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Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male

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Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male

L'articolo "Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male" parla di:

  • I disturbi alimentari raccontati in un libro fantasy
  • Un romanzo per entrare dentro il sintomo. Possibili utilizzi
  • L'Apocalisse come metafora dell'adolescenza e dell'anoressia
Psico-Pratika:
Numero 72 Anno 2012

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Articolo: 'Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male'

A cura di: Angelo Manzoni
Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male

Scheda libro
Titolo: Angeli dell'Apocalisse
Autore: Jackie Morse Kessler
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 211
Prima edizione: ottobre 2010
Prima edizione italiana: marzo 2011
Traduzione: Silvia D'Ovidio, Sandro Ristori

    INDICE: Recensione libro: Angeli dell'Apocalisse tra il bene e il male
  • Trama
  • Non solo fantasy
  • Pregi e utilità
  • L'adolescenza e l'Apocalisse
Trama

Lisabeth ha diciassette anni e nonostante la sua giovane età ha già dei nemici: lo specchio e il suo peso, ma soprattutto il cibo. I genitori non la capiscono.
Il fidanzato, James, e la sua amica di infanzia Suzanne si preoccupano perché secondo loro lei non mangia a sufficienza. L'unica che la capisce è la sua nuova migliore amica Tammy.

Sembra che Lisabeth si trascini nella routine di una vita qualunque, fatta di scuola e pomeriggi con l'amica, giorno dopo giorno, fino a quando non incontrerà Morte... non è un errore di battitura, non incontrerà la morte ma Morte il Cavaliere dell'Apocalisse che l'arruolerà nel suo esercito.

Lisabeth sarà nominata terzo Cavaliere dell'Apocalisse e assumerà le vesti di Carestia. Sarà proprio grazie a questa investitura che potrà venire a conoscenza di quanto la fame sia un problema che porta alla sofferenza e alla morte moltissime persone senza che queste, diversamente da lei, l'abbiano volutamente ricercata.

Non solo fantasy

Recensire un libro fantasy in chiave psicologica potrebbe sembrare strano; ancor più strano se si pensa che è il primo libro di una quadrilogia (come sempre più spesso accade, e quindi oltre a maghetti, vampiri, angeli caduti si prospetta una saga sui Cavalieri dell'Apocalisse). Ma è proprio partendo da un disturbo psicologico che prende spunto Jackie Morse Kessler per introdurre le vicende dei Cavalieri dell'Apocalisse.
Nel caso specifico cominciando dai disturbi dell'alimentazione (il titolo originale è "Hunger", trad. it. "Fame").

Siamo trasportati fin dalla prima pagina nella mente di Lisabeth, diciassettenne con disturbo alimentare (anoressia).
L'Autrice descrive molto bene questo disturbo, coglie e restituisce con lucida grazia narrativa la lotta che Lisabeth ingaggia ogni giorno contro il suo demone cibo.

Molti sono i brani in cui viene data forma a questa lotta, ad esempio quando la giovane protagonista è a cena con il fidanzato in un fast food, vediamo Lisabeth intenta a spezzettare un'unica patatina in parti minuscole prima di ingerirne un solo pezzetto.
O ancora, sentiamo lo sfibrasi di Lisabeth quando per ogni alimento pensa incessantemente a quanto esercizio fisico (cyclette) le sarà necessario fare per smaltirlo.

E ancora cogliamo vividamente l'impotenza di Lisabeth nei confronti della voce interiore che la tiranneggia costantemente accusandola di essere troppo grassa, e che la costringe a spietati confronti con Tammy. Da questi Lisabeth esce sempre sconfitta e sempre più invidiosa della nuova amica del cuore.

Anche Tammy soffre di disturbi alimentari. È molto invidiata da Lisabeth perché può mangiare ciò che desidera e soprattutto perché riesce a procurarsi il vomito.

«Tammy trasudava una sicurezza, una sorta di potere, che Lisa non avrebbe mai avuto. Come col cibo. Lisa non era mai riuscita a far risalire niente.
L'unica volta che ci aveva provato, si era sentita soffocare. Le sue dita avevano rovistato in gola come salsicce che rotolano su una padella bollente, e aveva smesso spaventata dopo essere riuscita a vomitare nient'altro che il primo disgustoso spruzzo di bile. Si era lavata la mano strofinando forte dieci volte e aveva fatto gargarismi di Listerine per due minuti. Non aveva parlato a Tammy del suo colossale fallimento. Come avrebbe potuto?».
(J. M. Kessler, "Angeli dell'Apocalisse. Tra il bene e il male")

Personalmente trovo che non sempre sia possibile capire un disturbo psicologico in profondità come si dovrebbe. Molto spesso nei manuali si leggono i sintomi e il quadro della sindrome, ma non si riesce a vivere il disturbo.

A differenza dei manuali i romanzi ci fanno vivere e provare le emozioni del protagonista.
È proprio qui che sta l'utilità della lettura di questo romanzo per chi lavora nell'ambito della Psicologia e Psichiatria. Non siamo degli studiosi che imparano i sintomi a memoria, ma siamo i protagonisti del libro che vivono il disturbo, i sintomi e le emozioni attraverso la pelle di Lisabeth che comunica direttamente con la nostra.

Questo libro, seppur nel contesto di narrativa fantasy, e quindi d'intrattenimento, ci porta dentro ai sintomi della protagonista.
Secondo la mia opinione è proprio grazie al fatto di essere un libro di narrativa - e non un manuale scientifico - che consente al lettore di immedesimarsi più a fondo nel punto di vista di Lisabeth/Carestia.

Siamo con Lisabeth quando prepara la cena al padre o quando sforna i biscotti caldi per il fidanzato. Siamo con/come lei, disperatamente affamata di quell'amore materno che le viene costantemente negato dall'algida e distante madre-padrona.
Siamo con lei quando vorrebbe mangiare patatine fritte, e come lei vorremmo mangiarle fino a saziarcene, e la «voce Magra» le dice che non deve farlo perché è troppo grassa.

E insieme a Lisabeth ci stupiamo di fronte alla inspiegabile presenza di un grosso cavallo nero in giardino, che sarà il compagno fedele della sua alter-ego Carestia.
Ma siamo anche al suo fianco quando le vengono consegnati il destriero e la bilancia, simboli di Carestia che segneranno l'inizio di un percorso che trasformerà la nostra giovane eroina in una nuova Lisabeth.

Non posso dilungarmi di più nel raccontare altro del libro per non rovinare il piacere della scoperta a chi volesse leggerlo.

Pregi e utilità

"Angeli dell'Apocalisse", essendo un libro fantasy, ha come target un pubblico di tipo adolescenziale e post-adolescenziale. Spesso è proprio in questa fase evolutiva che si colloca l'insorgenza del disturbo.

Ritengo che questo romanzo possa anche essere "sfruttato" professionalmente.
Ad esempio si potrebbero progettare interventi di prevenzione e informazione in ambito scolastico (in particolare scuole medie inferiori e superiori), utilizzando il romanzo come punto di partenza per sviluppare con gli studenti riflessioni condivise attinenti una tematica così delicata.

Coinvolgendo gli utenti-target nella lettura (condivisa o individuale), potrebbero essere accompagnati e sostenuti nella comprensione di questa problematica così diffusa tra i coetanei.
Direi che il testo potrebbe rivelarsi un ottimo strumento da impiegarsi allo scopo di promuovere e aumentare la consapevolezza del proprio disturbo, essendo più facile immedesimarsi, quindi confrontarsi e riconoscersi, con un personaggio letterario che non con un freddo elenco di sintomi. Potrebbe aiutare a prendere coscienza del disturbo chi ne soffre ma non lo vede come tale (proprio come la nostra protagonista).

A mio parere un enorme pregio del romanzo - anche perché se così non fosse si sarebbe trattato di un manuale - è quello di non dare una vera e propria eziopatogenesi del disturbo, (alcuni potrebbero trovarlo un difetto). Ritengo sia un pregio perché ci dà la possibilità di capire meglio ciò che vive la nostra protagonista e lo smarrimento di fronte al suo disagio.

Lisabeth non sa bene come sia incominciato.
Non sa se sia stata una spirale continua a farla precipitare nel vortice dell'anoressia o se ci sia stato o meno un fattore precipitante.
Io sono propenso a sostenere la prima delle due ipotesi, sia per ciò che riguarda la protagonista del libro, ma ancor più per ciò che riguarda i casi clinici.

Tra i fattori che contribuiscono allo sviluppo di un disturbo alimentare, ha un elevata importanza la voglia di esercitare controllo sulla propria vita, evidenziato molto bene nel testo.

«(...) anche se la calamita sul frigo diceva "la cucina di Sandy", Lisabeth sapeva, sentiva che in realtà la cucina era la sua. Lo era quando faceva il caffè per il padre ogni mattina. Lo era quando preparava con attenzione il pranzo da portarsi a scuola, pieno di cibi con poche calorie come tortini di riso e sedano. Lo era quando affettava e saltava e sminuzzava e frullava e infornava. Era il posto in cui lei esercitava il controllo, se non sul proprio corpo, almeno sul cibo che preparava per se stessa e per gli altri».
(J. M. Kessler, "Angeli dell'Apocalisse. Tra il bene e il male")

Il libro ha anche il pregio di affrontare argomenti così delicati come i disturbi dell'alimentazione, riuscendo a rimanere comunque una lettura leggera.
Il formato di duecento pagine lo rende agevole anche per chi non è un lettore accanito e tende a intimorirsi di fronte a volumi più massicci. Perciò è molto utile con un target di adolescenti, sempre meno avvezzi al piacere della lettura.

L'adolescenza e l'Apocalisse

L'Apocalisse segna la fine del mondo e trovo molto azzeccato il parallelo con l'adolescenza in quanto fine del mondo infantile.

Oltre alla protagonista, i suoi familiari e gli amici, vengono introdotti gli altri Cavalieri dell'Apocalisse (per chi non avesse particolare affinità con le Sacre Scritture): Pestilenza, Guerra e Morte.
Siccome questo libro è il primo di una serie, ritroveremo gli altri Cavalieri nei prossimi volumi, sperando che questo stile faccia breccia nei lettori italiani ormai "educati" alle saghe di vampiri, maghi e angeli caduti fra gli altri.

Il libro è un bel testo avvincente e di facile lettura e quindi riesce bene nell'intento di intrattenere il lettore per tutta la sua durata, ma sempre facendolo riflettere sul disturbo della protagonista.

Probabilmente molti sosterranno che non si possono scrivere libri leggeri su certi argomenti, ma è proprio questo il punto di forza del libro: riuscire a stare ben in equilibrio tra la gravità del disturbo e la leggerezza del romanzo.

Come libro fantasy è distante da quello che si può considerare il migliore nel suo genere (Tolkien in primis), ma è comunque un libro scorrevole, ben scritto, che ti tiene incollato dalla prima all'ultima pagina.

Inoltre è impreziosito da una nota di mistero... Morte viene descritto come un noto personaggio (defunto) del mondo della musica... lascio ai più curiosi la possibilità di capire chi si cela dietro queste spoglie.

Purtroppo o per fortuna il romanzo è vittima della moda letteraria del momento ovvero le saghe, ma ciò porterà a esplorare altri disturbi tipicamente adolescenziali.
Il prossimo volume ("Rage" in originale, trad. it. "Rabbia", edito in aprile 2011) avrà come spunto di partenza l'autolesionismo e dalla copertina si può evincere che il Cavaliere di cui si parlerà sarà Guerra.

Sperando di potere leggere le vicende di tutti i Cavalieri dell'Apocalisse anche in traduzione italiana, e che i prossimi libri possano avere la stessa utilità di questo primo volume, auguro a tutti una buona lettura.

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