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Ipnosi: definizione e riflessioni sul suo ruolo nella terapiaL'articolo "Ipnosi: definizione e riflessioni sul suo ruolo nella terapia" parla di:
Articolo: 'Ipnosi: definizione e riflessioni sul suo ruolo nella terapia'A cura di: Elisa Viani
Definizione dell'ipnosiIl termine "ipnosi" ha da sempre suscitato interesse e curiosità sia in ambito scientifico che popolare. Oggi l'ipnosi può essere considerata un'utile tecnica sia in ambito terapeutico, che per il benessere dell'individuo. Per parlare di "ipnosi" si può partire dall'ampia definizione che ne viene data dall'American Psychological Association (2003) che così la descrive: "L'ipnosi tipicamente riguarda un'introduzione alle procedure durante la quale viene detto al soggetto che gli verranno presentate suggestioni per esperienze immaginative. I dettagli delle procedure e delle suggestioni ipnotiche saranno diverse a seconda dell'obiettivo del professionista e a seconda degli scopi del contesto clinico o di ricerca. In tale definizione, la condizione che qualifica l'esperienza "ipnosi", è la presenza di due figure: "l'ipnotista" e colui che viene ipnotizzato e si sottolinea come questa interazione possa influenzare il comportamento e le sensazioni del soggetto. A mio avviso non viene sottolineato abbastanza il ruolo della condizione soggettiva che può rendere tali suggestioni reali e utili per il soggetto, ovvero lo stato di trance. Questo stato, che nell'ipnosi è preceduto in genere da un rilassamento (anche se non strettamente necessario) è una condizione fisiologica del cervello, in cui sono prevalenti le onde theta; tali onde sono correlate ad un'attività cerebrale rallentata, come, ad esempio, quando siamo nella fase di passaggio tra il sonno e la veglia, oppure quando un soggetto sta fantasticando. Tale stato lo ritroviamo spontaneamente più volte nell'arco della giornata (si stima circa ogni 90 minuti) e tutti possono
sperimentarlo, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Tutti questi esempi di esperienze comuni, servono a spiegare che in realtà, lo stato di trance non ha in sé niente di trascendentale, ma è una condizione fisiologica che tutti sono in grado di sperimentare. All'interno di un setting terapeutico in cui il paziente si aspetta di essere ipnotizzato, l'esperto dovrebbe informare il paziente
proprio riguardo all'esperienza che farà. Principali filoni della ricerca sperimentale sull'ipnosiAttualmente il fenomeno "ipnosi" è studiato all'interno dei seguenti paradigmi che si avvalgono anche dello studio scientifico in laboratorio; tali conoscenze si possono raggruppare in tre principali filoni:
Le nuove frontiere dell'ipnosiIn relazione ai modelli teorici citati, si può comprendere che ancora oggi l'ipnosi è vista come un fenomeno complesso da studiare ed approfondire ulteriormente; ciò non esclude che si possa considerare un valido strumento terapeutico trasversale ai diversi paradigmi della clinica. Oggi la scienza ci permette di studiare concretamente parte del funzionamento cerebrale ed è proprio grazie a strumenti come
l'EEG (elettroencefalogramma), PET (tomografia ad emissione di positroni), risonanza magnetica, che è possibile
distinguere l'attività del cervello durante l'esperienza dell'ipnosi, da quella del sonno, osservando durante la trance ipnotica un
pattern di veglia attiva associata ad una condizione di rilassamento. Come abbiamo detto, alcuni studiosi pensano che tali fenomeni avvengano in uno stato particolare di coscienza, verificabile a livello neurofisiologico (dissociazione, trance); altri sostengono invece che l'ipnosi non sia altro che un "gioco di ruolo" ascrivibile al rapporto interpersonale tra terapeuta e cliente (suggestione, accondiscendenza). A mio avviso, come in molti ambiti della Psicologia, la risposta non è mai univoca ed esaustiva, ma possiamo invece integrare tutte le conoscenze che abbiamo oggi sull'ipnosi per applicarla in ambito terapeutico, come uno strumento tra i tanti. Milton Erickson e la nuova ipnosi
Milton Erickson è stato un pioniere nel campo dell'ipnosi moderna, perché ha utilizzato tutte le conoscenze pregresse ed ha creato un nuovo modello originale di ipnosi (ipnosi neo-ericksoniana). Per Erickson, il fulcro principale non è tanto la suggestione o la ratifica neurofisiologica, ma la comunicazione, intesa come suo unico ed irripetibile modo di rapportarsi con ogni paziente. Erickson adattava ogni singola induzione ad ogni singolo soggetto, identificando però nel complesso un metodo di lavoro specifico e pratico ma al tempo stesso flessibile. Le forme ipnotiche da lui utilizzate possono definirsi particolari tipi di comunicazione ed elementi di una nuova scienza: la pragmatica, intesa come rapporto tra i segnali e chi usa tali segnali. L'importanza della comunicazione e del suo ruolo in ogni relazione terapeutica (e non solo), permette di studiarne le caratteristiche che
possono facilitare il rapporto terapeutico stesso. Tutte queste considerazioni ci portano a riflettere sul fatto che si possa utilizzare l'ipnosi ed estenderne le applicazioni nei vari ambiti
della vita stessa, per sviluppare le potenzialità umane e le capacità irrealizzate. Al tempo stesso, è possibile utilizzare l'ipnosi per mobilitare certe risorse sopite dell'individuo, operare un rinforzo della personalità e di certi comportamenti, all'interno di un vero e proprio percorso psicoterapeutico. Come sosteneva Erickson, ciascuno è individuo in un particolare processo di sviluppo. Bibliografia
Commenti: 11 Fernando Bellizzi alle ore 08:53 del 07/04/2011 Bell'articolo. Mi permetto di ampliare il concetto di pragmatica e di aggiungere che la svolta ericksoniana è stata l'introduzione dei concetti di tayloring e di utilizzazione, cioè adattare l'utilizzo della tecnica ipnotica alle esigenze della persona ed includendeno qualsiasi suo comportamento. Scrivi un commento | ||||
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