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Psiconcologia: Mastectomia e significati simbolici del seno

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Psiconcologia: Mastectomia e significati simbolici del seno
Il caso clinico

L'articolo "Psiconcologia: Mastectomia e significati simbolici del seno" parla di:

  • Il seno, l'identità femminile e la sfera psicologica
  • Il corpo malato, mutilazione e ridefinizione del sé
  • Approccio psicologico integrato, risignificazione e rinascita
Psico-Pratika:
Numero 71 Anno 2011

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Articolo: 'Psiconcologia: Mastectomia e significati simbolici del seno
Il caso clinico'

A cura di: Laura Messina
    INDICE: Psiconcologia: Mastectomia e significati simbolici del seno
  • Introduzione
  • Femminilità: significati simbolici e psicologici dell'immagine del seno
  • Il racconto di Ludovica
  • Il percorso psicologico di Ludovica
  • Conclusioni
  • Per approfondimenti
Introduzione

In Italia, secondo un'indagine epidemiologica, il tumore al seno colpisce 31.000 donne ed è la causa di circa 11.000 decessi ogni anno.

Ma cosa implica una diagnosi di cancro al seno per una donna?
Che significato assume un intervento demolitivo come quello della mastectomia nell'immaginario femminile e soprattutto nella sfera psicologica?

Attraverso la mia esperienza di tirocinante, presso l'Istituto Oncologico Veneto, ho constatato che sia il momento diagnostico, sia la fase chirurgica creano una profonda ferita narcisistica nelle donne con ripercussioni nella sfera privata, sociale, relazionale, sessuale e soprattutto nella sfera dell'immagine corporea.

La mastectomia costringe la donna a una ridefinizione di sé e delle proprie aspettative nel futuro e implica la ricostruzione del seno alla quale si aggiunge una ricostruzione dei vari aspetti irrisolti della propria vita e di ferite più profonde di quelle visibili.

Femminilità: significati simbolici e psicologici dell'immagine del seno

Da Afrodite a Persefone ad Artemide, l'immagine della mammella è intimamente legata a un primordiale principio di fecondazione e nutrimento.
Il seno in tutte le culture è un organo carico di significati, rassicurante per la funzione dell'allattamento, simbolo di coniugalità, sensualità, erotismo.

Il seno conferisce un'identità femminile e suscita un movimento di scambio tra sé e gli altri, ma nella malattia neoplastica può trasformarsi in un simbolo evocatore di morte.
Alla perdita del seno si aggiunge la perdita di un'immagine di donna bella e sana, con profonde ferite narcisistiche. Più forte è il meccanismo di idealizzazione del proprio seno e maggiore sarà la svalutazione del proprio "Io corporeo" in seguito all'asportazione del seno "malato".

Il corpo diventa un nemico, un luogo di sofferenza e disagio e il cambiamento corporeo si associa, nella maggior parte dei casi esaminati, a un ritiro massiccio da situazioni di intimità con "l'altro"; ma ogni malattia si inserisce in una storia soggettiva e personale che va ascoltata e narrata, come nel caso di Ludovica, una donna "nata due volte".

Il racconto di Ludovica

Incontro Ludovica, per la prima volta, in una visita al Day Hospital (ogni mattina insieme alla responsabile si chiedeva alla pazienti come stavano e se avevano voglia di dire qualcosa, ecc.). La rivedo nei mesi successivi durante la psicoterapia di gruppo.
Racconta la sua storia, l'esperienza della malattia e l'importanza del sostegno psicologico ricevuto.

Nasce in una famiglia benestante, frequenta un collegio di suore e alle superiori frequenta un liceo privato e viene educata con rigore.
Racconta di non essere mai stata un'adolescente, ma una donna "perfetta", in casa e negli studi. Nella sua famiglia non era permesso frequentare persone di rango sociale inferiore al proprio e non era accettato nessun tipo di fallimento.

Cresce con la convinzione di dover essere la migliore, nella vita privata e nel lavoro.
Dopo la laurea in lettere classiche, insegna in un liceo classico statale, si sposa con un avvocato penalista e ha due figli verso i quali mette in atto le stesse dinamiche familiari vissute durante la sua infanzia e adolescenza.

Dai colloqui individuali emerge un quadro familiare anaffettivo con forti conflittualità tra la paziente e i figli soprattutto durante la loro adolescenza. Anche in ambito lavorativo Ludovica è un'insegnate rigida e poco incline al dialogo con i propri alunni.

Durante la seduta di gruppo, dopo la breve ricostruzione della sua vita privata,
inizia a piangere.
Insieme alla dottoressa responsabile della seduta, dopo una rispettosa attesa,
le chiediamo il perché del suo racconto e del suo pianto.
La paziente afferma di aver elaborato, grazie al percorso terapeutico individuale, di non essere stata una brava madre, una buona moglie né tanto meno un'ottima insegnante e che solo la malattia l'aveva resa migliore.

Il cancro al seno le ha permesso di nascere una seconda volta.
Rinasce a 59 anni quando, dopo una visita di controllo al seno, il medico le prescrive altri accertamenti clinici. Dall'esito degli esami emerge una situazione medica critica e la diagnosi assume per la paziente le sembianze di un incendio che in pochissimo tempo brucia e devasta il presente e il futuro.

Ludovica prova a verbalizzare i sentimenti vissuti nel percorso della malattia.
Ricorda il primo ricovero, con la paura dell'ignoto e il bisogno ossessivo di affidarsi al medico migliore, e ricorda il giorno in cui ha dovuto comunicare ai figli, ormai adulti,
la situazione clinica e le conseguenze dell'intervento chirurgico che avrebbe dovuto affrontare.
Aggiunge che il sentimento più forte è la paura che paralizza, una paura legata alla morte, alla consapevolezza di non essere più una donna "perfetta". Prosegue raccontando che dal momento del ricovero inizia il suo viaggio verso una vita nuova, con volti nuovi, nuovi odori, nuove terminologie mediche, sospesa tra il desiderio di capire e sapere e la paura di ascoltare una possibile verità di non speranza.

Intraprende un percorso di sostegno psicologico all'interno della struttura ospedaliera ed entra a far parte di un mondo dove alcuni valori diventano meno importanti e altri prendono il sopravvento. Verbalizza i sentimenti provati, caratterizzati da una profonda solidarietà, un clima di accettazione, di rispetto reciproco e comprensione. La sofferenza propria e di coloro che sono nel letto a fianco diventa un'unica cosa e all'interno delle dinamiche della malattia non esistono più gerarchie, né differenze sociali ed economiche.

Anche all'interno del gruppo di psicoterapia sviluppa un'affettività mai espressa prima, definendo il gruppo stesso come una famiglia speciale dove ognuno dona qualcosa di sé all'altro. Ogni membro del gruppo narra il proprio dolore, la propria paura, le notti insonni, l'attesa per l'esito dei nuovi esami clinici.
Ludovica racconta l'esperienza della mastectomia con queste parole:

«ho visto il mio corpo trasformarsi, consapevole che il simbolo della mia femminilità era stato strappato dal mio petto e ho pianto perché la donna perfetta non era più così perfetta».
Il percorso psicologico di Ludovica

La terapia di sostegno psicologico si è focalizzata su un aiuto per la paziente ad adattarsi ai cambiamenti che la malattia avrebbe provocato inevitabilmente, con la minore sofferenza possibile. Interventi informativi medici e psicologici sono stati fondamentali per accrescere le conoscenze sulla patologia, sul trattamento e sui più comuni problemi da affrontare. Ampio spazio è stato dedicato alla prevenzione e alla cura di stati di ansia e sentimenti depressivi e soprattutto alla capacità di favorire attitudini positive e attive nei confronti della malattia.

L'approccio psicologico integrato, utilizzato nell'Istituto Oncologico Veneto, è volto alla valorizzazione della persona e del suo benessere psicologico con un approccio personalizzato e con una modalità di intervento che considera la gestione del disagio psichico al pari di quello fisico, inserito però in una cornice di quotidianità.

Per Ludovica il supporto psicologico ha rappresentato l'occasione per rivedere la propria vita con uno sguardo nuovo. La malattia ha portato alla luce sentimenti inespressi, la consapevolezza di errori e pregiudizi e soprattutto una tendenza a percepire le sfumature di ogni situazione senza più creare una scissione tra "bianco e nero", tra "buono e cattivo".

Durante le terapie è emerso un bisogno della paziente di riappropriarsi di una dimensione relazionale e affettiva, per troppi anni repressa.

Ludovica nel corso dei mesi impara a comunicare con i propri familiari in maniera più funzionale e si riappropria di una dimensione adolescenziale mai vissuta. Si definisce durante una seduta «un'adolescente adulta», capace di giocare con il nipote di quattro anni come mai era riuscita a fare con i propri figli.

Il suo «mondo di cristallo», come lei stessa lo definisce, lascia spazio a un mondo più semplice, meno artefatto e più affettivo. Nell'ultima seduta Ludovica dichiara di essere felice di questa donna non più perfetta, perché la perfezione non risiede nel corpo ma nell'anima.

Conclusioni

La rinascita della paziente è solo uno dei tanti esempi di vita reale vissuta all'interno dei reparti oncologici.
Ai miei colleghi che volessero intraprendere la dura strada della Psiconcologia dono questo racconto, per non dimenticare che nessuna teoria e nessuna ricerca potrà mai spiegare le dinamiche psicologiche emergenti in seguito a una patologia come quella tumorale, e che nessuno potrà mai spiegare il misterioso potere della "speranza", protagonista indiscussa di un percorso di sofferenza e di cambiamento e motore per ridare senso e ritmo al tempo, una dimensione che la malattia tende a paralizzare.

Ogni storia è diversa da un'altra e come tale va narrata per aiutare i pazienti a ritrovare la strada dell'essere se stessi, risignificando il senso della propria patologia.

Per approfondimenti
  • Bellani M.L., Morasso G., Amadori D., Orrù W., Grassi L., Casali P.G., Bruzzi P., "Psiconcologia", Masson, Milano, 2000
  • Orladelli E., Palazzoni G., Terribile D., Ferrarese D., "Seno buono seno cattivo", Alpes, Roma, 2009
Commenti: 1
1 Valentiina Sciubba alle ore 22:55 del 26/12/2011

Si conferma nella storia narrata nell'articolo che le patologie tumorali al seno (come anche quelle di ovaio) sono spesso legate a tematiche di educazione dei figli, ai risultati di essa e ai conseguenti rapporti con i figli. Può esserci un'importante problematica relativa alla prole anche quando essa non sia stata di fatto generata. Credo non si debba rinunciare a cercare elementi comuni che ricorrano in determinate patologie: è l'unica strada che può fornire delle "linee guida" per la diagnosi e la terapia non solo delle tematiche psicologiche conseguenti alla patologia, ma anche per le più importanti, ai fini della prognosi, tematiche scatenanti o cocausali la patologia stessa.

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