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Il finzionalismo adleriano - Psicologia individuale
scritto da: Nell'accezione comune il termine finzione è utilizzato come sinonimo per falsità, bugia e inganno ma l'analisi etimologica di fingere, da cui deriva finzione, propone il significato di plasmare, di rappresentare una cosa sotto una forma, mettendone in luce un altro aspetto, quello positivo, per cui la finzione si configura come una modalità di plasmare, di dare forma alla realtà, di rappresentarla. È con questa accezione che il concetto di finzione si pone come uno dei cardini del pensiero adleriano, che trae origine dalla filosofia neokantina di Hans Vaihinger (1852-1933). Ne "La Filosofia del Come Se" Vaihinger (1911) si propone di dimostrare che tutti i concetti, le categorie e i principi di cui si avvalgono il sapere comune, la scienza e la filosofia sono delle finzioni intese come idee, comprendenti elementi inconsci, che hanno la funzione di mettere l'uomo nelle condizioni di fare i conti con la realtà, da eliminare quando non servono più. Si avvicinano al concetto di ipotesi di lavoro dato che sono utili nella pratica ma la loro verità è dubbia. La forma linguistica assunta dalle finzioni si esprime nella combinazione particellare "come se", riflettendo un'appercezione comparativa, un paragone in cui si sostiene la negazione della validità obbiettiva, cioè l'affermazione dell'irrealtà o dell'impossibilità di ciò che è oggetto delle proposizione condizionale, e la conseguente affermazione della validità soggettiva, dell'ammissibilità del giudizio. Ad esempio "ogni linea curva è da considerare come se constasse di un numero infinito di linee rette infinitamente piccole" è una finzione: in primo luogo vi è l'appercezione comparativa la linea curva è appercepita dalla forma di rappresentazione dell'infinitesimale e secondariamente se vi fossero gli infinitesimali, la linea curva dovrebbe essere considerata composta da essi. Vaihinger illustra diverse tipologie di finzioni, le più significative per le teorizzazioni adleriane possono così essere sinteticamente espresse: Secondo la legge della trasposizione delle idee Vaihinger ritiene che le idee passino attraverso differenti fasi di evoluzione, in particolare quelle delle finzioni, delle ipotesi e del dogma. Nella sua opera l'Autore mostra come in passato anche Kant e Nietzsche abbiano fatto ricorso al metodo finzionale del "come se", attribuendo alle rappresentazioni soggettive un valore conoscitivo. Gli elementi che la Psicologia Individuale trae dal pensiero di Vaihinger per l'elaborazione del concetto di finzione sono principalmente il riferimento al soggettivo, alla creazione individuale e alla base inconscia. Infatti secondo Adler ogni individuo per potersi orientare nel caos della vita ha bisogno di crearsi delle finzioni, delle costruzioni soggettive e personali che esprimono l'opinione di sé e del mondo, agendo non solo a livello conscio, ma anche inconscio. L'associazione da parte di Adler della nozione di meta a quella di finzione come nel caso di meta finzionale o finzione guida apre la strada per un approccio di causalità interna soggettivistica in cui il finalismo (o teleologia finzionale) riveste un ruolo chiave nell'impalcatura teorica adleriana. In breve la meta finale finzionale, creazione dell'individuo, in larga misura inconscia, rappresenta per Adler il principio di causalità interna e soggettiva degli eventi psicologici, elemento unificante della personalità con la funzione di orientamento nel mondo. Parenti (1983), definendo la finzione come "una modalità, in vario grado non obiettiva, di valutare se stessi e il mondo, elaborata al servizio di finalità prevalenti che l'individuo persegue", propone dei criteri per poter esprimere un giudizio sul carattere delle finzioni, normali e patologiche. Quanto esposto pone le premesse per introdurre l'ambito patologico in cui la finzione rafforzata rappresenta una "deviazione per eccesso dell'abituale fenomeno del come se, che riveste un carattere patologico e aumenta, in vario grado e con diverse modalità, la distanza dell'individuo dall'ambiente" (Parenti, 1983, p.23). La Psicologia Individuale considera la finzione, strumento, costrutto irreale ma di utilità pratica, propria del pensiero normale, la finzione rafforzata tipica del nevrotico, e proprio dello psicotico è la trasformazione dogmatica della finzione, in accordo con la legge della trasposizione delle idee di Vaihinger. Nel nevrotico, data la sua maggiore necessità di punti di orientamento che diano sicurezza, Adler rintraccia uno schema di appercezione antitetico, basato sulla dicotomia alto-basso/maschile-femminile paragonabile alla "finzione astrattiva esagerata" di cui parla Vaihinger. In altre parole il nevrotico si sostiene con tale forza alle proprie finzioni per la mancanza di sicurezza in sé, da non riuscire a esaminare soluzioni alternative. La nozione di finzione dunque ha un posto di rilievo nell'assetto teorico-clinico adleriano, non solo, la sua duttilità ha permesso l'introduzione di concetti correlati quali "attribuzione di un significato soggettivo" o "costruzione di rappresentazioni personali", riscontrabile in diversi approcci psicologici posteriori come il costruttivismo. La soggettività di Adler, a mio parere vero elemento innovativo all'interno di una psicologia del profondo, vede nella finzione, intesa come interpretazione individuale del mondo e rielaborazione personale dei vissuti di inferiorità, una chiave molto moderna e attuale di lettura dell'uomo. | |||||
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