puo' far partire da zero lo studio clinico (attraverso le metodiche: divulgare per farsi conoscere; costruire da zero il passaparola; il momento topico; dai corsi allo studio; ecc.).
  2. Si puo' lavorare come psicologi clinici non terapeuti, concentrandosi sulla crescita personale, sull'autostima, sulla creativita', la consulenza di coppia, ecc.
Quello che invece volevo trattare e' l'abitudine (che reputo altamente negativa) di noi psicologi a costituire solo piccoli studi.

La maggior parte dei professionisti ha uno sviluppo diverso rispetto a noi: si organizzano e costituiscono studi associati, organizzazioni, collaborazioni, ecc.
Gli avvocati lo fanno, gli architetti, gli ingegneri, i commercialisti, ecc.

Anche i medici, i dentisti, e gli psichiatri che lavorano nel settore privato si organizzano in strutture, in cui combinano professionalita' mediche vicine, suddividono le spese (di sede, ma anche infermieristiche e di segretariato), riescono ad operare ad un livello in cui i singoli non sarebbero mai arrivati, ecc.

I dentisti si organizzano, ma in maniera piu' limitata rispetto alle altre figure.
Un nuovo dentista non inizia mai da zero: i figli di dentisti ereditano lo studio, ma anche chi non ha questa opportunita' inizia comunque da uno studio gia' avviato.
Molto spesso il neo-dentista ha un accordo (economico) con il collega piu' anziano, per l'utilizzo della sede e dei materiali.
Poi, nel momento in cui se lo puo' permettere, esce ed avvia uno studio autonomo.
Come tutti ben sanno, i dentisti hanno la fortuna di avere delle parcelle tali da potersi permettere molte cose, tra cui il lavorare da soli.

Tornando a noi, una struttura organizzata, ha un'immagine piu' solida rispetto ad un singolo, puo' soddisfare piu' situazioni e quindi far circolare maggiormente il proprio nome, fare economie di scala, ambire a situazioni altrimenti impossibili, ecc. e puo' anche favorire l'inserimento di neo colleghi.

Vi faccio un esempio possibile: struttura composta da 2 psicoterapeuti e 2 psicologi piu' una segretaria.
La segretaria si occupa di: gestire gli appuntamenti; richiedere i compensi e fare le fatture, gestire le bollette dello studio, portare la documentazione dal commercialista, aiutare nella logistica delle attivita' dello studio, ecc.
Il primo psicoterapeuta ha un orientamento sistemico familiare, mentre il secondo psicoterapeuta ha un orientamento cognitivo comportamentale. Quindi si suddividono i pazienti a seconda del proprio orientamento e soprattutto delle attitudini personali.

Il primo psicologo si e' specializzato nella crescita personale, svolge corsi per utenti (di comunicazione; di rapporti genitori e figli; ecc.). In piu' segue diverse persone in un percorso assimilabile al personal coach.
Il secondo psicologo si e' specializzato nel counselling, svolge corsi per utenti (autostima; autoaiuto; gestione dell'ansia, ecc.). In piu' aiuta diverse persone nei momenti di crisi della propria vita.

Lo svolgimento delle attivita' e' tutto sommato semplice da descrivere: lo studio propone una serie di corsi, attraverso questi si raggiungono i maggiori contatti con l'utenza.
Poi una parte dei corsisti iniziera' dei percorsi individuali (con gli psicologi e, se e' presente una situazione patologica, con gli psicoterapeuti).
In questo caso il primo screening lo effettua sempre uno dei due psicologi (il titolare del corso). Questo perche' il primo approccio al corso e' un colloquio individuale in cui si valutano le motivazioni, le aspettative, ecc. sostanzialmente e' l'analisi della domanda (formativa, o terapeutica ma "camuffata").

Poi ci sono i contatti generati dal passaparola, in questi casi o la persona contatta direttamente il collega, o lo studio.
Se chiama il collega e' perche' il passaparola e' partito da un ex-paziente, quindi il nuovo paziente va direttamente a lui.
Se chiama lo studio, in mancanza di altre indicazioni, la segretaria assegna la persona in base a chi ha piu' spazi liberi (nel caso in cui manchi una volonta' del paziente stesso). Poi sara' cura dello psicologo/psicoterapeuta valutare la situazione, ed eventualmente effettuare un rimando ad uno dei colleghi.

I problemi di "guadagno personale" vengono superati dalla peculiare formulazione degli onorari, in quanto una parte minoritaria degli introiti viene assegnata al professionista che eroga la prestazione (es. 40%), l'altra parte viene ridistribuita (una volta tolte le spese).

Provate ora ad immaginare di aver fatto il tirocinio in una struttura di questo tipo, di aver visto i colloqui attraverso lo specchio unidirezionale, di aver assistito come spettatore ai gruppi ed ai corsi, e magari nel momento in cui vi sentivate pronti, di aver gestito qualche incontro assieme al collega piu' anziano ...

Oppure immaginate che vi sia uno spazio libero all'interno di questa struttura, e che voi possiate farne parte: magari iniziate gestendo un corso od un gruppo, prima assieme al collega piu' anziano, poi voi direttamente ... con tutta la tranquillita' necessaria, anche perche' il lunedi' mattina c'e' l'incontro con gli altri colleghi dello studio: un momento importante di scambio e confronto.

A questo punto sorge il classico "avvocato del diavolo" e pone la domanda "cattiva": perche' questa struttura, che funziona benissimo cosi' com'e', dovrebbe dare degli spazi ad altri e avere in questo modo una persona in piu' con cui dividere?
Se inserire una persona nuova significa suddividere i contatti che ci sono gia', diviene improbabile che questo succeda, in quanto si andrebbe verso un'operazione antieconomica.
Viceversa dobbiamo considerare che questa struttura funziona bene proprio grazie al fatto di essere costituita da diversi colleghi, che uniscono i propri sforzi, i contatti, ecc.
Semplificando le cose, il nuovo collega deve poter dare un valore aggiunto alla struttura: sia in termini di competenze, sia in termini di contatti.
Uno dei metodi piu' semplici per poter fare questo e' appunto che il neo-collega gestisca un nuovo corso (mai proposto prima), il quale puo' interessare una nuova utenza, e generare cosi' un numero maggiore di contatti, di clienti, di pazienti.

Con strategie di questo tipo, un nuovo inserimento e' a tutti gli effetti una ricchezza per lo studio.
Ad un certo punto diviene ovvio che questo "effetto crescita" non e' applicabile all'infinito, ma va monitorato opportunamente.

L'effetto crescita dipende dalle dimensioni della citta' in cui si opera, ma ancora piu' dipende dalla cultura del luogo in cui si opera, cultura che noi possiamo contribuire a migliorare.

Da questo punto di vista bisogna lavorare con un'attenta analisi della situazione: attraverso iniziative ad alto profilo di fattibilita', ed in concomitanza agire in favore di una sensibilizzazione del territorio, in modo tale che le iniziative seguenti abbiano un terreno sempre piu' fertile in cui svilupparsi.

Un abbraccio.
Stefano Sirri

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