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Ogni intervento psicologico presenta, accanto alle tecniche utilizzate e ai contenuti affrontati, una cornice di riferimento che struttura la relazione che si viene a creare tra lo psicologo/psicoterapeuta e il paziente.
(Galimberti, 1992). Il setting e' costituito da aspetti concreti e psichici che consentono lo svolgersi di quel processo comunicativo che e' il colloquio, psicodiagnostico o psicoterapeutico che sia. Il complesso delle norme spaziali, temporali ed economiche va a delineare gli aspetti materiali, mentre l'atteggiamento e l'assetto mentale dello psicologo determinano quelli psichici del setting. I vari indirizzi psicologici, accanto al ricorso agli elementi fondanti del setting, declinano secondo i propri principi teorici alcune variabili di esso, nel senso che teorie diverse presentano particolarita' di setting diverse. Esporro' qui sinteticamente le indicazioni che la teoria adleriana propone a riguardo del setting, mostrando le riflessioni sia di Adler che di analisti adleriani attuali, in cui vengono messi in luce alcuni punti di contrasto con le teorie freudiane. Dato il legame tra assunti epistemologici e pratica clinica, le indicazioni tecniche del setting adleriano rimandano a concetti teorici fondamentali che, esulando dagli obiettivi di questo articolo, verranno approfonditi in altra sede. Adler innanzitutto non utilizza il divano come Freud, ma il paziente sta in posizione seduta vis-a-vis per indicare un rapporto
paritario sul piano esistenziale, in cui pero' non si prescinde dalle indispensabili differenze di ruolo. L'indicazione della durata del trattamento e' considerata dall'analista una questione difficile in cui va chiaramente esplicitato che il successo e quindi la durata della terapia dipendono dalla capacita' del paziente di cooperare con il terapeuta. Per quanto riguarda l'aspetto economico Adler ritiene necessario attenersi agli onorari in uso in loco, astenendosi da richieste esagerate,
specie se possono danneggiare economicamente il paziente. Tutte le informazioni relative al luogo, al tempo e ai costi del trattamento vengono illustrati durante il contratto analitico, o accordo analitico, come Parenti (1983) lo definisce, che presuppone una visione comune del problema del paziente e degli obiettivi del trattamento. La frequenza che gli analisti adleriani praticano attualmente e' di 1-2 sedute settimanali, anche se non sono legati a nessun dogma metodologico, fermo restando la prolungata durata come per qualsiasi analisi del profondo (Parenti, 1983). Parenti, proponendo una visione del setting adleriano, mette in luce come la collocazione spaziale psicoanalitica ingigantisce il ruolo del
terapeuta invece che attenuarlo, in quanto l'analista ha maggiori possibilita' di controllo, puo' vedere senza mostrare le proprie emozioni.
(Parenti, 1983). Una tale relazione improntata sulla spontaneita' e reciprocita' non puo' presupporre collocazioni spaziali troppo rigide, per cui analista e paziente possono sedere fianco a fianco o di fronte, con la possibilita' di muoversi liberamente, come pure permettere che un paziente possa sdraiarsi occasionalmente su un divano, purche' il terapeuta stia davanti a lui. L'analista adleriano e' percio' in una posizione meno difesa ed e' meno sorretto da schemi rispetto allo psicoanalista, possedendo pertanto maggiore duttilita' e creativita' relazionale. L'atteggiamento che il terapeuta esprime e' di comprensione, di compartecipazione empatica e di incoraggiamento, proponendosi come un compagno di viaggio piu' esperto e non frustrante, una persona con il suo stile di vita in una relazione solidale e paritaria. Il setting individualpsicologico viene percio' costruito secondo un'ottica interpersonale e rappresenta il luogo di incontro e di
confronto in cui si sviluppa il gioco interattivo della coppia analitica. In termini metaforici il setting puo' essere inteso come lo scenario in cui prende vita un'opera non ancora realizzata:
(Ferrero, 2000). Quanto illustrato mostra percio' come la cornice di riferimento del setting vada a influenzare il significato della relazione tra terapeuta e paziente secondo dinamiche intrapsichiche e interpersonali diverse: se l'analista freudiano mostra piu' difese, l'analista adleriano invece e' pił incoraggiante e solidale, espressione di quel sentimento sociale che va sviluppato in ogni paziente. Nel rapporto terapeutico ritengo percio' che non sia solo lo psicologo a portare il proprio setting, ma anche il paziente propone la sua cornice con cui struttura da sempre le sue relazioni, relazione terapeutica compresa. Tale setting trova origine nel suo stile di vita e va a interagire con quello dello psicologo che e' costituito anche dalle acquisizioni della teoria della tecnica, che garantiscono la professionalita' dell'incontro, senza trascurare la sensibilita' affettiva, la parita' esistenziale e l'autenticita' della relazione. Il concetto di setting quindi non e' una questione attinente unicamente alla professionalita' psicologica ma penso possa essere esteso in senso piu' ampio anche alla vita psichica del paziente, come sfondo su cui si innestano le dinamiche relazionali. Intendo percio' sottolineare come l'incontro tra terapeuta e paziente si propone come l'incontro di due setting diversi che alle volte, almeno inizialmente, hanno bisogno di tempo e di "cure" per entrare in contatto e in sintonia, realizzando esperienze emotive nuove proprie delle singole coppie terapeutiche nell'ottica di un'unicita' del rapporto creato da entrambi. Bibliografia di base
Tamara Agosti |
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