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Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche

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Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche

L'articolo "Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche" parla di:

  • L'umanità del Filosofo nel ritratto di Irvin D. Yalom
  • Il rapporto fra Nietzsche, la sorella, il medico e l'amata
  • Il testo come medium terapeutico e di scoperta di se stessi
Psico-Pratika:
Numero 70 Anno 2011

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Articolo: 'Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche'

A cura di: Paola Dei
Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche

Scheda libro
Titolo: Le lacrime di Nietzsche
Autori: Irvin D. Yalom
Editore: Neri Pozza
Prima Edizione: collana I Narratori delle Tavole, Novembre 2006
Seconda Edizione: collana Biblioteca, Ottobre 2010
Pagine: 445
Traduzione di Mario Biondi

    INDICE: Recensione libro: Le lacrime di Nietzsche
  • La storia
  • Anche i filosofi piangono
  • Il Filosofo: l'uomo e i suoi tormenti
  • Il Medico: lo specchio parlante
  • La Psicoanalista: l'amore impossibile
  • La sorella: orditrice di insidie
  • Le sedute: due uomini a confronto
  • Una lettura "terapeutica"
  • Conclusioni
La storia

Irvin D. Yalom, psicoanalista americano colloca, come direbbe Hemingway,
«la realtà nell'azzurro altipiano dell'immaginazione» e immagina un incontro fra personaggi realmente esistiti: Breuer e Nietzsche.

L'autore nelle ultime pagine del testo
"Le lacrime di Nietzsche" sostiene che
i due personaggi non si sono in realtà mai incontrati ma alcuni ipotizzano che l'incontro possa essere avvenuto realmente.
Ciò che sappiamo di certo - da carteggi e documenti fondati e risalenti al 1882 - è che
i periodi durante i quali i due personaggi si trovavano negli stessi luoghi coincidono e questo rende ancora più magico e affascinante il testo nel quale l'Autore ce li mostra come se fossero dinanzi a noi, con le loro debolezze, la loro fisicità e la loro grandezza.

Anche i filosofi piangono

Se Nietzsche ha pianto veramente nella realtà purtroppo non ci è dato saperlo.
Difatti qualora fosse esistita una documentazione, che di lui mostrava l'aspetto più fragile e umano, la sorella Elisabeth - una figura femminile arida e opportunista - l'avrebbe di certo fatta sparire per mettere in luce l'aspetto di superiorità che fece accostare il filosofo al Nazismo e che, probabilmente, per il filosofo stesso aveva invece tutt'altro senso e significato.

Elisabeth, nel suo desiderio di successo, alla morte del fratello regalò il suo bastone
al Führer in segno di devozione e fece divenire Nietzsche il filosofo del Nazismo.
A Yalom va invece riconosciuta la sensibilità di restituire al grande filosofo parti umane e quella fragilità tipica delle menti più eccelse. Il filosofo a nudo con i suoi mali,
le sue debolezze, i suoi amori o meglio il suo amore.

Leggere il libro non significa soltanto conoscere Nietzsche, la cui immagine appare
sulla copertina stessa del libro, ma ci permette anche di penetrare l'animo di due donne che tanta parte hanno avuto nella vita del grande filosofo: Lou Salomé ed Elisabeth Nietzsche.
La prima, scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa, nel 1882 conobbe Nietzsche e ne divenne sua ispiratrice per la stesura dell'Opera "Così parlò Zarathustra"; sorella «canaglia», come ebbe a dire lo stesso Nietzsche, la seconda.

Il Filosofo: l'uomo e i suoi tormenti

Bello, fiero, con una banana in testa e due baffoni che sembrano cespugli, Friedrich appare fin dalle prime righe del testo testardo, altero e burbero, poco attento a se stesso ma capace di scatenare momenti di grande tenerezza.

Abituato a dare più importanza agli aspetti mentali e meno a quelli corporei e fisici, è costretto suo malgrado ad ascoltare il suo corpo a causa dei terribili mal di testa che lo attanagliano e gli impediscono di svolgere qualsiasi tipo di attività.

Scavalcato da Paul Rée (filosofo tedesco e miglior amico di Nietzsche) nelle preferenze di Lou Salomé, Nietzsche appare in una foto insieme a Paul stesso sottomesso al volere di Lou che tiene un frustino in mano.

Questa è forse l'unica foto che Elisabeth - degna rappresentante del testo: "La perfidia delle donne" (Valeria Palumbo - 2006 Ed. Sonzogno) - non ha potuto far scomparire.
La foto è la copertina del carteggio fra Lou, Paul e Friedrich, di cui Yalom fa menzione anche nelle pagine del testo.

Tenerezza e simpatia sono le emozioni che lentamente il filosofo riesce a trasmettere alternate a momenti di grande rabbia, durante i quali i nostri vissuti sono lo specchio di quelli di Breuer che vive sulla pelle tutto il senso di impotenza per non riuscire a curare il filosofo come vorrebbe.

Nietzsche nel testo è tutt'altro che folle e non si avvicina all'immagine che di lui abbiamo quando tenta di comunicare con un cavallo, o forse i continui mal di testa altro non sono che un campanello d'allarme e un presagio con il quale l'Autore ci accompagna verso la pazzia di Nietzsche: troppo intelligente per vivere una quotidianità grigia e troppo fragile per sostenere il rifiuto di Lou.

Il Medico: lo specchio parlante

Breuer, il medico che si occupò di fisiopatologia del respiro e fu il primo a esperire gli strumenti dell'ipnosi e della psicoanalisi che poi trasmise a un giovane e curioso Sigmund Freud, si mostra in tutta la sua umanità; mentre lentamente scopriamo che Anna O., nota a tutti come una delle pazienti più famose di Freud ma prima paziente di Breuer, altro non è che Bertha Pappenheim, scrittrice tedesca che soltanto dopo divenne paziente di Sigmund Freud.

È proprio dalle pagine del testo che scopriamo come Anna O. sia stata battezzata da Breuer con questo nome per una regola singolare che il medico stesso aveva messo a punto e nel testo di Yalom è lui stesso a svelarlo.
Per mantenere la privacy e il segreto professionale, Breuer rinominava i pazienti utilizzando le lettere alfabetiche precedenti alle iniziali del loro reale nome e cognome e quindi Bertha diviene Anna e Pappenheim diviene O. poiché il cognome rimaneva solo con l'iniziale.

Breuer meno bello e avvenente di Nietzsche ha però molta più dimestichezza con il suo mondo interno. È lui la voce narrante che cerca in ogni modo di liberare il filosofo dai suoi terribili mal di testa e dalla sua angoscia.
Breuer con le sue reticenze, con il suo innamoramento per Bertha.
Breuer che rischia di gettare al macero la sua vita per questo amore fragile e impossibile e infine Breuer che torna a essere se stesso forse proprio grazie al grande filosofo. Questo geniale e fragile paziente che proietterà il suo innamoramento per Lou nella storia di Breuer intrecciando le emozioni e i sentimenti in maniera delicata e fresca.

La Psicoanalista: l'amore impossibile

Figura decisa, avvolta da un'aura di fascino, mistero e decisionalità, nelle prime pagine del libro Lou entra nello studio di Breuer affinché il medico aiuti uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi a uscire da un'impasse di cui ella stessa si sente responsabile.

In un ambiente che lo scrittore lascia immaginare, la figura di Lou appare mentre si muove con passo deciso fra i vicoli veneziani e senza alcuna esitazione trova le parole giuste per convincere il medico che, dopo alcuni minuti di reticenza, cederà alle argomentazioni della donna mentre inizia l'affascinante viaggio alla scoperta dei due grandi scienziati e di noi stessi.

Per quale motivo Lou preferisca Paul Rée a Nietzsche non è dato saperlo. Neppure Yalom sembra avere una risposta mentre si limita ad accettare la realtà. Così come non è dato sapere per quale motivo Lou diventerà l'amante di Freud e non lo sarà mai di Nietzsche, ma bastano pochi secondi per conoscere lei e immaginarla vivente mentre ci parla.

La sorella: orditrice di insidie

Intrigante, opportunista, ben decisa a non assecondare l'amore del fratello per Lou,
che tra l'altro è ebrea, Elisabeth cerca di condizionare Nietzsche per farlo desistere dal suo amore. Laddove questo non basti tira in ballo loschi interessi e si trasforma in attiva faccendiera. Mentre Lou, sotto i suoi capelli biondo-rossi e gli occhi chiari, appare decisa e disinibita, Elisabeth appare come la quintessenza della perfidia, tanto da non curarsi della malattia del fratello ma soltanto del suo successo.

Le sedute: due uomini a confronto

Lo Scrittore, dopo aver dato alito vitale ai personaggi e averceli mostrati come se fossero nostri amici, compagni di un viaggio alla scoperta di noi stessi, ci introduce all'interno delle sedute. Queste hanno luogo grazie al patteggiamento fra il filosofo e il medico che farà ricoverare Nietzsche stesso nella clinica dove lavora.
Il filosofo in cambio ascolterà le angosce di Breuer.

Mentre il medico ci parla del suo amore, Nietzsche ce lo lascia intuire proiettando i suoi pensieri e i suoi sentimenti sull'innamoramento di Breuer per Bertha e d'altronde sembra non esistere altro modo che non la proiezione per attraversare l'intricato mondo del filosofo.

Il burbero Nietzsche piange per amore. Dai suoi occhi giganti, sotto la foresta di baffoni incolti ma curati, una lacrima traccia il suo percorso, mentre in chi legge riemerge la domanda: "Ma perché Lou preferì Paul Rée e perché divenne amante di Freud
e non volle Nietzsche?"
.

Il merito del testo è proprio questo, aprire delle porte su interrogativi vecchi come
il Mondo
ma ancora attuali e vivi che aprono una breccia nell'animo di ciascuno di noi, mentre i personaggi incalzano con le loro storie e i loro vissuti tutti umani.

Una lettura "terapeutica"

Il testo oltre a essere una piacevolissima lettura, scritta in maniera affascinante e tradotta in quasi tutte le lingue, ha il merito di essere anche terapeutico e di farci scoprire parti di noi - nelle resistenze del filosofo - o addirittura di qualcuno che ci vive accanto se non addirittura qualche paziente.

Allo stesso modo l'innamoramento di Breuer e il suo modo di gestirlo può apparirci impeccabile o codardo allo stesso tempo, saggio o represso ma ciò che è certo è che ci fa comprendere l'intricato percorso del transfert e del controtransfert e può darci degli stimoli interessanti ogni volta che ci troviamo in mezzo a questi vissuti.

Occorre essere impeccabili per il bene del paziente e, anche laddove qualcuno si renda conto di non esserlo o di non esserlo stato, sapere che almeno non ha fatto del male: "Primum non nocere".

Purtroppo spesso possono entrare in ballo meccanismi di potere e dinamiche narcisistiche che rendono tutto molto complicato e lungi da soluzioni semplici.
C'è poi la grande difficoltà maschile (certo non di tutti gli uomini) nell'accogliere donne con una mente vivace e i tentativi di screditare chi ne è portatrice.
In questo il testo è controcorrente, qui sono le donne che gestiscono, manovrano, intrigano e anche questo è un aspetto interessante sul quale riflettere.

Conclusioni

Un testo che vale la pena di leggere per gustare pagine di intenso significato e perché riesce a attraversare un periodo storico in stereofonia, con la poesia, la musica, le suggestioni e le immagini che Yalom riesce a trasmetterci in ogni pagina.

Unica attenzione consigliata, qualora qualche collega decidesse di tentare l'esperimento di Breuer con un paziente, è sapere che quando si cerca di liberare qualcuno si rischia di essere fraintesi e magari di prendere anche un metaforico schiaffo.

«La verità ci renderà liberi» ebbe a dire Freud; «L'essere umano non sostiene troppa verità perché la verità come la luce accieca» ebbe a dire Albert Camus;
«Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro» disse lo stesso sensibile Nietzsche.

A chi leggerà trovare le risposte...

Commenti: 3
1 silviagoi alle ore 08:03 del 10/11/2011

Si tratta di un modello di fiction che presenta più di un punto di interesse, ma non tanto ( paradossalmente) dal punto di vista psicologico, in cui prevale lo spettacolare e il futuro film di successso - quanto il rapporto di costruzione fra il meccanismo narrativo ed i dati storici in nostro possesso. Da usare con i guanti, invece, come modello/pattern di analisi della psiche in ambito letterario ( dal punto di vista critico, intendo), perché implica ( oltre ad una forte retoricizzazione evidente dal titolo e dalle prime pagg.) un uso molto libero del materiale in ns. possesso.   

2 denise alle ore 08:49 del 11/01/2012

Da brava "lettrice seriale", incuriosita dalla recensione, mi sono lanciata nella lettura del "romanzo"... che ho ineluttabilmente amato sin dalla prime pagine.

Complimenti alla Collega che ha saputo condensare, con direi lucida sensibilità, in poche righe, senza alterarne la natura "umana, troppo umana", un testo denso di temi e emozioni trasversali all'uomo di qualunque epoca.

Ho apprezzato la grazia e la forza narrativa di Yalom.

Come psicologa psicodianamica sono stata intenerita dai dialoghi intercorsi tra il giovane, brillante e "famelico" allievo e il suo generoso, saggio e "rivolozionario" maestro: Freud e Breur.

Complimenti alla collega per la brillante recensione.

Complimenti a Yalom per la "fantasia" e la capacità di farcela credere "reale" fino alle ultimissime righe del testo.

Un libro "parlante" che fa "compagnia" e che stimola al confronto e alla riflessione, e che invita a non perdere di vista uno degli scopi principi del vivere (principio guida del complesso Nietzsche): DIVENTA CIO' CHE SEI....

3 silviagoi alle ore 08:14 del 12/01/2012

SantarellinoGrazie! Sai cosa penso, anche senza pretesa di originalità? Il materiale analitico connesso alla vita di Freud aveva già implicato un ramificarsi tale di storie e sentimenti connessi ( alla parola Freud,

mezzo mondo ritrova un ricordo connesso, o Freunde!) che un romanzo invece di aumentare la mole di dati cerca forse solo di sdipanarli, di dar loro un inquadramento...anche le congetture sulla sua interazione con i colleghi, con i suoi pazienti erano già l'argomento da cui partivano le persone per congetture sulla vita e sulla relazione. Un po' imitando, un po' trovandosi in coincidenza davvero, emergevano dei nessi per chi doveva occuparsi di questo per lavoro...

sarebbe bello poterne discutere, anche così, da lettori. 

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