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Lacan, l'Inconscio e la Negazione
scritto da: In questo lavoro prenderemo in esame il testo di Freud La negazione. Nel Seminario II, Lacan distingue tra l'Io immaginario e il soggetto dell'inconscio: il soggetto non si confonde con l'individuo,
e' decentrato rispetto all'individuo (2) e afferma: "[...] non c'e' nessuna specie di rapporto da negativo a positivo
fra l'io e il discorso inconscio, quel discorso concreto nel quale l'io e' immerso esercitando la sua funzione di ostacolo, di interposizione,
di filtro. Il testo princeps che Lacan utilizza nel secondo Seminario per questa dimostrazione e' Al di la' del principio di piacere,
opera del 1920 che Freud scrive "[...] nel momento in cui la tecnica analitica virava e in cui si poteva credere che resistenza e
significazione inconscia corrispondano come dritto e rovescio, cio' che funziona secondo il principio di piacere nel sistema detto primario
appare come realta' nell'altro, e inversamente" (4). Con Al di la' del principio di piacere, Freud accantona l'idea che ci sia una corrispondenza biunivoca tra il sistema dell'Io e
quello dell'inconscio in quanto considera che nell'inconscio vi e' un'insistenza, una compulsione alla ripetizione, che non soddisfa il
piacere in quanto tale: "[...] l'inconscio non puo' essere raggiunto come tale, e si fa intendere in modo paradossale, doloroso,
irriducibile al principio di piacere" (5). In definitiva, Freud sottolinea il fatto che non c'e' simmetria tra i due sistemi, non sono l'uno il rovescio dell'altro e dunque non si
puo' operare sull'uno sperando in qualche modo di operare anche sull'altro. Nel testo La negazione, Freud mette bene in evidenza il fatto che l'inconscio non sia il negativo del conscio, nonostante a prima
vista questa tesi, in questo scritto, risulti quanto meno un po' azzardata. Questo articolo e' stato pubblicato nel 1925 e si inserisce dunque in un contesto teorico che aveva gia' visto l'elaborazione della seconda
topica ed era in massima parte definito. Si tratta di uno scritto molto denso, in cui Freud si addentra in argomenti di primaria importanza: dall'azione della rimozione, alla
distinzione tra intelletto e affetto; dalla genesi del pensiero, alla costituzione della realta' oggettiva. Non si tratta dunque solo di definire in cosa consista il meccanismo della negazione come agente concreto del discorso, ma di valutarne
la portata a livello della costituzione stessa del soggetto. La negazione, nell'accezione psicoanalitica comune, viene considerata un procedimento difensivo attraverso il quale l'individuo formula
associazioni fino ad allora rimosse, ma allo stesso tempo rifiuta di riconoscerle come proprie. Piu' volte nel corso della sua opera, Lacan riprende questo piccolo scritto e lo definisce un testo "folgorante", "straordinario",
"stupendo". Seguiremo le pieghe del testo di Freud prendendo come riferimento per la lettura l'importante analisi effettuata da Jean Hyppolite
nel 1954 su invito di Lacan durante i lavori del suo primo Seminario e il relativo commento fattone da Lacan stesso. Hyppolite ci fa subito presenti due cose: La prima e' che, in linea con Lacan, bisognerebbe tradurre il termine Verneinung con la parola "denegazione" piuttosto
che con "negazione", svincolando in questo modo la negazione dai suoi legami strettamente grammaticali e attribuendogli invece uno
statuto prettamente psicologico. Non esiste, infatti, corrispondenza perfetta tra denegazione e negazione in quanto la prima e' il rifiuto assoluto, il rifiuto psicologico
di riconoscere i propri desideri, pensieri o sentimenti nel momento stesso in cui li enunciamo. La seconda cosa che sottolinea Hyppolite e' che per comprendere questo testo bisogna distinguere tra la negazione interna al
giudizio e l'atteggiamento della negazione. Lacan spingera' oltre questo concetto di divisione affermando che la negazione primordiale (il simbolo della negazione di Freud), va nel
senso di un'assenza originaria come elisione interna del significante e posto vuoto da cui emerge il soggetto. Ma riprendiamo in mano Freud. Nella prima parte del testo, Freud ci presenta dei casi concreti presi dalla pratica analitica. All'inizio, Freud sottolinea come sia interessato al "modo" in cui i suoi pazienti presentano quello che viene loro in mente piu'
che al "contenuto" di quello che dicono. L'idea che il dire conti piu' del detto, la supremazia dell'enunciazione sull'enunciato, sta alla base stessa della regola analitica
fondamentale dell'associazione libera in cui il "dire tutto cio' che viene in mente" fa emergere la funzione della censura
evidenziando, fin da subito, che l'io non e' autore della propria parola, ma e' parlato. I due esempi che Freud riporta e le due prove seguenti che vengono a confermarli ci introducono gradatamente nel campo in cui opera la
negazione. Freud continua la sua spiegazione di come far luce sul materiale inconscio rimosso mettendo bene in mostra che il soggetto puo' rappresentarsi
solo dietro copertura, solo sotto negazione. Questa modalita' di prendere conoscenza del rimosso, non elimina pero' la rimozione stessa che, se pure viene in parte revocata, sussiste
quanto all'essenziale, cioe' nella forma della non accettazione del rimosso, sotto forma di negazione. E' in questo punto che Freud dichiara la separazione dell'intellettuale dall'affettivo: "Si vede come la funzione intellettuale si scinde
qui dal processo affettivo" (9). Questa piccola frase apre a un campo di indagine molto sofisticato in cui Freud pone le basi per formulare una sorta di genesi del pensiero,
genesi mitica piu' che psicologica, di un pensiero che puo' essere colto solo con l'intermediario della negazione. Freud sottolinea, inoltre, che ne' la negazione, ne' l'accettazione intellettuale del rimosso, sono sufficienti ad abolire il processo della
rimozione, il quale continua ad operare al di la' del piano della coscienza. Anche una volta vinta la negazione ed accettato il rimosso, il processo stesso della rimozione continua ad operare. Il "no", il simbolo della negazione, e' il segno, l'evidenza, della permanenza della rimozione. Come scrive Freud: "Negare alcunche' nel giudizio e' come dire in sostanza: Questa e' una cosa che preferirei rimuovere"
(11). La rimozione e' contrassegnata, dice Freud, dalla negazione, trova qui il suo marchio, il suo certificato di origine. Freud suddivide la funzione del giudizio in due forme: giudizio di attribuzione e giudizio di esistenza. Il giudizio attributivo permette una prima distinzione tra "dentro" e "fuori", dove il dentro e' rappresentato dal piacere
mentre il fuori e' il non piacere, l'impossibilita' radicale del piacere. Scrive Freud: "Per l'Io cio' che e' male, cio' che e' estraneo all'Io, che si trova al di fuori, sono in un primo tempo identici"
(12). Nell'elaborazione lacaniana di questo processo mitico, cio' che cade dentro va a costituire il Simbolico, e rappresenta la possibilita'
che qualcosa del significante possa venire alla luce per il soggetto. C'e' una prima bipartizione che Freud pone come essenziale a ogni possibilita' di rimozione, ad ogni possibilita' di simbolizzazione. All'interno del Simbolico si dispieghera' il giudizio esistenziale che Freud collega alla Verneinung. La seconda decisione della funzione del giudizio concerne l'Io reale definitivo che si sviluppa a partire dall'Io piacere grazie all'esame
di realta' e riguarda la possibilita' che l'oggetto presente in quanto rappresentazione nell'io possa essere "ritrovato" nella realta'. Con il giudizio di esistenza Freud interroga la possibilita' di ritrovamento dell'oggetto: il soggetto cerca di ritrovare all'esterno un
oggetto reale corrispondente alla rappresentazione dell'oggetto inizialmente soddisfacente e perduto. La prima operazione e' un'operazione di ammissione nell'io dell'oggetto buono e soddisfacente, la seconda e' una sorta di "ritrovamento"
nel mondo di questo primo oggetto perduto e permanente nell'io solo in quanto rappresentazione. L'oggetto perduto freudiano acquista in Lacan lo statuto di oggetto del godimento interdetto. La funzione del giudizio si sviluppa per Freud a partire dalla pulsioni primarie (inclusione nell'Io o espulsione fuori dall'Io) e
corrisponde all'opporsi di questi due gruppi di pulsioni. Se l'attivita' del giudicare comporta una affermazione e una negazione, c'e' pero' una sorta di dissimetria tra le due, non sono
corrispondenti l'una dell'altra. Questo spiega, per Freud, il negativismo degli psicotici e il generale piacere di negare come un effetto della soppressione delle componenti
dell'Eros, cioe' come una manifestazione primaria della pulsione di morte. Freud termina il suo articolo articolando tutto questo con il fatto che non esiste "no" nell'inconscio. La lettura del pensiero di Freud operata da Lacan ci consente di formulare alcune riflessioni. Freud non affronta la negazione sulla base dell'idea di una resistenza che bisognerebbe togliere, ma si interroga su cio' che la Verneinung
ci dice di essenziale sul rapporto del soggetto al linguaggio. Con la Verneinung abbiamo due versanti: da una parte la negazione come assenza originaria che si sostiene del reale dove trova un oggetto
che lo fissa, dall'altra la denegazione come effetto di questa assenza del soggetto, individuabile nella funzione di misconoscimento operata
sempre dal soggetto, caduto nel non sapere della rimozione ed emergente dunque come barrato. Possiamo cosi affermare che la negazione non e' semplicemente un segno opposto all'affermazione, ma si dispiega su due assi: da un lato e'
negazione in quanto mancanza originaria, elisione interna al significante, posto vuoto da cui si rivela il soggetto; dall'altro e' l'effetto
di questa primitiva assenza che si riscontra nell'esperienza come tentativo di mascheramento, di chiusura di questo buco con cui invece ci
troviamo sempre a fare i conti. | |||||
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