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Gruppi di parola per figli di genitori separati

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Gruppi di parola per figli di genitori separati

L'articolo "Gruppi di parola per figli di genitori separati" parla di:

  • I figli della separazione
  • Ricostruzione dell'esperienza in gruppo
  • Interazione del gruppo con i genitori
Psico-Pratika:
Numero 66 Anno 2011

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Articolo: 'Gruppi di parola per figli di genitori separati'

A cura di: Francesca Emili Autore HT
    INDICE: Gruppi di parola per figli di genitori separati
  • Introduzione
  • Il mio primo gruppo
  • Primo incontro: la conoscenza
  • Secondo incontro: la scatola dei segreti
  • Terzo incontro: la lettera per mamma e papà
  • Quarto incontro: mamma e papà rispondono
  • Difficoltà incontrate
  • Conclusioni
  • Bibliografia
Introduzione

Negli ultimi anni mi sono occupata prevalentemente della famiglia in crisi, attraverso le consulenze di parte, gli incontri protetti e la mediazione famigliare.
Di fatto lavorando con gli adulti mi sono resa conto che, in Italia, non esiste uno spazio dedicato ai figli che vivono questa particolare fase critica della famiglia.
Mi sono così incuriosita ai "Gruppi di Parola".

Il Gruppo di Parola è una recente opportunità rivolta a un gruppo di bambini dai 6 ai 12 anni che si possono confrontare tra loro rispetto alla separazione dei loro genitori.
In Francia, in Belgio, in Scozia, in Quebec i gruppi tra figli di separati sono iniziative che da anni i Servizi Sociali utilizzano, in Italia questo tipo di intervento è stato introdotto dal Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell'Università Cattolica di Milano, dalla professoressa Costanza Marzotto e dal professor Cigoli e loro collaboratori.

Ho così partecipato a una formazione specifica, e di recente ad un aggiornamento sugli adolescenti, con Marie Simon dell'École des Parents di Lyon e Costanza Marzotto, rivolta ad operatori provenienti da varie parti di Italia che ha permesso la diffusione di questo strumento anche in altre zone del nostro paese.

In un Gruppo di Parola i bambini possono avere uno spazio tutto per loro per parlare dei loro vissuti rispetto alla separazione. Separazione che può essere più o meno recente. Come spiega il volantino che pubblicizza questo strumento:

I figli sono coinvolti nella separazione dei loro genitori.
Non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà che incontrano per la separazione di papà e mamma. A volte non sanno con chi parlarne...
Attraverso il gruppo possono:
- Esprimere ciò che i figli vivono attraverso la parola, il disegno, i giochi di ruolo, la scrittura...
- Avere delle informazioni, porre delle domande...
- Mettere parola su sentimenti, inquietudini, paure...
- Uscire dall'isolamento e trovare una rete di scambio e di sostegno, tra pari...
- Trovare dei modi per dialogare meglio con i genitori, per vivere meglio i cambiamenti, la riorganizzazione familiare, il passaggio da un genitore all'altro...
- Affrontare tematiche importanti e molto serie in un ambiente accogliente, per un tempo limitato, con il consenso dei due genitori, con l'aiuto di professionisti esperti nell'ascolto dei bisogni dei bambini che vivono in famiglie divise o in famiglie ricomposte.

I genitori devono chiedere congiuntamente l'iscrizione per il figlio, accompagnarlo ai quattro incontri previsti e partecipare insieme, possibilmente, all'ultima ora del quarto incontro. Al termine degli incontri possono chiedere un colloquio gratuito congiunto con il conduttore del gruppo.

Il mio primo gruppo

Ormai ho condotto diversi Gruppi di Parola, sia privatamente che per un consultorio privato, e con l'esperienza riesco ora ad essere più elastica rispetto al canovaccio delle attività e degli strumenti che si prepara prima di ogni nuovo gruppo.

I quattro incontri previsti seguono un filo logico che permette ai bambini, attraverso strumenti opportunamente predisposti, di chiarirsi le idee rispetto alla separazione e di confrontarsi sui sentimenti e sulle sofferenze provate.
Si predispongono disegni, stimoli, libri, vignette che li possano aiutare ad esprimersi in base alla loro età.

Prima degli incontri i genitori hanno avuto un colloquio con le conduttrici (in Italia si preferisce la co-conduzione, mentre il modello originario francese prevedeva un solo conduttore), durante il quale è stato loro spiegato come si svolgeranno gli incontri e nel quale si chiede anche la loro partecipazione all'ultima ora dell'ultimo incontro.

Già da questo primo colloquio si possono ricavare numerose informazioni sia sulla situazione famigliare, sul momento della separazione, sia sulle dinamiche relazionali tra i due genitori (direi che ovviamente è molto significativo quando un genitore firma l'assenso all'iscrizione al gruppo ma non si presenta al colloquio o all'ultima ora).

Il mio primo gruppo era composto da soli quattro bambini (numero minimo per attivare un gruppo):

    S, 11 anni
    N, 10 anni
    M, 8 anni
    Ma, 7 anni; la più piccola e l'unica femmina.
Primo incontro: la conoscenza

Durante il primo incontro i bambini fanno conoscenza tra loro mentre disegnano i loro nomi e le cartelline di cartoncino che custodiranno tutti i loro lavori.
Ma non vuole dire come si chiama e proviamo ad indovinare, finché non scrive il suo nome sull'adesivo che ogni bambino, e le conduttrici, attaccano sulla maglietta.
La bambina è molto silenziosa, ascolta attentamente le chiacchiere degli altri ma non interviene. Gli altri bambini si raccontano della scuola e di cosa stanno studiando in questi giorni. Due di loro si conoscono già perché frequentano la stessa parrocchia.

Dopo una decina di minuti le conduttrici invitano i bambini a sedersi nell'angolo morbido della stanza, sui cuscini, e chiedo: "Perché siamo qua?".
Questa domanda aprirà ogni nostro incontro e la ripetizione di altri piccoli riti durante l'incontro aiuta i bambini a sentirsi contenuti e a prevedere cosa succederà successivamente.

Rispondono i più grandi: "perché abbiamo i genitori separati" e i più piccoli confermano annuendo con la testa. Dicono di non parlare mai della separazione neanche con altri compagni con genitori separati.

Spiego le regole del gruppo (ci si ascolta, non si ride a quello che dicono gli altri, quello che viene detto è "confidenziale" e le conduttrici non lo racconteranno a nessuno uscite da lì) e con l'aiuto degli Emoticon (delle figure di un cagnolino che esprime diverse emozioni) sparsi sul tappeto ci raccontano come si sentono adesso.

Partecipano tutti attivamente, anche Ma attraverso le figure si sente più libera di dire cosa prova, tutti i bambini dichiarano di essere contenti di essere venuti al gruppo.
Nominando il gruppo, accennano alla loro situazione famigliare, così iniziamo a disegnare, mentre loro parlano, il "cartellone delle case" e si confrontano sulle loro diverse situazioni.
Attraverso il cartellone si rendono visibili le diverse situazioni: chi vive solo con la mamma, mentre il papà vive con i nonni, chi vive con i nonni con il papà da solo in un'altra casa, chi ha fratelli, chi un nuovo compagno della mamma o del papà.

I bambini si stupiscono di vedere che esistono tante case diverse.

Approfittiamo del loro momento di riflessione per fare un brainstorming sul tema della "separazione". Al termine della prima ora facciamo una pausa per fare la merenda, durante la quale non staccano completamente ma, oltre a raccontarci un po' della loro vita, riprendono il concetto di separazione.
Terminata la merenda, le conduttrici invitano i bambini a sedersi intorno al tavolo (dove si svolgono le attività più legate a carta e pennarelli) e partendo dalle parole del brainstorming e dalle frasi di ciascuno di loro, costruiamo una storia che poi stamperemo e metteremo nella cartellina.

Nella storia i bambini raccontano di un bambino che aveva i genitori separati e che sperava che un giorno potessero tornare insieme a fare le vacanze come una volta.
Ci salutiamo sui cuscini, chiedendo loro di portare per la prossima volta un oggetto per loro significativo.

Secondo incontro: la scatola dei segreti

Mentre aspettiamo l'arrivo di tutti, disegniamo le cartelline e parliamo della scuola. Ora che i bambini si conoscono riescono a parlare di più tra loro, i più grandi lasciano a Ma il tempo di rispondere.

Sui cuscini ripetiamo le regole, spieghiamo che all'ultima ora dell'ultimo giorno verranno i genitori e facciamo vedere la "scatola dei segreti".
La scatola dei segreti conterrà i pensieri che loro non si sentiranno di dire ad alta voce davanti a tutti e i bigliettini verranno letti ai genitori nell'ultimo incontro.

Dopo l'espressione dei loro stati d'animo con gli Emoticon (sempre molto positivi), chiediamo di mostrarci l'oggetto che hanno portato: i piccoli si sono dimenticati ma raccontano cosa avrebbero portato.
S. e N. hanno portato una coppa e una medaglia vinta nel loro sport, M. racconta che avrebbe portato un pallone e Ma. dice che voleva portare una fotografia del suo saggio di danza. I bambini si perdono un po' a parlare dei loro sport, facendoci capire che queste attività sono una parte importante della loro vita.

Con fatica riusciamo a riportarli al tema del nostro incontro e cerchiamo di fare insieme il cartellone su "cosa possono decidere i bambini": hanno situazioni molto diverse (padri lontani, altri visti poco, altri molto vicini ...) e i bambini si confrontano sul fatto che alcuni di loro hanno più possibilità di decidere rispetto ad altri. Riflettiamo sul fatto che essere più grandi aiuta anche ad essere più indipendenti e distinguiamo quello che si desidera da quello che si può fare davvero nella realtà.

Nella pausa per la merenda si distraggono girando per la stanza e mangiando in modo un po' compulsivo tutte le merendine che ci sono.
Spontaneamente terminata la merenda si siedono al tavolo e proponiamo loro il "volto da completare": su un foglio bianco una sagoma di un volto senza espressione sormontato da un fumetto vuoto è da completare pensando a "cosa ho pensato quando ho saputo che i miei genitori si separavano". Mentre disegnano i bambini parlano di quei momenti.
Tutti i volti sono tristi e nel fumetto vengono scritte soprattutto domande: "perché?", "cosa è successo?", "perché avete litigato?", "non farete più pace?".

Tornati sui cuscini leggiamo un libretto scelto da loro sulla non responsabilità dei bambini nelle decisioni dei genitori. Leggendo la storia tutti i bambini sono d'accordo che loro non c'entrano niente con quello che hanno deciso i loro genitori.
Ci salutiamo e chiediamo di portare una foto per la prossima volta.

Terzo incontro: la lettera per mamma e papà

Il momento dei disegni delle cartelline è molto sereno e amichevole, i bambini si preoccupano di Ma. che è in ritardo.
Chiediamo sui cuscini "perché siamo qui?", ma nessuno questa volta ha voluto rispondere.
Con gli Emoticon esprimono sentimenti di preoccupazione senza riuscire a dirne il motivo e ci mostrano le foto che hanno portato.

Tutte le foto ritraggono la loro famiglia prima della separazione, compleanni o vacanze in cui erano tutti insieme.
Ci dicono di aver raccontato a casa cosa facciamo e di aver fatto domande (M. in particolare sembra particolarmente confuso, non sa da quanto tempo i suoi vivono separati e forse confonde gli anni ...).
Finiamo la lettura della storia della volta scorsa sui cuscini e ricordiamo che c'è la scatola dei segreti, ma tutti ci dicono di non avere segreti o cose che non riescono a dire al gruppo (la scatola resterà vuota).

Durante la merenda hanno mangiato con più voracità del solito, tanto che abbiamo dovuto togliere dal tavolo le merendine che erano in più.

In questo incontro è prevista una delle attività principali: la lettera per i genitori.
I bambini a turno dettano una frase ad un altro bambino, questo permette loro di rimanere anonimi e di rivolgersi come gruppo al gruppo dei genitori.
Sottolineano il voler parlare e chiarire la situazione per capire meglio.
Ci salutiamo sui cuscini.
Ci tengono che ci siano entrambi i genitori all'ultima ora, ma spieghiamo che qualcuno potrà non venire per problemi di lavoro.

Quarto incontro: mamma e papà rispondono

Mentre disegnano le cartelline sono tutti molto agitati e nervosi.
Attraverso gli Emoticon emerge il fatto che sono tesi perché è la prima occasione in cui i genitori insieme parlano di questo argomento.
Facciamo le fotocopie dei loro disegni e prepariamo due cartelline con i loro lavori da consegnare ai genitori.

I bambini al contrario delle altre volte non parlano molto, lavorano in silenzio, e le conduttrici provano a dare voce ai loro sentimenti dicendo che immaginano che siano emozionati per l'arrivo dei genitori e anche felici di mostrare loro tutto quello che hanno fatto e hanno pensato.
La pausa per la merenda è breve, con i bambini che si affacciano alla porta per vedere quali genitori sono già arrivati.

Con un po' di imbarazzo nella stanza entrano i genitori (mancano il padre di M. e di Ma.);
ritardano quelli di S. che arrivano insieme. Il padre di N. chiaramente molto scocciato, dice ad alta voce che questo incontro è una buffonata.

I genitori si siedono in cerchio sulle sedie predisposte dai bambini, che si siedono sui cuscini e a turno leggono una frase della loro lettera. Al termine della lettura, mentre soprattutto le mamme, ma anche i due papà, si asciugano gli occhi, le conduttrici distribuiscono ai genitori dei foglietti su cui scrivere le risposte alla lettera. Viene ricordato che è il gruppo dei bambini che ha parlato e al gruppo ci si deve rivolgere.
I genitori si dichiarano disponibili al confronto e al dialogo e si concentrano molto nelle risposte (mettendoci 10 minuti), i bambini rimangono tutto il tempo molto attenti e silenziosi.

Le conduttrici leggono quello che è stato scritto. Il padre di N. si dimostra molto polemico e il figlio è dispiaciuto quando riconosce la risposta del padre tra quelle che leggiamo.
Entrambi i genitori di S. si lasciano la possibilità di tornare insieme.

In questa ultima ora il clima è molto commovente, le emozioni hanno il sopravvento, ma i bambini sono riusciti a dimostrare una grande discrezione nei confronti dei genitori, spesso dimostrandosi anche più maturi di alcuni di loro.

Questa ora permette la condivisione di tutto il lavoro fatto, i genitori percepiscono la fatica dei figli e grazie all'anonimato sia per i figli che per i genitori hanno tutti potuto dire e sentirsi dire cose indicibili senza doversi esporre.
Abbiamo sottolineato che se i bambini fanno domande è un bene, più hanno le idee chiare e più sono sereni.
I bambini consegnano le cartelline e spiegano ai genitori ogni disegno. N. abbraccia in un unico abbraccio i genitori e la madre piange.

Consegniamo l'attestato di partecipazione e ci salutiamo.
Bambini e genitori si dichiarano molto contenti di questa breve esperienza e domandano se è possibile fare ulteriori incontri.
Tutti i genitori chiedono un successivo colloquio individuale.

Difficoltà incontrate

Soprattutto nel primo gruppo la mia più grande difficoltà è stata quella di riuscire ad essere abbastanza elastica da seguire gli argomenti tirati fuori dai bambini, senza permettere loro di divagare troppo e senza perdere di vista l'obiettivo dell'incontro.
Avere in mente i diversi strumenti possibili e utilizzarli al momento opportuno è faticoso.

La co-conduzione permette meglio di seguire tutti i bambini e di usare gli strumenti adatti, soprattutto quando c'è una buona sintonia tra le conduttrici.
Inoltre riuscire a far parlare ogni bambino, da quello più lento ad esprimersi a quello che cerca di parlare d'altro per non doversi troppo confrontare con sentimenti di sofferenza, era l'obiettivo che ci eravamo prefissate prima dell'inizio del gruppo.

Conclusioni

Il gruppo ha permesso ai bambini di non sentirsi soli e di esprimere i propri sentimenti anche di rabbia verso i genitori senza sensi di colpa.
Anche se questo intervento breve non è un intervento terapeutico, ma di sostegno, può avere degli effetti terapeutici anche per il solo fatto che i genitori "insieme" hanno pensato che questa esperienza potesse essere utile per il loro figlio e "insieme" hanno poi partecipato all'ultima ora. Anche in soli quattro incontri è molto facile percepire i bambini che sono in maggiore difficoltà rispetto alla separazione dei genitori.

Credo che sia davvero possibile poter pensare ad un intervento un po' più lungo (magari otto incontri) senza per questo farlo diventare un gruppo permanente. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per entrare in confidenza ed esprimersi e i temi e le curiosità che ruotano intorno alla loro situazione non si riescono ad affrontare tutti con la dovuta calma in quattro incontri.

Il fatto di conoscersi già, o di frequentare altri luoghi insieme, permette loro, secondo me, di portarsi dietro più cose di questa esperienza, permette di portarle "fuori".
Dopo aver conosciuto anche tanti altri bambini penso che sia più utile per il gruppo, quando possibile, che le età e le situazioni famigliari siano diverse, in modo da favorire il confronto.

In più di un'occasione alcuni genitori non hanno chiesto il colloquio finale (ed in genere erano quei genitori che ne avrebbero avuto più bisogno), ho quindi deciso di rendere il colloquio finale "obbligatorio" e non più facoltativo. Sta poi al singolo genitore riuscire a cogliere le difficoltà ed eventualmente a pensare ad un altro tipo di intervento per sé o per il figlio.

Nel nostro paese gli interventi si rivolgono ai genitori attraverso un percorso giuridico condotto dagli avvocati e dai consulenti di parte nei casi in cui la separazione sia particolarmente conflittuale e si arrivi ad una CTU richiesta dal Tribunale, oppure vengono previsti momenti di supporto da parte dei servizi nelle situazioni più problematiche o la mediazione familiare.

Di fatto i bambini, se vengono ascoltati, vengono ascoltati solo marginalmente, e anche se ormai ognuno di loro in classe ha numerosi compagni nella stessa situazione, di fatto, da quello che mi raccontano i bambini, non ne parlano ancora direttamente.

I Gruppi di Parola sono a mio avviso uno strumento molto ricco, che permette in poco tempo di affrontare tematiche anche difficili e impegnative, e che permette un aggancio con la famiglia che può rivelarsi bisognosa di un supporto più completo e continuativo nel tempo.

Bibliografia
  • Canziani S., "I figli dei divorzi difficili", Sellerio, Palermo, 2000
  • Cigoli V., "Psicologia della separazione e del divorzio", Il Mulino, Bologna, 1998
  • Emery R., "La verità sui figli e il divorzio", Franco Angeli, Roma, 2008
  • Marzotto C., "Appartenere alle due stirpi: I gruppi di parola per figli di coppie separate", in "Studi interdisciplinari sulla famiglia", XXII, pp 342-357, 2007
  • Parkinson L., "La mediazione familiare. Modelli e strategie operative", Erickson, Trento, 2003
  • Vegetti Finzi S., "Quando i genitori si separano", A. Mondadori, Milano, 2005
  • Winnicott D. W., "I bambini e le loro madri", Raffaello Cortina, Milano, 1987
Commenti: 13
1 Pitufina alle ore 16:17 del 07/09/2011

Ho trovato particolarmente interessante questo articolo, offre davvero molti spunti e sono dell'idea che tale strumento di sostegno debba essere usato in maniera più capillare nel nostro paese, per dare la possibilità di parlare e di condividere le emozioni a bambini che spesso, tra una lite e l'altra dei genitori, non trovano adeguato spazio per comunicare i propri vissuti

2 Claudia alle ore 16:53 del 07/09/2011

Anche io ho trovato molto interessante questo articolo, molto ben descritto il percorso, le sue difficoltà e le sue risorse. L'unico elelmento che non è chiaro è la durata in ore di ciascun incontro. Sarebbe possibile avere dall'Autrice questa informazione? Grazie. Complimenti ancora per l'esperienza e l'esposizione chiara e particolareggaita della stessa!

3 francesca emili alle ore 10:19 del 08/09/2011

ogni incontro dovrebbe durare due ore, compresa la pausa di 15 minuti circa per la merenda. di fatto in alcuni gruppi, soprattutto con i bambini più piccoli, ho fatto durare un incontro un'ora e mezza perchè i bambini non riuscivano ad essere più concentrati.

4 Claudia alle ore 18:01 del 08/09/2011

Grazie per l'informazione! A proposito della difficoltà di concentrazione dei bambini e ricollegandomi a quanto scritto nel testo, mi stavo domandando se la pausa per la merenda abbia anche il senso di far riposasre i bambini dalla fatica di affrontare certe tematiche e se questa pausa è presente anche nel modelli dai quali l'esperienza nostrana è stata tratta o se è stata un' "invenzione" dell'Autrice...

5 Pitufina alle ore 20:48 del 08/09/2011

Io invece volevo chiedere all'autrice una cosa che mi è venuta in mente ora.. Come hai pubblicizzato il tutto? Da sola tramite i volantini di cui parli o la scuola ha fatto da tramite? Credo siano ancora poche oggi le famiglie che si rendano davvero conto dell'importanza di questo genere di incontri ed è molto importante l'aspetto "pubblicitario", per dare possibilità a tutti di poter usufruire di una così valida risorsa.

6 Pamela alle ore 17:38 del 02/10/2013

Salve, è molto interessante il lavoro da svolgere con i gruppi di parola per questo vorrei sapere se vengono organizzati dei corsi di formazione.

7 francesca emili alle ore 19:45 del 03/10/2013

può fare riferimento alla prof.ssa marzotto della cattolica di milano, che ne organizza periodicamente

8 Angela alle ore 10:25 del 04/01/2014

Lo trovo molto interessante. Una pura curiosità: bisogna seguire un corso che ti qualifica oppure basta acquistare i libri  e studiare per approfondire la conduzione e le dinamiche di questo tipo di gruppo?

9 francesca emili alle ore 18:14 del 04/01/2014

è meglio seguire un corso. perchè anche se i contenuti sono facilmente assimilabili dal libro, soprattutto fare molta esperienza è importante.  ho pubblicizzato da sola gli incontri, ed è vero che le famiglie non sono ancora abbastanza preparate ad uno strumento del genere....

la merenda è prevista dal modello originario, serv sia a staccare un attimo dalle tematiche affrontate sia a permettere ai bambini di confrontarsi liberamente tra loro. infatti spsso continuano a parlare dei loro genitori.

10 samantha alle ore 10:31 del 17/01/2014

buon giorno,sono interessata all'argomento e ho trovato molto interessante l'articolo. vorrei maggiori informazioni sui possibili corsi da seguire per poter attivare questi guppi e soprattutto dove cercarli.

grazie

11 francesca emili alle ore 14:24 del 17/01/2014

i corsi di formazione si tengono a milano, con la proff. marzotto.

per attivarli, poi, basta trovare almeno 4 bambini interessati. io li ho attivati privatamente nel mio studio a mestre (venezia).

12 chiara alle ore 12:42 del 23/02/2014

Buongiorno! Volevo chiedere una informazione. Una psicologa, specializzanda in psicoterapia familiare con esperienza nell'ambito della tutela, può svolgere tali gruppi di parola? é imprescindibile ed obbligatoria la formazione al corso oppure è caldamente consigliata? Se si propongono non avendo una formazione specifica si corre il rischio di non essere deontologicamente professionali? Grazie della cortese risposta!

13 francesca emili alle ore 16:52 del 23/02/2014

il corso della cattolica dà un attestato di frequenza. non credo sia scorretto deontologicamente fare i gruppi senza la loro formazione, ma sconsiglio di fare un fruppo se non si è fatta un pò di esperienza almeno con una persona che ha seguito una formazione e già altri gruppi.

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